Saxo Bank: ….il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale….

il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale.

Saxo Bank: ….il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale….

  • egemonia e del tasso di cambio falsato del dollaro ne risentono i Paesi in via di sviluppo
  • la dipendenza dai finanziamenti in dollari opprime la crescita dell’economia mondiale
  • è difficile contare su una normalizzazione dell’economia globale.
  • un dollaro più forte e una liquidità insufficiente opprimeranno la crescita economica mondiale e porteranno de facto alla deflazione
  • il sistema finanziario globale in dollari potrebbe non sopravvivere

Il rapporto di analisi pubblicato dalla nota banca di investimenti Saxo Bank sembra quasi un buon libro giallo sebbene nel suo titolo contenga già il nome del colpevole: il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale.

Il titolo del rapporto, Killer Dollar, è di per sé eloquente, ma in questo caso è rilevante non solo la connotazione negativa dell’impatto che l’egemonia del dollaro ha sul sistema finanziario mondiale, ma anche la previsione secondo la quale il mondo è giunto a un punto in cui solamente la svalutazione della valuta americana potrebbe ritardare di un po’ (ma di certo non scongiurare) una grave crisi a livello mondiale. I bassissimi tassi di interesse hanno già dimostrato di essere inefficaci e, per guadagnare altro tempo, gli Stati Uniti dovranno sacrificare proprio il loro forte dollaro.

“Quando si scriverà la storia di questi anni, il 2019 verrà ricordato molto probabilmente come l’inizio della fine del maggiore esperimento monetario di tutta la storia: sarà l’anno che avrà dato avvio alla recessione a livello mondiale nonostante i più bassi tassi di interessi reali e nominali della storia. Le politiche monetarie e creditizie hanno raggiunto la fine di un lungo percorso e questa fine si è rivelata insoddisfacente”, scrive Steen Jakobsen, chief economist presso Saxo Bank.

Il rapporto Dollar Killer ricorda molto l’intervento di un pubblico ministero dato che al suo interno vengono elencati i numerosi “crimini a sfondo economico” legati alla valuta americana e al suo tasso di cambio artificialmente pompato. Stando a Jakobsen e ai suoi colleghi, per via dell’egemonia e del tasso di cambio falsato del dollaro ne risentono i Paesi in via di sviluppo (ovvero, tutto il mondo salvo i Paesi occidentali), e la dipendenza dai finanziamenti in dollari opprime la crescita dell’economia mondiale nel complesso (questo riguarda anche i Paesi occidentali che non utilizzano il dollaro come valuta nazionale). Inoltre, alla luce del deficit di liquidità in dollari (venutasi a creare principalmente per via dei provvedimenti attuati dalle autorità statunitensi) è difficile contare su una normalizzazione dell’economia globale. Stando agli esperti della Saxo Bank, ulteriori problemi sono generati dal fatto che “un dollaro più forte e una liquidità insufficiente (ovvero l’accessibilità ai finanziamenti in dollari, NdA) opprimeranno la crescita economica mondiale e porteranno de facto alla deflazione nonostante gli sforzi delle banche centrali volti a ridurre i tassi di interesse”.

Si potrebbe pensare che un dollaro forte sia favorevole agli USA tanto che nei circoli della finanza si ripete scherzosamente che “l’economia mondiale è come un ospedale: fino ad oggi tutti hanno sofferto di cancro, mentre l’America ha avuto solo l’influenza. L’America starà sempre bene”. Il problema di questa teoria è che gli USA (nonostante tutta la retorica dell’autosufficienza dell’economia americana) non sono una zona isolata del mondo: infatti, una crisi in Unione europea o nel Sud-Est asiatico innescherebbe inevitabilmente una reazione a catena oltreoceano. Inoltre, questa volta è elevata la probabilità che a soffrire per la crisi gli USA saranno i primi o comunque lo faranno insieme a tutti gli altri.

La presenza negli USA di sintomi di problemi economici imminenti non è una valutazione fatta solo da Saxo Bank o da una faziosa “propaganda russa”, ma una mera constatazione resa nota anche dal canale televisivo preferito da Donald Trump, Fox News: “Una serie di dati economici negativi registrati questa settimana negli USA ha alimentato grandi timori. La recessione incombe e ha inviato un segnale inequivocabile a Wall Street: il periodo di crescita record sta cominciando a rallentare. Su questo ora non abbiamo più dubbi”, ha dichiarato Peter Earl, collaboratore dell’Istituto americano di studi economici. Martedì i produttori americani hanno registrato il crollo più grande degli ultimi 10 anni: un segnale che solitamente precede la recessione. A settembre l’indice ISM è sceso fino a 47,8: si tratta del secondo mese consecutivo di ribasso”.

Alla luce di ciò si può ipotizzare che l’economista di Saxo Bank abbia ragione quando suggerisce che nel novero degli strumenti disponibili per sostenere l’economia mondiale ne sia rimasto solo uno, il deprezzamento del dollaro.

Da notare che gli esperti bancari europei sostengono quello che abbiamo scritto anche noi: nell’élite politica americana si sta creando una linea comune sulla necessità di una tempestiva svalutazione del dollaro. Questo permetterà di alleviare il peso debitorio dell’economia americana, ridurre gli oneri sociali sul bilancio (calcolando tali oneri in riferimento al potere d’acquisto di quei dollari che vengono corrisposti sotto forma di sussidi e altre forme di aiuti sociali), imporre limitazioni alle importazioni cinesi, giapponesi ed europee, nonché stimolare le esportazioni nazionali.

Il principale sostenitore del deprezzamento del dollaro è Donald Trump e, come giustamente osservano i relatori del rapporto Dollar Killer, sebbene non sia ancora riuscito a gestire la resistenza opposta dalla Fed, Trump dispone di altri metodi da adottare per raggiungere il suo obiettivo: “Quando, e non se, Trump perderà la pazienza nei confronti di Powell (il presidente della Fed), si appellerà al Gold Reserve Act del 1934 che conferisce alla Casa Bianca ampi poteri per l’attuazione di interventi valutari e per la vendita di dollari volta all’acquisto di valuta straniera”.

La questione del deprezzamento del dollaro è prioritaria non solo per Trump, ma anche per i suoi avversari politici come Elizabeth Warren, la candidata principale del Partito Democratico alle presidenziali. Warren propone persino di introdurre una tassa sull’acquisto di obbligazioni statunitensi e di altri strumenti finanziari in dollari: questo porterebbe inevitabilmente alla svalutazione del dollaro. Proposte analoghe figurano anche nel progetto di legge denominato Baldwin-Hawley Bill fra i sostenitori del quale vi sono sia democratici sia repubblicani.

Gli esperti della Saxo Bank avvertono che, anche se si decida per la svalutazione e la si metta in pratica, è poco probabile che le sue conseguenze portino vantaggi agli USA a lungo termine: “Un dollaro più debole potrebbe rappresentare un vantaggio per noi per un po’ di tempo, ma l’indebolimento della valuta non costituisce un provvedimento strutturale. Stati Uniti, state attenti con le vostre decisioni!”

Bisogna spiegare questo ammonimento: Washington deve fare attenzione alle decisioni che prende per due motivi.

Primo motivo: altri Paesi, come gli Stati membri dell’UE e la Cina, risponderanno alla svalutazione con la svalutazione di modo da salvaguardare la competitività dei propri prodotti e servizi sul mercato globale.

Secondo motivo (più importante): il sistema finanziario globale in dollari potrebbe non sopravvivere ai tentativi di Washington di risolvere tutti i problemi deprezzando la propria valuta. Ciò significa che l’egemonia del dollaro potrebbe terminare e anche nel peggiore dei modi per gli USA.   (Sputnik Economia 10.10.2019)

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L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Russia: Per la prima volta dal 2014, le riserve di liquidità hanno superato il debito del paese. – L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Russia: Per la prima volta dal 2014, le riserve di liquidità hanno superato il debito del paese.

L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Il debito pubblico netto del paese è sceso ora sotto lo zero.

L’impegno della Russia per l’indipendenza, sia politica che economica, sembra aver spinto il paese in una fase nuova.

In risposta alle sanzioni occidentali e al crollo dei prezzi del petrolio, le autorità hanno intrapreso la strada dell’accumulo di riserve per garantire la stabilità finanziaria.

Come risultato di questa rigorosa disciplina sul debito, il debito pubblico netto del paese è sceso ora sotto lo zero, riporta RBC Daily.

Le statistiche ufficiali rivelano quindi che il Cremlino, in caso di necessità, potrebbe ripagare facilmente tutti i suoi debiti. In data 1° agosto, il debito totale del paese (il debito interno ed estero dello Stato) era pari a 16,2 trilioni di rubli (248 miliardi di dollari), ovvero il 15% del PIL: meno dell’importo dei contanti presenti nei depositi della Russia nella Banca centrale e nelle banche commerciali (17,6 trilioni di rubli, 269 miliardi di dollari), ovvero il 16,2% del PIL.

Un debito inferiore rispetto a quello degli USA e della Cina

Questi numeri non includono il debito commerciale ma, anche se fosse tenuto in considerazione, l’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

A fronte della crisi finanziaria globale del 2008, molte economie mondiali hanno dovuto prendere in prestito ingenti somme per evitare la recessione e, secondo il FMI, le economie più indebitate del mondo sono anche le più ricche.

Nel 2017, il debito globale totale ha raggiunto il massimo storico di 184 trilioni di dollari (225% del PIL mondiale) o, in termini pro capite, 86.000 dollari di debito pro capite sul pianeta. I primi tre mutuatari nel mondo – Stati Uniti (256% del PIL), Cina (254% del PIL) e Giappone (395% del PIL) – hanno rappresentato più della metà del debito globale, superando la loro quota di produzione globale. (estratto da Russia Beyond – it.rbth.com/economia/83322-perch%C3%A9-la-russia-ha-ridotto)

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Rublo in crescita grazie agli stranieri.

Rublo in crescita grazie agli stranieri. – Ci si defila dal dollaro USA. Russia e Cina firmano accordo per le transazioni in valuta nazionale. – Anche l’India sta valutando la possibilità di utilizzare l’euro. – Il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva, grazie alle sanzioni.

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche.

La Russia e la Cina hanno concluso un accordo sulle transazioni in valuta nazionale. Lo riferiscono i media russi, citando la lettera del viceministro delle finanze Sergey Storchak al presidente della commissione parlamentare per i mercati finanziari Anatoly Aksakov.   L’intesa è stata siglata lo scorso 5 giugno dal ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, e il presidente della Banca popolare cinese Yi Gan.

Questo documento serve a gettare le basi per un nuovo meccanismo che sostituisca i sistemi interbancari SWIFT e CHIPS.   Secondo Aksakov, per aumentare il volume delle transazioni in valuta nazionale è necessario creare un mercato per il rublo e gli strumenti finanziari necessari a tutelare i rischi derivanti dalle fluttuazioni del tasso di cambio per i principali beni di scambio.

Anche l’India sta valutando la possibilità di utilizzare l’euro e non dollari per i pagamenti dei contratti nel settore della difesa con la Russia.

La valuta russa si sta rafforzando grazie all’alto livello di domanda tra gli stranieri e questo trend diventerà stabile se non ci saranno nuove sanzioni.

Il rublo sta crescendo e continuerà a farlo se non saranno imposte nuove sanzioni. Lo ha detto a Sputnik l’esperto finanziario Evgenij Pundrovskij, vice direttore del reparto degli investimenti dell’agenzia di consulting UFG Wealth Management.

“La notevole domanda di rublo è creata dai non residenti: nell’attesa che si abbassino i tassi, comprano OFZ (le obbligazioni di prestito federale), abbassandone il tasso d’interesse, e comprano i rubli nel libero mercato. Questo è un trend a lungo termine, probabilmente persisterà. Quindi non è il caso di aspettarsi un nuovo processo di indebolimento del rublo senza significativi shock nella politica esterna”, ha detto l’esperto.

Il tasso di cambio questa settimana ha confermato il massimo livello del rublo rispetto al dollaro, che dura già da molti mesi. Il dollaro martedì era venduto per 62,6 rubli, l’euro per meno di 71,3 rubli.

Il dollaro sta perdendo il suo stato di principale valuta di riserva e la cosa più paradossale è che sono le stesse autorità americane a provocarlo, scrive l’esperto finanziario James McCormack, secondo il quale alla base dell’indebolimento del dollaro c’è la politica estera di Washington.

È possibile perdere anche un privilegio di entità colossale. Sussiste una serie di fattori che indicano che con il tempo il dollaro statunitense rischia di perdere il suo stato di leader tra le valute di riserva mondiali, scrive in un articolo per CNDC James McCormack, esperto dell’agenzia internazionale di valutazione del credito Fitch Ratings. ( estratti da Sputnik)

Secondo l’esperto le principali cause del dominio persistente del dollaro si spiega con “l’inerzia e l’assenza di un’alternativa reale”. Tuttavia né il primo, né il secondo motivo possono dare una speranza stabile alle autorità statunitensi in una prospettiva a lungo termine.

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche, che in un modo o nell’altro toccano più di 20 paesi e di fatto possono ostacolare lo svolgimento dei conti in dollari.

La stessa cosa riguarda la politica protezionistica delle autorità americane che porta interi flussi commerciali ad allontanarsi dagli Stati Uniti e può portare gli altri paesi a fare business senza utilizzare il dollaro, spiega l’economica.

La politica estera americana ha già allontanato dal dollaro Iran e Russia, ma non si ferma qui: anche la Cina e i paesi della zona euro promuovono attivamente le proprie monete come valute di riserva o di transazione.

Se la tendenza a passare dal dollaro alle altre valute e dalle valute all’oro si manterrà, il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva.  ( Estratti da Sputnik)

 


Noi non abbiamo litigato con nessuno”, commenta Putin la situazione con Occidente….

Noi non abbiamo litigato con nessuno”, commenta Putin la situazione con Occidente….Putin: non esiste al mondo un’economia puramente di mercato…..Il programma per contrastare le sanzioni vale 9 miliardi di euro….“Per prima cosa, cosa vuol dire fare la pace? Noi non abbiamo litigato con nessuno. E non vogliamo litigare con nessuno”, ha detto il presidente…..Lo scopo dei progetti nazionali è costruire nuovi binari per l’economia e la qualità della vita…

“Difficilmente in futuro l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti della Russia cambierà in modo cardinale”, ha detto, aggiungendo: “Se ci arrendiamo completamente e sputiamo sui nostri interessi nazionali fondamentali ci saranno dei cambiamenti? Forse ci saranno dei segnali esterni, ma niente cambierà in modo cardinale”.

Il presidente ha fatto l’esempio dell’opposizione degli Stati Uniti rispetto alla Cina che “non ha niente a che fare con la Crimea e Donbass”. “Sono le stesse sanzioni”, ha detto Putin commentando la politica dei dazi operata dagli USA rispetto alla Cina.

 “Non esiste un’economica o puramente di mercato o puramente amministrativa. Mentre l’economia mista esiste in tutto il mondo. Non appena iniziano dei malfunzionamenti nell’economia, dei problemi, ecco che cresce il ruolo dello stato. Non appena le riserve crescono, non appena la situazione si calma, subito lo stato esce dall’economia”, ha detto Putin.

“Abbiamo il programma cosiddetto di compensazione delle importazioni da 667 miliardi di rubli ( 9 miliardi di euro). Ci ha fatto sviluppare anche quelle sfere dove prima non avevamo competenze”, ha detto Putin.

“Per raggiungere il massimo risultato per la nostra gente, per i nostri cittadini, per lo sviluppo dell’economia, abbiamo organizzato i lavori nell’ambito dei cosiddetti progetti nazionali. Lo scopo finale di questi eventi è di mettere l’economia su nuovi binari, renderla un’economia ad alta tecnologia, aumentare la produttività del lavoro e in questo modo alzare la qualità della vita dei nostri cittadini, garantire la sicurezza del nostro paese in una perspettiva storica duratura”, ha detto Putin.

 


“La più grande delegazione di quest’anno è stata quella cinese, con 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone

Importanti accordi economici sono stati firmati all’ Economic Forum di San Pietroburgo. Le maggiori delegazioni presenti sono state quella cinese e quella statunitense. Firmati accordi per circa 48miliardi di dollari con tedeschi, francesi, Stati Uniti, Cina, Giappone e altre nazioni europee.

L’edizione 2019 dello Spief, che si è tenuta a San Pietroburgo dal 6 all’8 di giugno, ha visto una grande partecipazione e cifre record per quanto riguarda i contratti

Dal 6 all’8 giugno, la “capitale settentrionale” della Russia ha ospitato il Forum economico di San Pietroburgo, uno dei principali eventi aziendali che si svolgono ogni anno in Russia. Secondo gli organizzatori, questa volta oltre 19 mila persone provenienti da 145 Paesi hanno partecipato all’evento, tra cui 1.300 funzionari di alto livello e sette capi di Stato.

“La più grande delegazione di quest’anno è stata quella cinese, con 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone

C’erano anche delegazioni da Francia, Giappone, Germania, Svizzera e Regno Unito.

Nel complesso, il forum ha visto ben 650 accordi firmati per 3,1 bilioni di rubli (47,81 miliardi $), il che è “una cifra record”, secondo Kobjakov. ( Russia Beyond)


forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell'Europa.

Putin: gli USA con l’avvento di concorrenti forti sono passati dal libero scambio alle sanzioni. – Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa. – Putin ha offerto all’Europa l’annullamento dell’embargo alimentare russo. – aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia. – Germania e Russia concordata una più stretta collaborazione

Putin: gli USA con l’avvento di concorrenti forti sono passati dal libero scambio alle sanzioni.

Al forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa. 

In cambio dell’abolizione delle sanzioni, Putin ha offerto all’Europa l’annullamento dell’embargo alimentare russo.

Nonostante le sanzioni, le aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia. La Germania e la Russia hanno nuovamente concordato un documento comune su una più stretta cooperazione economica.

Gli Stati Uniti, la principale economia mondiale, che hanno sempre promosso le idee del libero scambio, di fronte all’emergere di rivali forti sono passati alla tattica delle sanzioni. Lo ha affermato oggi il presidente russo Vladimir Putin durante il forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019.

“La principale economia del mondo – e per un certo numero di indicatori gli Stati Uniti rimangono esattamente questo – ha sempre promosso le idee del libero scambio, la democrazia nell’arena economica internazionale. Ma oggi vediamo che hanno adottato un’altra pratica: appena sono apparsi dei concorrenti forti, che acquisiscono costantemente forza, sembra che tali strumenti siano inaccettabili per loro, e introducono sanzioni, scatenano guerre tariffarie “, ha detto Putin.

Egli ha notato che questo approccio crea danni significativi. Citando i dati delle istituzioni finanziarie internazionali, Putin ha affermato che se le sanzioni continueranno ad aumentare a ritmo costante, entro il 2022 si avrà un calo della crescita del PIL globale del 2% e il commercio mondiale diminuirà del 17%.

“Noi, ovviamente, siamo contrari a questa evoluzione degli eventi”, ha sottolineato il presidente.

Putin ha ricordato che durante la crisi economica globale del 2008-2009, il calo della crescita del PIL globale si è attestato al 2%, mentre la crescita degli scambi è diminuita del 10%.

la Russia può fare a meno dell’Europa ?

Al forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa e che può far diventare la Cina il suo principale partner straniero. Ne parla oggi il quotidiano tedesco Die Welt.

L’invito da parte di Putin al presidente cinese Xi Jinping al SPIEF 2019, osserva il quotidiano tedesco , sembrerebbe essere l’inizio di una particolare competizione tra Europa e Cina per il ruolo di più importante partner commerciale della Russia.

“Lo spettacolo cinese di Putin sembra un ricatto per l’Occidente. Ovviamente, vogliono dimostrare che la Russia può fare a meno dell’Europa”, afferma Die Welt.

Vladimir Putin ha incontrato giovedì Xi Jinping e il giorno successivo hanno entrambi preso parte al forum, di fronte a migliaia di rappresentanti economici nazionali e internazionali. Sullo sfondo delle relazioni in stallo con l’UE, Putin ha dichiarato senza ambiguità la sua posizione.

Innanzitutto, spera che, dopo le elezioni europee, qualcosa cambierà nelle relazioni tra UE e Russia, soprattutto per quanto riguarda le sanzioni: in cambio della loro abolizione, Putin ha offerto l’annullamento dell’embargo alimentare russo.

Le sanzioni complicano le transazioni con l’Occidente. Da quando sono stati introdotte, cinque anni fa, hanno colpito duramente il fatturato commerciale russo con l’Europa, mentre gli scambi tra Russia e Cina hanno raggiunto livelli da record. Se le sanzioni occidentali hanno fatto avvicinare ulteriormente la Russia alla Cina, questa si è avvicinata alla Russia dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti.

Nonostante le sanzioni, le aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia, e questa è la cifra massima dall’inizio della crisi finanziaria del 2008-2009. Ma per le attività congiunte sono necessari strumenti complessi che ogni paese sta cercando di organizzare autonomamente. Pertanto, per la prima volta da diversi anni, la Germania e la Russia hanno nuovamente concordato un documento comune su una più stretta cooperazione economica.

Tuttavia, a differenza dei cinesi, gli europei devono ancora mostrare moderazione, perché sulla loro testa pende la spada di Damocle delle sanzioni. La Russia non è affatto felice dei rapporti danneggiati con l’Europa. (Estratti da: Sputnik; Die Welt )


Il caos creato dalle inutili sanzioni e dazi USA- Dopo la Russia a rifuggire le obbligazioni di stato USA è la Turchia, come già Giappone, Cina e anche Messico, l’India e Taiwan – E se la Cina continuasse a vendere i titoli USA?

Dopo la Russia a rifuggire le obbligazioni di stato USA è la Turchia. Dopo che Washington ha provocato nel Paese il crollo della valuta nazionale, Ankara ha venduto questi titoli per quasi 4 miliardi di dollari.
Al momento tutta l’attenzione è rivolta alla Cina: qui, infatti, i danni derivanti dalla guerra commerciale avviata dalla Casa Bianca sono di centinaia di miliardi. Pechino possiede un’arma potente: un pacchetto di obbligazioni di stato americane del valore di 1,2 trilioni di dollari.
Se la Cina cominciasse a svenderle, la Casa Bianca non sarebbe in grado di prendere in prestito fondi per la stabilizzazione del proprio budget. Sputnik vi spiega perché sempre meno Paesi intendono fare credito agli USA e cosa succederà se la Cina ridurrà anche solo parzialmente i propri investimenti nel debito americano.
Le sanzioni di aprile e le minacce di escludere la Russia dal sistema internazionale dei pagamenti e di limitare le operazioni con il debito pubblico russo hanno spinto la Banca centrale russa a prendere posizioni decise.
Tra aprile e maggio la Russia ha venduto l’85% del proprio portafoglio di obbligazioni di stato USA: la Banca centrale ha ridotto gli investimenti in treasuries a soli 15 miliardi di dollari quando all’inizio dell’anno superavano i 100 miliardi.
Parallelamente gli USA hanno colpito la Turchia. Dopo che Ankara si è rifiutata di liberare Andrew Brunson, l’americano sospettato di spionaggio, Washington ha raddoppiato i dazi doganali su prodotti turchi in alluminio e acciaio. In seguito a tali dazi, in pochi giorni il cambio della lira turca è crollato di più del 25%. Da gennaio la valuta turca si è deprezzata del 40%.
“Il crollo del cambio della lira è senza dubbio un attacco mirato e premeditato inferto dal maggiore attore finanziario al mondo”, ha osservato il ministro delle Finanze turco Berat Albayrak.
La Banca centrale turca ha dichiarato l’adozione di misure straordinarie che permetterebbero di garantire liquidità al settore finanziario. A tal fine la Banca centrale attingerà circa 10,5 miliardi di dollari dalle riserve.
Inoltre, Ankara sta sistematicamente riducendo gli investimenti nelle obbligazioni di stato USA.
Svendita generalizzata: In tal modo, la Russia e la Turchia non sono più fra gli Stati che detengono la maggior parte del debito americano. Anche altre nazioni hanno optato per disfarsi di questi titoli.
Quello che appare come una tendenza generalizzata era evidente già nel primo semestre dell’anno. Ad aprile il numero di obbligazioni di stato USA nei portafogli dei creditori esteri si è ridotto fino a 6,17 trilioni di dollari.
Si sono disfatti dei treasuries anche il Messico, l’India e Taiwan. Il secondo creditore degli USA per importanza, il Giappone, ha ridotto al minimo i propri investimenti.
Infine, la Cina, leader tra i creditori americani (1,18 trilioni di dollari), ha ridotto il suo pacchetto obbligazionario.
Attenzione alla Cina
Gli osservatori non escludono che Pechino continuerà a disfarsi di questi titoli. Ma questa sarà un’altra storia. Nelle mani di Pechino vi è quasi il 20% del debito americano detenuto da stranieri.
Qualunque operazione che coinvolga volumi più o meno importanti di treasuries può essere pericolosa per il sistema finanziario USA e per il cambio del dollaro.
La guerra commerciale tra Pechino e Washington sta prendendo piede. I dazi reciproci entrati in vigore il 23 agosto rendono difficili i rapporti bilaterali e potrebbero provocare ingenti danni al commercio internazionale. In questa situazione è più probabile che la Cina sfrutti questa sua grande arma.
Se la pazienza di Pechino finisse e i cinesi decidessero di vendere parte dei titoli di debito americani, il loro valore crollerebbe e il rendimento subirebbe un’impennata. Questo renderebbe automaticamente i prestiti per le imprese e per i consumatori americani molto più cari e andrebbe a minare la crescita economica. L’emissione di titoli sarebbe allora per il governo americano un’operazione sempre più costosa.
“L’economia comincia ad essere in subbuglio a causa degli alti tassi di interesse, il che porta a un rallentamento generale”, osserva Jeff Mills, stratega finanziario presso la PNC Financial Services Group.
Per colpire l’economia americana a Pechino basterebbe ridurre di poco i propri investimenti in treasuries. A giudicare dai crescenti rendimenti dei titoli con scadenza decennale, in Cina stanno già cominciando a sfruttare questa leva.
( tratto da Sputnik)


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