Mentre Washington minaccia Mosca con nuove sanzioni, gli investitori americani stanno acquistando in massa azioni delle società russe. Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%. In Russia l’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%.

Mentre Washington minaccia Mosca con nuove sanzioni, gli investitori americani stanno acquistando in massa azioni delle società russe. Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%. In Russia l’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

In Russia l’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

Stando alle stime della Borsa di Mosca, più di metà di tutti gli investimenti stranieri effettuati nel mercato finanziario è imputabile a Wall Street. Sputnik vi spiega per quale ragione gli investitori statunitensi non abbiano paura di andare contro i rischi di natura politica.

Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%. Si confronti: nei fondi di investimento europei la quota si attesta a solo il 26%.

“Le sanzioni introdotte ai danni delle maggiori società russe e l’ininterrotta propaganda antirussa posta in essere dai media americani non sono riuscite a far desistere gli investitori statunitensi dall’investire miliardi sul mercato azionario moscovita”, constata Forbes. Oggi gli investitori statunitensi detengono azioni russe per un totale pari a 79,3 miliardi di dollari, ossia il 58% in più rispetto al 2015.

In particolare, una delle più antiche società statunitensi di gestione, la Allianz Global Investors, ha comunicato di aver incrementato il peso dei titoli di Stato russi nel proprio.

Come si può spiegare una tale attività degli investitori americani? Gli esperti sostengono che gli investitori statunitensi siano sempre stati i primi in termini di investimenti nelle società dei Paesi in via di sviluppo.

Ma la cosa più importante è che questi titoli garantiscono un rendimento impossibile da ottenere sui mercati americani. Stando alle stime dell’ETF VanEck Russia, dall’inizio dell’anno il valore medio delle azioni russe nei portafogli dei fondi ha subito un aumento del 23,4%, mentre l’indice S&P 500 solo del 19,9% e l’indice dei mercati in via di sviluppo iShares MSCI (EEM) dell’8,45%.

Negli ultimi 5 anni la Russia ha garantito agli investitori un rendimento medio di 7 punti percentuali annui. Fra i Paesi con un mercato in via di sviluppo solamente la Cina ha saputo fare meglio.

“Di norma, gli investitori istituzionali, acquistando asset dei Paesi in via di sviluppo, sono interessati in primis al rendimento del loro investimento e in secundis alla profittabilità dell’attività e dai ritmi di crescita economica. Gli asset russi dal punto di vista del rapporto tra rischio e rendimento sono altamente attrattivi. Persino investendo in azioni blue chip è possibile ottenere sia un elevato rendimento a fronte delle operazioni di Borsa sia elevati rendimenti dai dividendi”, spiega Milchakova vicedirettrice del Dipartimento di analisi di Alpari.

Un’altra conclusione a favore di azioni e obbligazioni russe è di natura macroeconomica. L’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

Mosca controlla in maniera rigida le spese: il rapporto debito/PIL è di circa il 20%, mentre 124,14 miliardi di dollari (circa il 7% del PIL) sono depositati nel Fondo per il benessere nazionale. Altri fondi sono quelli depositati nelle riserve internazionali della Banca di Russia (537,2 miliardi al 18 ottobre 2019).   (Estratto da Sputnik)


il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale.

Saxo Bank: ….il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale….

  • egemonia e del tasso di cambio falsato del dollaro ne risentono i Paesi in via di sviluppo
  • la dipendenza dai finanziamenti in dollari opprime la crescita dell’economia mondiale
  • è difficile contare su una normalizzazione dell’economia globale.
  • un dollaro più forte e una liquidità insufficiente opprimeranno la crescita economica mondiale e porteranno de facto alla deflazione
  • il sistema finanziario globale in dollari potrebbe non sopravvivere

Il rapporto di analisi pubblicato dalla nota banca di investimenti Saxo Bank sembra quasi un buon libro giallo sebbene nel suo titolo contenga già il nome del colpevole: il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale.

Il titolo del rapporto, Killer Dollar, è di per sé eloquente, ma in questo caso è rilevante non solo la connotazione negativa dell’impatto che l’egemonia del dollaro ha sul sistema finanziario mondiale, ma anche la previsione secondo la quale il mondo è giunto a un punto in cui solamente la svalutazione della valuta americana potrebbe ritardare di un po’ (ma di certo non scongiurare) una grave crisi a livello mondiale. I bassissimi tassi di interesse hanno già dimostrato di essere inefficaci e, per guadagnare altro tempo, gli Stati Uniti dovranno sacrificare proprio il loro forte dollaro.

“Quando si scriverà la storia di questi anni, il 2019 verrà ricordato molto probabilmente come l’inizio della fine del maggiore esperimento monetario di tutta la storia: sarà l’anno che avrà dato avvio alla recessione a livello mondiale nonostante i più bassi tassi di interessi reali e nominali della storia. Le politiche monetarie e creditizie hanno raggiunto la fine di un lungo percorso e questa fine si è rivelata insoddisfacente”, scrive Steen Jakobsen, chief economist presso Saxo Bank.

Il rapporto Dollar Killer ricorda molto l’intervento di un pubblico ministero dato che al suo interno vengono elencati i numerosi “crimini a sfondo economico” legati alla valuta americana e al suo tasso di cambio artificialmente pompato. Stando a Jakobsen e ai suoi colleghi, per via dell’egemonia e del tasso di cambio falsato del dollaro ne risentono i Paesi in via di sviluppo (ovvero, tutto il mondo salvo i Paesi occidentali), e la dipendenza dai finanziamenti in dollari opprime la crescita dell’economia mondiale nel complesso (questo riguarda anche i Paesi occidentali che non utilizzano il dollaro come valuta nazionale). Inoltre, alla luce del deficit di liquidità in dollari (venutasi a creare principalmente per via dei provvedimenti attuati dalle autorità statunitensi) è difficile contare su una normalizzazione dell’economia globale. Stando agli esperti della Saxo Bank, ulteriori problemi sono generati dal fatto che “un dollaro più forte e una liquidità insufficiente (ovvero l’accessibilità ai finanziamenti in dollari, NdA) opprimeranno la crescita economica mondiale e porteranno de facto alla deflazione nonostante gli sforzi delle banche centrali volti a ridurre i tassi di interesse”.

Si potrebbe pensare che un dollaro forte sia favorevole agli USA tanto che nei circoli della finanza si ripete scherzosamente che “l’economia mondiale è come un ospedale: fino ad oggi tutti hanno sofferto di cancro, mentre l’America ha avuto solo l’influenza. L’America starà sempre bene”. Il problema di questa teoria è che gli USA (nonostante tutta la retorica dell’autosufficienza dell’economia americana) non sono una zona isolata del mondo: infatti, una crisi in Unione europea o nel Sud-Est asiatico innescherebbe inevitabilmente una reazione a catena oltreoceano. Inoltre, questa volta è elevata la probabilità che a soffrire per la crisi gli USA saranno i primi o comunque lo faranno insieme a tutti gli altri.

La presenza negli USA di sintomi di problemi economici imminenti non è una valutazione fatta solo da Saxo Bank o da una faziosa “propaganda russa”, ma una mera constatazione resa nota anche dal canale televisivo preferito da Donald Trump, Fox News: “Una serie di dati economici negativi registrati questa settimana negli USA ha alimentato grandi timori. La recessione incombe e ha inviato un segnale inequivocabile a Wall Street: il periodo di crescita record sta cominciando a rallentare. Su questo ora non abbiamo più dubbi”, ha dichiarato Peter Earl, collaboratore dell’Istituto americano di studi economici. Martedì i produttori americani hanno registrato il crollo più grande degli ultimi 10 anni: un segnale che solitamente precede la recessione. A settembre l’indice ISM è sceso fino a 47,8: si tratta del secondo mese consecutivo di ribasso”.

Alla luce di ciò si può ipotizzare che l’economista di Saxo Bank abbia ragione quando suggerisce che nel novero degli strumenti disponibili per sostenere l’economia mondiale ne sia rimasto solo uno, il deprezzamento del dollaro.

Da notare che gli esperti bancari europei sostengono quello che abbiamo scritto anche noi: nell’élite politica americana si sta creando una linea comune sulla necessità di una tempestiva svalutazione del dollaro. Questo permetterà di alleviare il peso debitorio dell’economia americana, ridurre gli oneri sociali sul bilancio (calcolando tali oneri in riferimento al potere d’acquisto di quei dollari che vengono corrisposti sotto forma di sussidi e altre forme di aiuti sociali), imporre limitazioni alle importazioni cinesi, giapponesi ed europee, nonché stimolare le esportazioni nazionali.

Il principale sostenitore del deprezzamento del dollaro è Donald Trump e, come giustamente osservano i relatori del rapporto Dollar Killer, sebbene non sia ancora riuscito a gestire la resistenza opposta dalla Fed, Trump dispone di altri metodi da adottare per raggiungere il suo obiettivo: “Quando, e non se, Trump perderà la pazienza nei confronti di Powell (il presidente della Fed), si appellerà al Gold Reserve Act del 1934 che conferisce alla Casa Bianca ampi poteri per l’attuazione di interventi valutari e per la vendita di dollari volta all’acquisto di valuta straniera”.

La questione del deprezzamento del dollaro è prioritaria non solo per Trump, ma anche per i suoi avversari politici come Elizabeth Warren, la candidata principale del Partito Democratico alle presidenziali. Warren propone persino di introdurre una tassa sull’acquisto di obbligazioni statunitensi e di altri strumenti finanziari in dollari: questo porterebbe inevitabilmente alla svalutazione del dollaro. Proposte analoghe figurano anche nel progetto di legge denominato Baldwin-Hawley Bill fra i sostenitori del quale vi sono sia democratici sia repubblicani.

Gli esperti della Saxo Bank avvertono che, anche se si decida per la svalutazione e la si metta in pratica, è poco probabile che le sue conseguenze portino vantaggi agli USA a lungo termine: “Un dollaro più debole potrebbe rappresentare un vantaggio per noi per un po’ di tempo, ma l’indebolimento della valuta non costituisce un provvedimento strutturale. Stati Uniti, state attenti con le vostre decisioni!”

Bisogna spiegare questo ammonimento: Washington deve fare attenzione alle decisioni che prende per due motivi.

Primo motivo: altri Paesi, come gli Stati membri dell’UE e la Cina, risponderanno alla svalutazione con la svalutazione di modo da salvaguardare la competitività dei propri prodotti e servizi sul mercato globale.

Secondo motivo (più importante): il sistema finanziario globale in dollari potrebbe non sopravvivere ai tentativi di Washington di risolvere tutti i problemi deprezzando la propria valuta. Ciò significa che l’egemonia del dollaro potrebbe terminare e anche nel peggiore dei modi per gli USA.   (Sputnik Economia 10.10.2019)

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Economia, Russa sorpasserà la Germania nel 2020

Economia, Russa sorpasserà la Germania nel 2020 – Migliorano le stime sull’inflazione e sul tasso di cambio del rublo per il secondo semestre del 2019 – In Russia inflazione a tasso 0 nel mese di giugno – Made with Italy”: produzione in loco con elevati standard di eccellenza.

Nel futuro prossimo delle maggiori economie mondiali non c’è soltanto l’imminente sorpasso della Cina ai danni degli Stati Uniti . Lo stesso report sulle previsioni della banca britannica Standard Chartered, infatti, anticipa un altro sorpasso: quello che vedrebbe la Russia superare la Germania al quinto posto fra le maggiori economie globali (in termini di Pil corretti con i cambi a parità di potere d’acqisto – PPP). Un sorpasso, anche questo, che sarebbe dietro l’angolo: è previsto nel 2020. (Estratto da wallstreetitalia di Alberto Battaglia )

Migliorano le stime sull’inflazione e sul tasso di cambio del rublo per il secondo semestre del 2019

La più grande banca russa ha rivisto in meglio le sue previsioni di inflazione, e ritiene che il rublo si rafforzerà ancora di più nella seconda metà dell’anno – Lo scenario più probabile per lo sviluppo dell’economia russa è un proseguimento della crescita.

Per gli esperti di Sberbank Investment Research, divisione analitica di Sberbank CIB, così come per molti altri, è stata una sorpresa vedere che, per la prima volta nella storia economica moderna, nel mese di giugno si è registrata un’inflazione mensile pari a zero. Questo risultato ha comportato un calo dell’inflazione annua fino al 4,7%. ( estratto da Russia 24 Intesasanpaolo Il Sole 24ore)

Negli ultimi anni la politica economica russa ha intrapreso una strada che direttamente o indirettamente è legata alla questione delle sanzioni incrociate con l’Occidente.

In particolare, Mosca ha lanciato un piano di sostituzione delle importazioni, il cosiddetto “Import Substitution Plan”, con l’obiettivo di ridurre le importazioni del 50% entro il 2020 e sostituire nel tempo i beni provenienti dall’estero con prodotti sul territorio russo. Questa scelta ha spinto le aziende italiane fortemente colpite dalle sanzioni e interessate a mantenere la loro presenza nell’area di passare dal “Made in Italy” al “Made with Italy” che in sostanza significa rafforzare la produzione in loco conservando elevati standard di eccellenza. ( estratto da Sputnik)

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una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale. – Gli investitori stranieri continuano a disfarsi delle obbligazioni di Stato USA. – Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove che il Dollaro potrebbe essere alla fine della sua era. – Fra le varie concause i paesi sanzionati dagli Usa che è un elenco è sempre più lungo.

“Il dollaro statunitense è stato la valuta di riserva dominante del mondo per quasi un secolo”, ha scritto uno degli economisti della banca statunitense, Craig Cohen, in un rapporto all’inizio di questo mese. “Tuttavia, noi crediamo che il dollaro potrebbe perdere il suo stato di principale valuta internazionale

Ma una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

Già qualche tempo fa la Russia era considerata uno dei maggiori investitori in obbligazioni di Stato USA. Nel 2010 gli investimenti della Banca centrale russa in treasuries superavano i 176 miliardi di dollari. Ma per via delle pressioni esercitate da Washington sotto forma di sanzioni Mosca a partire dal 2014 ha gradualmente rimosso fondi dal suo portafoglio di investimenti americani. E nella primavera del 2018, dopo l’ennesima ondata di sanzioni, la Banca di Russia ha condotto una massiccia svendita di treasuries dimezzando bruscamente il suo portafoglio da 96,05 miliardi a 48,724 miliardi di dollari.

All’inizio di quest’anno sono rimasti solamente 14 miliardi di dollari di titoli di Stato americani nelle tasche della Banca centrale russa. A maggio, secondo le statistiche del Ministero USA delle Finanze, la Russia ha ridotto la sua quota a 12 miliardi di dollari.

Con i fondi ricavati dalla vendita di titoli americani la Banca centrale russa sta comprando oro come garanzia contro i rischi monetari e sanzionatori. Negli ultimi 10 anni la quota di oro nelle riserve internazionali russe è quasi decuplicata. Al momento la Banca detiene 2190 tonnellate di questo metallo prezioso per un totale di circa 90 miliardi di dollari. È un record nella storia post-sovietica. L’imprevedibilità dell’amministrazione Trump, l’appetito sfrenato della Fed (la Riserva Federale USA) per il credito e l’instabilità geopolitica rendono l’oro un bene di gran lunga più attrattivo rispetto ai titoli di Stato USA.

In generale, aumenta la sfiducia nei confronti dell’economia americana: il debito pubblico USA ha già superato i 22 trilioni di dollari ed è chiaro a tutti che il Tesoro ha ormai perso il controllo sulla situazione. Per questo, anche gli alleati di Washington stanno abbandonando i beni in dollari. Infatti, la Gran Bretagna ad aprile ha ridotto il proprio portafoglio di treasuries di 16,3 miliardi di dollari.

“Il dollaro statunintense è stato la valuta di riserva dominante del mondo per quasi un secolo”, ha scritto uno degli economisti della banca statunitense, Craig Cohen, in un rapporto all’inizio di questo mese. “Tuttavia, noi crediamo che il dollaro potrebbe perdere il suo stato di principale valuta internazionale (cosa che comporterebbe il suo deprezzamento nel medio termine) a causa di ragioni strutturali e cicliche”.

JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale

A minare il dominio del biglietto verde sarebbe il crescente potere nel mercato internazionale delle economie asiatiche. Il centro economico globale è pronto a trasferirsi in Asia. L’ingresso della Cina nel club dei giganti economici è uno dei fattori di questo trasferimento, ma non è l’unico.

L’intera area asiatica, che comprende la porzione di mondo tra Russia, Turchia e Arabia Saudita sino a Giappone e Nuova Zelanda, vanta i 3/4 della crescita economica globale e più del 50% del PIL mondiale. I crescenti rapporti di scambio all’interno di questa zona aumenteranno il numero delle transazioni che non avverranno in dollari.

L’aumento delle transazioni internazionali in altre valute provocherà un’erosione del valore del dollaro come moneta internazionale e porrà le basi per la sua sostituzione, afferma Cohen. La centralizzazione dell’economia nei mercati asiatici porterà al tramonto del dominio degli USA e del dollaro statunitense, mentre i paesi e le monete asiatiche avranno un maggior potere. ( Estratto da Sputnik)

Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove pratiche sul fatto che il Dollaro potrebbe davvero essere giunto alla fine della sua era. Gli indici che supportano questa ipotesi sarebbero oramai più di uno. A provare la possibile fine del Dollaro Usa come valuta di riferimento sono anzitutto le prime mosse del presidente americano Trump. Già nei primi mesi del suo soggiono alla Casa Bianca, il leader repubblicano aveva subito sconfessato l’accordo di partenariato transpacifico, un’intesa che coinvolgeva ben 12 nazioni tra cui Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Trump motivò la sua mossa citando il fatto che tutti questi paesi dovevano oramai tanto agli Usa e per gli Stati Uniti non era più possibile andare avanti così.

Il leader americano forse non si attendeva che gli 11 paesi orfani degli Usa avrebbero firmato un nuovo accordo di partenariato senza gli Usa e migliore di quello che era in vigore quando vi erano gli americani.

Il risultato finale della controffensiva degli 11 paesi è stato il seguente: rafforzamento dei vantaggi per la Cina e una perdita di mercati per le esportazioni americane.

Ci sono poi anche i paesi sanzionati dagli Usa e anche qui l’elenco è sempre più lungo e include Russia, Birmania, Costa d’Avorio, Cuba, Iran, Corea del Nord, Venezuela, Siria, Liberia, Sudan, Bielorussia, Zimbabwe, Iraq e Congo.

Insomma sembra chiaro che ci sono tantissimi motivi per cui la supremazia del Dollaro Usa potrebbe presto cessare. ( estratto da Borsainside 25/7/19)


Rublo in crescita grazie agli stranieri.

Rublo in crescita grazie agli stranieri. – Ci si defila dal dollaro USA. Russia e Cina firmano accordo per le transazioni in valuta nazionale. – Anche l’India sta valutando la possibilità di utilizzare l’euro. – Il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva, grazie alle sanzioni.

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche.

La Russia e la Cina hanno concluso un accordo sulle transazioni in valuta nazionale. Lo riferiscono i media russi, citando la lettera del viceministro delle finanze Sergey Storchak al presidente della commissione parlamentare per i mercati finanziari Anatoly Aksakov.   L’intesa è stata siglata lo scorso 5 giugno dal ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, e il presidente della Banca popolare cinese Yi Gan.

Questo documento serve a gettare le basi per un nuovo meccanismo che sostituisca i sistemi interbancari SWIFT e CHIPS.   Secondo Aksakov, per aumentare il volume delle transazioni in valuta nazionale è necessario creare un mercato per il rublo e gli strumenti finanziari necessari a tutelare i rischi derivanti dalle fluttuazioni del tasso di cambio per i principali beni di scambio.

Anche l’India sta valutando la possibilità di utilizzare l’euro e non dollari per i pagamenti dei contratti nel settore della difesa con la Russia.

La valuta russa si sta rafforzando grazie all’alto livello di domanda tra gli stranieri e questo trend diventerà stabile se non ci saranno nuove sanzioni.

Il rublo sta crescendo e continuerà a farlo se non saranno imposte nuove sanzioni. Lo ha detto a Sputnik l’esperto finanziario Evgenij Pundrovskij, vice direttore del reparto degli investimenti dell’agenzia di consulting UFG Wealth Management.

“La notevole domanda di rublo è creata dai non residenti: nell’attesa che si abbassino i tassi, comprano OFZ (le obbligazioni di prestito federale), abbassandone il tasso d’interesse, e comprano i rubli nel libero mercato. Questo è un trend a lungo termine, probabilmente persisterà. Quindi non è il caso di aspettarsi un nuovo processo di indebolimento del rublo senza significativi shock nella politica esterna”, ha detto l’esperto.

Il tasso di cambio questa settimana ha confermato il massimo livello del rublo rispetto al dollaro, che dura già da molti mesi. Il dollaro martedì era venduto per 62,6 rubli, l’euro per meno di 71,3 rubli.

Il dollaro sta perdendo il suo stato di principale valuta di riserva e la cosa più paradossale è che sono le stesse autorità americane a provocarlo, scrive l’esperto finanziario James McCormack, secondo il quale alla base dell’indebolimento del dollaro c’è la politica estera di Washington.

È possibile perdere anche un privilegio di entità colossale. Sussiste una serie di fattori che indicano che con il tempo il dollaro statunitense rischia di perdere il suo stato di leader tra le valute di riserva mondiali, scrive in un articolo per CNDC James McCormack, esperto dell’agenzia internazionale di valutazione del credito Fitch Ratings. ( estratti da Sputnik)

Secondo l’esperto le principali cause del dominio persistente del dollaro si spiega con “l’inerzia e l’assenza di un’alternativa reale”. Tuttavia né il primo, né il secondo motivo possono dare una speranza stabile alle autorità statunitensi in una prospettiva a lungo termine.

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche, che in un modo o nell’altro toccano più di 20 paesi e di fatto possono ostacolare lo svolgimento dei conti in dollari.

La stessa cosa riguarda la politica protezionistica delle autorità americane che porta interi flussi commerciali ad allontanarsi dagli Stati Uniti e può portare gli altri paesi a fare business senza utilizzare il dollaro, spiega l’economica.

La politica estera americana ha già allontanato dal dollaro Iran e Russia, ma non si ferma qui: anche la Cina e i paesi della zona euro promuovono attivamente le proprie monete come valute di riserva o di transazione.

Se la tendenza a passare dal dollaro alle altre valute e dalle valute all’oro si manterrà, il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva.  ( Estratti da Sputnik)

 


La Banca Centrale russa continuerà ad investire nell’oro riducendo buoni del Tesoro USA. E la Russia sale nella classifica Doing Business.

“Questa è la tendenza prevalente: negli ultimi cinque anni i Paesi hanno aumentato le quote d’oro nelle riserve valutarie, riducendo i dollari: gli investimenti nei titoli di stato americani hanno fatto segnare un record negativo.

La Banca di Russia continuerà ad aumentare la quota aurea nelle riserve valutarie a fronte di una riduzione degli investimenti nei titoli di stato statunitensi, ha affermato il presidente della commissione sui Mercati Finanziari della Duma Anatoly Aksakov.

Nel terzo trimestre di quest’anno, le banche centrali di tutto il mondo hanno acquistato una quantità record di oro rispetto agli ultimi quattro anni, con la Banca di Russia che ha comprato la quota maggiore, secondo il rapporto del World Gold Council. Il volume degli acquisti del regolatore russo ammonta a 92,2 tonnellate. Pertanto le riserve auree della Russia per la prima volta hanno superato quota 2mila tonnellate.

La Russia è salita al 31° posto nella classifica Doing Business 2019 rispetto al 35° dello scorso anno grazie a un miglioramento delle normative per le piccole e medie imprese. L’anno precedente, la Russia occupava la quarantesima posizione, e sette anni fa il 120° posto nella classifica.. alla 20° nel 2018. (Da sputnik)

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LA MOSSA INTELLIGENTE DI PUTIN: il mondo finanziario si prepara a grandi shock. – La fine del dollaro e degli Stati Uniti – Ma da dove viene il Dollaro?

LA MOSSA INTELLIGENTE DI PUTIN: il mondo finanziario si prepara a grandi shock.
in Occidente, a differenza della nostra “comunità di esperti liberali”, la notizia che la Russia ha aumentato le sue riserve auree a luglio è stata accolta con rispetto. “Putin ha fatto una mossa molto intelligente”, ha detto Jim Rickards, autore e curatore della newsletter “Strategic intelligence”. “La Russia è nelle condizioni di finanziare la guerra. Essa si sbarazza della valuta statunitense e compra oro. Questo la protegge dal congelamento del suo patrimonio in dollari e dalle sanzioni”. Sebbene in realtà è frivolo pensare che le azioni della Banca centrale russa nel mercato dei metalli preziosi siano dettato solo dalla paura delle sanzioni. A giudicare dal fatto che la riserva d’oro strategica della Federazione Russa viene rifornita costantemente e per lungo tempo, non può ancora essere spiegata da alcuna “necessità immediata”.
La decisione della Banca centrale russa di smettere di acquistare valuta estera sul mercato nazionale dal 23 agosto e fino alla fine di settembre è chiaramente operativa. Secondo la versione ufficiale, in questo modo la Banca centrale russa ha deciso di agire semplicemente per ridurre la volatilità dei mercati finanziari e aumentare la prevedibilità delle azioni delle autorità monetarie.
tutto il mondo è preoccupato per l’imprevedibilità degli americani. Nel governo russo lo hanno capito. La dichiarazione del ministro dell’Industria e del Commercio Denis Manturov che la Russia sta già valutando di passare alle transazioni in valuta nazionale in risposta alle nuove sanzioni degli Stati Uniti, non è quella di un dilettante.
Tali parole sono costose per definizione. Come la tesi secondo cui ci si impegnerà per ridurre la dipendenza dalle apparecchiature tecnologiche straniere.
La consapevolezza del progresso dei cambiamenti tettonici nei mercati globali arriva non solo agli economisti russi, ma anche alle loro controparti europee.
Pertanto, ad esempio, la percezione che l’UE dovrebbe stabilire un analogo indipendente interbancario al sistema di scambio di informazioni SWIFT (come ha affermato in un’intervista a Handelsblatt il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas) è improbabile che emerga come un “pezzo di propaganda” di una guerra commerciale con gli Stati Uniti.
Le persone serie, come il ministro dell’industria e del commercio russo o il capo del ministero degli esteri tedesco, semplicemente non dicono queste cose senza un approfondito studio e coordinamento.
Alla fine, questo non è altro che “la necessità di rafforzare l’autonomia europea creando canali di pagamento indipendenti dagli Stati Uniti”.
Sei mesi fa di queste cose non ne parlavano neppure marginalmente gli euroscettici, ora ne parla esplicitamente il ministro degli Esteri tedesco. ( estratto da Sputnik)

La fine del dollaro e degli Stati Uniti
Nel mondo stanno avvenendo cambiamenti epocali sconosciuti alla popolazione – anche a quella che desidera sapere, dunque piu’ evoluta – questo in quanto il sistema in cui viviamo ha il compito primario di tenere disinformata e ignorante la gente sulle vere questioni che contano.
Una di queste e’ la guerra tra valute che serpeggia da almeno un quindicennio a questa parte, e che ora sta vedendo la meglio con Russia e Cina pronte – insieme – a scalzare un dollaro ormai agonizzante. ( Scrive Gabriele Sannino, scrittore e giornalista su “ Quello che i media non dicono”)

Ma da dove viene il Dollaro?
Tutto è iniziato verso la fine della seconda guerra mondiale, nel 1944, quando gli americani, assaporando la vittoria che di lì’ a breve si sarebbe ottenuta nel conflitto, hanno deciso di riformare a Bretton Woods l’intero sistema finanziario internazionale, agganciando tutte le valute al dollaro che diviene così’ l’unico che può’ essere convertito in oro. E’ la supremazia assoluta degli Stati Uniti, dato che – di fatto – tutte le monete del mondo (dollaro escluso) diventano semplicemente carta straccia.
Gli USA allora avrebbero potuto cambiare le sorti dell’intero Pianeta se avessero accolto le tesi dell’economista inglese John Maynard Keynes, che auspicava invece una moneta internazionale da lui definita Bancor, alias una moneta mondiale che avrebbe unito tutte le nazioni sotto un’unica Banca di compensazione internazionale, nella quale ogni stato avrebbe potuto accumulare crediti e debiti in base al solo scambio di merci. I conti non sarebbero mai andati al rosso per ciascun paese, se non entro un certo limite, permettendo a tutti di esportare e importare, e garantendo una vera cooperazione (dunque la vera globalizzazione. ndr) nonché crescita e benessere per tutte le nazioni.
Negli anni ’60, dunque, il dollaro purtroppo si confermò moneta di riserva internazionale (per la serie se vuoi acquistare oro, bene rifugio per antonomasia, devi prima acquistare dollari) ma il meccanismo di nuova supremazia egemonica USA cominciò a mostrare già in quegli anni le prime crepe, visti i grossi deficit di spesa del bilancio federale per le costose guerre del Vietnam e la folle spesa pubblica che, data la moneta-debito, indebitava la popolazione senza ritegno.
In aggiunta, l’Europa e il Giappone in quegli anni si erano ormai messi in piedi, le loro economie erano diventate di esportazione, e l’inflazione del dollaro danneggiava in primis proprio l’economia americana. Quando nel 1971 il Presidente Nixon eliminò di fatto il Gold Standard, dato che erano stati stampati molti più dollari rispetto alle riserve auree, ecco che il dollaro si agganciò al petrolio, trasformandosi… in moneta di riserva energetica mondiale.
Washington stabilì che l’OPEC non doveva vendere alcuna goccia di petrolio a paesi con valute diversi dal dollaro, e ciò fece proseguire l’ascesa della divisa americana e con essa la supremazia della nazione.
Il dollaro, però, piano piano, in tutti questi anni, è divenuto la divisa per antonomasia dei casinò finanziari, delle speculazioni, delle predatrici banche di Wall Street, e questo ne ha distrutto per sempre immagine e supremazia.
Oggi infatti, grazie alla globalizzazione finanziaria nella quale prosperano i giochetti delle solite banche apicali che fagocitano l’economia reale e finanche pezzi della stessa economia finanziarizzata – quella dei cosiddetti mercati – gli americani sono il popolo più indebitato del Pianeta…………!! (Fonti: controinformazione/Arianna Editrice.)


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