JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale. – Gli investitori stranieri continuano a disfarsi delle obbligazioni di Stato USA. – Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove che il Dollaro potrebbe essere alla fine della sua era. – Fra le varie concause i paesi sanzionati dagli Usa che è un elenco è sempre più lungo.

una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale. – Gli investitori stranieri continuano a disfarsi delle obbligazioni di Stato USA. – Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove che il Dollaro potrebbe essere alla fine della sua era. – Fra le varie concause i paesi sanzionati dagli Usa che è un elenco è sempre più lungo.

“Il dollaro statunitense è stato la valuta di riserva dominante del mondo per quasi un secolo”, ha scritto uno degli economisti della banca statunitense, Craig Cohen, in un rapporto all’inizio di questo mese. “Tuttavia, noi crediamo che il dollaro potrebbe perdere il suo stato di principale valuta internazionale

Ma una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

Già qualche tempo fa la Russia era considerata uno dei maggiori investitori in obbligazioni di Stato USA. Nel 2010 gli investimenti della Banca centrale russa in treasuries superavano i 176 miliardi di dollari. Ma per via delle pressioni esercitate da Washington sotto forma di sanzioni Mosca a partire dal 2014 ha gradualmente rimosso fondi dal suo portafoglio di investimenti americani. E nella primavera del 2018, dopo l’ennesima ondata di sanzioni, la Banca di Russia ha condotto una massiccia svendita di treasuries dimezzando bruscamente il suo portafoglio da 96,05 miliardi a 48,724 miliardi di dollari.

All’inizio di quest’anno sono rimasti solamente 14 miliardi di dollari di titoli di Stato americani nelle tasche della Banca centrale russa. A maggio, secondo le statistiche del Ministero USA delle Finanze, la Russia ha ridotto la sua quota a 12 miliardi di dollari.

Con i fondi ricavati dalla vendita di titoli americani la Banca centrale russa sta comprando oro come garanzia contro i rischi monetari e sanzionatori. Negli ultimi 10 anni la quota di oro nelle riserve internazionali russe è quasi decuplicata. Al momento la Banca detiene 2190 tonnellate di questo metallo prezioso per un totale di circa 90 miliardi di dollari. È un record nella storia post-sovietica. L’imprevedibilità dell’amministrazione Trump, l’appetito sfrenato della Fed (la Riserva Federale USA) per il credito e l’instabilità geopolitica rendono l’oro un bene di gran lunga più attrattivo rispetto ai titoli di Stato USA.

In generale, aumenta la sfiducia nei confronti dell’economia americana: il debito pubblico USA ha già superato i 22 trilioni di dollari ed è chiaro a tutti che il Tesoro ha ormai perso il controllo sulla situazione. Per questo, anche gli alleati di Washington stanno abbandonando i beni in dollari. Infatti, la Gran Bretagna ad aprile ha ridotto il proprio portafoglio di treasuries di 16,3 miliardi di dollari.

“Il dollaro statunintense è stato la valuta di riserva dominante del mondo per quasi un secolo”, ha scritto uno degli economisti della banca statunitense, Craig Cohen, in un rapporto all’inizio di questo mese. “Tuttavia, noi crediamo che il dollaro potrebbe perdere il suo stato di principale valuta internazionale (cosa che comporterebbe il suo deprezzamento nel medio termine) a causa di ragioni strutturali e cicliche”.

JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale

A minare il dominio del biglietto verde sarebbe il crescente potere nel mercato internazionale delle economie asiatiche. Il centro economico globale è pronto a trasferirsi in Asia. L’ingresso della Cina nel club dei giganti economici è uno dei fattori di questo trasferimento, ma non è l’unico.

L’intera area asiatica, che comprende la porzione di mondo tra Russia, Turchia e Arabia Saudita sino a Giappone e Nuova Zelanda, vanta i 3/4 della crescita economica globale e più del 50% del PIL mondiale. I crescenti rapporti di scambio all’interno di questa zona aumenteranno il numero delle transazioni che non avverranno in dollari.

L’aumento delle transazioni internazionali in altre valute provocherà un’erosione del valore del dollaro come moneta internazionale e porrà le basi per la sua sostituzione, afferma Cohen. La centralizzazione dell’economia nei mercati asiatici porterà al tramonto del dominio degli USA e del dollaro statunitense, mentre i paesi e le monete asiatiche avranno un maggior potere. ( Estratto da Sputnik)

Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove pratiche sul fatto che il Dollaro potrebbe davvero essere giunto alla fine della sua era. Gli indici che supportano questa ipotesi sarebbero oramai più di uno. A provare la possibile fine del Dollaro Usa come valuta di riferimento sono anzitutto le prime mosse del presidente americano Trump. Già nei primi mesi del suo soggiono alla Casa Bianca, il leader repubblicano aveva subito sconfessato l’accordo di partenariato transpacifico, un’intesa che coinvolgeva ben 12 nazioni tra cui Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Trump motivò la sua mossa citando il fatto che tutti questi paesi dovevano oramai tanto agli Usa e per gli Stati Uniti non era più possibile andare avanti così.

Il leader americano forse non si attendeva che gli 11 paesi orfani degli Usa avrebbero firmato un nuovo accordo di partenariato senza gli Usa e migliore di quello che era in vigore quando vi erano gli americani.

Il risultato finale della controffensiva degli 11 paesi è stato il seguente: rafforzamento dei vantaggi per la Cina e una perdita di mercati per le esportazioni americane.

Ci sono poi anche i paesi sanzionati dagli Usa e anche qui l’elenco è sempre più lungo e include Russia, Birmania, Costa d’Avorio, Cuba, Iran, Corea del Nord, Venezuela, Siria, Liberia, Sudan, Bielorussia, Zimbabwe, Iraq e Congo.

Insomma sembra chiaro che ci sono tantissimi motivi per cui la supremazia del Dollaro Usa potrebbe presto cessare. ( estratto da Borsainside 25/7/19)


• Macchine utensili, cresce l'export italiano in Russia.

• Macchine utensili, cresce l’export italiano in Russia. – In atto in Russia la modernizzazione del sistema produttivo e infrastrutturale. – A Mosca il primo “Forum Italo Russo sulle Macchine Utensili”

L’Italia si conferma secondo fornitore europeo di macchine utensili in Russia: cresce l’export e crescono anche le sinergie extraproduttive, con due protocolli d’intesta firmati da UCIMU e Politecnico di Milano.

L’ “industria delle industrie” italiana continua a guardare alla Russia con interesse. Nel 2018 le esportazioni italiane di macchine verso la Federazione Russa sono cresciute del 17,7% rispetto al 2017.

Per questo motivo, ICE Mosca e UCIMU – Sistemi per Produrre hanno organizzato a Mosca il primo “Forum Italo Russo sulle Macchine Utensili”: un’occasione di confronto diretto per gli imprenditori del settore, in cui stabilire nuovi contatti e rinforzare quelli già esistenti.

ATTRAZIONE RECIPROCA

Il mercato russo vive un momento di svolta, grazie all’impulso dato dal governo alla modernizzazione del sistema produttivo ed infrastrutturale del paese, nell’ambito del piano dei “progetti d’interesse nazionale”. Nella prima parte dell’anno in corso il valore delle importazioni italiane verso la Russia ha raggiunto una quota di mercato del 16,4%.

“Siamo al terzo posto dopo Germania e Giappone.

Siamo conosciuti in tutto il mondo per l’alto livello tecnologico, gli alti standard produttivi, le capacità di personalizzare il prodotto in base alle esigenze del cliente, e di formare il cliente.

Negli ultimi anni grazie ai provvedimenti del nostro governo tutte le snotre aziende hanno investito in digiitalizzazione, interconnessione, controllo e assitenza remota, sensorizzazione: tutte le nostre macchine utensili di nuova generazione hanno questi elementi tecnologici.

La Russia per noi è un mercato estremamente importante e siamo sicuri che la nostra tecnologia è importante per le aziende russe. Il mercato russo è il 7° mercato di sbocco per le aziende di macchine utensili italiane. L’Italia rappresenta il secondo fornitore europeo di macchine utensili in Russia, ma si può fare di più.” – ha detto Massimo Carboniero, presidente di UCIMU- Sistemi per Produrre.  (Estratto da Sputnik 27/6/2019)

 


“La più grande delegazione di quest’anno è stata quella cinese, con 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone

Importanti accordi economici sono stati firmati all’ Economic Forum di San Pietroburgo. Le maggiori delegazioni presenti sono state quella cinese e quella statunitense. Firmati accordi per circa 48miliardi di dollari con tedeschi, francesi, Stati Uniti, Cina, Giappone e altre nazioni europee.

L’edizione 2019 dello Spief, che si è tenuta a San Pietroburgo dal 6 all’8 di giugno, ha visto una grande partecipazione e cifre record per quanto riguarda i contratti

Dal 6 all’8 giugno, la “capitale settentrionale” della Russia ha ospitato il Forum economico di San Pietroburgo, uno dei principali eventi aziendali che si svolgono ogni anno in Russia. Secondo gli organizzatori, questa volta oltre 19 mila persone provenienti da 145 Paesi hanno partecipato all’evento, tra cui 1.300 funzionari di alto livello e sette capi di Stato.

“La più grande delegazione di quest’anno è stata quella cinese, con 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone

C’erano anche delegazioni da Francia, Giappone, Germania, Svizzera e Regno Unito.

Nel complesso, il forum ha visto ben 650 accordi firmati per 3,1 bilioni di rubli (47,81 miliardi $), il che è “una cifra record”, secondo Kobjakov. ( Russia Beyond)


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