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• Imprese italiane la via di scampo potrebbe essere operare a tutto campo nel Mercato Russo- Eurasia. Le micro, piccole e medie imprese italiane non dovrebbero indugiare oltre…

• Esperto americano: ha parlato di quella che secondo lui potrebbe essere “la madre di tutte le bolle” economiche. – • Imprese italiane la via di scampo potrebbe essere operare a tutto campo nel Mercato Russo- Eurasia. Le micro, piccole e medie imprese italiane non dovrebbero indugiare oltre…• FMI, Banca Mondiale e…. rischio recessione mondiale….

  • Esperto americano: ha parlato di quella che secondo lui potrebbe essere “la madre di tutte le bolle” economiche.
  • FMI, Banca Mondiale e…. la Conferenza su Commercio e Sviluppo dell’ONU : rischio recessione mondiale nel 2020.
  • Imprese italiane la via di scampo potrebbe essere operare a tutto campo nel Mercato Russo- Eurasia. Le micro, piccole e medie imprese italiane non dovrebbero indugiare oltre…

Non molto rosee, per usare un eufemismo, le previsioni di Joe Zidle, capo stratega agli investimenti della Blackstone di New York. Zidle spiega che ogni ciclo economico termina con un eccesso di debito sovrano ma questa volta il debito sovrano in eccesso potrebbe essere “la madre di tutte le bolle”.

Lo stratega afferma che elementi come il fallimento nel mercato dei pronti contro termine, il debito a rendimento negativo, i premi a termine fortemente negativi, i conflitti commerciali in tutto il mondo e il crollo della produzione, appaiano erroneamente come tutti non correlati in questo momento.

“Verso la fine di ogni ciclo economico, spesso riceviamo avvisi che sembrano non essere correlati tra loro”, afferma “ed è solo con il senno di poi che ci rendiamo conto che invece non erano affatto casuali”.

​Gli investitori lo hanno visto durante il periodo precedente e successivo a quello della bolla immobiliare, “e lo siamo vedendo ora”.

La “madre di tutte le bolle” nel mercato del debito sovrano è il catalizzatore che probabilmente scatenerà la prossima recessione, secondo Zidle. Per essere ancora più precisi ed espliciti questi si aspetta che l’esplosione della bolla si verifichi tra la metà del 2020 e la fine del 2021.

“Sono diventato più ribassista sulle attuali prospettive economiche. Non mi aspetto una recessione tra sei mesi, ma non credo che sarà lontana più di altri due anni o giù di lì… credo comunque che l’eccesso di debito sovrano potrebbe essere la madre di tutte le bolle”.

Il 2020 potrebbe essere l’anno di una nuova crisi economica mondiale, di dimensioni maggiori alla precedente. Ecco i quattro paesi più a rischio.

Non solo il FMI, ma anche altri organismi come la Banca Mondiale e la Conferenza su Commercio e Sviluppo dell’ONU, hanno avvisato sul rischio recessione mondiale nel 2020. L’incertezza sui mercati, il rischio Brexit, la politica dei dazi di Trump che prima ha provocato la guerra commerciale con la Cina e adesso ha messo in crisi il commercio con l’Europa, così come la crisi dell’industria automobilistica tedesca, rallentano le performance dei mercati e, con questi, la crescita.

Mentre la grande crisi del 2008 era scoppiata negli Usa, a causa dei mutui subprime, e poi era stata trasferita in Europa, adesso il cuore della crisi sarà proprio il vecchio continente. E non saranno i paesi più poveri, quelli che subiranno maggiori sofferenze, ma i più industrializzati. Per questa ragione la recessione potrebbe provocare una crisi strutturale più profonda di quella che ha colpito i paesi dell’eurozona a inizio del secondo decennio del nuovo millennio.

Ecco quali saranno i quattro paesi che rischiano una flessione del PIL: Germania, Messico, Italia e Gran Bretagna.

Germania :  In base a quanto riferito dalla Bundensbank, la Germania entrerà in recessione tecnica se anche nel terzo trimestre del 2019 subirà una crescita negativa. E in effetti, proprio una lieve flessione con una caduta del PIL dello 0,1% è prevista confermarsi per il terzo trimestre, secondo le stime dell’Istituto di Investigazione Economica di Monaco. A incidere negativamente sulla performance economica di Berlino è la crisi del settore automobilistico tedesco, che si reggeva sulle esportazioni, crollate a causa della crisi di domanda internazionale dovuta al rallentamento dei mercati.

Messico:  Il Messico è uno dei paesi con il PIL più alto dell’America Latina e allo stesso tempo, una delle poche nazioni industrializzate nel continente. Tuttavia, a causa delle tensioni con la Casa Bianca, dovute dalle politiche sull’immigrazione, adesso rischia di fronteggiare una recessione. A causa dei tentennamenti sulla firma del trattato commerciale T-Mec, tra Messico Usa e Canada, la crescita zero del paese potrebbe convertirsi in una crescita negativa.

Italia:  L’Italia è stato uno dei paesi con la peggiore performance economica dell’UE, nell’ultimo anno, a causa di una crescita prossima allo zero. Il Paese cresce a un tasso dello 0,3% all’anno. Nell’ultimo trimestre il PIL è aumentato di 0.1 punti.   A peggiorare la situazione dell’economia italiana ci si mettono ora anche i dazi sull’export imposti da Donald Trump il mese scorso, che penalizzano le eccellenze made in Italy. Tariffe sino al 25% del valore di 7,5 miliardi di dollari, che danneggiano produttori di formaggi, vino, olio e pasta e che potrebbero azzerare l’export con gli USA.

Gran Bretagna:  Anche la crescita della GB è stata prossima allo zero. Nonostante tassi di crescita tra lo 0.2 e lo 0.5% allontanino dalla recessione tecnica, l’economia britannica ha subito le ripercussioni delle tensioni con Bruxelles e dell’incertezza Brexit. Questi fattori hanno ravvisato il pericolo recessione e crisi economica in uno delle più forti economie europee e del mondo. (Estratti da Sputnik)

Le micro, piccole e medie imprese italiane non dovrebbero indugiare oltre nel cercare una “ via di scampo”, dovrebbero attivarsi immediatamente per operare nell’area di mercato che, certamente, sarà la meno colpita dalla probabile nuova crisi internazionale.

Made in Italy, Made with Italy, partnership, produzioni delocalizzate, piccoli e grandi investimenti, in Russia/Eurasia, questa la migliore prospettiva per l’imprenditore accorto e previdente che abbia lo scopo di non rimanere completamente invischiato nella nuova “bolla economica”, che gli esperti giudicano la “ madre di tutte le bolle economiche”

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Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%.

Mentre Washington minaccia Mosca con nuove sanzioni, gli investitori americani stanno acquistando in massa azioni delle società russe. Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%. In Russia l’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

In Russia l’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

Stando alle stime della Borsa di Mosca, più di metà di tutti gli investimenti stranieri effettuati nel mercato finanziario è imputabile a Wall Street. Sputnik vi spiega per quale ragione gli investitori statunitensi non abbiano paura di andare contro i rischi di natura politica.

Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%. Si confronti: nei fondi di investimento europei la quota si attesta a solo il 26%.

“Le sanzioni introdotte ai danni delle maggiori società russe e l’ininterrotta propaganda antirussa posta in essere dai media americani non sono riuscite a far desistere gli investitori statunitensi dall’investire miliardi sul mercato azionario moscovita”, constata Forbes. Oggi gli investitori statunitensi detengono azioni russe per un totale pari a 79,3 miliardi di dollari, ossia il 58% in più rispetto al 2015.

In particolare, una delle più antiche società statunitensi di gestione, la Allianz Global Investors, ha comunicato di aver incrementato il peso dei titoli di Stato russi nel proprio.

Come si può spiegare una tale attività degli investitori americani? Gli esperti sostengono che gli investitori statunitensi siano sempre stati i primi in termini di investimenti nelle società dei Paesi in via di sviluppo.

Ma la cosa più importante è che questi titoli garantiscono un rendimento impossibile da ottenere sui mercati americani. Stando alle stime dell’ETF VanEck Russia, dall’inizio dell’anno il valore medio delle azioni russe nei portafogli dei fondi ha subito un aumento del 23,4%, mentre l’indice S&P 500 solo del 19,9% e l’indice dei mercati in via di sviluppo iShares MSCI (EEM) dell’8,45%.

Negli ultimi 5 anni la Russia ha garantito agli investitori un rendimento medio di 7 punti percentuali annui. Fra i Paesi con un mercato in via di sviluppo solamente la Cina ha saputo fare meglio.

“Di norma, gli investitori istituzionali, acquistando asset dei Paesi in via di sviluppo, sono interessati in primis al rendimento del loro investimento e in secundis alla profittabilità dell’attività e dai ritmi di crescita economica. Gli asset russi dal punto di vista del rapporto tra rischio e rendimento sono altamente attrattivi. Persino investendo in azioni blue chip è possibile ottenere sia un elevato rendimento a fronte delle operazioni di Borsa sia elevati rendimenti dai dividendi”, spiega Milchakova vicedirettrice del Dipartimento di analisi di Alpari.

Un’altra conclusione a favore di azioni e obbligazioni russe è di natura macroeconomica. L’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

Mosca controlla in maniera rigida le spese: il rapporto debito/PIL è di circa il 20%, mentre 124,14 miliardi di dollari (circa il 7% del PIL) sono depositati nel Fondo per il benessere nazionale. Altri fondi sono quelli depositati nelle riserve internazionali della Banca di Russia (537,2 miliardi al 18 ottobre 2019).   (Estratto da Sputnik)


“Le imprese lombarde generano circa il 28% dell’export italiano e, in media, il 45% del loro fatturato deriva dal rapporto commerciale con l'estero.

Le imprese lombarde mantengono forte la propensione all’internazionalizzazione, ed il fatturato realizzato all’estero, compreso anche quello delle micro e piccole imprese, copre il 45% del totale. La Russia è il primo paese target per il biennio 2020-2022.

L’export resta la forma privilegiata di presenza nei mercati esteri per le imprese internazionali lombarde, ma la filiera lombarda per prossimità, qualità e diversità delle competenze resta strategica. Nel biennio 2017-2019 i principali mercati sono stati Germania, Francia e Spagna mentre per il prossimo ciclo, 2020-2022 i rimi Paesi target sono Russia, Germania e Stati Uniti.

E’ questa in sintesi la fotografia che emerge dall’edizione 2019 del rapporto ‘Le imprese lombarde nelle catene globali del valore’ realizzato da Confindustria Lombardia, in collaborazione con Sace Simest e ISPI, con il coordinamento scientifico del Centro Studi di Assolombarda ed il coinvolgimento delle altre Associazioni territoriali socie.

“Le imprese lombarde generano circa il 28% dell’export italiano e, in media, il 45% del loro fatturato deriva dal rapporto commerciale con l’estero.

Dal rapporto, però, emerge anche la contenuta presenza diretta delle nostre aziende sui mercati esteri con proprie strutture commerciali o di produzione. Lavorare per colmare questo gap rappresenta un’opportunità per continuare a migliorare la vocazione internazionale del sistema lombardo”. – ha commentato Enrico Cereda, Vicepresidente di Assolombarda con delega a Internazionalizzazione ed Europa

Guardando alla geografia dei dati presenti nel rapporto, emerge come l’Unione Europea resti l’area principale di destinazione delle vendite, mentre la Cina è il primo paese di delocalizzazione delle sedi produttive. Per il biennio 2020-22 sono Russia, USA e Germania i principali Paesi target ed Assolombarda individua nella ricerca di partner esteri e nella creazione di maggiori opportunità di incontri B2B i servizi di maggiore interesse richiesti dalle imprese associate. ( estratto da Sputnik)

Dalla indagine per l’internazionalizzazione di Assolombarda si rileva un elevato interesse per il mercato russo:

  • la tendenza delle piccole imprese a investire in modo deciso in pochi Paesi concentrando così i propri sforzi. Attualmente le grandi imprese servono in media 36 Paesi, le medie 30, le piccole 17 e le micro 9.
  • rivestono un peso importante Cina e Russia.
  • Tra le geografie di interesse per lo sviluppo di rapporti futuri emerge in cima alla classifica la Russia – un Paese che già nell’edizione 2017 compariva come il primo desiderata delle imprese. Il fatto che lo si ritrovi ancora nel 2019 appena al nono posto nella classifica per vendite, e assente dalla top10 per sedi commerciali e sede produttive, suggerisce come il notevole interesse delle imprese per quel mercato si scontri con difficoltà operative di accesso.
  • Il fatturato all’estero incide per il 45% del totale, dal 38% delle micro e 41% delle piccole imprese al 51% delle medie, al 58% delle grandi e mostra una tendenza positiva nel tempo.   www.consultpartners.org

Africa-Russia: verso delle partnership alla pari

Putin: Basta sfruttare l’Africa – ONG spesso bande di bucanieri con lauti stipendi e finto umanitarismo

Putin: noi e l’Africa partner alla pari…noi vogliamo fare 50 e 50.

Nell’ambito del vertice Russia-Africa svoltosi qualche giorno fa a Sochi, Putin ha spiegato ai capi di stato africani (tutti e cinquantatre presenti) quello che è il suo progetto economico per l’Africa. Questo progetto è stato ieri riassunto brevemente da Oleg Ozerov, capo del dipartimento africano del Ministero degli Esteri russo: “Gli occidentali traggono profitti di 42 mld. di $ l’ anno in Africa, e ne lasciano solo 9, noi vogliamo fare 50-50.” In buona sostanza è l’offerta che faceva Enrico Mattei agli africani e per la quale è stato fatto fuori.

Ora, noi possiamo continuare a credere di fare del bene perchè “aiutiamo” l’Africa con le Ong, ovvero quelle che troppo spesso sono bande di bucanieri che traggono lauti stipendi dai fondi della cooperazione internazionale degli stati lasciando agli africani le briciole (qualche pozzo d’acqua, qualche ambulatorio e poco altro).

E dall’altro lato alimentano una tratta di salariati ipersfruttati da impiegare in Europa: il tutto ammantato di finto umanitarismo. Io rimango della mia, l’Africa non ha bisogno di carità pelosa e interessata. Semplicemente gli vanno pagate equamente le proprie materie prime e bisogna smetterla di derubarli. Il resto si risolve da sé . ( Estratto da L’Antidiplomatico di G. Masala)

Africa-Russia: verso delle partnership alla pari

La Russia però, pur promettendo investimenti importanti, non si posiziona come un paese salvatore, ma come un partner commerciale alla pari. Per il viceministro russo dell’energia Pavel Sorokin, anche Mosca ha bisogno dell’Africa: “Fondamentalmente si tratta di equa cooperazione fra le due parti. Ci dà la possibilità di trovare nuove tecnologie e di condividerle.

I risultati delle nostre imprese mostrano che noi condividiamo la nostra tecnologia, che siamo pronti a condividere la cultura, ad accogliere la cultura dei nostri partner e a crescere insieme. Perché siamo entrambi sulla strada della crescita e questo significa che dobbiamo cooperare a vantaggio di ciascuna di queste parti”. (Estrato da Euronews)

 


il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale.

Saxo Bank: ….il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale….

  • egemonia e del tasso di cambio falsato del dollaro ne risentono i Paesi in via di sviluppo
  • la dipendenza dai finanziamenti in dollari opprime la crescita dell’economia mondiale
  • è difficile contare su una normalizzazione dell’economia globale.
  • un dollaro più forte e una liquidità insufficiente opprimeranno la crescita economica mondiale e porteranno de facto alla deflazione
  • il sistema finanziario globale in dollari potrebbe non sopravvivere

Il rapporto di analisi pubblicato dalla nota banca di investimenti Saxo Bank sembra quasi un buon libro giallo sebbene nel suo titolo contenga già il nome del colpevole: il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale.

Il titolo del rapporto, Killer Dollar, è di per sé eloquente, ma in questo caso è rilevante non solo la connotazione negativa dell’impatto che l’egemonia del dollaro ha sul sistema finanziario mondiale, ma anche la previsione secondo la quale il mondo è giunto a un punto in cui solamente la svalutazione della valuta americana potrebbe ritardare di un po’ (ma di certo non scongiurare) una grave crisi a livello mondiale. I bassissimi tassi di interesse hanno già dimostrato di essere inefficaci e, per guadagnare altro tempo, gli Stati Uniti dovranno sacrificare proprio il loro forte dollaro.

“Quando si scriverà la storia di questi anni, il 2019 verrà ricordato molto probabilmente come l’inizio della fine del maggiore esperimento monetario di tutta la storia: sarà l’anno che avrà dato avvio alla recessione a livello mondiale nonostante i più bassi tassi di interessi reali e nominali della storia. Le politiche monetarie e creditizie hanno raggiunto la fine di un lungo percorso e questa fine si è rivelata insoddisfacente”, scrive Steen Jakobsen, chief economist presso Saxo Bank.

Il rapporto Dollar Killer ricorda molto l’intervento di un pubblico ministero dato che al suo interno vengono elencati i numerosi “crimini a sfondo economico” legati alla valuta americana e al suo tasso di cambio artificialmente pompato. Stando a Jakobsen e ai suoi colleghi, per via dell’egemonia e del tasso di cambio falsato del dollaro ne risentono i Paesi in via di sviluppo (ovvero, tutto il mondo salvo i Paesi occidentali), e la dipendenza dai finanziamenti in dollari opprime la crescita dell’economia mondiale nel complesso (questo riguarda anche i Paesi occidentali che non utilizzano il dollaro come valuta nazionale). Inoltre, alla luce del deficit di liquidità in dollari (venutasi a creare principalmente per via dei provvedimenti attuati dalle autorità statunitensi) è difficile contare su una normalizzazione dell’economia globale. Stando agli esperti della Saxo Bank, ulteriori problemi sono generati dal fatto che “un dollaro più forte e una liquidità insufficiente (ovvero l’accessibilità ai finanziamenti in dollari, NdA) opprimeranno la crescita economica mondiale e porteranno de facto alla deflazione nonostante gli sforzi delle banche centrali volti a ridurre i tassi di interesse”.

Si potrebbe pensare che un dollaro forte sia favorevole agli USA tanto che nei circoli della finanza si ripete scherzosamente che “l’economia mondiale è come un ospedale: fino ad oggi tutti hanno sofferto di cancro, mentre l’America ha avuto solo l’influenza. L’America starà sempre bene”. Il problema di questa teoria è che gli USA (nonostante tutta la retorica dell’autosufficienza dell’economia americana) non sono una zona isolata del mondo: infatti, una crisi in Unione europea o nel Sud-Est asiatico innescherebbe inevitabilmente una reazione a catena oltreoceano. Inoltre, questa volta è elevata la probabilità che a soffrire per la crisi gli USA saranno i primi o comunque lo faranno insieme a tutti gli altri.

La presenza negli USA di sintomi di problemi economici imminenti non è una valutazione fatta solo da Saxo Bank o da una faziosa “propaganda russa”, ma una mera constatazione resa nota anche dal canale televisivo preferito da Donald Trump, Fox News: “Una serie di dati economici negativi registrati questa settimana negli USA ha alimentato grandi timori. La recessione incombe e ha inviato un segnale inequivocabile a Wall Street: il periodo di crescita record sta cominciando a rallentare. Su questo ora non abbiamo più dubbi”, ha dichiarato Peter Earl, collaboratore dell’Istituto americano di studi economici. Martedì i produttori americani hanno registrato il crollo più grande degli ultimi 10 anni: un segnale che solitamente precede la recessione. A settembre l’indice ISM è sceso fino a 47,8: si tratta del secondo mese consecutivo di ribasso”.

Alla luce di ciò si può ipotizzare che l’economista di Saxo Bank abbia ragione quando suggerisce che nel novero degli strumenti disponibili per sostenere l’economia mondiale ne sia rimasto solo uno, il deprezzamento del dollaro.

Da notare che gli esperti bancari europei sostengono quello che abbiamo scritto anche noi: nell’élite politica americana si sta creando una linea comune sulla necessità di una tempestiva svalutazione del dollaro. Questo permetterà di alleviare il peso debitorio dell’economia americana, ridurre gli oneri sociali sul bilancio (calcolando tali oneri in riferimento al potere d’acquisto di quei dollari che vengono corrisposti sotto forma di sussidi e altre forme di aiuti sociali), imporre limitazioni alle importazioni cinesi, giapponesi ed europee, nonché stimolare le esportazioni nazionali.

Il principale sostenitore del deprezzamento del dollaro è Donald Trump e, come giustamente osservano i relatori del rapporto Dollar Killer, sebbene non sia ancora riuscito a gestire la resistenza opposta dalla Fed, Trump dispone di altri metodi da adottare per raggiungere il suo obiettivo: “Quando, e non se, Trump perderà la pazienza nei confronti di Powell (il presidente della Fed), si appellerà al Gold Reserve Act del 1934 che conferisce alla Casa Bianca ampi poteri per l’attuazione di interventi valutari e per la vendita di dollari volta all’acquisto di valuta straniera”.

La questione del deprezzamento del dollaro è prioritaria non solo per Trump, ma anche per i suoi avversari politici come Elizabeth Warren, la candidata principale del Partito Democratico alle presidenziali. Warren propone persino di introdurre una tassa sull’acquisto di obbligazioni statunitensi e di altri strumenti finanziari in dollari: questo porterebbe inevitabilmente alla svalutazione del dollaro. Proposte analoghe figurano anche nel progetto di legge denominato Baldwin-Hawley Bill fra i sostenitori del quale vi sono sia democratici sia repubblicani.

Gli esperti della Saxo Bank avvertono che, anche se si decida per la svalutazione e la si metta in pratica, è poco probabile che le sue conseguenze portino vantaggi agli USA a lungo termine: “Un dollaro più debole potrebbe rappresentare un vantaggio per noi per un po’ di tempo, ma l’indebolimento della valuta non costituisce un provvedimento strutturale. Stati Uniti, state attenti con le vostre decisioni!”

Bisogna spiegare questo ammonimento: Washington deve fare attenzione alle decisioni che prende per due motivi.

Primo motivo: altri Paesi, come gli Stati membri dell’UE e la Cina, risponderanno alla svalutazione con la svalutazione di modo da salvaguardare la competitività dei propri prodotti e servizi sul mercato globale.

Secondo motivo (più importante): il sistema finanziario globale in dollari potrebbe non sopravvivere ai tentativi di Washington di risolvere tutti i problemi deprezzando la propria valuta. Ciò significa che l’egemonia del dollaro potrebbe terminare e anche nel peggiore dei modi per gli USA.   (Sputnik Economia 10.10.2019)

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mercato Eurasia, CEE

Anche le piccole imprese italiane possono permettersi una partnership per il mercato russo/Eurasia

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Il Cremlino: fino al 2024 la situazione economica della Russia sarà stabile

Il Cremlino: fino al 2024 la situazione economica della Russia sarà stabile – Banca Intesa Russia prosegue la politica di investimenti nei territori strategici della Russia

Il Cremlino: fino al 2024 la situazione economica della Russia sarà stabile

Le stime ufficiali di crescita del Pil russo nei prossimi cinque anni oscilleranno intorno al 3% all’anno – La previsione di inflazione per il 2019-2020 è stata rivista al ribasso al 3,8% annuo –

Intanto Mosca ha leggermente modificato la stima del tasso di cambio medio annuo del rublo per il 2019 (da 65,1 a 65,4 rubli/dollaro), e per il 2020 (da 64,9 a 65,7 rubli/dollaro) –

Banca Intesa Russia prosegue la politica di investimenti nei territori strategici della Russia: il 5 settembre scorso a Vladivostok Banca Intesa Russia e la Corporazione per lo sviluppo dell’Estremo Oriente hanno firmato un accordo di cooperazione.

l governo russo ha presentato una nuova previsione di sviluppo economico per il periodo 2019-2024. Secondo le dichiarazioni di Maksim Oreshkin, ministro russo dello Sviluppo Economico, il Cremlino ha lasciato invariate le previsioni di crescita del Pil russo all’1,3% per il 2019, mentre la previsione per il 2020 è stata ridotta dal 2,0% all’1,7%.

Allo stesso tempo, il Ministero dello Sviluppo Economico ha mantenuto la previsione di crescita del Pil al 3,1% per il 2021, al 3,2% per il 2022 e al 3,3% annuo per il biennio 2023-2024.

Anche la previsione di crescita relativa alla produzione industriale per il 2019 è rimasta invariata (+2,3%), mentre la previsione per il 2020 è stata leggermente ridotta dal 2,6% al 2,4%. Per il 2021, la previsione di crescita della produzione industriale è stata approvata al 2,7% (precedentemente era del 2,9%). La previsione per il 2022 è rimasta invariata al 2,9% e per il 2023 la previsione è stata ridotta dal 3,1% al 3,0%. Anche per il 2024 la previsione è stata ridotta dal 3,2% al 3,1%.

“Dopo un rallentamento della crescita economica nella prima metà del 2019, quando il tasso di crescita è stato dello 0,7%, il governo russo ritiene che il tasso di crescita del Pil nella seconda metà di quest’anno raggiungerà un livello dell’1,5-2,0% annuo grazie a una graduale attenuazione delle condizioni monetarie e del credito”, ha dichiarato il ministro Oreshkin durante un incontro con i corrispondenti russi ed esteri.

“Nel periodo 2021-2024 si prevede un’accelerazione del tasso di crescita del Pil pari a circa il 3% annuo, grazie a una maggiore crescita degli investimenti in immobilizzazioni, a un aumento della competitività dell’economia russa e alla vendita di capitali economici esteri.

Banca Intesa Russia si trova ormai tradizionalmente in vetta alle classifiche dei maggiori investitori dei progetti strategici in tutto il territorio russo: dal Mar Baltico all’Oceano Pacifico. E il 5 settembre scorso il presidente di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, e il direttore generale ad interim della Corporazione per lo sviluppo dell’Estremo Oriente, Aslan Kanukoev, hanno firmato a Vladivostok un accordo di cooperazione.  (estratto da Russia 24 – Banca intesa)

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L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Russia: Per la prima volta dal 2014, le riserve di liquidità hanno superato il debito del paese. – L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Russia: Per la prima volta dal 2014, le riserve di liquidità hanno superato il debito del paese.

L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Il debito pubblico netto del paese è sceso ora sotto lo zero.

L’impegno della Russia per l’indipendenza, sia politica che economica, sembra aver spinto il paese in una fase nuova.

In risposta alle sanzioni occidentali e al crollo dei prezzi del petrolio, le autorità hanno intrapreso la strada dell’accumulo di riserve per garantire la stabilità finanziaria.

Come risultato di questa rigorosa disciplina sul debito, il debito pubblico netto del paese è sceso ora sotto lo zero, riporta RBC Daily.

Le statistiche ufficiali rivelano quindi che il Cremlino, in caso di necessità, potrebbe ripagare facilmente tutti i suoi debiti. In data 1° agosto, il debito totale del paese (il debito interno ed estero dello Stato) era pari a 16,2 trilioni di rubli (248 miliardi di dollari), ovvero il 15% del PIL: meno dell’importo dei contanti presenti nei depositi della Russia nella Banca centrale e nelle banche commerciali (17,6 trilioni di rubli, 269 miliardi di dollari), ovvero il 16,2% del PIL.

Un debito inferiore rispetto a quello degli USA e della Cina

Questi numeri non includono il debito commerciale ma, anche se fosse tenuto in considerazione, l’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

A fronte della crisi finanziaria globale del 2008, molte economie mondiali hanno dovuto prendere in prestito ingenti somme per evitare la recessione e, secondo il FMI, le economie più indebitate del mondo sono anche le più ricche.

Nel 2017, il debito globale totale ha raggiunto il massimo storico di 184 trilioni di dollari (225% del PIL mondiale) o, in termini pro capite, 86.000 dollari di debito pro capite sul pianeta. I primi tre mutuatari nel mondo – Stati Uniti (256% del PIL), Cina (254% del PIL) e Giappone (395% del PIL) – hanno rappresentato più della metà del debito globale, superando la loro quota di produzione globale. (estratto da Russia Beyond – it.rbth.com/economia/83322-perch%C3%A9-la-russia-ha-ridotto)

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IL PRESIDENTE PUTINHA INAUGURATO IL QUINTO FORUM ECONOMICO ORIENTALE.

IL PRESIDENTE PUTINHA INAUGURATO IL QUINTO FORUM ECONOMICO ORIENTALE. L’ITALIA PARTECIPA AL FORUM ECONOMICO DI VLADIVOSTOK PER SOSTENERE LE PMI. BANCA INTESA PARTECIPERA’ AI PROGETTI INFRASTRUTTURALI DELLA FEDERAZIONE RUSSA.

La filiale russa del grande istituto bancario italiano Intesa Sanpaolo S.p.A. sta valutando assieme a un’azienda russa la possibilità di partecipare a progetti infrastrutturali nella Federazione Russa.
Banca Intesa, filiale russa appartenente al gruppo Intesa Sanpaolo, è pronta a partecipare alla costruzione di strade in Russia, ha dichiarato a Sputnik al Forum Economico Orientale il presidente del Consiglio di Amministrazione di Banca Intesa Russia Antonio Fallico. Ha dichiarato che “ora stiamo lavorando attivamente con le ferrovie russe”. “Stiamo iniziando a lavorare attivamente con Avtodor a livello federale, ma dobbiamo lavorare con le società di progetto nella dimensione locale”, ha aggiunto Fallico.
“Secondo Avtodor, l’accordo coinvolge la società statale italiana ANAS; siamo pronti a impegnarci in progetti per la costruzione di autostrade in Russia, ovviamente, ciò è dovuto al fatto che le società italiane partecipano a questi progetti. Ma siamo pronti a farlo anche senza di loro” ha detto Fallico.
Ha aggiunto che altre aree d’interesse per la banca sono legate alle infrastrutture: ferrovie, autostrade. “La cosa principale è occuparsi della produzione”, ha concluso Fallico.
L’Italia spera che le iniziative comuni di Mosca e Roma per sostenere le piccole e medie imprese facilitino l’arrivo di nuove imprese congiunte russo-italiane in Estremo Oriente. Lo ha detto l’ambasciatore italiano presso la Federazione russa Pasquale Terracciano, intervenendo in una sessione del dialogo commerciale Russia-Europa al Forum economico orientale.
“Le grandi aziende italiane, ad esempio Enel, stanno già lavorando in Russia. Il presidente della Camera di commercio russo-italiana è anche amministratore delegato dell’azienda Mikro Kapital. Quindi prestiamo attenzione anche allo sviluppo delle piccole e medie imprese” – ha affermato il diplomatico. “Abbiamo sviluppato con la Russia relazioni molto strette, ma vorremmo anche vedere la creazione attiva di piccole e medie imprese congiunte russo-italiane.
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Economia, Russa sorpasserà la Germania nel 2020

Economia, Russa sorpasserà la Germania nel 2020 – Migliorano le stime sull’inflazione e sul tasso di cambio del rublo per il secondo semestre del 2019 – In Russia inflazione a tasso 0 nel mese di giugno – Made with Italy”: produzione in loco con elevati standard di eccellenza.

Nel futuro prossimo delle maggiori economie mondiali non c’è soltanto l’imminente sorpasso della Cina ai danni degli Stati Uniti . Lo stesso report sulle previsioni della banca britannica Standard Chartered, infatti, anticipa un altro sorpasso: quello che vedrebbe la Russia superare la Germania al quinto posto fra le maggiori economie globali (in termini di Pil corretti con i cambi a parità di potere d’acqisto – PPP). Un sorpasso, anche questo, che sarebbe dietro l’angolo: è previsto nel 2020. (Estratto da wallstreetitalia di Alberto Battaglia )

Migliorano le stime sull’inflazione e sul tasso di cambio del rublo per il secondo semestre del 2019

La più grande banca russa ha rivisto in meglio le sue previsioni di inflazione, e ritiene che il rublo si rafforzerà ancora di più nella seconda metà dell’anno – Lo scenario più probabile per lo sviluppo dell’economia russa è un proseguimento della crescita.

Per gli esperti di Sberbank Investment Research, divisione analitica di Sberbank CIB, così come per molti altri, è stata una sorpresa vedere che, per la prima volta nella storia economica moderna, nel mese di giugno si è registrata un’inflazione mensile pari a zero. Questo risultato ha comportato un calo dell’inflazione annua fino al 4,7%. ( estratto da Russia 24 Intesasanpaolo Il Sole 24ore)

Negli ultimi anni la politica economica russa ha intrapreso una strada che direttamente o indirettamente è legata alla questione delle sanzioni incrociate con l’Occidente.

In particolare, Mosca ha lanciato un piano di sostituzione delle importazioni, il cosiddetto “Import Substitution Plan”, con l’obiettivo di ridurre le importazioni del 50% entro il 2020 e sostituire nel tempo i beni provenienti dall’estero con prodotti sul territorio russo. Questa scelta ha spinto le aziende italiane fortemente colpite dalle sanzioni e interessate a mantenere la loro presenza nell’area di passare dal “Made in Italy” al “Made with Italy” che in sostanza significa rafforzare la produzione in loco conservando elevati standard di eccellenza. ( estratto da Sputnik)

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una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale. – Gli investitori stranieri continuano a disfarsi delle obbligazioni di Stato USA. – Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove che il Dollaro potrebbe essere alla fine della sua era. – Fra le varie concause i paesi sanzionati dagli Usa che è un elenco è sempre più lungo.

“Il dollaro statunitense è stato la valuta di riserva dominante del mondo per quasi un secolo”, ha scritto uno degli economisti della banca statunitense, Craig Cohen, in un rapporto all’inizio di questo mese. “Tuttavia, noi crediamo che il dollaro potrebbe perdere il suo stato di principale valuta internazionale

Ma una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

Già qualche tempo fa la Russia era considerata uno dei maggiori investitori in obbligazioni di Stato USA. Nel 2010 gli investimenti della Banca centrale russa in treasuries superavano i 176 miliardi di dollari. Ma per via delle pressioni esercitate da Washington sotto forma di sanzioni Mosca a partire dal 2014 ha gradualmente rimosso fondi dal suo portafoglio di investimenti americani. E nella primavera del 2018, dopo l’ennesima ondata di sanzioni, la Banca di Russia ha condotto una massiccia svendita di treasuries dimezzando bruscamente il suo portafoglio da 96,05 miliardi a 48,724 miliardi di dollari.

All’inizio di quest’anno sono rimasti solamente 14 miliardi di dollari di titoli di Stato americani nelle tasche della Banca centrale russa. A maggio, secondo le statistiche del Ministero USA delle Finanze, la Russia ha ridotto la sua quota a 12 miliardi di dollari.

Con i fondi ricavati dalla vendita di titoli americani la Banca centrale russa sta comprando oro come garanzia contro i rischi monetari e sanzionatori. Negli ultimi 10 anni la quota di oro nelle riserve internazionali russe è quasi decuplicata. Al momento la Banca detiene 2190 tonnellate di questo metallo prezioso per un totale di circa 90 miliardi di dollari. È un record nella storia post-sovietica. L’imprevedibilità dell’amministrazione Trump, l’appetito sfrenato della Fed (la Riserva Federale USA) per il credito e l’instabilità geopolitica rendono l’oro un bene di gran lunga più attrattivo rispetto ai titoli di Stato USA.

In generale, aumenta la sfiducia nei confronti dell’economia americana: il debito pubblico USA ha già superato i 22 trilioni di dollari ed è chiaro a tutti che il Tesoro ha ormai perso il controllo sulla situazione. Per questo, anche gli alleati di Washington stanno abbandonando i beni in dollari. Infatti, la Gran Bretagna ad aprile ha ridotto il proprio portafoglio di treasuries di 16,3 miliardi di dollari.

“Il dollaro statunintense è stato la valuta di riserva dominante del mondo per quasi un secolo”, ha scritto uno degli economisti della banca statunitense, Craig Cohen, in un rapporto all’inizio di questo mese. “Tuttavia, noi crediamo che il dollaro potrebbe perdere il suo stato di principale valuta internazionale (cosa che comporterebbe il suo deprezzamento nel medio termine) a causa di ragioni strutturali e cicliche”.

JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale

A minare il dominio del biglietto verde sarebbe il crescente potere nel mercato internazionale delle economie asiatiche. Il centro economico globale è pronto a trasferirsi in Asia. L’ingresso della Cina nel club dei giganti economici è uno dei fattori di questo trasferimento, ma non è l’unico.

L’intera area asiatica, che comprende la porzione di mondo tra Russia, Turchia e Arabia Saudita sino a Giappone e Nuova Zelanda, vanta i 3/4 della crescita economica globale e più del 50% del PIL mondiale. I crescenti rapporti di scambio all’interno di questa zona aumenteranno il numero delle transazioni che non avverranno in dollari.

L’aumento delle transazioni internazionali in altre valute provocherà un’erosione del valore del dollaro come moneta internazionale e porrà le basi per la sua sostituzione, afferma Cohen. La centralizzazione dell’economia nei mercati asiatici porterà al tramonto del dominio degli USA e del dollaro statunitense, mentre i paesi e le monete asiatiche avranno un maggior potere. ( Estratto da Sputnik)

Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove pratiche sul fatto che il Dollaro potrebbe davvero essere giunto alla fine della sua era. Gli indici che supportano questa ipotesi sarebbero oramai più di uno. A provare la possibile fine del Dollaro Usa come valuta di riferimento sono anzitutto le prime mosse del presidente americano Trump. Già nei primi mesi del suo soggiono alla Casa Bianca, il leader repubblicano aveva subito sconfessato l’accordo di partenariato transpacifico, un’intesa che coinvolgeva ben 12 nazioni tra cui Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Trump motivò la sua mossa citando il fatto che tutti questi paesi dovevano oramai tanto agli Usa e per gli Stati Uniti non era più possibile andare avanti così.

Il leader americano forse non si attendeva che gli 11 paesi orfani degli Usa avrebbero firmato un nuovo accordo di partenariato senza gli Usa e migliore di quello che era in vigore quando vi erano gli americani.

Il risultato finale della controffensiva degli 11 paesi è stato il seguente: rafforzamento dei vantaggi per la Cina e una perdita di mercati per le esportazioni americane.

Ci sono poi anche i paesi sanzionati dagli Usa e anche qui l’elenco è sempre più lungo e include Russia, Birmania, Costa d’Avorio, Cuba, Iran, Corea del Nord, Venezuela, Siria, Liberia, Sudan, Bielorussia, Zimbabwe, Iraq e Congo.

Insomma sembra chiaro che ci sono tantissimi motivi per cui la supremazia del Dollaro Usa potrebbe presto cessare. ( estratto da Borsainside 25/7/19)


Alla fine questo Russiagate all'amatriciana è sostanzialmente un boomerang

Caso Lega-Russia: faccendieri da quattro soldi. Russiagate all’amatriciana, ovvero il nuovo gossip estivo.

I tre italiani (tutti indagati) sono: 1) Gianluca Meranda, 49 anni, un vero avvocato di sedicenti affari internazionali, in difficoltà con gli affari personali (sfrattato dallo studio per morosità come ha scritto La Verità) che dice di rappresentare la banca anglo-tedesca; 2) Francesco

Vannucci, 62, ex bancario e sindacalista in pensione che si è riciclato con risultati altalenanti, a livello provinciale, come sedicente esperto (anzi: advisor) di finanza; 3)

Gianluca Savoini, 55 anni, folgorato sulla via di Mosca, selfie made man con Putin in sottofondo, legatissimo a Matteo Salvini e ancor di più a Claudio D’Amico, il geometra ex deputato nello staff del vice premier come esperto di strategie internazionali.

«Euro-IB è una Banca d’Investimenti e Corporate Finance — dice il sito — Il nostro management ha alle spalle un’esperienza con banche internazionali». Il loro bilancio è però desolatamente striminzito, non certificato, in perdita, con un capitale sociale di 241 mila sterline e Lloyds Bank ha in pegno una parte del patrimonio a fronte di un piccolo prestito erogato il 13 maggio scorso. Pochi affari e tre uffici: Londra, Francoforte e Roma. Dove a Roma? Nello studio (ex dopo lo sfratto) di Meranda. Il telefono è lo stesso.

Che cosa colpisce di questo quadro? Il livello (anzi: lo standing). La posta in gioco (e le cifre) suggerirebbero la presenza di negoziatori di ben altra caratura, per quanto spregiudicati, e di professionisti della finanza altrettanto qualificati e disinvolti. Invece sembrano faccendieri da quattro soldi. (estratto dal corriere della sera del 20 luglio 2019)

Il caso Savoini è diventato, come prevedibile, un nuovo mezzo per stigmatizzare le relazioni politiche della Lega con la Russia e per screditare le politiche del governo. Le dichiarazioni di Salvini contro le sanzioni alla Russia e la politica di amicizia fra i due Stati sono infatti mal viste da una parte della politica e del mainstream italiano appiattiti su una visione a priori antirussa.

A pagare lo scotto di una politica di amicizia fra i due Paesi sono stati, come noto, anche Berlusconi e Prodi, accusati nell’occasione di essere troppo vicini alla Russia e quindi di allontanarsi dal ferreo atlantismo propugnato dai loro detrattori.

Alla fine questo Russiagate all’amatriciana è sostanzialmente un boomerang che si rivolgerà contro quelli che oggi lo cavalcano strumentalmente per ribadire la propria fedeltà incondizionata alla NATO. (Estratto da Sputnik da un articolo di Tatiana Santi)


Vipinitalia espone e promuove le aziende italiane che operano in partnership con la sede di Mosca di Consulenti & Partners

VIPINITALIA: la vetrina delle aziende gestite in Russia da Consulenti & Partners

Consulenti & Partners Sede delle aziende Italiane a Mosca
 
Vipinitalia espone e promuove le aziende italiane che operano in partnership con la sede di Mosca di Consulenti & Partners, gruppo che dal 2003 è presente nel mercato Russo/Eurasia a supporto degli imprenditori italiani  nel loro inserimento e sviluppo nel mercato.
Oggi Consulenti & Partners  è diventato il partner più qualificato e privilegiato, della piccola impresa italiana, per il business nel mercato di Eurasia, UEE, Unione Economica Eurasiatica di cui fanno parte ad oggi Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan.
 
Con la ormai sperimentata formula della partnership, Consulenti & Partners agisce di fatto come sede a Mosca delle imprese italiane che vogliono operare in questa vasta area di mercato.
 
Come sede/ufficio della stessa azienda italiana, Consulenti & Partners, opera commercialmente come se fosse l’azienda stessa sul posto, assumendosi la gestione completa di ogni “fattore” di mercato: presentazione, promozione e trattativa, trasporti e sdoganamenti, amministrazione, garanzie, post vendita e problem solving.
 
Consulenti & Partners dispone al proprio interno di ogni competenza con specialisti che si occupano direttamente di: trasporti e sdoganamenti, certificazioni, transazioni valutarie, gestioni commerciali, gestioni amministrative, marketing, garanzie, problem solving, apertura e domiciliazioni societarie, e………….. molto altro ancora.
 
La direzione generale  di Consulenti & Partners è italiana con ultradecennale esperienza nella dirigenza d’impresa e del mercato russo, e la direzione operativa e amministrativa di collaboratori russi che parlano italiano, consentono alla sede di Mosca di Consulenti & Partners di agire come farebbe lo stesso imprenditore italiano nel suo mercato.
Consulenti & Partners è già sede giuridica di varie imprese italiane che ci hanno incaricato di aprire, attivare, gestire e amministrare una loro società a Mosca.
 
Le imprese italiane con la partnership di Consulenti & Partners offrono così all’interlocutore di questa area di mercato un rapporto diretto, senza intermediazioni, con la possibilità di operare nella lingua locale, con specialisti locali, offrendo reali garanzie in area e non a distanza, con la possibilità di risoluzione immediata di qualsiasi problematica ed esigenza, e con un supporto costante nelle relazioni commerciali, contrattuali e personali.
 
Le imprese italiane dispongono così, in questa area di mercato, di un proprio ufficio, gestito in autsorcing, da una direzione italiana sul posto che risponde e opera per la stessa impresa italiana, con project manager interni che si occupano dell’azienda e della presentazione del prodotto lavorando direttamente dagli uffici della sede di Mosca di Consulenti & Partners.
 
Si creano così rapporti diretti fra imprese italiane e interlocutori di questo mercato, senza ulteriori passaggi costosi, senza costose intermediazioni, completamente assistiti in lingua locale, con tutte le garanzie offerte in area, senza le difficoltà della distanza internazionale.
 
Rapporti che consentono di ottenere le migliori condizioni di mercato, i migliori trattamenti contrattuali, un’ ottima regolamentazione e controllo del mercato per il rispetto di esclusive di area, un veloce ed efficace problem solving, una particolare cura della clientela.
 
Le imprese italiane interessate alla partnership con Consulenti & Partners vengono accettate solo dopo verifiche di affidabilità e sopralluoghi in azienda per accertarne il prodotto e la produzione, verifica del target di clientela servita, visionare le proposta commerciali per il mercato casalingo e quello estero.
 
Le aziende vengono contrattualizzate dopo queste verifiche e sottoscrivono una clausola che le impegna ad offrire nel mercato dell’Area Russa il miglior prezzo alle migliori condizioni possibili.    www.consultpartners.org

Rublo in crescita grazie agli stranieri.

Rublo in crescita grazie agli stranieri. – Ci si defila dal dollaro USA. Russia e Cina firmano accordo per le transazioni in valuta nazionale. – Anche l’India sta valutando la possibilità di utilizzare l’euro. – Il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva, grazie alle sanzioni.

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche.

La Russia e la Cina hanno concluso un accordo sulle transazioni in valuta nazionale. Lo riferiscono i media russi, citando la lettera del viceministro delle finanze Sergey Storchak al presidente della commissione parlamentare per i mercati finanziari Anatoly Aksakov.   L’intesa è stata siglata lo scorso 5 giugno dal ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, e il presidente della Banca popolare cinese Yi Gan.

Questo documento serve a gettare le basi per un nuovo meccanismo che sostituisca i sistemi interbancari SWIFT e CHIPS.   Secondo Aksakov, per aumentare il volume delle transazioni in valuta nazionale è necessario creare un mercato per il rublo e gli strumenti finanziari necessari a tutelare i rischi derivanti dalle fluttuazioni del tasso di cambio per i principali beni di scambio.

Anche l’India sta valutando la possibilità di utilizzare l’euro e non dollari per i pagamenti dei contratti nel settore della difesa con la Russia.

La valuta russa si sta rafforzando grazie all’alto livello di domanda tra gli stranieri e questo trend diventerà stabile se non ci saranno nuove sanzioni.

Il rublo sta crescendo e continuerà a farlo se non saranno imposte nuove sanzioni. Lo ha detto a Sputnik l’esperto finanziario Evgenij Pundrovskij, vice direttore del reparto degli investimenti dell’agenzia di consulting UFG Wealth Management.

“La notevole domanda di rublo è creata dai non residenti: nell’attesa che si abbassino i tassi, comprano OFZ (le obbligazioni di prestito federale), abbassandone il tasso d’interesse, e comprano i rubli nel libero mercato. Questo è un trend a lungo termine, probabilmente persisterà. Quindi non è il caso di aspettarsi un nuovo processo di indebolimento del rublo senza significativi shock nella politica esterna”, ha detto l’esperto.

Il tasso di cambio questa settimana ha confermato il massimo livello del rublo rispetto al dollaro, che dura già da molti mesi. Il dollaro martedì era venduto per 62,6 rubli, l’euro per meno di 71,3 rubli.

Il dollaro sta perdendo il suo stato di principale valuta di riserva e la cosa più paradossale è che sono le stesse autorità americane a provocarlo, scrive l’esperto finanziario James McCormack, secondo il quale alla base dell’indebolimento del dollaro c’è la politica estera di Washington.

È possibile perdere anche un privilegio di entità colossale. Sussiste una serie di fattori che indicano che con il tempo il dollaro statunitense rischia di perdere il suo stato di leader tra le valute di riserva mondiali, scrive in un articolo per CNDC James McCormack, esperto dell’agenzia internazionale di valutazione del credito Fitch Ratings. ( estratti da Sputnik)

Secondo l’esperto le principali cause del dominio persistente del dollaro si spiega con “l’inerzia e l’assenza di un’alternativa reale”. Tuttavia né il primo, né il secondo motivo possono dare una speranza stabile alle autorità statunitensi in una prospettiva a lungo termine.

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche, che in un modo o nell’altro toccano più di 20 paesi e di fatto possono ostacolare lo svolgimento dei conti in dollari.

La stessa cosa riguarda la politica protezionistica delle autorità americane che porta interi flussi commerciali ad allontanarsi dagli Stati Uniti e può portare gli altri paesi a fare business senza utilizzare il dollaro, spiega l’economica.

La politica estera americana ha già allontanato dal dollaro Iran e Russia, ma non si ferma qui: anche la Cina e i paesi della zona euro promuovono attivamente le proprie monete come valute di riserva o di transazione.

Se la tendenza a passare dal dollaro alle altre valute e dalle valute all’oro si manterrà, il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva.  ( Estratti da Sputnik)

 


• Macchine utensili, cresce l'export italiano in Russia.

• Macchine utensili, cresce l’export italiano in Russia. – In atto in Russia la modernizzazione del sistema produttivo e infrastrutturale. – A Mosca il primo “Forum Italo Russo sulle Macchine Utensili”

L’Italia si conferma secondo fornitore europeo di macchine utensili in Russia: cresce l’export e crescono anche le sinergie extraproduttive, con due protocolli d’intesta firmati da UCIMU e Politecnico di Milano.

L’ “industria delle industrie” italiana continua a guardare alla Russia con interesse. Nel 2018 le esportazioni italiane di macchine verso la Federazione Russa sono cresciute del 17,7% rispetto al 2017.

Per questo motivo, ICE Mosca e UCIMU – Sistemi per Produrre hanno organizzato a Mosca il primo “Forum Italo Russo sulle Macchine Utensili”: un’occasione di confronto diretto per gli imprenditori del settore, in cui stabilire nuovi contatti e rinforzare quelli già esistenti.

ATTRAZIONE RECIPROCA

Il mercato russo vive un momento di svolta, grazie all’impulso dato dal governo alla modernizzazione del sistema produttivo ed infrastrutturale del paese, nell’ambito del piano dei “progetti d’interesse nazionale”. Nella prima parte dell’anno in corso il valore delle importazioni italiane verso la Russia ha raggiunto una quota di mercato del 16,4%.

“Siamo al terzo posto dopo Germania e Giappone.

Siamo conosciuti in tutto il mondo per l’alto livello tecnologico, gli alti standard produttivi, le capacità di personalizzare il prodotto in base alle esigenze del cliente, e di formare il cliente.

Negli ultimi anni grazie ai provvedimenti del nostro governo tutte le snotre aziende hanno investito in digiitalizzazione, interconnessione, controllo e assitenza remota, sensorizzazione: tutte le nostre macchine utensili di nuova generazione hanno questi elementi tecnologici.

La Russia per noi è un mercato estremamente importante e siamo sicuri che la nostra tecnologia è importante per le aziende russe. Il mercato russo è il 7° mercato di sbocco per le aziende di macchine utensili italiane. L’Italia rappresenta il secondo fornitore europeo di macchine utensili in Russia, ma si può fare di più.” – ha detto Massimo Carboniero, presidente di UCIMU- Sistemi per Produrre.  (Estratto da Sputnik 27/6/2019)

 


Noi non abbiamo litigato con nessuno”, commenta Putin la situazione con Occidente….

Noi non abbiamo litigato con nessuno”, commenta Putin la situazione con Occidente….Putin: non esiste al mondo un’economia puramente di mercato…..Il programma per contrastare le sanzioni vale 9 miliardi di euro….“Per prima cosa, cosa vuol dire fare la pace? Noi non abbiamo litigato con nessuno. E non vogliamo litigare con nessuno”, ha detto il presidente…..Lo scopo dei progetti nazionali è costruire nuovi binari per l’economia e la qualità della vita…

“Difficilmente in futuro l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti della Russia cambierà in modo cardinale”, ha detto, aggiungendo: “Se ci arrendiamo completamente e sputiamo sui nostri interessi nazionali fondamentali ci saranno dei cambiamenti? Forse ci saranno dei segnali esterni, ma niente cambierà in modo cardinale”.

Il presidente ha fatto l’esempio dell’opposizione degli Stati Uniti rispetto alla Cina che “non ha niente a che fare con la Crimea e Donbass”. “Sono le stesse sanzioni”, ha detto Putin commentando la politica dei dazi operata dagli USA rispetto alla Cina.

 “Non esiste un’economica o puramente di mercato o puramente amministrativa. Mentre l’economia mista esiste in tutto il mondo. Non appena iniziano dei malfunzionamenti nell’economia, dei problemi, ecco che cresce il ruolo dello stato. Non appena le riserve crescono, non appena la situazione si calma, subito lo stato esce dall’economia”, ha detto Putin.

“Abbiamo il programma cosiddetto di compensazione delle importazioni da 667 miliardi di rubli ( 9 miliardi di euro). Ci ha fatto sviluppare anche quelle sfere dove prima non avevamo competenze”, ha detto Putin.

“Per raggiungere il massimo risultato per la nostra gente, per i nostri cittadini, per lo sviluppo dell’economia, abbiamo organizzato i lavori nell’ambito dei cosiddetti progetti nazionali. Lo scopo finale di questi eventi è di mettere l’economia su nuovi binari, renderla un’economia ad alta tecnologia, aumentare la produttività del lavoro e in questo modo alzare la qualità della vita dei nostri cittadini, garantire la sicurezza del nostro paese in una perspettiva storica duratura”, ha detto Putin.

 


“La più grande delegazione di quest’anno è stata quella cinese, con 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone

Importanti accordi economici sono stati firmati all’ Economic Forum di San Pietroburgo. Le maggiori delegazioni presenti sono state quella cinese e quella statunitense. Firmati accordi per circa 48miliardi di dollari con tedeschi, francesi, Stati Uniti, Cina, Giappone e altre nazioni europee.

L’edizione 2019 dello Spief, che si è tenuta a San Pietroburgo dal 6 all’8 di giugno, ha visto una grande partecipazione e cifre record per quanto riguarda i contratti

Dal 6 all’8 giugno, la “capitale settentrionale” della Russia ha ospitato il Forum economico di San Pietroburgo, uno dei principali eventi aziendali che si svolgono ogni anno in Russia. Secondo gli organizzatori, questa volta oltre 19 mila persone provenienti da 145 Paesi hanno partecipato all’evento, tra cui 1.300 funzionari di alto livello e sette capi di Stato.

“La più grande delegazione di quest’anno è stata quella cinese, con 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone

C’erano anche delegazioni da Francia, Giappone, Germania, Svizzera e Regno Unito.

Nel complesso, il forum ha visto ben 650 accordi firmati per 3,1 bilioni di rubli (47,81 miliardi $), il che è “una cifra record”, secondo Kobjakov. ( Russia Beyond)


forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell'Europa.

Putin: gli USA con l’avvento di concorrenti forti sono passati dal libero scambio alle sanzioni. – Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa. – Putin ha offerto all’Europa l’annullamento dell’embargo alimentare russo. – aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia. – Germania e Russia concordata una più stretta collaborazione

Putin: gli USA con l’avvento di concorrenti forti sono passati dal libero scambio alle sanzioni.

Al forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa. 

In cambio dell’abolizione delle sanzioni, Putin ha offerto all’Europa l’annullamento dell’embargo alimentare russo.

Nonostante le sanzioni, le aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia. La Germania e la Russia hanno nuovamente concordato un documento comune su una più stretta cooperazione economica.

Gli Stati Uniti, la principale economia mondiale, che hanno sempre promosso le idee del libero scambio, di fronte all’emergere di rivali forti sono passati alla tattica delle sanzioni. Lo ha affermato oggi il presidente russo Vladimir Putin durante il forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019.

“La principale economia del mondo – e per un certo numero di indicatori gli Stati Uniti rimangono esattamente questo – ha sempre promosso le idee del libero scambio, la democrazia nell’arena economica internazionale. Ma oggi vediamo che hanno adottato un’altra pratica: appena sono apparsi dei concorrenti forti, che acquisiscono costantemente forza, sembra che tali strumenti siano inaccettabili per loro, e introducono sanzioni, scatenano guerre tariffarie “, ha detto Putin.

Egli ha notato che questo approccio crea danni significativi. Citando i dati delle istituzioni finanziarie internazionali, Putin ha affermato che se le sanzioni continueranno ad aumentare a ritmo costante, entro il 2022 si avrà un calo della crescita del PIL globale del 2% e il commercio mondiale diminuirà del 17%.

“Noi, ovviamente, siamo contrari a questa evoluzione degli eventi”, ha sottolineato il presidente.

Putin ha ricordato che durante la crisi economica globale del 2008-2009, il calo della crescita del PIL globale si è attestato al 2%, mentre la crescita degli scambi è diminuita del 10%.

la Russia può fare a meno dell’Europa ?

Al forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa e che può far diventare la Cina il suo principale partner straniero. Ne parla oggi il quotidiano tedesco Die Welt.

L’invito da parte di Putin al presidente cinese Xi Jinping al SPIEF 2019, osserva il quotidiano tedesco , sembrerebbe essere l’inizio di una particolare competizione tra Europa e Cina per il ruolo di più importante partner commerciale della Russia.

“Lo spettacolo cinese di Putin sembra un ricatto per l’Occidente. Ovviamente, vogliono dimostrare che la Russia può fare a meno dell’Europa”, afferma Die Welt.

Vladimir Putin ha incontrato giovedì Xi Jinping e il giorno successivo hanno entrambi preso parte al forum, di fronte a migliaia di rappresentanti economici nazionali e internazionali. Sullo sfondo delle relazioni in stallo con l’UE, Putin ha dichiarato senza ambiguità la sua posizione.

Innanzitutto, spera che, dopo le elezioni europee, qualcosa cambierà nelle relazioni tra UE e Russia, soprattutto per quanto riguarda le sanzioni: in cambio della loro abolizione, Putin ha offerto l’annullamento dell’embargo alimentare russo.

Le sanzioni complicano le transazioni con l’Occidente. Da quando sono stati introdotte, cinque anni fa, hanno colpito duramente il fatturato commerciale russo con l’Europa, mentre gli scambi tra Russia e Cina hanno raggiunto livelli da record. Se le sanzioni occidentali hanno fatto avvicinare ulteriormente la Russia alla Cina, questa si è avvicinata alla Russia dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti.

Nonostante le sanzioni, le aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia, e questa è la cifra massima dall’inizio della crisi finanziaria del 2008-2009. Ma per le attività congiunte sono necessari strumenti complessi che ogni paese sta cercando di organizzare autonomamente. Pertanto, per la prima volta da diversi anni, la Germania e la Russia hanno nuovamente concordato un documento comune su una più stretta cooperazione economica.

Tuttavia, a differenza dei cinesi, gli europei devono ancora mostrare moderazione, perché sulla loro testa pende la spada di Damocle delle sanzioni. La Russia non è affatto felice dei rapporti danneggiati con l’Europa. (Estratti da: Sputnik; Die Welt )


Le banche centrali sono tra i maggiori acquirenti di oro.

la fiducia calante negli USA porta le banche centrali del mondo a comprare oro – Acquisto oro da parte della Russia è un “brutto segno” per il mondo – Daily Express – Russia è leader mondiale per acquisti di oro nel 2019

La fiducia calante negli USA porta le banche centrali del mondo a comprare oro –

Acquisto oro da parte della Russia è un “brutto segno” per il mondo – Daily Express –

Russia è leader mondiale per acquisti di oro nel 2019

Di recente, i governi di tutto il mondo hanno partecipato a una “corsa all’acquisto di oro”. Questi paesi hanno una buona ragione per farlo, e questo motivo è direttamente legato all’anticipazione dell’inevitabile fine dell’egemonia statunitense.

Le banche centrali sono tra i maggiori acquirenti di oro.

Finora nel 2019, hanno acquistato 145,5 tonnellate di oro, che è più di un quarto di un anno che le banche centrali hanno acquistato nei sei anni precedenti. Per dirla chiaramente, questa cifra rappresenta un aumento del 68% rispetto all’anno precedente. Lo scorso anno le banche centrali hanno aumentato le proprie riserve di 651,5 tonnellate rispetto alle 375 tonnellate del 2017. Si tratta, secondo le stime, del più grande acquisto netto di oro dal 1967.

La cosa più interessante, tuttavia, è che la classe di paesi che troviamo si sta avviando ad accaparrarsi sempre più oro, molti dei quali sono considerati avversari di Washington.

Come sempre, la Russia è il più grande acquirente di oro.

Nel primo trimestre del 2019, gli acquisti di oro della Russia hanno raggiunto livelli record, il che è un “brutto segno” per il mondo, riporta il quotidiano Daily Express in riferimento al capo del dipartimento di ricerca della società di brokeraggio internazionale BullionVault, Adrian Ash.

“I massicci acquisti di oro da parte dei governi o dalle banche centrali avviene raramente per un motivo positivo per il mondo e per la società” cita le parole di Adrian Ash il daily Express.

Si osserva che Mosca, comprando oro, cerca di ridurre la sua dipendenza dal dollaro USA in caso di espansione delle sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Al secondo posto c’è la banca centrale della Cina, che sta anche cercando di differenziare le sue attività, muovendosi verso l’abbandono del dollaro USA sullo sfondo di rapporti tesi con Washington.

Turchia, Kazakistan, Ecuador, Qatar e Colombia sono anche tra i più attivi compratori d’oro all’inizio del 2019. ( Fonte Sputnik)


le piccole imprese italiane che provano ad inserirsi e fare business in Russia

Banca Mondiale segnala crescita economica da record in Russia. – La Russia è entrata nella top ten dei paesi europei “di investimento” – Molte le piccole imprese italiane che ci “provano” in Russia. – Il 2020 sarà proclamato Anno dell’imprenditorialità in Russia.

  • Nel report della Banca Mondiale “Perspettive dell’economia mondiale: crescita delle tensioni, calo degli investimenti”. E segnala una crescita dell’economia russa da record nel 2018.

Secondo il report l’anno scorso la Russia ha raggiunto il record degli ultimi 6 anni, con una crescita economica del 2,3%.

La crescita è stata immune a fattori negativi come il rafforzamento delle sanzioni e la pressione del mercato finanziario mondiale.

  • La Russia è entrata nei primi 10 paesi che guidano il numero di progetti di investimenti esteri diretti (IED) in Europa. A proposito di questo giornale “Izvestia” con riferimento alla società di audit e studio “Studio di attrattività degli investimenti dei paesi europei” EY.

Come notato , entro la fine del 2018, la Russia si è classificata al nono posto nella classifica e gli investitori stranieri hanno investito in 211 progetti russi.

La maggior parte di tutti i progetti di investimento diretti in Russia sono stati ricevuti da società americane e da società provenienti da Germania, Cina e Francia.

Il leader era il settore agroalimentare (32 progetti), seguito dalla produzione di macchinari e attrezzature (29 progetti), prodotti chimici (19 progetti), plastica (21 progetti).

  • E sono un buon numero le piccole imprese italiane che provano ad inserirsi e fare business in Russia con l’intenzione anche di attivare società proprie e partnership con imprese e distributori russi.

Sembra che le piccole aziende italiane abbiano maggiore vivacità di quelle più dimensionate, e a differenza di queste ultime hanno smesso di piangersi addosso e si sono rimboccate le maniche alla ricerca di nuovi sbocchi.

La Russia e la EAEC sembrano essere i mercati più appetibili per questi piccoli ma determinati imprenditori che producono nei settori più disparati: macchinari per alimenti, impianti, accessori, componentistica meccanica, macchinari e componenti elettrici, Pet Food, imballaggi speciali, integratori, ecc., hanno intrapreso il loro cammino verso un’area di mercato, Russia-Eurasia, vicina e in sviluppo, grazie anche al supporto di una delle più consolidate società di consulenza con presenza ultradecennale a Mosca, che permette loro di approcciare il mercato con una proposta a basso impatto economico.

  • L’anno dell’imprenditorialità in Russia si terrà nel 2020 nell’ambito del progetto nazionale “Piccole e medie imprese e sostegno alle singole iniziative”. Il presidente russo, Vladimir Putin, che sostiene sempre attivamente lo sviluppo di iniziative imprenditoriali private nel Paese, firmerà a breve il decreto “L’anno dell’imprenditorialità nella Federazione Russa”.

Secondo il Cremlino, “questo evento permetterà di svolgere un lavoro sistematico per promuovere l’imprenditorialità e dare impulso alla promozione attiva delle imprese sui mercati esteri. “Il popolo russo non vuole più sentire da noi delle promesse astratte, la gente non vuole più ascoltare programmi e progetti, né ammirare i grafici che accompagnano tutti questi documenti. La gente esige dei risultati concreti, e subito.

(Estratti da: Sputnik; Banca Intesa; russiaaffari.blog; C&P)

 


I francesi sono stanchi dell’isteria anti russa e l'Ucraina ha riconosciuto la dipendenza economica dalla Russia.

USA diventano il terzo fornitore del mercato russo – I francesi sono stanchi dell’isteria anti russa – l’Ucraina ha riconosciuto la dipendenza economica dalla Russia.

In calo a Marzo di questo anno l’export della UE verso la Russia, invece aumenta di quasi il 40% quello degli USA verso la Russia, gli USA diventano il terzo fornitore del mercato russo. (Fonte TDM Dogane Russe – Elaborazione ICE Mosca – Maggio 2019

I francesi sono stanchi dell’isteria anti russa e l’Ucraina ha riconosciuto la dipendenza economica dalla Russia.

Il deputato del partito della National Union, José Evrar, crede che la Francia debba abolire “l’isteria anti-russa”. Ha inviato l’appello al Ministro degli affari esteri Jean-Yves Le Drian.

E la squadra del nuovo presidente dell’Ucraina, Vladimir Zelensky, comprende che il paese non può interrompere completamente le relazioni economiche con la Russia.

Lo ha affermato il rappresentante del capo della piazza nel gabinetto Andrei Gerus.

Ad esempio, nel settore dell’energia, la percentuale di forniture dalla Federazione Russa è elevata. Ha anche aggiunto che anche quando il paese riceve prodotti petroliferi dalla Bielorussia, sono ancora fatti con il petrolio russo.

“Viviamo in un mondo globale, ed è irrealistico e impossibile fermare simultaneamente le relazioni economiche”,

– ha detto Gerus sul canale TV NewsOne.

Osserva che ci sono prodotti ucraini in Russia, il che rende il suo stato “più forte”.

Dopotutto, gli ucraini ricevono guadagni dall’esportazione, quindi non si tratta di una cessazione completa degli scambi.

“Se prendiamo decisioni, comprese quelle economiche, dobbiamo prima di tutto pensare se ci spareremo a una gamba”, ha concluso Gerus.

Nel 2015, l’Ucraina ha adottato un documento sull’abolizione della zona di libero scambio all’interno della CSI, introducendo un embargo su un certo numero di merci provenienti dalla Russia. L’elenco di questi prodotti è aumentato. Mosca ha anche risposto con un divieto all’importazione di prodotti, rilevando che lo avrebbe rimosso non appena Kiev avesse fatto il primo passo.   (fonte utro.ru)

 


Opportunità per le imprese italiane in Russia. Investimenti russi nelle infrastrtture

Aeroporti, strade, ospedali: dalla Russia 380 miliardi d’investimenti: una grande opportunità per l’Italia. Sono i cosiddetti “Progetti Nazionali”, un piano strategico di sviluppo delle infrastrutture nelle regioni, che apre interessanti possibilità anche per le imprese italiane.

il presidente di Confindustria Russia Ernesto Ferlenghi, che nel suo intervento alla conferenza “Il Segreto del Successo, lo sviluppo dei progetti italiani in Russia” organizzata in occasione delle Giornate Italiane nell’aula magna della Facoltà di studi internazionali e gestione regionale dell’Accademia di Economia Nazionale e Servizio statale presso la Presidenza della Federazione Russa, ha illustrato lo stato dell’arte per il business italiano in Russia.

Intervistato in esclusiva da Sputnik Italia, Ferlenghi focalizza l’attenzione sulle sfide, quali la crescita della Cina come partner commerciale russo, e le prospettive concrete, quali il passaggio per le aziende italiane dall’export di prodotti finiti a quello di tecnologie, che apre la possibilità di creare joint ventures e localizzare la produzione sul territorio russo.

Nella sua presentazione ha citato i seguenti dati: dall’applicazione delle sanzioni, le esportazioni verso la Russia per l’Italia sono calate del 26%, per la Francia del 31%, per la Germania del 32%. La continuità che hanno avuto le imprese italiane ad essere presenti sul mercato russo non si è riscontrata tra i francesi ed i tedeschi?

Questo è vero. Abbiamo perso leggermente meno di altri concorrenti diretti, ma è anche vero però che la Germania e la Francia pur perdendo leggermente di più nelle esportazioni dirette dai loro paesi verso la Russia, hanno guadagnato molto in termini di quote di mercato, perché hanno deciso di localizzare ancora prima di quello che hanno fatto le aziende italiane. Hanno creato molte joint-venture e si sono posizionati come diretti competitor nostri.

Qual’ è la grande possibilità che hanno le imprese italiane in Russia?

Noi abbiamo un 93% di piccole e medie imprese italiane, a fronte di un 23% di piccole e medie imprese russe, quindi quel capitale di crescita e di integrazione, in termini anche di riallineamento tra questo 93 e questo 23 crea ancora aspettative di spazio di crescita. Io rimangono un pò più pessimista su questo e cioè penso che il modello italiano, rispetto ad un modello prettamente esportativo verso la Russia, deve comprendere bene che le opportunità sono un elemento che deriva da una capacità di valutazione ed analisi del mercato, cioè dedicare grandi energie ed investimenti per identificare le opportunità che ci sono e saperle cogliere.

A che cosa fa riferimento?

Mi riferisco ai cosiddetti “Progetti d’importanza nazionale” individuati dalla Federazione Russa, che valgono 380 miliardi di dollari d’investimento. Oggi bisogna riuscire a capire bene in termini reali e concreti di progetti, dove sono queste opportunità. Di cosa si tratta: ospedali, aeroporti, porti, impianti di trattamento gas, olio. Solo a fronte di questo grande livello di analisi noi riusciremo come sistema paese a proporre delle soluzioni. Ciò che fanno i tedeschi. Dobbiamo abbandonare il modello dell’esportazione: non è più attuale. Quello della localizzazione lo è dopo aver fatto un’analisi delle opportunità e di come la concorrenza si sta muovendo. Senza sapere quanto costa l’acquisto di materie prime locali, la tassazione o come la concorrenza francese e tedesca si muove e che prezzo farà, non possiamo pensare di diventare competitivi.  (Estratto da Sputnik)


Il consigliere della Regione Veneto Stefano Valdegamberi: l’Italia in Crimea a causa delle sanzioni ha le mani legate.

l’Italia in Crimea a causa delle sanzioni ha le mani legate..….Sono sanzioni ingiuste, irrazionali….Tante chiacchiere e pochi fatti…….

Il consigliere della Regione Veneto Stefano Valdegamberi: l’Italia in Crimea a causa delle sanzioni ha le mani legate.

Sono sanzioni ingiuste, irrazionali….

Prima dicevano: quando cambierà il governo italiano toglieremo le sanzioni, ora dicono quando cambierà il governo europeo.. questa questione viene sempre rimandata in avanti.

Tante chiacchiere e pochi fatti a livello di impegni ben precisi che sono stati presi e non vengono mantenuti.

(ndr) Vero caro consigliere Valdegamberi ma è altrettanto vero che le strade per la cooperazione ci sono e si possono percorrere…..se c’è volontà imprenditoriale del fare…..

perché se aspettate che i politicanti italiani risolvano la questione nonostante i vari proclami…e una maglietta con la scritta ” no alle sanzioni” stiamo freschi!!

 

– Innanzitutto vedo che la situazione sta migliorando a vista d’occhio, di anno in anno: oltre al nuovo e moderno aeroporto si Simferopoli, anche strade nuove, infrastrutture, rinnovo dell’edilizia abitativa.

La regione è in crescita, in sviluppo; e lo si vede dai numerosi cantieri aperti e dalle gru di costruzione.

Questo, nonostante le sanzioni che rendono difficilissima la possibilità, sul posto, sia di cooperazione, sia d’investimento, che di presenza di operatori stranieri.

– Ho visto cantine nuove, stanno sviluppando il settore della produzione vinicola, in aeroporto ad esempio c’era un’esposizione di vini locali di qualità.

So che ci sono ingenti investimenti nella realizzazione di grandi vigneti. Ovviamente c’è molto interesse da parte delle aziende italiane e venete a cooperare, noi siamo leader mondiali in questo settore, ma finché applichiamo le sanzioni alla Crimea, sono limitate le possibilità d’investimento e di business dei nostri imprenditori italiani ed anche europei.

Sono sanzioni ingiuste, irrazionali che non solo danneggiano la Crimea, ma danneggiano anche noi nella misura in cui i nostri imprenditori non riescono ad agganciarsi a questi business, per lavorare e per svilupparli assieme ai russi.

Ho ricevuto richieste nel settore della nautica per la città di Sebastopoli: costruzione di Yacht, imbarcazioni.

Sto lavorando alla partnership tra imprese italiane e imprese locali: collaborazioni tecniche e di supporto, manutenzione meccanica, allestimento d’interni per imbarcazioni d’elite, rimessaggio…

L’esperienza italiana, il nostro know-how in questo settore sono molto graditi, apprezzati, ma tutto dovrebbe essere fatto di nascosto e questo è assurdo; potremmo creare lavoro, dare anche impulso all’economia italiana.

L’Italia in Crimea potrebbe giocare un ruolo importante non solo nel settore enologico e nautico ma anche nel turismo, e nell’agricoltura in generale, ma a causa delle sanzioni ha le mani legate.

Nessuno ufficialmente può avere rapporti economici e commerciali con la Crimea.

Il governo attuale come scritto nel suo programma di governo aveva promesso di togliere queste sanzioni, ma per ben due volte sono state rinnovate, quindi anche noi (italiani) siamo complici non solo di questi danni economici, ma anche della violazione dei diritti umani dei cittadini della Crimea, che nemmeno riescono ad ottenere i visti per uscire dal loro Paese, sono reclusi nel loro Paese.

Prima dicevano: quando cambierà il governo italiano toglieremo le sanzioni, ora dicono quando cambierà il governo europeo.. questa questione viene sempre rimandata in avanti.

Alla fine mi sembra: tante chiacchiere e pochi fatti a livello di impegni ben precisi che sono stati presi e non vengono mantenuti. Ogni volta c’è una scusante: prima doveva cambiare il governo italiano, poi quello europee e poi?

Dovrà forse cambiare la NATO? l’universo?.. e poi saremo ancora qua discutere se levare le sanzioni. ( estratto da un’intervista di Sputnik al consigliere della regione Veneto Stefano Valdegamberi )

(ndr) Tutto molto vero caro consigliere Valdegamberi ma è altrettanto vero che le strade per la cooperazione ci sono e si possono percorrere con società giuridiche russe costituite da italiani a Mosca, che poi possono lavorare con le imprese di Crimea……perché se aspettate che i politicanti italiani risolvano la questione nonostante i vari proclami…e una maglietta con la scritta ” no alle sanzioni” stiamo freschi!!

Non è questione di un volo più lungo o più corto, o di conti correnti e cellulari…. ma di volontà imprenditoriale del fare: se c’è le strade si trovano e gli ostacoli si superano…forse fra i tanti discorsi e giuste indignazioni ciò che è carente in Italia è la vera imprenditorialità: molti imprenditori attendono che sia lo Stato a muoversi, con supporti economici, creando fondi per l’imprenditoria, missioni, finanziamenti, fondi perduti, bandi, ecc. ( che spesso non finiscono proprio nel supportare l’internazionalizzazione)….essere imprenditori significa intraprendere, fare e rischiare….forse se i molti imprenditori si muovessero prima della politica anche la politica sarebbe costretta a fare qualcosa, non crede?

 


Internazionalizzazione

Consulenti & Partners – referenze: quasi 20 anni di esperienza nel mercato russo, da 17 anni di costante presenza con la sua sede a Mosca

Consulenti & Partners è in assoluto l’unica organizzazione strutturata e completamente autonoma e operativa nel mercato dell’area russa,  con 17 anni di costante presenza, con sede e organizzazioni proprie a Mosca e con all’interno ogni competenza in materia di:

  • trasporti e dogane ( noi siamo broker doganali),
  • gestione amministrative e societarie ( abbiamo i nostri commercialisti interni)
  • marketing ( ufficio marketing all’interno)
  • gestione e vendite  con  direzione commerciale ( dirigenti italiani e russi)
  • contrattualistica legale russa
  • bancarie ( siamo autorizzati a transare pagamenti in Rubli per pagamenti internazionali)
  • e molto altro ancora.

  In questi anni: 

  • Un migliaio di aziende/prodotti/servizi/affari, presentati/proposti/inseriti nel mercato dell’area Russa. 
  • fatturati stimati per oltre 900 milioni, diretti e indiretti.
  • Le nostre banche di riferimento:  Sberbank di Mosca, VTB24 di Mosca,  Banca Migros  Svizzera.

La nostra organizzazione non garantisce e non può garantire il successo di un progetto da noi curato e assistito, in assoluto la nostra organizzazione non promette risultati, il risultato è una variabile indipendente dalla nostra volontà e operatività, ancorché il nostro lavoro sia fatto a regola d’arte e ben targetizzato.

 Le variabili che influiscono sul successo o meno sono riferite sempre all’azienda proponente, alla sua serietà, alla capacità commerciale, alle sue capacità contrattuali e competitività. 

 Di fatto un risultato certo e inequivocabile c’è ed è la capillare e vasta presentazione al target di mercato d’interesse dell’azienda, l’acquisizione da parte del proponente di un’ampia visibilità e notorietà nel mercato che prima non aveva, e un cospicuo bacino di potenziali interessati con i quali interfacciarsi anche direttamente.

Il tutto con un rischio da parte dell’impresa praticamente inesistente, visto che l’investimento vero e proprio è a carico della nostra organizzazione: garanzia del nostro massimo impegno nel ricercare risultati apprezzabili.

REFERENZE



Italia sarebbe il Paese europeo più visitato dai russi.

La sfida importante ed entusiasmante è attualmente quella di promuovere l’imprenditoria italiana sotto il marchio “Made with Italy”. Italia sarebbe il Paese europeo più visitato dai russi. L’Italia è tra i primi e più attivi investitori nell’oblast di Mosca, che crea il maggior numero di posti di lavoro.

La sfida importante ed entusiasmante è attualmente quella di promuovere l’imprenditoria italiana sotto il marchio “Made with Italy”: Lo ha dichiarato l’ambasciatore italiano in Russia, Pasquale Terracciano, in apertura del forum organizzato in occasione della missione imprenditoriale italo-russa nella regione di Voronezh.
“Ci troviamo di fronte a una sfida difficile e allo stesso tempo avvincente. Come ampliare l’offerta d’Italia su un mercato le cui potenzialità restano in prospettiva elevatissime.
A mio avviso la direttrice principale, per rispondere alla costante e crescente domanda d’Italia è privilegiare gli investimenti italiani nel paese, nell’ambito del ‘Made with Italy’, la possibilità di creare nuove joint venture promuovendo le forniture di macchinari che da sempre hanno una parte preponderante nell’export italiano e l’avvio di nuove produzioni in loco, dove le capacità italiane e russe si possano combinare creando sinergie efficaci”, ha dichiarato Terracciano.

Italia sarebbe il Paese europeo più visitato dai russi: La posizione dell’Italia nel mercato turistico russo è solidissima. Si tratta infatti di una destinazione gettonata nel corso di tutto l’anno, i turisti partono per l’Italia d’estate, d’inverno a sciare, ma anche in primavera ed in autunno. L’Italia offre le più diverse tipologie di turismo: le spiagge, le vacanze benessere, lo shopping, la montagna, lo sport e tantissimo altro”, riassume così i motivi per cui vale la pena andare in Italia Dimitri Danilenko, redattore capo del portale turistico Turdom.ru.

L’Italia è tra i primi e più attivi investitori nell’oblast di Mosca, che crea il maggior numero di posti di lavoro: L’amministrazione dell’oblast di Mosca organizzerà un tour della regione per gli imprenditori italiani per presentare loro l’infrastruttura di investimento… Durante il viaggio, saranno visitate zone economiche esclusive, poli industriali e parchi tecnologici, nonché un’escursione del sito del futuro agglomerato di produzione di formaggi nel distretto urbano di Dmitrovsky, per il quale i produttori italiani hanno mostrato interesse”, riferisce una nota ufficiale.
Nell’oblast di Mosca sono registrate più di cinquanta imprese a partecipazione italiana appartenenti al settore alimentare e alla produzione di materiali da costruzione. Inoltre, il fatturato del commercio estero della regione con l’Italia è in costante crescita. ( estratti da Sputnik)


La crescita economica in Russia

La Russia cresce malgrado le sanzioni – Un rublo troppo forte può preoccupare il Cremlino

La crescita economica del Paese inizierà ad accelerare nella seconda metà dell’anno – Nel gennaio 2019 l’utile incassato dalle banche russe è stato 3,7 volte in più rispetto all’anno precedente.
Il corso della moneta russa sfida le previsioni pessimistiche di analisti occidentali

La crescita economica in Russia “è in previsione, e la situazione è sotto controllo da parte del governo”. Lo ha dichiarato un portavoce ufficiale della Banca Centrale russa. Dopo un certo rallentamento nel primo trimestre del 2019, la crescita economica inizierà ad accelerare nella seconda metà dell’anno, ha dichiarato il vicepresidente della Banca Centrale, Ksenia Judaeva. “Ci sono tutti i motivi per credere che nella seconda metà del 2019, quando le nuove misure fiscali cominceranno a funzionare, la crescita economica riprenderà ad accelerare”, afferma Judaeva.
La situazione inflazionistica è influenzata favorevolmente dal tasso di cambio del rublo, che si è rafforzato all’inizio dell’anno.
All’inizio del 2019, un segnale positivo arriva anche dal sistema bancario russo. Nel gennaio 2019 l’utile delle banche russe ammontava a 264 miliardi di rubli, ovvero 3,7 volte in più rispetto all’anno precedente.
A favore di una continua stabilizzazione dell’economia russa interviene anche il calo dei fondi esportati nelle zone offshore. … “rispetto al 2016, la somma di denaro esportata dalla Russia verso società offshore si è dimezzata”.
Il corso della moneta russa sfida le previsioni pessimistiche di analisti occidentali – La Banca centrale e il ministero delle Finanze continuano a rastrellare i dollari sul mercato valutario interno della Russia – Fino al 7 di aprile il ministero delle Finanze russo investirà ogni giorno 15,5 miliardi di rubli in acquisto di valuta pregiata –
Tra i fattori positivi che contribuiscono al rafforzamento del tasso di cambio del rublo ci sono il calo della dipendenza della Russia dai capitali esteri. ( estratto da Russia 24 –Banca Intesa)


Russiagate: il COLPO della BANDA CLINTON/OBAMA andato a vuoto.

Russiagate: il COLPO della BANDA CLINTON/OBAMA andato a vuoto. Russiagate: ovvero la più sfacciata e pericolosa bufala. Grazie al premio Nobel per la Pace (Obama) i sistemi d’arma utilizzabili solo in uno scontro con la Russia hanno continuato a fatturare miliardi di dollari.

Russiagate: ovvero la più sfacciata e pericolosa bufala imbastita, messa in piedi e sostenuta dai cosiddetti “liberal” americani per giustificare la sconfitta di Hillary Clinton
I grandi complessi militari industriali, grazie al Premio Nobel per la Pace Obama, avevano incassato importanti commesse sfornando sistemi d’arma utilizzabili solo in uno scontro con la Russia hanno continuato a fatturare miliardi di dollari.

Il procuratore Robert Mueller sancisce che i sospetti di collusione tra Donald Trump e il Cremlino erano infondati. Ma dimostra anche come i Democratici non abbiano esitato a imbastire una pericolosa “fake news” accusando la Russia senza motivo e mettendo a rischio la distensione internazionale.
Nel clima di sospetto creato con l’ausilio di importanti media come “New York Times”, “Washington Post” e Cnn le promesse elettorali di Donald Trump, pronto ad avviare un dialogo con il Cremlino ed alleviare la tensione tra grandi potenze instauratasi durante la presidenza Obama sono state spacciate per una prova della collusione. E così i grandi complessi militari industriali che grazie al Premio Nobel per la Pace Obama avevano incassato importanti commesse sfornando sistemi d’arma utilizzabili solo in uno scontro con la Russia hanno continuato a fatturare miliardi di dollari. E a garantire lauti finanziamenti al partito democratico. Così l’escalation della tensione manifestatasi con il cambio di regime in Ucraina e il conflitto siriano – entrambi sostenuti dall’amministrazione Obama – si è intensificata raggiungendo punte drammatiche. La conclusione dell’inchiesta ci svela dunque un’altra drammatica verità. ( estratto da Sputnik di Gian Micalessin giornalista e reporter di guerra)

Possiamo dirlo, ora? Il Russiagate era solo una trappola di Obama a Trump
Le conclusioni del rapport del procuratore speciale Robert Mueller smontano, dopo due anni di indagini, la teoria di chi pensava che The Donald fosse stato eletto grazie a Putin. Una teoria farlocca, orchestrata dall’ex presidente.
Erano tutte sciocchezze. Scemenze. Balle. Il Russiagate è ed è sempre stato una grande bufala per gonzi. Lo dico con un certo orgoglio. Quegli articoli per Linkiesta li avevo scritti io ed è con una certa ilarità che vedo le mie convinzioni confermate dal rapporto del procuratore speciale Robert Mueller, che ha appena messo il sigillo a due anni di indagini su Trump e i suoi presunti legami con Mosca. Le conclusioni di Mueller sono state anticipate da una lettera che il ministro della Giustizia, William Barr, ha indirizzato al Congresso. Lettera che dice: non è stata trovata alcuna prova del fatto che la campagna elettorale di Donald Trump sia stata in alcun modo condotta d’intesa con la Russia. Nessuna cospirazione, nessun complotto. ( estratto da Linkiesta)


Mosca risponderà alle sanzioni che la UE ha imposto dopo i fatti nello Stretto di Kerch…Nella blacklist di Kiev anche noti artisti Italiani, e in precedenza politici italiani

Mosca risponderà alle sanzioni che la UE ha imposto dopo i fatti nello Stretto di Kerch…Nella blacklist di Kiev anche noti artisti Italiani, e in precedenza politici italiani……Per costruire la Russia ci vogliono le macchine italiane, in un cantiere su tre macchinari italiani….Rivista americana riconosce la vittoria della Russia nella guerra di sanzioni…

Mosca non lascerà senza risposta le sanzioni che la UE ha imposto dopo l’incidente nello Stretto di Kerch. E Kiev iscrive nella blacklist anche noti artisti Italiani, come ha fatto in precedenza con vari politici italiani in visita in Crimea: e l’Unione Europea fa finta di non vedere come Kiev tratta cittadini europei e in particolare Italiani.
Un pretesto per inserire altri cittadini russi nella blacklist
“La “colpa” delle nostre guardie di frontiera sta solo nel fatto che, con le loro azioni risolute, hanno fermato una violenta provocazione organizzata dalle autorità di Kiev nella zona dello Stretto di Kerch”, si legge nel comunicato del Ministero degli esteri Russo.
E sottolinea anche che le accuse secondo cui la Russia “ha violato il diritto internazionale” e “usato la forza irragionevolmente” non sono vere: le navi ucraine hanno violato le acque territoriali russe, che erano comunque acque territoriali russe già prima della riunificazione della Crimea con la Russia.
Le guardie di frontiera hanno reagito secondo le norme del diritto internazionale e della Costituzione e della legislazione russa.
Inoltre i marinai ucraini hanno successivamente ammesso pubblicamente la natura provocatoria dell’incidente organizzato con la loro partecipazione, ha aggiunto il dicastero diplomatico russo.
Mentre una rivista americana riconosce la vittoria della Russia nella guerra di sanzioni.
Judy Twigg, professoressa della Virginia Commonwealth University, ha sostenuto in un articolo della rivista conservatrice americana The National Interest che la Russia sta vincendo la guerra di sanzioni scatenata da USA e UE per gli eventi in Ucraina.
Secondo la professoressa, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dalla UE nel 2014 avrebbero dovuto punire la Russia per le presunte “azioni aggressive” contro l’Ucraina, ma al contrario le hanno regalato grandi benefici e stimolato la sua crescita economica.
A titolo di esempio la Twigg fa riferimento al settore agricolo russo che, grazie alle sanzioni economiche si è ripreso da una condizione di stagnazione.
La professoressa ricorda che Mosca è stato limitato l’accesso ai mercati dei capitali e ai prestiti a basso interesse e le sono state bloccate le importazioni di beni a duplice uso (civile e militare – ndr) e le forniture di tecnologie innovative. Allo stesso tempo la Russia ha introdotto contromisure, vietando l’importazione di prodotti agroalimentari dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Questa situazione si è trasformata in un “regalo” per l’agricoltura russa.
“Le sanzioni hanno dato l’opportunità alla Russia di ripristinare l’industria alimentare che era paralizzata. Molti investitori che in precedenza non avevano mostrato alcun interesse per l’agricoltura si sono improvvisamente interessati”, scrive la Twigg.
La professoressa aggiunge anche che il volume della produzione di grano e cereali in Russia ha già raddoppiato i consumi interni, rendendo così il Paese il principale fornitore sul mercato mondiale.
In conclusione la Twigg sottolinea che la Russia dispone di ampi territori ed oltre 200 milioni di ettari di terra inutilizzati, pertanto la sua agricoltura continuerà a svilupparsi attivamente e fungere da traino dello sviluppo di altri settori.
Pertanto, secondo la Twigg, è tempo che gli Stati Uniti e l’Europa prendano atto che le sanzioni portano solo benefici alla Russia e nella guerra delle sanzioni con l’Occidente la Russia si trova “alcuni passi in avanti”.
Per costruire la Russia (e ricostruire Palmira) ci vogliono le macchine italiane .
In Russia in un cantiere su tre vengono impiegati macchinari italiani. Adesso la partnership si rafforza e la Russia ha chiesto aiuto alle imprese italiane della lavorazione marmo per la ricostruzione del sito archeologico di Palmira, in Siria.
Dodici aziende coinvolte, la maggior rappresentanza straniera (a fronte delle quattro aziende tedesche, una spagnola e nessuna francese) ed un padiglione incentrato sul made in Italy fotografano la presenza italiana a BATIMAT Russia, evento capofila nel settore dei materiali e delle tecnologie per l’edilizia e la costruzione in Russia.
Del resto i dati diffusi dall’Agenzia delle dogane russe confermano che per i costruttori italiani la Russia rappresenta uno dei principali mercati di riferimento: nel 2018 l’Italia è stata il secondo fornitore straniero nel settore di macchine per la lavorazione marmo, con una quota di mercato del 30.6 % ed un volume d’affari pari a 16 milioni di euro. (Estratto da Sputnik)


Mercato Eurasia gestito da l vostro ufficio di Mosca

Consulenti & Partners Sede delle aziende Italiane a Mosca – Consulenti & Partners cambia aspetto e si adatta alle esigenze delle imprese e alla continua evoluzione del mercato dell’Area Russa.

Consulenti & Partners Sede delle aziende Italiane a Mosca
Consulenti & Partners cambia aspetto e si adatta alle esigenze delle imprese e alla continua evoluzione del mercato dell’Area Russa.

Diviene così il partner più qualificato e privilegiato per il business nel mercato di Eurasia, UEE, Unione Economica Eurasiatica di cui fanno parte ad oggi Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan.

Con la ormai sperimentata formula della partnership, Consulenti & Partners agisce e di fatto diviene la sede a Mosca delle imprese italiane che vogliono operare in questa vasta area di mercato.

La proposta di Consulenti & Partners prevede una formula a basso impatto economico per l’azienda italiana, così da poter permettere anche alle piccole imprese di provare ad intraprendere il mercato russo con il minimo impegno economico e praticamente a rischio zero.

Una prova d’introduzione nel mercato che, data la vastità territoriale e le differenti caratteristiche delle varie aree, non può essere inferiore ai 18 mesi, durante la quale ogni costo di marketing, presentazione e gestione è a carico di Consulenti & Partners.

La gestione completa di ogni “fattore” di mercato dalla promozione alla trattativa, trasporti e sdoganamenti, amministrazione, garanzie, post vendita e problem solving sarà trattata direttamente dagli specialisti interni di Consulenti & Partners.

Lo sviluppo e la gestione del mercato nella fase successiva alla prova di 18 mesi, nel caso di successo e trend positivo.

Consulenti & Partners è in grado di agire, di essere, e di fatto lo è, l’ufficio di Mosca di ogni azienda italiana che decide di aderire alla partnership.
La direzione generale italiana con ultradecennale esperienza nella dirigenza d’impresa e del mercato russo, la direzione operativa e amministrativa di collaboratori russi che parlano italiano, consentono alla sede di Mosca di Consulenti & Partners di agire come farebbe lo stesso imprenditore italiano nel suo mercato.
Un rapporto fra imprenditori con la stessa esigenza, creare fatturato, fare business.

Consulenti & Partners è già sede giuridica di imprenditori che ci hanno incaricato di aprire, attivare, gestire e amministrare una loro società a Mosca.
Consulenti & Partners è in grado di operare per la costituzione di società giuridiche russe, start-up di aziende produttive e commerciali, partnership ai vari livelli, gestioni amministrativi e contabili.
Il problem solving è una prerogativa di Consulenti & Partners.


Il presidente Vladimir Putin: "Le riserve per una crescita economica sono ben lungi dall’essere esaurite”

“Contro le famose sanzioni alla Russia ci battiamo e ci batteremo, non perché siamo filorussi o filoamericani, ma perché siamo filoitaliani”. il Pil della Russia è aumentato ancora del 2,3% – Nonostante le sanzioni antirusse, la Russia non cadrà nell’isolazionismo e non ostacolerà la cooperazione economica internazionale

L’Agenzia statistica russa (Rosstat) ha riassunto i risultati dello sviluppo economico del Paese nel 2018. La crescita del Pil in Russia l’anno scorso è stata del 2,3%, un risultato superiore alle stime del Ministero dello Sviluppo Economico e della Banca Centrale Russa. Una cifra record dal 2012, anno in cui l’economia era cresciuta del 3,7 per cento.

“Secondo le prime stime, il PIL della Russia nel 2018 avrebbe raggiunto, a prezzi correnti, 103.626,6 miliardi di rubli. La crescita del volume fisico del PIL rispetto al 2017 è stata del 2,3%”, ha dichiarato il portavoce di Rosstat.

Nel 2013 e nel 2014 l’economia è cresciuta rispettivamente dell’1,8% e dello 0,7%. Alla fine del 2015 è stato registrato un calo del 2,5%. Nel 2016 e nel 2017, l’economia russa ha ripreso a crescere: il PIL è cresciuto rispettivamente dello 0,3% e dell’1,6 per cento.

A fine gennaio, il Ministero dello Sviluppo Economico ha migliorato la stima della crescita del PIL portandola dall’1,8% al 2%, grazie soprattutto a una crescita nel settore delle costruzioni. La Banca Centrale ha previsto una crescita del PIL pari all’1,5-2 per cento.
Secondo Rosstat, nel 2018 il prodotto interno lordo del settore delle costruzioni è cresciuto del 4,7%. Solo nel settore finanziario e assicurativo (6,3%), e in quello alberghiero e della ristorazione (6,1%), sono stati registrati tassi di crescita più elevati.

Secondo il presidente russo, Vladimir Putin, le riserve per una crescita economica “sono ben lungi dall’essere esaurite”. Le aziende russe devono “rafforzare le loro posizioni sui mercati nazionali e globali”, e per fare ciò “è necessario rimuovere quanto ostacola il miglioramento del clima imprenditoriale nel Paese”, ha dichiarato Putin.

“Naturalmente, i progetti nazionali dovrebbero diventare un incentivo per le imprese russe, per il rapido sviluppo di tecnologie avanzate e per la produzione di nuovi beni e servizi, affinché le nostre aziende possano rafforzare le loro posizioni non solo sul mercato nazionale, ma anche su quello globale, e partecipare attivamente alle catene mondiali di produzione”, ha aggiunto Putin durante un intervento al Forum “Business Russia”. Secondo il presidente russo, “dovremmo concentrarci su alcune aree critiche, e il primo passo è una conseguente rimozione delle barriere. La qualità del nostro clima imprenditoriale dovrebbe essere commisurata alla portata delle sfide che la Russia deve affrontare”, ha aggiunto.

Il ruolo delle imprese nello sviluppo della Russia è grande, e sono proprio gli imprenditori a creare posti di lavoro, e a garantire così il reddito dei cittadini. “Quanto più dinamiche e forti sono le imprese, sia nei settori tradizionali, sia in quelli emergenti”, ha sottolineato Putin, “tanto più sostenibile sarà la crescita economica della Russia. Ed è necessario, prima di tutto, che il Paese si arricchisca, che la sua prosperità e qualità della vita migliorino”.

A questo proposito, il sostegno statale al commercio è uno dei compiti più importanti nel contesto delle sanzioni antirusse e di altre restrizioni esterne, tenendo presente che dietro lo schermo della politica si nasconde l’eliminazione dei rivali e la ridistribuzione dei mercati.
“Contro le famose sanzioni alla Russia ci battiamo e ci batteremo, non perché siamo filorussi o filoamericani, ma perché siamo filoitaliani”. Lo ha detto il vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio in occasione dell’inaugurazione del Micam, il Salone internazionale delle calzature promosso da Assocalzaturifici a Fiera Milano. Secondo Di Maio “se ci sono imprese che stanno avendo enormi danni dalle sanzioni contro la Russia è giusto che si riveda lo strumento, non il principio”.

Anche per il presidente dell’Associazione “Conoscere Eurasia” e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, “oggi più che mai la Russia è un Paese e un mercato di sbocco strategico per l’economia italiana. La flessione dell’export made in Italy registrata nel 2018 è il segnale di un problema non imputabile esclusivamente alle sanzioni e a quei settori circoscritti soggetti alle restrizioni commerciali. La stabilità del più grande Paese eurasiatico non è in discussione.
Serve tornare a intercettare la domanda russa e, nel contempo, riconsiderare il ruolo di ponte della Russia verso l’Eurasia e la Cina”.

Nonostante le sanzioni antirusse, la Russia non cadrà nell’isolazionismo e non ostacolerà la cooperazione economica internazionale, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin. “Vorrei sottolineare che naturalmente non abbiamo intenzione di cadere nell’isolazionismo, né di costruire barriere che ostacolino la cooperazione economica internazionale. Comprendiamo perfettamente che questo di per sé frenerebbe lo sviluppo del Paese”, ha dichiarato Putin durante un incontro con i rappresentanti della comunità imprenditoriale russa. Il presidente ha osservato che la Russia, insieme ai suoi partner, è aperta, in primo luogo, agli scambi commerciali, tecnologici e di investimento, nonché alla cooperazione.

La risposta alle restrizioni esterne dell’Occidente dovrebbe essere quella di aumentare la competitività globale dell’economia russa. “Dobbiamo accelerare seriamente il ritmo dello sviluppo industriale, rafforzare la nostra base scientifica e tecnologica, favorire la localizzazione della produzione e la conquista di nuovi mercati da parte delle imprese russe, non solo in Russia, ma anche all’estero”, ha sottolineato Putin. (Estratto da Russia 24 – Banca Intesa)


mercato Eurasia, CEE

Consulenti & Partners cambia aspetto e si adatta alle esigenze delle imprese e alla continua evoluzione del mercato dell’Area Russa.

Consulenti & Partners cambia aspetto e si adatta alle esigenze delle imprese a alla continua evoluzione del mercato dell’Area Russa.
Diviene così il partner più qualificato e privilegiato per il business nel mercato di Eurasia, UEE, Unione Economica Eurasiatica di cui fanno parte ad oggi Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan.
Con la ormai sperimentata formula della partnership, Consulenti & Partners agisce e di fatto diviene la sede a Mosca delle imprese italiane che vogliono operare in questa vasta area di mercato.
La proposta di Consulenti & Partners prevede una formula a basso impatto economico per l’azienda italiana, così da poter permettere anche alle piccole imprese di provare ad intraprendere il mercato russo con il minimo impegno economico e praticamente a rischio zero.

Una prova d’introduzione nel mercato che, data la vastità territoriale e le differenti caretteristiche delle varie aree, non può essere inferiore ai 18 mesi, durante la quale ogni costo di marketing, presentazione e gestione è a carico di Consulenti & Partners.
La gestione completa di ogni “fattore” di mercato dalla promozione alla trattativa, trasporti e sdoganamenti, amministrazione, garanzie, post vendita e problem solving sarà trattata direttamente dagli specialisti interni di Consulenti & Partners.
Lo sviluppo e la gestione del mercato nella fase succesiva alla prova di 18 mesi, nel caso di successo e trend positivo.
Consulenti & Partners è in grado di agire, di essere, e di fatto lo è, l’ufficio di Mosca di ogni azienda italiana che decida di aderire alla partnership.
La direzione generale italiana con ultradecennale esperienza nella dirigenza d’impresa e del mercato russo, la direzione operativa e amministrativa di collaboratori interni russi che parlano anche italiano, project manager e sviluppatori di mercato, consentono alla sede di Mosca di Consulenti & Partners di agire come farebbe lo stesso imprenditore italiano nel suo mercato: un rapporto fra imprenditori con la stessa esigenza, creare fatturato, fare business.

Consulenti & Partners è già sede giuridica di imprenditori che ci hanno incaricato di aprire, attivare, gestire e amministrare una loro società a Mosca.
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Il problem solving è una prerogativa di Consulenti & Partners.


Russia,Bielorussia,Kazakistan,Tajikistan,Kyrgystan

Eurasia strategica per l’export Made in Italy. – Sanzioni motivate da pressioni politiche esterne. – Tedeschi: “l´embargo è solo per voi italiani”. – UE condizionata dalla NATO. – Putin: noi ci fidiamo del governo italiano.

Quando vennero enunciate le prime sanzioni e l´Europa voltò le spalle alla Russia, questa realizzò un´alleanza intergovernativa ed un´unione politica e commerciale con altri Paesi dell´Est e del Far East, all´interno dei quali potesse essere sviluppato un mercato di libero scambio.

Bisogna considerare il fatto che la Federazione Russa è completamente autonoma dal punto di vista energetico, che soddisfa il proprio fabbisogno interno all´83% con fonti rinnovabili (in primis idroelettriche) e che incanalerà ora il grande surplus petrolifero verso i ricchi mercati del Far East, assetati di energia, per prima la Cina.

Il problema, quindi, rimane europeo, fortemente condizionato dalle esigenze della NATO, la quale, per esistere e perdurare, deve assolutamente disporre di un nemico da poter combattere.

Ecco allora la nascita di tre alleanze eurasiatiche: SCO, BRICS e Commissione Economica Eurasiatica.

La SCO-Shanghai Cooperation Organization, raggruppava inizialmente cinque Stati: la Federazione Russa, la Cina, il Kazakhstan, il Kyrgyzstan e il Tajikistan, ai quali si sono successivamente associati l´Uzbekistan, l´India e il Pakistan, per un totale di circa 3 miliardi e duecento milioni di abitanti, quindi circa la metà della popolazione mondiale.

Da ciò si può ben comprendere che tutte le imprese insediate nei paesi SCO, potrebbero non aver più bisogno di esportare in Occidente, in quanto il loro mercato è enorme e potrebbe benissimo essere in grado di saturare la loro produzione.

Un´altra associazione tra Paesi non integrati con l´Unione Europea è quella contraddistinta mediante l´acronimo BRICS, che deriva dalle iniziali dei paesi fondatori: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.
Si tratta di cinque economie emergenti ed a forte crescita, con un PIL. Anche in questo caso i paesi aderenti rappresentano circa la metà della popolazione mondiale e si sono impegnati per un libero scambio, svincolato dalla supremazia del dollaro quale valuta di riferimento, annunciando anche la volontà di adottare una nuova valuta di riserva globale, che dovrebbe essere “diversificata, stabile e prevedibile”

Tutto ciò premesso si tratta ora di comprendere quanto la cecità del nostro governo impedisca di fatto alle aziende italiane di cooperare con quelle della Federazione Russa e dei Paesi aderenti ad Eurasia e ciò a causa di embarghi e sanzioni, motivati da aleatorie pressioni politiche esterne.

– E quanto anche il governo attuale faccia veramente nonostante i vari e ripetuti “proclami” in disaccordo con le sanzioni, per mettere fine a questa inutile, ingiusta e “masochista” adesione forzata al “dictat” di oltre oceano – Nonostante il presidente russo Vladimir Putin non avesse nascosto, a suo tempo, la propria ammirazione per la svolta italiana: “Sappiamo che l’economia italiana ha delle basi molto solide, noi ci fidiamo di tutto quanto sta facendo il governo italiano e siamo sicuri che i problemi saranno risolti”. ( ndr)

– “I rapporti politici italo-russi sono eccellenti, ma…non si può essere contrari alle sanzioni e poi applicarle. Certamente ci vuole lealtà nei confronti dell’Ue ma la lealtà si può manifestare anche esprimendo dissenso, prima o poi”.
“Mentre l’Unione economica eurasiatica è un processo non breve ma in evoluzione, nell’Ue si assiste a un processo di disgregazione determinato da uno sviluppo economico disomogeneo. L’Eurasia è una possibilità per mitigare queste difficoltà, ma a oggi non ne approfittiamo… ( dichiarazione del presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico)

Per finire, desidero solo ricordare l´incontro avuto presso una grande compagnia russa con gli esponenti di una multinazionale tedesca.
Alla mia domanda su come facessero a vendere in Russia, viste le sanzioni e le limitazioni, mi stato risposto con il loro inconfondibile accento teutonico “l´embargo è solo per voi italiani”.

(Prof. Franco C. Grossi Esperto della Federazione Russa al Ministero della Scienza a Mosca – estratto dal Giornale Diplomatico)


Putin all'Assemblea federale

Presidente Putin davanti all’Assemblea Federale: La Russia non dislocherà missili ai confini con l’Europa, gli USA contino la distanza e la velocità dei nostri missili. Putin invita l’Europa a ripristinare relazioni normali. Putin: “Le riserve della Russia superano il debito esterno” Infrastrutture: importanti investimenti per aeroporti e ferrovie. “Più figli, meno tasse”- e lo stato pagherà i mutui per le famiglie numerose – Dimezzata la povertà in Russia.

(La relazione del presidente di fronte all’Assemblea Federale è una prassi prevista dalla Costituzione della Federazione Russa: nel suo intervento il presidente illustra la situazione del paese ed i principali vettori di sviluppo della politica interna ed internazionale – L’Assemblea Federale è l’organo del potere legislativo della Federazione Russa e comprende le due camere del parlamento, la Duma di Stato, simile alla camera dei deputati, ed il Consiglio federale, simile al senato)
Riguardo all’uscita degli USA dal trattato INF Putin ha dichiarato:
“Negli ultimi anni verso la Russia gli USA hanno avviato una politica che non si può definire “amichevole”, caratterizzata da azioni anti russe e interessi negati, sanzioni che violano il diritto internazionale, e atti che distruggono tutta la base giuridica delle relazioni mondiali, faticosamente formulata negli ultimi decenni. La Russia viene presentata come una minaccia globale. Non è vero. La Russia non minaccia nessuno, tutte le nostre misure hanno un carattere difensivo. Noi non siamo interessati allo scontro.
I nostri partner non vedono a che velocità cambia il mondo. Difficilmente questo coincide con gli interessi degli USA. Molti dei loro politici sono ossessionati dall’ idea della loro superiorità sul resto del mondo. E’ un loro diritto pensare come vogliono, ma sanno contare? Allora che contino la velocità delle nostre armi e la distanza da loro, prima di compiere altri passi ostili nei confronti della Russia.”
La Russia non dislocherà missili ai confini con l’Europa, ma se gli USA lo faranno, questo metterà a rischio la sicurezza della Russia – ha dichiarato il presidente Putin:
“Alcuni di questi missili possono volare verso Mosca in 20 minuti, questo è una minaccia per la Russia e noi reagiremo in maniera speculare”
Putin invita l’Europa a ripristinare relazioni normali
“Speriamo che da parte dell’Unione Europea ci sia un cambio di rotta e vengano ripristinate relazioni normali: i cittadini di questi paesi, ed anche la comunità imprenditoriale lo vogliono: è nei nostri interessi reciproci”
Putin: cooperazione con Cina è un modello
“Il nostro modello di cooperazione con la Cina è un esempio: continueremo a lavorare per l’integrazione del progetto cinese della Grande via della Seta con l’ Unione Economica Euorasiatica. Guardiamo con fiducia anche alla collaborazione con l’India”

“Il nuovo missile Avangard come il primo Sputnik”
“La concorrenza mondiale si sposta sul terreno della scienza e dell’innovazione ” – ha detto il presidente Putin, che ha paragonato il progetto del sistema Avangard al lancio del primo satellite Sputnik nello spazio: “è importante applicare in campo civile le innovazioni acquisite in ambito militare”
Putin: “Semplificare i visti per i turisti stranieri”
Il presidente Putin nel suo discorso ha ricordato l’esperienza positiva dei Mondiali di Calcio, che hanno contribuito ad incrementare l’interesse dei turisti stranieri verso la Russia ed ha incaricato il governo di lavorare per la creazione di un sistema di emissione di visti elettronici per i turisti stranieri.
Infrastrutture: nel 2019 aprirà l’alta velocità Mosca – San Pietroburgo
“Lo sviluppo delle infrastrutture è cruciale per la Russia, siamo il paese con il territorio più esteso al mondo: lo sviluppo delle infrastrutture rinforza l’architettura dello stato, supporta la crescita dell’economia: nel 2019 verrà aperto al traffico ferroviario il ponte della Crimea, e verrà inaugurata la nuova linea ferroviaria ad altra velocità tra Mosca e San Pietroburgo. Da qui al 2021 verranno ampliati 60 aeroporti.” – ha detto il presidente Putin
L’agricoltura traina l’export russo
“Un indicatore molto importante della crescita del business è la crescita dell’export – ha detto Putin – un esempio è l’agricoltura: nel 2018 l’export di grano ha toccato la quota record di 44 milioni di tonnellate”.

Putin: “Le riserve della Russia superano il debito esterno”
Venendo alle misure economiche, il presidente Putin ha sottolineato che per la prima volta nella storia, le riserve della Russia superano il debito verso l’estero.
Un milione per gli insegnanti che vanno in campagna
In un altro passaggio del suo discorso il presidente Putin ha rimarcato il miglioramento generale del livello d’istruzione in Russia ed ha proposto di lanciare anche in questa sfera un progetto già implementato nella sanità: gli insegnanti che decideranno di andare a lavorare nelle scuole dei piccoli centri abitati in campagna riceveranno un incentivo di 1 milione di rubli (15 mila euro circa).
Un altro tasto dolente su cui ha posto l’attenzione il presidente Putin è quello dell’attenzione per l’ecologia e lo smaltimento dei rifiuti, rimproverando gli amministratori locali:
“Molte discariche sono stracolme, eppure sorgono dei quartieri residenziali vicino ad esse. Chi ha dato le documentazioni per costruire? Far finta di nulla non risolve il problema”.
Un’altra proposta di Putin a tutela del cittadino
“Non si può strozzare il cittadino. E’ necessario realizzare una dilazione dei pagamenti per quei cittadini che a causa di imprevisti (gravi malattie, perdita del lavoro) non possono pagare le ipoteche”.
Dimezzata la povertà in Russia
“La soluzione della crisi demografica va di pari passo con il superamento della povertà” – specifica Putin – “Nel 2000 40 milioni di persone in Russia vivevano sotto la soglia di povertà, ora sono 19 milioni. Ma restano troppi, troppi.”
Lo stato pagherà i mutui per le famiglie numerose
Putin ha poi elencato tutta una serie di misure in sostegno della famiglia, tra cui un finanziamento diretto per il pagamento del mutuo sulla prima casa per tutte le famiglie numerose (3 o più figli).
Putin sottolinea l’importanza della politica demografica: “Più figli, meno tasse”
Il presidente Putin ha rimarcato l’importanza per la Russia del problema demografico: “La Russia è entrata in un periodo difficile dal punto di vista demografico. Il tasso di natalità è in calo”.
Putin ha poi elencato una serie di manovre concrete in sostegno alle famiglie, compresa la riduzione progressiva delle imposte:
“Fare figli non deve provocare per le famiglie una riduzione del reddito, ne deve portarle alla povertà. Dobbiamo ripensare il carico tributario sulle famiglie secondo un principio molto semplice: più figli, meno tasse.”
Putin si rivolge ai deputati, invitandoli a lavorare
“La gente non si fa ingannare. Per la gente è importante vedere cosa è stato fatto e come questo migliora la loro vita, non prima o poi, ma subito.”


Crimea investitori e imprenditori investono in Crimea

La Repubblica di Crimea un polo d’interesse strategico per gli imprenditori. Le società straniere investono in Crimea.

Le società straniere investono in Crimea.
In Crimea la situazione economica è propizia.
Previsto anche l’arrivo di una delegazione britannica di circa 15 tra politici, esperti e imprenditori.

In occasione del Forum russo di investimenti a Sochi la ministra delle finanze della Repubblica di Crimea, Irina Kiviko, ha descritto al corrispondente di Sputnik il clima favorevole agli investimenti di cui gode la penisola.
— Oggi stiamo per firmare accordi di investimento con alcuni importanti investitori per grandi cifre di denaro. Un investitore dispone di 5 miliardi di rubli, un altro di 1,2 miliardi e un altro ancora di 1 miliardo. Dunque, c’è interesse per la Crimea.
E quest’interesse aumenta. Gli investitori sono pronti a costruire i loro stabilimenti da noi e a creare posti di lavoro. La situazione è propizia. E noi aiutiamo gli investitori che investono in Crimea.

— Ci sono società straniere che investono in Crimea nonostante la situazione internazionale?
— Sì, e sono molte. Ci chiedono, però, di non rivelare i loro nomi. E noi ci atteniamo a questa richiesta. Ciononostante sia le importazioni sia le importazioni crescono. E le società straniere vengono in Crimea e molte di loro sono europee.
Vi sono anche società italiane.

Dunque, nonostante le sanzioni, gli imprenditori ritengono che in Crimea la situazione economica sia propizia: abbiamo una zona libera di scambio, condizioni preferenziali importanti e questo attira gli investitori.
Siamo contenti di accoglierli tutti. E per questo firmiamo gli accordi.

— Quali sono i maggiori progetti al momento in Crimea?

— Abbiamo molti progetti attivi nei settori dei trasporti, dell’agricoltura, del turismo, dell’industria alimentare e dei centri commerciali. I soldi vengono investiti in più comparti e non solamente in uno.
— Cosa riguarda l’investimento di 5 miliardi che Lei ha menzionato?
– L’investimento riguarda la costruzione di uno stabilimento per la lavorazione dell’alluminio che ospiterà anche un centro di formazione.

Per la prima volta dal 2014 la Crimea verrà visitata da una delegazione britannica, ha dichiarato il premier della repubblica Sergey Aksenov.
il gruppo prenderà parte al V Forum economico internazionale Yalta.
Aksenov ha sottolineato che la penisola ha un enorme potenziale d’investimento e questo è chiaro agli imprenditori stranieri che vogliono stabilire relazioni commerciali con la regione. ( Estratti da Sputnik)


Putin investe molti miliardi di dollari per rissovare gli aeroporti

• L’Italia aiuterà la Russia a cancellare i danni delle sanzioni sul GNL. Gli italiani che investono in Russia avranno solo profitti.

• L’Italia aiuterà la Russia a cancellare i danni delle sanzioni sul GNL. Gli italiani che investono in Russia avranno solo profitti.
• Mentre un’altra azienda Italiana illumina gli aeroporti russi: la Russia sta investendo 6 miliardi di dollari per modernizzare gli aeroporti.
• Ma le sanzioni antirusse sono uno strumento di concorrenza sleale, ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo Alexander Pankin.

L’azienda italiana Tenaris, insieme a lla Severstal, aprirà un impianto per la produzione di tubi per l’industria petrolifera e del gas a Surgut.
Paolo Rocca, CEO di Tenaris, ha spiegato che, in piena attività, la joint venture prevede di coprire il 15-20% del mercato russo dei tubi per gasdotti e oleodotti.
“Gli investimenti nella produzione in Russia da parte dei partner italiani sono un passo positivo, soprattutto perché non ci sono restrizioni in materia: le sanzioni statunitensi hanno incluso singoli imprenditori nel settore dei tubi in Russia, ma non sono state applicate alle aziende. Quindi gli italiani non devono temere di investire in Russia: ne avranno solo profitti. Molte aziende europee lavorano con i partner russi seguendo questo principio”, ha detto Yushkov, esperto della Fondazione nazionale per la sicurezza energetica Igor Yushkov.
“L’intenzione della leadership russa di voler localizzare la produzione in Russia è pienamente giustificata dalle restrizioni statunitensi. E in questo caso l’Italia sta aiutando la Russia ad annullare i possibili danni all’industria del GNL, che potrebbero sorgere in futuro a causa delle sanzioni”, osserva l’esperto.
E un’azienda italiana illumina gli aeroporti russi: da Mosca a Vladivostok le luci di OCEM azienda bolognese, sono la prima cosa che vedono i passeggeri che atterrano e l’ultima quelli che decollano. Luci accese anche sulle nuove opportunità di business, perché la Russia sta investendo 6 miliardi di dollari per modernizzare 42 aeroporti.
E tutto nonostante il fatto che: le sanzioni antirusse degli Stati Uniti sono uno strumento di concorrenza sleale e sono finalizzate per cacciare dai mercati non solo la Russia, ma anche i Paesi europei, ha dichiarato a Sputnik il vice ministro degli Esteri russo Alexander Pankin.
“Sono uno degli strumenti di concorrenza ingiusta e per dirla più direttamente sleale che gli americani usano per spostare nei mercati non solo noi, ma anche i partner europei”, ha detto Pankin. “La concorrenza tra Paesi o gruppi di Paesi è in generale qualcosa di normale, ma i metodi sono sleali”, ha aggiunto.


Sanzioni, i paesi europei aumentano gli scambi commerciali con la Russia e in Germania, oltre il 70% dei tedeschi favorevole a costruzione Nord Stream 2

Un’analisi FinExpertiza mostra che su 27 paesi che hanno aumentato significativamente gli scambi commerciali con la Russia nel 2018 17 hanno sostenuto le sanzioni contro Mosca.

Si tratta, soprattutto, di Polonia, Moldavia e Svizzera che nel 2018 hanno aumentato il volume del commercio con la Russia. Nel dettaglio, il fatturato commerciale della Polonia è aumentato del 37,5%, quello della Moldavia del 31% e quello della Svizzera del 30,1%.
È stato possibile raggiungere tali indicatori principalmente grazie alla crescita delle esportazioni russe.

“Questa è la classica situazione in cui gli imprenditori usano una retorica aggressiva e poi si stringono la mano sotto il tavolo”, osserva Elena Trubnikova di FinExpertiza.

Anche gli Stati Uniti, promotori delle sanzioni, lo scorso anno hanno ripristinato il commercio con la Russia del 92,6%. Nel 2018, il volume degli scambi tra i due paesi è aumentato del 10,3%.

Gli altri paesi che hanno aumentato gli scambi commerciali con la Russia sono Germania e Belgio. Mentre non sono riusciti a recuperare il calo del fatturato commerciale la Lettonia, l’Ucraina e l’Italia.

Tra i paesi che non hanno appoggiato le sanzioni, hanno aumentato gli scambi commerciali con la Russia Cina, Armenia, Tagikistan, Uzbekistan e India.

E la Germania non è da meno: oltre il 70% dei cittadini tedeschi è favorevole alla costruzione del gasdotto Nord Stream 2, che fornirà gas russo all’Unione Europea attraverso il Mar Baltico.

Berlino spiega perchè sostiene il gasdotto Nord Stream-2, lo ha reso noto il produttore tedesco di petrolio e gas Wintershall.

Nord Stream 2 è un’impresa comune del gigante russo del gas Gazprom e di cinque imprese europee. L’obiettivo è quello di fornire ogni anno 55 miliardi di metri cubi di gas naturale russo all’Unione europea attraverso il Mar Baltico e la Germania, e si prevede che la sua entrata in funzione entro la fine del 2019. ( Estratti da Sputnik)


L’asso nella manica di Putin? Le sanzioni non stanno danneggiando l’economia russa. Anzi…

Un bel paradosso è stato rilevato in questo inizio 2019 da diversi analisti internazionali: le sanzioni non stanno affatto danneggiando l’economia russa.
Anzi sembrano giovarle. È l’asso nella manica di Putin.
Di un paradosso in realtà non si tratta. E per più di un motivo. Tanto per cominciare, le sanzioni occidentali non colpiscono l’esportazione di gas e di petrolio, che rappresentano il grande vantaggio strategico di Mosca. Ciò non sarebbe peraltro neanche concepibile, vista la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia. Quindi, mancando questa condizione fondamentale, le sanzioni anti-Putin nascono già come un’arma spuntata.
I vantaggi economici del rublo debole
Ma c’è di più. Le misure punitive volute dagli Usa e applicate anche dall’Ue, hanno avuto un imprevisto effetto “collaterale”, vale a dire un rapporto di cambio tra rublo e monete estere del tutto favorevole all’economia della Russia.
A rilevarlo, sul quotidiano Affaritaliani.it, è un esperto di finanza internazionale: Hugo Bain – «Avendo contribuito a mantenere il rublo debole -osserva Bain- le sanzioni hanno paradossalmente contribuito a mantenere il bilancio del governo in attivo, visto che le sue spese sono in una valuta locale, mentre i ricavi sono in valuta forte. Un allentamento delle sanzioni potrebbe condurre a un significativo apprezzamento del rublo, che è l’opposto di quanto vogliono i responsabili della politica russa».
La Borsa di Mosca attrae investitori
A tonificare l’economia russa è anche la politica fiscale voluta da Putin, una politica che avvantaggia sia le famiglie sia le imprese.
Uno dei sintomi più evidenti dello stato di salute economica della Russia è il fatto che la Borsa di Mosca comincia ad attrarre sempre più capitali esteri.
Il 2018 è astato un anno d’oro per il mercato russo. E altrettanto si attende per il 2019.
«Il mercato azionario russo -osserva sempre Bain – paga circa il 7% in termini di dividendi rispetto al 3% dei mercati emergenti in generale. Si tratta di un premio storicamente elevato».
Alla fine le sanzioni antirusse, le soffrono principalmente le aziende europee, con in testa quelle italiane. Ed è questo il vero paradosso, quello più fastidioso da rilevare. (Estratto dal secolo d’Italia)


Made with Italy”: il futuro è produrre in Russia. Ulteriore possibilità per le aziende che vorrebbero espandersi. Consulenti & Partners ormai da tempo supporta le PMI italiane nel loro “Made with Italy”.

Negli ultimi anni la politica economica russa ha intrapreso una strada che direttamente o indirettamente è legata alla questione delle sanzioni incrociate con l’Occidente.
In particolare, Mosca ha lanciato un piano di sostituzione delle importazioni, il cosiddetto “Import Substitution Plan”, con l’obiettivo di ridurre le importazioni del 50% entro il 2020 e sostituire nel tempo i beni provenienti dall’estero con prodotti sul territorio russo. Questa scelta ha spinto le aziende italiane fortemente colpite dalle sanzioni e interessate a mantenere la loro presenza nell’area di passare dal “Made in Italy” al “Made with Italy” che in sostanza significa rafforzare la produzione in loco conservando elevati standard di eccellenza.
— La Russia ha bisogno della tecnologia di investitori italiani e l’Italia non vuole perdere l’attraente mercato russo e quello euroasiatico. In attesa di una soluzione al problema delle sanzioni introdotte dall’Unione europea, Mosca e Roma hanno trovato una formula “Made in Russia with Italy”. Considera proficuo questo modo di fare affari? (Sputnik si è rivolto a Alessandro Grando)

— Io credo che questo fare da tramite (se così si può dire) in questo momento è fondamentale anche perché la maggior parte delle aziende italiane sono rivolte all’interno del mercato del paese. E da questo punto di vista è sconosciuto tutto quello che riguarda il commercio con l’estero e anche con la Russia. Quindi è fondamentale che ci sia una realtà come “Made with Italy”.

— Il mercato italiano oggi è un mercato in crisi. L’economia non cresce e c’è anche molta sfiducia da parte degli investitori. Quindi oggi le imprese italiane fanno veramente molta fatica ad andare avanti, per cui investire in Russia in questo momento è un modo migliore per diversificare la propria attività e un’ulteriore possibilità per le aziende che vorrebbero espandere.

Per SACE la Russia è il secondo paese per valore del portafoglio investimenti e progetti e Sputnik ha domandato a Sace: non avete paura ad essere così tanto esposti?

…la Russia si è confermato un sistema economico in chiara ripresa, aiutato anche da un ciclo congiunturale che, chiaramente, con l’aumento dei prezzi del petrolio rende questa ripresa ancora più solida e, come ribadisco sempre, il governo russo e tutto il sistema hanno dimostrato di avere grandi capacità di gestione di situazione che potenzialmente potevano essere critici.
…Allargando la prospettiva: vendere in Russia ma non solo, credo che il concetto più volte rilanciato di passare dal «Made in» al «Made with» sia un concetto particolarmente calzante per il contesto russo e rappresenta un’opportunità per le aziende italiane…..credo che le aziende italiane abbiamo un livello di competenze e flessibilità che le rende particolarmente adatte a raccogliere questa sfida. ( estratti da Sputnik)

Consulenti & Partners, nota organizzazione a direzione Italiana, che da18 anni in Russia, supporta le aziende italiane per la loro delocalizzazione nel mercato di Eurasia, già da tempo si è organizzata non solo per aiutare le imprese italiane a fare mercato in Russia con le loro produzioni, ma anche attivando strutture commerciali e produttive di aziende italiane che hanno voluto aprire in Russia loro dirette attività. In particolare Consulenti & Partners è specializzata nel dare supporto alle piccole e medie imprese riducendo al minimo gli investimenti/costi e sollevandole da ogni problematica per la realizzazione del loro business in Russia, anche nel caso del “Made with Italy”, con tutte le competenze al proprio interno compreso la gestione amministrativa/fiscale, trasporti e pratiche doganali, costituzione, domiciliazione e direzione di società, controllo produttività e regolarità contabili, e problem solving.


L’UNIONE ECONOMICA EURASIATICA E’ UN MERCATO STRATEGICO PER L’ITALIA

L’UNIONE ECONOMICA EURASIATICA E’ UN MERCATO STRATEGICO PER L’ITALIA:
supera i 5,7 miliardi di euro l’interscambio tra l’Italia e l’Unione Economica Eurasiatica (UEE), il mercato di libero scambio tra Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan che, nel corso del primo trimestre 2018, ha importato made in Italy per più di 2 miliardi di euro, in aumento dell’1,7%…. nel 2017 (+19,3%), la Russia si conferma l’economia di riferimento per le aziende italiane in Eurasia ( Russia news)

DA UN’ELABORAZIONE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI MILANO MONZA BRIANZA LODI su dati Istat a giugno 2018 e 2017 emerge che Eurasia con Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia, Kirghizistan: questi mercati della zona di libero scambio e spazio economico comune dell’Eurasia valgono per la Lombardia …che aumenta del 12,6%…. (Messaggero M. economia)

IN CRESCITA L’INTERSCAMBIO TRA L’ITALIA E I PAESI DELL’EURASIA ….(il Sole 24ore)

EURASIA: 850 LE AZIENDE ITALIANE CHE OPERANO IN RUSSIA E….CON UN VOLUME D’AFFARI DI 23 MLD DI EURO ( Primapress)

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La Russia: seconda tra le economie in via di sviluppo, lo dice Bloomberg. Putin: obiettivo diventare tra i primi cinque Paesi del mondo per PIL. Sbocchi commerciali in Russia, anche per le piccole imprese italiane diviene una priorità assoluta.

La Russia si è classificata seconda nella classifica delle economie in via di sviluppo secondo Bloomberg, davanti a Cina e Corea del Sud. I compilatori del rating hanno confrontato 20 paesi in termini di crescita del PIL nel 2018, rating del debito sovrano, riserve valutarie, nonché lo stato del mercato azionario.
Putin sull’economia russa: concentrare risorse per più importanti aree di sviluppo
L’obiettivo per diventare tra i primi cinque Paesi del mondo per Prodotto Interno Lordo è fattibile, ma serve un cambio di marcia nell’economia. Tutte le risorse disponibili dovrebbero essere concentrate sulle aree più importanti dello sviluppo della Russia, il governo ci sta lavorando, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin.
Rafforzerà l’economia russa anche l’apertura della nuova rotta artica per lo spostamento delle merci cambierà sicuramente il commercio globale, mettendo in crisi lo snodo simbolo nella storia dell’economia marittima: il Canale di Suez. Mentre a Mosca, il Presidente Vladimir Putin ha firmato la nuova legge federale con cui affida il controllo delle rotte artiche al Gruppo statale Rosatom, Suez ha registrato il passaggio di grandi navi container. (A. Carruezzo su Il Nautilus)
A Saipem contratto da 1,1 miliardi di euro in Russia per il gas liquefatto (scrive il Sole 24 ore) – Non solo una ricca commessa per Saipem, ma un accordo che con l’appoggio del Governo italiano – e nonostante il rischio di nuove sanzioni americane – ritaglia un ruolo di primo piano per le nostre imprese nello sviluppo delle risorse di gas in Russia.
E mentre la presenza di aziende italiane si rafforza sempre più in Russia, insieme all’interesse per realizzare partnership con imprese russe da parte degli imprenditori italiani, la necessità di operare nel mercato russo e trovare sbocchi commerciali per un prossimo futuro anche per le piccole imprese italiane diviene la priorità assoluta: si tratta per la piccola impresa di opzionarsi un’area di mercato in sviluppo, vicina e affine, che consenta di “ossigenare” i sempre più magri fatturati interni, essendo necessario lavorare in prospettiva e non più solo nell’immediato.
Ormai è stato appurato che le sanzioni non hanno ottenuto l’esito sperato, è certo che la Russia nonostante tutto, anche se fra alti e bassi, è in grado di proseguire nel proprio sviluppo e molti sono ormai gli oppositori alle sanzioni imposte dagli USA e UE con l’unico scopo di fiaccare l’economi russa ( scopo ormai dichiarato fallito). Si tratta ora di andare oltre e considerare il mercato russo e la Russia un partner strategico indispensabile per le economie vicine ma soprattutto per l’Italia, nazione che a sofferto e soffre per le sanzioni e l’idiozia politica e scellerata dei vari politici di turno.
Ci aspettiamo che il nuovo governo italiano mantenga il punto più volte sostenuto pubblicamente di essere contrario alle sanzioni e lavorare perché le sanzioni alla Russia divengano un brutto ricordo del passato. (ndr)


Senatori americani hanno riconosciuto l’Ucraina come un problema ingestibile per gli Stati Uniti: è un “problema ingestibile” per gli Stati Uniti e l’Unione europea. (Lo riporta iz.ru e lo scrive International Policy Digest)

I senatori statunitensi hanno criticato la politica delle autorità ucraine in un incontro con i rappresentanti di diverse organizzazioni pubbliche ucraine, scrive International Policy Digest: I politici americani hanno ribadito che l’Ucraina si sta trasformando in una sfida ingestibile per gli Stati Uniti e l’Unione europea. È noto che le istituzioni finanziarie internazionali stanno compiendo sforzi seri per stabilizzare l’economia dell’Ucraina e riversare miliardi di dollari USA in essa. Tuttavia, la vertiginosa corruzione e le spese improduttive per la guerra in Donbass fanno sembrare gli sforzi della comunità internazionale uno spreco. Invece della prevista crescita del PIL interno, gli ultimi anni hanno visto il suo costante declino, dal momento che gli ucraini istruiti stanno fuggendo dal proprio paese – persino per cercare rifugio economico in altre economie instabili del terzo mondo.
Secondo i membri del Congresso, l’Ucraina è un “problema ingestibile” per gli Stati Uniti e l’Unione europea, dal momento che il livello di aggressività del paese e il numero di cittadini radicalizzati sono in aumento.
Quindi i parlamentari hanno richiamato l’attenzione sulla stupefacente corruzione e sulle spese improduttive del conflitto nel Donbas, che annullano gli sforzi delle istituzioni finanziarie internazionali.
Inoltre, i senatori hanno accusato il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko di utilizzare le forze dell’ordine per svolgere repressione politica e perseguire i loro avversari. Questa persecuzione è condotta usando mezzi utilitaristici contro lo stato di diritto. I tribunali, che sono controllati da questi politici e oligarchi e, non sono veramente indipendenti, spesso rendono verdetti che promuovono l’agenda che è motivata dagli sforzi per eliminare gli oppositori politici piuttosto che promuovere interessi di giustizia o benessere del popolo ucraino.
Il 5 gennaio, si è appreso che il reddito dichiarato di Poroshenko è aumentato di 82 volte nel 2018 . Il più grande reddito del leader ucraino è stato erogato dalla società Rothschild Trust.
Ancora una volta, invece delle vendette politiche, l’Ucraina dovrebbe concentrarsi sulla riconciliazione nazionale, fermare la guerra nel Donbass, ripristinare l’economia e far uscire il paese dalla sua crisi economica. Oggi l’Ucraina è alleata sia degli Stati Uniti che dell’UE, ma è anche uno stato fallito in guerra con la Russia e con se stesso.


L’1% della popolazione mondiale controlla il 50,1% della ricchezza globale e il 10% degli abitanti più ricchi dispone dell’86% di questa ricchezza.

………………il dubbio: ricchezze fatte pagando regolarmente le tasse, non speculando selvaggiamente, rispettando le leggi, non prevaricando…ecc. ecc. ?
Ma!……….
Che Papa Francesco abbia ragione?
Forse una congrua patrimoniale sulle ricchezze più consistenti riequilibrerebbe le cose, risanando il debito, ridistribuendo la ricchezza, eliminando la povertà…..
La ricchezza totale delle famiglie italiane nel 2017 è ammontata a poco meno di 10mila miliardi di euro con una crescita di quella finanziaria (azioni, bond e depositi per 4400 miliardi) rispetto a quella reale (soprattutto abitazioni e terreni, 6300 miliardi).
E’ quanto emerge da uno studio di Banca d’Italia secondo cui la ricchezza reale è 5,5 volte il reddito disponibile e quella finanziaria è 3,8 volte.
La ricchezza totale netta, tenendo conto dei debiti, è 8,5 volte il reddito.
Depositi bancari e liquidità rappresentano la maggior componente della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane.
Il doppio del debito pubblico investito in titoli, fondi, bond, polizze e risparmi di varia natura finanziaria.
Gli italiani hanno messo da parte 4.406 miliardi di euro, una cifra raddoppiata dal 1998 nonostante la crisi finanziaria e le turbolenze dei mercati.
Il 5% delle famiglie più ricche italiane detiene il 40% della ricchezza del patrimonio (in media pari a 1,3 milioni di euro).
Mentre il 30% più ricco delle famiglie italiane ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza netta media di 510.000 euro.


Circo Togni in Russia. Prosegue nel suo grande successo. Consolidano la simpatia e l’affinità tra italiani e russi

LaCirco Togni in Russia. Prosegue nel suo grande successo. Livio, Davio e Corrado Togni, che presentano il lato migliore del “carattere italiano” in un’area (la Russia) verso la quale oggi c’è una “diabolica” tendenza politica a creare tensioni e malumori……consolidano la simpatia e l’affinità tra italiani e russi, un’affinità datata nel tempo che nessuna sanzione o limitazione potrà intaccare.
La famiglia Togni è ora in Siberia, a Novosibirk, per una serie di spettacoli nel circo stabile della regione.
Non più nei tradizionali tendoni ma un tour speciale nei circhi stabili di tutta la Federazione Russa dove anche gli animali hanno i loro ampi spazi riscaldati e sono accuditi con tutte le attenzioni possibili.
La famiglia Togni è in Russia da circa 8 mesi, proveniente da un precedente piccolo tour in Ucraina dove avevano dovuto affrontare non pochi problemi data l’instabilità dell’area e il rischio di dover abbandonare i loro animali.
La Russia ha accolto con grande entusiasmo i Togni che al seguito avevano due elefantesse, 5 tigri siberiane, a vari altri animali considerati come parte della loro famiglia, e che hanno protetto e accudito anche nelle situazioni più critiche, specialmente durante il passaggio dall’Ucraina alla Russia.
Livio Togni – al quale dobbiamo riconoscere il grande impegno nell’essersi prodigato senza riserve nel far arrivare il circo e soprattutto gli animali in Russia dall’Ucraina, non senza qualche rischio personale- il capostipite della famiglia ci aveva dichiarato che non avrebbero potuto abbandonare gli animali da sempre con loro, per esempio gli elefanti e le tigri con loro da molti anni, ancorché sarebbe stato molto più semplice e molto meno oneroso lasciarli/abbandonarli ad un circo ucraino che certamente non avrebbe avuto lo stesso riguardo per questi esseri.
Noi consideriamo gli animali come parte della famiglia, anche loro artisti come noi, con spesso maggiori attenzioni di quelle che noi stessi riceviamo: prima curiamo degli animali e poi ci occupiamo di noi stessi. Ci diceva Livio Togni quando nel periodo più critico si rivolse alla nostra organizzazione per avere assistenza e aiuto nell’operare il trasferimento dall’Ucraina.
Il circo Togni ha ottenuto grande sostegno dalle autorità russe che si sono impegnate oltremodo, nel pieno rispetto delle leggi e regolamenti, per velocizzare l’ingresso in Russia del Circo e proprio per evitare sofferenze agli animali.
Memorabile l’accoglienza della popolazione russa della città di confine di Belgorod, e più precisamente nel paese di frontiera Nehkoteevka, che accolsero la Famiglia Togni portando cibo per tutti gli animali e cucinando cibi tipici per i Togni e il loro staff, il tutto spontaneamente: avevano saputo che al di là del confine, in Ucraina, animali e persone venivano sottoposte a varie difficoltà…
Un enorme affetto dimostrato dai Russi che sappiamo essere molto generosi, spontanei, amanti degli animali e del circo.
Oggi il Circo Togni, “il circo italiano”, riscuote il più vasto successo con sempre il tutto esaurito, per la gioia dei bambini e anche degli adulti, i quali considerano un grande evento lo spettacolo del circo italiano Darix Togni.
La popolazione manifesta grande affetto per i Togni che, riconosciuti per strada ricevono complimenti e molta simpatia e anche qualche omaggio personale: un parrucchiere, riconosciuto Davio Togni nel suo salone, non ha voluto farsi pagare il taglio dei capelli, ringraziando lui per lo spettacolo offerto al circo stabile.
Ma grande è anche la simpatia per il clown della famiglia, Corrado Togni, che gioca con il pubblico e con i suoi elefanti mantenendo costantemente vivo e partecipe l’interesse di tutti e in particolare dei molti bambini: un divertimento ineguagliabile, una grande felicità che i bambini manifestano spontaneamente all’apparire di Corrado in scena e fra il pubblico.
E poi il clou dello spettacolo con le 5 tigri siberiane, che ora si trovano praticamente a casa loro, e che offrono con Davio Togni, un maestoso spettacolo di giocosa destrezza e imponenza.
Ivan De Forge l’addestratore dello staff dei Togni che corre e si fa rincorrere dal bisonte, un animale enorme e all’apparenza sempre “arrabbiato”, ma che si rivela un giocherellone pazzo con l’indole di un “micione”. E poi la simpatia degli struzzi …uno dei quali una volta è saltato fra il pubblico…si è fatto una “giratina” e se ne è tornato in pista, il tutto fra un po’ di spavento, di sorpresa e ilarità.
Altra attrazione è il canguro, un giovane e buffo esemplare che scherza e gioca con IVAN proprio come farebbe un bambino col padre.
Insomma il circo Togni riesce a divertire e sorprendere il pubblico russo come nessun altro spettacolo circense, le critiche sono favorevoli ed esaltano la simpatia degli italiani: “i Togni trasmettono al pubblico particolare entusiasmo, comunicano costantemente con il pubblico, con il quale rimangono in empatia per tutta la durata dello spettacolo e anche oltre”.
Un grazie alla famiglia Togni: Livio, Davio e Corrado, che presentano l’autentico “spirito italiano” in gran parte della federazione Russa.


Le Figaro trova un importante fattore del successo internazionale di Vladimir Putin.

La Russia è sempre uscita vittoriosa dalla maggior parte dei conflitti geopolitici, grazie alla magnifica formazione del presidente Vladimir Putin. Lo sostiene il quotidiano francese Le Figaro.
La pubblicazione afferma che la conoscenza della geografia, della mappa politica del pianeta e le caratteristiche principali di ogni stato e nazione da parte di Putin svolgono un ruolo importante nel successo della Russia nell’arena internazionale.
A sostegno di questa tesi, il giornale francese ha citato l’episodio in cui Putin ha interrotto il discorso del suo ministro dell’agricoltura, Alexander Tkachev, sull’esportazione di carne suina in Indonesia. Allora il presidente corresse Tkachev, facendogli notare che in un paese prevalentemente musulmano è impossibile esportare carne di maiale. Ciò dimostra, secondo l’autore dell’articolo, che Putin è consapevole della differenza culturale nell’istruzione e nella mentalità delle altre nazioni, a differenza degli altri leader mondiali, e questo gli consente di perseguire una politica più riflessiva.
In passato diversi capi di stato, inconsapevoli delle differenze culturali degli altri paesi, si sono scagliati contro di lui. Ad esempio, Nicolas Sarkozy e George Bush non conoscevano la differenza tra sciiti e sunniti; Donald Trump confonde Austria e Australia, ed Emmanuel Macron pensa che la Guiana francese sia un’isola.
La scarsa conoscenza della geografia della leadership occidentale, porta ad un completo fraintendimento delle principali questioni geo-strategiche internazionali e al desiderio di ottenere un guadagno a breve termine. Ad esempio, in Mali gli islamisti erano considerati avversari degli interessi francesi, mentre in Siria erano considerati alleati contro Bashar al-Assad.
Alla base, secondo Le Figaro, ci sarebbero i deboli sistemi educativi in uso in Occidente, che danno poco spazio alla geografia, e la totale mancanza di interesse per la stessa materia da parte di molti leader occidentali, interessati solo a problemi economici e finanziari o argomenti ancora più inutili.
A causa di queste lacune, gli avversari di Putin non hanno una chiara strategia a lungo termine che permetta loro di capire chi sono i nemici e gli amici, quali paesi devono rimanere in equilibrio, come mantenere la pace in tutto il mondo e qual è la vera proporzione di potere tra gli stati. Tutto ciò porta a molti errori geopolitici, per i quali il mondo intero sta pagando le conseguenze. Come l’emergere dello Stato islamico è una conseguenza della distruzione dell’Iraq da parte degli americani nel 2003 e del sostegno dei ribelli armati in Siria.
Questo spiega perché la Russia, con la sua chiara strategia in tutte le regioni del mondo, emerge costantemente vittoriosa dalla maggior parte dei conflitti mondiali, sebbene in termini di risorse politiche, economiche e militari, i paesi occidentali siano molto più forti. (Sputnik 5 dic.18)


Storia e verità sulla CRIMEA. Legittimato il “COLPO DI STATO” in Ucraina, ammantato ad hoc di sovranità popolare!!… non si vuole però accettare l’indiscussa e indiscutibile, provata e certificata sovranità popolare della Crimea?

Dal 2014 la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare ( 97,32% a favore) alla madrepatria Russa.
Tanto per ricordare come sono andate le cose.
La Crimea il 19 febbraio 1954 venne donata dal leader sovietico Nikita Chruščёv, di origine etnica ucraina, alla RSS Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia.
La decisione del leader sovietico Nikita Chruščёv del 1954 è stata permanentemente osteggiata da gran parte della popolazione di origine russa ed è stata in passato causa di tensioni tra Russia e Ucraina.
Dopo il collasso dell’Unione Sovietica del dicembre 1991, la Crimea proclamò l’autogoverno il 5 maggio 1992, ma in seguito accettò di rimanere all’interno dell’Ucraina come repubblica autonoma.
L’importante città di Sebastopoli, base navale storica della flotta del Mar Nero, si trova all’interno della repubblica, ma ha goduto di uno statuto di municipalità speciale.

Dal 2014 la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare alla madrepatria Russa.

Il referendum sull’autodeterminazione della Crimea del 2014 è stato un referendum sull’autodeterminazione della penisola che comprende la Repubblica autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli, che si tenne il 16 marzo 2014.
Il referendum fu preceduto il 4 marzo 2014 dalla richiesta del parlamento della Crimea, approvata con 78 voti su 81, che la repubblica – se fosse divenuta indipendente – potesse entrare a far parte della Federazione russa.

L’11 marzo 2014 la repubblica dichiarò unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina.

Al referendum furono ammessi a votare tutti i maggiorenni in possesso della cittadinanza ucraina residenti in Crimea e i cittadini russi ivi presenti e in possesso del permesso di soggiorno nella penisola.

Al referendum furono presenti 70 osservatori internazionali da 23 paesi; di questi, 54 erano provenienti da paesi dell’Unione Europea e includevano membri del parlamento europeo e dei parlamenti nazionali dei singoli paesi.

Il quesito referendario:
Sei a favore al ricongiungimento della Crimea con la Russia come soggetto federale della Federazione Russa?
Sei a favore al ripristino della Costituzione del 1992 e dello status della Crimea come parte dell’Ucraina?
L’affluenza fu di 1 548 197 votanti su 1 839 466 aventi diritto, pari all’84,2%. Il quorum di validità del referendum, fissato al 50%, fu dunque di gran lunga superato.

Risultato: 97,32% a favore del ricongiungimento con la Russia

Il trattato prevede:
L’unione della Repubblica di Crimea nella Federazione Russa in accordo con la costituzione della Federazione Russa.
La Repubblica di Crimea è integrata nella Federazione Russa come repubblica federata, mentre Sebastopoli è integrata nella Federazione come città federale.
La Federazione Russa protegge tutte le popolazioni della Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli e garantisce l’uso della loro lingua madre.
Il russo, l’ucraino ed il tataro di Crimea sono le lingue ufficiali della Repubblica di Crimea.
Vengono mantenuti i confini della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli.
Il confine tra la Repubblica di Crimea e l’Ucraina diventa confine internazionale tra Russia e Ucraina.
I confini marittimi nel mar Nero e nel mar d’Azov sono basati sui trattati internazionali stipulati dalla Federazione Russa.
I cittadini ucraini e apolidi residenti nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli il giorno di annessione come entità della Federazione ottengono la cittadinanza russa.
I cittadini russi in servizio di leva nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli rimarranno in servizio fino al 2016.
Le elezioni nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli si svolgeranno la seconda domenica di settembre 2015, fino a quel momento le attuali autorità di governo si occuperanno delle funzioni amministrative.
Le leggi della Federazione Russa sono in vigore dal giorno della firma del trattato in Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli.
Le leggi della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli in contraddizione con le leggi russe sono abolite.

Dal 2014 la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare ( 97,32% a favore) alla madrepatria Russa. E la questione per la Crimea e per la Russia è chiusa. Ma dovrebbe essere chiusa anche per tutti gli altri, USA e Ue compresi visto che per tutti quanti la sovranità popolare è sempre e comunque incontestabile.

Legittimato il “COLPO DI STATO” in Ucraina, ammantato ad hoc di sovranità popolare!!… non si vuole però accettare l’indiscussa e indiscutibile, provata e certificata sovranità popolare della Crimea?


CRIMEA FEDERAZIONE RUSSA – REAZIONE DOPO LE COSTANTI PROVOCAZIONI DELL’UCRAINA.

CRIMEA FEDERAZIONE RUSSA
Mosca considera le azioni delle autorità di Kiev “terrorismo marittimo”. Vogliono creare una situazione di conflitto nella regione. perché Poroshenko ha ordinato di violare i confini della Russia?
Dopo le varie e ripetute provocazioni di Poroshenko, una fra tutte, il sequestro di un peschereccio russo, il Nord, con a bordo dieci marinai russi, il cui capitano rischia fino a cinque anni di prigione per “aver visitato la Crimea”.
Le autorità di Kiev devono rispettare rigorosamente le leggi russe e le norme internazionali di navigazione al largo delle coste della Crimea e nello stretto di Kerch.
Il vice-presidente del Parlamento di Crimea Efim Fix ha promesso che le azioni delle navi della marina ucraina non rimarranno senza risposta. “Saranno prese misure adeguate per non permettere a questi personaggi di continuare a credere che a loro tutto è permesso, perché li supportano gli Stati Uniti e i paesi europei”, ha detto Fix. Le autorità di Kiev devono rispettare rigorosamente le leggi russe e le norme internazionali di navigazione al largo delle coste della Crimea e nello stretto di Kerch
Mosca considera le azioni delle autorità di Kiev “terrorismo marittimo” e, in risposta, ha rafforzato il confine nella sua parte sul Mar d’Azov. Poi il Servizio nazionale della frontiera dell’Ucraina ha accusato Mosca di “rigida politica di detenzione e di ispezione delle navi”. La gestione di frontiera del servizio di sicurezza federale della Crimea, a sua volta ha affermato che svolge controlli pienamente conformi al diritto internazionale marittimo e non ha ricevuto reclami da parte degli armatori. Il Ministero degli Esteri ucraino ha riconosciuto che le guardie di frontiera russe non violano i protocolli durante l’ispezione.
“Certamente, questo avviene tutto su suo ordine diretto (di Poroshenko). Queste cose non vengono fatte senza un ordine”, ha detto Martynov., notando che le azioni dell’Ucraina sono un’ovvia provocazione che viola la legge del mare. Ha aggiunto che, a giudicare dalle pericolose manovre nelle acque territoriali russe e dalle provocazioni alla Russia, questo è stato un evento ben pianificato. Secondo Martynov, Washington non ha ancora deciso su chi sostenere come presidente dell’Ucraina dopo le elezioni, e Poroshenko con le sue azioni spera di dimostrare il suo valore a Washington.
(estratto da Sputnik)
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Sanzioni alla Russia: tanti considerano sanzioni atto anomalo, anche l’Italia.

Lavrov, ministro degli esteri russo: tanti considerano sanzioni atto anomalo, anche l’Italia.
“Ci sono diversi Paesi come l’Italia che considerano le sanzioni un atto anomalo e gliene siamo grati. Sta a loro però prendere le decisioni e fare il primo passo”, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.
Secondo gli esperti del Comitato orientale dell’economia tedesca, il danno totale causato da tutte le sanzioni è di circa $100 miliardi al momento. I produttori agricoli italiani hanno stimato di aver perso da soli 3 miliardi di euro a causa della mancata esportazione di prodotti agricoli dall’Italia verso la Russia
Anche un il senatore statunitense del Partito repubblicano Rand Paul sta cercando di convincere i suoi colleghi al Senato della necessità di revocare le sanzioni contro la Russia e di beneficiare della cooperazione con Mosca. Lo riferisce Bloomberg. Paul ha pure criticato la decisione di Donald Trump di abbandonare il trattato INF con la Russia, malgrado i suoi colleghi di partito hanno preparato il terreno per questa decisione da oltre un anno.
Ma Mosca non intende supplicare i paesi occidentali affinché aboliscano le sanzioni anti-russe, ha affermato Sergey Lavrov.
“Trattiamo le sanzioni come una decisione assolutamente politicizzata, come una decisione che nel caso degli abitanti della Crimea li punisce per il loro libero arbitrio. Questa è una grave violazione delle convenzioni e delle alleanze sui diritti umani. Penso che dei giuristi possano facilmente dimostrarlo…
(estratto da Sputnik)
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importanti distributori russi in visita alla Mister Pet di Parma ratificano accordi milionari.

Un gruppo di importanti distributori russi, del settore Pet Food, hanno visitato la fabbrica di Mister Pet in provincia di Parma. Un sopralluogo voluto proprio dal presidente della Mister Pet, Enzo Gambarelli, che con il figlio Davide hanno accolto con grande calore la nutrita delegazione della Federazione Russa.
Gli imprenditori Russi che ormai da tempo distribuiscono nell’area Russa i prodotti a Marchio Mister Pet, che con i loro dirigenti delle varie strutture distributive hanno visitato la nuova linea di produzione di mangimi per cani e gatti, sono rimasti impressionati dall’ottima ospitalità e accoglienza ma soprattutto per l’alta qualità della produzione e la potenzialità della Mister Pet.

Tanto impressionati che hanno ratificato accordi per aumentare l’importazione del marchio in Russia del 60% in più rispetto all’anno in corso. Non solo ma nuovi accordi sono stati presi per aumentare la gamma anche su produzioni mirate in aggiunta a quanto sopra per circa una decina di Tir al mese.
Insomma Mister Pet raddoppia i già milionari fatturati dei due anni dalla sua prima introduzione in Russia con la partnership di una nota organizzazione, la più esperta per l’inserimento delle aziende italiane nel mercato russo, con la quale Mister Pet ha organizzato l’attivazione del proprio ufficio gestionale per il mercato dell’Area Russa a Mosca.
La qualità della produzione di mister Pet già dall’inizio della sua presentazione in Russia e nelle nazioni limitrofe è apparsa molto elevata, garantita e molto gradita agli stessi utilizzatori finali che, come ci dicono i distributori Russi “con Mister Pet i nostri animali è come se fossero al ristorante, ma non in un qualsiasi ristorante ma in uno dei migliori”
La proposta dei cibi è garantita made in Italy, con componenti di prima qualità, super verificati e controllati, garantiti senza OGM che in Russia sono assolutamente proibiti, senza intolleranze alimentari e con componenti proteici freschi.
L’ufficio di Mosca di Mister Pet (Consulenti & Partners) ha già annunciato altre visite e sopralluoghi di distributori da altre nazioni dell’area Eurasia, alcuni dei quali già contrattualizzati e operativi con accordi di grande rilevanza.
La delegazione russa dopo l’accoglienza alla Mister Pet è stata accompagnata anche in visita ad un caseificio locale che produce Parmigiano: una considerazione delle proposte del territorio che Enzo Gambarelli ha portato all’attenzione dei “magnati” russi in visita, per dare risalto all’imprenditoria locale.
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La Banca Centrale russa continuerà ad investire nell’oro riducendo buoni del Tesoro USA. E la Russia sale nella classifica Doing Business.

“Questa è la tendenza prevalente: negli ultimi cinque anni i Paesi hanno aumentato le quote d’oro nelle riserve valutarie, riducendo i dollari: gli investimenti nei titoli di stato americani hanno fatto segnare un record negativo.

La Banca di Russia continuerà ad aumentare la quota aurea nelle riserve valutarie a fronte di una riduzione degli investimenti nei titoli di stato statunitensi, ha affermato il presidente della commissione sui Mercati Finanziari della Duma Anatoly Aksakov.

Nel terzo trimestre di quest’anno, le banche centrali di tutto il mondo hanno acquistato una quantità record di oro rispetto agli ultimi quattro anni, con la Banca di Russia che ha comprato la quota maggiore, secondo il rapporto del World Gold Council. Il volume degli acquisti del regolatore russo ammonta a 92,2 tonnellate. Pertanto le riserve auree della Russia per la prima volta hanno superato quota 2mila tonnellate.

La Russia è salita al 31° posto nella classifica Doing Business 2019 rispetto al 35° dello scorso anno grazie a un miglioramento delle normative per le piccole e medie imprese. L’anno precedente, la Russia occupava la quarantesima posizione, e sette anni fa il 120° posto nella classifica.. alla 20° nel 2018. (Da sputnik)

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