Sanzioni alla Russia – Il “Sarchiapone” che si morde la coda.

Sanzioni alla Russia – Il “Sarchiapone” che si morde la coda.

Sanzioni alla Russia – Il “Sarchiapone” che si morde la coda.
( di Alessio Trovato pubblicato su Sputnik)
Le controsanzioni russe sono un insieme di decreti emanati dal Governo russo in risposta alle sanzioni emanate da USA, Canada e UE contro la Federazione Russa stessa. Si tratta di limitazioni ed esclusioni all’importazione di alcune categorie merceologiche alimentari provenienti dagli stessi Paesi sanzionatori della Russia. In particolare parliamo di frutta, verdura, insaccati e formaggi. Alcune testate nazionali già nel 2014 titolavano a tutta pagina di scaffali vuoti, di bluff del Governo russo e cercavano di spiegarci di come questi provvedimenti irresponsabili ed autoritari si sarebbero presto ritorti contro il ‘dispotico regime di Mosca’. Bene, senza farla tanto lunga e tanto politico-macroeconomica, andiamo quindi a vedere questi scaffali vuoti e questo bluff — andiamo insieme semplicemente… a fare spesa!

Pur se in maniera molto casalinga e artigiana abbiamo però dimostrato una cosa che è sempre stata lì sotto gli occhi di tutti e in tutto questo tempo — i russi se la cavano bene anche senza di noi, gli scaffali non solo non sono vuoti ma ci sono arance ed uva anche in piena estate e formaggi e salumi nostrani mano a mano vengono sostituiti con produzioni interne o provenienti dai Paesi più disparati. Se qualcuno di voi storce il naso all’idea del gorgonzola iraniano, brasiliano o fatto appena fuori Mosca, allora vi dico che sì, certo, il nostro è più buono, ma una pasta ai quattro formaggi ci viene lo stesso e, anzi, magari in un prossimo video vi faremo vedere proprio come si fanno piatti tipicamente italiani qui a Mosca pur senza prodotti italiani. Insomma i russi sarebbero stati ben lieti di continuare ad importare le nostre rinomate leccornie ma, se proprio bisognava farne una questione di principio, ecco allora dimostrato quanto per i russi sia facile farne a meno. Per ora non parliamo dei dati macroeconomici e dell’incidenza negativa per la nostra bilancia commerciale, per ora limitiamoci al dato visivo, e il dato visivo è chiaro — i russi amano tanto l’Italia ma vivono bene anche senza.
Le sanzioni:
Si tratta di un insieme di misure restrittive contro la Russia adottate principalmente da USA e Unione europea nei confronti di Mosca, come risposta alla “deliberata destabilizzazione dell’Ucraina” e “all’annessione della Crimea”, come si legge sul sito dell’Unione europea. L’Ue impone diversi tipi di misure restrittive, misure diplomatiche, individuali ed economiche.

Prendiamo per esempio la DECISIONE 2014/512/PESC DEL CONSIGLIO del 31 luglio 2014 che inizia così:

“Il 6 marzo 2014 i capi di Stato o di governo dell’Unione europea hanno condannato fermamente la violazione ingiustificata della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina da parte della Federazione russa e hanno esortato la Federazione russa a ritirare immediatamente le sue forze armate nelle zone in cui sono stazionate in permanenza”. Sulla base di questo sono state imposte le prime sanzioni.

Ora, secondo logica, o queste forze armate stanziate in permanenza la Russia le ha poi ritirate, e quindi la risoluzione 512 ora la si potrebbe ridiscutere, oppure ha ragione il Consiglio ma allora quelle ‘forze armate stanziate in permanenza’ dovrebbero essere ancora là. DOVE? Se ce lo dicessero pubblicamente chiunque volesse potrebbe fare una ricerca e verificare, magari anche sul posto, no?

Prendiamo in esame ora un’altra risoluzione — quella pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 19 dicembre 2014 chiamata “Regolamento UE n. 1351/2014 del Consiglio” in risposta all’annessione illegale di Crimea e Sebastopoli da parte della Russia ed in considerazione del suo protrarsi. l’UE, già a partire dal mese di giugno 2014, aveva imposto restrizioni sulle merci originarie di quei territori e sulla fornitura di finanziamenti o assistenza finanziaria connessi all’importazione di tali merci, nonché restrizioni degli scambi e degli investimenti relativi a progetti infrastrutturali in certi settori.

A proposito della Crimea posso portare la mia testimonianza diretta dato che ho vissuto due anni a Sebastopoli, prima e dopo la riunificazione (così la chiamano da quelle parti, non certo annessione) — la Penisola ha superato tutte le principali difficoltà ma c’è stato un periodo in cui hanno veramente provato a prenderla per fame. Tagliato le forniture d’acqua, gas e luce dall’Ucraina, chiusura della frontiera continentale, embargo finanziario e commerciale praticamente totale dall’Europa. Farsi mandare un bonifico dall’Italia era impossibile, i russi hanno sostenuto uno sforzo veramente serio per portare le forniture necessarie attraverso lo stretto di Kerch’ e il ponte allora era ancora solo un miraggio che pareva irrealizzabile. Quindi le sanzioni specificatamente contro la Crimea sono state una faccenda seria. Inutili anche lì, ma seria. Inutili, per altro, dal punto di vista economico, dal punto di vista politico addirittura un boomerang perchè se mai i crimeani avessero avuto dubbi, dopo quel tipo di atteggiamento fu chiaro a tutti da che parte giusto schierarsi.
Proviamo invece ad analizzare l’impatto delle sanzioni sulla Russia continentale, cosa hanno colpito esattamente? Questo è molto difficile da dire perché se le controsanzioni hanno provocato il fiorire della produzione interna casearia, per esempio, e moltiplicato i fornitori sostitutivi di prodotti ortofrutticoli, cosa abbiano prodotto le sanzioni, a tutt’oggi, non lo abbiamo capito. La Russia sta sostituendo il percorso di avvicinamento all’Europa, vista la chiusura, con un intensificarsi delle relazioni con i Paesi BRICS (Brasile, Cina, India, Sud Africa), oltre Iran e America Latina, isolare una Nazione così grande è inutile e velleitario. Andando a vedere tra i provvedimenti presi notiamo però una cosa molto particolare — se le controsanzioni russe hanno carattere generico e concettuale (rivolte a tutte le esportazioni e gli esportatori), le sanzioni hanno invece molto spesso carattere ‘ad personam’. Esistono liste di personaggi pubblici russi singolarmente sanzionati. Se andiamo a guardare nel dettaglio questa lista troviamo delle cose veramente interessanti. Troviamo rappresentanti delle autorità democratiche russe, crimeane, personaggi del mondo dell’arte, della cultura. Sì è così. Nel terzo millennio, le democrazie, sanzionano ad personam individui che servirebbero al dialogo ed al confronto appunto… democratico.


Eurodeputato francese: la Crimea è storicamente russa

Il deputato del Parlamento Europeo Aymeric Chauprade ha detto che la Crimea storicamente è russa e ha paragonato la situazione alla Germania divisa.

In precedenza, il potenziale di investimento della Crimea e le opportunità economiche del forum economico internazionale di Yalta sono state presentate in Parlamento, poi nella capitale austriaca, a Vienna. Delegazioni di Austria e Germania hanno ricevuto lo status di ospiti d’onore del forum che si terrà il 19-21 aprile. Il politico francese, politologo ed esperto di geopolitica ha partecipato alla presentazione a Vienna.

Come ha ricordato lui stesso, l’eurodeputato si trovava in Crimea, nel giorno dello storico referendum del 2014, in cui è stata presa la decisione della riunificazione con la Russia.

“Io sono uno storico, mi occupo di ricerca nel campo della geopolitica, studio storia da tempo, sono convinto che la Crimea sia russa. Se i cittadini della Germania, separati dopo la Seconda guerra mondiale, hanno avuto la possibilità di riunirsi nel 1990, perché negare il diritto di unione della popolazione della Russia e della Crimea?” ha detto Chauprade.

Ha definito “tragici errori” l’espansione della NATO e il desiderio di attirare l’Ucraina nel blocco militare. “Ho sempre dichiarato, e questo è coerente con la storica posizione della Francia, che la Russia va rispettata, vanno presi in considerazione i suoi interessi. L’Ucraina doveva unire la Russia con l’Europa, e non essere un problema che ci divide” ha detto il deputato. A suo parere, le sanzioni contro la Russia sono ingiuste e minacciano la pace e la tranquillità in Europa.  ( Tratto da Sputnik del 26 02 2018)

Ma andiamo oltre con altre considerazioni: Dal 2014 la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare  (97,32% a favore) alla madrepatria Russa. 

E storicamente: La Crimea il 19 febbraio 1954 venne donata dal leader sovietico Nikita Chruščёv, di origine etnica ucraina, alla RSS Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia. La decisione del leader sovietico Nikita Chruščёv del 1954 è stata permanentemente osteggiata da gran parte della popolazione di origine russa ed è stata in passato causa di tensioni tra Russia e Ucraina.

Con la sconfitta elettorale delle forze politiche nazionaliste più radicali in Ucraina, la tensione si è poi lentamente allentata.

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica del dicembre 1991, la Crimea proclamò l’autogoverno il 5 maggio 1992, ma in seguito accettò di rimanere all’interno dell’Ucraina come repubblica autonoma.

L’importante città di Sebastopoli, base navale storica della flotta del Mar Nero, si trova all’interno della repubblica, ma ha goduto di uno statuto di municipalità speciale in Ucraina.

Referendum della Crimea nel 2014 è stato un referendum sull’autodeterminazione della penisola che comprende la Repubblica autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli,  che si tenne il 16 marzo 2014.

Il referendum fu preceduto il 4 marzo 2014 dalla richiesta del parlamento della Crimea, approvata con 78 voti su 81, che la repubblica – se fosse divenuta indipendente – potesse entrare a far parte della Federazione russa.

Inoltre, l’11 marzo 2014 la repubblica dichiarò unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina.

Al referendum furono ammessi a votare tutti i maggiorenni in possesso della cittadinanza ucraina residenti in Crimea e i cittadini russi ivi presenti e in possesso del permesso di soggiorno nella penisola.

Al referendum furono presenti 70 osservatori internazionali da 23 paesi; di questi, 54 erano provenienti da paesi dell’Unione Europea e includevano membri del parlamento europeo e dei parlamenti nazionali dei singoli paesi.

Il quesito referendario:

Sei a favore del ricongiungimento della Crimea con la Russia come soggetto federale della Federazione Russa?

Sei a favore del ripristino della Costituzione del 1992 e dello status della Crimea come parte dell’Ucraina?

L’affluenza fu di 1 548 197 votanti su 1 839 466 aventi diritto, pari all’84,2%. Il quorum di validità del referendum, fissato al 50%, fu dunque superato.

Risultato: 97,32% a favore del ricongiungimento con la Russia

Il trattato prevede:

L’unione della Repubblica di Crimea nella Federazione Russa in accordo con la costituzione della Federazione Russa.

La Repubblica di Crimea è integrata nella Federazione Russa come repubblica federata, mentre Sebastopoli è integrata nella Federazione come città federale.

La Federazione Russa protegge tutte le popolazioni della Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli e garantisce l’uso della loro lingua madre.

Il russo, l’ucraino ed il tataro di Crimea sono le lingue ufficiali della Repubblica di Crimea.

Vengono mantenuti i confini della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli.

Il confine tra la Repubblica di Crimea e l’Ucraina diventa confine internazionale tra Russia e Ucraina.

I confini marittimi nel mar Nero e nel mar d’Azov sono basati sui trattati internazionali stipulati dalla Federazione Russa.

I cittadini ucraini e apolidi residenti nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli il giorno di annessione come entità della Federazione ottengono la cittadinanza russa.

I cittadini russi in servizio di leva nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli rimarranno in servizio fino al 2016.

Le elezioni nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli si svolgeranno la seconda domenica di settembre 2015, fino a quel momento le attuali autorità di governo si occuperanno delle funzioni amministrative.

Le leggi della Federazione Russa sono in vigore dal giorno della firma del trattato in Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli.

Le leggi della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli in contraddizione con le leggi russe sono abolite.

I consigli regionali  delle regioni italiane più importanti e produttive hanno riconosciuto la Crimea come Russa, così come altri autorevoli politici italiani e non, come il  il deputato del Bundestag  Marcus Froinmeier che ha dichiarato: “ … Perché l’Occidente non ha ritenuto la secessione del Kosovo una violazione della sovranità territoriale della Serbia?. … La Crimea fa parte della Russia, questo non cambierà.”

E per il Presidente Putin la questione Crimea è definitivamente chiusa.

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I produttori del vino della Crimea e della regione Toscana inizieranno la produzione di un vino da uva crimeana.

I produttori del vino della Crimea e della regione Toscana inizieranno la produzione di un vino da uva crimeana. Il nuovo brand sarà distribuito in Russia dopo una luce verde dagli esperti e critici italiani.

(Di Marina Tantushyan/Sputnik)

I produttori del vino della Crimea e della regione Toscana inizieranno la produzione di un vino da uva crimeana. Il nuovo brand sarà distribuito in Russia dopo una luce verde dagli esperti e critici italiani.

Come sottolinea il viticoltore crimeano Valery Zakharin, per i consumatori russi è molto importante sapere il parere dei sommelier ed esperti per poter poi promuoverlo non solo in Russia ma anche all’estero.

Il nuovo brand di vino italo-crimeano Alter Ego Ettore Falvo&Valery Zaharin sarà presentato durante il salone del vino che si terrà a Düsseldorf nel marzo 2018 e a maggio durante la fiera “Prodexpo” in Russia.

Per maggiori dettagli Sputnik Italia si è rivolto a Luca Maroni, analista sensoriale, esperto di vini, autore ed editore dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani

— Luca, come nasce l’idea di creare il nuovo brand di vino italo-crimeano?

In Crimea sarà creato un percorso turistico del vino
— Questo brand nasce dall’incontro di due anime. Una è quella di Valery Zakharin e l’atra è di Ettore Falvo. Ma soprattutto nasce per celebrare il matrimonio  tra l’Italia e la Russia. Sia Zakharin che Falvo sono due personaggi molto importanti. Ettore Falvo ha svolto un ruolo importante nel rinascimento enologico italiano degli anni 80 e il nome di Zakharin è legato al rinascimento enologico che è attualmente in corso in Russia e in Crimea. Sono due protagonisti perché hanno deciso di dedicare la loro attività al recupero delle varietà autoctone: Falvo si occupa delle varietà italiane e Valery invece di quelle della Crimea. Quindi si sono incontrati e sono usciti con l’idea di creare un vino assolutamente nuovo e di mettere al servizio della nascente industria vitivinicola russa ella Crimea l’esperienza luminosa di un “padre” dell’enologia italiana.

— Сhe gusto avrà questo vino? Potrà conquistare non solo il mercato russo ma anche quelli internazionali?

— Assolutamente sì, proprio perché il Dott.Falvo è un’esperto del gusto internazionale e la qualità della materia prima crimeana è meravigliosa. Zakharin ha dato piena disponibilità e si è impegnato a fornire tutta l’infrastruttura necessaria. Avremo veramente un prodotto eccellente, che farà parlare molto dei vini russi!

— Sul Suo portale tra gli ultimi 1000 vini assaggiati ci sono elencati circa 200 vini russi prodotti tra la regione di Krasnodar e la Crimea. Perché Le piacciono cosi i vini russi?
— Innanzitutto la Russia è una terra con qualità di suolo e di coltivazione meravigliosa. È un terreno molto ricco degli elementi, quindi è ideale per la coltivazione della vite. E poi c’è anche la seconda ragione — i russi amano il vino e in particolar modo il vino italiano. Io da anni frequento la Russia e la fiera del Prodexpo con i miei partner storici di Aquavita che mi hanno introdotto in Russia. Ho visitato molte volte sia Mosca che San Pietroburgo e da qualche anno grazie al mio collega Yury ho cominciato ad assaggiare sistematicamente i vini russi e ho registrato i miglioramenti, il potenziatale eccezionale di questi prodotti. Quindi, mi piacciono i vini russi perché sono oggettivamente buoni.

— Nel febbraio 2017 lo stand con due produttori vinicoli della Crimea ha catturato l’attenzione dei visitatori della fiera di settore “I migliori vini italiani”. Dopodiché Lei ha visitato la Crimea per vedere con i suoi occhi come funziona il settore vinicolo locale. Alcuni esperti e critici sostengono che in questo periodo l’industria vinicola della Crimea stia vivendo un “rinascimento” come quello che ha vissuto l’Italia negli anni 80. Condivide questa posizione?

— Assolutamente sì. Sono venuto apposto in Krasnodar e in Crimea per rendermi conto, per assaggiare centinaia di vini. I vini prodotti già dal Signor Zakharin sono stati da me valutati in un caso con 95 punti rispetto ai 99 massimi ma ci sono anche diversi vini da 94, 93, 92 punti. Quindi stiamo parlando di valori di eccellenza che poi ho visto replicare anche dagli altri produttori. Quindi sicuramente si, possiamo parlare di un rinascimento enologico della Crimea.

— Sempre nel 2017 Lei ha organizzato a Mosca l’evento I Migliori Vini Italiani e Russi. Come valuta le realtà enologiche emergenti russe?

Made in Italy, boom vini italiani contraffatti in Ucraina e Moldavia
— Molto bene, sia come capacità di produrre vini eccezionali dai vitigni internazionali, quindi i vari Chardonnay, Cabernet, Merlot, Viognier e cosi via ma anche soprattutto per le performance delle varietà russe come, per esempio, Saperavi e   Kefessiya. Infatti l’idea del brand del Dott.Falvo e del Dott.Zakharin è quella di creare un vino che unisca al meglio le virtù dei vini autoctoni di Crimea e quindi di Russia con i vitigni internazionali. C’è da tenere presente che Zakharin sta coltivando altre 75 varietà di antiche uvaggi autoctone della Crimea e quindi mano a mano che ci saranno dei resultati  di questa sperimentazione, il brand di questo vino che nascerà dalla collaborazione di Zakahrin e Falvo si arricchirà di nuovi vini autoctoni russi scoperti e moltiplicati grazie all’azione ispirata di Zakahrin.

— L’anno scorso la fiera I Migliori Vini Italiani e Russi ha raccolto nella capitale russa oltre 1000 visitatori. L’anno prossimo dal 30-31 maggio si terrà la seconda edizione. Sarà possibile ripetere questo successo nel 2018?

— Io spero di superarlo perché tutti quanti abbiamo lavorato tanto per far conoscere l’evento. Ci saranno sempre più espositori sia italiani che russi e poi è veramente bellissimo trovarli riuniti perché c’è anche uno scambio di know-how, di umanità, di affetto. E quindi trovarli insieme in una grande location di Mosca significa celebrare sempre di più il matrimonio di amore tra i coltivatori dell’uva e del vino della Russia e dell’Italia!

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Il consiglio d’Europa sta esaminando la possibilità di abolire le sanzioni nei confronti della Russia.

Il consiglio d’Europa sta esaminando la possibilità di abolire le sanzioni nei confronti della Russia. 

Intervistato dal giornale inglese Financial Times, il segretario generale del Consiglio d’Europa Jagland ha rivelato che il Consiglio sta esaminando la possibilità di abolire le sanzioni nei confronti della Russia, imposte nel 2014 dopo gli avvenimenti in Ucraina e l’adesione della Crimea alla Federazione Russa – (RG di oggi 28.11, pag.8 – link). 

A causa delle sanzioni contro Mosca, la Germania ha perso più di 42 mila posti di lavoro, ha detto in un’intervista al quotidiano Izvestia il deputato del Bundestag del partito Alternativa per la Germania Marcus Froinmeier.

“Secondo le stime delle aziende tedesche, la Germania ha perso a causa delle sanzioni più di 42 mila posti di lavoro. E alcune aziende sono fallite. Certo, le sanzioni danneggiano l’economia tedesca e ostacolano il miglioramento del benessere dei nostri cittadini, la vendita di prodotti di alta qualità nei mercati esteri è sempre stata alla base dell’economia tedesca” ha detto il deputato, che ha sottolineato che il partito Alternativa per la Germania intende avviare iniziative per la rimozione delle sanzioni e risolvere la questione della Crimea, che lui ritiene territorio russo.

“Secondo la maggior parte degli avvocati occidentali, l’adesione della Crimea alla Russia è contraria al diritto internazionale. Credo che sia una questione controversa. Perché, ad esempio, l’Occidente non ha ritenuto la secessione del Kosovo una violazione della sovranità territoriale della Serbia. Alla base del ragionamento degli avvocati c’è la politica. La Crimea fa parte della Russia, questo non cambierà.

E’ evidente che gli abitanti della Crimea gravitano verso la Russia, piuttosto che verso l’Ucraina. E per regolarizzare i rapporti con la Russia, si deve accettare il fatto che la Crimea sia territorio russo e ci batteremo per farlo” ha sottolineato il deputato tedesco.  La Crimea è diventata russa a marzo 2014 con un referendum, in cui il 96,77% degli elettori della repubblica di Crimea e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli hanno votato per entrare a far parte della Russia. Le autorità della Crimea hanno tenuto un referendum dopo il colpo di stato in Ucraina nel mese di febbraio 2014. Kiev ritiene la Crimea territorio temporaneamente occupato, la Russia ha ripetutamente affermato che gli abitanti della Crimea, in piena conformità con il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, hanno votato per la riunificazione con la Russia. Secondo il presidente russo, la questione della Crimea “è chiusa definitivamente”.

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CRIMEA, OTTIMA OPPORTUNITA’ PER GLI IMPRENDITORI ITALIANI, PICCOLI E GRANDI. La testimonianza di un piccolo imprenditore italiano.

( Estratto da Sputnik)

La Crimea è in forte crescita e può rappresentare la possibilità di ripartire da capo, rimettersi in gioco. Dalle tasse ad un mercato vasto come quello russo, sono tante le opportunità per creare un business, l’avventura del “gelataio di Crimea” ne è una conferma. Crimea, un’occasione per gli imprenditori italiani.

A Sebastopoli da “Piacere” si può assaporare un vero gelato artigianale italiano con un assortimento di ben 42 gusti, un prodotto eccezionale proprio perché realizzato secondo le antiche tradizioni e con prodotti italiani, compreso il pistacchio.

L’avventura di Roberto Lelli, imprenditore nel mondo del gelato, iniziata 8 anni fa rappresenta al meglio la chance che offre la penisola russa agli artigiani italiani. “Di opportunità ce ne sono tantissime anche perché la Crimea sta crescendo a velocità ipersonica” ha sottolineato nell’intervista a Sputnik Italia il “gelataio di Crimea” Roberto Lelli.

— Roberto, da quanto tempo vivi e lavori in Crimea?

— Io mi occupo di gelato italiano, sono venuto in Crimea 8 anni fa. All’inizio ero tecnologo, ma avevo il sogno di aprire una mia gelateria all’estero. Sono venuto qui nel 2007 a dare un’occhiata e mi è piaciuto. Mi sono liberato dagli impegni che avevo in Italia e sono venuto nel maggio 2009 a Sebastopoli, dove abbiamo aperto la prima gelateria della città.

I primi tempi non c’è stato un grande boom, perché la gente era abituata a gusti diversi, il nostro gelato di qualità ci ha messo un po’ad entrare nell’abitudine delle persone. Abbiamo portato questa grande novità in Crimea: il gelato artigianale italiano. Dopo 8 anni posso dire che nella mia gelateria “Piacere” ho 42 gusti, creati con prodotti italiani, sicuramente il più vasto assortimento che si può trovare in tutta la Russia. Mi vanto molto di questo aspetto.

— Quindi produci vero gelato italiano. Quali materie prime utilizzi?

— Produciamo vero gelato italiano. Quando c’è stato il cambio dalla Crimea ucraina a quella russa, sono cambiate anche le persone che forniscono i prodotti. Ora i fornitori ufficiali dalla Russia importano prodotti che non sono sotto le sanzioni e riesco a fare un ottimo prodotto. Riesco a portare anche il pistacchio 100%. Ai miei clienti do i prodotti delle migliori marche. Il latte e lo zucchero ovviamente li prendiamo qui. Otteniamo in finale un ottimo prodotto.

Ora mi conoscono come “il gelataio di Crimea”. Stiamo portando avanti il discorso della qualità dei prodotti, ho esposto, come si fa in Italia, la lista degli ingredienti che utilizziamo per dare maggiori informazioni alla gente. Qui, come in tutte le parti del mondo probabilmente, sfruttano l’immagine italiana e il marchio del Made in Italy anche su prodotti di bassa qualità. Siamo però sulla strada giusta e la gente capirà che noi  italiani siamo i migliori nel settore del mangiare.

— Come ti trovi con i russi?

— Molto bene, specialmente a Sebastopoli la gente che conosco è molto brava e buona. Tutti sono molto interessati all’Italia e all’italianità. Se sanno due parole in italiano cercano sempre di dirtele. Loro vedono gli italiani di qui come delle persone che rappresentano l’Italia. Sinceramente io molto spesso mi sento come un piccolo ambasciatore. Gli abitanti locali non hanno contatti con molti italiani, quindi tu sei l’italiano, vedono in te l’italianità.

— Secondo te la Crimea che cosa può offrire agli imprenditori italiani?

— Seguo da vicino queste vicende, partecipo al Forum internazionale di Yalta ad esempio. Io personalmente vedo un grande sviluppo della Crimea, perché quando era ucraina era lasciata un po’a sé stessa. In realtà ci sono tantissime opportunità, perché tranne qualche prodotto o tecnologia che possono essere commercializzati qui ci sarebbero tantissime possibilità non solo per grandi aziende, ma anche per piccoli artigiani che vorrebbero cambiare vita. Chi vuole ripartire da capo potrebbe portare qui delle novità, perché ce n’è bisogno.

Io dico sempre agli italiani che sanno produrre qualcosa di venire in Crimea. Partendo dalle imposte fiscali arrivando ad un mercato che poi potrebbe diffondersi verso il resto del mercato russo, qui ci sono tutte le possibilità. In realtà per le grandi imprese e multinazionali magari ci sarebbero più difficoltà per via delle sanzioni, per i piccoli business è più facile a mio avviso.

Di opportunità ce ne sono tantissime anche perché la Crimea sta crescendo a velocità ipersonica, considerando che ci sarà anche il ponte di Kerch a fine dicembre 2018. Chi volesse venire qui avrà molti benefici. Le porte sono aperte per tutti, soprattutto per chi vuole rimettersi in discussione. C’è l’ostacolo della lingua, ma con la volontà le possiamo superare.

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Crimea alla madreoatria Russa

Dal 2014 la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare ( 97,32% a favore) alla madrepatria Russa. Tanto per ricordare come sono andate le cose.

Si e il tutto dopo: il colpo di Stato organizzato dalla CIA a Kiev che ha portato al potere un governo che rappresenta oligarchi ed estremisti. Tra i suoi membri vi sono diversi capi nazisti che il governo legittimo ucraino venne rovesciato…..
www.voltairenet.org/article182477.html

La Crimea il 19 febbraio 1954 venne donata dal leader sovietico Nikita Chruščёv, di origine etnica ucraina, alla RSS Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia.

La decisione del leader sovietico Nikita Chruščёv del 1954 è stata permanentemente osteggiata da gran parte della popolazione di origine russa ed è stata in passato causa di tensioni tra Russia e Ucraina. 

Con la sconfitta elettorale delle forze politiche nazionaliste più radicali in Ucraina, la tensione si è poi lentamente allentata.

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica del dicembre 1991, la Crimea proclamò l’autogoverno il 5 maggio 1992, ma in seguito accettò di rimanere all’interno dell’Ucraina come repubblica autonoma.

 L’importante città di Sebastopoli, base navale storica della flotta del Mar Nero, si trova all’interno della repubblica, ma ha goduto di uno statuto di municipalità speciale in Ucraina.

Dal 2014  la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare alla madrepatria Russa.

 Lombardia, Veneto e Liguria le prime regioni italiane che hanno riconoscono  ufficialmente la Crimea.

Referendum sull’autodeterminazione della Crimea del 2014

Il referendum sull’autodeterminazione della Crimea del 2014 è stato un referendum sull’autodeterminazione della penisola che comprende la Repubblica autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli,  che si tenne il 16 marzo 2014.

Il referendum fu preceduto il 4 marzo 2014 dalla richiesta del parlamento della Crimea, approvata con 78 voti su 81, che la repubblica – se fosse divenuta indipendente – potesse entrare a far parte della Federazione russa.
Inoltre, l’11 marzo 2014 la repubblica dichiarò unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina.
Al referendum furono ammessi a votare tutti i maggiorenni in possesso della cittadinanza ucraina residenti in Crimea e i cittadini russi ivi presenti e in possesso del permesso di soggiorno nella penisola.
Al referendum furono presenti 70 osservatori internazionali da 23 paesi; di questi, 54 erano provenienti da paesi dell’Unione Europea e includevano membri del parlamento europeo e dei parlamenti nazionali dei singoli paesi.
Il quesito referendario:

  1. Sei a favore del ricongiungimento della Crimea con la Russia come soggetto federale della Federazione Russa?
  2. Sei a favore del ripristino della Costituzione del 1992 e dello status della Crimea come parte dell’Ucraina?

L’affluenza fu di 1 548 197 votanti su 1 839 466 aventi diritto, pari all’84,2%. Il quorum di validità del referendum, fissato al 50%, fu dunque superato.

Risultato: 97,32% a favore del ricongiungimento con la Russia

Il trattato prevede:

  1. L’unione della Repubblica di Crimea nella Federazione Russa in accordo con la costituzione della Federazione Russa.
  2. La Repubblica di Crimea è integrata nella Federazione Russa come repubblica federata, mentre Sebastopoli è integrata nella Federazione come città federale.
  3. La Federazione Russa protegge tutte le popolazioni della Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli e garantisce l’uso della loro lingua madre.
  4. Il russo, l’ucraino ed il tataro di Crimea sono le lingue ufficiali della Repubblica di Crimea.
  5. Vengono mantenuti i confini della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli.
  6. Il confine tra la Repubblica di Crimea e l’Ucraina diventa confine internazionale tra Russia e Ucraina.
  7. I confini marittimi nel mar Nero e nel mar d’Azov sono basati sui trattati internazionali stipulati dalla Federazione Russa.
  8. I cittadini ucraini e apolidi residenti nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli il giorno di annessione come entità della Federazione ottengono la cittadinanza russa.
  9. I cittadini russi in servizio di leva nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli rimarranno in servizio fino al 2016.
  10. Le elezioni nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli si svolgeranno la seconda domenica di settembre 2015, fino a quel momento le attuali autorità di governo si occuperanno delle funzioni amministrative.
  11. Le leggi della Federazione Russa sono in vigore dal giorno della firma del trattato in Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli.
  12. Le leggi della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli in contraddizione con le leggi russe sono abolite.

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Crimea Russa

CRIMEA FEDERAZIONE RUSSA: PER TURISMO E ANCHE PER BUSINESS. QUALCHE INFORMAZIONE IN PIU’….

La Repubblica autonoma di Crimea è una repubblica che ha fatto parte dell’Ucraina dalla cessione del 1954 fino all’11 marzo 2014, quando, in conseguenza della crisi politica della Crimea del 2014, è divenuta una repubblica indipendente, ed è stata annessa alla Federazione russa[4] il 18 marzo 2014, a seguito di un referendum.

L’Ucraina non ne riconosce l’indipendenza territoriale e l’annessione alla Federazione russa, mentre l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America considerano illegale sia la proclamazione d’indipendenza sia il referendum del 2014, oltre che la successiva richiesta di annessione alla Russia, e considerano lo status giuridico del suo territorio come sotto “occupazione militare” dell’esercito russo.[5] Il 17 marzo 2014 è stata adottata come moneta a corso legale il rublo russo, mentre dal 30 marzo 2014 vige l’ora di Mosca, attualmente fissata a UTC+3.[6] La sovranità della Russia sulla penisola è però riconosciuta solo da una parte minoritaria della comunità internazionale.

Il territorio della Repubblica autonoma di Crimea occupa la quasi totalità della penisola di Crimea ed è posta sulla costa settentrionale del Mar Nero. Nel corso della sua storia plurimillenaria, la Crimea ha visto passare sul suo territorio tanti popoli e dominazioni diverse: cimmeri, greci, sciti, sarmati, romani e bizantini, goti, unni, genovesi, tartari, veneziani, turchi, russi e ucraini.

La Repubblica di Crimea misura 26 200 km² e nel 2007 contava 1 973 185 abitanti. La città di Sebastopoli e il suo hinterland fanno invece parte di un’unità amministrativa autonoma con una popolazione di 379 000 abitanti. Capitale e sede degli uffici amministrativi è la città di Simferopoli, posta al centro della penisola. La popolazione complessiva di tutta la penisola di Crimea nel 2007 era di 2 352 385.

La popolazione è per il 58,5% di etnia russa e per il 24,4% di etnia ucraina[7]. La minoranza etnica dei tartari di Crimea, che nel 2001 formavano il 12,1% della popolazione[7], discende direttamente dal periodo della dominazione del Khanato di Crimea. Fino alla fine del XIX secolo, i tartari rappresentavano la maggioranza della popolazione, poi, in seguito alla massiccia immigrazione russa ed ucraina, sono diventati una minoranza fino quasi a scomparire a causa della deportazione di massa verso l’Asia centrale effettuata da Stalin nel 1944. Con la fine dell’Unione Sovietica i tartari poterono ritornare in Crimea.

In Crimea, specialmente nell’area di Kerč, vivono ancora oggi i discendenti degli Italiani di Crimea. Durante la seconda guerra mondiale l’intera comunità è stata accusata di collaborazionismo con i tedeschi e deportata a partire dal 29 gennaio 1942. Chi era sfuggito al primo rastrellamento fu catturato e deportato l’8 e il 10 febbraio 1942: l’intera comunità, compresi i rifugiati antifascisti che si erano stabiliti a Kerč, venne radunata e costretta a mettersi in viaggio verso i Gulag.

 In seno alla RSSF Russa nel 1921 fu istituita la Repubblica autonoma Socialista Sovietica di Crimea. La Crimea fu teatro di alcune delle più sanguinose battaglie della Seconda guerra mondiale. I tedeschi soffrirono pesanti perdite cercando di invaderla attraversando l’istmo che collega la Crimea al resto dell’Ucraina a Perekop, nell’estate del 1941. Quando i tedeschi riuscirono a irrompere, occuparono gran parte della Crimea, con l’eccezione della città di Sebastopoli (che ottenne poi il titolo di Città eroina). Sebastopoli resistette dall’ottobre 1941 fino al 4 luglio 1942, quando i tedeschi riuscirono infine a prenderla. Il 29 gennaio 1942 la minoranza italiana di Crimea formatasi a partire dal 1830 a seguito di un flusso migratorio proveniente soprattutto dalla Puglia, era già stata deportata per ordine di Stalin. Meta della deportazione fu il Kazakistan, che gli italiani raggiunsero in vagoni piombati. Attualmente circa trecento oriundi italiani vivono ancora a Kerc, ove fecero ritorno nel periodo poststaliniano.[13]

Nel 1944 Sebastopoli venne liberata dalle truppe sovietiche. Dopo la liberazione il 18 maggio 1944 l’intera popolazione dei Tatari di Crimea venne deportata dal regime sovietico di Stalin per punizione, in quanto i tatari, dopo aver creato la Wolgatatarische Legion, avevano combattuto a fianco delle truppe del Terzo Reich. Si stima che il 46% dei deportati morì per la fame e le malattie.[14]

Nel 1967 i Tatari di Crimea vennero riabilitati, ma venne loro impedito di tornare legalmente in Crimea fino agli ultimi giorni dell’Unione Sovietica[14].

La Repubblica Autonoma Socialista Sovietica di Crimea venne abolita nel 1945 e trasformata nell’Oblast di Crimea (provincia) della RSSF Russa. Il 19 febbraio 1954 venne donata dal leader sovietico Nikita Chruščёv, di origine etnica ucraina, alla RSS Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia.

 La decisione del leader sovietico Nikita Chruščёv del 1954 è stata permanentemente osteggiata da gran parte della popolazione di origine russa ed è stata in passato causa di tensioni tra Russia e Ucraina[15]. Con la sconfitta elettorale delle forze politiche nazionaliste più radicali in Ucraina, la tensione si è poi lentamente allentata[senza fonte].

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica del dicembre 1991, la Crimea proclamò l’autogoverno il 5 maggio 1992, ma in seguito accettò di rimanere all’interno dell’Ucraina come repubblica autonoma. L’importante città di Sebastopoli, base navale storica della flotta del Mar Nero, si trova all’interno della repubblica, ma ha goduto di uno statuto di municipalità speciale in Ucraina[16].

Le lingue ufficiali in Crimea sono il russo, l’ucraino e la lingua tatara di Crimea. Altre lingue parlate sono armeno, polacco e greco.

 

 


La bellissima CRIMEA sarà collegata alla sua “madrepatria” la Russia da un ponte realizzato in tempi record.

 Attraversare il ponte sullo stretto di Kerch sarà possibile già da questo autunno, dopo l’installazione della campata principale sul canale di Enikalsk e Kerch.

Lo ha detto il ministro dei trasporti russo, Maxim Sokolov, secondo cui all’inizio di quest’anno è stato superato l'”equatore” per la costruzione del ponte. L’installazione di una campata principale a Kerch-Enikalsk nell’autunno di quest’anno collegherà la costa della Crimea e quella di Taman.

 “Nell’autunno di quest’anno dopo l’istituzione della campata principale del canale, sarà possibile fare non virtualmente, ma assolutamente realmente, un tour a piedi, è vero, con un casco di protezione per la costruzione del ponte” ha detto il ministro.

 Attualmente il lavoro è in corso in otto punti, con più di 5mila dei quasi 7mila pali spediti, formati da 314 di 595 supporti, raccolti in 48mila tonnellate delle campate e quasi 7migliaia tonnellate di metallo di archi navigabili.

 Il ponte sullo stretto di Kerch, che collegherà la Crimea e la regione di Krasnodar, sarà il più lungo in Russia, la sua lunghezza sarà di 19 chilometri. Il costo totale del progetto è di 227,92 miliardi di rubli. Le auto attraverseranno il ponte secondo le previsioni, a dicembre 2018. ( Fonte Sputnik)

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il nodo di fondo è la NATO e il tentativo di sottrarre Kiev all’influenza storica della Russia.

 (Estratto da Sputnik Italia)

 Sanzioni su sanzioni, dallo scoppio della crisi ucraina il rapporto fra l’Occidente e la Russia ha rappresentato un crescendo di tensioni fino allo stallo attuale delle relazioni. È in gioco una partita complessa dagli esiti ancora tutti da vedere. Gli sbagli dell’Occidente e il ruolo dell’Italia.

 I rapporti fra gli Stati Uniti e l’Europa da una parte e la Russia dall’altra hanno preso una brutta piega e la politica internazionale di oggi è gestita, verrebbe da dire, a suon di sanzioni. Qual è il punto cruciale della crisi nei rapporti con la Russia e quale ruolo potrebbe avere l’Italia nel dialogo con Mosca?

 “Non è possibile pensare che l’Ucraina entri nella NATO. Se risolviamo questo problema, risolveremo tutto il resto. Piaccia o meno, è così”. Secondo il parere dell’Ambasciatore d’Italia a Mosca Cesare Maria Ragaglini, espresso in un’intervista al Corriere della Sera, il nodo di fondo è la NATO e il tentativo di sottrarre Kiev all’influenza storica della Russia. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento in merito Daniele Lazzeri, chairman del think tank Il Nodo di Gordio.

 Adesso la situazione è in stallo, se andiamo a vedere gli accordi di Minsk, disattesi da entrambe le parti, capiamo che questi rappresentano l’ennesimo fallimento della diplomazia europea, sempre più debole e legata alle iniziative dei singoli Stati membri, in particolare la Germania di Angela Merkel e la Francia di Macron.

 — L’Ambasciatore nell’intervista parla del fattore NATO, che definisce cruciale nella crisi nata in Ucraina e sviluppatasi fra l’Occidente e la Russia. Secondo Ragaglini togliere l’Ucraina dalla sfera di influenza russa sia stato un errore. Che ne pensa di quest’aspetto, di cui fra l’altro non si tiene mai conto nel dibattito in Occidente?

 — Il fatto di aver accelerato il tentativo prima da parte dell’Alleanza Atlantica, successivamente dell’Unione europea di sottrarre l’Ucraina dal suo naturale bacino di rapporti commerciali e politici con la Russia ha determinato una risposta forte da parte di Mosca.

 — “Il nostro canale con Mosca è sempre rimasto aperto anche ai massimi livelli” ha sottolineato l’Ambasciatore nell’intervista. Effettivamente possiamo dire che l’Italia si è maggiormente distinta dagli altri Paesi europei per la sua apertura verso Mosca? Possiamo definire i rapporti italo-russi speciali e privilegiati?

 — La Russia è indiscutibilmente un grande Paese e uno storico partner strategico per l’Italia. Le svolte degli ultimi anni hanno imposto una battuta d’arresto sia alle relazioni commerciali sia a quelle diplomatiche fra i nostri Paesi. L’Italia chiaramente tiene aperti tutti i canali diplomatici per superare questo difficile momento di impasse che vede tutta la comunità internazionale preoccupata per gli sviluppi futuri delle relazioni politiche con Mosca.

 L’Italia in questo senso potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel tentare di ricucire gli strappi seguiti alla complessa situazione in Ucraina ed in Crimea. Magari l’Italia potrebbe cercare di ridurre il peso eccessivo che in questi anni si è dato alle preoccupazioni degli Stati come la Polonia per esempio, che francamente non credo debba temere più l’aggressività della Russia. L’Europa in definitiva non può essere a trazione baltica, c’è bisogno di più condivisione delle scelte europee per cercare di ricostruire il filo del dialogo con Mosca, soprattutto in questo frangente in cui è evidente l’allontanamento di Washington dal Vecchio Continente.

 — Secondo il parere dell’Ambasciatore le sanzioni storicamente non sempre hanno raggiunto gli obiettivi prefissati. Il caso delle sanzioni antirusse è emblematico, perché, come sappiamo, hanno danneggiato i Paesi che le hanno imposte, in primis l’Italia. Gli Stati Uniti hanno appena firmato un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia. Possiamo dire che le sanzioni danneggiano tutti minando i rapporti fra l’Europa, la Russia e gli Stati Uniti?

 — Gli esiti delle sanzioni nei confronti di Mosca sono sotto gli occhi di tutti. In particolare l’Italia sta soffrendo un brutto colpo in alcuni settori strategici dell’esportazione come l’agroalimentare, ma anche della sfera tecnologica. Nel contempo la Germania si muove per il raddoppio del Nord Stream, che dalla Russia giungerà nell’Europa settentrionale, tutto ciò in barba alle sanzioni. Non è un caso che il presidente americano Donald Trump abbia stigmatizzato questo fatto. Lo stesso Trump però è sotto scacco da parte dell’establishment americano, nonostante la sua riluttanza al rinnovo delle sanzioni contro Mosca, si è dovuto piegare al volere del congresso e ha approvato il rafforzamento delle misure restrittive antirusse.

 Non possiamo che auspicare una distensione dei rapporti con Mosca, che potrebbe essere la svolta definitiva per creare quel grande territorio eurasiatico dal Portogallo fino a Vladivostok.

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