LA MOSSA INTELLIGENTE DI PUTIN: il mondo finanziario si prepara a grandi shock. – La fine del dollaro e degli Stati Uniti – Ma da dove viene il Dollaro?

LA MOSSA INTELLIGENTE DI PUTIN: il mondo finanziario si prepara a grandi shock. – La fine del dollaro e degli Stati Uniti – Ma da dove viene il Dollaro?

LA MOSSA INTELLIGENTE DI PUTIN: il mondo finanziario si prepara a grandi shock.
in Occidente, a differenza della nostra “comunità di esperti liberali”, la notizia che la Russia ha aumentato le sue riserve auree a luglio è stata accolta con rispetto. “Putin ha fatto una mossa molto intelligente”, ha detto Jim Rickards, autore e curatore della newsletter “Strategic intelligence”. “La Russia è nelle condizioni di finanziare la guerra. Essa si sbarazza della valuta statunitense e compra oro. Questo la protegge dal congelamento del suo patrimonio in dollari e dalle sanzioni”. Sebbene in realtà è frivolo pensare che le azioni della Banca centrale russa nel mercato dei metalli preziosi siano dettato solo dalla paura delle sanzioni. A giudicare dal fatto che la riserva d’oro strategica della Federazione Russa viene rifornita costantemente e per lungo tempo, non può ancora essere spiegata da alcuna “necessità immediata”.
La decisione della Banca centrale russa di smettere di acquistare valuta estera sul mercato nazionale dal 23 agosto e fino alla fine di settembre è chiaramente operativa. Secondo la versione ufficiale, in questo modo la Banca centrale russa ha deciso di agire semplicemente per ridurre la volatilità dei mercati finanziari e aumentare la prevedibilità delle azioni delle autorità monetarie.
tutto il mondo è preoccupato per l’imprevedibilità degli americani. Nel governo russo lo hanno capito. La dichiarazione del ministro dell’Industria e del Commercio Denis Manturov che la Russia sta già valutando di passare alle transazioni in valuta nazionale in risposta alle nuove sanzioni degli Stati Uniti, non è quella di un dilettante.
Tali parole sono costose per definizione. Come la tesi secondo cui ci si impegnerà per ridurre la dipendenza dalle apparecchiature tecnologiche straniere.
La consapevolezza del progresso dei cambiamenti tettonici nei mercati globali arriva non solo agli economisti russi, ma anche alle loro controparti europee.
Pertanto, ad esempio, la percezione che l’UE dovrebbe stabilire un analogo indipendente interbancario al sistema di scambio di informazioni SWIFT (come ha affermato in un’intervista a Handelsblatt il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas) è improbabile che emerga come un “pezzo di propaganda” di una guerra commerciale con gli Stati Uniti.
Le persone serie, come il ministro dell’industria e del commercio russo o il capo del ministero degli esteri tedesco, semplicemente non dicono queste cose senza un approfondito studio e coordinamento.
Alla fine, questo non è altro che “la necessità di rafforzare l’autonomia europea creando canali di pagamento indipendenti dagli Stati Uniti”.
Sei mesi fa di queste cose non ne parlavano neppure marginalmente gli euroscettici, ora ne parla esplicitamente il ministro degli Esteri tedesco. ( estratto da Sputnik)

La fine del dollaro e degli Stati Uniti
Nel mondo stanno avvenendo cambiamenti epocali sconosciuti alla popolazione – anche a quella che desidera sapere, dunque piu’ evoluta – questo in quanto il sistema in cui viviamo ha il compito primario di tenere disinformata e ignorante la gente sulle vere questioni che contano.
Una di queste e’ la guerra tra valute che serpeggia da almeno un quindicennio a questa parte, e che ora sta vedendo la meglio con Russia e Cina pronte – insieme – a scalzare un dollaro ormai agonizzante. ( Scrive Gabriele Sannino, scrittore e giornalista su “ Quello che i media non dicono”)

Ma da dove viene il Dollaro?
Tutto è iniziato verso la fine della seconda guerra mondiale, nel 1944, quando gli americani, assaporando la vittoria che di lì’ a breve si sarebbe ottenuta nel conflitto, hanno deciso di riformare a Bretton Woods l’intero sistema finanziario internazionale, agganciando tutte le valute al dollaro che diviene così’ l’unico che può’ essere convertito in oro. E’ la supremazia assoluta degli Stati Uniti, dato che – di fatto – tutte le monete del mondo (dollaro escluso) diventano semplicemente carta straccia.
Gli USA allora avrebbero potuto cambiare le sorti dell’intero Pianeta se avessero accolto le tesi dell’economista inglese John Maynard Keynes, che auspicava invece una moneta internazionale da lui definita Bancor, alias una moneta mondiale che avrebbe unito tutte le nazioni sotto un’unica Banca di compensazione internazionale, nella quale ogni stato avrebbe potuto accumulare crediti e debiti in base al solo scambio di merci. I conti non sarebbero mai andati al rosso per ciascun paese, se non entro un certo limite, permettendo a tutti di esportare e importare, e garantendo una vera cooperazione (dunque la vera globalizzazione. ndr) nonché crescita e benessere per tutte le nazioni.
Negli anni ’60, dunque, il dollaro purtroppo si confermò moneta di riserva internazionale (per la serie se vuoi acquistare oro, bene rifugio per antonomasia, devi prima acquistare dollari) ma il meccanismo di nuova supremazia egemonica USA cominciò a mostrare già in quegli anni le prime crepe, visti i grossi deficit di spesa del bilancio federale per le costose guerre del Vietnam e la folle spesa pubblica che, data la moneta-debito, indebitava la popolazione senza ritegno.
In aggiunta, l’Europa e il Giappone in quegli anni si erano ormai messi in piedi, le loro economie erano diventate di esportazione, e l’inflazione del dollaro danneggiava in primis proprio l’economia americana. Quando nel 1971 il Presidente Nixon eliminò di fatto il Gold Standard, dato che erano stati stampati molti più dollari rispetto alle riserve auree, ecco che il dollaro si agganciò al petrolio, trasformandosi… in moneta di riserva energetica mondiale.
Washington stabilì che l’OPEC non doveva vendere alcuna goccia di petrolio a paesi con valute diversi dal dollaro, e ciò fece proseguire l’ascesa della divisa americana e con essa la supremazia della nazione.
Il dollaro, però, piano piano, in tutti questi anni, è divenuto la divisa per antonomasia dei casinò finanziari, delle speculazioni, delle predatrici banche di Wall Street, e questo ne ha distrutto per sempre immagine e supremazia.
Oggi infatti, grazie alla globalizzazione finanziaria nella quale prosperano i giochetti delle solite banche apicali che fagocitano l’economia reale e finanche pezzi della stessa economia finanziarizzata – quella dei cosiddetti mercati – gli americani sono il popolo più indebitato del Pianeta…………!! (Fonti: controinformazione/Arianna Editrice.)


“Finanza creativa: arma di distruzione di massa? Sanzioni USA, “una scusa per indebolire l’economia Russa” ….. …che ha un minimo debito pubblico e buone prospettive future.

Viene da chiedersi: cosa sta succedendo nella finanza mondiale?  ( Estratto da un articolo di Giulietto Chiesa)

Secondo un rapporto della ESMA (European Security and Markets Authority) il solo mercato dei derivati “europei” vale 453 trilioni di €, cioè 453 mila miliardi. Il calcolo è stato effettuato sulle transazioni effettivamente avvenute in base ai sistemi dell’EMIR (European Market Infrastructure Regulation).

Il PIL mondiale del 2008 veniva calcolato attorno ai 54 trilioni di $. Quello dei derivati mondiali “over the counter” era di 684 trilioni. Fatti un po’ di calcoli all’ingrosso, tenendo conto dell’aumento del PIL mondiale e della cifra dei derivati europei qui esplicitata, sembra di poter dire che la cifra dei derivati mondiali al 2016 supera i 1000 trilioni di $. (un milione di miliardi). Erano, nel 2008, all’incirca 14 volte il PIL mondiale. Ancora una volta a occhio e croce, si può ipotizzare che siano oggi non meno di 20 volte il PIL mondiale.

Siamo di fronte a un gigantesco “mercato ombra” composto da contratti tra privati di cui non solo è impossibile stabilire l’esatto ammontare, ma neanche quale sia il ruolo dei cosiddetti investitori istituzionali (società di intermediazione finanziaria che raccolgono i risparmi dei privati per investirli prevalentemente nelle imprese quotate in borsa). Cioè un mercato di cui si sa poco o niente, ma che influisce sui destini della finanza mondiale praticamente sfuggendo a ogni controllo.   perfino Warren Buffet, uno dei maggiori finanzieri del mondo, arrivò a definire i derivati come “gli equivalenti finanziari delle armi di distruzione di massa”,

Viene in mente il discorso che Franklin Delano Roosevelt fece al Congresso degli Stati Uniti il 29 aprile 1938: “la prima verità è che la libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita d’un poter privato al punto che esso diventa più forte dello stesso stato democratico. Questo, in essenza, è fascismo — un governo posseduto da un individuo, un gruppo, o qualsiasi altro potere privato capace di controllarlo”.

  Per non parlare poi dei Corporate bond che come scrive Paolo Raimondi: la bolla dei corporate bond è una seria minaccia al sistema economico e finanziario mondiale. Forse è peggiore di quella dei famigerati mutui subprime e delle ipoteche immobiliari del 2008, in quanto ha abbondantemente superato i 30 trilioni di dollari.  Il dato più preoccupante però è che nel settore corporate il tasso debiti/ ricavi, il famoso leverage, è il più alto degli ultimi 12 anni.

In Italia i corporate bond ammonterebbero a circa 1.200 miliardi di euro, il doppio del livello raggiunto nel 2007. In Europa si è secondi solo alla Germania che ha un’economia più forte.

Si tratta, come è noto, di prestiti obbligazionari emessi dalle società per cercare finanziamenti.   Il ricorso al mercato dei capitali è indubbiamente una strada importante e positiva se imboccata con grande attenzione. Purtroppo, però, come in molte altre situazioni economiche e finanziarie, l’abuso e la mancanza di oculatezza possono portare a dei disastri.

Secondo uno studio dell’Institute of International Finance, negli Usa e in Europa il 97% dei fondi resi disponibili per le imprese dai corporate bond sarebbe usato per operazioni di “ingegneria finanziaria” e soltanto un misero 3% verrebbe impiegato per l’acquisto di macchinari o per altri investimenti reali di lungo termine.  E’ una palese distorsione, una scelta di vera “finanza creativa” che ha comportato soprattutto operazioni di fusioni e acquisizioni, di riacquisto di quote azionarie e finanche di pagamento dei dividendi. Decisioni fatte solo per migliorare le valutazioni di breve termine in borsa. Infatti a Wall Street l’indice Dow Jones è passato da circa 12.000 punti del 2010 ai 21.000 di oggi! Una crescita assolutamente ingiustificata rispetto all’andamento dell’economia produttiva sottostante.

Il citato studio sottolinea inoltre che, nonostante il fatto che l’attuale tasso di interesse sia inferiore all’1%, circa il 10% delle grandi imprese americane non farebbe un profitto sufficiente a coprire i costi del debito.

Ignorare tutto ciò, sottolinea Paolo Raimondi, consegnerebbe l’economia e gli Stati a nuove e forse più drammatiche convulsioni sistemiche.

Mentre il livello del debito in Europa e negli Stati Uniti è quasi a livello critico, ritiene l’ex ministro delle Finanze e direttore del consiglio del Centro per le ricerche strategiche Alexey Kudrin.   “Oggi si discute attivamente su quali Paesi riusciranno a ripagare il proprio debito. L’Europa si sta avvicinando alla linea rossa, gli Stati Uniti hanno già superato il punto critico. E’ una sfida importante”, ha detto Kudrin durante la sessione plenaria del Forum di Finanza a Mosca.

E allora si cerca di indebolire chi, in questo sciagurato scenario finanziario, è in controtendenza per quanto riguarda il debito pubblico e l’assetto finanziario,  e ci s’inventa il “ pericolo russo”, le sanzioni, e ogni altra manovra per minarne l’economia  che risulta essere solida e con le migliori prospettive.

  Infatti  il Ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che le sanzioni USA hanno il fine di indebolire la Russia sui mercati delle armi e dell’energia.

Lavrov lo ha comunicato durante un briefing nell’ambito dell’incontro dei rappresentanti delle associazioni del business europeo in Russia.  “Con la scusa della lotta alla minaccia russa Washington non solo cerca di rattoppare la cosiddetta solidarietà atlantica, ma anche di obbligare gli europei ad aumentare le spese per la difesa, far avanzare le proprie ( degli USA)  posizioni economiche ed energetiche in Europa, spingerci fuori dai progetti congiunti con voi nel settore energetico…. A questo mirano le ultime sanzioni imposte” ha ribadito Lavrov.

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