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RUSSIA, PER ASTI IL PRIMO MERCATO MONDIALE…MA CON SERIE PREOCCUPAZIONI PER LE CONTRAFFAZIONI DI UCRAINA E MOLDAVIA

L’Asti, una delle eccellenze italiane più apprezzate al mondo, è vittima delle contraffazioni in continuo aumento in Ucraina e in Moldavia, che oltre le perdite economiche danneggiano l’immagine del re delle bollicine. Ora si teme per il mercato russo, strategico e fondamentale per l’Asti docg.

Si tratta di numeri impressionanti, in Ucraina e in Moldavia vengono prodotte e vendute milioni di bottiglie di Asti falso, recando un danno immisurabile al nome della pregiata denominazione. La paura dei produttori è che le bottiglie taroccate intacchino la Russia, che a partire dalla fine del 2013 rappresenta per l’Asti il primo mercato mondiale.

Nonostante la crisi sorta in seguito alla guerra economica delle sanzioni, che hanno colpito il sistema di distribuzione russo, i consumatori russi non hanno perso interesse per l’Asti e hanno continuato a comprare il pregiato vino italiano. Quali misure verranno adottate per combattere la contraffazione in Ucraina e in Moldavia? Quale prospettiva ha l’Asti docg in Russia? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio dell’Asti.

— Direttore Bosticco, ci parli del problema della contraffazione dell’Asti Docg rilevata in Ucraina e in Moldavia.

— Sono cifre in continua crescita esponenziale. I dati certi che le posso dare sono ricavati dal rilevamento della società Nielsen. Vengono presi i codici EAN di tutti i prodotti alimentari che passano alle casse dei supermercati. La società ha un enorme banca dati che rielabora per vedere i trend di mercato a livello di categorie di prodotti o a livello di singoli brand privati.

Noi come Consorzio utilizziamo la Nielsen per avere un monitoraggio dell’andamento dei consumi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania, in Italia e nelle dodici metropoli più importanti della Russia. Utilizziamo gli studi di questa società anche per ricerche su tutti i codici EAN che hanno come descrizione nell’indicazione la parola “Asti”, “Astri” o simili. In questo modo estraiamo migliaia di codici, li riclassifichiamo e riusciamo a capire quali sono gli “Asti” originali e quelli che invece sono prodotti in Ucraina o in Moldavia.

— Quali sono i dati e le cifre a vostra disposizione sui vini contraffatti in questi due Paesi?

— In Ucraina un’azienda produce ad Odessa più etichette di Asti falso, imitando anche la grafica di Cinzano, Martini e Rossi e di Canti. Da tre anni a questa parte abbiamo individuato l’azienda e abbiamo avviato un’azione legale nei loro confronti all’autorità garante antitrust ucraina. Non abbiamo ottenuto alcun risultato.

Nel 2014 si trattava di poche centinaia di migliaia di bottiglie. Nel 2015 il dato solo del campione rilevato da Nielsen, che sarà il 60% dei supermercati, era di 1 milione di bottiglie false contro 700 mila bottiglie autentiche. Il prezzo medio di queste bottiglie era di 2 euro e 70 per quello falso e di 10 e 70 per quello vero. Nel 2016 il falso è aumentato a 2 milioni e mezzo, venduto a 2 euro e 50, quello vero è sceso a 500 mila bottiglie con un prezzo sotto i 7 euro.

Il dato Nielsen deve essere almeno raddoppiato, perché c’è tutto il mondo degli acquisti tramite grossisti, importatori che vendono al canale tradizionale come i bar e i ristoranti, questo canale vale almeno la metà di quello dei supermercati. Se 2 milioni e mezzo sono stati venduti nei supermercati, raddoppiando la cifra parliamo di almeno 5 milioni di bottiglie solo in Ucraina.

— Quali sono le perdite registrate dall’Asti per via delle contraffazioni? Esiste già una stima?

— Un dato certo è che da 700 mila bottiglie siamo scesi a 500 mila, abbiamo perso il 50%, non è tanto la perdita di volumi che ci preoccupa, ma la confusione che si crea nei confronti del consumatore fra due prodotti che si posizionano a prezzi così distanti al supermercato e tutti e due si chiamano Asti. Chi compra e beve l’Asti prodotto ad Odessa difficilmente si sposterà su un prodotto più caro per la qualità scadente e non rappresentativa della denominazione dell’Asti falso.

In Moldavia invece ci sono almeno due aziende, una si chiama Bulgari Wine, che non solo imita il nome Asti, ma copia interamente l’etichetta di Canti e riporta il marchio privato Canti. È una copia identica della bottiglia originale. Si tratta di concorrenza illegale che rovina l’immagine della nostra denominazione.

…………

— I russi adorano l’Asti. Qual è l’importanza oggi del mercato russo per la vostra produzione?

— A fine 2013 la Russia è diventata per l’Asti il primo mercato mondiale. Dalla stessa vigna noi possiamo ottenere sia l’Asti Spumante sia il Moscato d’Asti. Facciamo circa 55 milioni di bottiglie di Asti e 32 milioni di Moscato d’Asti. Eravamo a 100 milioni contro questi 87 che le ho detto, perché abbiamo subito nel 2014 un forte calo di esportazioni proprio nel mercato russo a seguito non direttamente dell’embargo, ma per la crisi finanziaria che ha toccato in seguito la Russia. Molti importatori e distributori russi sono falliti, così come molti istituti bancari.

Questa situazione non ha allontanato i consumatori dall’Asti, la caduta delle esportazioni non corrispondeva con la diminuzione dell’acquisto nei supermercati. I russi continuavano a comprare l’Asti. Nel 2013 il mercato russo era il primo mercato di volumi rappresentando 15 milioni di bottiglie, era inoltre il mercato a più alta redditività per noi, una bottiglia era venduta fra i 15 e i 20 euro. Con la situazione attuale siamo scesi a 5 milioni di bottiglie, la crisi russa ci è costata 10 milioni di bottiglie, tantissimo, ma non perché il consumatore si è rivolto ad altri prodotti, semplicemente per la difficoltà del sistema distributivo.

— Qual è l’auspicio per quanto riguarda il mercato russo in futuro?

— Il mercato russo riveste un’importanza strategica e fondamentale. Stiamo avendo i primi segnali di ripresa in questo inizio 2017. C’è una ripresa nelle esportazioni, segno che la situazione sta migliorando. Dobbiamo stare attenti che i moldavi e gli ucraini, i quali falsificano a casa loro l’Asti, non vadano ad intaccare anche il mercato russo, che per noi è sempre stato il mercato più importante sia in termini di volume sia in termini di valore.

Estratto da un articolo su Sputnik Italia.

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Moda in Russia: mercato in ripresa ma cambiato rispetto al passato e al quale le imprese italiane non riescono ancora ad adeguarsi.

Il sole 24 ore scrive del CPM Moscow che si è concluso in questi giorni, con le opinioni di alcuni espositori. E noi di Modaitaly.ru aggiungiamo che………..

Il termometro della ripresa non è solo nei numeri dell’export di moda italiana verso la Russia, o nel sentiment delle aziende tricolori che tornano a vedere a Milano e Firenze i buyer con i rubli in tasca.

È anche nella fiera più importante dell’Est Europa, Collection premiere Moscow (Cpm), frequentata perlopiù da compratori in arrivo dalla Russia e dalle ex repubbliche sovietiche, il che può voler dire fare 10- 12 ore di aereo.

È da quella fiera, che si è chiusa nei giorni scorsi all’Expocentre di Mosca e che ha ospitato le collezioni moda di 134 marchi italiani (sui 1.000 presenti da 25 Paesi), che arriva il giudizio più affidabile sulla ripresa in atto: piano piano, dicono le aziende di moda italiane, il mercato russo sta tornando alla normalità (si veda l’articolo qui sopra). L’Italia è rimasta il primo partner commerciale della Russia per abbigliamento e maglieria, ma il sacrificio in termini di vendite per le aziende è stato grosso, e si è concentrato nei segmenti donna e bambino (anche perchè l’uomo valeva poco, circa il 10% del business).

Un sacrificio che si vuol cancellare in fretta, anche grazie ai 22.600 visitatori registrati al Cpm, record assoluto nella storia della fiera. Basta pensare che due anni fa, nel febbraio 2015 punto più basso della crisi, i visitatori erano stati 16.100.

«Se il rublo resta sui livelli attuali, tra 55 e 65, possiamo sperare – afferma Marco Landi, titolare della storica azienda empolese Landi, produttore di capispalla uomo e donna, 5 milioni di fatturato 2016 per il 70% all’export e al suo quinto anno al Cpm – quando ho cominciato a venire a questa fiera il cambio era a 40, poi con la crisi ha toccato quota 100. Oggi i russi sono più attenti al prezzo, e relativamente interessati al fatto che un’azienda è sul mercato da 70 anni con un prodotto artigianale di qualità. Ma resto convinto che questo sia un mercato dalle grandi potenzialità, che ha “fame” di abbigliamento e che, proprio perché ha le dimensioni di un continente, può dare grandi risultati».

Alle potenzialità credono le quattro aziende napoletane – Laboratori Italiani (total look uomo), Giangi (camiceria), Caridei (guanti) e Rubino (capispalla in pelle) – che per la prima volta hanno partecipato al Cpm, portando a casa ordini e aspettative. «Abbiamo deciso di fare squadra con l’idea di far vedere che la qualità sartoriale napoletana non è appannaggio solo dei grandi marchi», spiega Giulio Cacciapuoti, titolare di Laboratori Italiani, dal padiglione del Cpm Italian Fashion organizzato da Ente Moda

Italia, che ha accolto gran parte delle aziende italiane, e che, ancora una volta, è stato il più visitato della fiera.  «Il cambio d’approccio, dopo la crisi, si vede nell’attenzione ai prezzi – spiega Luca Carbone, direttore commerciale della pistoiese Cinelli- Studio, specializzata in capispalla donna – e nell’assenza dei buyer ucraini.

Sui pagamenti occorre una svolta: in molti casi i compratori lasciano il deposito ma poi non saldano e non ritirano i prodotti».

Gli ordini corposi, seguiti da consegne esigue, sono la spina nel fianco anche di Ivo Basetti, titolare dell’omonima azienda aretina di pellicce donna, 2 milioni di ricavi per il 50% esteri, al Cpm da 15 anni: «Ho cambiato quattro agenti – dice – e poi ho deciso di fare da solo: negli ultimi anni le vendite si sono più che dimezzate, ora speriamo nella ripresa». ( Estratto dal Sole 24 Ore  del 3 marzo 2017 )

E noi di Modaitaly.ru aggiungiamo che è molto vero che  gli ordinativi in fiera, fatti sull’onda dell’impulso emozionale non vengono poi, perlopiù, perfezionati ma questo è un problema sempre esistito con i russi, ordini annullati, anticipi non versati e quantitativi ridotti successivamente anche in maniera sostanziale, tutto questo dovuto soprattutto alla logica del programmato  che vede passare mesi tra l’ordine la consegna, inoltre ordinativi scritti su documenti non legali per la  Russia non vincolano minimamente il compratore che, in virtù poi delle proprie disponibilità, sempre più spesso legate ai flussi di cassa, si sente in diritto di annullare o ridimensionare l’ordine iniziale.

Ma come era stato già scritto in un nostro precedente blog (www.russiaaffari.blog):   c’è anche da considerare che le collezioni programmate e quindi gli ordini programmati non hanno più la valenza di una volta, gli operatori lavorano con programmato al 50% ( forse anche meno ) mentre si avvalgono per l’altro 50% di acquisizioni a pronto –magazzino o pronto-programmato, problematica che rende il mercato leggermente più complesso da gestire per coloro che non operano nel pronto.

Inoltre è sempre necessario affidarsi a partner -showroom o distribuzioni- in grado di gestire in proprio il programmato come pronto da offrire al retail, il che richiede tempistiche di introduzione nel mercato più lunghe con risultati iniziali spesso insoddisfacenti.

Proprio per questo è impensabile che il mercato risponda immediatamente alla sollecitazione delle collezioni, specialmente per le nuove aziende che si presentano per la prima volta o per coloro che sono da poco presenti, i tempi di attesa non sono più quelli dei “ bei tempi”, il mercato è da fare con scienza e coscienza, con costanza e pazienza.

Ecco che c’è da stare attenti nel ricercare la collaborazione di un agente così come inteso in Italia, tale figura è praticamente inesistente è fuori luogo, e quand’anche vi fosse la perdita di tempo sarebbe notevole se la figura non viene supportata da  adeguati investimenti.  Per vendere in Russia serve promuovere a livello di marketing, call-center dedicati, con decine di migliaia di contatti diretti e indiretti, con showroom espositivi adeguati e non con collezioni in “valigia ad apertura programmata”.  Poi serve assistenza per trasporti e sdoganamenti la dove il cliente lo richieda e serve dedicare alla promozione delle collezioni 350 giorni all’anno costantemente e non solo per il periodo di campagna. Servono strutture adeguate, personale e risorse non improvvisati, con pluriennale esperienza sul campo. Ed è proprio questo che le aziende italiane non riescono a comprendere bene pensando che la fiera sia sufficiente a fare mercato e che la figura di un qualunque collaboratore improvvisato a basso costo o a costo zero sia la soluzione.

È quasi inevitabile che i primi approcci al mercato sia rivelino un flop e la tentazione dell’imprenditore è di “fuggire” ma ciò è dovuto alla realtà della maggior parte dei mercati e alle aspettative fuori luogo dell’ azienda italiana che dovrebbero persistere e rimanere presente sul mercato e non fuggire al primo flop, deve adeguare le proprie aspettative alla realtà di questo mercato come lo deve fare per ogni altro mercato in questa era di globalizzazione, costanza e proposta sono le caratteristiche necessarie per realizzare un nuovo mercato, oltre a duttilità e capacità di adeguamento alle variabili richieste, tenendo sempre ben presente che il “costo zero” non esiste e che se un mercato è considerato strategico qualche  impegno economico lo si deve affrontare.

Non è più il tempo del “ mordi e fuggi”, delle collaborazioni che ( furbescamente ) cambiano spesso con lo scopo di acquisire clientela da l’uno o l’altro showroom, dei budget ricercati ad ogni costo ed espressi senza storicità, di vendere direttamente bypassando il partner locale, delle vendite” in contante”, delle strane gestioni e alchimie del “nero o grigio” o altre ormai improbabili opzioni di questo mercato.

E’ il tempo di agire seriamente e senza “fronzoli” nel mercato che certamente diverrà il mercato più importante e il più vicino alla realtà italiana, nell’entità statale più vasta al mondo e con prospettive per i prossimi 30 anni e oltre per le imprese italiane, un’area che nutre grande simpatia per l’Italia e gli italiani anche se tradita dall’adesione alle sanzioni che, almeno l’Italia poteva e doveva evitare.

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La Russia sta ripristinando il ritmo della crescita economica. Lo ha dichiarato oggi il presidente russo Vladimir Putin nel corso del vertice BRICS.

( Estratto da Sputnik Italia )

“Stiamo ripristinando i tassi di crescita economica. Non sono uguali a quelli dell’India o della Cina, ma dopo la recessione registriamo la crescita economica ad oltre il 2%”, ha affermato il presidente.

“Abbiamo raggiunto un ribasso record dell’inflazione per la Russia”, ha dichiarato Putin. “Ora è del 3,5%, entro la fine dell’anno ci aspettiamo il 3,7-3,8%”, ha detto.

Allo stesso tempo, il presidente Putin ha osservato che “l’approfondimento della cooperazione economica con i paesi BRICS, la Russia lo sta attuando oggi in condizioni di superamento dei fenomeni di crisi nella nostra economia”.

Putin ha aggiunto che in Russia sono in crescita gli investimenti nei capitali, sta aumentando il fatturato soprattutto nel settore petrolifero e del gas (25% nel primo semestre), la disoccupazione è in calo (circa il 5%), la crescita della produzione industriale e agricola.

“Il nostro lavoro congiunto sull’integrazione degli sforzi delle nostre economie nel fornire non solo la crescita economica, ma anche il benessere dei nostri cittadini è un fattore importante nel nostro sviluppo comune. E questo ci deve incoraggiare a rafforzare la cooperazione”, ha sottolineato Putin.

I Brics dicono sì all’idea della Russia per fondare propria agenzia di rating

La Russia prende atto della comprensione dei rappresentanti dei Paesi Brics sulla necessità di creare un’agenzia di rating indipendente del gruppo, ha detto a RIA Novosti il presidente della Camera di Commercio della Federazione Russa Sergey Katyrin a margine del forum di business dei Brics.

“Abbiamo parlato molto seriamente dell’agenzia di rating dei Brics, un argomento rilevante per ogni Paese in generale e per la banca dei Brics, perché anche loro cercano di ottenere rating seri per lavorare”, ha dichiarato Katyrin.

Secondo Katyrin, “la necessità di fondare questa agenzia è stata messa in evidenza sin dall’inizio da noi, noi stiamo cercando di promuovere l’idea”. “C’è movimento e comprensione… Siamo andati in avanti abbastanza bene su questo tema”, ha aggiunto.

“Se nella fase iniziale, ci chiedevano perché serve, ora già capiscono che al momento attuale la politica prevale sugli indicatori oggettivi, non solo per le singole banche o società, ma anche nei rating sovrani dei Paesi”, — ha concluso il presidente della Camera di Commercio russa.

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PREOCCUPAZIONE PER IL VINO ITALIANO TAROCCATO PORTATO IN RUSSIA DA UCRAINA E MOLDAVIA, DUE ASPIRANTI ALL’EUROPA. Un danno incalcolabile per il Made in Italy.

 IN Russia il vino italiano è molto apprezzato ma c’è il rischio è che venga screditato da importazioni di vini taroccati provenienti da Ucraina e Moldavia, due aree fuori controllo lo scrive Tatiana Santi su Sputnik Italia.

 Il vino italiano, apprezzato e amato in tutto il mondo, purtroppo in alcuni Paesi viene imitato e taroccato, provocando così un danno enorme al Made in Italy. Nel mirino l’Asti Spumante e il Prosecco, è boom di vini italiani contraffatti in Ucraina e in Moldavia.   Milioni di bottiglie false prodotte e vendute in Ucraina e in Moldavia che imitano i vini italiani. Inoltre nelle bottiglie false spesso non vi è traccia di vino, ma di una miscela a base di zucchero e gas.

A infrangere le regole e a colpire il Made in Italy paradossalmente sono due Paesi, l’Ucraina e la Moldavia, che sperano di entrare nell’Unione Europea. ….. Non dimentichiamoci che questi Paesi ricevono annualmente decine e decine di milioni di euro dalla Comunità Europea per i loro interventi.

 ( GRAZIE EUROPA! AL DANNO DELLE SANZIONI ANCHE LA BEFFA. NON POSSIAMO ESPORTARE SALUMI E FORMAGGI, MENTRE IL VINO ITALIANO – RIMASTO FUORI DALLE SANZIONI PERCHE’ LA RUSSIA HA VOLUTO BENE ALL’ITALIA – SARA’ TAROCCATO. ndr)

 A lanciare l’allarme sono i consorzi di produzione, preoccupati per un mercato della contraffazione in continua crescita e l’eurodeputato Alberto Cirio, recatosi recentemente in Moldavia per affrontare il problema con le autorità locali. Quali misure verranno adottate in merito?

 Sputnik Italia ne ha parlato direttamente con Alberto Cirio, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento UE, presidente della Commissione per l’integrazione economica di Euronest (Assemblea permanente che cura i rapporti fra l’UE e l’Europa orientale).

— Onorevole Alberto Cirio, in Ucraina sono state registrare milioni di bottiglie taroccate di Asti, stesso problema anche in Moldavia. Si tratta di dati impressionanti oltre che di un danno al Made in Italy. Ce ne può parlare?

— Si tratta di un problema molto serio che non va sottovalutato perché in Moldavia e in Ucraina delle fantomatiche società commercializzano vini con nome italiano, usando nomi che richiamo località italiane. Ad esempio producono e vendono un prodotto con il nome “Astin” invece di Asti, oppure un vino venduto in Moldavia si chiama “Alb” senza la —a- finale. Vengono quindi utilizzati nomi evocativi dell’Asti o del Prosecco, ovvero sia i principali brand italiani.

 Tutti i mercati ovviamente sono importanti, il nostro timore però è che queste aziende portino il vino italiano falso in Russia, un mercato che per noi è estremamente importante e significativo. Il mercato che il vino, in particolare l’Asti, ha in Russia può decidere le sorti dell’Asti.

 — Nelle bottiglie contraffatte in Ucraina e in Moldavia fra l’altro spesso non c’è nemmeno vino, ma una miscela che non c’entra niente con il frutto dell’uva. I consumatori associano un prodotto scadente all’Italia. Il danno all’immagine del Made in Italy non è quantificabile alla fine?

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SANZIONI E PRESSIONI ECONOMICHE NON SERVONO. IL BUSINESS INNANZITUTTO

LE SANZIONI NON SERVONO

“Nonostante le pressioni e le sanzioni esterne, stretti vincoli sul capitale e sulla componente tecnologica, la nostra economia si è generalmente adattata alle nuove realtà e ha cominciato a crescere. Le tendenze positive nell’economia dovrebbero essere sostenute e rafforzate”, ha detto Medvedev durante una riunione sulle previsioni macroeconomiche. Secondo ciò che ha dichiarato il primo ministro russo Dmitry Medvedev

E questo noi e altri operatori stranieri presenti nel mercato russo lo abbiamo già rilevato, un dato confermato anche dall’ICE che mette in evidenza che le importazioni italiane verso la Russia sono aumentate e stanno aumentando sensibilmente, e questo nonostante le sanzioni che penalizzano notevolmente il settore agroalimentare italiano ( bontà dell’imbecillità dei “politicanti” italiani) Infatti le sanzioni imposte alla Russia sono state una vera opportunità per attivare produzioni interne o vitalizzare rapporti con altre aree produttive al di fuori delle nazioni sanzionatorie.

Che le sanzioni non siano mai servite e non servano è un dato di fatto ormai appurato e la Corea del Nord ne è la prova più immediata e attuale.

La Russia non ha mai chiesto la cancellazione delle sanzioni che gli sono state imposte e non ha intenzione di richiederla, come afferma Anatoly Antonov, il nuovo ambasciatore russo negli Stati Uniti: “La Russia non ha mai chiesto di cancellare le sanzioni e non lo farà. Ma è evidente che si tratta dell’ostilità verso il nostro paese”. Di fatto dalla fine del 2016, dopo sette trimestri negativi il PIL russo ha cominciato a crescere di nuovo, scrive Capiatl Economics, in base ai dati del servizio federale di statistica russo, nel secondo trimestre di quest’anno gli indicatori economici sono aumentati del 2,5% rispetto al passato. È il più grande salto dal terzo trimestre del 2012, evidenzia la testata.

Secondo gli analisti, questi dati suggeriscono che la situazione economica è stata riportata alla normalità. “La crescita è fortemente aumentata nell’edilizia e nell’industria”, affermano gli esperti di Capital Economics. Anche nel commercio sono state osservate tendenze positive. La diminuzione della produttività economica si osserva solo nel settore agricolo.

Ma gli USA continuano a violare il diritto internazionale e insistono con sanzioni assurde a destra e a manca come se il “mondo” fosse una loro esclusiva area d’interesse economico calpestando il diritto di ogni altra nazione imponendo le loro volontà ad ogni costo, pena la ritorsione contro chi “non ci sta”.

Questa volta però anno scatenato le proteste di Berlino e Vienna che hanno criticato le nuove sanzioni americane alla Russia. Insieme, i due ministri degli esteri, stentoreamente, ufficialmente, hanno minacciato addirittura contro-sanzioni a danno degli Stati Uniti, scrive Maurizio Blondet e il motivo di tutto questo è che le nuove sanzioni colpiscono direttamente gli interessi germanici e precisamente, impongono multe, ammende e sanzioni alle aziende che partecipano alla costruzione, o al finanziamento, del Nord Stream 2, il gasdotto che porta il gas russo alla Germania e passa in fondo al Baltico, lasciando fuori Polonia e Ucraina, i nuovi alleati dell’America.

Invece l’Italia deve continuare ad obbedire alle sanzioni contro la Russia decretate da Berlino (scusate, dalla UE continua M. Blondet) per favorire i golpisti di Kiev. Infatti, nello steso comunicato in cui si oppongono fieramente alle sanzioni americane a Mosca, i due ministri Sigmar Gabriel e Christian Kern ribadiscono che “è importante per l’Europa e gli Stati Uniti formare un fronte unito sulla questione dell’Ucraina”, dove secondo la Ue sono i russi ad armare i separatisti del Donbass, e Putin va punito perché s’è ripreso la Crimea. Quindi noi italiani non possiamo più vendere il gorgonzola ( tutti i prodotti agroalimentari e latticini n.d.r.) ai moscoviti, ma i tedeschi possono costruire coi russi un gasdotto da miliardi di dollari, che farà della Germania un hub delle forniture in tutta Europa, scrive Blondet.

Ma, comunque sia e nonostante tutto l’economia russa cresce, la Russia si è adattata alle sanzioni degli Stati Uniti e il sistema finanziario russo non ne subisce l’impatto, lo dice l’analista capo della società di rating russa ACRA Natalia Porokhova.   “Le sanzioni contro l’economia russa sono in vigore da ormai 3 anni e ogni nuova espansione di queste misure impatta sempre di meno la stabilità finanziaria dell’economia russa, in quanto c’è stato un adattamento sostanziale alle sanzioni”, — ha dichiarato la Porokhova a RIA Novosti.

Contro le sanzioni alla Russia hanno protestato le regioni del nord Italia, ( e anche la tedesca Sassonia) vari politici, imprenditori e anche banche come il presidente di banca intesa che ha detto: stop alle sanzioni alla Russia, perché “non servono a niente”, se non a regalare importanti quote di mercato e lauti guadagni a Cina, Sud Africa e Corea del Sud.

Nonostante tutti dicano che le sanzioni non servono si continua ad aderire ma sotto sotto poi gli affari, quelli importanti, importanti soprattutto per Germania e Francia, si continuano a fare visto che: entro l’anno BP British Petroleum e Rosneft chiuderanno l’accordo per fornitura di gas russo, MERCEDES BENZ APRE UNA NUOVA FABBRICA IN RUSSIA nel parco industriale “Esilovo”.

Che le sanzioni non hanno provocato degli effetti negativi sui contratti di Rosoboronexport: I contratti dell’agenzia statale Rosoboronexport non hanno avuto effetti negativi a causa delle sanzioni occidentali. Lo ha detto ai giornalisti il direttore generale, Alexander Mikheev, durante il salone internazionale dell’aviazione e dello spazio MAKS.

E al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF-2017): In 3 giorni sono stati concordati e firmati 386 memorandum, accordi e contratti relativi alla collaborazione in diversi settori economici, per un totale di 2.000 mld di rubli, ovvero oltre 31 miliardi di euro.

Ma anche: La russa Rosneft e l’italiana Eni inizieranno le trivellazioni congiunte nel mar Nero. Lo ha riferito il capo di Rosneft, Igor Sechin. e alla passata conferenza stampa di Paolo Gentiloni e Vladimir Putin a Sochi, Gentiloni ha definito “proficue” e “ottime” le relazioni che intercorrono tra Roma e Mosca, notando negli ultimi mesi una significativa crescita nelle relazioni economico-commerciali tra i due paesi.

E poi: I Russi ritornano a fare i turisti in Europa, grazie al rafforzamento del rublo e al mercato interno più stabile.Grazie al rublo diventato più forte e stabile che in passato i turisti russi hanno ripreso a viaggiare verso i Paesi europei, scrive Die Welt.

E Il Parlamento tedesco aveva già sostenuto che il progetto infrastrutturale “Nord Stream-2”, la costruzione della parte sottomarina del gasdotto, non debba essere soggetta alle normative dell’Unione Europea, ha riferito il presidente della commissione su Economia e Energia Peter Ramsauer (Csu).

E comunque: Circa 500 aziende italiane che lavorano in Russia hanno mantenuto una presenza nel paese nonostante le sanzioni Ue contro la Russia. È quanto si legge in una nota presidenziale dopo la visita del presidente Sergio Mattarella nella quale si aggiunge che la cooperazione continua sia nell’industria sia nel settore della ricerca e sviluppo.

Certo è che la Russia è la Nazione meno indebitata al mondo ( meno del 20% sul PIL in diminuzione – gli Stati Uniti detengono il più alto livello di debito mentre l’Italia è sesta più indebitata)

E poi sembra che la Russia sia diventata una calamita per gli investimenti. Le statistiche dimostrano una significativa crescita dell’interesse degli investitori stranieri verso la Russia. Lo riporta Forbes in un articolo di Kenneth Rapoza. Secondo una ricerca dell’istituto americano Emerging Portfolio Fund Research Global sulla situazione annuale del capitale, a gennaio 2017 la Russia ha sorpassato gli altri mercati emergenti per volume di investimenti, piazzandosi davanti a Cina, India, Brasile e Messico.

E allora di cosa stiamo parlando? Tutta questa storia per mettere uno o due navi da guerra USA nel mar nero o arricchire la solita lobby delle armi e ottenere influenze territoriali sobillando “golpisti” e facinorosi?     Ma di cosa stiamo parlando? Il business è business e della Russia nessuno può farne a meno, questa è l’unica realtà, tutto il resto è solo ipocrisia.

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A fine mese la Fiera della moda a Mosca CPM Moscow – Com’è cambiato il mercato della moda in Russia – Ci aspettiamo il “no alle sanzioni contro la Russia” dai partecipanti e dagli organizzatori.

A fine mese la Fiera della moda a Mosca CPM Moscow – Com’è cambiato il mercato della moda in Russia – Ci aspettiamo il “no alle sanzioni contro la Russia” dai partecipanti e dagli organizzatori.

 La moda Italiana sarà protagonista della prossima edizione del CPM Moscow che si aprirà a fine agosto, il padiglione italiano curato con successo da EMI ( Ente Moda Italia ) sarà molto più nutrito che nelle precedenti edizioni e vedrà esposte 124 aziende italiane contro le 94 dello scorso settembre.

Il padiglione italiano sarà quindi molto più nutrito e tra le collezioni esposte si vedranno le nuove proposte che si affacciano per la prima volta sul mercato russo e saranno queste ( lo speriamo perché è necessario vedere qualcosa di nuovo e adatto all’attuale mercato) le vere protagoniste della 29esima edizione di CPM Collection Première Moscow, il principale salone moda della Russia e dell’Europa dell’Est, in programma dal 30 agosto al 2 settembre 2017 Expocentr di Mosca, con grande merito della stessa EMI che è da sempre impegnata nella selezione e valorizzazione delle aziende italiane del settore.

 Che il made in Italy sia molto apprezzato in Russia è un dato di fatto, in particolare nella moda l’Italia è sempre stata uno dei primi fornitori della Russia, anche se con alti e bassi dovuti alle vicende politiche che tutti conosciamo atte a screditare e limitare la Russia nello scenario internazionale, cosa alla quale i russi ormai hanno fatto l’abitudine e superato “riadattando” la propria economia e approfittando delle limitazioni imposte per creare vere e proprie opportunità di sviluppo interno.  

 L’economia Russa oggi è in ripresa e non dimentichiamo che il debito della Russia è uno dei più bassi al mondo, quindi le prospettive sono buone e illimitate nel tempo.

Anche i dati di Sistema Moda Italia sull’export italiano verso la Russia da gennaio ad aprile 2017 hanno fatto registrare risultati in crescita a doppia cifra (+17,5% in quantità di prodotto moda esportato, +13% in termini di valore economico, ha detto Claudio Marenzi, presidente di Ente Moda Italia. “Le nostre aziende sono fiduciose e stanno tornando a investire con forza sul mercato russo, sempre più convinte di quanto questo sia importante per le loro vendite e per il prodotto Made in Italy nel suo complesso”.

 “C’è una realistica presa d’atto che la situazione russa sia in ripresa”, ha detto anche Alberto Scaccioni, amministratore delegato di Ente Moda Italia. “Arrivano dati e segnali evidenti sia dai risultati dell’export del tessile-abbigliamento italiano sul mercato russo – la Russia, che era calata del -30% nel 2015, ha assistito nel corso del 2016 a un progressivo recupero fino a tornare in aumento del +7,3%, per un totale di quasi 950 milioni di euro di vendite………….

 Ciò non significa che le difficoltà siano tutte scomparse, il mercato è cambiato e si è adeguato alle nuove esigenze di un pubblico più accorto e consapevole, ci si è dovuti adeguare anche alle richieste di produzioni di fascia media contro una strana logica di mercato che identificava la Russia come un mercato elitario, luxury, di fascia sempre molto alta, griffato o di alta artigianalità.

Non è più così se mai lo è stata almeno con tale enfasi, frutto più di una falsata immagine, diffusa in particolare nelle imprese italiane del settore, che vedevano nella Russia una facile opportunità di altrettanto facili super-profitti.

Griffe e marchi conosciuti l’hanno fatta da padroni nei tempi d’oro dell’”apertura al mondo” di questo enorme mercato, dove le proposte top italiane erano viste come status symbol dagli stessi operatori e dove i compratori con possibilità economiche adeguate erano una nicchia, per contro anche molti consumatori senza tali possibilità economiche trovavano le risorse in una economia sommersa spinti proprio dalla necessità di ottenere uno status sociale offerto dal marchio e dal made in Italy, cosi come nelle automobili si prediligevano Mercedes e BMW, nella moda la ricerca era nel made in Italy e nella griffe/marchio.

 Un exploit economico che si è manifestato dal 2000 al 2007 grazie a finanziamenti e prestiti che le banche erogavano con molta facilità ai consumatori, potenzialmente garantiti dai loro siti abitativi che in ampia misura la popolazione deteneva in proprietà o comproprietà.

In questo periodo si è visto un enorme proliferarsi di centri commerciali, aperture di miriadi di negozi proprio nel settore moda che nonostante gli onerosi impegni economici, per gli altissimi affitti e i costi gestionali, riuscivano ad alimentare un mercato che essenzialmente si basava non sulle reali possibilità del consumatore bensì sulle sue capacità d’indebitarsi.

Poi è arrivata la crisi generalizzata partita ( come sempre ) dagli Stati Uniti che ha contratto i flussi finanziari e i debiti dovevano essere coperti o ripianati. Il potere d’acquisto non era più lo stesso e le proposte italiane di livello medio-fine e fine perdevano presa nel mercato, spiazzando i produttori italiani in ogni segmento del mercato i quali, non essendo preparati e per nulla previdenti, si sono ritrovati in serie problematiche.

 Il settore dell’abbigliamento ha visto chiudere la maggior parte degli showroom e delle distribuzioni in Russia, il numero dei visitatori fieristici si contraeva sempre di più e la ricerca degli operatori commerciali si orientava verso produzioni più economiche ancorché se ne prediligesse il made in Italy.

Le aziende italiane poco propense ad abbassare non tanto la qualità ma il livello di profitto sul quale avevano fatto affidamento fino ad allora nel mercato russo, non si sono adeguate, e molti hanno abbandonato, altri si riproponevano con produzioni meno ridondanti ma non adeguavano sufficientemente il prezzo alla proposta: si riscontravano anomalie quali i listini italiani più bassi del 30% e oltre rispetto a quelli proposti in Russia, cosi come si rilevavano doppie sigle di prezzo anche per quei compratori russi che arrivavano in Italia per acquisire direttamente i prodotti ma ( poveri loro! ) a prezzi molto superiori a quelli proposti nel mercato interno dagli stessi produttori. Insomma si continuava a ritenere che i russi potessero spendere molto di più degli italiani e “furbescamente” i prezzi per i russi venivano aumentati notevolmente rispetto a quelli proposti agli operatori nazionali.

 Successivamente si è aggiunta la crisi del Rublo, dovuta alle “manovre” USA per accaparrarsi il controllo del mercato mondiale energetico (gli USA sono i più indebitati al mondo e con una economia costantemente falsata) che con le sanzioni hanno determinato una ulteriore contrazione del mercato russo e un conseguente ridimensionamento dei consumi interni: un’altra delusione per le aziende italiane che hanno preferito “scappare” dal mercato russo anziché e ancora adeguarsi con produzioni alla portata.

Molte aziende italiane che si erano affidate al mercato russo, contando esclusivamente sugli alti profitti ( il giochino era finito ), si sono trovate in condizioni critiche e molte altre hanno chiuso, così come hanno chiuso molti operatori del mercato in Russia: negozianti, la stragrande maggioranza degli showroom, le distribuzioni e gli stocchisti.

 Pochissimi gli operatori seri rimasti, solo quelli molto seri, storici e strutturati hanno continuato ad operare anche se in perdita, confidando nella capacità della Russia di far ripartire la propria economia: e così è stato. Oggi i segnali sono molto positivi e i fattori inizialmente negativi si sono rivelati vere e proprie opportunità per l’economia interna russa che è riuscita a ricreare ricchezza producendo ciò che prima acquisivano dall’esterno.

 Il settore della moda in Russia è cambiato sensibilmente, perlomeno il più vasto mercato, richiede produzioni di media qualità ad un costo adeguato, senza differenze fra listini casalinghi e quelli proposti in Russia, i russi viaggiano molto specialmente in Italia e guardando le vetrine desumono i prezzi all’origine con un semplice calcolo. Gli operatori russi del settore moda sono molto più qualificati e accorti di un tempo, conoscono le materie prime e il rapporto prezzo qualità, oltreché il valore effettivo e attualizzato di un made in Italy non sempre realmente tale o comunque come un tempo.

Il mercato richiede che le aziende italiane propongano il prodotto italiano, quello per gli italiani e non un prodotto per i russi, un pret-à- porter quotidiano, total look nei quali scegliere abbinamenti già coordinati, tessuti naturali e una qualità media e anche medio-bassa, visto la capacità di acquisto generalizzata in queste aree, però proposte con tutta la creatività e il gusto dello stilismo italiano. Fascia di mercato che l’imprenditoria italiana dovrebbe fare di tutto per accaparrarsi, dato che la fascia bassa non ci compete e che ormai è appannaggio della Cina.

 C’è anche da considerare che le collezioni programmate e quindi gli ordini programmati non hanno più la valenza di una volta, gli operatori lavorano con programmato al 50% mentre si avvalgono per l’altro 50% di acquisizioni a pronto –magazzino o pronto-programmato, problematica che rende il mercato leggermente più complesso da gestire per coloro che non operano nel pronto.

Inoltre è sempre necessario affidarsi a partner -showroom o distribuzioni- in grado di gestire in proprio il programmato come pronto da offrire al retail, il che richiede tempistiche di introduzione nel mercato più lunghe con risultati iniziali spesso insoddisfacenti.

Proprio per questo è impensabile che il mercato risponda immediatamente alla sollecitazione delle collezioni, specialmente per le nuove aziende che si presentano per la prima volta o per coloro che sono da poco presenti, i tempi di attesa non sono più quelli dei “ bei tempi”, il mercato è da fare con scienza e coscienza, con costanza e pazienza.

 Ecco che c’è da stare attenti nel ricercare la collaborazione di un agente così come inteso in Italia, tale figura è praticamente inesistente è fuori luogo, e quand’anche vi fosse la perdita di tempo sarebbe notevole. Per vendere in Russia serve promuovere a livello di marketing, call-center dedicati, con decine di migliaia di contatti diretti e indiretti, con showroom espositivi adeguati e non con collezioni in “valigia ad apertura programmata”.

Serve assistenza per trasporti e sdoganamenti la dove il cliente lo richieda e serve dedicare alla promozione delle collezioni 350 giorni all’anno costantemente e non solo per il periodo di campagna. Servono strutture adeguate, personale e risorse non improvvisati, con pluriennale esperienza sul campo.

 

Quindi l’azienda italiana deve rimanere presente sul mercato e non fuggire al primo flop, deve adeguare le proprie aspettative alla realtà di questo mercato come lo deve fare per ogni altro mercato in questa era di globalizzazione, costanza e proposta sono le caratteristiche necessarie per realizzare un nuovo mercato, oltre a duttilità e capacità di adeguamento alle variabili richieste, tenendo sempre ben presente che il “costo zero” non esiste e che se un mercato è considerato strategico qualche piccolo impegno economico lo si deve affrontare.

Non è più il tempo del “ mordi e fuggi”, delle collaborazioni che cambiano spesso con lo scopo di acquisire clientela da l’uno o l’altro showroom, dei budget ricercati ed espressi senza storicità, di vendere direttamente bypassando il partner locale, delle vendite” in contante”, delle strane gestioni e alchimie del “nero o grigio” o altre ormai improbabili opzioni di questo mercato.

 E’ il tempo di agire seriamente e senza “fronzoli” nel mercato che certamente diverrà il mercato più importante e il più vicino alla realtà italiana, nell’entità statale più vasta al mondo e con prospettive per i prossimi 30 anni e oltre per le imprese italiane, un’area che nutre grande simpatia per l’Italia e gli italiani anche se tradita dall’adesione alle sanzioni che, almeno l’Italia poteva e doveva evitare.

 Ci aspetteremmo che i partecipanti italiani del CPM, la stessa EMI, manifesti pubblicamente il “NO ALLE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA” con un cartello esposto in ogni stand per richiamare l’attenzione dei politici italiani e per solidarietà verso la Russia su provvedimenti ingiusti che la volontà popolare italiana non vuole ma ai quali l’Italia si è adeguata supinamente.

 Buon lavoro a tutte le imprese italiane presenti al CPM.

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Gas USA in Europa a prezzi esagerati rispetto a quello russo……..

Qual’è l’imbecillità che spinge ad acquistare il gas americano ad un prezzo molto più alto di quello della Russia? Gli USA cercano di minare in qualche modo l’economia Russa grazie alla russofobia scatenata ad hoc ma non ci riescono….possiamo ben capire quali siano gli interessi americani per la supremazia energetica, e anche nello scatenare conflitti in ogni dove sia per il controllo delle fonti energetiche, per l’influenza politica e per la vendita delle armi. Non capiamo però perché nazioni europee abbiano interesse ad acquisire il gas a costi molto alti….passi l’Ucraina che, dato il conflitto con la Russia, si possa rifornire diversamente ” tanto paga l’Europa” ( e Trump ha annunciato l’invio di nuove armi al governo fascista ucraino) ma che la Polonia prenda il gas dagli USA è sintomo d’imbecillità cronica…..ma che paghi in qualche modo l’Europa anche in questo caso?

Tatiana Santi ( da Sputnik Italia)

i Stati Uniti si affacciano al mercato energetico del Vecchio Continente per esportare gas liquefatto, cercando così di scalzare la Russia che, da primo fornitore assoluto, assicura ben il 35% del fabbisogno europeo. Guerra del gas, ma in Europa la Russia batte gli USA.

Tirano venti da guerra fredda fra Washington e Mosca, che si scontrano in tema energetico sul campo di battaglia europeo. Dall’anno scorso gli Stati Uniti hanno dato il via all’export di gas liquefatto e adesso mirano alle forniture verso il Vecchio Continente. A giugno è arrivata in Polonia la prima nave che trasportava gas americano.

Stando ai numeri però il gas russo è estremamente più conveniente, visti gli elevati costi del trasporto e della rigassificazione del gas liquefatto d’oltreoceano. L’establishment americano inoltre intende mettere in discussione il primato russo nelle forniture di gas attraverso le sanzioni che colpiscono il progetto Nord Stream 2, danneggiando così anche gli interessi europei.In prospettiva futura quale sarà l’importanza del gas russo per l’Europa? Qual è il peso geopolitico dell’energia? Sputnik Italia ne ha parlato con Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società indipendente di ricerca sull’energia e l’ambiente.

— Davide Tabarelli, l’ostilità Russia-Stati Uniti si gioca anche sul gas e il terreno di scontro è l’Europa?

— Il campo politico più importante di sempre nello scontro fra Stati Uniti e Russia non è certo l’Alaska, dove si è negoziato e sono stati trovati degli accordi in passato, ma l’Europa. L’Europa è il campo dove ci sono i maggiori interessi, la ricchezza, la cultura, la storia ma si tratta anche di energia. La principale fonte di entrata di denaro, di valuta pregiata della Russia è il gas esportato verso l’Europa. La Russia è un Paese europeo, nonostante si estenda verso l’Asia, di fatto è in Europa che l’economia russa ruota.

— Le sanzioni americane contro la Russia minano i rapporti fra Mosca e l’Europa, è finito nel mirino il progetto del Nord Stream 2. Le sanzioni americane penalizzano anche le aziende europee. A pagare quindi è anche l’Italia?

— Certo, l’Italia esporta molti manufatti di metalmeccanica, beni della sfera alimentare e del lusso verso la Russia. Le società italiane, l’Eni, la Saipem, la Bonatti ed altre sono coinvolte nei grandi progetti come il Nord Stream. Ricordiamoci che c’è anche il South Stream e il Turkish Stream, si tratta di una sconfitta dell’Italia sotto il profilo strategico ed energetico di cui si parla poco. Anni fa si parlava del South Stream come di una soluzione per bypassare l’Ucraina, ma anche per rafforzare i legami con la Russia, oggi è un progetto abbandonato. È un peccato innanzitutto per le imprese, ma anche per la sicurezza del sistema Italia e quello europeo.Il Nord Stream è un progetto già realizzato per 50 miliardi di metri cubi, il raddoppio del gasdotto lo ritengo utile, però è sempre lanciato a nord. Sarebbe stato molto più positivo se si fosse realizzato anche il South Stream, che doveva passare attraverso il Mar Nero e arrivare sulle coste europee. Il progetto non è stato realizzato per varie ragioni ed è un peccato. Quando ci sono dei peggioramenti nella politica e nelle relazioni internazionali è sempre un problema di mancati investimenti e di importanti danni economici.

— Gli Stati Uniti vogliono isolare la Russia dall’Europa fornendo il proprio gas liquefatto, ma tuttora la maggior parte del gas che viene importato in Europa è comunque russo, no?

— Noi consumiamo circa 450 miliardi di metri cubi, il 25% del gas viene dalla Russia, quasi la metà delle nostre importazioni, questo accade da venti anni. La sicurezza delle forniture è stata garantita nonostante esista una guerra in Ucraina. Nonostante le sanzioni e queste difficoltà la Russia è il principale fornitore per una ragione molto semplice: la Russia è Europa, per vicinanza fisica è ovvio che sia il principale fornitore. Fra


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Il Papa si “affida” alla preghiera del Presidente Putin.

Il 20 agosto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, si recherà a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin e il capo della Chiesa ortodossa russa il patriarca Kirill.

Questa è la fase successiva di un rapporto che ha avuto inizio nel 2013, quando Papa Francesco scrisse una lettera aperta a Putin contro l’intervento militare degli Stati Uniti in Siria. Nella lettera “il Papa ha chiesto Putin di pregare per lui, e, a quanto pare, questa frase ha toccato Putin”, ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. “Questa è un’organizzazione umanitaria che a volte serve come un ramo non ufficiale della diplomazia vaticana”, spiega l’autore. “La richiesta — inusuale per una lettera diplomatica — è il riconoscimento dell’identità cristiana che Putin coltiva assiduamente”, nota Barigazzi. Nel novembre dello stesso anno e nel giugno del 2015 Putin ha incontrato Papa Francesco presso il Vaticano. “Per Putin i visibili rapporti con il Vaticano sono la possibilità di attirare l’attenzione sui tentativi della Russia di dipingersi come un baluardo dei valori morali e tradizionali, in contrasto con l’Europa sempre più secolarizzata”, continua l’articolo. Questo è inoltre un modo per dimostrare che il Cremlino non è in isolamento e porta avanti i suoi rapporti con l’Italia. “Alcuni osservatori ipotizzano che la visita di Parolin, potrebbe spianare la strada per la prima visita in assoluto di un papa cattolico a Mosca, ma la maggior parte degli analisti ritengono che questo è improbabile a causa della resistenza agli ortodossi”, scrive l’autore. Tuttavia, la visita del Papa sarebbe in armonia con il suo desiderio di “unire i cristiani”, dice l’esperto Jacopo Scaramuzzo dal sito Vatican Insider. “I cristiani del Medio Oriente in generale approvano che la Russia sostenga il presidente siriano Assad. Si prevede che questo argomento occupi un posto importante nel programma dell’incontro fra Parolin e Putin”, scrive il giornale. I cristiani del Medio Oriente sono vicini alla Chiesa ortodossa russa, dice l’editorialista del quotidiano Il Foglio Matteo Matzuzzi.

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Cresce l'economia in Russsia

Economia russa in crescita, nonostante le sanzioni. (Frankfurter Allgemeine Zeitung)

 Le sanzioni e i bassi prezzi del petrolio non influiscono sulla crescita dell’economia russa, nota il Frankfurter Allgemeine Zeitung. Nel secondo trimestre di quest’anno gli indicatori economici sono aumentati del 2,5% rispetto ai dati dell’anno precedente.

 Dalla fine del 2016, dopo sette trimestri negativi il PIL russo ha cominciato a crescere di nuovo, scrive il giornale.

In base ai dati del servizio federale di statistica russo, nel secondo trimestre di quest’anno gli indicatori economici sono aumentati del 2,5% rispetto al passato. È il più grande salto dal terzo trimestre del 2012, evidenzia la testata.

Secondo gli analisti, questi dati suggeriscono che la situazione economica è stata riportata alla normalità.

 “La crescita è fortemente aumentata nell’edilizia e nell’industria”, affermano gli esperti di Capital Economics. Anche nel commercio sono state osservate tendenze positive. La diminuzione della produttività economica si osserva solo nel settore agricolo.

 

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L’economia russa si è adattata alle sanzioni degli Stati Uniti e il sistema finanziario russo non ne subisce l’impatto

L’economia russa si è adattata alle sanzioni degli Stati Uniti e il sistema finanziario russo non ne subisce l’impatto, lo dice l’analista capo della società di rating russa ACRA Natalia Porokhova.

 “Le sanzioni contro l’economia russa sono in vigore da ormai 3 anni e ogni nuova espansione di queste misure impatta sempre di meno la stabilità finanziaria dell’economia russa, in quanto c’è stato un adattamento sostanziale alle sanzioni”, — ha dichiarato la Porokhova a RIA Novosti.

Inoltre l’analista ha osservato che “le nuove misure e sanzioni possono seriamente complicare la realizzazione di progetti in Europa, per questo motivo l’Unione Europea si è opposta all’appesantimento delle sanzioni contro il settore energetico russo e proprio oggi si svolgerà una riunione ad hoc su questo tema a Bruxelles.”

 Ma il presidente della Commissione europea annuncia che l’Unione europea è pronta a “agire in modo appropriato” se i suoi interessi non verranno sufficientemente presi in considerazione nella nuova legge statunitense sulle sanzioni anti-Russia. I

l presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker: Il disegno di legge americano — ha sottolineato Juncker — potrebbe avere effetti collaterali unilaterali imprevisti, che influenzano gli interessi della sicurezza energetica UE e per questo motivo la Commissione ha concluso che se le nostre preoccupazioni non verranno prese sufficientemente in considerazione, siamo pronti ad agire in modo appropriato entro pochi giorni. America first — ha concluso — non vuol dire che gli interessi dell’Europa arrivino per ultimi. La Commissione continuerà a seguire da vicino il processo legislativo in corso negli Stati Uniti e la successiva attuazione del disegno di legge e agirà rapidamente se e quando necessario”…

 Anche la Germania in disaccordo: l’obiettivo delle misure punitive contro Mosca non dovrebbe essere l’industria europea, ha dichiarato in una conferenza stampa la vice portavoce del governo tedesco Ulrike Demmer. “Crediamo che lo scopo delle sanzioni degli Stati Uniti non debba essere l’industria europea…. — ha detto la Demmer.

 E i nemici del progetto “Nord Stream-2” ritengono che le nuove sanzioni di Washington contro Mosca siano controproducenti, scrive il Washington Post: “Con la politica contro “Nord Stream-2″ stanno facendo più nemici di quanti ne hanno bisogno, — ha dichiarato al Washington Post George Zachmann, esperto di energia del centro belga Bruegel. — Infatti se non uccideranno il progetto lo rafforzeranno solo.”

 Mentre i “ politicanti italiani “ ( compreso le associazioni che dovrebbero rappresentare le imprese ) non si esprimono, nonostante sia ormai accertato che gli stessi italiani ( popolo ) non siano d’accordo sulle sanzioni alla Russia e molti rappresentati di vari consigli regionali si siano espressi pubblicamente in tal senso………certamente il business dell’immigrazione è più importante degli interessi delle PMI italiane visto che anche le “sciagure” contribuiscono a “manipolare” il PIL e a foraggiare tutte le “bande di Arruffoni” inetti e insaziabili, dediti ad imbrogliarsi a vicenda, corrotti e corruttori al tempo stesso che spadroneggiano nel panorama italiano.

 Fortunatamente vi sono ancora moltissimi imprenditori seri che ritengono la Russia un partner strategico e una grande opportunità per i loro affari e si muovono verso questo enorme mercato per allacciare rapporti e intraprendono azioni manifestatamente contrarie alle politiche scellerate del governo italiano: e questo dovrebbe essere direttamente proporzionale alla rielezione di quei politici e partiti che hanno aderito e aderiscono supinamente a scelte imposte dagli interessi di economie lobbistiche d’oltreoceano, ed evidentemente anche interessi personali.

 Ma nonostante tutto l’economia della Federazione Russa, secondo le previsioni, si sta ben assestando — afferma nel documento, il cui testo è stato pubblicato sul sito del FMI: le previsioni per la crescita del PIL in Russia sono ancora in crescita: +1,4% nel 2017 e nel 2018. Inoltre in Russia e in alcuni Paesi emergenti l’inflazione è prevista in calo.

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Crimea alla madreoatria Russa

Dal 2014 la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare ( 97,32% a favore) alla madrepatria Russa. Tanto per ricordare come sono andate le cose.

Si e il tutto dopo: il colpo di Stato organizzato dalla CIA a Kiev che ha portato al potere un governo che rappresenta oligarchi ed estremisti. Tra i suoi membri vi sono diversi capi nazisti che il governo legittimo ucraino venne rovesciato…..
www.voltairenet.org/article182477.html

La Crimea il 19 febbraio 1954 venne donata dal leader sovietico Nikita Chruščёv, di origine etnica ucraina, alla RSS Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia.

La decisione del leader sovietico Nikita Chruščёv del 1954 è stata permanentemente osteggiata da gran parte della popolazione di origine russa ed è stata in passato causa di tensioni tra Russia e Ucraina. 

Con la sconfitta elettorale delle forze politiche nazionaliste più radicali in Ucraina, la tensione si è poi lentamente allentata.

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica del dicembre 1991, la Crimea proclamò l’autogoverno il 5 maggio 1992, ma in seguito accettò di rimanere all’interno dell’Ucraina come repubblica autonoma.

 L’importante città di Sebastopoli, base navale storica della flotta del Mar Nero, si trova all’interno della repubblica, ma ha goduto di uno statuto di municipalità speciale in Ucraina.

Dal 2014  la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare alla madrepatria Russa.

 Lombardia, Veneto e Liguria le prime regioni italiane che hanno riconoscono  ufficialmente la Crimea.

Referendum sull’autodeterminazione della Crimea del 2014

Il referendum sull’autodeterminazione della Crimea del 2014 è stato un referendum sull’autodeterminazione della penisola che comprende la Repubblica autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli,  che si tenne il 16 marzo 2014.

Il referendum fu preceduto il 4 marzo 2014 dalla richiesta del parlamento della Crimea, approvata con 78 voti su 81, che la repubblica – se fosse divenuta indipendente – potesse entrare a far parte della Federazione russa.
Inoltre, l’11 marzo 2014 la repubblica dichiarò unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina.
Al referendum furono ammessi a votare tutti i maggiorenni in possesso della cittadinanza ucraina residenti in Crimea e i cittadini russi ivi presenti e in possesso del permesso di soggiorno nella penisola.
Al referendum furono presenti 70 osservatori internazionali da 23 paesi; di questi, 54 erano provenienti da paesi dell’Unione Europea e includevano membri del parlamento europeo e dei parlamenti nazionali dei singoli paesi.
Il quesito referendario:

  1. Sei a favore del ricongiungimento della Crimea con la Russia come soggetto federale della Federazione Russa?
  2. Sei a favore del ripristino della Costituzione del 1992 e dello status della Crimea come parte dell’Ucraina?

L’affluenza fu di 1 548 197 votanti su 1 839 466 aventi diritto, pari all’84,2%. Il quorum di validità del referendum, fissato al 50%, fu dunque superato.

Risultato: 97,32% a favore del ricongiungimento con la Russia

Il trattato prevede:

  1. L’unione della Repubblica di Crimea nella Federazione Russa in accordo con la costituzione della Federazione Russa.
  2. La Repubblica di Crimea è integrata nella Federazione Russa come repubblica federata, mentre Sebastopoli è integrata nella Federazione come città federale.
  3. La Federazione Russa protegge tutte le popolazioni della Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli e garantisce l’uso della loro lingua madre.
  4. Il russo, l’ucraino ed il tataro di Crimea sono le lingue ufficiali della Repubblica di Crimea.
  5. Vengono mantenuti i confini della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli.
  6. Il confine tra la Repubblica di Crimea e l’Ucraina diventa confine internazionale tra Russia e Ucraina.
  7. I confini marittimi nel mar Nero e nel mar d’Azov sono basati sui trattati internazionali stipulati dalla Federazione Russa.
  8. I cittadini ucraini e apolidi residenti nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli il giorno di annessione come entità della Federazione ottengono la cittadinanza russa.
  9. I cittadini russi in servizio di leva nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli rimarranno in servizio fino al 2016.
  10. Le elezioni nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli si svolgeranno la seconda domenica di settembre 2015, fino a quel momento le attuali autorità di governo si occuperanno delle funzioni amministrative.
  11. Le leggi della Federazione Russa sono in vigore dal giorno della firma del trattato in Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli.
  12. Le leggi della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli in contraddizione con le leggi russe sono abolite.

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Crimea Russa

CRIMEA FEDERAZIONE RUSSA: PER TURISMO E ANCHE PER BUSINESS. QUALCHE INFORMAZIONE IN PIU’….

La Repubblica autonoma di Crimea è una repubblica che ha fatto parte dell’Ucraina dalla cessione del 1954 fino all’11 marzo 2014, quando, in conseguenza della crisi politica della Crimea del 2014, è divenuta una repubblica indipendente, ed è stata annessa alla Federazione russa[4] il 18 marzo 2014, a seguito di un referendum.

L’Ucraina non ne riconosce l’indipendenza territoriale e l’annessione alla Federazione russa, mentre l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America considerano illegale sia la proclamazione d’indipendenza sia il referendum del 2014, oltre che la successiva richiesta di annessione alla Russia, e considerano lo status giuridico del suo territorio come sotto “occupazione militare” dell’esercito russo.[5] Il 17 marzo 2014 è stata adottata come moneta a corso legale il rublo russo, mentre dal 30 marzo 2014 vige l’ora di Mosca, attualmente fissata a UTC+3.[6] La sovranità della Russia sulla penisola è però riconosciuta solo da una parte minoritaria della comunità internazionale.

Il territorio della Repubblica autonoma di Crimea occupa la quasi totalità della penisola di Crimea ed è posta sulla costa settentrionale del Mar Nero. Nel corso della sua storia plurimillenaria, la Crimea ha visto passare sul suo territorio tanti popoli e dominazioni diverse: cimmeri, greci, sciti, sarmati, romani e bizantini, goti, unni, genovesi, tartari, veneziani, turchi, russi e ucraini.

La Repubblica di Crimea misura 26 200 km² e nel 2007 contava 1 973 185 abitanti. La città di Sebastopoli e il suo hinterland fanno invece parte di un’unità amministrativa autonoma con una popolazione di 379 000 abitanti. Capitale e sede degli uffici amministrativi è la città di Simferopoli, posta al centro della penisola. La popolazione complessiva di tutta la penisola di Crimea nel 2007 era di 2 352 385.

La popolazione è per il 58,5% di etnia russa e per il 24,4% di etnia ucraina[7]. La minoranza etnica dei tartari di Crimea, che nel 2001 formavano il 12,1% della popolazione[7], discende direttamente dal periodo della dominazione del Khanato di Crimea. Fino alla fine del XIX secolo, i tartari rappresentavano la maggioranza della popolazione, poi, in seguito alla massiccia immigrazione russa ed ucraina, sono diventati una minoranza fino quasi a scomparire a causa della deportazione di massa verso l’Asia centrale effettuata da Stalin nel 1944. Con la fine dell’Unione Sovietica i tartari poterono ritornare in Crimea.

In Crimea, specialmente nell’area di Kerč, vivono ancora oggi i discendenti degli Italiani di Crimea. Durante la seconda guerra mondiale l’intera comunità è stata accusata di collaborazionismo con i tedeschi e deportata a partire dal 29 gennaio 1942. Chi era sfuggito al primo rastrellamento fu catturato e deportato l’8 e il 10 febbraio 1942: l’intera comunità, compresi i rifugiati antifascisti che si erano stabiliti a Kerč, venne radunata e costretta a mettersi in viaggio verso i Gulag.

 In seno alla RSSF Russa nel 1921 fu istituita la Repubblica autonoma Socialista Sovietica di Crimea. La Crimea fu teatro di alcune delle più sanguinose battaglie della Seconda guerra mondiale. I tedeschi soffrirono pesanti perdite cercando di invaderla attraversando l’istmo che collega la Crimea al resto dell’Ucraina a Perekop, nell’estate del 1941. Quando i tedeschi riuscirono a irrompere, occuparono gran parte della Crimea, con l’eccezione della città di Sebastopoli (che ottenne poi il titolo di Città eroina). Sebastopoli resistette dall’ottobre 1941 fino al 4 luglio 1942, quando i tedeschi riuscirono infine a prenderla. Il 29 gennaio 1942 la minoranza italiana di Crimea formatasi a partire dal 1830 a seguito di un flusso migratorio proveniente soprattutto dalla Puglia, era già stata deportata per ordine di Stalin. Meta della deportazione fu il Kazakistan, che gli italiani raggiunsero in vagoni piombati. Attualmente circa trecento oriundi italiani vivono ancora a Kerc, ove fecero ritorno nel periodo poststaliniano.[13]

Nel 1944 Sebastopoli venne liberata dalle truppe sovietiche. Dopo la liberazione il 18 maggio 1944 l’intera popolazione dei Tatari di Crimea venne deportata dal regime sovietico di Stalin per punizione, in quanto i tatari, dopo aver creato la Wolgatatarische Legion, avevano combattuto a fianco delle truppe del Terzo Reich. Si stima che il 46% dei deportati morì per la fame e le malattie.[14]

Nel 1967 i Tatari di Crimea vennero riabilitati, ma venne loro impedito di tornare legalmente in Crimea fino agli ultimi giorni dell’Unione Sovietica[14].

La Repubblica Autonoma Socialista Sovietica di Crimea venne abolita nel 1945 e trasformata nell’Oblast di Crimea (provincia) della RSSF Russa. Il 19 febbraio 1954 venne donata dal leader sovietico Nikita Chruščёv, di origine etnica ucraina, alla RSS Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia.

 La decisione del leader sovietico Nikita Chruščёv del 1954 è stata permanentemente osteggiata da gran parte della popolazione di origine russa ed è stata in passato causa di tensioni tra Russia e Ucraina[15]. Con la sconfitta elettorale delle forze politiche nazionaliste più radicali in Ucraina, la tensione si è poi lentamente allentata[senza fonte].

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica del dicembre 1991, la Crimea proclamò l’autogoverno il 5 maggio 1992, ma in seguito accettò di rimanere all’interno dell’Ucraina come repubblica autonoma. L’importante città di Sebastopoli, base navale storica della flotta del Mar Nero, si trova all’interno della repubblica, ma ha goduto di uno statuto di municipalità speciale in Ucraina[16].

Le lingue ufficiali in Crimea sono il russo, l’ucraino e la lingua tatara di Crimea. Altre lingue parlate sono armeno, polacco e greco.

 

 


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Usa fa affari con la Russia

IL VENETO CONTRO LE SANZIONI ALLA RUSSIA MA GLI USA FANNO PIU’ AFFARI CON LA RUSSIA ALLA FACCIA DELLA UE

Secondo il governatore, le restrizioni contro Mosca hanno provocato perdite per circa 1 miliardo di euro al Veneto.

 Le sanzioni imposte alla Russia da parte dell’Ue sono dannose e dimostrano l’esasperazione del blocco verso Mosca. Lo ha detto a Sputnik Luca Zaia, presidente della regione Veneto.

 “Tali misure sono viste oggi, se possiamo dire così, come necessarie. Mi chiedo spesso: la comunità internazionale ha sempre introdotto sanzioni contro coloro che lo hanno meritato? No. Qui possiamo parlare di una ovvia esasperazione nei confronti della Russia. Un gran numero di persone sono legate a Mosca da diversi scambi e relazioni non solo di natura economica”, ha detto Zaia aggiungendo che la ragione nascosta dietro le sanzioni è “mostrare i muscoli” dell’Occidente.

“Le sanzioni dovrebbero essere eliminate, dobbiamo riprendere il dialogo, far ripartire la diplomazia e, infine, porre fine a questa storia con le sanzioni che sono inutili e distruttive”, ha aggiunto Zaia. 

 Ma negli USA gli affari con la Russia si fanno ugualmente: Gli USA sono uno dei maggiori partner della Russia grazie alla riduzione degli scambi commerciali tra la Russia e Alcuni paesi europei fra i quali l’Italia.

 Nel 2014 gli Stati Uniti erano il 9° partner commerciale più grande della Russia. Oggi, nonostante le sanzioni, si trovano al 6° posto grazie alla notevole riduzione degli scambi commerciali tra la Russia ed alcuni Paesi europei.

 “Non prendetevela con le sanzioni. In questo caso è colpa della caduta dei prezzi delle materie prime, in particolare delle quotazioni di petrolio e gas. Lo scambio commerciale russo-americano in valore assoluto si è ridotto di quasi un terzo. Tuttavia questo dato impallidisce in confronto con il giro di affari dei principali partner commerciali della Russia. A seguito dell’allontanamento dell’Europa, sorprendentemente gli Stati Uniti hanno ottenuto maggior peso in relazione allo scambio commerciale con la Russia,” — scrive il giornalista 


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ANCORA AUTOREVOLI PROTESTE PER LE SANZIONI USA ALLA RUSSIA.

AEB – Associazione Europea del business –  sta attivamente ed ufficialmente protestando contro un eccessivo utilizzo politico delle sanzioni che oltre a danneggiare in modo evidente l’economia di tutti i paesi coinvolti, ostacolano il dialogo con la Russia. GIM Unimpresa, associazione delle aziende italiane in Russia,  condivide pienamente la posizione dell’AEB ed conferma piena collaborazione per “tenere il business fuori dalla politica” .

 GIM Unimpresa si era già espressa in questi termini con un comunicato stampa:“Il contesto in cui questi nuovi provvedimenti sono stati messi in essere pare essere ispirato soprattutto da logiche interne di questo paese (gli  USA). Tuttavia vengono messe in discussione regole e procedure del commercio internazionale ed importanti interessi economici dell’Europa. Non siamo ancora in grado di esaminare nel dettaglio i contenuti delle nuove sanzioni, ma da un primo esame dei titoli del provvedimento emerge un forte rischio per molte aziende europee e italiane, per le loro attività commerciali e ancor più per gli investimenti messi in essere e programmati negli ultimi anni”, si legge nel comunicato.

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La bellissima CRIMEA sarà collegata alla sua “madrepatria” la Russia da un ponte realizzato in tempi record.

 Attraversare il ponte sullo stretto di Kerch sarà possibile già da questo autunno, dopo l’installazione della campata principale sul canale di Enikalsk e Kerch.

Lo ha detto il ministro dei trasporti russo, Maxim Sokolov, secondo cui all’inizio di quest’anno è stato superato l'”equatore” per la costruzione del ponte. L’installazione di una campata principale a Kerch-Enikalsk nell’autunno di quest’anno collegherà la costa della Crimea e quella di Taman.

 “Nell’autunno di quest’anno dopo l’istituzione della campata principale del canale, sarà possibile fare non virtualmente, ma assolutamente realmente, un tour a piedi, è vero, con un casco di protezione per la costruzione del ponte” ha detto il ministro.

 Attualmente il lavoro è in corso in otto punti, con più di 5mila dei quasi 7mila pali spediti, formati da 314 di 595 supporti, raccolti in 48mila tonnellate delle campate e quasi 7migliaia tonnellate di metallo di archi navigabili.

 Il ponte sullo stretto di Kerch, che collegherà la Crimea e la regione di Krasnodar, sarà il più lungo in Russia, la sua lunghezza sarà di 19 chilometri. Il costo totale del progetto è di 227,92 miliardi di rubli. Le auto attraverseranno il ponte secondo le previsioni, a dicembre 2018. ( Fonte Sputnik)

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il nodo di fondo è la NATO e il tentativo di sottrarre Kiev all’influenza storica della Russia.

 (Estratto da Sputnik Italia)

 Sanzioni su sanzioni, dallo scoppio della crisi ucraina il rapporto fra l’Occidente e la Russia ha rappresentato un crescendo di tensioni fino allo stallo attuale delle relazioni. È in gioco una partita complessa dagli esiti ancora tutti da vedere. Gli sbagli dell’Occidente e il ruolo dell’Italia.

 I rapporti fra gli Stati Uniti e l’Europa da una parte e la Russia dall’altra hanno preso una brutta piega e la politica internazionale di oggi è gestita, verrebbe da dire, a suon di sanzioni. Qual è il punto cruciale della crisi nei rapporti con la Russia e quale ruolo potrebbe avere l’Italia nel dialogo con Mosca?

 “Non è possibile pensare che l’Ucraina entri nella NATO. Se risolviamo questo problema, risolveremo tutto il resto. Piaccia o meno, è così”. Secondo il parere dell’Ambasciatore d’Italia a Mosca Cesare Maria Ragaglini, espresso in un’intervista al Corriere della Sera, il nodo di fondo è la NATO e il tentativo di sottrarre Kiev all’influenza storica della Russia. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento in merito Daniele Lazzeri, chairman del think tank Il Nodo di Gordio.

 Adesso la situazione è in stallo, se andiamo a vedere gli accordi di Minsk, disattesi da entrambe le parti, capiamo che questi rappresentano l’ennesimo fallimento della diplomazia europea, sempre più debole e legata alle iniziative dei singoli Stati membri, in particolare la Germania di Angela Merkel e la Francia di Macron.

 — L’Ambasciatore nell’intervista parla del fattore NATO, che definisce cruciale nella crisi nata in Ucraina e sviluppatasi fra l’Occidente e la Russia. Secondo Ragaglini togliere l’Ucraina dalla sfera di influenza russa sia stato un errore. Che ne pensa di quest’aspetto, di cui fra l’altro non si tiene mai conto nel dibattito in Occidente?

 — Il fatto di aver accelerato il tentativo prima da parte dell’Alleanza Atlantica, successivamente dell’Unione europea di sottrarre l’Ucraina dal suo naturale bacino di rapporti commerciali e politici con la Russia ha determinato una risposta forte da parte di Mosca.

 — “Il nostro canale con Mosca è sempre rimasto aperto anche ai massimi livelli” ha sottolineato l’Ambasciatore nell’intervista. Effettivamente possiamo dire che l’Italia si è maggiormente distinta dagli altri Paesi europei per la sua apertura verso Mosca? Possiamo definire i rapporti italo-russi speciali e privilegiati?

 — La Russia è indiscutibilmente un grande Paese e uno storico partner strategico per l’Italia. Le svolte degli ultimi anni hanno imposto una battuta d’arresto sia alle relazioni commerciali sia a quelle diplomatiche fra i nostri Paesi. L’Italia chiaramente tiene aperti tutti i canali diplomatici per superare questo difficile momento di impasse che vede tutta la comunità internazionale preoccupata per gli sviluppi futuri delle relazioni politiche con Mosca.

 L’Italia in questo senso potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel tentare di ricucire gli strappi seguiti alla complessa situazione in Ucraina ed in Crimea. Magari l’Italia potrebbe cercare di ridurre il peso eccessivo che in questi anni si è dato alle preoccupazioni degli Stati come la Polonia per esempio, che francamente non credo debba temere più l’aggressività della Russia. L’Europa in definitiva non può essere a trazione baltica, c’è bisogno di più condivisione delle scelte europee per cercare di ricostruire il filo del dialogo con Mosca, soprattutto in questo frangente in cui è evidente l’allontanamento di Washington dal Vecchio Continente.

 — Secondo il parere dell’Ambasciatore le sanzioni storicamente non sempre hanno raggiunto gli obiettivi prefissati. Il caso delle sanzioni antirusse è emblematico, perché, come sappiamo, hanno danneggiato i Paesi che le hanno imposte, in primis l’Italia. Gli Stati Uniti hanno appena firmato un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia. Possiamo dire che le sanzioni danneggiano tutti minando i rapporti fra l’Europa, la Russia e gli Stati Uniti?

 — Gli esiti delle sanzioni nei confronti di Mosca sono sotto gli occhi di tutti. In particolare l’Italia sta soffrendo un brutto colpo in alcuni settori strategici dell’esportazione come l’agroalimentare, ma anche della sfera tecnologica. Nel contempo la Germania si muove per il raddoppio del Nord Stream, che dalla Russia giungerà nell’Europa settentrionale, tutto ciò in barba alle sanzioni. Non è un caso che il presidente americano Donald Trump abbia stigmatizzato questo fatto. Lo stesso Trump però è sotto scacco da parte dell’establishment americano, nonostante la sua riluttanza al rinnovo delle sanzioni contro Mosca, si è dovuto piegare al volere del congresso e ha approvato il rafforzamento delle misure restrittive antirusse.

 Non possiamo che auspicare una distensione dei rapporti con Mosca, che potrebbe essere la svolta definitiva per creare quel grande territorio eurasiatico dal Portogallo fino a Vladivostok.

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Interessanti considerazioni sulla politica USA e UE…

Mai visto prima:

Berlino e Vienna hanno criticato le nuove sanzioni americane alla Russia. Insieme, i due ministri degli esteri, stentoreamente, ufficialmente, hanno minacciato addirittura contro-sanzioni a danno degli Stati Uniti. ( Estratto da EC Planet l’altra informazione Fonte: maurizioblondet.it )

 Il motivo è presto detto: che le nuove sanzioni – emanate dal Senato Usa – colpiscono direttamente gli interessi germanici. Precisamente, impongono multe, ammende e sanzioni alle aziende che partecipano alla costruzione, o al finanziamento, del Nord Stream 2, il gasdotto che porta il gas russo alla Germania e passa in fondo al Baltico, lasciando fuori Polonia e Ucraina, i nuovi alleati dell’America.

 Le ditte minacciate di ritorsione sono la tedesca BASF ed EON, la austriaca OMV, inoltre la Shell, la francese Engie. Niente sanzioni!, hanno detto i due ministri degli esteri di lingua tedesca, uniti in un nuovo Anscluss dei bottegai.

 Beninteso, invece l’Italia deve continuare ad obbedire alle sanzioni contro la Russia decretate da Berlino (scusate, dalla UE) per favorire i golpisti di Kiev. Infatti, nello steso comunicato in cui si oppongono fieramente alle sanzioni americane a Mosca, i due ministri Sigmar Gabriel e Christian Kern ribadiscono che “è importante per l’Europa e gli Stati Uniti formare un fronte unito sulla questione dell’Ucraina”, dove secondo la Ue sono i russi ad armare i separatisti del Donbass, e Putin va punito perché s’è ripreso la Crimea.

 Quindi noi italiani non possiamo più vendere il gorgonzola e le cravatte di Armani ai moscoviti, ma i tedeschi possono costruire coi russi un gasdotto da miliardi di dollari, che farà della Germania un hub delle forniture in tutta Europa.

 Fantastica la dichiarazione di Angela Merkel, dettata attraverso il suo portavoce: “Gli interessi economici e la questione delle sanzioni non vanno mescolati”: frase di cui non sappiamo se apprezzare di più la malafede o la demenzialità.

 Ovviamente, la Commissione cosiddetta Europea s’è subito allineata al nuovo e inedito anti-americanismo merkeliano, mantenendo beninteso l’anti-putinismo basale: “È importante garantire l’unità dei partner nelle sanzioni, dunque che nuove misure nei partner internazionali siano coordinate per assicurare il loro impatto a livello internazionale”. Non vorremmo che al governo italiano, dopo aver applicato le sanzioni alla Russia al costo di 9 miliardi l’anno per la nostra economia, venga richiesto di infliggere sanzioni anche all’America, con altri miliardi di danni ai nostri esportatori. Perché siamo sicuri che Gentiloni, come sempre, obbedirebbe.

 È il destino manifesto, Angela

Quante interessanti considerazioni implica quest’alzata tedesca. Decenni di sforzi per negare il destino manifesto che vuole l’integrazione fra Russia ed Europa, di impedirne e ostacolarne i progressi inventandosi casus belli, provocazioni e ostilità idiote fino all’orlo della guerra guerreggiata; ed ecco un grido del cuore che sale dalla strozza germanica: “No alle sanzioni che ci colpiscono economicamente, noi!”. Il gruppo Merkel è giunto ad accusare il Senato Usa di voler sostituire la Russia come nostro fornitore energetico, vendendoci il gas naturale liquefatto che l’America produce e che fatica a trovare acquirenti. Insomma han difeso Mosca contro il gas liquido di Washington. Se non è destino manifesto questo…solo che è dubbio come ciò si coniughi col mantenimento delle sanzioni sul Gorgonzola. Ma non cercate la logica a Berlino. Berlino è l’imperio. Ciò che è bene per l’Anscluss è bene per l’Italia.

 Demenzialità, paranoia e schizofrenia, beninteso, sono largamente presenti anche nel Senato americano e nelle sue motivazioni per giustificare sanzioni più dure, che sono praticamente un atto di guerra. Nuovi colpi all’industria energetica russa, nuove punizioni contro personalità russe che il Senato dichiara “corrotte”, o “implicate nelle gravi violazioni dei diritti dell’uomo” (senti chi parla), o perché forniscono armi ad Assad; poi, in un crescendo wagneriano, “nuove sanzioni in settori-chiave dell’economia russa, compresi il settore minerario, i trasporti marittimi e le ferrovie”; inoltre dare “assistenza per rinforzare le istituzioni democratiche e contro la disinformazione nei paesi dell’Europa centrale e orientale che sono vulnerabili all’aggressione e all’ingerenza russa”.

 In pieno delirio di esaltazione, il senatorer McCain ha vaneggiato: “Da troppo tempo il messaggio che è stato inviato a Vladimir Putin è stato che la Russia poteva invadere i suoi vicini, minacciare gli alleati dell’America, intensificare i suoi cyber-attacchi e ingerirsi nelle elezioni estere senza troppe ripercussioni. Finché la Russia non pagherà il prezzo delle sue azioni, le sue attività di destabilizzazione continueranno”.

 

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A proposito delle nuove sanzioni alla Russia. Washington viola il diritto internazionale” (adesso?) Di Maurizio Blondet 27 luglio 2017

Di Maurizio Blondet  27 luglio 2017
“La portata extraterritoriale di queste  [nuove]  sanzioni   appare illecita rispetto al diritto internazionale. Abbiamo già contrastato testi simili che hanno potuto essere emanati in passato”.  Così  la  portavoce  del ministero degli Esteri francese,  Agnés Romatet-Espagne.   La Francia comincia a delineare forse una opposizione alle sanzioni anti-russe  varate a schiacciante maggioranza  (419 contro 3)  dalla camera Usa, che rappresentano insieme: a) una dichiarazione di guerra contro “questo  ex agente del Kgb che ha  si è ingerito nelle nostre elezioni  (così il deputato  Ed Royce),   b) una manifestazione della frenesia psicotica   anti-russa artificialmente creata dal Deep State, c) una delegittimazione del presidente Trump a cui  si  nega la prerogativa presidenziale di eventualmente alleviare quelle sanzioni  e  la  messa sotto sorveglianza parlamentare della sua politica estera, e –  last but not least – d)  un gravissimo danno economico agli interessi franco-tedeschi ed anche i nostri.   In pratica, si puniscono (per esempio sbarrando loro l’accesso ai “mercati” di Wll Street ealle banche Usa)  le aziende che stanno completando il Nord Stream 2, che porta il gas russo direttamente alla Germania passando sotto  il Baltico,  per  sostituirlo con la fornitura di gas da scisto Made in USA. Una  riconversione gigantesca e perdente, che innescherebbe una depressione storica in Europa.

La volontà francese (se tale è) di  accusare la decisione Usa di violazione del diritto internazionale è benvenuta;  e insieme patetica, se si ricorda quante violazioni americane del diritto internazionale l’Europa ha  accettato, a cominciare dall’invasione di Afghanistan e Irak  senza mandato Onu. Doveva opporsi allora, e non saremmo arivati a  questo punto di arbitrio statunitense. Ma meglio  tardi che mai.
La protesta di Bruxelles (leggi: Berlino e Parigi)  contro Washington  ha  assunto questa forma:  noi,  Usa ed Eu,   ci siamo sempre coordinati nelle sanzioni alla Russia, per dar loro più forza; adesso Washington  lancia sanzioni non  concordate, che indeboliscono il fronte… “Sanzioni contro la Russia non dovrebbero diventare uno strumento per la politica industria Usa”, ha piagnucolato il  portavoce del ministero tedesco degli  Esteri.
Patetico. La verità, come ha spiegato Le Monde, la linea rossa fissata fra Washington e Bruxelles era che le sanzioni non avrebbero toccato le forniture di gas russo   all’Europa.
Adesso la Camera americana   ha violato questo accordo tacito, nel modo più plateale.   Il punto 9 e il punto 10 della  decisione votata a schiacciante maggioranza  afferma che la “direttiva politica Usa” ,  quindi obbligatoria per il presidente, 9)  “continuare a respingere il gasdotto Nord Stream 2, a causa del suo impatto dannoso sulla sicurezza energetica dell’Unione europea e lo sviluppo del mercato del gas in Europa centrale e orientale e le riforme di energia in Ucraina”.  (10)  “il governo degli Stati Uniti tiene come priorità  l’esportazione di risorse energetiche degli Stati Uniti, al fine di creare posti di lavoro in America per aiutare gli alleati degli Stati Uniti e rafforzare la politica estera degli Stati Uniti. ”
Ovviamente, non si equivochi sull’identificazione “gli alleati degli Stati Uniti”,    da “aiutare”  per i deputati americani: non siamo noi, non è la Germania.   Al punto 1 si impone, come direttiva permanente (policy)   di “assistere  il governo dell’Ucraina per riconquistare la sua indipendenza sovrana e territoriale.  (2) di contrastare  tutti gli sforzi di destabilizzazione messi in atto dal  governo della Federazione Russa che violano gli obblighi internazionali “
Il punto 3 impone di “non riconoscere mai  l’annessione della Crimea da parte del governo della Federazione russa o la separazione di una parte del territorio di Ucraina attraverso l’uso della forza militare, 4) dissuadere il Governo della Federazione Russa dal compiere ulteriori sforzi per destabilizzare e di invadere l’Ucraina o in altri paesi indipendenti in Europa centrale e orientale e del Caucaso. 5)  Assistere l’Ucraina nella  riforma del settore energetico [leggi: farle comprare il GPL nostro, invece che il gas russo] e 6 promuovere  e sostenere  una concorrenza leale nel settore energetico ucraino, così come la liberalizzazione del mercato e l’affidabilità, onde  7)  aiutare l’Ucraina e gli altri alleati degli Stati Uniti in Europa [leggi: Polonia, Baltici, Romania, Bulgaria…]  a ridurre la sua dipendenza dalle risorse energetiche russe, in particolare il gas naturale, che utilizza il governo della Federazione russa come arma per costringere, intimidire e influenzare  altri paesi”.
Quali armi ha l’Europa per contrastare queste misure distruttive?
Pochissime, a sentire  Francis Perrin, dell’Institut des Relations Internationales et Strategiques di Parigi.  Che elenca quatro opzioni:
Prima: “offrire concessioni agli americani” in cambio di un alleggerimento delle  nuove sanzioni. “E’  stato già fatto in precenza, contro le sanzioni Usa applicate alle imprese europee che facevano affari petroliferi con l’Iran” – e  infatti i primi di luglio, Total ha firmato con Teheran un contratto gigante da 5 miliardi di dollari per lo sfruttamento di South Pars.
Seconda opzione: “La UE potrebbe far adottare una legislazione europea per bloccare le misure americane”.
Terza: “Rispondere con rappresaglie economiche contro le imprese americane che operano in Europa”: certo, come no, innescare l’escalation protezionista che tutta la dirigenza  eurocratica ha giurato di scongiurare.
Quarta:    cercare l’arbitrato dell’OMC,  Organizzazione Mondiale del Commercio. Se l’OMC dichiara illegali le misure americane,  autorizzerà   l’Unione Europea  a rispondere con misure di rappresaglia”: che sarebbe comunque l’infarto della globalizzazione di cui al terzo punto.

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Le nuove sanzioni USA rafforzeranno la Russia

Le nuove sanzioni americane rafforzerà la posizione del presidente russo, Vladimir Putin, lo scrive il giornalista di Der Spiegel Benjamin Bidder.

Il fatto stesso che “le sanzioni non sono state accordate con i tradizionali alleati USA e non hanno tenuto conto dei loro interessi” è allarmante. “Infatti il progetto legge di 70 pagine è a tutti gli effetti una guerra economica con la Russia” sottolinea il giornalista. “Il progetto si propone di punire quelle compagnie che hanno relazioni commerciali o hanno un ruolo nella costruzione e nell’utilizzo dei gasdotti russi”. Questo non danneggia soltanto gli export delle compagnie russe nel settore energetico in Europa, ma toccherà anche numerose compagnie europee.

Le sanzioni americane “vogliono mettere la Russia in ginocchio da un punto di vista economico” scrive Bidder, “ma la gente a Washington che ha approvato il progetto non comprende il meccanismo della politica russa”. “Se ai russi sembra che la pressione estera sul loro paese aumenta, essi si stringono intorno al loro presidente”.

Nei primi 10 anni di Putin alla presidenza in Russia, il PIL è aumentato di otto volte, e nelle città per la prima volta ha iniziato a formarsi la classe media” ha detto Bidder.

(ndr. non sembra proprio che le sanzioni abbiano un effetto debilitante per i Russi e ormai molte aree economiche europee e in particolare gli italiani sono stanchi delle imposizioni di oltre oceano, alleati si ma ebeti no! Visto anche che non è certo della Russia la responsabilità di quello che sta accadendo ma è un chiaro disegno di egemonia economica delle lobbies USA a cui lo stesso TRUMP si è dovuto piegare)

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CPM La fiera della moda di Mosca: netta ripresa del mercato e notevole aumento delle aziende italiane che partecipano. Successo dell’Ente Moda Italia.

Emi porta 124 brand italiani al CPM di Mosca   (Di Laura Galbiati – 26 Luglio 2017 )

   Saranno 124, contro le 94 dello scorso settembre, le collezioni italiane protagoniste della 29esima edizione di CPM Collection Première Moscow, il principale salone moda della Russia e dell’Europa dell’Est, in programma dal 30 agosto al 2 settembre 2017 Expocentr di Mosca.

 Le aree speciali “Italian Fashion”, promosse e organizzate da Ente Moda Italia e dedicate alla moda donna, uomo e bambino, abbigliamento, intimo e accessori, vedranno la presenza di 89 collezioni adulto nella sezione CPM, 21 collezioni bambino nella sezione CPM Kids e 14 collezioni intimo e beachwear nella sezione CPM – Mode Lingerie and Swim Moscow.

 L’edizione di quest’anno registra la partecipazione di 29 nuovi brand e 7 rientri, tra cui Braccialini e Montaliani, realtà di riferimento della camiceria uomo italiana; tra le aziende del beachwear, il brand Raffaela D’Angelo, recentemente premiato in Francia con il riconoscimento Créateur de l’année 2017, salirà in passerella in occasione della sfilata ufficiale di apertura di CPM.

 L’attività promozionale portata avanti da EMI e Sistema Moda Italia, con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico e in collaborazione con la sede di Mosca di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, permetterà inoltre l’incoming di una delegazione di oltre 30 buyer, provenienti dalle regioni economicamente più sviluppate della Russia e specializzati nel prodotto italiano.

 “I dati di Sistema Moda Italia sull’export italiano verso la Russia da gennaio ad aprile 2017 hanno fatto registrare risultati in crescita a doppia cifra (+17,5% in quantità di prodotto moda esportato, +13% in termini di valore economico”, ha commentato Claudio Marenzi, presidente di Ente Moda Italia. “Le nostre aziende sono fiduciose e stanno tornando a investire con forza sul mercato russo, sempre più convinte di quanto questo sia importante per le loro vendite e per il prodotto Made in Italy nel suo complesso”.

 “C’è una realistica presa d’atto che la situazione russa sia in ripresa”, ha proseguito Alberto Scaccioni, amministratore delegato di Ente Moda Italia. “Arrivano dati e segnali evidenti sia dai risultati dell’export del tessile-abbigliamento italiano sul mercato russo – la Russia, che era calata del -30% nel 2015, ha assistito nel corso del 2016 a un progressivo recupero fino a tornare in aumento del +7,3%, per un totale di quasi 950 milioni di euro di vendite (fonte SMI) – sia guardando ai risultati delle presenze dei compratori russi all’ultima edizione dei saloni di Pitti Immagine. A Pitti Uomo abbiamo visto un incremento del +10%, a Pitti Bimbo del +16% (con il mercato russo tornato ampiamente in prima posizione in termini di presenze), e addirittura un +50% di presenze russe a Pitti Filati”.

 

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Un’autorevole voce “ fuori dal coro” a proposito di Russia: L’ambasciatore italiano a Mosca Ragaglini. (di Paolo Valentino)

Un’autorevole voce “ fuori dal coro” a proposito di Russia: L’ambasciatore italiano a Mosca Ragaglini. (di Paolo Valentino)

 «Penso che il presidente Putin veda nell’Europa un partner naturale. La cosa che lui e i russi si aspettano dalla comunità internazionale è il rispetto. Non è solo una questione sentimentale. In realtà racchiude una parabola. Dopo l’implosione dell’Urss, la Russia si è trovata sull’orlo del

fallimento, depredata delle sue risorse, destabilizzata, indebolita militarmente, privata del suo status di grande potenza, dominata da un senso generale di insicurezza. Putin ha risollevato il Paese e dopo la crisi ucraina, vissuta come l’ultima umiliazione, ha tracciato una linea rossa».

 Cesare Ragaglini è uno dei migliori diplomatici italiani. Sessantaquattro anni, laureato in Scienze politiche alla Cesare Alfieri a Firenze, in carriera dal 1978, è stato consigliere diplomatico a Palazzo Chigi, sherpa per il G8 e rappresentante permanente alle Nazioni Unite. Dal 2013 è il nostro ambasciatore a Mosca, incarico che lascerà alla fine di quest’anno.

«Intanto la Crimea non era il primo Paese che votava per la sua indipendenza in Europa. Ma occorre fare un passo indietro. Nessuno discute il diritto di un Paese sovrano di aderire o associarsi a una organizzazione internazionale, ma non c’è dubbio che il negoziato della Ue con l’Ucraina aveva forti motivazioni politiche: era evidente il tentativo di sottrarre Kiev all’influenza storica della Russia. Se questo era l’obiettivo, l’Ue ha fallito. Non bisognava sottovalutare i legami storici, economici e familiari tra Mosca e Kiev. Averlo fatto è stato un grave errore».

Le sanzioni erano evitabili? «Mi limito a notare che storicamente le sanzioni difficilmente raggiungono l’obiettivo per il quale vengono imposte, in questo caso costringere Mosca a cambiare atteggiamento. Anzi, spesso come conseguenza la popolazione si stringe intorno al potere dominante. È successo anche in Russia».

 Come si esce dalla crisi ucraina?

«Non è possibile pensare che l’Ucraina entri nella Nato, che poi è il punto focale. Se risolviamo questo problema, risolveremo tutto il resto. Piaccia o meno, è così. L’Ucraina può essere un Paese ponte tra Occidente e Russia, lo dice anche Henry Kissinger».

 Ma è pensabile mettere sul piatto la fine delle sanzioni?

«Oggi l’Europa è un po’ prigioniera, gli accordi di Minsk sono l’unico terreno su cui ci si muove, le situazioni sul terreno restano ambigue. Credo che l’Europa potrebbe dare segnali chiari a entrambe le parti che lo stallo non è più accettabile: per esempio dovremmo valutare un rinnovo trimestrale invece che semestrale delle sanzioni. Ma il nodo di fondo, ripeto, rimane la Nato».

 La Russia ha intenzioni aggressive in Europa orientale, come denunciano i Paesi baltici e la Polonia?

«Ogni Paese ha diverse percezioni della propria sicurezza, che spesso hanno un fondamento. Ma l’analisi deve essere realistica. La Russia ha una spesa militare dieci volte inferiore a quella degli Stati Uniti. Il Cremlino riconosce che i Paesi baltici sono cosa diversa dall’Ucraina, dà per scontata la loro appartenenza alla Nato. Non credo abbia interesse a minacciarne la sicurezza. Certo Mosca è diventata più assertiva negli ultimi anni, anche per uscire dall’isolamento. Ha smentito chi l’aveva definita una potenza regionale, diventando protagonista ineludibile nell’intero Medio Oriente e partner fondamentale nella lotta al terrorismo».

 E l’Italia?

«L’Italia ha sempre sostenuto che una politica di isolamento internazionale della Russia sarebbe stata contro-producente. È una linea che abbiamo tenuto, pur rispettando e applicando tutte le decisioni prese insieme agli alleati nella Nato o la Ue. Il nostro canale con Mosca è sempre rimasto aperto anche ai massimi livelli, come dimostrano vertici e visite».

 Cosa pensa dell’accusa ai russi di voler destabilizzare le elezioni nei Paesi occidentali attraverso la pirateria informatica?

«Mi sembra una sorpresa che un Paese fin qui considerato con capacità tecnologiche limitate possa improvvisamente influenzare i processi elettorali in Occidente. Non ho elementi per dire se questo sia accaduto o meno».

 Quanto è stabile il potere di Vladimir Putin?

«Sondaggi attendibili danno un alto livello di consenso popolare per Putin e questo è dovuto al fatto di aver ridato ai russi stabilità, ordine, benessere e soprattutto orgoglio patriottico. I russi non vogliono rimpiombare nel caos e nell’insicurezza degli anni Novanta».

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Mosca sempre più moderna e attenta all’ecologia: un’ amministrazione pubblica attenta agli interessi dei cittadini.

Mosca sempre più moderna e attenta all’ecologia: un’ amministrazione pubblica attenta agli interessi dei cittadini.

Molti sono i lavori in atto per rendere Mosca una città sempre più accogliente e a misura d’uomo.
Non che prima non lo fosse, ma oggi sembra che l’amministrazione pubblica stia correndo per realizzare infrastrutture e servizi all’avanguardia e in virtù delle esigenze della cittadinanza.
Vaste aree pedonali, parchi e giardini tenuti alla perfezione, viabilità ampliata e sempre meglio gestita, caffè e ristoranti dove è possibile recarsi a qualunque ora, supermercati aperti 24 ore su 24, centri commerciali per ogni gusto ed esigenza aperti ogni giorno dell’anno ad orario continuo e lungo.  Sicurezza garantita a largo raggio ad ogni ora del giorno e della notte.  Servizi di trasporto eccellenti……..e ora l’amministrazione di Mosca ha deciso di passare ai bus elettrici con l’evidente plauso del WWF

La sostituzione degli attuali bus con quelli  elettrici renderà l’aria di Mosca più pulita e sarà un esempio per le altre città russe. Lo ha dichiarato a RIA Novosti il dirigente del programma “Clima ed Energia” del WWF for Nature in Russia Aleksey Kokorin.  il sindaco di Mosca Sergey Sobyanin  aveva già detto che nei prossimi tre anni la capitale rinuncerà ai bus a carburante.
La città comprerà solo bus elettrici tramite una gara d’appalto che avrà luogo in autunno.

“Visto che nella città c’è tanto traffico, questa decisione migliorerà la situazione dell’inquinamento dell’aria a Mosca. Spero che anche altre città seguano l’esempio di Mosca”, ha detto Kokorin.  “In comparazione con l’epoca dei filobus noi oggi abbiamo delle batterie che sono abbastanza leggere e costano molto meno di quelle che c’erano dieci anni fa”, ha aggiunto l’esperto.

 

 


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Unione Europea chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati: le sanzioni alla Russia sono un danno inestimabile in particolare per le piccole imprese. E la Russia cresce nonostante tutto.

 

Secondo il Financial Times, Bruxelles intende esigere da Washington “una dichiarazione pubblica o scritta” secondo cui le nuove sanzioni ( contro la Russia ) non toccheranno gli interessi europei. Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha chiesto di discutere con urgenza la possibile risposta di Bruxelles in caso di introduzione di nuove sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia, scrive il Financial Times.
Un’altra opzione menzionata nel documento della Commissione Europea suggerisce l’opportunità di non riconoscere valide le sanzioni americane nel territorio della UE.

Mentre  nel rapporto “World Economic Outlook” (“Prospettive di sviluppo dell’economia mondiale”) il Fondo Monetario Internazionale ha confermato la tendenza alla ripresa dell’economia russa.

Le previsioni per la crescita del PIL in Russia sono rimaste invariate rispetto a quelle dello scorso aprile: +1,4% nel 2017 e nel 2018. Inoltre in Russia e in alcuni Paesi emergenti l’inflazione è prevista in calo.

In generale gli autori del rapporto rilevano la crescita del ritmo della ripresa economica e della produzione nel mondo.

Secondo le previsioni del FMI, il PIL mondiale nel 2017 crescerà del 3,5% nel 2018 del 3,6%.

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…e il business prosegue….…gli affari sono affari e della Russia nessuno ne può fare a meno.

  • Entro l’anno BP British Petroleum e Rosneft chiuderanno l’accordo per fornitura di gas russo: British Petroleum (BP) e la russa Rosneft firmeranno un accordo sulle consegne del gas dalla Federazione Russa all’Europa con volumi di fornitura annuale fino a 20 miliardi di metri cubi. Lo ha annunciato il direttore generale di British Petroleum Robert Dudley. “L’accordo ci sarà quest’anno: il volume di approvvigionamento è impostato fino a 20 miliardi di metri cubi……… ha dichiarato a margine del World Petroleum Congress a Istanbul.

 

  • MERCEDES BENZ APRE UNA NUOVA FABBRICA IN RUSSIA: La cerimonia della posa della prima pietra delle fondamenta della fabbrica Mercedes-Benz nel parco industriale “Esilovo”, nel quartiere Solnechnogorsk della regione di Mosca. L’impianto della Daimler verrà avviato già nel 2019, con una capacità produttiva di più di 20.000 automobili di quattro modelli diversi. La compagnia è già passata da tempo alla produzione locale in Russia
  • Le sanzioni non hanno provocato degli effetti negativi sui contratti di Rosoboronexport: I contratti dell’agenzia statale Rosoboronexport non hanno avuto effetti negativi a causa delle sanzioni occidentali. Lo ha detto ai giornalisti il direttore generale, Alexander Mikheev, durante il salone internazionale dell’aviazione e dello spazio MAKS.
  • E al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF-2017): In 3 giorni sono stati concordati e firmati 386 memorandum, accordi e contratti relativi alla collaborazione in diversi settori economici, per un totale di 2.000 mld di rubli, ovvero oltre 31 mld di euro.
  • Ma anche: La russa Rosneft e l’italiana Eni inizieranno le trivellazioni congiunte nel mar Nero durante la seconda metà dell’estate. Lo ha riferito il capo di Rosneft, Igor Sechin.
  • Mentre alla passata conferenza stampa di Paolo Gentiloni e Vladimir Putin a Sochi, Gentiloni ha definito “proficue” e “ottime” le relazioni che intercorrono tra Roma e Mosca, notando negli ultimi mesi una significativa crescita nelle relazioni economico-commerciali tra i due paesi.
  • E poi: I Russi ritornano a fare i turisti in Europa, grazie al rafforzamento del rublo e al mercato interno più stabile.Grazie al rublo diventato più forte e stabile che in passato i turisti russi hanno ripreso a viaggiare verso i Paesi europei, scrive Die Welt.
  • E Il Parlamento tedesco aveva già sostenuto che il progetto infrastrutturale “Nord Stream-2”, la costruzione della parte sottomarina del gasdotto, non debba essere soggetta alle normative dell’Unione Europea, ha riferito il presidente della commissione su Economia e Energia Peter Ramsauer (Csu).
  • E comunque: Circa 500 aziende italiane che lavorano in Russia hanno mantenuto una presenza nel paese nonostante le sanzioni Ue contro la Russia. È quanto si legge in una nota presidenziale dopo la visita del presidente Sergio Mattarella nella quale si aggiunge che la cooperazione continua sia nell’industria sia nel settore della ricerca e sviluppo.
  • Certo è che la Russia è la Nazione meno indebitata al mondo ( meno del 20% sul PIL in diminuzione – gli Stati Uniti detengono il più alto livello di debito mentre l’Italia è sesta)
  • E poi la Russia è diventata una calamita per gli investimenti. Le statistiche dimostrano una significativa crescita dell’interesse degli investitori stranieri verso la Russia. Lo riporta Forbes in un articolo di Kenneth Rapoza. Secondo una ricerca dell’istituto americano Emerging Portfolio Fund Research Global sulla situazione annuale del capitale, a gennaio 2017 la Russia ha sorpassato gli altri mercati emergenti per volume di investimenti, piazzandosi davanti a Cina, India, Brasile e Messico.
  • ….e molto altro ancora.

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RUSSIA – ITALIA SENSIBILE AUMENTO DELLE IMPORTAZIONI DI PRODOTTI ITALIANI IN RUSSIA

Nel primo quadrimestre di questo anno c’è stato un sensibile aumento dell’export delle aziende italiane in Russia in quasi tutti i settori con esclusione dei mezzi di trasporto dove si rileva una contrazione.

Meccanica in generale, semilavorati vari, moda e accessori moda, arredamento ed edilizia, chimica e farmaceutica, piante e floricoltura queste le aree di maggior rilievo.

 Sono però ancora poche le aziende italiane che ritengono il mercato russo come strategico e questo è un grande errore visto che stiamo parlando dell’entità statale più vasta al mondo e di un’area di mercato ancora più vasta se consideriamo le nazioni ad influenza russa, la Bielorussia è una di queste e anche in questa area di mercato l’importazione italiana è in fase d’incremento.

 Le imprese Italiane hanno a portata di mano una grande opportunità per ripristinare, attivare, quindi consolidare i rapporti di affari fra imprenditori Italiani e Russi, rapporti che prima della cosiddetta “crisi” vedevano l’Italia come partner privilegiato della Russia, posizione che deve essere riconquistata ad ogni costo dalle imprese italiane per consolidare i loro fatturati e la loro presenza nel mercato più vicino con il maggiore trend di sviluppo per decine di anni avvenire.

Soprattutto un mercato, quello russo, dove il Made in Italy, e oggi anche le partnership e delocalizzazioni italiane, sono molto apprezzate, richieste e ambite, così come l’Italia resta una delle aree turistiche preferite dai Russi.  

Un mercato da affrontare con serietà, costanza e pazienza e che offrirà nel tempo le migliori soddisfazioni imprenditoriali.

 Da Il Sole 24ore di giugno 2017

……..In molti casi, come per Cina, Giappone, Corea del Sud e Canada, i progressi delle vendite continentali sono a doppia cifra, anche se la sorpresa più gradita del 2017 è certamente la ripresa prepotente visibile in Russia.

Tra gennaio ed aprile l’export europeo verso Mosca è infatti lievitato del 23%, arrivando a quota 26,6 miliardi di euro. Scatto che riporta la Russia al quarto posto (alle spalle di Stati Uniti, Cina e Svizzera) tra i maggiori mercati di sbocco dell’intera Unione.     Il Sole 24 Ore

 

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Comunicare per fare impresa

Comunicazione e correttezza nei rapporti imprenditoriali! Ma esiste ancora?

Il modo migliore per rendersi visibili, per essere considerati, per fare un business o semplicemente per avere rapporti con il prossimo è comunicare.  La comunicazione è alla base del successo o dell’insuccesso di ogni persona, azienda, istituzione, ecc.

La pubblicità ha questo scopo precipuo: comunicare.

Tutti i prodotti si vendono se vi è una qualche comunicazione, che si faccia pubblicità sui media o che si faccia pubblicità diretta tramite il contatto di un venditore, promotore o chicchessia. 

Le idee vengono trasmesse tramite comunicazione e il successo è dovuto soprattutto alla comunicazione, un’azienda che non comunica non potrà avere successo, un prodotto che non viene fatto conoscere pochi o nessuno lo acquisteranno, oggi, nell’era della comunicazione chi non comunica è considerato un perfetto idiota.

Comunicazione è anche semplicemente rispondere, in particolare quando si è dato origine alla comunicazione, domanda: quanto costa questa scatola? – risposta: un euro – un grazie, chiude la comunicazione. Questo e il più semplice modo di comunicare con educazione e rispetto: tu hai fatto la domanda, hai ricevuto la risposta, ringrazi e chiudi la comunicazione.

Ma se finisse così: domanda: quanto costa questa scatola? Risposta: un euro__________________ e poi nulla più cosa pensate accada?  

Chi ha dato la risposta resta con una comunicazione bloccata e cosa penserà di chi ha fatto la domanda? È un maleducato, un ignorante, “lo scemo del paese”, uno che fa solo perdere tempo a chi lavora, e via così, rimanendo per lui un mistero un comportamento così inadeguato, incomprensibile, e talmente idiota da fargli pensare che non si deve avere a che fare con quel tipo di persona e che se ricapita come minimo lo manderà a quel paese.

Quello che è peggio è che anche lui si sentirà autorizzato a comportarsi così con altri e da li a poco si avranno comunicazioni bloccate, inadeguate, risentimenti, liti, incomprensioni, stupore, rabbia e molto altro ancora….fino ad arrivare ad istituzionalizzare la comunicazione tramite un cosiddetto “garante” che come compito ha proprio quello di limitare la comunicazione, che è una limitazione, di fatto, della libertà e che rende ogni iniziativa imprenditoriale, in particolare le piccole e pregevoli imprese, soggette alla costrizione di non comunicare se non tramite pubblicità mediatica che solo le grandi aziende si possono permettere.

Ma le imprese, gli imprenditori o chi per loro  a loro volta come si comportano?

Sempre più spesso accade che, nel  business, si richiedano informazioni, offerte, preventivi, dati che una volta ricevuti non originano alcuna risposta, nemmeno il grazie non sono interessato, o qualunque altra risposta che concluda quella comunicazione iniziata e che dia all’interlocutore la certezza che la comunicazione sia arrivata, sia stata compresa e si sia conclusa.

E allora cosa sta succedendo a certi ( direi molti ) imprenditori? Non conoscono più le buone maniere, l’educazione e la cortesia professionale?  

Dare una risposta anche se negativa costa solo qualche secondo, non si deve esporre  nemmeno la faccia!  Com’è possibile essere arrivati ad un livello tale?

Quel che è peggio anche nelle relazioni d’affari originate dallo stesso imprenditore verso potenziali interlocutori di mercato si ha la stessa comunicazione interrotta, confermato anche da questo articolo che riproponiamo, estratto da una intervista a Konstantin Krokhin, Presidente della Commissione per la cooperazione con i partner della Repubblica Italiana della Camera di Commercio e Industria della città di Mosca di qualche tempo fa.

Alla domanda……Quali problemi e quali lati positivi riscontrate solitamente nei rapporti con l’imprenditoria italiana?

La risposta…….

L’aspetto positivo è l’apertura e l’atmosfera amichevole nei contatti con gli imprenditori italiani: è più semplice instaurare relazioni con gli uomini d’affari italiani che con quelli francesi o tedeschi.

Non parlerò di lati “negativi” in sé, ma c’è una cosa strana che riscontriamo a volte nella comunicazione con i businessman italiani ed è la “scomparsa improvvisa” della controparte: succede che lascino la trattativa per un mese o un anno senza nemmeno dire o scrivere “arrivederci” e senza aver concluso effettivamente la negoziazione sui temi discussi…….

Purtroppo se teniamo conto della mentalità russa l’imprenditore italiano può essere considerato non molto “serio” o affidabile se confrontato ai tedeschi o ai francesi.

I businessman del nord Europa possono intrattenere relazioni “fredde” con i russi, ma almeno ci avvertono in tempo…

Gli italiani invece hanno ottime relazioni a livello umano, ma possono “sparire” senza neanche salutare, mentre magari stiamo attendendo da loro una risposta.

Strano ma vero e riscontrabile ad ogni livello imprenditoriale: alcuni ma non pochi  imprenditori non danno risposte, smettono di comunicare anche se sono stati loro ad originare la comunicazione, spesso perché decidono di non decidere o perché non sono in grado di valutare, oppure perché ciò che viene espresso non è nelle loro aspettative, o forse perché non sono poi così imprenditori, le ragioni possono essere molte ma nessuna giustifica la mancanza di risposta e il vuoto creato da una inconclusa comunicazione che porterà l’interlocutore a considerare quell’imprenditore maleducato e “fasullo”, non affidabile. 

Si arriverà così a considerare quella categoria d’imprenditori, di quel settore o di quella nazione tutti uguali.

Così come accade nelle comunicazioni di ogni genere, specie fra imprese, imprenditori e loro interlocutori quando non vi è una comunicazione conclusa: considerare quell’azienda e di conseguenza quel prodotto inaffidabile, poco seria, sulla quale è necessario all’occasione dare impressioni negative cosa ormai facilitata proprio dai mezzi di comunicazione moderni, internet, social, ecc., insomma si avrà uno “sputtanamento” generale e il tutto per una mancata risposta.

Forse sarebbe meglio comunicare di più e offrire impressioni e risposte e riceverne a nostra volta, senza comunicazione bella o brutta che si ritenga non c’è libertà ma soprattutto non vi è civiltà, vi è una giungla dove vige la legge del più forte e dove le idee e l’iniziativa sono soppresse,  a maggior ragione nel mondo imprenditoriale.

Se produci un dentifricio e non rispondi a chi ti manda un curriculum cosa pensi si debba dire del tuo prodotto?

Se richiedi un’offerta e non dai risposta cosa pensi si possa dire della tua azienda?

E se ti richiedono un’offerta e non ricevi alcuna risposta cosa penseresti tu?  Se devi dare risposta per un business e non mantieni la tua parola, cosa pensi diventi la tua azienda?  Con quale faccia stai sul mercato?


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Si riparla dell’affidabilità di un partner per il mercato russo dopo alcune segnalazioni..E giacché ci siamo stancati di sentirci dire dai molti imprenditori italiani di avere preso fregature, ribadiamo di stare attenti ..

Torniamo a parlare di come valutare il partner giusto per fare business in Russia, qualunque sia l’attività da svolgere, perché ci hanno segnalato alcuni che propongono servizi per la Russia, millantando organizzazione, conoscenze e introduzioni varie, esperienze approfondite e strane proposte di marketing globale, ricerche di mercato ecc. ecc.

Quindi  come valutare un partner affidabile per il mercato russo? 

Come già detto i primi consigli sono quelli già pubblicati e qui sotto riportati, ma è anche bene spiegare che le ricerche di mercato sono totalmente inutili e se fatte a regola d’arte costosissime, altrimenti si trovano già predisposte dai siti istituzionali: la Farnesina pubblica su www.infomercatiesteri.it  gran parte dei dati significativi per operare nei mercati esteri, oppure possono essere richieste all’ ICE.  

La ricerca di mercato  (in questo caso) non è un passaggio pratico e, come detto, oltre ad essere molto costoso non serve ad avere la “realtà del mercato praticato”.

La prima cosa da sapere è se ci sono o no competitors nel mercato ( ma questo normalmente l’azienda lo sa già e il verificarlo costa 30 minuti di tempo e zero spese ): se ci sono i vostri competitors il mercato esiste ed è possibile anche per voi, ma se non ci sono non cambia nulla, prima non c’erano nemmeno i vostri competitors e il mercato potrebbe essere ugualmente interessante per la vostra azienda. 

Si deve provare a fare mercato, andare sul posto, presentarsi, parlare con i potenziali clienti, capire qual è il modo di trattare e le esigenze espresse, e molte altre cose: si tratta quindi di  imparare a conoscere il mercato in relazione a ciò che si propone.

Prima i buoni imprenditori o chi per loro, prendevano la valigetta e andavano personalmente ad esplorare i nuovi mercati e a presentare le loro proposte, capivano subito cosa era necessario fare e cosa non fare, insomma intraprendevano.

Oggi i mercati sono più vasti complessi specialmente i mercati non tradizionali, dove ci sono problemi di comprensione e metodologie diverse, usanze diverse e regole più complesse dei mercati casalinghi. 

Quindi ci si deve affidare ad un partner esperto sul posto: ma che sia veramente sul posto con una propria e accertata organizzazione, con numeri telefonici fissi e raggiungibili immediatamente, e che siano entità giuridiche del posto e non fuori area o che operano a distanza.

Non si può operare in Russia da Firenze o Milano, da Verona o Brescia, da Bari o Napoli ecc., si deve essere in Russia se si vuole fare qualcosa in Russia e meglio nella capitale che è sempre il maggior punto di riferimento per ogni business. Ogni altra città, se pur importante diventa un “ripiego” poco pratico per ogni azienda o businessman di questa enorme area di mercato che è la Russia.

Inoltre solo da Mosca si possono gestire anche le altre Nazioni ad influenza russa dove periodicamente intervengono gli operatori economici delle aree CSI. 

Mosca è il centro degli affari per le aree russofone legate alla Russia, nessun’altra città può essere un riferimento come Mosca.

Detto ciò c’è da stare molto attenti a chi propone servizi senza organizzazione propria sul posto, o con un cosiddetto partner, o un qualsiasi riferimento nominale che non è chi vi offre il servizio: se affidate un lavoro a qualcuno esigete che questo qualcuno lo esegua in prima persona, che ne abbia piena responsabilità e che renda conto personalmente dell’operato: nessuno può rendere conto dell’operato di terzi ai quali demanda il lavoro da svolgere.

Ma ci sono anche coloro che operano come singoli e che appaiono dal sito, come organizzazione, magari con l’unica prerogativa di parlare russo e magari di abitare in area: ma la sua organizzazione qual è?  Chi si occupa di supportare voi e i vostri compratori con gli indispensabili servizi per risolvere le problematiche doganali, di trasporto, certificazioni, pagamenti, garanzie, transazioni internazionali, problem solving?

E tutte queste competenze devono trovarsi all’interno della stessa organizzazione che offre il servizio, all’interno vuol dire che sono collaboratori assunti in azienda e specializzati in queste operatività, con collegamenti diretti e telematici con le dogane, con l’ufficio di certificazione, devono avere le autorizzazioni bancarie per gestire le transazioni internazionali, devono avere commercialisti interni, marketing interno e manager interni.

Quindi diffidare di chi non è accertato abbia tutto questo in proprio, nella propria organizzazione e che tutto sia verificabile.

Diffidare di che nei loro siti di presentazione propone servizi con contatto via modulo: perché non sono esposti contatti diretti? Perché qualcuno non può spiegare telefonicamente e dare informazioni? Perché chi deve operare in Russia non vi risponde dalla Russia e non è possibile chiamarlo ad un numero fisso in Russia?

Tutto questo non significa che un’organizzazione seria vi possa garantire il successo del vostro business, assolutamente no!

Vi può garantire però di fare tutto il possibile e anche di più per ottenere il risultato che volete raggiungere, risolvendo ogni problematica e dando a voi e ai potenziali vostri clienti russi il massimo del supporto richiesto e necessario. Questa è la migliore e il massimo di garanzia che si possa avere perché il resto lo dovete avere e fare voi con ciò che proponete.

E giacché ci siamo stancati di sentirci dire dai molti imprenditori italiani di avere preso fregature, ribadiamo di stare attenti e mettersi bene in testa quanto segnalato di seguito:

  • Diffidate di chi vi propone liste di clienti, nominativi e data base,  di chi  ricerca clienti a distanza anche dal vostro ufficio, di chi vi dice di potervi trovare clienti lavorando a distanza e non è sul posto anche se parla russo.
  • Diffidate di chi dice di avere clienti pronti per voi e per il vostro prodotto, di chi vi propone vendite  o fare mercato via internet in Russia, di chi vanta amicizie e alte conoscenze, di chi vi propone transazioni in nero o trasporti e sdoganamenti non ufficiali, di chi vi propone la possibilità di pagarvi per contante.
  • Verificare che sia un’entità giuridica russa, società presente da alcuni anni con una propria sede in Russia, che operi direttamente sul posto e che non sia un riferimento di un “cosiddetto partner”, socio o altro interlocutore indiretto.
  • Diffidare quindi di chi non opera direttamente e in proprio dalla Russia, con un proprio ufficio e struttura,  e di chi dice di farlo tramite partner o altri collegamenti sul posto.
  • Diffidare di chi espone solo telefoni cellulari sia italiani che russi. ( i cellulari russi iniziano per (+7 prefisso per la Russia )  e  poi (9…)  Esporre numeri di cellulari e non fissi denotano mancanza di struttura e riferimenti aziendali, ovvero chi opera da casa  e/o da distanza senza una propria organizzazione e senza alcuna responsabilità.
  • Non affidarsi a singoli elementi senza storia e senza sede ufficiale oppure a semplici siti internet che non servono a fare mercato.  Non affidarsi ad improbabili  “agenti” figure che in Russia non esistono con le stesse connotazioni italiane.
  • Verificare che vi accolgano in Russia presso la propria sede ben identificata  e non presso business center affittati all’occasione o in hotel.
  • E’ importante che come primo approccio chiunque si relazioni con voi  faccia  un sopralluogo presso la vostra sede in Italia per vedere chi siete e cosa proponete e risponda ad ogni vostra domanda esaustivamente: non si trattano queste collaborazioni a distanza.
  • Diffidate di chi NON espone referenze bancarie e aziende per le quali ha lavorato e diffidate di chi non può essere verificato con una immediata telefonata.

Voi siete un imprenditore e dovete esigere che chi vi incontra sia un interlocutore adeguato, quindi un amministratore o un professionista referenziato che si impegni con la propria responsabilità: diffidate quindi di chi propone un servizio di questo genere e altri servizi per il mercato russo ed è un agente o un semplice venditore che salta da un posto ad un altro e che non può rappresentare effettivamente il vostro potenziale partner in Russia.

Ma diffidate sempre di chi propone servizi a basso costo, troppo basso da apparire molto convenienti ma che sarebbero poi poco reali: fare mercato in Russia a costo zero non è possibile e ad un costo non adeguato sarebbe comunque una “fregatura”.

E’ accettabile invece una proposta che preveda un compenso fisso adeguatamente contenuto  e un buon compenso variabile sul realizzato.

 


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per vendere in russia

Trasporto, dogane e pagamenti, queste le prime barriere da superare nel mercato russo.

Premesso che qualunque azienda per piccola che sia può, anzi deve, cercare di proporsi nel mercato dell’Area Russa che è e resta la migliore opzione di sviluppo per le PMI italiane, il mercato russo presenta alcune difficoltà che non si riscontrano nel mercato europeo e che per la piccola impresa possono sembrare insormontabili ma in realtà non lo sono.

Prima di tutto c’è da considerare che i costi di un prodotto importato in Russia aumenteranno in virtù del costo del trasporto e dello sdoganamento quindi non è possibile imporre dei prezzi di vendita ai compratori russi i quali dovranno inserire nel prezzo finale anche i gravami di cui sopra.

Come già detto nelle precedenti pubblicazioni il venditore italiano deve proporre le proprie merci franco Italia con tutti le problematiche di trasporto e doganali a carico del compratore. Questa è la prassi compreso quella di richiedere il pagamento anticipato, ovvero 30% all’ordine e il restante 70% prima della consegna.

Ecco che è necessario per l’azienda che vende proporre prezzi al netto di ogni spesa, compreso il rischio pagamento, e quindi cercare di proporsi nella logica più competitiva possibile in materia di prezzi non gravando su questi le voci di cui sopra, ma soprattutto pensando al prezzo di vendita all’utente finale che dovrà sostenere il costo di ogni onere e che, per logica matematica, dovrà acquistare ad un costo superiore di quello proposto nel mercato italiano.

Il trasporto inciderà in proporzione alla quantità , peso e volume della spedizione che per ogni prodotto è da calcolare al momento, mentre per il gravame doganale il calcolo è complesso perché oltre alle accise che variano da prodotto a prodotto ci sono da calcolare in cumulo progressivo, costi di trasporto e IVA: un calcolo che non ha senso affrontare se non per ogni specifico caso. Detto questo non c’è da scoraggiarsi perché questo vale per ogni merce importata e quindi il compratore russo sa già quali siano i gravami del prodotto da lui trattato. È però utile ribadire che la logica del prezzo di partenza deve essere avulsa dal calcolo tradizionale del prezzo casalingo e ciò per poter essere il più competitivi possibile.

E’ vero anche che sempre più compratori russi richiedono il prodotto franco destino con una offerta che comprenda tutti i costi e che preveda il pagamento in valuta locale, quindi in Rubli.

A questo punto è necessario che l’azienda che vende abbia una collaborazione direttamente sul territorio russo con una organizzazione che sia in grado di supportare queste richieste sempre più spesso proposte dal compratore.

Per questo le pochissime e specializzate aziende che propongono servizi di supporto per il mercato russo prospettano la collaborazione con le imprese italiane non come una semplice erogazione di servizi ma come una vera e propria partnership.

Il partner in Russia deve essere in grado di organizzare il trasporto e di assumersi lo sdoganamento, quindi deve agire come un vero e proprio broker doganale, inoltre deve essere in grado di avere le autorizzazioni per operare la transazione tra rublo e valuta estera per “triangolare” il pagamento tra fornitore e compratore, e così portare a termine l’operazione in ogni sua fase.

Anche se ciò può sembrare difficoltoso agli occhi di una PMI italiana neofita del mercato russo, per il partner organizzato questo è “pane quotidiano” ma deve avere al suo interno ogni terminale umano e non per realizzare il servizio a ciclo chiuso.

L’azienda che intende affrontare il mercato russo deve verificare bene le competenze del partner localizzato in Russia che giocoforza deve avere per essere supportato in questo mercato, partner che non può essere una organizzazione istituzionale italiana o russa poiché per forza di cose non hanno e non possono avere tali competenze e facilità operative.

Se si vuole avere il massimo delle probabilità di successo nel mercato russo è necessario superare le problematiche che tale mercato presenta e che anche se possono apparire difficoltose sono di fatto gestibili con un qualificato e verificato partner sul posto.

Comunque per calcolare quali siano i gravami sul prodotto è necessario avere il codice doganale del prodotto stesso, quindi verificare, tramite collegamento al terminale doganale, quali accise sono previste e quali le certificazioni richieste, quindi partendo dal prezzo di vendita franco fornitore, aggiungendo a questo il costo del trasporto, per poi inserire la percentuale doganale richiesta, gli eventuali costi di “certificazione/dichiarazione di conformità” effettuare un calcolo algebrico del costo finale.

E’ anche possibile fare le offerte diversificate, ovvero offrire il prodotto franco fabbrica al netto di ogni costo da parte dell’azienda e calcolare i costi d’importazione e transazione in rubli da parte del partner in Russia, così che il compratore sappia quali costi sono imputati al prodotto e quali alla consegna. Quindi si potrebbe anche far passare le merci direttamente dal partner in Russia che funge da compratore per poi cedere le merci al compratore effettivo ed è per questo che il partner deve apparire agli occhi del compratore come l’ufficio di rappresentanza dell’azienda che vende per garantire che non vi siano i soliti “moltiplicatori” per il passaggio che il prodotto subisce.

E’ quindi interessante valutare la proposta di partnership che è da considerare la “chiave di volta”, la soluzione più interessante, più efficace e la meno onerosa per affrontare il mercato russo: ma questo lo vedremo nel prossimo incontro.

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Come valutare un partner affidabile per il mercato russo: i primi consigli utili.

  • Verificare che sia un’entità giuridica russa, società presente da alcuni anni con una propria sede in Russia, che operi direttamente sul posto e che non sia un riferimento di un “cosiddetto partner”, socio o altro interlocutore indiretto.
  • Diffidare quindi di chi non opera direttamente e in proprio dalla Russia, con un proprio ufficio e struttura,  e di chi dice di farlo tramite partner o altri collegamenti sul posto.
  • Diffidare di chi espone solo telefoni cellulari sia italiani che russi. ( i cellulari russi iniziano per (+7 prefisso per la Russia )  e  poi (9…)  Esporre numeri di cellulari e non fissi denotano mancanza di struttura e riferimenti aziendali, ovvero chi opera da casa  e/o da distanza senza una propria organizzazione e senza alcuna responsabilità.
  • Non affidarsi a singoli elementi senza storia e senza sede ufficiale oppure a semplici siti internet che non servono a fare mercato.  Non affidarsi ad improbabili  “agenti” figure che in Russia non esistono con le stesse connotazioni italiane.
  • Verificare che vi accolgano in Russia presso la propria sede ben identificata  e non presso business center affittati all’occasione o in hotel.
  • E’ importante che come primo approccio chiunque si relazioni con voi  faccia  un sopralluogo presso la vostra sede in Italia per vedere chi siete e cosa proponete e risponda ad ogni vostra domanda esaustivamente: non si trattano queste collaborazioni a distanza.
  • Diffidate di chi vi propone liste di clienti, nominativi e data base,  di chi  ricerca clienti a distanza anche dal vostro ufficio, di chi vi dice di potervi trovare clienti lavorando a distanza e non è sul posto anche se parla russo.
  • Diffidate di chi dice di avere clienti pronti per voi e per il vostro prodotto, di chi vi propone vendite  o fare mercato via internet in Russia, di chi vanta amicizie e alte conoscenze, di chi vi propone transazioni in nero o trasporti e sdoganamenti non ufficiali, di chi vi propone la possibilità di pagarvi per contante.
  • Diffidate di chi NON espone referenze bancarie e di aziende per le quali ha lavorato e diffidate di chi non può essere verificato con una immediata telefonata.

Voi siete un imprenditore e dovete esigere che chi vi incontra sia un interlocutore adeguato, quindi un amministratore o un professionista referenziato che si impegni con la propria responsabilità: diffidate quindi di chi propone un servizio di questo genere e altri servizi per il mercato russo ed è un agente o un semplice venditore che salta da un posto ad un altro e che non può rappresentare effettivamente il vostro potenziale partner in Russia.

Ma diffidate sempre di chi propone servizi a basso costo, troppo basso da apparire molto convenienti ma che sarebbero poi poco reali: fare mercato in Russia a costo zero non è possibile e ad un costo non adeguato sarebbe comunque una “fregatura”.


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Mercato dell’Area Russa: Il giusto approccio e il giusto partner.

No gli agenti di commercio –  Quali le difficoltà –  I millantatori –  

Come approcciare il mercato – Il costo zero in Russia non esiste – 

Come si è già detto per entrare nel mercato russo e gestirne lo sviluppo serve un partner affidabile e presente in loco, referenziato e che offra garanzie di competenza e affidabilità, cosa non da poco.

La valutazione deve essere fatta tenendo presenti vari fattori importanti e per primo il fatto che l’eventuale partner sia presente fisicamente in Russia, preferibilmente nella capitale, con una propria sede e organizzazione. 

Ma questo non basta per garantirne l’affidabilità, infatti è essenziale accertarsi che l’azienda partner sia una società giuridica russa, costituita da alcuni anni e disponga di uffici adeguati e quindi di numeri telefonici fissi e non solo di cellulari.

Inoltre sarebbe necessario anche verificare che l’indirizzo degli uffici sia sempre il solito da almeno qualche anno e che non abbia cambiato ragione sociale.

Molti sono coloro che si spacciano per operatori del mercato russo ma che poi non hanno sede giuridica, hanno solo numeri di cellulare personali e non hanno uffici propri ma si avvalgono di business center affittati all’occasione o di hall di alberghi dove sempre più spesso avvengono  incontri con ignari clienti per trattare ogni tipo di rapporto.

Viste le complessità di questo ampio mercato è anche necessario accertarsi che l’eventuale partner abbia competenze sia nel trasporto che nello sdoganamento delle merci,  che è essenziale siano trattate con trasporti ufficiali e sdoganamenti legali: questo è molto importante perché è d’uso fra gli “improvvisati consulenti del mercato russo e i soliti furbetti” minimizzare i problemi del trasporto e dello sdoganamento riferendosi poi a conoscenze per i cosiddetti trasporti a “nero o grigio”, quindi c’è da diffidare quando qualcuno dice che non vi sono problemi in tal senso e che tutto è facile.

A questo deve va aggiunta anche una seppur minima competenza nelle certificazioni russe richieste per le varie merci e quindi un collegamento con i vari organismi di certificazione per avere certezze sul da farsi nei vari prodotti e per quanto la legge russa richieda.

E se tutto questo non bastasse ci sono da verificare le competenze nell’ambito commerciale, amministrativo, contrattualistico, se la società partner ha un commercialista all’interno della propria struttura o si deve rivolgere all’esterno, cosa poco agevole e che denota una debole organizzazione, quali rapporti bancari detiene, se banche primarie o di second’ordine e a volte poco conosciute, se è competente nella contrattualistica per le transazioni internazionali e se ha credenziali bancarie per transare pagamenti in Rubli da parte del compratore di un prodotto qualora ve ne sia la necessità.

Nell’ambito commerciale c’è da rilevare la sempre crescente domanda delle aziende italiane per agenti di commercio che operino nel mercato russo, ed è così che spesso le aziende si affidano a improvvisati e improbabili agenti che con poche pretese attivano dei rapporti che poi finiscono quasi sul nascere e si concludono con vari inconvenienti e non pochi contrasti, quando non addirittura con perdite sostanziali da parte dell’azienda che si era affidata a tali personaggi.

La figura dell’agente di commercio, così come gli italiani la concepiscono, nel mercato russo non è rintracciabile.  Una persona che lavori a proprie spese, che investa per l’azienda, senza chiedere nulla aspettando le provvigioni quando e se arriveranno e nel frattempo spendendo per promuove il prodotto non esiste e quando lo si trova o è un filantropo o c’è qualcosa di poco chiaro.

Immaginate poi un agente che operi anche solo nella regione di Mosca quanto dovrebbe spendere per promuovere e muoversi, visitare gli eventuali compratori, fare sopralluoghi periodici, in un’area di circa 15 milioni di abitanti, di quali risorse dovrebbe disporre per operare bene e a largo raggio senza alcun supporto dell’impresa: dovrebbe comunque essere un facoltoso imprenditore ma sarebbe comunque poco oculato nell’accettare tale incarico e investimento senza una adeguata contropartita.

Totalmente fuori luogo quindi anche la costituzione di una rete commerciale come s’intende in Italia, in Italia con 10 agenti si copre il territorio nazionale, per alcuni prodotti anche con meno agenti, e pensare di organizzare e gestire una rete di agenti per l’entità statale più vasta al mondo è a dir poco  demenziale. Il tutto poi a costo zero per l’impresa che vuole fare mercato in Russia è ancora più demenziale!

Da tener ben presente che la proposta di un prodotto viene effettuata con azioni di marketing e non con visite a sorpresa presso i compratori, il partner deve quindi essere in grado di avere al suo interno un ufficio marketing per la ricerca dei potenziali clienti e per strutturare una proposta che susciti interesse e crei appuntamenti mirati, mentre venditori devono saper presentare, affrontare incontri programmati e infine vendere il prodotto proposto. In supporto a tutto questo si deve essere in grado di gestire le fasi amministrative, i pagamenti e le transazioni, nonché come già dicevamo, trasporti e sdoganamenti.

Ecco che l’imprenditore che ritiene strategico il mercato russo, oltre alle valutazioni per recepire un partner adeguato, dovrà valutare la necessità di impegnarsi economicamente per supportare un suo starter nel mercato: quanto più organizzato e referenziato sarà il partner con il quale si accorderà tanto minore sarà l’impegno economico richiesto e di conseguenza otterrà anche la maggiore probabilità di successo possibile.

 Quando si ha a che fare con un potenziale partner chiedere sempre di effettuare incontri in sede e non in strutture improvvisate al momento, non dare mai anticipazioni o compensi per “cassa” ma sempre dietro fattura e con bonifico bancario anche se si tratta di piccole transazioni.

Non ascoltare chi dice di avere conoscenze altolocate che possono agevolare il business (spesso si fa riferimento a politici o ex KGB ) e che poi richiedono un tornaconto personale anticipato: queste sono le solite boutade di chi non sapendo parlare del lavoro in se  millanta improbabili e ormai desuete conoscenze.

Oggi in Russia il business è solo business, ogni proposta viene valutata per quello che realmente è e si conclude se c’è convenienza tra le parti, senza strane intermediazioni o ipotetiche conoscenze.

Infine uno strumento utile per un’attenta valutazione e per non commettere errori è questo video:   https://www.youtube.com/watch?v=-YbC8DqNP-4 .


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Internazionalizzarsi nel mercato russo per le piccole imprese italiane

Con internazionalizzazione s’intendono tutte quelle azioni atte ad operare in un’area di mercato diversa da quella casalinga.  La maggior parte delle PMI italiane intende l’internazionalizzazione come vendita delle proprie produzioni all’estero. Altre invece s’internazionalizzano dislocando la propria produzione, una propria filiale o un proprio ufficio all’estero, altre ancora investendo in vari modi nelle opportunità che una Paese estero propone.

Nella maggior parte dei casi il nostro target di aziende intende fare mercato in Russia, quindi intende vendere i loro prodotti nel mercato russo, spesso però hanno come solo riferimento il loro mercato interno o al massimo il mercato dell’area europea dove già operano in qualche maniera.

Un riferimento totalmente errato col quale raffrontare il mercato russo che non ha le stesse caratteristiche degli altri soliti mercati.

Il primo dato da eliminare nell’approccio con questo enorme mercato è che si possano trovare riferimenti tipici commerciali come in Italia, ovvero che si possa fare riferimento ai soliti agenti di commercio per proporre le proprie merci: in Russia e in tutto il mercato d’influenza russa non esiste la figura dell’agente di commercio così come intesa in Italia.  Non esiste insomma nessuno che lavori solo con compensi provvigionali e investa quindi al posto dell’imprenditore.

Sarebbe inoltre impossibile coprire la Russia e magari le altre importanti aree limitrofe con reti di agenti commerciali/rappresentanti, data la vastità del territorio e la grandezza delle varie città sarebbero necessari un numero esagerato di questi intermediari, che  a loro volta dovrebbero sostenere costi molto elevati per coprire aree abbastanza ristrette al fine di promuovere e presentare un prodotto.

Così com’è praticamente impossibile crearsi una propria rete di vendita, ancorché direttamente dipendente e stipendiata, dati gli elevatissimi costi per le molteplici unità da assumere ma anche e soprattutto per le spese di gestione per gli spostamenti per tali venditori.

Quindi non avendo questi tradizionali riferimenti come possono le aziende inserire i loro prodotti nel mercato dell’Area Russa? E soprattutto con quali investimenti?

A seconda della tipologia di prodotto e del target di mercato i riferimenti possono essere: distributori/importatori, grossisti, GDO e DO, catene di dettaglio e vari altri come ad esempio interior designer, progettisti, architetti, contractor, concessionari, dealer, costruttori, industrie, rivenditori, showroom, operatori turistici, organizzazioni di vendita diretta,  ecc..

Detto ciò serve anche sapere in che modo promuovere e presentare l’azienda e il prodotto ai riferimenti citati, quindi come si raggiunge il nostro target di riferimento.

Ci sono tre modo per proporsi nel mercato:

  1. Una vasta campagna pubblicitaria sui media
  2. Partecipare alle fiere
  3. Farsi assistere da chi offre servizi d’introduzione.

Per la prima ipotesi, la campagna pubblicitaria sui media, sono necessari investimenti elevatissimi dei quali la maggior parte delle PMI non dispongono.

La seconda ipotesi è abbastanza diffusa fra gli imprenditori che sono normalmente abituati a partecipare alle manifestazioni fieristiche internazionali e per la qual cosa s’impegnano con rilevanti sforzi economici che non sono ripagati dagli ordinativi riportati a casa. Vero è che la fiera è anche una vetrina importante per l’immagine istituzionale dell’impresa e che molti ormai partecipano quasi esclusivamente per questo.

Anche per la Russia tutto questo può avere un senso, anzi, risultati immediati ce ne sono molto più frequentemente che in altre aree internazionali, fare una fiera in Russia e riportare a casa  ordinativi anche consistenti è abbastanza normale, ma non diviene un’azione di successo se non si ha sul posto chi potrà gestire questi ordinativi. 

Le ragioni sono le più varie: problemi linguistici e di comprensione, gestione del trasporto e dei passaggi doganali, certificazioni, gestione dei pagamenti, garanzie per le forniture, gestione delle tempistiche per le consegne, ripensamenti per sopraggiunta diffidenza, contrattualistica generalmente non conforme ai regolamenti russi, trasferimenti di valuta, pagamenti in Rubli quando richiesto, e altro ancora.

Ecco che se fare una fiera in Russia è certamente utile e consigliabile, non lo è più se prima non si ha un riferimento in Russia che sia in grado di gestire i clienti di questo mercato. 

Oggi più che mai è necessario prima trovare una collaborazione e poi organizzarsi per la fiera.

Visto quanto sopra la terza ipotesi quindi sembra l’azione con maggiore probabilità di successo e con minore impegno economico da parte delle PMI italiane, avvero: farsi assistere da chi offre servizi di supporto e d’introduzione nel mercato dell’area russa.

C’è anche il “fai da te” dell’imprenditore più audace: andare personalmente  in loco e reperire una collaborazione di qualche tipo.  Oppure affidarsi a Russi che ormai abitano in Italia e che si propongono di aiutare le aziende nel fare mercato in Russia ma intendono farlo dall’Italia, magari con sopralluoghi sporadici nel territorio e con conoscenze solo linguistiche ma nessuna conoscenza effettiva e diretta del mercato. 

Se nel caso di cui sopra si riesce a superare la barriera linguistica, una delle varie difficoltà, tutte le altre problematiche rimangono, senza considerare gli alti costi di sopralluoghi più o meno frequenti dall’Italia e con ormai appurati scarsi o inesistenti risultati.

Altri imprenditori si affidano a più o meno  improvvisati consulenti esterni che per uno o due giorni la settimana vanno in azienda per ricercare e contattare, in inglese, potenziali compratori russi, così come fanno per gli altri mercati internazionali ma viste le difficoltà di comprensione poc’anzi espresse si trovano di fronte un muro di gomma e a un nulla di fatto, con costi per l’impresa di alcune decine di migliaia di euro.

 

Allora quale deve essere il profilo della collaborazione e supporto presente nel mercato russo? Quali caratteristiche deve avere e cosa deve saper fare? E soprattutto con quali impegni economici da parte delle PMI?

www.mercatorusso.org      www.consultpartners.org   


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Internazionalizzazione in Russia delle piccole e micro imprese italiane.

L’area  di  riferimento:

La Federazione Russa è l’entità statale più vasta al mondo, più i Paesi membri CSI: Armenia – Azerbaigian – Bielorussia – Kazakistan- Kirghistan – Moldavia –  Tagikistan – Uzbekistan – Turkmenistan. Una tra le più vaste aree di mercato, in pieno sviluppo, al mondo. Un’area di mercato attaccata all’Europa e molto vicina all’Italia.

Una tra le più vaste aree di mercato, in pieno sviluppo, al mondo.  Un’area di mercato in continuo sviluppo per i prossimi 30 anni per vendere, dislocare, attivare un proprio ufficio, investire. 

Un mercato ricettivo con tassazioni minime e start up veloci.

La più vasta area di mercato con altissimo margine di successo per le piccole imprese. 

La più importante opportunità di sviluppo per i fatturati delle piccole  imprese italiane.

Un’area d’investimento sicura e redditizia anche per  piccoli investitori privati.

Una zona molto vicina all’Europa e all’Italia con particolare attrazione per il Made in Italy, per l’Italia e con grande affinità verso gli italiani.

Un’area molto conveniente dove dislocare le produzione e aprire una propria attività e fare affari.


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La Russia: non solo un mercato per vendere ma anche per dislocare la propria produzione, per investire, per attivare un proprio ufficio o un’attività commerciale.

Mosca sosterrà lo sviluppo delle relazioni con l’Italia……. Lo ha dichiarato  il portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.”Qualunque sarà la situazione politica in Italia la Russia continuerà a sostenere lo sviluppo dei reciproci legami in tutti i campi”, ha detto la Zakharova.

Questa dichiarazione e le altre manifestazioni di amicizia da parte del Presidente Putin verso l’Italia ci confermano che nonostante la scellerata scelta politica delle sanzioni contro la Russia i vincoli e le affinità dei russi con gli italiani non si sono mai interrotti.

Molte le aziende italiane che durante questo periodo di crisi politica, non certo voluta dalla Russia, hanno attivato o rinnovato rapporti commerciali con il mercato russo, ma non solo, varie sono le imprese italiane che hanno costituito nel mercato russo una loro entità giuridica per operare direttamente da questo territorio.

Le opportunità che l’area Russa offre agli imprenditori e agli investitori italiani sono molteplici e la regione di Mosca ha allettato più volte le imprese italiane ad attivare loro produzioni in loco, con varie e vaste agevolazioni.

Non solo quindi un mercato per vendere ma anche per investire, per aprire e attivare proprie strutture produttive, aprire filiali e operare direttamente sul posto con notevoli vantaggi fiscali rispetto all’operatività casalinga:

….Quanto vale la pressione fiscale in Russia per chi fa impresa? 

( da una intervista di Sputinik )  …Attualmente è molto bassa, probabilmente la più bassa tra gli Stati membri dell’OCSE. Inoltre il rapporto verso gli imprenditori stranieri è persino migliore e più gentile che nei confronti degli stessi cittadini russi… ed è comprensibile: la Russia ha bisogno di modernizzazione, la quale non è possibile senza investimenti nei settori dell’industria e dei servizi…..

In Russia tassazioni più che eque e buone rendite sui capitali, anche minimi, unitamente ad una snella burocrazia nel costituire ed attivare nuove società, rendono molto appetibile il collocarsi in questa area non solo per le medie e grandi imprese ma anche per molte piccole imprese italiane con un know-how produttivo consolidato nei più disparati settori.

In Russia la costituzione di una società non richiede più di sette giorni lavorativi, il capitale sociale minimo previsto è molto più “abbordabile” di quello richiesto in Italia e le formalità e costi notarili molto snelli e poco costosi.

Le possibilità di partnership sono elevate in particolare per aziende affini per settore o prodotto,  e le probabilità di successo commerciale di una produzione sul territorio sono elevatissime in particolare se sono di alto apporto tecnologico.

Oggi la Russia si propone come l’area più ricettiva per  l’imprenditoria europea e in particolare per quella italiana da sempre vista con estremo interesse data la creatività e l’inventiva delle aziende italiane che offrono produzioni di qualità e tecnologie spesso all’avanguardia, inoltre vi sono affinità con gli italiani che non si riscontrano con altri Paesi, mentre la vicinanza fra le due aree ( circa 3 ore di volo ) e l’attrattività turistica dell’Italia, meta ambita dai russi di ogni ceto sociale, dimostrano che il rapporto fra i due Popoli sono privilegiati, come ha più volte dichiarato il Presidente Putin.

www.mercatorusso.org        www.consultpartners.org


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Mercato russo? Forse si dovrebbe parlare di Mercato dell’Area Russa. Una grande opportunità per le piccole italiane.

Parliamo delle potenzialità del mercato russo, ma cosa si intende esattamente con  mercato russo? La Federazione Russa è già di per sé l’entità statale più vasta al mondo e, territorialmente considerata, rappresenta il mercato più esteso.

Ma non finisce qua. Il mercato d’influenza russa infatti va ben oltre la Federazione, coinvolgendo le aree CSI che attualmente sono Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Moldavia, Tagikistan, Uzbekistan e, come associato, Turkmenistan. Insomma un bacino enorme. Per questo forse sarebbe più corretto parlare di Mercato dell’Area Russa!

 Quest’area si è aperta completamente al mercato internazionale da poco più di 15 anni, entrando gradualmente nella cosiddetta economia di mercato. È stata una grossa boccata d’ossigeno per il mercato mondiale, in particolar modo per le nazioni dell’UE. La Russia, infatti, ricca di materie prime, ma povera d’industria di trasformazione e di prodotti tecnologici offre moltissime opportunità sia come mercato di approvvigionamento che come mercato di consumo.

 Nei primi anni 2000 si è registrato un boom dell’edilizia e del commercio. Questo sviluppo ha messo in risalto un mercato che aveva necessità di tutto ed è stato di fatto la fortuna unica e incondizionata di moltissime imprese, tra le prime quelle italiane.

Dai prodotti per l’edilizia, macchinari, impianti, all’abbigliamento e successivamente prodotti alimentari, alta moda, tecnologie elettriche ed elettroniche, fino ad arrivare a cibo e prodotti per gli animali da compagnia: queste sono state le richieste del mercato. 

Nelle aree più industrializzate e ricche il Made in Italy è indubbiamente il prediletto. 

 Nel corso degli anni il mercato russo si è evoluto diventando competente ed esperto in molti settori. I Russi più benestanti hanno dato un notevole impulso anche al turismo internazionale. Sono stati per esempio tra i maggiori frequentatori di aree storiche e turistiche italiane, acquisendo così consapevolezza estetica e capacità di confronto con realtà e abitudini di consumo diverse.

La Russia si è di molto modernizzata; attualmente sono presenti tutte le più grandi catene di distribuzione, moltissimi grandi centri commerciali (e un gran numero in costruzione). Questo costante sviluppo edilizio interessa ogni area cittadina e in gran parte anche aree rurali. Il ceto medio ha considerevolmente aumentato le proprie capacità d’acquisto grazie al credito bancario più agevole.

Oggi il mercato russo, più evoluto e oculato, resta un mercato importante da presidiare. 

Un mercato attrattivo per le molte opportunità che offre alle imprese.

Le piccole e le microimprese italiane, soprattutto, dovrebbero sfruttare al massimo la “simpatia” dei Russi per l’Italia e i suoi prodotti Made in Italy.

Le nostre PMI sono consapevoli dell’opportunità che il mercato russo offre loro, ma al tempo stesso sono frenate da alcuni preconcetti come la scarsa conoscenza della realtà di questo mercato, l’approccio culturale e linguistico, la mancanza di supporti economici di cui realmente possano usufruire in prima persona e le molte proposte di assistenza e consulenza per questa area di mercato il più delle volte non adeguate.

Le piccole aziende italiane dovrebbero essere consapevoli del fatto che il mercato dell’area russa va presidiato in maniera strategica e con un approccio e un supporto adeguato in relazione alle modalità operative, alla lingua e alle caratteristiche territoriali. 


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