L’economia russa si è adattata alle sanzioni degli Stati Uniti e il sistema finanziario russo non ne subisce l’impatto

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L’economia russa si è adattata alle sanzioni degli Stati Uniti e il sistema finanziario russo non ne subisce l’impatto

L’economia russa si è adattata alle sanzioni degli Stati Uniti e il sistema finanziario russo non ne subisce l’impatto, lo dice l’analista capo della società di rating russa ACRA Natalia Porokhova.

 “Le sanzioni contro l’economia russa sono in vigore da ormai 3 anni e ogni nuova espansione di queste misure impatta sempre di meno la stabilità finanziaria dell’economia russa, in quanto c’è stato un adattamento sostanziale alle sanzioni”, — ha dichiarato la Porokhova a RIA Novosti.

Inoltre l’analista ha osservato che “le nuove misure e sanzioni possono seriamente complicare la realizzazione di progetti in Europa, per questo motivo l’Unione Europea si è opposta all’appesantimento delle sanzioni contro il settore energetico russo e proprio oggi si svolgerà una riunione ad hoc su questo tema a Bruxelles.”

 Ma il presidente della Commissione europea annuncia che l’Unione europea è pronta a “agire in modo appropriato” se i suoi interessi non verranno sufficientemente presi in considerazione nella nuova legge statunitense sulle sanzioni anti-Russia. I

l presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker: Il disegno di legge americano — ha sottolineato Juncker — potrebbe avere effetti collaterali unilaterali imprevisti, che influenzano gli interessi della sicurezza energetica UE e per questo motivo la Commissione ha concluso che se le nostre preoccupazioni non verranno prese sufficientemente in considerazione, siamo pronti ad agire in modo appropriato entro pochi giorni. America first — ha concluso — non vuol dire che gli interessi dell’Europa arrivino per ultimi. La Commissione continuerà a seguire da vicino il processo legislativo in corso negli Stati Uniti e la successiva attuazione del disegno di legge e agirà rapidamente se e quando necessario”…

 Anche la Germania in disaccordo: l’obiettivo delle misure punitive contro Mosca non dovrebbe essere l’industria europea, ha dichiarato in una conferenza stampa la vice portavoce del governo tedesco Ulrike Demmer. “Crediamo che lo scopo delle sanzioni degli Stati Uniti non debba essere l’industria europea…. — ha detto la Demmer.

 E i nemici del progetto “Nord Stream-2” ritengono che le nuove sanzioni di Washington contro Mosca siano controproducenti, scrive il Washington Post: “Con la politica contro “Nord Stream-2″ stanno facendo più nemici di quanti ne hanno bisogno, — ha dichiarato al Washington Post George Zachmann, esperto di energia del centro belga Bruegel. — Infatti se non uccideranno il progetto lo rafforzeranno solo.”

 Mentre i “ politicanti italiani “ ( compreso le associazioni che dovrebbero rappresentare le imprese ) non si esprimono, nonostante sia ormai accertato che gli stessi italiani ( popolo ) non siano d’accordo sulle sanzioni alla Russia e molti rappresentati di vari consigli regionali si siano espressi pubblicamente in tal senso………certamente il business dell’immigrazione è più importante degli interessi delle PMI italiane visto che anche le “sciagure” contribuiscono a “manipolare” il PIL e a foraggiare tutte le “bande di Arruffoni” inetti e insaziabili, dediti ad imbrogliarsi a vicenda, corrotti e corruttori al tempo stesso che spadroneggiano nel panorama italiano.

 Fortunatamente vi sono ancora moltissimi imprenditori seri che ritengono la Russia un partner strategico e una grande opportunità per i loro affari e si muovono verso questo enorme mercato per allacciare rapporti e intraprendono azioni manifestatamente contrarie alle politiche scellerate del governo italiano: e questo dovrebbe essere direttamente proporzionale alla rielezione di quei politici e partiti che hanno aderito e aderiscono supinamente a scelte imposte dagli interessi di economie lobbistiche d’oltreoceano, ed evidentemente anche interessi personali.

 Ma nonostante tutto l’economia della Federazione Russa, secondo le previsioni, si sta ben assestando — afferma nel documento, il cui testo è stato pubblicato sul sito del FMI: le previsioni per la crescita del PIL in Russia sono ancora in crescita: +1,4% nel 2017 e nel 2018. Inoltre in Russia e in alcuni Paesi emergenti l’inflazione è prevista in calo.

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La bellissima CRIMEA sarà collegata alla sua “madrepatria” la Russia da un ponte realizzato in tempi record.

 Attraversare il ponte sullo stretto di Kerch sarà possibile già da questo autunno, dopo l’installazione della campata principale sul canale di Enikalsk e Kerch.

Lo ha detto il ministro dei trasporti russo, Maxim Sokolov, secondo cui all’inizio di quest’anno è stato superato l'”equatore” per la costruzione del ponte. L’installazione di una campata principale a Kerch-Enikalsk nell’autunno di quest’anno collegherà la costa della Crimea e quella di Taman.

 “Nell’autunno di quest’anno dopo l’istituzione della campata principale del canale, sarà possibile fare non virtualmente, ma assolutamente realmente, un tour a piedi, è vero, con un casco di protezione per la costruzione del ponte” ha detto il ministro.

 Attualmente il lavoro è in corso in otto punti, con più di 5mila dei quasi 7mila pali spediti, formati da 314 di 595 supporti, raccolti in 48mila tonnellate delle campate e quasi 7migliaia tonnellate di metallo di archi navigabili.

 Il ponte sullo stretto di Kerch, che collegherà la Crimea e la regione di Krasnodar, sarà il più lungo in Russia, la sua lunghezza sarà di 19 chilometri. Il costo totale del progetto è di 227,92 miliardi di rubli. Le auto attraverseranno il ponte secondo le previsioni, a dicembre 2018. ( Fonte Sputnik)

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Interessanti considerazioni sulla politica USA e UE…

Mai visto prima:

Berlino e Vienna hanno criticato le nuove sanzioni americane alla Russia. Insieme, i due ministri degli esteri, stentoreamente, ufficialmente, hanno minacciato addirittura contro-sanzioni a danno degli Stati Uniti. ( Estratto da EC Planet l’altra informazione Fonte: maurizioblondet.it )

 Il motivo è presto detto: che le nuove sanzioni – emanate dal Senato Usa – colpiscono direttamente gli interessi germanici. Precisamente, impongono multe, ammende e sanzioni alle aziende che partecipano alla costruzione, o al finanziamento, del Nord Stream 2, il gasdotto che porta il gas russo alla Germania e passa in fondo al Baltico, lasciando fuori Polonia e Ucraina, i nuovi alleati dell’America.

 Le ditte minacciate di ritorsione sono la tedesca BASF ed EON, la austriaca OMV, inoltre la Shell, la francese Engie. Niente sanzioni!, hanno detto i due ministri degli esteri di lingua tedesca, uniti in un nuovo Anscluss dei bottegai.

 Beninteso, invece l’Italia deve continuare ad obbedire alle sanzioni contro la Russia decretate da Berlino (scusate, dalla UE) per favorire i golpisti di Kiev. Infatti, nello steso comunicato in cui si oppongono fieramente alle sanzioni americane a Mosca, i due ministri Sigmar Gabriel e Christian Kern ribadiscono che “è importante per l’Europa e gli Stati Uniti formare un fronte unito sulla questione dell’Ucraina”, dove secondo la Ue sono i russi ad armare i separatisti del Donbass, e Putin va punito perché s’è ripreso la Crimea.

 Quindi noi italiani non possiamo più vendere il gorgonzola e le cravatte di Armani ai moscoviti, ma i tedeschi possono costruire coi russi un gasdotto da miliardi di dollari, che farà della Germania un hub delle forniture in tutta Europa.

 Fantastica la dichiarazione di Angela Merkel, dettata attraverso il suo portavoce: “Gli interessi economici e la questione delle sanzioni non vanno mescolati”: frase di cui non sappiamo se apprezzare di più la malafede o la demenzialità.

 Ovviamente, la Commissione cosiddetta Europea s’è subito allineata al nuovo e inedito anti-americanismo merkeliano, mantenendo beninteso l’anti-putinismo basale: “È importante garantire l’unità dei partner nelle sanzioni, dunque che nuove misure nei partner internazionali siano coordinate per assicurare il loro impatto a livello internazionale”. Non vorremmo che al governo italiano, dopo aver applicato le sanzioni alla Russia al costo di 9 miliardi l’anno per la nostra economia, venga richiesto di infliggere sanzioni anche all’America, con altri miliardi di danni ai nostri esportatori. Perché siamo sicuri che Gentiloni, come sempre, obbedirebbe.

 È il destino manifesto, Angela

Quante interessanti considerazioni implica quest’alzata tedesca. Decenni di sforzi per negare il destino manifesto che vuole l’integrazione fra Russia ed Europa, di impedirne e ostacolarne i progressi inventandosi casus belli, provocazioni e ostilità idiote fino all’orlo della guerra guerreggiata; ed ecco un grido del cuore che sale dalla strozza germanica: “No alle sanzioni che ci colpiscono economicamente, noi!”. Il gruppo Merkel è giunto ad accusare il Senato Usa di voler sostituire la Russia come nostro fornitore energetico, vendendoci il gas naturale liquefatto che l’America produce e che fatica a trovare acquirenti. Insomma han difeso Mosca contro il gas liquido di Washington. Se non è destino manifesto questo…solo che è dubbio come ciò si coniughi col mantenimento delle sanzioni sul Gorgonzola. Ma non cercate la logica a Berlino. Berlino è l’imperio. Ciò che è bene per l’Anscluss è bene per l’Italia.

 Demenzialità, paranoia e schizofrenia, beninteso, sono largamente presenti anche nel Senato americano e nelle sue motivazioni per giustificare sanzioni più dure, che sono praticamente un atto di guerra. Nuovi colpi all’industria energetica russa, nuove punizioni contro personalità russe che il Senato dichiara “corrotte”, o “implicate nelle gravi violazioni dei diritti dell’uomo” (senti chi parla), o perché forniscono armi ad Assad; poi, in un crescendo wagneriano, “nuove sanzioni in settori-chiave dell’economia russa, compresi il settore minerario, i trasporti marittimi e le ferrovie”; inoltre dare “assistenza per rinforzare le istituzioni democratiche e contro la disinformazione nei paesi dell’Europa centrale e orientale che sono vulnerabili all’aggressione e all’ingerenza russa”.

 In pieno delirio di esaltazione, il senatorer McCain ha vaneggiato: “Da troppo tempo il messaggio che è stato inviato a Vladimir Putin è stato che la Russia poteva invadere i suoi vicini, minacciare gli alleati dell’America, intensificare i suoi cyber-attacchi e ingerirsi nelle elezioni estere senza troppe ripercussioni. Finché la Russia non pagherà il prezzo delle sue azioni, le sue attività di destabilizzazione continueranno”.

 

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A proposito delle nuove sanzioni alla Russia. Washington viola il diritto internazionale” (adesso?) Di Maurizio Blondet 27 luglio 2017

Di Maurizio Blondet  27 luglio 2017
“La portata extraterritoriale di queste  [nuove]  sanzioni   appare illecita rispetto al diritto internazionale. Abbiamo già contrastato testi simili che hanno potuto essere emanati in passato”.  Così  la  portavoce  del ministero degli Esteri francese,  Agnés Romatet-Espagne.   La Francia comincia a delineare forse una opposizione alle sanzioni anti-russe  varate a schiacciante maggioranza  (419 contro 3)  dalla camera Usa, che rappresentano insieme: a) una dichiarazione di guerra contro “questo  ex agente del Kgb che ha  si è ingerito nelle nostre elezioni  (così il deputato  Ed Royce),   b) una manifestazione della frenesia psicotica   anti-russa artificialmente creata dal Deep State, c) una delegittimazione del presidente Trump a cui  si  nega la prerogativa presidenziale di eventualmente alleviare quelle sanzioni  e  la  messa sotto sorveglianza parlamentare della sua politica estera, e –  last but not least – d)  un gravissimo danno economico agli interessi franco-tedeschi ed anche i nostri.   In pratica, si puniscono (per esempio sbarrando loro l’accesso ai “mercati” di Wll Street ealle banche Usa)  le aziende che stanno completando il Nord Stream 2, che porta il gas russo direttamente alla Germania passando sotto  il Baltico,  per  sostituirlo con la fornitura di gas da scisto Made in USA. Una  riconversione gigantesca e perdente, che innescherebbe una depressione storica in Europa.

La volontà francese (se tale è) di  accusare la decisione Usa di violazione del diritto internazionale è benvenuta;  e insieme patetica, se si ricorda quante violazioni americane del diritto internazionale l’Europa ha  accettato, a cominciare dall’invasione di Afghanistan e Irak  senza mandato Onu. Doveva opporsi allora, e non saremmo arivati a  questo punto di arbitrio statunitense. Ma meglio  tardi che mai.
La protesta di Bruxelles (leggi: Berlino e Parigi)  contro Washington  ha  assunto questa forma:  noi,  Usa ed Eu,   ci siamo sempre coordinati nelle sanzioni alla Russia, per dar loro più forza; adesso Washington  lancia sanzioni non  concordate, che indeboliscono il fronte… “Sanzioni contro la Russia non dovrebbero diventare uno strumento per la politica industria Usa”, ha piagnucolato il  portavoce del ministero tedesco degli  Esteri.
Patetico. La verità, come ha spiegato Le Monde, la linea rossa fissata fra Washington e Bruxelles era che le sanzioni non avrebbero toccato le forniture di gas russo   all’Europa.
Adesso la Camera americana   ha violato questo accordo tacito, nel modo più plateale.   Il punto 9 e il punto 10 della  decisione votata a schiacciante maggioranza  afferma che la “direttiva politica Usa” ,  quindi obbligatoria per il presidente, 9)  “continuare a respingere il gasdotto Nord Stream 2, a causa del suo impatto dannoso sulla sicurezza energetica dell’Unione europea e lo sviluppo del mercato del gas in Europa centrale e orientale e le riforme di energia in Ucraina”.  (10)  “il governo degli Stati Uniti tiene come priorità  l’esportazione di risorse energetiche degli Stati Uniti, al fine di creare posti di lavoro in America per aiutare gli alleati degli Stati Uniti e rafforzare la politica estera degli Stati Uniti. ”
Ovviamente, non si equivochi sull’identificazione “gli alleati degli Stati Uniti”,    da “aiutare”  per i deputati americani: non siamo noi, non è la Germania.   Al punto 1 si impone, come direttiva permanente (policy)   di “assistere  il governo dell’Ucraina per riconquistare la sua indipendenza sovrana e territoriale.  (2) di contrastare  tutti gli sforzi di destabilizzazione messi in atto dal  governo della Federazione Russa che violano gli obblighi internazionali “
Il punto 3 impone di “non riconoscere mai  l’annessione della Crimea da parte del governo della Federazione russa o la separazione di una parte del territorio di Ucraina attraverso l’uso della forza militare, 4) dissuadere il Governo della Federazione Russa dal compiere ulteriori sforzi per destabilizzare e di invadere l’Ucraina o in altri paesi indipendenti in Europa centrale e orientale e del Caucaso. 5)  Assistere l’Ucraina nella  riforma del settore energetico [leggi: farle comprare il GPL nostro, invece che il gas russo] e 6 promuovere  e sostenere  una concorrenza leale nel settore energetico ucraino, così come la liberalizzazione del mercato e l’affidabilità, onde  7)  aiutare l’Ucraina e gli altri alleati degli Stati Uniti in Europa [leggi: Polonia, Baltici, Romania, Bulgaria…]  a ridurre la sua dipendenza dalle risorse energetiche russe, in particolare il gas naturale, che utilizza il governo della Federazione russa come arma per costringere, intimidire e influenzare  altri paesi”.
Quali armi ha l’Europa per contrastare queste misure distruttive?
Pochissime, a sentire  Francis Perrin, dell’Institut des Relations Internationales et Strategiques di Parigi.  Che elenca quatro opzioni:
Prima: “offrire concessioni agli americani” in cambio di un alleggerimento delle  nuove sanzioni. “E’  stato già fatto in precenza, contro le sanzioni Usa applicate alle imprese europee che facevano affari petroliferi con l’Iran” – e  infatti i primi di luglio, Total ha firmato con Teheran un contratto gigante da 5 miliardi di dollari per lo sfruttamento di South Pars.
Seconda opzione: “La UE potrebbe far adottare una legislazione europea per bloccare le misure americane”.
Terza: “Rispondere con rappresaglie economiche contro le imprese americane che operano in Europa”: certo, come no, innescare l’escalation protezionista che tutta la dirigenza  eurocratica ha giurato di scongiurare.
Quarta:    cercare l’arbitrato dell’OMC,  Organizzazione Mondiale del Commercio. Se l’OMC dichiara illegali le misure americane,  autorizzerà   l’Unione Europea  a rispondere con misure di rappresaglia”: che sarebbe comunque l’infarto della globalizzazione di cui al terzo punto.

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Le nuove sanzioni USA rafforzeranno la Russia

Le nuove sanzioni americane rafforzerà la posizione del presidente russo, Vladimir Putin, lo scrive il giornalista di Der Spiegel Benjamin Bidder.

Il fatto stesso che “le sanzioni non sono state accordate con i tradizionali alleati USA e non hanno tenuto conto dei loro interessi” è allarmante. “Infatti il progetto legge di 70 pagine è a tutti gli effetti una guerra economica con la Russia” sottolinea il giornalista. “Il progetto si propone di punire quelle compagnie che hanno relazioni commerciali o hanno un ruolo nella costruzione e nell’utilizzo dei gasdotti russi”. Questo non danneggia soltanto gli export delle compagnie russe nel settore energetico in Europa, ma toccherà anche numerose compagnie europee.

Le sanzioni americane “vogliono mettere la Russia in ginocchio da un punto di vista economico” scrive Bidder, “ma la gente a Washington che ha approvato il progetto non comprende il meccanismo della politica russa”. “Se ai russi sembra che la pressione estera sul loro paese aumenta, essi si stringono intorno al loro presidente”.

Nei primi 10 anni di Putin alla presidenza in Russia, il PIL è aumentato di otto volte, e nelle città per la prima volta ha iniziato a formarsi la classe media” ha detto Bidder.

(ndr. non sembra proprio che le sanzioni abbiano un effetto debilitante per i Russi e ormai molte aree economiche europee e in particolare gli italiani sono stanchi delle imposizioni di oltre oceano, alleati si ma ebeti no! Visto anche che non è certo della Russia la responsabilità di quello che sta accadendo ma è un chiaro disegno di egemonia economica delle lobbies USA a cui lo stesso TRUMP si è dovuto piegare)

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Un’autorevole voce “ fuori dal coro” a proposito di Russia: L’ambasciatore italiano a Mosca Ragaglini. (di Paolo Valentino)

Un’autorevole voce “ fuori dal coro” a proposito di Russia: L’ambasciatore italiano a Mosca Ragaglini. (di Paolo Valentino)

 «Penso che il presidente Putin veda nell’Europa un partner naturale. La cosa che lui e i russi si aspettano dalla comunità internazionale è il rispetto. Non è solo una questione sentimentale. In realtà racchiude una parabola. Dopo l’implosione dell’Urss, la Russia si è trovata sull’orlo del

fallimento, depredata delle sue risorse, destabilizzata, indebolita militarmente, privata del suo status di grande potenza, dominata da un senso generale di insicurezza. Putin ha risollevato il Paese e dopo la crisi ucraina, vissuta come l’ultima umiliazione, ha tracciato una linea rossa».

 Cesare Ragaglini è uno dei migliori diplomatici italiani. Sessantaquattro anni, laureato in Scienze politiche alla Cesare Alfieri a Firenze, in carriera dal 1978, è stato consigliere diplomatico a Palazzo Chigi, sherpa per il G8 e rappresentante permanente alle Nazioni Unite. Dal 2013 è il nostro ambasciatore a Mosca, incarico che lascerà alla fine di quest’anno.

«Intanto la Crimea non era il primo Paese che votava per la sua indipendenza in Europa. Ma occorre fare un passo indietro. Nessuno discute il diritto di un Paese sovrano di aderire o associarsi a una organizzazione internazionale, ma non c’è dubbio che il negoziato della Ue con l’Ucraina aveva forti motivazioni politiche: era evidente il tentativo di sottrarre Kiev all’influenza storica della Russia. Se questo era l’obiettivo, l’Ue ha fallito. Non bisognava sottovalutare i legami storici, economici e familiari tra Mosca e Kiev. Averlo fatto è stato un grave errore».

Le sanzioni erano evitabili? «Mi limito a notare che storicamente le sanzioni difficilmente raggiungono l’obiettivo per il quale vengono imposte, in questo caso costringere Mosca a cambiare atteggiamento. Anzi, spesso come conseguenza la popolazione si stringe intorno al potere dominante. È successo anche in Russia».

 Come si esce dalla crisi ucraina?

«Non è possibile pensare che l’Ucraina entri nella Nato, che poi è il punto focale. Se risolviamo questo problema, risolveremo tutto il resto. Piaccia o meno, è così. L’Ucraina può essere un Paese ponte tra Occidente e Russia, lo dice anche Henry Kissinger».

 Ma è pensabile mettere sul piatto la fine delle sanzioni?

«Oggi l’Europa è un po’ prigioniera, gli accordi di Minsk sono l’unico terreno su cui ci si muove, le situazioni sul terreno restano ambigue. Credo che l’Europa potrebbe dare segnali chiari a entrambe le parti che lo stallo non è più accettabile: per esempio dovremmo valutare un rinnovo trimestrale invece che semestrale delle sanzioni. Ma il nodo di fondo, ripeto, rimane la Nato».

 La Russia ha intenzioni aggressive in Europa orientale, come denunciano i Paesi baltici e la Polonia?

«Ogni Paese ha diverse percezioni della propria sicurezza, che spesso hanno un fondamento. Ma l’analisi deve essere realistica. La Russia ha una spesa militare dieci volte inferiore a quella degli Stati Uniti. Il Cremlino riconosce che i Paesi baltici sono cosa diversa dall’Ucraina, dà per scontata la loro appartenenza alla Nato. Non credo abbia interesse a minacciarne la sicurezza. Certo Mosca è diventata più assertiva negli ultimi anni, anche per uscire dall’isolamento. Ha smentito chi l’aveva definita una potenza regionale, diventando protagonista ineludibile nell’intero Medio Oriente e partner fondamentale nella lotta al terrorismo».

 E l’Italia?

«L’Italia ha sempre sostenuto che una politica di isolamento internazionale della Russia sarebbe stata contro-producente. È una linea che abbiamo tenuto, pur rispettando e applicando tutte le decisioni prese insieme agli alleati nella Nato o la Ue. Il nostro canale con Mosca è sempre rimasto aperto anche ai massimi livelli, come dimostrano vertici e visite».

 Cosa pensa dell’accusa ai russi di voler destabilizzare le elezioni nei Paesi occidentali attraverso la pirateria informatica?

«Mi sembra una sorpresa che un Paese fin qui considerato con capacità tecnologiche limitate possa improvvisamente influenzare i processi elettorali in Occidente. Non ho elementi per dire se questo sia accaduto o meno».

 Quanto è stabile il potere di Vladimir Putin?

«Sondaggi attendibili danno un alto livello di consenso popolare per Putin e questo è dovuto al fatto di aver ridato ai russi stabilità, ordine, benessere e soprattutto orgoglio patriottico. I russi non vogliono rimpiombare nel caos e nell’insicurezza degli anni Novanta».

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Mosca sempre più moderna e attenta all’ecologia: un’ amministrazione pubblica attenta agli interessi dei cittadini.

Mosca sempre più moderna e attenta all’ecologia: un’ amministrazione pubblica attenta agli interessi dei cittadini.

Molti sono i lavori in atto per rendere Mosca una città sempre più accogliente e a misura d’uomo.
Non che prima non lo fosse, ma oggi sembra che l’amministrazione pubblica stia correndo per realizzare infrastrutture e servizi all’avanguardia e in virtù delle esigenze della cittadinanza.
Vaste aree pedonali, parchi e giardini tenuti alla perfezione, viabilità ampliata e sempre meglio gestita, caffè e ristoranti dove è possibile recarsi a qualunque ora, supermercati aperti 24 ore su 24, centri commerciali per ogni gusto ed esigenza aperti ogni giorno dell’anno ad orario continuo e lungo.  Sicurezza garantita a largo raggio ad ogni ora del giorno e della notte.  Servizi di trasporto eccellenti……..e ora l’amministrazione di Mosca ha deciso di passare ai bus elettrici con l’evidente plauso del WWF

La sostituzione degli attuali bus con quelli  elettrici renderà l’aria di Mosca più pulita e sarà un esempio per le altre città russe. Lo ha dichiarato a RIA Novosti il dirigente del programma “Clima ed Energia” del WWF for Nature in Russia Aleksey Kokorin.  il sindaco di Mosca Sergey Sobyanin  aveva già detto che nei prossimi tre anni la capitale rinuncerà ai bus a carburante.
La città comprerà solo bus elettrici tramite una gara d’appalto che avrà luogo in autunno.

“Visto che nella città c’è tanto traffico, questa decisione migliorerà la situazione dell’inquinamento dell’aria a Mosca. Spero che anche altre città seguano l’esempio di Mosca”, ha detto Kokorin.  “In comparazione con l’epoca dei filobus noi oggi abbiamo delle batterie che sono abbastanza leggere e costano molto meno di quelle che c’erano dieci anni fa”, ha aggiunto l’esperto.

 

 


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Unione Europea chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati: le sanzioni alla Russia sono un danno inestimabile in particolare per le piccole imprese. E la Russia cresce nonostante tutto.

 

Secondo il Financial Times, Bruxelles intende esigere da Washington “una dichiarazione pubblica o scritta” secondo cui le nuove sanzioni ( contro la Russia ) non toccheranno gli interessi europei. Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha chiesto di discutere con urgenza la possibile risposta di Bruxelles in caso di introduzione di nuove sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia, scrive il Financial Times.
Un’altra opzione menzionata nel documento della Commissione Europea suggerisce l’opportunità di non riconoscere valide le sanzioni americane nel territorio della UE.

Mentre  nel rapporto “World Economic Outlook” (“Prospettive di sviluppo dell’economia mondiale”) il Fondo Monetario Internazionale ha confermato la tendenza alla ripresa dell’economia russa.

Le previsioni per la crescita del PIL in Russia sono rimaste invariate rispetto a quelle dello scorso aprile: +1,4% nel 2017 e nel 2018. Inoltre in Russia e in alcuni Paesi emergenti l’inflazione è prevista in calo.

In generale gli autori del rapporto rilevano la crescita del ritmo della ripresa economica e della produzione nel mondo.

Secondo le previsioni del FMI, il PIL mondiale nel 2017 crescerà del 3,5% nel 2018 del 3,6%.

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…e il business prosegue….…gli affari sono affari e della Russia nessuno ne può fare a meno.

  • Entro l’anno BP British Petroleum e Rosneft chiuderanno l’accordo per fornitura di gas russo: British Petroleum (BP) e la russa Rosneft firmeranno un accordo sulle consegne del gas dalla Federazione Russa all’Europa con volumi di fornitura annuale fino a 20 miliardi di metri cubi. Lo ha annunciato il direttore generale di British Petroleum Robert Dudley. “L’accordo ci sarà quest’anno: il volume di approvvigionamento è impostato fino a 20 miliardi di metri cubi……… ha dichiarato a margine del World Petroleum Congress a Istanbul.

 

  • MERCEDES BENZ APRE UNA NUOVA FABBRICA IN RUSSIA: La cerimonia della posa della prima pietra delle fondamenta della fabbrica Mercedes-Benz nel parco industriale “Esilovo”, nel quartiere Solnechnogorsk della regione di Mosca. L’impianto della Daimler verrà avviato già nel 2019, con una capacità produttiva di più di 20.000 automobili di quattro modelli diversi. La compagnia è già passata da tempo alla produzione locale in Russia
  • Le sanzioni non hanno provocato degli effetti negativi sui contratti di Rosoboronexport: I contratti dell’agenzia statale Rosoboronexport non hanno avuto effetti negativi a causa delle sanzioni occidentali. Lo ha detto ai giornalisti il direttore generale, Alexander Mikheev, durante il salone internazionale dell’aviazione e dello spazio MAKS.
  • E al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF-2017): In 3 giorni sono stati concordati e firmati 386 memorandum, accordi e contratti relativi alla collaborazione in diversi settori economici, per un totale di 2.000 mld di rubli, ovvero oltre 31 mld di euro.
  • Ma anche: La russa Rosneft e l’italiana Eni inizieranno le trivellazioni congiunte nel mar Nero durante la seconda metà dell’estate. Lo ha riferito il capo di Rosneft, Igor Sechin.
  • Mentre alla passata conferenza stampa di Paolo Gentiloni e Vladimir Putin a Sochi, Gentiloni ha definito “proficue” e “ottime” le relazioni che intercorrono tra Roma e Mosca, notando negli ultimi mesi una significativa crescita nelle relazioni economico-commerciali tra i due paesi.
  • E poi: I Russi ritornano a fare i turisti in Europa, grazie al rafforzamento del rublo e al mercato interno più stabile.Grazie al rublo diventato più forte e stabile che in passato i turisti russi hanno ripreso a viaggiare verso i Paesi europei, scrive Die Welt.
  • E Il Parlamento tedesco aveva già sostenuto che il progetto infrastrutturale “Nord Stream-2”, la costruzione della parte sottomarina del gasdotto, non debba essere soggetta alle normative dell’Unione Europea, ha riferito il presidente della commissione su Economia e Energia Peter Ramsauer (Csu).
  • E comunque: Circa 500 aziende italiane che lavorano in Russia hanno mantenuto una presenza nel paese nonostante le sanzioni Ue contro la Russia. È quanto si legge in una nota presidenziale dopo la visita del presidente Sergio Mattarella nella quale si aggiunge che la cooperazione continua sia nell’industria sia nel settore della ricerca e sviluppo.
  • Certo è che la Russia è la Nazione meno indebitata al mondo ( meno del 20% sul PIL in diminuzione – gli Stati Uniti detengono il più alto livello di debito mentre l’Italia è sesta)
  • E poi la Russia è diventata una calamita per gli investimenti. Le statistiche dimostrano una significativa crescita dell’interesse degli investitori stranieri verso la Russia. Lo riporta Forbes in un articolo di Kenneth Rapoza. Secondo una ricerca dell’istituto americano Emerging Portfolio Fund Research Global sulla situazione annuale del capitale, a gennaio 2017 la Russia ha sorpassato gli altri mercati emergenti per volume di investimenti, piazzandosi davanti a Cina, India, Brasile e Messico.
  • ….e molto altro ancora.

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