Sanzioni USA inefficaci ad effetto boomerang. E intanto ci si libera dei buoni del tesoro USA. Mentre la Germania esorta a reagire a nuove sanzioni antirusse USA

Sanzioni USA inefficaci ad effetto boomerang. E intanto ci si libera dei buoni del tesoro USA. Mentre la Germania esorta a reagire a nuove sanzioni antirusse USA

Sanzioni USA inefficaci ad effetto boomerang. E intanto ci si libera dei buoni del tesoro USA. Mentre la Germania esorta a reagire a nuove sanzioni antirusse USA
In base alle nuove misure, il Dipartimento di Stato Americano non rilascerà le autorizzazioni per le esportazioni di armi ( guardacaso proprio armi…ndr) e prodotti a duplice uso civile e militare verso le società controllate dallo Stato russo, ad eccezione delle esportazioni necessarie per la cooperazione nello spazio, così come dei prodotti orientati alla sicurezza dell’aviazione civile.
“Consideriamo la decisione di Washington non solo come parte di una politica intenzionale per delegittimare gli organi internazionali predisposti al controllo degli armamenti e alla non proliferazione, incluso il divieto alle armi chimiche. A differenza degli Stati Uniti, la Russia continua a perseguire i suoi impegni: il potenziale chimico-militare è stato completamente distrutto, come opportunamente verificato, anche da specialisti americani”, si afferma in una dichiarazione della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.
Duma: sanzioni USA difendono interessi commerciali di Washington
La guerra delle sanzioni degli Stati Uniti ha lo scopo di proteggere gli interessi commerciali di Washington, piuttosto che i valori democratici o legali, ha dichiarato il vicepresidente del comitato per la duma di stato per gli affari internazionali Alexey Chepa.
Effetto boomerang delle sanzioni.
Le sanzioni economiche americane sono inefficaci nel lungo periodo, scrive il quotidiano tedesco Handelsblatt.
L’autore dell’articolo ricorda che, solo nel primo anno della presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti hanno imposto misure afflittive nei confronti di oltre 700 tra persone, agenzie governative e società. Di conseguenza, Paesi come la Russia, il Venezuela e l’Iran hanno perso l’accesso al mercato e ai capitali degli Stati Uniti, mentre Washington sfrutta la posizione dominante della propria moneta, si afferma nell’articolo.
Tuttavia nel breve futuro spesso gli Stati Uniti non raggiungono l’obiettivo che sono prefissati e le sanzioni imposte non hanno alcun effetto, mentre nel lungo periodo, come sottolineato dall’autore dell’articolo, portano al risultato opposto.
Come spiegato da Handelsblatt, le autorità iraniane traggono solamente benefici dal conflitto con gli Stati Uniti, in una situazione simile si trovano Russia e Venezuela, anche il presidente della Turchia Erdogan non perde popolarità tra i suoi concittadini.
Questo, secondo la pubblicazione, è il problema principale della politica di sanzioni degli Stati Uniti.
Le sanzioni, finalizzate ad influenzare il corso di singoli Paesi, inducono i governi di questi Stati a perseguire maggiormente il loro corso, allo stesso tempo regalano la possibilità alle autorità di presentarsi come vittime di un’aggressione.
Pertanto è difficile per gli avversari degli Stati Uniti trovare un nemico migliore di Trump, conclude l’articolo.
Dal dollaro all’oro: l’Iran prosegue la battaglia contro l’embargo petrolifero americano
Sullo sfondo delle pesanti sanzioni degli Stati Uniti, l’Iran sta cercando alternative e soluzioni per salvaguardare gli scambi commerciali con altri Paesi. Il Consiglio per la cooperazione economica tra Iran e Africa propone di scambiare il petrolio per l’oro negli scambi commerciali con l’Africa.
In un’intervista con Sputnik il presidente del Consiglio per la cooperazione economica tra l’Iran e l’Africa Hasan Khosrowjerdi e l’esperto iraniano di energia Seyed Saeed Mirtorabi hanno parlato di come questo scambio possa contribuire a risolvere il problema della monetizzazione delle operazioni di commercio estero, così come della disponibilità dell’Iran a valutare forme di pagamento per il petrolio oltre all’oro.
Secondo Khosrowjerdi, nonostante la pressione degli Stati Uniti, ci sono Paesi che non temono di fare affari con l’Iran:
“Ci sono Paesi che non andranno incontro alle richieste degli Stati Uniti e sono disposti a comprare il petrolio dall’Iran. Inoltre alcuni sono disposti a scambiare il petrolio con l’oro. Qualsiasi Paese può raggiungere accordi commerciali con l’Iran.
Intanto ci si libera dei buoni del tesoro USA….
La Turchia si libera dei buoni del Tesoro USA – La Russia lo aveva già fatto a Maggio riducendoli drasticamente.
A giugno la Turchia ha ridotto i suoi investimenti nel debito pubblico americano, finendo così esclusa dalla lista dei maggiori detentori dei buoni del Tesoro USA. Viene evidenziato dai dati del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.
Nel mese in esame gli investimenti di Ankara nel debito nazionale statunitense sono scesi a 28,8 miliardi $, mentre a maggio ammontavano a 32,6 miliardi $.
La Turchia ha continuamente e gradualmente ridotto i suoi investimenti nei buoni del Tesoro americano a partire dallo scorso novembre. Allora gli investimenti della Turchia nel debito pubblico statunitense ammontavano a 61,2 miliardi di dollari (più del doppio di adesso — ndr).
La Russia non risulta essere tra i principali detentori del debito pubblico americano già dallo scorso maggio, quando ha drasticamente ridotto i suoi investimenti nei buoni del Tesoro USA da 48,7 miliardi a 14,9 miliardi di dollari.
Germania esorta a reagire a nuove sanzioni antirusse USA.
L’Europa deve reagire alla politica di sanzioni USA nei confronti di Russia, Cina e altrui partner economici, ha dichiarato il Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, ad una conferenza degli ambasciatori a Berlino.
“Washington ci sta costringendo a formulare risposte europee in relazione alla politica di sanzioni. Questo vale per Europa e Germania, se gli Stati Uniti improvvisamente senza preventivo accordo e senza preavviso introducono sanzioni contro Russia, Cina, Turchia e in futuro, forse contro altri importanti partner commerciali, bisogna reagire “, ha detto il Ministro.
In precedenza Maas ha dichiarato che il Ministero degli Esteri tedesco avrebbe riconsiderato la strategia di politica estera della Germania nei confronti degli Stati Uniti. Così, ha osservato che gli Stati Uniti e l’Europa sono in allontanamento da molti anni, e la comunità di interessi e valori sta gradualmente scomparendo.
(Estratti da Sputnik+ndr)


Sanzioni alla Russia – Il “Sarchiapone” che si morde la coda.

Sanzioni alla Russia – Il “Sarchiapone” che si morde la coda.
( di Alessio Trovato pubblicato su Sputnik)
Le controsanzioni russe sono un insieme di decreti emanati dal Governo russo in risposta alle sanzioni emanate da USA, Canada e UE contro la Federazione Russa stessa. Si tratta di limitazioni ed esclusioni all’importazione di alcune categorie merceologiche alimentari provenienti dagli stessi Paesi sanzionatori della Russia. In particolare parliamo di frutta, verdura, insaccati e formaggi. Alcune testate nazionali già nel 2014 titolavano a tutta pagina di scaffali vuoti, di bluff del Governo russo e cercavano di spiegarci di come questi provvedimenti irresponsabili ed autoritari si sarebbero presto ritorti contro il ‘dispotico regime di Mosca’. Bene, senza farla tanto lunga e tanto politico-macroeconomica, andiamo quindi a vedere questi scaffali vuoti e questo bluff — andiamo insieme semplicemente… a fare spesa!

Pur se in maniera molto casalinga e artigiana abbiamo però dimostrato una cosa che è sempre stata lì sotto gli occhi di tutti e in tutto questo tempo — i russi se la cavano bene anche senza di noi, gli scaffali non solo non sono vuoti ma ci sono arance ed uva anche in piena estate e formaggi e salumi nostrani mano a mano vengono sostituiti con produzioni interne o provenienti dai Paesi più disparati. Se qualcuno di voi storce il naso all’idea del gorgonzola iraniano, brasiliano o fatto appena fuori Mosca, allora vi dico che sì, certo, il nostro è più buono, ma una pasta ai quattro formaggi ci viene lo stesso e, anzi, magari in un prossimo video vi faremo vedere proprio come si fanno piatti tipicamente italiani qui a Mosca pur senza prodotti italiani. Insomma i russi sarebbero stati ben lieti di continuare ad importare le nostre rinomate leccornie ma, se proprio bisognava farne una questione di principio, ecco allora dimostrato quanto per i russi sia facile farne a meno. Per ora non parliamo dei dati macroeconomici e dell’incidenza negativa per la nostra bilancia commerciale, per ora limitiamoci al dato visivo, e il dato visivo è chiaro — i russi amano tanto l’Italia ma vivono bene anche senza.
Le sanzioni:
Si tratta di un insieme di misure restrittive contro la Russia adottate principalmente da USA e Unione europea nei confronti di Mosca, come risposta alla “deliberata destabilizzazione dell’Ucraina” e “all’annessione della Crimea”, come si legge sul sito dell’Unione europea. L’Ue impone diversi tipi di misure restrittive, misure diplomatiche, individuali ed economiche.

Prendiamo per esempio la DECISIONE 2014/512/PESC DEL CONSIGLIO del 31 luglio 2014 che inizia così:

“Il 6 marzo 2014 i capi di Stato o di governo dell’Unione europea hanno condannato fermamente la violazione ingiustificata della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina da parte della Federazione russa e hanno esortato la Federazione russa a ritirare immediatamente le sue forze armate nelle zone in cui sono stazionate in permanenza”. Sulla base di questo sono state imposte le prime sanzioni.

Ora, secondo logica, o queste forze armate stanziate in permanenza la Russia le ha poi ritirate, e quindi la risoluzione 512 ora la si potrebbe ridiscutere, oppure ha ragione il Consiglio ma allora quelle ‘forze armate stanziate in permanenza’ dovrebbero essere ancora là. DOVE? Se ce lo dicessero pubblicamente chiunque volesse potrebbe fare una ricerca e verificare, magari anche sul posto, no?

Prendiamo in esame ora un’altra risoluzione — quella pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 19 dicembre 2014 chiamata “Regolamento UE n. 1351/2014 del Consiglio” in risposta all’annessione illegale di Crimea e Sebastopoli da parte della Russia ed in considerazione del suo protrarsi. l’UE, già a partire dal mese di giugno 2014, aveva imposto restrizioni sulle merci originarie di quei territori e sulla fornitura di finanziamenti o assistenza finanziaria connessi all’importazione di tali merci, nonché restrizioni degli scambi e degli investimenti relativi a progetti infrastrutturali in certi settori.

A proposito della Crimea posso portare la mia testimonianza diretta dato che ho vissuto due anni a Sebastopoli, prima e dopo la riunificazione (così la chiamano da quelle parti, non certo annessione) — la Penisola ha superato tutte le principali difficoltà ma c’è stato un periodo in cui hanno veramente provato a prenderla per fame. Tagliato le forniture d’acqua, gas e luce dall’Ucraina, chiusura della frontiera continentale, embargo finanziario e commerciale praticamente totale dall’Europa. Farsi mandare un bonifico dall’Italia era impossibile, i russi hanno sostenuto uno sforzo veramente serio per portare le forniture necessarie attraverso lo stretto di Kerch’ e il ponte allora era ancora solo un miraggio che pareva irrealizzabile. Quindi le sanzioni specificatamente contro la Crimea sono state una faccenda seria. Inutili anche lì, ma seria. Inutili, per altro, dal punto di vista economico, dal punto di vista politico addirittura un boomerang perchè se mai i crimeani avessero avuto dubbi, dopo quel tipo di atteggiamento fu chiaro a tutti da che parte giusto schierarsi.
Proviamo invece ad analizzare l’impatto delle sanzioni sulla Russia continentale, cosa hanno colpito esattamente? Questo è molto difficile da dire perché se le controsanzioni hanno provocato il fiorire della produzione interna casearia, per esempio, e moltiplicato i fornitori sostitutivi di prodotti ortofrutticoli, cosa abbiano prodotto le sanzioni, a tutt’oggi, non lo abbiamo capito. La Russia sta sostituendo il percorso di avvicinamento all’Europa, vista la chiusura, con un intensificarsi delle relazioni con i Paesi BRICS (Brasile, Cina, India, Sud Africa), oltre Iran e America Latina, isolare una Nazione così grande è inutile e velleitario. Andando a vedere tra i provvedimenti presi notiamo però una cosa molto particolare — se le controsanzioni russe hanno carattere generico e concettuale (rivolte a tutte le esportazioni e gli esportatori), le sanzioni hanno invece molto spesso carattere ‘ad personam’. Esistono liste di personaggi pubblici russi singolarmente sanzionati. Se andiamo a guardare nel dettaglio questa lista troviamo delle cose veramente interessanti. Troviamo rappresentanti delle autorità democratiche russe, crimeane, personaggi del mondo dell’arte, della cultura. Sì è così. Nel terzo millennio, le democrazie, sanzionano ad personam individui che servirebbero al dialogo ed al confronto appunto… democratico.



Unione Economica Eurasiatica mercato strategico per Italia con due miliardi di euro di export nel primo trimestre 2018.

Unione Economica Eurasiatica mercato strategico per Italia con due miliardi di euro di export nel primo trimestre 2018.

Antonio Fallico, presidente dell’associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia: “Eurasia ponte tra Est e Ovest. Italia presidi mercato e promuova rimozione sanzioni alla Russia”.
Supera i 5,7 miliardi di euro l’interscambio tra l’Italia e l’Unione economica eurasiatica (Uee), il mercato di libero scambio tra Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan che, nel corso del primo trimestre 2018, ha importato made in Italy per più di 2 miliardi di euro, in aumento dell’1,7% sullo
stesso periodo dello scorso anno.
Una crescita prudente che però conferma l’importanza dell’asse commerciale con l’alleanza eurasiatica dopo un 2017 chiuso oltre quota 9,1 miliardi di export da parte italiana (+15,1%), per circa 22,9 miliardi di interscambio (+13,7%).

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SUCCESSO DELLA RUSSIA PER LA SUPERBA ORGANIZZAZIONE DEI MONDIALI NELLA MASSIMA SICUREZZA E DIVERTIMENTO PER TUTTI

SUCCESSO DELLA RUSSIA PER LA SUPERBA ORGANIZZAZIONE DEI MONDIALI NELLA MASSIMA SICUREZZA E DIVERTIMENTO PER TUTTI.
E SALVINI A MOSCA PER LA FINALE RIBADISCE IL NO ALLE SANZIONI.

Matteo Salvini: “Via queste assurde sanzioni” antirusse…

Matteo Salvini ha sottolineato come l’Italia sia il paese europeo più colpito da queste sanzioni, che ha ribadito “inutili a qualsiasi scopo” e “quantificabili in sette milioni di euro al giorno” mentre, altri paesi, quelli protagonisti della furia sanzionatoria, invece, vi abbiano guadagnato.

(Estratto da Sputnik)
Cruciale, certamente, l’incontro con il collega Ministro degli Interni russo Vladimir Kolokoltsev e con i massimi vertici della sicurezza della Federazione Russa dove è stata discussa una possibile collaborazione italo-russa su tutta una serie di punti: la lotta al terrorismo islamico, il problema del rientro in Italia, in Europa e anche in Russia dei foreign fighters, spesso segnalati dalle varie polizie tra i cosiddetti migranti, l’immigrazione clandestina e il suo contrasto, anche la richiesta di un auspicabile sostegno e appoggio da parte russa delle missioni italiane nel Nord Africa, scambi per la lotta alle mafie italiana e russa, al traffico di droga e al traffico di armi. In programma, inoltre, visite già nelle prossime settimane, di dirigenti italiani in Russia e viceversa per un aumento dello scambio d’informazioni e di collaborazioni, fino a ipotizzare pattuglie miste tra uomini delle forze dell’ordine russe e italiane.
Tuttavia, negli incontri con i vertici russi non si è parlato solo di sicurezza, ma sono state discusse tutta una serie di questioni nei riguardi delle relazioni italo-russe, dove però il governo italiano dovrà confrontarsi con le posizioni dei partner europei, soprattutto riguardo alle politiche delle sanzioni contro la Russia.

Matteo Salvini ha sottolineato come l’Italia sia il paese europeo più colpito da queste sanzioni, che ha ribadito “inutili a qualsiasi scopo” e “quantificabili in sette milioni di euro al giorno” mentre, altri paesi, quelli protagonisti della furia sanzionatoria, invece, vi abbiano guadagnato.

Ecco un breve commento di Matteo Salvini a Sputnik Italia su questa delicata tematica:

— Ministro, in agenda ritorneranno questioni importanti come l’abrogazione delle sanzioni contro la Russia uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale della Lega?

— Assolutamente! Immigrazione, commercio, sicurezza, buoni rapporti con la Russia, la questione delle sanzioni.. porteremo avanti tutto!

— E per la Crimea?

— Facciamo una cosa alla volta… questo è un fronte che, per altro, abbiamo già aperto. Sono convinto lavoreremo bene.

La visita si è conclusa con la Conferenza stampa di Matteo Salvini che in primo luogo ha voluto esprimere i suoi più sentiti complimenti:

“Per l’organizzazione di uno dei campionati mondiali di calcio più belli, più sicuri, più giovani, più sorprendenti degli ultimi anni. Penso che la Russia abbia dato un’immagine di freschezza di sicurezza di efficienza a tutto il mondo”.


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CONTE,SALVINI, DI MAIO E I MARPIONI DELL’EUROPA

CONTE, SALVINI, DI MAIO: PRESI PER “IL CULO” DAI “MARPIONI” DELL’ERUOPA.

E’ inutile negarlo su tutti i fronti i marpioni europei hanno vinto! Hanno vinto per gli emigranti e hanno vinto per le sanzioni alla Russia. E per salvare la faccia i tre “rinnovatori” ostentano soddisfazione e sulla totalmente inesistente vittoria, della quale nessuno ha spiegato in cosa consistesse e dalla quale nessuno ha capito cosa è stato ottenuto: un bel nulla, salvo, se si vuole, una falsa presa di coscienza del problema italiano che comunque rimane un problema italiano: se non si soccorrono i migranti siamo assassini, se si soccorrono siamo i soliti ” coglioni”.
A questo punto meglio soccorrerli tramite la marina e la guardia costiera italiane visto che non vogliamo morti sulla nostra coscienza: unica vera coscienza in Europa, e fare da noi: e solo su questo siamo d’accordo.

Per contro, visto che la politica è politica, ovvero cosa sporca a vantaggio di pochi, Conte, Salvini e Di Maio avrebbero fatto bene a non aderire nuovamente alle sanzioni contro la Russia, avrebbero dovuto essere contro, come da promesse, e allora si che avrebbero, in tutto questo guazzabuglio, vinto, portandosi a casa qualcosa di realmente positivo per la nostra agricoltura e tutte le piccole aziende del settore, e per il nuovo governo dell’innovazione che avrebbe dovuto diventare lo “spauracchio europeo”.

Invece tutto e tutti si sono allineati: VERGOGNA!

Scrive Maurizio Blondet:
La vittoria, se la vogliamo guardare in faccia, c’è. Evidente e chiara. Consiste nel prendere coscienza che non esiste “soluzione europea” al problema dei migranti. E nemmeno a nessun altro problema che ci riguardi.
Che l’”Europa”non è che una accolta di furbastri che, mentre tu tratti duramente ma lealmente, fanno accordi sottobanco in piccole riunioni bilaterali di cui non ti dicono nulla.
Dunque ecco la vittoria: capire che la cosiddetta Unione Europea è un sistema metodico di arbitrio, prepotenza, slealtà ed oppressione.

La Grecia ha accettato, poveretta , di accogliere i migranti “secondari”, che la Baviera caccerà, perché la Merkel consente a Tsipras – in cambio – di rimandare sine die il rincaro dell’IVA che la BCE, e Bruxelles, gli imponevano con tanta insistenza (come lo impongono a noi). Tsipras spera così di vincere le elezioni. Quanto a Sanchez, ha accettato di prendersi i profughi cacciati dalla Germania perché il debito pubblico e privato della Spagna è stato contratto con l’estero – è schiacciata dalla Negative International InvestmentPosition (NIIP), dunque dipende dalla Germania molto più di noi, che gran parte del nostro debuito pubblico lo abbiamo in Italia, e debito privato quasi non ne abbiamo.

Con questi espedienti degradanti – per i servi – la Merkel ci “ha isolato” e forse raggirato. Per salvare il suo governicchio.

Mentre Tatiana Santi scrive su Sputnik:
L’Unione Europea ha prorogato le sanzioni contro la Russia di altri 6 mesi con il beneplacito dell’Italia, sì, del Paese che più si è speso per sottolineare il danno economico delle misure antirusse. Il Made in Italy e gli imprenditori pagheranno come sempre il conto. Insomma, parole, soltanto parole.

Oscurata dall’accordo sui migranti raggiunto dopo una notte di negoziazioni al vertice europeo, nella stampa e nei telegiornali italiani la notizia è passata quasi inosservata. La decisione di prolungare nuovamente le sanzioni contro Mosca però ha un peso non indifferente. Nonostante gli appelli della Coldiretti, dei produttori e degli imprenditori l’Italia non ha posto il veto sulla proroga delle sanzioni, facendo dietrofront sulle proprie decisioni.

Il premier Conte pochi giorni fa ha parlato esplicitamente al Parlamento di un cambio di rotta in merito alle sanzioni, il contratto di governo giallo-verde prevedeva l’abolizione delle misure antirusse.
Perché l’Italia nel momento decisivo si è tirata indietro?

Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Lorenzo Valloreja, saggista, autore del libro “Al di là del pregiudizio”.
— L’Unione Europea ha prolungato di altri 6 mesi le sanzioni antirusse. L’Italia, nonostante i preannunci di Salvini e le iniziative espresse nel contratto di governo, non ha posto il veto. Lorenzo Valloreja, l’Italia ha perso così una grossa occasione?

— Sì, ha perso un’occasione importante. Io oggi sui social ho paragonato Conte a San Pietro, che ha rinnegato Cristo nella notte fra il giovedì e il venerdì. Conte ha abdicato al rapporto stretto che l’Italia aveva con la Russia. Noi avevamo un rapporto privilegiato con Mosca e ci eravamo fatti carico di un impegno importante: togliere le sanzioni.

..A questo punto capiamo che al governo manca la chiarezza sugli scopi internazionali.
Se ad Helsinki Trump ci farà la grazia di togliere le sanzioni alla Russia, può essere che l’Italia si sentirà più sicura a continuare in quella direzione. Noi non possiamo però essere a carico degli Stati Uniti. L’Italia aveva l’arma del veto, la doveva usare costi quel costi.

L’Italia avrebbe un ruolo importante, ma deve dimostrarlo nei fatti. Come italiano mi vergogno di certe situazioni, il governo giallo-verde aveva detto che avrebbe tolto le sanzioni, poi non lo fa, che figura ci facciamo?

Forse ci vergogniamo un po tutti noi italiani che avevamo creduto alle parole dei rinnovatori!!! ndr


Le sanzioni continuano a rafforzare la Russia e in Europa sono in maggioranza coloro che non sono più d’accordo all’asservimento agli USA.

Le sanzioni continuano a rafforzare la Russia e in Europa sono in maggioranza coloro che non sono più d’accordo all’asservimento agli USA. 

Quest’anno il bilancio federale della Russia non registrerà un passivo per la prima volta dopo 7 anni. Secondo le valutazioni del ministero delle Finanze, le entrate supereranno le spese di circa mezzo trilione di rubli (oltre 6,7 miliardi di euro).

 Lo scorso ottobre il ministro delle Finanze Anton Siluanov aveva parlato di eliminazione del deficit di bilancio entro il 2019. Ora le previsioni sono riviste per il meglio: già nel 2018, le entrate di bilancio potrebbero superare le spese di 440,6 miliardi di rubli.

 Per l’anno corrente, il dicastero finanziario russo aveva programmato un deficit di bilancio dell’1,3 percento del PIL, pari a 1,27 trilioni di rubli. Ma al momento le entrate sono attese a 17,03 trilioni di rubli, mentre le spese a 16,591 trilioni di rubli.

 La crescita dei prezzi del petrolio ha contribuito. Il prezzo dell’oro nero è al momento quasi il doppio del valore conservativo preso per la stesura del budget a 40 $ al barile.

 Pertanto le entrate del bilancio russo derivanti dalle esportazioni di idrocarburi cresceranno a 2,75 trilioni di rubli, cifra cinque volte superiore rispetto a quella prevista originariamente (527,6 miliardi di rubli).

 Stranamente il regalo alla Russia nella forma di impennata dei prezzi del petrolio è stato offerto dagli Stati Uniti.

 E i tedeschi si sono resi conto che le sanzioni alla Russia non servono e vanno abolite.

La revoca delle sanzioni reciproche coincide con gli interessi sia della Russia che della Germania, ha dichiarato la governatrice del land Meclemburgo-Pomerania Anteriore Manuela Schwesig.

Secondo il politico, l’abolizione delle sanzioni e il dialogo con Mosca sono sostenuti non solo dai tedeschi orientali, ma anche dalla “maggioranza degli abitanti di tutta la Germania”.

La governatrice della regione Meclemburgo-Pomerania Anteriore Manuela Schwesig ha chiesto la cancellazione delle sanzioni UE contro la Russia, segnalano i giornalisti di “Die Welt” Sabine Menkens e Daniel Friedrich Sturm. “Credo che sia nell’interesse dei tedeschi e russi porre fine alle sanzioni reciproche”, ha affermato il politico. Pertanto entrambe le parti dovrebbero “avvicinarsi reciprocamente”, ma anche la Russia ha il dovere di “contribuire”, ha aggiunto.

“Dopo quattro anni di sanzioni economiche reciproche, possiamo dire che non hanno raggiunto il loro obiettivo”, ha sottolineato la Schwesig.

Nella sua regione le sanzioni colpiscono in primo luogo l’agricoltura, “i contadini non possono dire che la situazione sia migliorata dal momento che non possono vendere il loro formaggio”.

In Germania orientale, la Schwesig cerca di raggiungere una posizione comune sulle sanzioni anti-russe con i rappresentanti di altri partiti.

“Ad esempio, il mio collega Reiner Haseloff della Sassonia-Anhalt è d’accordo con me. Anche lui vuole la cancellazione delle sanzioni. La cooperazione nell’economia è migliore dell’isolamento”.

E intanto In Germania al via i lavori preliminari per costruzione tratto marino di Nord Stream-2

Nord Stream AG 2 ha avviato i lavori preparatori sulla sezione offshore del gasdotto “Nord Stream-2” per la successiva posa nella baia di Greifswald, si afferma in un comunicato stampa dell’azienda.

“Tutti i lavori sono iniziati conformemente alle autorizzazioni per la costruzione e il funzionamento del gasdotto Nord Stream-2 nelle acque territoriali tedesche e nella zona costiera, permesso dato in data 31 gennaio 2018…. cinque escavatori sono stati azionati per i due rami del gasdotto”, si afferma nel comunicato.

Si osserva che le procedure per ottenere le autorizzazioni da altri Paesi per costruire il gasdotto — Russia, Svezia e Danimarca — sono in corso. Nord Stream-2 si aspetta di ricevere i permessi rimanenti nei prossimi mesi. L’avvio effettivo dei lavori di costruzione è previsto nel corso dell’anno.

E anche il Dalai Lama afferma che : l’Occidente ha bisogno della Russia

l’Occidente ha bisogno della Russia. La guida spirituale del buddismo tibetano lo ha dichiarato in un’intervista con Sputnik a margine di un incontro con importanti ricercatori russi nella sua casa nella città indiana di Dharamsala.

La guida spirituale dei buddisti ha inoltre notato che nel mondo moderno tutti i 7 miliardi di persone dipendono l’uno dall’altro.

“La Russia ha bisogno del mondo occidentale e dell’America, le servono le loro tecnologie, l’Occidente ha bisogno della Russia, perché ha enormi risorse naturali… Per tutta l’umanità occorre assolutamente che i paesi dell’Oriente dell’Occidente vivano nel rispetto reciproco.

La Russia ha una posizione geografica unica, ricopre un ruolo molto importante come ponte tra Oriente ed Occidente”, ha aggiunto il Dalai Lama.

Il 16 inizia a Milano il Forum Italia-Russia

Mercoledì 16 maggio a Milano sarà una giornata interamente dedicata alle relazioni tra Italia e Russia, con particolare attenzione alla cooperazione in campo industriale ed energetico ed alla necessità di superare le sanzioni economiche.

Organizzato dall’Eurodeputato Stefano Maullu in collaborazione con V&A e Strategia&Sviluppo Consultants, l’incontro è stato pensato anche per stimolare la creazione di interessanti opportunità di business tra aziende, tra imprenditori russi e italiani e rafforzare ancora di più i legami tra i due Paesi.

Il Forum affronterà tre tematiche principali: il ruolo della Russia sullo scenario internazionale, l’importanza di Mosca come partner strategico dell’Italia e la cooperazione industriale ed energetica tra i due Paesi.

 

E gli affaristi USA saranno numerosi al forum economico di San Pietroburgo.

E per la prima volta dall’inizio della crisi ucraina, le autorità statunitensi non cercano di scoraggiare gli affaristi dal partecipare al Forum economico di San Pietroburgo, ma, al contrario, li spronano a parteciparvi. Lo riferisce Bloomberg.

L’ambasciatore statunitense in Russia, John Huntsman, nominato l’anno scorso da Donald Trump, visiterà personalmente il Forum economico internazionale di San Pietroburgo, in programma dal 24 al 26 maggio 2018. Il diplomatico ha inoltre pubblicizzato l’evento ai rappresentanti delle aziende americane, nonostante il fatto che negli ultimi anni Washington abbia compiuto sforzi attivi per scoraggiare gli imprenditori dal partecipare al forum.

“Ci saranno molti rappresentanti del business americano. Ora è molto importante parlare del futuro delle relazioni economiche tra Stati Uniti e Russia”, ha detto Huntsman.

E poi se in Italia ci fosse un governo eletto legittimamente dal popolo, con le forze scaturite dalle ultime elezioni, allora…………………………………….

Che della Russia non se ne possa fare a meno?

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L’export italiano verso la Russia torna a crescere e le imprese italiane stanno riconquistando un mercato fondamentale che offre svariate possibilità

L’export italiano verso la Russia torna a crescere e le imprese italiane stanno riconquistando un mercato fondamentale che offre svariate possibilità dalle agevolazioni fiscali al nuovo mondo del “Made with Italy”. Italia-Russia: ripartono i rapporti economici, alla faccia delle sanzioni.

Ebbene sì, in un contesto di tensione sull’arena politica internazionale, fra Italia e Russia si rafforzano gli scambi commerciali, a dirlo sono i numeri: cresce del 19,3% l’export italiano rispetto all’anno precedente. Tali risultati si avvicinano sempre più al livello del periodo d’oro pre-sanzioni.

Al di là delle sanzioni, i rapporti fra Italia e Russia sono sempre molto positivi, il presidente Putin ha recentemente ricordato che l’Italia è un partner privilegiato della Russia, come la Russia lo è per l’Italia. Abbiamo due economie speculari: acquistiamo molto gas, petrolio, la Russia importa molti prodotti tipici del Made in Italy di alta qualità, riconosciuti in tutto il mondo.

— Il mercato russo quindi anche oggi offre tante possibilità agli imprenditori italiani.  — Parliamo di un mercato fondamentale, perché vi è stata un’inversione di tendenza nell’economia russa e quindi l’export italiano in Russia nel 2017 ha contato un 19,3% in più rispetto all’anno precedente.

Nonostante le sanzioni vi è l’opportunità di investire in Russia, parliamo del cosiddetto “Made with Italy”. Com’è stato spiegato più volte dai funzionari russi, c’è la possibilità di creare sul territorio della Federazione Russa un prodotto con la conoscenza e l’esperienza italiane.

Fra i nostri due Paesi lo scambio è veramente profondo, non solo nelle relazioni commerciali, ma anche nella sfera della cultura e del turismo.
A proposito, il turismo russo è fondamentale per l’Italia e il numero di turisti russi in Italia in 9 mesi nel 2017 è aumentato dell’8%,  quindi il turismo è tornato a crescere con i russi che sono i principali top spender in questo momento subito dopo i cinesi, hanno un budget intorno al migliaio di euro, i russi solitamente amano venire in Italia non solo a fare una vacanza in un Paese accogliente, ma anche a comprare tanta moda e tanto cibo.
Negli ultimi anni abbiamo visto la tendenza dei russi ad uscire fuori dalle città principali e a scoprire tante cittadine più piccole e meno conosciute. Un aspetto caratteristico del turismo russo è che loro tendono a ritornare in Italia.

E non solo formaggi e vini. Cresce l’importanza delle energie rinnovabili in Russia e crescono anche le opportunità per l’Italia, che è tra i leader mondiali in questo settore.  Al verde, inteso come il colore delle energie rinnovabili è stata dedicata la seconda giornata del forum IV Forum Economico Internazionale di Yalta, con la tavola rotonda «Ecologia e qualità della vita» organizzata dal Ministero dell’ambiente russo, spiega a Sputnik Italia, Fabrizio Candoni, presidente di Avietta Italia:

“Noi come Avietta ci occupiamo di waste, waste energy e water treatment. E’ una questione molto importante, anche se ci sono un pò di problemi con la Crimea. L’ho detto in un passaggio molto veloce del mio intervento, però non è facile. Noi mettiamo da parte la politica internazionale e vorremmo che non ci fossero le sanzioni, l’abbiamo anche dichiarato dove possiamo e speriamo che il nuovo governo segua questo corso. Le sanzioni non servono a nessuno, quindi vanno tolte”.

E al forum anche la proposta per produrre fragole di qualità italiana in Crimea.
E’ Stefano Valdegamberi, deputato veneto e membro dell’Associazione Internazionale degli Amici della Crimea, oltre che assiduo ospite del Forum Economico Internazionale di Yalta. Nel corso della serata di gala di venerdi 21 aprile ha dichiarato di fronte alla platea: «Con degli investitori italiani stiamo per lanciare la produzione di fragole di qualità in Crimea, ma io ho un altro sogno, quello da qui al 2019 di iniziare a produrre qui un olio d’oliva di qualità. Che sarà il primo olio d’oliva made in Russia sulle vostre tavole»

E già mercoledì 18 scorso i rappresentanti dell’Italia e del Territorio di Krasnodar hanno manifestato l’intenzione di sviluppare la cooperazione economica, compresi i settori delle energie pulite, dell’agricoltura e della balneologia, come dichiarato dall’ufficio stampa dell’amministrazione del Territorio di Krasnodar. Mercoledì è giunta a Krasnodar dall’Italia una delegazione di uomini d’affari.

La missione imprenditoriale, guidata dall’ambasciatore della Repubblica Italiana nella Federazione Russa Pasquale Terracciano, era  composta dai rappresentanti di 54 aziende italiane.
(da varie interviste su Sputnik)
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“L’Italia è un partner strategico della Russia. A dispetto della situazione politica globale, le comunità business dei nostri paesi rimangono fermamente concentrate sulla collaborazione reciproca

“L’Italia è un partner strategico della Russia. A dispetto della situazione politica globale, le comunità business dei nostri paesi rimangono fermamente concentrate sulla collaborazione reciproca

A meno 50 giorni dall’apertura il Forum Economico di San Pietroburgo (24-26 maggio 2018) scalda i motori per l’edizione 2018, che vedrà nuovamente al centro dell’attenzione i rapporti -non solo economici – tra Russia e Italia.

A Mosca il consigliere del presidente della Federazione Russa e direttore del comitato organizzatore del Forum Economico di San Pietroburgo, Anton Kobyakov, ha incontrato Antonio Fallico, presidente della Fondazione Eurasia e capo del CdA di Banca Intesa Russia.

Nel corso dell’incontro sono state discusse le modalità per incrementare il dialogo tra Russia e Italia al Forum pietroburghese, che avrà come tema la “Costruzione di un’economia della Fiducia”. I dettagli sono in fase di definizione, ma si annuncia anche quest’anno un’importante presenza italiana a San Pietroburgo:

“L’Italia è un partner strategico della Russia. A dispetto della situazione politica globale, le comunità business dei nostri paesi rimangono fermamente concentrate sulla collaborazione reciproca e sul suo sviluppo ulteriore. Credo che la fiducia da parte del mondo delle imprese italiano e russo sia un punto fondamentale nel dialogo costruttivo tra i due paesi” ha detto Anton Kobyakov.

“Noi diamo grande importanza al ruolo della Russia per sviluppare la cooperazione economica internazionale. Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo è tra quegli eventi che permettono ai paesi di mantenere vivo il dialogo sulle prospettive di collaborazione congiunta. Occasioni come questa ci servono per stabilire e consolidare i legami culturali ed economici tra i paesi, il che è particolarmente importante per unire gli sforzi al fine di ottenere l’abolizione delle sanzioni anti-russe” ha detto al termine dell’incontro Antonio Fallico, presidente della Fondazione Eurasia e capo del CdA di Banca Intesa Russia.

Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo 2018 si svolgerà dal 24 al 26 maggio 2018. MIA Rossiya Segodnya è media partner ufficiale dell’evento.

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“E’ inconcepibile che il pericolo per il mondo intero sia la Russia..( Matteo Salvini) “(Assange) La May è una completa idiota…

“E’ inconcepibile che il pericolo per il mondo intero sia la Russia….Lo dice Matteo Salvini –

Mentre Assange aggiunge anche: “Ho dimenticato di dire che La May è una completa idiota”

E intanto le imprese italiane, tedesche, francesi continuano e incrementano il loro business in Russia: l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha elevato il rating della Russia – Mosca per fare business è una delle prime sei città del futuro e vi è una crescita esponenziale della fiducia da parte degli imprenditori stranieri. (http://www.russiaaffari.blog/2018/03/01/lagenzia-di-rating-standard-poors-ha-elevato-il-rating-della-russia-mosca-per-fare-business-e-una-delle-prime-sei-citta-del-futuro-investire-in-russia-cresce-la-fiducia-da-par/)

Il leader della Lega Nord e candidato premier di centrodestra Matteo Salvini ha esortato a non credere alle voci e alle fake news del web relative all’avvelenamento dell’ex agente dei servizi segreti russi Sergey Skripal, affermando che “non ci sono governi a cui piace avvelenare le persone nel mondo.” ….nel 2018 non si avvelenano le persone.. “Ma le voci e le fake news le abbiamo viste e lette in tutte le salse. Fino alla scorsa settimana hanno scritto che le elezioni italiane sono state interferite dagli hacker russi. Mi sembra che gli italiani hanno votato, e le tracce di hacker russi non ci sono… non credo che ci siano alcuni governi, a cui piace avvelenare le persone in tutto il mondo. Se ci fossero prove chiare, parleremmo di questo. Non mi esprimo su dubbi e supposizioni, credo che le sanzioni siano una follia culturale, economica e commerciale,” — ha detto in un incontro con i giornalisti stranieri. Salvini ha ribadito che uno dei compiti principali del governo d’Italia, che spera di guidare, sarà stabilire relazioni con la Russia. “E’ inconcepibile che il pericolo per il mondo intero sia la Russia e non il terrorismo islamico. Dal punto di vista politico, culturale, geografico e storico, la Russia è molto più vicina all’Europa nei suoi valori rispetto alla Turchia”.   (tratto da sputnik)

Il quotidiano “La Stampa” riporta la replica di Mosca: «La Russia è innocente e pronta a collaborare» all’inchiesta sul caso di Skripal e della figlia, «se il Regno Unito rispetterà i suoi obblighi internazionali», ha dichiarato in mattinata il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, in conferenza stampa. Lavrov ha inoltre sottolineato che Mosca ha «inviato una richiesta ufficiale di accesso a questo composto in modo che i nostri esperti possano testarlo in conformità con la Convenzione sulle armi chimiche». E ha aggiunto: «Finora la richiesta è stata ignorata» dalla parte britannica. «Invece di lanciare ultimatum Londra dovrebbe rispettare i suoi obblighi internazionali», ha aggiunto. Intanto, il ministero degli esteri russo ha convocato l’ambasciatore britannico a Mosca.

Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange, rifugiato nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, ha commentato l’espulsione di 23 diplomatici russi dal Regno Unito a seguito della vicenda dell’avvelenamento dell’ex agente dei servizi segreti russi Sergei Skripal e sua figlia Julia.

“Theresa May è in una posizione difficile. Se Mosca fosse certamente dietro l’avvelenamento di Sergey e Julia Skripal col nervino, è probabile che volesse provocare la reazione del Regno Unito, pertanto la Russia aveva calcolato le sue azioni. Solo un’invettiva permetterà di evitare questa trappola”, — ha scritto il fondatore di WikiLeaks.

“Purtroppo le dichiarazioni della May erano abbastanza prevedibili. Il tentativo fallito di espellere l’ambasciatore russo può essere considerato solo come una debolezza, come una mancanza di certezza nelle colpe del Cremlino o il calcolo del ministero degli Esteri britannico secondo cui l’ambasciatore russo è utile al Regno Unito come mai,” — ha riassunto Assange su Twitter.

“Ho dimenticato di dire che La May è una completa idiota,” — ha aggiunto Assange.

Il ministero degli Esteri russo ritiene le dichiarazioni del primo ministro britannico Theresa May una provocazione grave senza precedenti, che mette a repentaglio le basi del dialogo intergovernativo.(Sputnik)

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ORA CI ASCOLTERETE! Il presidente con il suo intervento inoltre si è rivolto apertamente agli Stati Uniti. Il messaggio di Putin: “ora ci ascolterete”.

ORA CI ASCOLTERETE!

Vladimir Putin durante l’annuale discorso all’Assemblea Federale ha parlato in realtà al popolo russo: presentati nuovi super missili, ma anche politiche di sviluppo per il Paese. Il presidente con il suo intervento inoltre si è rivolto apertamente agli Stati Uniti. Il messaggio di Putin: “ora ci ascolterete”.

Nel suo intervento alle due Camere riunite dell’Assemblea Federale il presidente russo ha illustrato gli sviluppi tecnologici portati avanti dal Paese nel campo della Difesa e degli armamenti: un missile nucleare di gettata sconfinata, un missile supersonico senza eguali al mondo imprendibile come un “meteorite” e un drone sottomarino che si sposta a distanze intercontinentali.

Le nuove armi presentate da Putin sono state interpretate dalla stampa europea come una minaccia nei confronti dell’Occidente, in realtà si tratta di una risposta alle azioni degli Stati Uniti che hanno dislocato i loro sistemi di difesa antimissilistica sul territorio di altri Paesi.

Il quadro presentato a due settimane dalle elezioni presidenziali non ha ovviamente riguardato solamente il settore militare. In materia di politica estera il presidente in carica ha ribadito l’importanza della cooperazione fra Russia, Stati Uniti ed Europa, nonostante le divergenze esistenti.

Fra i temi sollevati le riforme economiche necessarie per il Paese, i risultati ottenuti nelle politiche interne, come il dimezzamento della povertà dal 2000 ad oggi, l’investimento nella ricerca, nella tecnologia e nell’istruzione. Ebbene, come devono essere letti i messaggi lanciati da Vladimir Putin? ( un’intervista di Sputnik a Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends – The Platform for Future Issues and Challenges).

— Si è svolto il tradizionale discorso di Putin all’Assemblea federale. Il presidente oltre ad aver toccato temi di politica interna ha presentato i nuovi sistemi di difesa, anche un missile supersonico che non può essere intercettato dai sistemi antimissile americani. Ha detto “ora ci ascolterete”, è la risposta russa allo scudo antimissile americano. Tiberio Graziani, come interpreta il messaggio lanciato da Putin?

— Il discorso di Putin è molto ampio che tende ad arrivare non soltanto all’orecchio dei parlamentari, ma principalmente all’orecchio del popolo russo. Durante l’intervento sono stati ovviamente toccati i temi della sicurezza dello Stato, della Difesa e della politica estera. Nell’illustrare la Difesa Putin ha parlato delle nuove armi di cui dispone oggi la Federazione Russa.

Il discorso dei nuovi armamenti si collega molto ad altri aspetti illustrati da Putin relativi alla tecnologia e alla Difesa. Queste nuove armi, come ha sottolineato il presidente, sono il frutto dell’ingegneria russa. Questo si ricollega al discorso dell’istruzione, della tecnologia e della formazione della nuova generazione. Come è stato letto dalla maggior parte dei giornali europei, tutto ciò è un monito verso l’Occidente.

 — Quali passaggi interessanti dell’intervento di Putin si potrebbero evidenziare?

— Putin ha parlato di un quadro programmatico della Russia presentando il Paese con il suo soft power, se vogliamo. Il presidente nel campo dell’istruzione ha ribadito la necessità che le università siano attrattive per gli stranieri, questa è un’apertura verso l’esterno. Parlando della sanità e dell’aiuto alle medie imprese Putin tende ad allargare quella che è la classe media, indispensabile per la stabilità di un Paese come la Russia.

 — Putin ha ribadito che la Russia non ha intenzione di aggredire nessuno e che “auspica una collaborazione equa e paritaria sia con gli Stati Uniti sia con l’Unione Europea”. Allo stesso tempo il presidente ha voluto mostrare che Mosca torna ad essere una super potenza militare che non va contenuta come sta facendo oggi la NATO. Che ne pensa?

 Unione Europea,Italia,Elezioni— È evidente dopo circa 18 anni di presenza di Putin in campo gli obiettivi preposti fin dalla prima presidenza sono stati raggiunti. Ricordo che nel 2000 la povertà arrivava attorno ai 40 milioni, dopo 18 anni è stata più che dimezzata.

Per quanto riguarda i rapporti con gli Stati Uniti e con l’Unione Europa il ritorno sulla scena internazionale della Russia è dovuto anche alla preparazione tecnologica nel campo della Difesa e della sicurezza dello Stato. Putin ha ribadito un concetto a lui caro: per sostenere una politica internazionale c’è bisogno anche di una forza militare coerente. Queste sono delle ovvietà per chiunque sia a capo di una potenza mondiale come la Russia.

 Un’altra frase che mi ha colpito di Putin a proposito della Difesa è che una Russia forte da un punto di vista militare diventa una garanzia per la stabilità del sistema mondiale. Vi sono stati altri interessanti concetti espressi da Putin per quanto riguarda la politica estera: ha ribadito che alleati strategici rimangono la Cina e l’India, questo sta a significare che non siamo più in un sistema unipolare ma in un sistema sempre più policentrico.

— Rivolgendosi alle due Camere Putin ha lanciato in realtà un messaggio ai russi, ma anche agli Stati Uniti. Riflettendo più in generale come immagina le relazioni fra Russia e Stati Uniti vista la situazione attuale? La tensione salirà?

— Bisognerà aspettare le elezioni di novembre di Midterm, cioè di metà mandato che ci saranno negli Stati Uniti. Quelle elezioni saranno molto importanti, nel caso venga riconfermato un largo consenso a Trump evidentemente le relazioni potrebbero migliorare. In caso contrario, se il Congresso si schierasse in una opposizione ancora più marcata nei confronti di Trump, è evidente che l’amministrazione statunitense tornerà ad una sorta di posizionamento internazionale in cui l’antagonista sarà ancora la Federazione Russa.

Abbiamo davanti due grandi date: quella del 18 marzo, in cui credo sia scontata la riconferma di Putin, poi ci sarà quella di novembre molto importante per vedere quanto gli americani sostengono o non sostengono Trump.

 

—Secondo lei possono cambiare realmente i rapporti fra Italia e Russia in base a chi vincerà le elezioni del 4 marzo?

— Bisogna innanzitutto vedere quali sono i dati importanti. L’Italia è un Paese nell’ambito della NATO, quindi è evidente che i suoi rapporti con la Russia da un punto di vista geostrategico saranno sempre problematici. Chiunque vada al governo dovrà tenere conto di questo.

Per quanto riguarda questioni di tipo economico e politico chiunque vada al governo dovrà tenere conto della grande opposizione che c’è in Italia verso l’Unione Europea e verso le politiche sanzionatorie europee nei confronti della Russia.

Mi aspetto che chiunque vada al governo troverà una soluzione di accomodamento, quindi la posizione dell’Italia nei confronti di Mosca e delle sanzioni antirusse sarà a mio avviso molto più mitigata di quanto sia stato in passato.

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Discorso del presidente Vladimir Putin all’Assemblea Federale.- Putin: chi voleva limitarci non ci è riuscito – Difesa missilistica: la Russia risponde agli USA -Putin: Difendiamo i nostri interessi, ma rispettiamo quelli degli altri

Discorso del presidente Vladimir Putin all’Assemblea Federale.

24° messaggio di un presidente russo all’Assemblea Federale ed il 14° nella carriera politica di Vladimir Putin.(Estratto da quanto pubblicato su sputnik)

Putin: questo messaggio ha un carattere speciale.

Siamo riusciti a garantire lo sviluppo della Russia. Non dobbiamo pensare che la stabilità che abbiamo raggiunto si trasformi in rilassamento. I prossimi anni saranno decisivi per lo sviluppo del paese. Tutto questo non è legato alle elezioni. Sto parlando dello sviluppo delle tecnologie. Un ritardo in queste sfere è inammissibile.

Putin: Quali devono essere le priorità del nostro corso politico?

Ribadisco che al primo posto ci deve essere il benessere delle persone. Dobbiamo dare alla gente un lavoro dignitoso, che porti guadagno e possibilità di realizzare sè stessi.

Negli anni 2000 in Russia c’erano 42 milioni di poveri. Oggi questa cifra è scesa a 20 milioni. Ma sono ancora troppi.

Nei prossimi 10 anni dobbiamo diminuire la disoccupazione. E nei prossimi 6 anni diminuire di due volte la soglia di povertà. Di queste cose parliamo spesso e da molto, ma bisogna fare.

Putin: le grandi città devono essere il modello per lo sviluppo di tutta la Russia

Abbiamo imparato a migliorare le nostre città: Sochi, Kazan, Vladivostok ne sono un esempio. Dobbiamo continuare in questa direzione per regalare alle persone un ambiente moderno dove vivere, lavorare, esprimere il loro potenziale. Tutto questo garantisce l’espansione della classe media in Russia.

Russia leader tra Europa e Asia

Putin sottolinea l’importanza delle grandi opere che saranno varate nel prossimo biennio in Russia: ponte con la Crimea, modernizzazione della ferrovia Transiberiana e dei corridoi autostradali insieme a Kazakistan e Cina, sviluppo dell’Artico e dei porti del mar Nero, del mar Caspio, sull’Oceano Pacifico.

Da Vladivostok ai confini occidentali della Russia con l’Europa le merci arriveranno in meno di 8 giorni. Questo è un reale impulso allo sviluppo economico del territorio e garantirà un ritorno più veloce dagli investimenti, – ha sottolineato il presidente russo.

Putin: coinvolgere le persone, conservare i nostri valori

Vladimir Putin ha ribadito che il 2018 in Russia è l’anno dei volontari, sottolineando l’importanza del loro operato:

“Il coinvolgimento delle persone negli affari del paese ci rende un popolo unitò. Conservare la nostra identità è prioritario, soprattutto in quest’epoca di veloci cambiamenti tecnologici”.

Putin: massimo appoggio alla ricerca

Negli ultimi anni la Russia ha aumentato il suo potenziale nella sfera scientifica. Oggi dobbiamo salire ancora di livello. Ci servono delle piattaforme digitali autonome, – ha detto Putin, che ha annunciato la creazione di due acceleratori gravitazionali in Russia.

Putin: semplificare la procedura di acquisizione della cittadinanza russa

Dobbiamo rendere le nostre università appetibili agli stranieri e favorire la permanenza dei diplomati più meritevoli. La priorità va a coloro che possono essere utili al nostro paese: giovani, in salute, istruiti.

Putin: raccolto record, complimenti!

Il presidente Putin ha fatto i complimenti ai lavoratori del settore primario:

“Quest’anno il raccolto ha avuto un risultato senza precedenti: 134 milioni di tonnellate. Ancora di più del record dell’Unione Sovietica, raggiunto nel 1970 con 127,4 milioni di tonnellate.

Difesa missilistica: la Russia risponde agli USA

La Russia creerà una nuova arma in risposta alle azioni degli USA che hanno dislocato il loro sistema di difesa antimissilistica sul territorio di altri paesi, – ha sottolineato Putin – Nel 2002 gli USA sono usciti unilateralmente dall’accordo sulla divisa missilistica. Noi abbiamo provato in tutti modi a mantenere il negoziato, ma tutte le nostre proposte sono state rifiutate.  

Washington ha dichiarato che il sistema di difesa antimissilistica non era orientato contro Mosca. Noi abbiamo risposto dicendo che saremmo stati obbligati ad aumentare il nostro potenziale difensivo. Le Autorità americane ci hanno detto “fate quello che volete”.

Intanto dietro a Putin scorrono le immagini del missile Sarmat – Putin ha ricordato i missili russi che in occidente vengono soprannominati “Satana”. Si tratta dei Sarmat, sviluppati sulla base dei missili “Voevoda” sovietici.

“Nei media occidentali sono stati ribattezzati Satana-2”.

Un video presenta un nuovo tipo di missile aria-superficie – Il presidente Putin con l’ausilio di un video ha presentato il nuovo missile aria-superficie a propulsione nucleare “Kinzhal”.

Putin presenta la nuova arma “meteorite”- Questa arma può essere manovrata negli strati compatti dell’atmosfera, sarà imprendibile, la velocità sarà supersonica: “Sarà come un meteorite” – ha detto Putin.

“Come vedete  queste al mondo non c’è nessuno che abbia qualcosa di simile. Certo, prima o poi spunterà, ma nel frattempo i nostri ragazzi avranno già creato qualcos’altro” – ha rimarcato Putin.

Putin ha ringraziato gli “eroi del nostro tempo” caduti in Siria: – Rivolgo un pensiero alle migliaia di persone che lavorano per il bene della sicurezza della Russia ed alla creazione di queste nuove armi.

Ripeto, queste armi ora le abbiamo solo noi e prima poi le avrà anche qualche altro, ma nessuno di loro avrà mai degli uomini come il vice-comandante Roman Filipov. (Caduto in Siria lo scorso 3 febbraio)

Putin: chi voleva limitarci non ci è riuscito

“L’Occidente deve riconoscerlo. Le informazioni che abbiamo presentato ora sulle armi, che non hanno equali al mondo, non sono un bluff” – ha sottolineato Putin.

“Smettetela di agitare la barca che si chiama pianeta Terra” – ha aggiunto Putin, che poi ha concluso:

Qualunque utilizzo di armi nucleari contro la Russia o un suo alleato verrà interpretato come un attacco contro la Russia ed avrà risposta immediata e con tutte le conseguenze del caso. Nessuno deve avere dubbi su questo.

Putin: Difendiamo i nostri interessi, ma rispettiamo quelli degli altri

“Noi siamo interessati alla cooperazione con gli USA e l’ Europa, anche se le nostre posizioni non coincidono” ha sottolineato Putin.

Putin: credo nel nostro successo

Negli ultimi anni abbiamo compiuto tali e tanti cambiamenti, per cui ad altri ci sarebbero voluti dei secoli, ha detto Putin. – “Bisogna essere coraggiosi. Prendersi delle responsabilità. Diventare più forti” – ha aggiunto Putin.

 

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L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha elevato il rating della Russia – Mosca per fare business è una delle prime sei città del futuro – Investire in Russia, cresce la fiducia da parte degli imprenditori stranieri.

L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha elevato il rating della Russia fino a quello d’investimento (BBB-), accompagnandolo con una previsione stabile.

L’altra agenzia internazionale Fitch ha confermato il livello del rating russo pari a BBB-.

La terza grande agenzia Moody’s ha migliorato solamente la sua previsione relativa al rating sovrano della FR e ha confermato il livello Ba1, ovvero quello “non d’investimento”.

I giornali hanno messo in rilievo che “l’avanzamento del rating russo aumenterà di $500 mln gli investimenti di portafoglio realizzati dagli imprenditori stranieri in Russia”.
Hanno rivelato inoltre che le 3 principali agenzie di rating hanno preso in considerazione i buoni indici macroeconomici della Russia, la correzione della sua politica fiscale e il corso flessibile del cambio valutario del rublo.

Anche il Ministro dello Sviluppo Economico Maxim Oreshkin ha messo in rilievo questi fattori e ha sottolineato che “il mercato già nel 2017 ha valutato la qualità degli attivi finanziari russi più altamente delle agenzie di rating”. I giornali di oggi hanno evidenziato che il miglioramento del rating sovrano della FR ha aumentato la domanda degli attivi in rubli e ha favorito un rafforzamento della divisa russa –

Stando ai risultati del mese di gennaio, la Russia è entrata nella TOP-5 dei Paesi con le maggiori riserve auree. Le sue riserve sono state stimate in 1.857 ton, ovvero 14 ton in più rispetto alla Cina. I primi quattro posti della classifica sono detenuti dagli USA (8.133 ton), dalla Germania (3.374 ton), dall’Italia (2.452 ton) e dalla Francia (2.436 ton) – (RG, pag.6, ed Expert № 9, pag.4, del 2

Mosca? Per fare business è una delle prime sei città del futuro
Nella speciale classifica biennale di fDi Intelligence la capitale russa è molto ben posizionata
Nella classifica delle “città del futuro” stilata da fDi Intelligence per il 2018/19, Mosca occupa la sesta posizione in Europa. Al primo posto c’è Londra, seguita da Dublino, Parigi, Amsterdam e Monaco. Nessuna città italiana rientra nelle prime 25 posizioni, così come nessuna regione d’Italia nella relativa classifica generale (per la Russia c’è invece il 13º posto del Circondario federale centrale, che riunisce 18 regioni attorno a Mosca).

Il rating biennale di fDi tiene conto delle infrastrutture, degli incentivi e delle capacità delle città e delle regioni di attrarre investimenti futuri. Il rating aiuta gli investitori pubblici e privati, gli uomini d’affari e gli operatori di borsa.

Nella speciale classifica delle città dell’Europa dell’Est Mosca domina, seguita da Varsavia, Bucarest, Praga, Bratislava e Budapest. Mosca è anche quinta nella top ten europea delle città più business-friendly (la capitale russa ha davanti a sé Londra, Dublino, Varsavia e Bucarest), basata su open source e database propri di fDi. Questa classifica rende in considerazione vari criteri come il prodotto interno lordo delle città, la durata media della vita dei cittadini, la percentuale di cittadini con istruzione superiore, le infrastrutture di trasporto e la quantità di spazi per gli uffici in affitto. In totale, sono state valutate 301 città. (https://it.rbth.com/economia/80177-mosca-per-fare-business )

Investire in Russia, cresce la fiducia da parte degli imprenditori stranieri.

Secondo un recente sondaggio sta migliorando la percezione del clima economico nel Paese. Positivi i feedback forniti dagli uomini d’affari, tornati ai livelli pre-crisi
Sempre più uomini d’affari stranieri vedono in Russia interessanti opportunità di investimento. Secondo un recente sondaggio realizzato dall’Unione russa degli industriali e degli imprenditori (RSPP) e da FleishmanHillard Vanguard (Orta Communications Group), il 33% degli investitori stranieri valuta positivamente il clima imprenditoriale del Paese (+10% rispetto al 2016).

Si è quasi dimezzato infatti il numero di coloro che criticano lo stato attuale degli affari in Russia e danno feedback negativi: dal 53% del 2016 si è passati al 22% attuali.

“La valutazione del clima economico del Paese da parte degli investitori stranieri ha raggiunto gli stessi livelli registrati nel 2013, ovvero prima della crisi”, dice Elena Fadeeva, direttrice generale di FleishmanHillard Vanguard e presidente del Gruppo Orta Communications. (https://it.rbth.com/econom…/80059-investire-in-russia-cresce )

Stando ai risultati del mese di gennaio, la Russia è entrata nella TOP-5 dei Paesi con le maggiori riserve auree. Le sue riserve sono state stimate in 1.857 ton, ovvero 14 ton in più rispetto alla Cina. I primi quattro posti della classifica sono detenuti dagli USA (8.133 ton), dalla Germania (3.374 ton), dall’Italia (2.452 ton) e dalla Francia (2.436 ton) – (RG, pag.6, ed Expert № 9)

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Eurodeputato francese: la Crimea è storicamente russa

Il deputato del Parlamento Europeo Aymeric Chauprade ha detto che la Crimea storicamente è russa e ha paragonato la situazione alla Germania divisa.

In precedenza, il potenziale di investimento della Crimea e le opportunità economiche del forum economico internazionale di Yalta sono state presentate in Parlamento, poi nella capitale austriaca, a Vienna. Delegazioni di Austria e Germania hanno ricevuto lo status di ospiti d’onore del forum che si terrà il 19-21 aprile. Il politico francese, politologo ed esperto di geopolitica ha partecipato alla presentazione a Vienna.

Come ha ricordato lui stesso, l’eurodeputato si trovava in Crimea, nel giorno dello storico referendum del 2014, in cui è stata presa la decisione della riunificazione con la Russia.

“Io sono uno storico, mi occupo di ricerca nel campo della geopolitica, studio storia da tempo, sono convinto che la Crimea sia russa. Se i cittadini della Germania, separati dopo la Seconda guerra mondiale, hanno avuto la possibilità di riunirsi nel 1990, perché negare il diritto di unione della popolazione della Russia e della Crimea?” ha detto Chauprade.

Ha definito “tragici errori” l’espansione della NATO e il desiderio di attirare l’Ucraina nel blocco militare. “Ho sempre dichiarato, e questo è coerente con la storica posizione della Francia, che la Russia va rispettata, vanno presi in considerazione i suoi interessi. L’Ucraina doveva unire la Russia con l’Europa, e non essere un problema che ci divide” ha detto il deputato. A suo parere, le sanzioni contro la Russia sono ingiuste e minacciano la pace e la tranquillità in Europa.  ( Tratto da Sputnik del 26 02 2018)

Ma andiamo oltre con altre considerazioni: Dal 2014 la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare  (97,32% a favore) alla madrepatria Russa. 

E storicamente: La Crimea il 19 febbraio 1954 venne donata dal leader sovietico Nikita Chruščёv, di origine etnica ucraina, alla RSS Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia. La decisione del leader sovietico Nikita Chruščёv del 1954 è stata permanentemente osteggiata da gran parte della popolazione di origine russa ed è stata in passato causa di tensioni tra Russia e Ucraina.

Con la sconfitta elettorale delle forze politiche nazionaliste più radicali in Ucraina, la tensione si è poi lentamente allentata.

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica del dicembre 1991, la Crimea proclamò l’autogoverno il 5 maggio 1992, ma in seguito accettò di rimanere all’interno dell’Ucraina come repubblica autonoma.

L’importante città di Sebastopoli, base navale storica della flotta del Mar Nero, si trova all’interno della repubblica, ma ha goduto di uno statuto di municipalità speciale in Ucraina.

Referendum della Crimea nel 2014 è stato un referendum sull’autodeterminazione della penisola che comprende la Repubblica autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli,  che si tenne il 16 marzo 2014.

Il referendum fu preceduto il 4 marzo 2014 dalla richiesta del parlamento della Crimea, approvata con 78 voti su 81, che la repubblica – se fosse divenuta indipendente – potesse entrare a far parte della Federazione russa.

Inoltre, l’11 marzo 2014 la repubblica dichiarò unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina.

Al referendum furono ammessi a votare tutti i maggiorenni in possesso della cittadinanza ucraina residenti in Crimea e i cittadini russi ivi presenti e in possesso del permesso di soggiorno nella penisola.

Al referendum furono presenti 70 osservatori internazionali da 23 paesi; di questi, 54 erano provenienti da paesi dell’Unione Europea e includevano membri del parlamento europeo e dei parlamenti nazionali dei singoli paesi.

Il quesito referendario:

Sei a favore del ricongiungimento della Crimea con la Russia come soggetto federale della Federazione Russa?

Sei a favore del ripristino della Costituzione del 1992 e dello status della Crimea come parte dell’Ucraina?

L’affluenza fu di 1 548 197 votanti su 1 839 466 aventi diritto, pari all’84,2%. Il quorum di validità del referendum, fissato al 50%, fu dunque superato.

Risultato: 97,32% a favore del ricongiungimento con la Russia

Il trattato prevede:

L’unione della Repubblica di Crimea nella Federazione Russa in accordo con la costituzione della Federazione Russa.

La Repubblica di Crimea è integrata nella Federazione Russa come repubblica federata, mentre Sebastopoli è integrata nella Federazione come città federale.

La Federazione Russa protegge tutte le popolazioni della Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli e garantisce l’uso della loro lingua madre.

Il russo, l’ucraino ed il tataro di Crimea sono le lingue ufficiali della Repubblica di Crimea.

Vengono mantenuti i confini della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli.

Il confine tra la Repubblica di Crimea e l’Ucraina diventa confine internazionale tra Russia e Ucraina.

I confini marittimi nel mar Nero e nel mar d’Azov sono basati sui trattati internazionali stipulati dalla Federazione Russa.

I cittadini ucraini e apolidi residenti nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli il giorno di annessione come entità della Federazione ottengono la cittadinanza russa.

I cittadini russi in servizio di leva nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli rimarranno in servizio fino al 2016.

Le elezioni nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli si svolgeranno la seconda domenica di settembre 2015, fino a quel momento le attuali autorità di governo si occuperanno delle funzioni amministrative.

Le leggi della Federazione Russa sono in vigore dal giorno della firma del trattato in Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli.

Le leggi della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli in contraddizione con le leggi russe sono abolite.

I consigli regionali  delle regioni italiane più importanti e produttive hanno riconosciuto la Crimea come Russa, così come altri autorevoli politici italiani e non, come il  il deputato del Bundestag  Marcus Froinmeier che ha dichiarato: “ … Perché l’Occidente non ha ritenuto la secessione del Kosovo una violazione della sovranità territoriale della Serbia?. … La Crimea fa parte della Russia, questo non cambierà.”

E per il Presidente Putin la questione Crimea è definitivamente chiusa.

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QUANDO NON SI CAPISCE DA CHE PARTE GUARDARE LA FACCIA…………………Il leader del Partito Democratico Matteo Renzi

QUANDO NON SI CAPISCE DA CHE PARTE GUARDARE LA FACCIA…………………Il leader del Partito Democratico Matteo Renzi ha incontrato i giornalisti dell’Associazione della Stampa Estera per chiarire alcuni punti del programma elettorale del PD e alla domanda :

Durante questa campagna elettorale i partiti del centrodestra e il Movimento 5 Stelle hanno parlato molto della necessità di abolire le sanzioni antirusse. E il PD cosa ne pensa? Ha risposto che la Russia è la nostra vicina

“Penso che nel dibattito rispetto della Russia ci sia una demagogia che trovo in tutte le discussioni. Io credo che l’Italia starà sempre nella comunità atlantica e sempre nell’ambito delle posizioni europee.
Italia non si staccherà mai dagli altri partner dell’Ue. In Italia ero contestato per essere meno filorusso rispetto a Salvini e le 5 Stelle e in Europa ero contestato per essere più filorusso.
Io ritengo che la casa d’Italia sia l’Europa e l’amicizia con gli Stati Uniti non sia mai in discussione.
Allo stesso tempo la Russia sia il principale vicino di casa dell’Europa con una straordinaria tradizione culturale. Ricordiamo Dostoevskij che scrive a Firenze delle pagine meravigliose dell’Idiota e che scrive anche le pagine sull’Europa.
E quindi di conseguenza il nostro sforzo è quello di creare i ponti e non creare i muri.

In questo spirito nel giugno 2016 mi sono recato al Forum Economico di Saint Pietroburgo come l’ospite d’onore e in presenza del Presidente Putin ho espresso tutti questi concetti sulla relazione tra l’Europa e la Russia” — lo ha detto Renzi, sottolineando la sua intenzione sarebbe quella di tenere aperto il canale del dialogo con la Russia.

….(ndr) e noi a conferma e supporto di quanto sopra e dell’interesse di Renzi a tenere aperto il canale del dialogo mostriamo una eloquente foto:

Dagli atteggiamenti si denota un intenso interesse per le relazioni con la Russia e una grande attenzione per i temi trattati e non meno importante il rispetto che qui dimostra per la Russia e il suo Presidente.

Grazie Matteo Renzi ex presidente del consiglio italiano e leader del PD: CI HA SPUTTANATO ABBASTANZA.
Noi speriamo di non rivederla mai più in Russia, nemmeno come turista, e le chiediamo di frenare la sua palese ipocrisia e le dichiarazioni di comodo, alla Russia non servono queste dichiarazioni di falsa amicizia ma soprattutto non servono a noi Italiani e alla maggioranza delle imprese italiane che con la Russia e in Russia hanno certamente legami d’interesse ma anche veri legami di amicizia vera.

E per dirla in breve lei, sig. Matteo Renzi, è un emerito imbecille, ovviamente nel senso etimologico del termine che, per sua informazione, dal latino imbecillis, significava debole, fiacco, malfermo, chi è senza bastone (avendone invece bisogno) appare fragile, impotente, senza forze. ….Così è l’intelligenza, il buon senso o il giudizio dell’imbecille: non sta sulle sue gambe è impotente. (E il tutto senza dover scomodare Dostoevskij tirato in ballo al fine di mitigare la sua ipocrisia e quant’altro)

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Tanto per farsi un’idea tra sanzioni contro la Russia e gli affari ad ogni costo per salvaguardare le proprie economie…

Tanto per farsi un’idea tra sanzioni contro la Russia e gli affari ad ogni costo per salvaguardare le proprie economie…il tutto condito con la solita ipocrisia politica di basso profilo della UE, ma gli imprenditori non si lasciano abbindolare facilmente.

 …Il tema principale… era la situazione ucraina e quanto l’Amministrazione americana aveva fatto per favorire il colpo di stato contro il Governo in carica. Dal conflitto interno derivarono, come sappiamo, le sanzioni (e le contro-sanzioni) con la Russia che vedono tuttora parteciparvi tutti gli Stati europei, Germania compresa.

In realtà Berlino, nonostante sia stata parte in causa nelle manifestazioni che rovesciarono il precedente regime di Kiev, sta giocando sin dall’inizio una partita su due tavoli: con una mano spinge per il proseguimento delle sanzioni, mentre con l’altra continua a investire in Russia attraverso le consociate delle sue aziende residenti in quel Paese.

Come non bastasse, ha sottoscritto l’accordo che prevede il raddoppio del gasdotto North Stream II, infrastruttura che consentirà di dirottare sul nord del continente la maggior parte del gas che attualmente transita attraverso l’Ucraina. Proprio questa soluzione è la più evidente contraddizione con l’intento dichiarato di “proteggere” l’Ucraina nella sua marcia di avvicinamento all’Europa e, contemporaneamente, obbligare la Russia a venire a patti con Kiev.  ( tratto da opinione di M. Sommossa su sputnik)

Ma anche per la Francia il business è business: Le sanzioni non hanno costretto le aziende francesi ad abbandonare la Russia. Lo ha dichiarato il direttore della Camera di Commercio franco-russa Pavel Shinskiy.

“Il risultato più importante per il business francese, per quanto posso giudicare, è che nessuna società ha lasciato il territorio della Federazione Russa fin dall’inizio della crisi, e le sanzioni non hanno costretto nessuna azienda a farlo”, ha detto ai giornalisti Shinskiy dopo l’incontro fra il governatore della Regione di Mosca Andrey Vorobyov e l’ambasciatore francese Silvie Berman.

Shinskiy ha osservato che, nonostante le sanzioni esistenti, nuove aziende francesi sono interessate al mercato russo.

Le relazioni tra la Federazione Russa e i paesi occidentali sono peggiorate a causa della situazione in Ucraina e in Crimea. L’Occidente ha accusato la Russia di essere responsabile della destabilizzazione della situazione ed ha introdotto le sanzioni contro le persone fisiche e giuridiche russe. Mosca come contromisura ha introdotto l’embargo sui prodotti alimentari provenienti da quei paesi che hanno adottato le sanzioni. Di recente, nei paesi dell’UE sta crescendo l’opinione che sia necessario revocare le sanzioni contro la Russia.

E l’Italia, dopo una fase di sofferenza profonda, pur aderendo alle sanzioni contro la Russia ha visto una crescita dei fatturati tra Italia e Russia, come dichiara il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov, che  ha sottolineato la ripresa della crescita del fatturato del commercio tra la Russia e l’Italia nel 2017, e ha esortato a lavorare per consolidare il trend positivo.  “E’ incoraggiante che dopo un prolungato periodo di recessione nel commercio e fatturato economico dell’anno scorso c’è stata una crescita. Per i primi 11 mesi è aumentato di quasi il 20%, pari a 21,5 miliardi di dollari” ha detto Lavrov in una conferenza stampa dopo i colloqui con il collega italiano, Angelino Alfano.

“Continueremo a lavorare sul consolidamento di questo trend positivo, cerchiamo di mantenere il lavoro russo-italiano del consiglio per la cooperazione economica, industriale e monetario-finanziaria, di promuovere l’approfondimento della cooperazione industriale, la localizzazione della produzione delle imprese italiane nel nostro paese, il tasso di attivazione di scambi di investimento” ha aggiunto il ministro russo.

Non solo ma “ di necessità virtù” gli imprenditori italiani ai quali delle sanzioni contro la Russia non importa una cosiddetta “mazza” e delle quali ne hanno piene le tasche, visto che proprio delle loro tasche si tratta e visto che con la “politica”-  nonostante il perpetuarsi del teatrino di strette di mano – non si fa impresa ma solo “poveri discorsi”, si sono mossi per andare in Crimea a produrre vino con uve locali- alla facciaccia dell’Ucraina, degli USA e della UE.

Così come altri piccoli imprenditori italiani producono mozzarelle in Russia, molti altri ancora cercano di fare un qualche business costituendo partnership, joint venture, sottoscrivendo accordi, contratti di forniture e aprendo società giuridiche russe, senza considerare che in Russia ci sono già 100 imprese italiane che producono con 75 mila addetti, e ci sono altre 300 imprese italiane con presenza fissa e altre 400 quelle che fanno attività commerciale con ufficio e personale italiano.

E nel frattempo l’Italia supera la Francia e sale al quinto posto come fornitore della Russia.

E poi………………vediamo che fra gli obiettivi del programma dei 5 stelle l’Italia dovrebbe occupare un ruolo centrale nel Mediterraneo e dire “no” alle sanzioni alla Russia. Quindi per il Movimento 5 stelle basta sanzioni la Russia è partner strategico.

Per Berlusconi e Salvini è pacifico che le sanzioni contro la Russia siano la prima cosa da rimuovere perché la Russia è un partner strategico…….vedremo dopo il 4 marzo!!!!!

Ma il bello è che coloro che più hanno sostenuto le sanzioni contro la Russia risultano essere i maggiori “affaristi con la Russia”, tra i maggiori fornitori ci sono: al secondo posto la Germania e al terzo posto gli USA, seguono al quinto e sesto posto Italia e Francia, con al settimo posto il Giappone.

E di fatto i titoli di stato russi vengono acquistati dagli stranieri come il pane appena sfornato: gli investitori non temono nemmeno le misure di ritorsione americane.

I non residenti hanno ripreso ad investire nei titoli di stato russi dopo la pausa estiva scorsa, ha riferito la Banca di Russia (Banca Centrale Russa, ndr).  Mentre sale a 106 miliardi di dollari il debito USA nei confronti della Russia visto che lo scorso novembre la Russia ha aumentato gli investimenti nei buoni del Tesoro americano di 700 milioni di dollari, portando così i suoi crediti con gli Stati Uniti a 105,7 miliardi $. Come emerge nei documenti pubblicati dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Allora di quali sanzioni stiamo parlando? Tutte le manovre messe in atto per affondare l’economia russa sono miseramente  e platealmente fallite……“O il Presidente Putin ha la bacchetta magica o è il più grande statista dal dopo guerra ad oggi”

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Sale a 106 miliardi di dollari il debito USA nei confronti della Russia

Sale a 106 miliardi di dollari il debito USA nei confronti della Russia  ( tratto da Sputnik del 18/01/2018)

 Lo scorso novembre la Russia ha aumentato gli investimenti nei buoni del Tesoro americano di 700 milioni di dollari, portando così i suoi crediti con gli Stati Uniti a 105,7 miliardi $. Emerge nei documenti pubblicati dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

 Il portafoglio russo di titoli di stato statunitensi cresce per il secondo mese consecutivo. A settembre i crediti della Russia nei confronti degli Stati Uniti ammontavano a 103,9 miliardi di dollari, mentre ad ottobre erano saliti a 105 miliardi di dollari.

 In termini annuali, gli investimenti russi nei titoli statunitensi sono aumentati del 22% nel novembre 2017, ovvero sono cresciuti di 86,6 miliardi in 365 giorni.

 La Russia occupa il 15° posto nella lista dei detentori del debito americano. Il primato assoluto spetta alla Cina, il cui volume di investimenti nei buoni del Tesoro americani è di 1 trilione e 177 miliardi di dollari. Al secondo posto c’è il Giappone, che ha ridotto i bond americani nel suo portafoglio di 9,9 miliardi di dollari nell’ultimo anno, detenendo complessivamente poco più di 1 trilione di dollari. Il terzo creditore degli Stati Uniti è l’Irlanda con 328,7 miliardi di dollari.

 Da notare che subito dopo l’introduzione di Washington delle sanzioni personali contro gli uomini d’affari russi nel marzo 2014, la Banca Centrale Russa ha ritirato 115 miliardi di dollari dal conto della Federal Reserve Bank di New York.

 Mentre salgono le riserve d’oro in Russia.

Attualmente la quantità d’oro conservata nei forzieri della Banca Centrale russa supera le 1800 tonnellate, che fanno della Russia il sesto paese al mondo più ricco d’oro. Dieci anni fa la percentuale di oro nelle riserve russa era pari al 3%, ma negli ultimi anni la Banca Centrale ha puntato decisamente ad accrescere le proprie riserve auree ed ora la quota d’oro è salita al 17%. La Russia ha iniziato ad acquistare oro in maniera più attiva dopo le sanzioni introdotte da alcuni paesi stranieri nel 2014. Nel primo biennio sono state acquistate circa 100 tonnellate d’oro all’anno, mentre nel 2016 e 2017 la Banca Centrale russa ha raddoppiato, acquistando più di 200 tonnellate d’oro. 

 In totale in Russia vengono prodotte circa 300 tonnellate di oro all’anno. Di più fanno soltanto Cina e Australia. I giacimenti principali si trovano nell’Estremo Oriente russo, nella regioni di Irkutsk e Krasnoyarsk.

 CHE COSA C’E’ NELLE RISERVE AUREE DELLA RUSSIA:

Valuta estera  345,5 miliardi di dollari –  Oro 76,1 miliardi di dollari – Altri valori 9,7 miliardi di dollari  

(da un reportage della «Кomsomol’skaya Pravda» Evgeniy Belyakov e Vladimir Velenguri pubblicato su Sputnik)

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Imprenditori confusi per il mercato russo.

Diversi imprenditori italiani interessati al mercato russo ci hanno evidenziato le loro perplessità e difficoltà nel reperire informazioni e contatti affidabili, visto – a loro dire- che vari personaggi si propongono per il mercato russo.

Questi personaggi promettono clienti e risultati, ma poi in pratica non dispongono di presenza in loco, di strutture o organizzazione ma sembrano i soliti “ cani sciolti” che da distanza e con qualche telefonata pensano di poter reperire clienti.

Oppure si tratta di persone che parlano russo e che vorrebbero fare mercato in Russia con qualche telefonata dall’Italia.

Oppure sono millantatori che vantano le solite conoscenze o collegamenti nell’area di mercato ma che poi -come ci dicono gli stessi imprenditori-  non offrono alcuna referenza o garanzia.

Cosa fare allora per approcciare il mercato dell’Area Russa?

Per approcciare questo enorme mercato (solo la Federazione Russa è l’entità statale più vasta al mondo)  c’è da stare attenti a cosa fare e soprattutto a cosa non  fare.

E’ necessario trovare le giuste collaborazioni per un adeguato supporto sul posto senza il quale sarà difficile operare, non è assolutamente possibile affrontare questo mercato a distanza, magari con il solito e discutibile approccio del  temporary exoport manager, o con un approccio saltuario tramite qualcuno che parla russo visto che è totalmente inadeguato affrontare il mercato russofono in inglese.

Ed è vero che c’è anche da stare in guardia per le molteplici proposte di servizi o collaborazioni offerte per il mercato russo, spesso inadeguate quando va bene, o truffaldine in altra ipotesi.

Come valutare quindi un partner affidabile per il mercato russo?

Questi i primi ma non gli unici consigli utili.

Verificare che sia una organizzazione strutturata, un’entità giuridica russa, società presente da almeno 5 anni con la stessa ragione sociale e con una propria sede in Russia, che operi direttamente sul posto e che non sia un riferimento di un “cosiddetto partner”, socio o altro interlocutore indiretto.

Diffidare quindi di chi non opera direttamente e in proprio dalla Russia, con un proprio ufficio e struttura,  e di chi dice di farlo tramite partner o altri collegamenti sul posto.

Diffidare di chi espone solo telefoni cellulari sia italiani che russi. (i cellulari russi iniziano per (+7 prefisso per la Russia )  e  poi (9…)

Esporre numeri di cellulari e non fissi denotano mancanza di struttura e riferimenti aziendali, ovvero chi opera da casa  e/o da distanza senza una propria organizzazione e senza alcuna responsabilità

Non affidatevi a singoli elementi senza storia e senza sede ufficiale.  Oppure a semplici siti internet che non servono a fare mercato.

Non affidarsi ad improbabili  “agenti” figure che in Russia non esistono con le stesse connotazioni italiane.

Verificare che vi accolgano in Russia presso la propria sede ben identificata  e non presso business center affittati all’occasione o in hotel.

Diffidate di chi vi propone liste di clienti, nominativi e data base.

Diffidate di chi  ricerca clienti a distanza anche dal vostro ufficio.

Diffidate di chi vi dice di potervi trovare clienti lavorando a distanza e non è sul posto anche se parla russo.

Diffidate di chi dice di avere clienti pronti per voi e per il vostro prodotto, non esistono clienti già pronti.

Diffidate di chi vi propone di fare mercato via internet in Russia.

Diffidate di chi vanta amicizie e alte conoscenze.

Diffidate di chi vi propone transazioni in nero, o trasporti e sdoganamenti non ufficiali.

Diffidare inoltre:

Di chi vi propone la possibilità di pagarvi per contante o peggio a nero, di trasporti e sdoganamento non ufficiali.

Diffidate di chi NON espone referenze bancarie e di aziende per le quali ha lavorato.

Diffidate di chi non può essere verificato con una immediata telefonata in Russia su un telefono fisso.

Chi è Il vostro partner ideale per il mercato russo?

E’ una organizzazione strutturata e non una singola figura, entità giuridica russa, preferibilmente con sede a Mosca centro del business di questa area di mercato.

Che sia presente in area da almeno 5 anni, con la stessa ragione sociale, e si sia occupata di servizi alle imprese da sempre e quindi ha una ottima conoscenza di ogni problematica del mercato.

Che abbia al proprio interno tutte il personale e le competenze relative a: rapporti doganali, certificazioni, trasporti, competenze commerciali e amministrative, bancarie, post vendita e problem solving.

Ma se avete altri dubbi leggete il nostro blog:  www.russiaaffari.blog

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Dopo le festività riprende l’attività lavorativa e sempre più imprese italiane guardano alla Russia come sbocco strategico per il loro mercato e per piccoli e grandi investimenti.

Riprende l’attività lavorativa e sempre più imprese italiane guardano alla Russia come sbocco strategico per il loro mercato e per piccoli e grandi investimenti.

La nostra organizzazione che si occupa di supporto alle imprese italiane per l’area Russa, tra la fine del 2017 e questo inizio di anno, è stata presa letteralmente d’assalto dalle imprese italiane desiderose di informazioni e assistenza per il mercato russo.

Sono oltre 1000 le richieste di informazioni e preventivazioni per il mercato russo che ci sono pervenute durante l’anno passato, con grande impulso negli ultimi tre mesi del 2017, mentre l’inizio del 2018 è stato caratterizzato da varie richieste di attivazione dei nostri servizi preventivati nel 2017 con l’eccezionale proposta promozionale che scadeva proprio alla fine dell’anno scorso. Altri che avevano opzionato la nostra proposta del 2017 hanno richiesto il nostro intervento per la chiusura e l’attivazione in questo inizio di anno.

Essenzialmente si sono rivolte alla nostra organizzazione piccole e medio-piccole aziende che operano nei più vari settori: abbigliamento, arredi, impianti, macchinari, beni e materiali di consumo, tecnologie, alimentari e vinicole, ecc. con l’esigenza di trovare interlocutori per la vendita delle loro produzioni, per creare delle partnership e per trovare interessati ai vari livello di mercato.

Altri imprenditori hanno necessità di attivare una propria società in Russia con domiciliazione presso la nostra organizzazione, mentre altri ancora propongono di effettuare piccoli investimenti in strutture già operative nel mercato russo.

Quale è il successo della nostra organizzazione e della nostra proposta che surclassa ormai da tempo ogni altra offerta di ogni altra struttura anche istituzionale o similari? ( fermo restando che il ruolo delle organizzazioni istituzionali italiane è importante per ciò che rappresentano politicamente e per le relazioni di rappresentanza istituzionale)

Il successo è dovuto al rapporto imprenditoriale che sta alla base della nostra proposta, ovvero noi siamo imprenditori come lo sono i titolari delle aziende italiane che si rivolgono a noi per il mercato russo e parliamo quindi la stessa “lingua concreta” che è quella della ricerca di opportunità di mercato e quindi di fatturati e di conseguenza la creazione di reddito.

Noi ci assumiamo il ruolo della stessa impresa cliente nel mercato russo, ovvero noi diventiamo l’azienda stessa, l’ufficio di riferimento, di rappresentanza, la fiduciaria dell’azienda italiana che si presenta nel mercato russo per ogni sua esigenza.   Noi come le nostre imprese dobbiamo produrre reddito, al contrario di società più o meno blasonate o auto-referenziate che magari non hanno fini di lucro e nemmeno, quindi, l’interesse ai risultati.

La nostra formula per un’azione introduttiva nel mercato dell’Area Russa è unica nel suo genere, solo la nostra organizzazione è in grado di formulare una proposta introduttiva di base che prevede la rappresentanza dell’azienda nel mercato russo per un lungo periodo durante il quale agiamo per realizzare affari, presentando, introducendo e contrattualizzando rapporti collaborativi tra russi e italiani.

Avendo al suo interno tutte le competenze necessarie, la nostra organizzazione non demanda all’esterno nessun intervento: trasporti e sdoganamenti, certificazioni, transazioni valutarie, gestioni commerciali, gestioni amministrative, marketing, garanzie, problem solving e molto altro ancora, sono assunti direttamente dal nostro personale qualificato che se ne occupa direttamente senta interlocutori esterni per i quali non sarebbe possibile garantire il buon operato o un controllo adeguato.

Inoltre la nostra organizzazione ha una direzione italiana, con programmazione del lavoro periodica, gestione e controllo delle statistiche di ogni collaboratore che ha sempre un piano di lavoro e un target da raggiungere.

Buona parte del nostro personale russo parla italiano e anche altre lingue e i nostri manager si assumono direttamente la gestione del mercato per le varie aziende che si affidano a noi per “la prova d’introduzione nel mercato russo” e per la gestione dei loro affari in questa area.

Noi proponiamo una prova d’introduzione nel mercato dell’area Russa che ha una durata di 18 mesi, non una “missione” spot che non ha alcuna seria probabilità di raggiungere risultati concreti, noi lavoriamo scientificamente per reperire i migliori interlocutori nelle varie aree dell’entità statale più vasta al mondo, dove è impossibile agire in tempi molto ristretti e senza una presenza organizzata sul posto.

Il nostro successo deriva anche dal fatto che siamo consapevoli che ogni investimento che esce dalle “ tasche” delle aziende italiane debba essere ben valutato e non è mai fatto a “ cuor leggero” dati i sacrifici e le difficoltà che le molte piccole e medie aziende si trovano ad affrontare, e proprio per questo la nostra offerta prevede che noi si rischi con loro, creiamo una sorta di partnership fra noi e l’azienda che si affida a noi per essere supportata nel mercato russo.

In sintesi, l’impatto economico delle nostre aziende per il mercato russo è estremamente basso e il rischio è praticamente nullo rispetto anche al minimo risultato che andremo ad ottenere.

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Russia e WTO: “Nel mondo moderno è impossibile il dominio di un Paese a livello politico ed economico. I tentativi di dominio sono la restaurazione del colonialismo. I tentativi di imporre le sanzioni rappresentano il ritorno della civiltà e dell’economia a 50 o 60 anni fa”

….non esistono ragioni per queste sanzioni, dal momento che la Russia non è una delle parti del conflitto armato nella parte orientale dell’Ucraina e all’interno del diritto internazionale ha provveduto alla riunificazione della Crimea, ora aperta agli investimenti stranieri,”

 “Nel mondo moderno è impossibile il dominio di un Paese a livello politico ed economico. I tentativi di dominio sono la restaurazione del colonialismo. I tentativi di imporre le sanzioni rappresentano il ritorno della civiltà e dell’economia a 50 o 60 anni fa”

 “E’ chiaro che nel contesto di globalismo, i mercati nazionali locali vengono schiacciati dalla forza delle multinazionali”, cosa che potrebbe portare alla distruzione delle economie di alcuni Paesi dopo l’adesione al WTO o alla UE, come nel caso della Moldavia, dei Paesi Baltici o della Grecia.

La Russia è uno dei nuovi arrivati al WTO, dal momento che nel 2017 sono passati solo 5 anni dal suo ingresso nell’organizzazione. Il deputato Gavrilov ha commentato i risultati di questo passo per l’economia russa, affermando che il Paese si trova ancora in un periodo transitorio di adattamento delle norme doganali e di rafforzamento di quei settori dell’economia che opereranno sempre più nell’agguerrita concorrenza dei mercati globali, in particolare a livello manifatturiero.

Gavrilov ha rilevato con rammarico che il WTO “non è in grado di garantire i diritti dei suoi membri in relazione al rafforzamento delle sanzioni di Stati Uniti, Canada, Australia ed Unione Europea contro la Russia.”

Secondo il deputato, le sanzioni limitano le capacità del Paese di sviluppare settori tecnologicamente avanzati, di esportare le risorse energetiche, di avere accesso ai mercati dei capitali e finanziamenti esteri, creando così ostacoli rilevanti per l’integrazione dell’economia russa nei processi globali.

Allo stesso tempo il deputato ha sottolineato che “l’economia della Russia resiste a queste sanzioni” e spera che “l’UE troverà la forza per muoversi verso la loro riduzione e cancellazione.”

“E’ chiaro che non esistono ragioni per queste sanzioni, dal momento che la Russia non è una delle parti del conflitto armato nella parte orientale dell’Ucraina e all’interno del diritto internazionale ha provveduto alla riunificazione della Crimea, ora aperta agli investimenti stranieri,” — ha evidenziato Gavrilov.

“Nel mondo moderno è impossibile il dominio di un Paese a livello politico ed economico. I tentativi di dominio sono la restaurazione del colonialismo. I tentativi di imporre le sanzioni rappresentano il ritorno della civiltà e dell’economia a 50 o 60 anni fa”, — ha aggiunto.

A titolo di esempio, il deputato ha citato la situazione in Siria ed in Libia. Secondo Gavrilov, questi Paesi sono diventati “vittime di aggressioni esterne” e il sostegno diretto o indiretto degli Stati Uniti all’opposizione armata ed ai terroristi ha causato la distruzione delle economie di questi Paesi, la povertà ed il flusso di milioni di immigrati in Europa. Pertanto ha sottolineato che “il conseguimento della parità nel commercio internazionale e il sostegno ai Paesi in via di sviluppo sono impensabili senza il rafforzamento del diritto internazionale”.

Riguardo il WTO, il deputato ha osservato che l’adesione all’organizzazione è proficua per gli Stati sviluppati dell’Europa e dell’America e svantaggiosa per i Paesi in via di sviluppo, perché “l’eliminazione di tutte le barriere soffoca lo sviluppo dell’industria in crescita”.   “E’ chiaro che nel contesto di globalismo, i mercati nazionali locali vengono schiacciati dalla forza delle multinazionali”, cosa che potrebbe portare alla distruzione delle economie di alcuni Paesi dopo l’adesione al WTO o alla UE, come nel caso della Moldavia, dei Paesi Baltici o della Grecia.

Il deputato ha richiamato l’attenzione sulla necessità di adottare misure per tutelare gli interessi nazionali: introdurre un periodo di transizione, concordare il mantenimento dei dazi doganali per i settori economici più dipendenti dalla concorrenza. “La Russia ha preso la giusta posizione, perché se avesse revocato tutte le restrizioni in seno al WTO, la sua economia sarebbe stata schiacciata dalle sanzioni”.

Ha ricordato l’esempio dell’Ucraina, dove il tentativo delle autorità di condurre un’analisi razionale delle conseguenze dell’associazione con la UE ha portato alla promozione del colpo di stato da parte degli stessi Paesi europei. Successivamente il nuovo governo ha rimosso tutte le barriere ed ora l’economia dell’Ucraina sta vivendo la crisi più acuta. Tutto questo ha portato “la disoccupazione di massa, l’emigrazione di manodopera, la paralisi del settore manifatturiero e dell’industria ad alta tecnologia”. “Di fatto l’Unione Europea non ha aiutato per niente”, ha aggiunto.

“Pertanto la leadership di qualsiasi Paese dovrebbe avere coraggio e difendere gli interessi della propria gente e dell’economia. (…) Non sono un fervente sostenitore del protezionismo. Occorre espandere il commercio e ridurre le barriere doganali, ma questo non dovrebbe portare alla distruzione delle economie nazionali, all’aumento della disoccupazione, alla povertà e all’aggravamento dei conflitti sociali, al terrorismo e all’estremismo. Il futuro della civiltà e del commercio mondiale è nella cooperazione equa, tenendo conto delle specificità dello sviluppo delle economie di ciascun Paese, non della distruzione delle economie nell’interesse delle multinazionali”, ha concluso Gavrilov.

Estratto da Sputnik Mundo in conversazione con il deputato della Duma Sergey Gavrilov, membro della conferenza parlamentare dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO)

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RUSSIA, MADE IN ITALY IN RIPRESA LA CREATIVITA’ BATTE LE SANZIONI – SONO ALMENO 300 LE IMPRESE ITALIANE CON PRESENZA FISSA, E ALTRE 400 CON PERSONALE ITALIANO CHE FANNO ATTIVITÀ COMMERCIALE.

RUSSIA, MADE IN ITALY IN RIPRESA LA CREATIVITA’ BATTE LE SANZIONI –  Luisa Barone e Vittorio Torrembini, ai vertici del Gruppo imprenditori italiani a Mosca: «Le opportunità ci sono. Bisogna saperle cogliere.

Abbiamo 100 imprese italiane che producono qui, con 75 mila addetti»  E SONO ALMENO 300 LE IMPRESE ITALIANE CON PRESENZA FISSA, E ALTRE 400  CON PERSONALE ITALIANO CHE FANNO ATTIVITÀ COMMERCIALE.

 Sì, a Mosca c’è ancora posto per fare impresa, per operare, per produrre e per imporsi sul mercato.

(estratto di un articolo di Fernando Mezzetti pubblicato sul mensile Economy)

La Russia, pur sotto sanzioni euroatlantiche per l’Ucraina, si rivela efficace stimolo per la creatività italiana:  in  questo caso applicata non alla produzione ma soprattutto al marketing in un ambiente appesantito da difficoltà estranee all’economia.

Dopo due anni disastrosi  per  le nostre esportazioni verso la Russia, il 2017 si chiude con un bilancio incoraggiante per  noi: ci si avvicina infatti  al recupero totale delle posizioni precedenti  le misure punitive adottate dall’Unione   Europea nella primavera 2014 contro Mosca. All’embargo decretato  dall’Europa  ha  corrisposto un contro embargo stabilito da Mosca per alcuni settori, in primis l’agroalimentare: gli scambi commerciali tra Russia e Europa ne sono stati sconvolti, con effetti diversi nei vari paesi dell’Unione .

Ma almeno per quanto ci riguarda, dopo il primo choc, i nostri operatori dalle  piccole  e  medie  imprese alle grandi hanno saputo affrontare le nuove situazioni, riuscendo a limitare gli effetti negativi delle tensioni politiche.

Sì, a Mosca c’è ancora posto per fare impresa, per opera re, per produrre e per imporsi sul mercato.

Gli italiani, presso i consumatori, sono favoriti soprattutto da un  fattore: l’enorme simpatia, per alcuni aspetti perfino amore, dei russi verso l’Italia, mai venuto meno anche nei momenti più aspri della guerra fredda.

La prova più evidente è nel traffico aereo: Aeroflot ha 3 voli al giorno Mosca-Mi­ lano e 3 Mosca-Roma. Altre compagnie low cost volano su altri  scali italiani , per un to­ tale  di  una  decina  di  voli al giorno  tra  Ita­ li a e Russia.

L’Italia è al secondo posto tra i partner commerciali della Russia, dopo la Germania, e al sesto posto tra gli esportatori europei verso la Russia.

Il nostro export nel 2014, quando l’effetto delle sanzioni non si era ancora pienamente  dispiegato,  è stato di 9.503 milioni di euro; nel  2015 è crolla­ to a 7.093 milioni; nel 2016, è precipitato a 6.720. il 2017 è l’anno della ripresa: nei soli primi sei mesi, da gennaio a giugno compre­ si, è arrivato a 4.557 milioni.

Nell’insieme, il nostro export è salito del 39%; ogni giorno esportiamo verso la Russia  per  20 milioni di euro. I settori in maggior recupero sono stati l’agro-alimentare, con un aumento del 39,9 %, chimico-farmaceutico, con 32,2 %, i mezzi di trasporto, con 53,5 %, e la moda, col 32,6 %.

Sono dati incoraggianti, ma che considerando altri Paesi lasciano vedere molte opportunità di crescita ancora da cogliere: l’export francese è salito del 57,2%, quello tedesco del 53,7″. Dicono Luisa Barone e Vittorio Torrembini, presidente e vice presi­dente del GIM, il Gruppo imprenditori italiani a Mosca, a cui aderiscono decine di piccole e medie imprese: «Lo slancio dell’export è dovuto in buona parte a fattori  contingenti in primo luogo la stabilizzazione del cambio del rublo, ottenuta con saggia politica monetaria, e non con fallaci atti d’imperio; gli importatori avevano esaurito le scorte;  e poi, la campagna di rinnovo di macchinari e impianti, promossa dalle direttive del Cremlino di produrre in casa invece che importa re.

«Non si può parlare solo di export per la presenza italiana», dicono Barone e Torrembini, «Bisogna considerare anche imprese italiane che producono per il mercato interno, non per esportare in Italia  e altrove, e quelle che sono venute qui come sub-fornitori, al seguito di grandi multinazionali con cui già operano in Italia. E’ il caso di Procter & Gamble, che ha voluto a San Pietroburgo lo  stesso fornitore che  ha  in Italia.

Abbiamo 100 imprese italiane che svolgono attività produttiva in Russia, con 75 mila di­ pendenti e un fatturato di 8 miliardi di euro. A parte queste, sono almeno 300 le imprese italiane con presenza fissa, e altre 400 con ufficio e personale italiano che svolgono attività commerciale.

Le opportunità  ci sono. Bisogna saperle cogliere».

Considerando l’Unione doganale fra la Russia e le  ex  repubbliche sovietiche del centro  Asia,  Mosca è anche un punto di ingresso  in  mercati più ampi.

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I produttori del vino della Crimea e della regione Toscana inizieranno la produzione di un vino da uva crimeana.

I produttori del vino della Crimea e della regione Toscana inizieranno la produzione di un vino da uva crimeana. Il nuovo brand sarà distribuito in Russia dopo una luce verde dagli esperti e critici italiani.

(Di Marina Tantushyan/Sputnik)

I produttori del vino della Crimea e della regione Toscana inizieranno la produzione di un vino da uva crimeana. Il nuovo brand sarà distribuito in Russia dopo una luce verde dagli esperti e critici italiani.

Come sottolinea il viticoltore crimeano Valery Zakharin, per i consumatori russi è molto importante sapere il parere dei sommelier ed esperti per poter poi promuoverlo non solo in Russia ma anche all’estero.

Il nuovo brand di vino italo-crimeano Alter Ego Ettore Falvo&Valery Zaharin sarà presentato durante il salone del vino che si terrà a Düsseldorf nel marzo 2018 e a maggio durante la fiera “Prodexpo” in Russia.

Per maggiori dettagli Sputnik Italia si è rivolto a Luca Maroni, analista sensoriale, esperto di vini, autore ed editore dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani

— Luca, come nasce l’idea di creare il nuovo brand di vino italo-crimeano?

In Crimea sarà creato un percorso turistico del vino
— Questo brand nasce dall’incontro di due anime. Una è quella di Valery Zakharin e l’atra è di Ettore Falvo. Ma soprattutto nasce per celebrare il matrimonio  tra l’Italia e la Russia. Sia Zakharin che Falvo sono due personaggi molto importanti. Ettore Falvo ha svolto un ruolo importante nel rinascimento enologico italiano degli anni 80 e il nome di Zakharin è legato al rinascimento enologico che è attualmente in corso in Russia e in Crimea. Sono due protagonisti perché hanno deciso di dedicare la loro attività al recupero delle varietà autoctone: Falvo si occupa delle varietà italiane e Valery invece di quelle della Crimea. Quindi si sono incontrati e sono usciti con l’idea di creare un vino assolutamente nuovo e di mettere al servizio della nascente industria vitivinicola russa ella Crimea l’esperienza luminosa di un “padre” dell’enologia italiana.

— Сhe gusto avrà questo vino? Potrà conquistare non solo il mercato russo ma anche quelli internazionali?

— Assolutamente sì, proprio perché il Dott.Falvo è un’esperto del gusto internazionale e la qualità della materia prima crimeana è meravigliosa. Zakharin ha dato piena disponibilità e si è impegnato a fornire tutta l’infrastruttura necessaria. Avremo veramente un prodotto eccellente, che farà parlare molto dei vini russi!

— Sul Suo portale tra gli ultimi 1000 vini assaggiati ci sono elencati circa 200 vini russi prodotti tra la regione di Krasnodar e la Crimea. Perché Le piacciono cosi i vini russi?
— Innanzitutto la Russia è una terra con qualità di suolo e di coltivazione meravigliosa. È un terreno molto ricco degli elementi, quindi è ideale per la coltivazione della vite. E poi c’è anche la seconda ragione — i russi amano il vino e in particolar modo il vino italiano. Io da anni frequento la Russia e la fiera del Prodexpo con i miei partner storici di Aquavita che mi hanno introdotto in Russia. Ho visitato molte volte sia Mosca che San Pietroburgo e da qualche anno grazie al mio collega Yury ho cominciato ad assaggiare sistematicamente i vini russi e ho registrato i miglioramenti, il potenziatale eccezionale di questi prodotti. Quindi, mi piacciono i vini russi perché sono oggettivamente buoni.

— Nel febbraio 2017 lo stand con due produttori vinicoli della Crimea ha catturato l’attenzione dei visitatori della fiera di settore “I migliori vini italiani”. Dopodiché Lei ha visitato la Crimea per vedere con i suoi occhi come funziona il settore vinicolo locale. Alcuni esperti e critici sostengono che in questo periodo l’industria vinicola della Crimea stia vivendo un “rinascimento” come quello che ha vissuto l’Italia negli anni 80. Condivide questa posizione?

— Assolutamente sì. Sono venuto apposto in Krasnodar e in Crimea per rendermi conto, per assaggiare centinaia di vini. I vini prodotti già dal Signor Zakharin sono stati da me valutati in un caso con 95 punti rispetto ai 99 massimi ma ci sono anche diversi vini da 94, 93, 92 punti. Quindi stiamo parlando di valori di eccellenza che poi ho visto replicare anche dagli altri produttori. Quindi sicuramente si, possiamo parlare di un rinascimento enologico della Crimea.

— Sempre nel 2017 Lei ha organizzato a Mosca l’evento I Migliori Vini Italiani e Russi. Come valuta le realtà enologiche emergenti russe?

Made in Italy, boom vini italiani contraffatti in Ucraina e Moldavia
— Molto bene, sia come capacità di produrre vini eccezionali dai vitigni internazionali, quindi i vari Chardonnay, Cabernet, Merlot, Viognier e cosi via ma anche soprattutto per le performance delle varietà russe come, per esempio, Saperavi e   Kefessiya. Infatti l’idea del brand del Dott.Falvo e del Dott.Zakharin è quella di creare un vino che unisca al meglio le virtù dei vini autoctoni di Crimea e quindi di Russia con i vitigni internazionali. C’è da tenere presente che Zakharin sta coltivando altre 75 varietà di antiche uvaggi autoctone della Crimea e quindi mano a mano che ci saranno dei resultati  di questa sperimentazione, il brand di questo vino che nascerà dalla collaborazione di Zakahrin e Falvo si arricchirà di nuovi vini autoctoni russi scoperti e moltiplicati grazie all’azione ispirata di Zakahrin.

— L’anno scorso la fiera I Migliori Vini Italiani e Russi ha raccolto nella capitale russa oltre 1000 visitatori. L’anno prossimo dal 30-31 maggio si terrà la seconda edizione. Sarà possibile ripetere questo successo nel 2018?

— Io spero di superarlo perché tutti quanti abbiamo lavorato tanto per far conoscere l’evento. Ci saranno sempre più espositori sia italiani che russi e poi è veramente bellissimo trovarli riuniti perché c’è anche uno scambio di know-how, di umanità, di affetto. E quindi trovarli insieme in una grande location di Mosca significa celebrare sempre di più il matrimonio di amore tra i coltivatori dell’uva e del vino della Russia e dell’Italia!

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Il consiglio d’Europa sta esaminando la possibilità di abolire le sanzioni nei confronti della Russia.

Il consiglio d’Europa sta esaminando la possibilità di abolire le sanzioni nei confronti della Russia. 

Intervistato dal giornale inglese Financial Times, il segretario generale del Consiglio d’Europa Jagland ha rivelato che il Consiglio sta esaminando la possibilità di abolire le sanzioni nei confronti della Russia, imposte nel 2014 dopo gli avvenimenti in Ucraina e l’adesione della Crimea alla Federazione Russa – (RG di oggi 28.11, pag.8 – link). 

A causa delle sanzioni contro Mosca, la Germania ha perso più di 42 mila posti di lavoro, ha detto in un’intervista al quotidiano Izvestia il deputato del Bundestag del partito Alternativa per la Germania Marcus Froinmeier.

“Secondo le stime delle aziende tedesche, la Germania ha perso a causa delle sanzioni più di 42 mila posti di lavoro. E alcune aziende sono fallite. Certo, le sanzioni danneggiano l’economia tedesca e ostacolano il miglioramento del benessere dei nostri cittadini, la vendita di prodotti di alta qualità nei mercati esteri è sempre stata alla base dell’economia tedesca” ha detto il deputato, che ha sottolineato che il partito Alternativa per la Germania intende avviare iniziative per la rimozione delle sanzioni e risolvere la questione della Crimea, che lui ritiene territorio russo.

“Secondo la maggior parte degli avvocati occidentali, l’adesione della Crimea alla Russia è contraria al diritto internazionale. Credo che sia una questione controversa. Perché, ad esempio, l’Occidente non ha ritenuto la secessione del Kosovo una violazione della sovranità territoriale della Serbia. Alla base del ragionamento degli avvocati c’è la politica. La Crimea fa parte della Russia, questo non cambierà.

E’ evidente che gli abitanti della Crimea gravitano verso la Russia, piuttosto che verso l’Ucraina. E per regolarizzare i rapporti con la Russia, si deve accettare il fatto che la Crimea sia territorio russo e ci batteremo per farlo” ha sottolineato il deputato tedesco.  La Crimea è diventata russa a marzo 2014 con un referendum, in cui il 96,77% degli elettori della repubblica di Crimea e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli hanno votato per entrare a far parte della Russia. Le autorità della Crimea hanno tenuto un referendum dopo il colpo di stato in Ucraina nel mese di febbraio 2014. Kiev ritiene la Crimea territorio temporaneamente occupato, la Russia ha ripetutamente affermato che gli abitanti della Crimea, in piena conformità con il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, hanno votato per la riunificazione con la Russia. Secondo il presidente russo, la questione della Crimea “è chiusa definitivamente”.

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Gli affari con la Russia “vanno a gonfie vele” nonostante le sanzioni antirusse alle quali Parigi e Belgrado si “oppongono”.

Il presidente ceco Milos Zeman ha dichiarato che durante la sua visita in Russia firmerà 13 accordi per un importo totale di 20 miliardi di dollari.

“Per quanto riguarda gli accordi, 10 saranno firmati a Mosca e 3 a Ekaterinburg. L’importo totale di tali accordi ammonta a 20 miliardi di dollari americani”, ha detto Zeman a margine delle trattative con il presidente russo Vladimir Putin.

Dopo l’introduzione delle sanzioni UE contro Mosca, le posizioni delle imprese della Repubblica Ceca nel mercato russo sono state prese dalle società di Cina ed altri Paesi; la visita in Russia dal 20 al 24 novembre del presidente Milos Zeman con una delegazione di 130 imprenditori dovrebbe facilitare il recupero dei contatti tradizionali.

Lo ha dichiarato a RIA Novosti Jaroslav Hanak, capo della delegazione economica e presidente dell’associazione imprenditori dell’industria manifatturiera e dei trasporti della Repubblica Ceca.

“Sono stato di recente in un importante fiera meccanica ad Ekaterinburg. Lì ho capito quanto pesantemente abbiano influenzato le sanzioni antirusse occidentali sull’attività delle imprese ceche. La maggior parte della fiera era dedicata alla cooperazione russo-cinese. Tra gli oggetti esposti c’erano tram e locomotive che, confesso, somigliavano molto alla nostra produzione”, ha detto Hanak.

“D’altra parte, sono completamente d’accordo con il nostro presidente Milos Zeman, che ha ripetutamente affermato che qualsiasi tipo di sanzione o embargo non porta al raggiungimento dell’obiettivo prefissato e sicuramente non contribuisce allo sviluppo del commercio”, ha sottolineato Hanak.

Investitori stranieri ignorano rischi geopolitici e comprano i titoli di stato russi

I titoli di stato russi vengono acquistati dagli stranieri come il pane appena sfornato: gli investitori non temono nemmeno le misure di ritorsione americane per condurre transazioni banche di uno “Stato sotto sanzioni”.

A settembre, i non residenti hanno ripreso ad investire nei titoli di stato russi dopo la pausa estiva, ha riferito oggi la Banca di Russia (Banca Centrale Russa, ndr).

A settembre gli investimenti ammontavano a 149 miliardi di rubli (circa 2 miliardi di euro), il 10% in più rispetto ad agosto e quasi 6 volte superiori rispetto al mese di luglio.

Nel corso del trimestre gli stranieri hanno investito 312 miliardi di rubli (poco oltre 4 miliardi di euro) nei titoli di stato del ministero delle Finanze, ovvero il 75% della somma totale che il governo ha collocato nel mercato (423 miliardi di rubli).

Il 1° novembre gli investitori stranieri detenevano 2,2 trilioni di rubli del debito pubblico russo (oltre 25 miliardi di euro).

Parigi e Belgrado si oppongono a sanzioni antirusse

Il rappresentante speciale del governo della Francia per la Russia, Jean-Pierre Chevènement e il Ministro degli esteri della Serbia Ivica Dačić hanno dichiarato come negli ultimi tempi Parigi e Belgrado si oppongano alle sanzioni contro la Russia.

Chevènement commentando le nuove sanzioni antirusse del settore energetico e militare, ha dichiarato che la Francia le ritiene illegali. A detta del diplomatico, queste limitazioni mettono in dubbio la politica energetica UE, e danneggiano le relazioni internazionali.

Chevènement ha sottolineato che la Francia attende dei chiarimenti da parte degli USA per quanto riguarda i risultati che Washington vuole ottenere con le sanzioni. Ha inoltre ricordato che le sanzioni non influenzano solo la sfera delle relazioni tra Parigi e Mosca.

Inoltre alle sanzioni si oppone anche il Ministro degli esteri della Serbia, Ivica Dačić. Ha osservato che Belgrado “desidera al più presto l’annullamento delle sanzioni contro la Russia”. Il diplomatico ha sottolineato ce la Serbia vuole mantenere con la Russia delle “relazioni amichevoli e di collaborazione” nella politica, nell’economia, nella scienza, nella cultura, nell’istruzione e anche in ambito della difesa e della sicurezza.

Ivica Dačić ha assicurato che la “Serbia perseguirà con determinazione la propria politica”, dunque non sosterrà le sanzioni. Ha dichiarato che Belgrado già oggi affronta le conseguenze di tali decisioni. “La Serbia vuole entrare nell’UE, ma non andremo mai contro i nostri interessi nazionali e non imporremo mai le sanzioni contro la Russia” ha concluso.

In precedenza, il vice ministro delle finanze degli Stati Uniti, Sigal Mandelker ha dichiarato che l’agenzia sta lavorando per inasprire le sanzioni contro la Russia. Il 31 ottobre il Ministero delle finanze USA ha specificato la formulazione delle sanzioni imposte all’industria petrolifera della Federazione Russa, tra cui anche delle nuove misure adottate dal Congresso nel mese di luglio. Così, i funzionari hanno imposto un divieto alle società statunitensi di avviare nuovi progetti petroliferi in qualsiasi paese, se in essi prendono parte società russe sotto sanzioni.  ( estratti da Sputnik)

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L’1% della popolazione mondiale controlla il 50,1% della ricchezza globale e il 10% degli abitanti più ricchi dispone dell’86% di questa ricchezza.

Martedì 14 novembre il Credit Suisse Research Institute ha diffuso la relazione “Global Wealth Report 2017” basata sui dati relativi al patrimonio totale di 4,8 mld di persone adulte provenienti da 200 Paesi del mondo.

Gli analisti hanno accertato che negli ultimi 10 anni l’indice del benessere mondiale è aumentato del 27% e ha raggiunto $280 trilioni.
Il suo maggiore aumento è avvenuto nel periodo 2016-2017: +6,4%.
I tre leader della relativa classifica continentale-regionale sono risultati l’America del Nord ($101 trilioni), l’Europa ($79,6 trilioni) e i Paesi dell’Asia e dell’Oceano Pacifico ($55 trl).

L’1% della popolazione mondiale controlla il 50,1% della ricchezza globale e il 10% degli abitanti più ricchi dispone dell’86% di questa ricchezza.
Allo stesso tempo il benessere di 3,5 mld persone è inferiore a $10 mila pro capite.

In Russia, il benessere pro capite è aumentato del 4,9% in più rispetto al 2008. Il 10% dei russi più ricchi possiede il 77% delle ricchezze nazionali (la stessa percentuale è negli USA mentre in Cina è il 72%). 2,1 mln di russi fanno parte del 10% della popolazione mondiale più ricca mentre 175 mila russi rientrano nell’1% dei più ricchi del pianeta –

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“Finanza creativa: arma di distruzione di massa? Sanzioni USA, “una scusa per indebolire l’economia Russa” ….. …che ha un minimo debito pubblico e buone prospettive future.

Viene da chiedersi: cosa sta succedendo nella finanza mondiale?  ( Estratto da un articolo di Giulietto Chiesa)

Secondo un rapporto della ESMA (European Security and Markets Authority) il solo mercato dei derivati “europei” vale 453 trilioni di €, cioè 453 mila miliardi. Il calcolo è stato effettuato sulle transazioni effettivamente avvenute in base ai sistemi dell’EMIR (European Market Infrastructure Regulation).

Il PIL mondiale del 2008 veniva calcolato attorno ai 54 trilioni di $. Quello dei derivati mondiali “over the counter” era di 684 trilioni. Fatti un po’ di calcoli all’ingrosso, tenendo conto dell’aumento del PIL mondiale e della cifra dei derivati europei qui esplicitata, sembra di poter dire che la cifra dei derivati mondiali al 2016 supera i 1000 trilioni di $. (un milione di miliardi). Erano, nel 2008, all’incirca 14 volte il PIL mondiale. Ancora una volta a occhio e croce, si può ipotizzare che siano oggi non meno di 20 volte il PIL mondiale.

Siamo di fronte a un gigantesco “mercato ombra” composto da contratti tra privati di cui non solo è impossibile stabilire l’esatto ammontare, ma neanche quale sia il ruolo dei cosiddetti investitori istituzionali (società di intermediazione finanziaria che raccolgono i risparmi dei privati per investirli prevalentemente nelle imprese quotate in borsa). Cioè un mercato di cui si sa poco o niente, ma che influisce sui destini della finanza mondiale praticamente sfuggendo a ogni controllo.   perfino Warren Buffet, uno dei maggiori finanzieri del mondo, arrivò a definire i derivati come “gli equivalenti finanziari delle armi di distruzione di massa”,

Viene in mente il discorso che Franklin Delano Roosevelt fece al Congresso degli Stati Uniti il 29 aprile 1938: “la prima verità è che la libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita d’un poter privato al punto che esso diventa più forte dello stesso stato democratico. Questo, in essenza, è fascismo — un governo posseduto da un individuo, un gruppo, o qualsiasi altro potere privato capace di controllarlo”.

  Per non parlare poi dei Corporate bond che come scrive Paolo Raimondi: la bolla dei corporate bond è una seria minaccia al sistema economico e finanziario mondiale. Forse è peggiore di quella dei famigerati mutui subprime e delle ipoteche immobiliari del 2008, in quanto ha abbondantemente superato i 30 trilioni di dollari.  Il dato più preoccupante però è che nel settore corporate il tasso debiti/ ricavi, il famoso leverage, è il più alto degli ultimi 12 anni.

In Italia i corporate bond ammonterebbero a circa 1.200 miliardi di euro, il doppio del livello raggiunto nel 2007. In Europa si è secondi solo alla Germania che ha un’economia più forte.

Si tratta, come è noto, di prestiti obbligazionari emessi dalle società per cercare finanziamenti.   Il ricorso al mercato dei capitali è indubbiamente una strada importante e positiva se imboccata con grande attenzione. Purtroppo, però, come in molte altre situazioni economiche e finanziarie, l’abuso e la mancanza di oculatezza possono portare a dei disastri.

Secondo uno studio dell’Institute of International Finance, negli Usa e in Europa il 97% dei fondi resi disponibili per le imprese dai corporate bond sarebbe usato per operazioni di “ingegneria finanziaria” e soltanto un misero 3% verrebbe impiegato per l’acquisto di macchinari o per altri investimenti reali di lungo termine.  E’ una palese distorsione, una scelta di vera “finanza creativa” che ha comportato soprattutto operazioni di fusioni e acquisizioni, di riacquisto di quote azionarie e finanche di pagamento dei dividendi. Decisioni fatte solo per migliorare le valutazioni di breve termine in borsa. Infatti a Wall Street l’indice Dow Jones è passato da circa 12.000 punti del 2010 ai 21.000 di oggi! Una crescita assolutamente ingiustificata rispetto all’andamento dell’economia produttiva sottostante.

Il citato studio sottolinea inoltre che, nonostante il fatto che l’attuale tasso di interesse sia inferiore all’1%, circa il 10% delle grandi imprese americane non farebbe un profitto sufficiente a coprire i costi del debito.

Ignorare tutto ciò, sottolinea Paolo Raimondi, consegnerebbe l’economia e gli Stati a nuove e forse più drammatiche convulsioni sistemiche.

Mentre il livello del debito in Europa e negli Stati Uniti è quasi a livello critico, ritiene l’ex ministro delle Finanze e direttore del consiglio del Centro per le ricerche strategiche Alexey Kudrin.   “Oggi si discute attivamente su quali Paesi riusciranno a ripagare il proprio debito. L’Europa si sta avvicinando alla linea rossa, gli Stati Uniti hanno già superato il punto critico. E’ una sfida importante”, ha detto Kudrin durante la sessione plenaria del Forum di Finanza a Mosca.

E allora si cerca di indebolire chi, in questo sciagurato scenario finanziario, è in controtendenza per quanto riguarda il debito pubblico e l’assetto finanziario,  e ci s’inventa il “ pericolo russo”, le sanzioni, e ogni altra manovra per minarne l’economia  che risulta essere solida e con le migliori prospettive.

  Infatti  il Ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che le sanzioni USA hanno il fine di indebolire la Russia sui mercati delle armi e dell’energia.

Lavrov lo ha comunicato durante un briefing nell’ambito dell’incontro dei rappresentanti delle associazioni del business europeo in Russia.  “Con la scusa della lotta alla minaccia russa Washington non solo cerca di rattoppare la cosiddetta solidarietà atlantica, ma anche di obbligare gli europei ad aumentare le spese per la difesa, far avanzare le proprie ( degli USA)  posizioni economiche ed energetiche in Europa, spingerci fuori dai progetti congiunti con voi nel settore energetico…. A questo mirano le ultime sanzioni imposte” ha ribadito Lavrov.

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Aumenta la fiducia nel mercato russo delle aziende italiane. Numerose le nuove imprese italiane che intendono approcciare il mercato dell’Area Russa, un aumento del 300% rispetto al 2016. Ottime le previsioni per il 2018.

Durante questo anno la nostra organizzazione ha rilevato un sempre maggior interesse delle aziende italiane per il mercato russo.

Ciò e dovuto essenzialmente alla stabilizzazione del Rublo, alla fase di ripresa del mercato e al generale miglioramento del clima di affari in Russia grazie alla politica economica portata avanti dal governo russo dalla “caduta del rublo” in avanti e il tutto nonostante le sanzioni che, a dire dei “fautori” avrebbe dovuto fiaccare notevolmente l’economia e mettere in discussione “establishment russo” che si è invece rivelato un vero gruppo dirigente coeso, capace e per nulla intimidito dal clima “russofobo” creato ad hoc.

Ormai è un dato di fatto che le sanzioni invece di fiaccare hanno offerto alla Russia l’occasione di fare da se, creando molte nuove opportunità all’interno del Paese comprendo le necessità con produzioni interne, oltre ad ampliare le partnership al di fuori delle aree “sanzionistiche”. Un danno irrecuperabile per l’Europa in generale e per le aziende italiane in particolare.

  • Der Spiegel Benjamin Bidder Infatti: le sanzioni americane “vogliono mettere la Russia in ginocchio da un punto di vista economico” – scrive Benjamin Bidder su Der Spiegel – ma la gente a Washington che ha approvato il progetto non comprende il meccanismo della politica russa”. “Se ai russi sembra che la pressione estera sul loro Paese aumenta, essi si stringono intorno al loro presidente”. Nei primi 10 anni di Putin alla presidenza in Russia, il PIL è aumentato di otto volte, e nelle città per la prima volta ha iniziato a formarsi la classe media” ha detto Bidder.
  • Così come ha scritto Emma Ashford – Foreign Affairs – Le sanzioni alla Russia sono un fallimento.

Alla luce dei fatti oggi le imprese italiane stanno cercando di recuperare un mercato che si era rivelato e si conferma tutt’ora un mercato strategico e indispensabile per la “salute e lo sviluppo” delle stesse aziende italiane, un mercato – quello russo – che negli anni d’oro ha retto le sorti della stragrande maggioranza degli imprenditori italiani che hanno sviluppato affari, costituito partnership, venduto e “sfruttato” questa enorme area geografica in pieno sviluppo economico.

Dall’inizio di questo 2017 le aziende italiane hanno ripreso ad interessarsi dell’Area Russa, le partecipazioni alle fiere delle imprese italiane è aumentata, così come le richieste di assistenza per l’introduzione nel mercato russo, rivolte alla nostra organizzazione, sono aumentate quasi del 300%, mentre le imprese che si sono rivolte a noi per farsi supportare nel mercato russo, concludendo accordi di partnership con noi, sono aumentate del 130%, un trend in aumento costante ancorché si sia ancora lontano dai livelli pre-crisi.

Le previsioni per l’anno prossimo, sui dati attuali, ci fanno prevedere un ulteriore aumento delle nostre partneship, con le imprese italiane che intendono introdursi nel mercato dell’Area Russa, di un ulteriore 70% e un aumento dei fatturati delle imprese che gestiamo di almeno il 40%.

I dati delle importazioni Italiane verso la Russia risultano in aumento e lentamente aumenta anche la capacità delle aziende italiane di rapportarsi con un mercato ormai evoluto, attento e oculato, dove l’area del ceto medio – fascia in espansione – dovrà essere considerato il target di riferimento per quelle aziende italiane che operano nei beni di consumo. Produzioni che si collocano nelle fasce prezzo medio e medio alto anche per i settori tecnici, tecnologici e affini.

Un mercato non più e non solo orientato al lusso, nicchia di mercato sempre interessante, ma soprattutto un mercato con attenzione alla praticità, al rapporto qualità-prezzo, al B2B, alle collaborazioni d’interesse bilaterale e con ormai un’ampia varietà di competitors in ogni area.

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Presidente Putin………….Il problema è che ci vogliono costringere ad accettare standard e soluzioni di altri…

Presidente Putin………….Il problema è che ci vogliono costringere ad accettare standard e soluzioni di altri, senza considerazione per la nostra comprensione e i nostri stessi interessi,
Ci viene realmente detto che gli Stati Uniti sanno, più di tutti, quello che ci serve, lasciateci decidere quali sono i nostri bisogni e i nostri interessi da noi stessi………..


La differenza fra un grande Statista e….…. Dimostrata dal Presidente Putin rispondendo ad alcune domande a Sochi nell’ambito del XIV Forum di Discussione Internazionale “Valdai Club

Al termine della sessione plenaria, il presidente Putin non ha rivelato se si candiderà alle presidenziali del 2018, oppure no, ma incalzato dalle parole del moderatore, ha evaso la risposta raccontando una barzelletta:

“Un oligarca caduto in disgrazia dice a sua moglie: “Cara, purtroppo dobbiamo vendere la nostra Mercedes e comprare una Lada. Va bene, caro. Dovremo anche lasciare la nostra villa e trasferirci in appartamento. Va bene, caro. Ma cara, tu mi amerai ancora? Si, ti amerò molto. E mi mancherai. Molto.

Alla domanda su quale consiglio darebbe Putin a Trump affinché quest’ultimo possa esercitare con successo le sue funzioni ed essere un buon capo di stato, il presidente russo ha risposto così:

“Ritengo questa domanda scorretta. Trump è stato eletto dal popolo americano ed almeno per questo motivo bisogna portargli rispetto. Anche se non siamo d’accordo con qualcuna delle sue posizioni. All’interno del paese nei confronti di Trump c’è una mancanza di rispetto e questa è una disdicevole componente negativa del sistema politico americano. Si può discutere, ma non si può mancare di rispetto e non tanto a lui personalmente, quanto alle persone che lo hanno votato.”

Presidente Putin, secondo lei quali sono gli errori che hanno portato a questo stallo nelle relazioni tra Russia e Occidente?

“Il nostro errore è che ci siamo fidati di voi. Il vostro è che ne avete abusato scambiandolo per debolezza.”

Presidente Putin, negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un’aumento della tensione da parte della NATO, che è parecchio attiva nei paesi baltici ed in Polonia. Come commenta questa situazione?

“Noi analizziamo la situazione e conosciamo ogni azione. Con questa domanda mi ha dato un’ottima chance per dire “Faremo questo, faremo quello”, ma la verità è che non ce n’è bisogno. Che si esercitino pure. Noi non siamo preoccupati. La situazione è sotto controllo.”

La chiusura dei confini tra Russia e le repubbliche nell’est dell’Ucraina significherebbe una carneficina

“La chiusura dei confini tra la Russia e le Repubbliche di Donetsk e Lugansk porterebbe alla carneficina e la Russia non lo permetterà mai. Finchè non saranno risolte le questioni relative al riconoscimento di uno status speciale a questi territori ed all’approvazione della legge sull’amnistia, la chiusura dei confini tra la Russia e le repubbliche non riconosciute porterà ad una situazione come quella di Srebrenica: ci sarà una carneficina. Noi questo non possiamo permetterlo”.

Putin sulla situazione in Ucraina

“La situazione in Ucraina è degradata al limite. La polizia utilizza i gas contro i manifestanti. In queste condizioni è impossibile ipotizzare che Poroshenko si impegni a rispettare gli accordi di Minsk. La Russia è pronta a ritornare al dialogo con l’Ucraina e non abbiamo bisogno di nessun conflitto ai nostri confini. Anche l’Europa è interessata alla risoluzione della situazione in Ucraina. Merkel e Macron se ne occupano, ma occorre fare pressione non solo sulla Russia, ma anche su Kiev, affinché faccia qualcosa.

USADA invita ad escludere completamente la Russia dalle Olimpiadi del 2018. Le Olimpiadi in Corea del Sud sono in pericolo? La Russia vi parteciperà?

“Spero di no, che non siano in pericolo. Per quanto riguarda la partecipazione russa, come abbiamo visto anche il Comitato Olimpico Internazionale è sottoposto a delle pressioni esterne e noi sappiamo che riceve dei segnali dagli sponsor americani. Qualcuno vuole che la Russia non vi partecipi, o lo faccia sotto bandiera neutrale. In entrambi i casi si tratta di un umiliazione e se quel qualcuno pensa che con queste minacce si possa influire sulla campagna elettorale in Russia, sappia che l’effetto sarà il contrario ed il Movimento Olimpico subirà un grave danno.”

Quale ruolo può esercitare la Russia nella crisi con la Corea del Nord?

“Di mediatore. Già in passato abbiamo presentato diversi progetti congiunti tra Corea del Nord e Corea del Sud. Bisogna lavorare ed abbandonare la retorica bellica, fare un salto oltre le proprie ambizioni. All’epoca si raggiunse l’accordo sullo stop al programma nucleare nordcoreano, ma poco dopo l’America, temendo che la Corea del Nord potesse fare molto di più, ha imposto nuove limitazioni. Così anche la Corea del Nord è uscita ed ha ripreso il programma di sviluppo del nucleare. Se allora si riuscì a trovare un accordo, anche oggi ce la si può fare.”

Presidente Putin, quali obiettivi dovrà perseguire il presidente russo che verrà eletto il prossimo anno per il mandato 2018-2024?

“Rendere la Russia flessibile per quanto riguarda i modi di gestione e di sviluppo dell’economia. Dobbiamo completare il nostro sistema politico e l’ammodernamento delle Forze Armate.”

Il prossimo presidente russo potrà essere una donna?   “Qui da noi tutto è possibile!”

E’ stato chiesto  al presidente Putin di commentare gli attacchi che i due media russi hanno subito negli USA e all’accusa di aver esercitato un’ “influenza sulla campagna elettorale” americana.

“Innanzitutto dobbiamo tenere presente che i nostri media hanno una potenza neanche lontanamente paragonabile a quella dei media americani e britannici. Noi non abbiamo mezzi di comunicazione mondiale. Questo è un monopolio che appartiene al mondo anglosassone.

In democrazia esiste soltanto un modo — democratico — per contrastare quello che non piace: esprimere la propria opinione e farlo così bene, brillantemente e con talento così che gli altri credano nella vostra opinione. Tutto il resto, dai tentativi di fare pressione sui giornalisti alle manovre di ostruzionismo o minacce di chiusura, è fuori dalla democrazia.

Tutto il mondo sa come i media anglosassoni esercitano direttamente delle influenze processi politici interni nei paesi del mondo. Ogni tanto vedo quello che passa RT e vedo che vi lavorano con precisione e senza paura, persone di vari paesi, compresi americani, tedeschi e altri. Persone di talento, di cui ammiro l’abilità e la convinzione nell’esprimere i propri punti di vista. Mi tolgo il cappello davanti a come lo fanno. Proprio questo è la base del successo di RT e Sputnik. Ed è proprio quello che non piace agli altri.”

Kosovo e Catalogna: doppi standard

“Quando la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia ha sentenziato che l’indipendenza del Kosovo del 2008 non ha violato il diritto internazionale, di fatto ha aperto un vaso di Pandora. Noi speriamo che il problema si risolva nell’ambito degli istituti giuridici spagnoli”.

  Putin sul Trattato INF

“La Russia ha equilibrato la situazione con gli USA riguardo alla quantità di missili nucleari a corto e medio raggio. Se a qualcuno venisse voglia di uscire dal Trattato INF (Sulle forze nucleari a medio raggio) la nostra risposta sarà immediata e speculare.”

Putin sull’equilibrio geopolitico mondiale ed il rischio di un ritorno agli anni ’50:

“La Russia non ritorna agli anni ’50, sono gli altri che cercano di riportarla a quell’epoca”.

Putin: la Russia crede al disarmo nucleare.  “La Russia vuole il disarmo nucleare?  Si.   La Russia ambisce a questo obiettivo?  La risposta è altrettanto positiva.”

Putin sul ruolo dell’ONU

“L’ONU deve rimanere il centro del sistema diplomatico internazionale: non ci sono alternative. Le riforme sono necessarie, ma devono essere graduali, evolutive e sostenute da ampio consenso. I principi di base delle Nazioni Unite vanno conservati.”

Il presidente russo Vladimir Putin ha ripercorso le tappe della cooperazione russo-americana nell’ambito della sicurezza e degli accordi sulla riduzione dell’arsenale nucleare:

“Gli USA non adempiono ai propri obblighi sull’ eliminazione delle armi di distruzione di massa. La Russia ha pienamente eseguito tutti gli obblighi che si è assunta sull’eliminazione del plutonio, mentre gli USA non hanno fatto lo stesso con i propri: gli USA si comportano in maniera “viscida”.

Secondo il presidente russo Vladimir Putin, l’equilibrio nel mondo viene spesso violato e le contraddizioni diventano sempre più pericolose e sfociano in conflitti:

“Gli interessi dei vari paesi non corrispondono su tutti i temi. E’ normale, è sempre stato così. Ma quando i propri interessi vengono perseguiti ad ogni costo, le contraddizioni diventano imprevedibili e pericolosi e portano a violenti conflitti. Le vecchie “ricette” per risolvere i conflitti nel mondo non funzionano nelle condizioni del mondo moderno, mentre le nuove ancora non sono state trovate.”

Putin sulla situazione in Catalogna:

I paesi dell’Unione Europea hanno provocato da soli la crescita degli umori separatisti in Europa. Prima hanno sostenuto il Kosovo ed ora ne pagano le conseguenze, come nel caso della Catalogna:

“L’Europa doveva pensarci prima, quando sono iniziati diversi processi simili. Ad esempio, assecondando la volontà del padrone oltreoceano, ha sostenuto a gran voce l’indipendenza del Kosovo. Poi però quando nello stesso modo i cittadini della Crimea hanno fatto la loro scelta, non andava più bene. Ne consegue che esistono indipendentisti buoni e separatisti cattivi”

  Putin sulla Corea del Nord:

“La Russia condanna gli esperimenti nucleari della Corea del Nord, ma rimane ferma nella sua posizione: tutte le decisioni vanno prese nell’ambito delle norme ONU. Non serve minacciare l’uso della forza, mostrare il pugno duro, abbassarsi al livello della polemica da strada: non bisogna dimenticare che la Corea del Nord è un paese sovrano. In questo modo non si riesce a risolvere nessuna crisi. Serve solo il dialogo. Tutti i nodi più difficili del mondo, Libia, Siria, Corea del Nord ed anche Ucraina si devono sciogliere, non distruggere.

  Putin sulla situazione in Siria:

“Alcuni nostri colleghi vogliono che il caos nella regione diventi permanente ed a qualcuno di loro sembra che questo caos si possa governare. La Russia in Siria agisce nell’ambito del diritto internazionale ed ascolta tutte le posizioni delle parti in causa.”

(Estratto da Sputnik)

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Economia russa in netta ripresa, aumentano gli investimenti stranieri, aumenta la classe media della popolazione e diminuiscono nell’insieme i ceti più bassi.

Lunedì 16 ottobre il premier Russo Dmitrij Medvedev ha presieduto la riunione, appuntamento ormai tradizionale di metà autunno, del Consiglio per gli investimenti stranieri in Russia.

I giornali hanno messo in risalto che il capo del governo ha avuto un incontro con gli imprenditori che hanno investito nell’economia russa oltre 165 miliardi di USD.

Anche per questo i partecipanti al Consiglio hanno voluto sapere di più dei piani e delle riforme programmate dalle massime autorità russe, recepire alcuni obiettivi precisi e, con questo, rafforzare la propria volontà di continuare il lavoro in Russia.

All’inizio della conversazione Medvedev ha assicurato i convenuti che “l’economia  russa è entrata in una fase di ripresa”, con  ritmi di crescita diversi in alcuni settori ma con una dinamica positiva in generale.

Nel primo semestre il volume degli investimenti stranieri diretti è aumentato di oltre 2 volte, rispetto al medesimo periodo del 2016. A parere del capo del governo russo, questo considerevole incremento è avvenuto in seguito ad un ulteriore miglioramento del clima d’affari in Russia.

L’agenzia Ernst& Young ha evidenziato che il numero dei progetti d’investimento realizzati attualmente in Russia ha raggiunto il massimo in tutta la storia postsovietica.  Intervistato da Vedomosti, Jean-Pascal Tricoire, direttore esecutivo della grande società “Schneider Electric”, ha illustrato l’intenzione del CdA di “aumentare la localizzazione della produzione e di investire in innovazioni in Russia. – (Vedomosti)

Intanto Il Ministero delle Finanze ha reso noto che a settembre il Bilancio federale è stato chiuso in attivo per il terzo mese consecutivo: il profitto a luglio è stato pari allo 0,8% del Pil, ad agosto allo 0,3% e a settembre allo 0,2% del Pil.

Inoltre Gli studiosi dell’“Accademia di economia e dei servizi statali” e dell’“Istituto di economia Gajdar” hanno accertato un miglioramento della struttura sociale della classe media russa rispetto all’anno 2016. Questo significa che il

“nucleo centrale” della classe media è aumentato mentre il totale dei strati più bassi è diminuito.

 

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Ciò che è buono per un russo, lo è anche per un tedesco. ( …e per gli italiani????? Chi si fa sentire?) Vladimir Putin ha incontrato gli uomini d’affari tedeschi

Ciò che è buono per un russo, lo è anche per un tedesco. ( …e per gli italiani????? Chi si fa sentire?) Commento di Georgy Bovt. https://cont.ws/@sam8807/739585

Vladimir Putin ha incontrato gli uomini d’affari tedeschi. Riusciranno i due Paesi ad elaborare un piano d’azione che sia vantaggioso per entrambe le parti e che aiuti a superare la pressione americana?

Giovedì 12 ottobre a Sochi si è tenuta una riunione tra il presidente russo Vladimir Putin e i rappresentanti del business tedesco. Il promotore dell’incontro è stato il Comitato orientale dell’economia tedesca.

Il business tedesco è stato rappresentato dai titolari di circa 20 imprese operanti in Russia. Tra queste erano presenti Siemens, Metro, Wintershall, Linde, Knauf e molte altre. Essi hanno discusso di come si lavora attualmente con le sanzioni in vigore. Si riuscirà ad azionare un meccanismo che aiuti a superare, innanzitutto, la pressione dagli Stati Uniti? Il commento di George Bovt tratta proprio questo tema.

Le aziende tedesche che operano in Russia, tra i rappresentanti del commercio estero, sono probabilmente una delle vittime più danneggiate dalle sanzioni occidentali. A causa delle sanzioni contro la Russia, il fatturato commerciale tra la Russia e la Germania è sceso da 52,8 miliardi di euro nel 2014 a 36,6 miliardi nel 2016.

Secondo alcune stime, l’economia tedesca ha perso circa 20 miliardi di euro a causa della guerra delle sanzioni. Molte aziende tedesche sono state costrette a lasciare il mercato russo. Nel 2015, erano presenti in russia 417 aziende e l’anno scorso altre 346 imprese hanno lasciato la Russia. Alla fine del 2016, il numero totale di uffici di rappresentanza, filiali e persone giuridiche operanti in Russia con la partecipazione di cittadini e società provenienti dalla Germania ammontava a 5.237 imprese.

Nella prima metà di quest’anno si è registrato un recupero del volume d’affari russo-tedesco. Tuttavia, la legge approvata a luglio dal Congresso americano sul nuovo rafforzamento delle sanzioni anti-russe porta con sé nuove minacce. Un certo numero di grandi progetti con partecipazione a capitale tedesco si trova in sospeso – non tanto a causa del fatto che siano stati posti sotto restrizioni formali, ma a causa dei timori che essi possano subire dalle restrizioni a partire dall’inizio del prossimo anno, quando, in accordo con la legge statunitense citata sopra, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti in collaborazione con l’intelligence finanziario pubblicherà una relazione sulla situazione finanziaria, sugli interessi economici della classe dirigente russa e sull’impatto di eventuali misure contro di essa, comprese severe limitazioni finanziarie. Per questo motivo può essere messo in pericolo il finanziamento per il gasdotto “Nord Stream – 2”, in quanto le aziende tedesche coinvolte nel progetto non sono pienamente sicure di rientrare nelle restrizioni degli Stati Uniti.

Il Comitato orientale dell’economia tedesca è la parte del business tedesco più fedele nei confronti della Russia. Secondo un sondaggio condotto in estate tra i membri di questo comitato, più del 90% di essi è favorevole ad una parziale o completa abolizione delle sanzioni. In relazione all’eventuale verificarsi di tale scenario, i sentimenti ottimisti predominano. Più della metà dei partecipanti al

sondaggio si aspettano la revoca delle sanzioni già nel 2018 o nel 2019, dato che il sentimento di rancore nei confronti della Russia dell’establishment americano e la pessima natura delle relazioni russo-americane nel loro insieme, come è chiaro, non contano.

Allo stesso tempo, il business tedesco non sacrificherà il mercato americano per soddisfare quello russo dato che essi sono incomparabili. L’anno scorso, gli Stati Uniti sono diventati il terzo partner commerciale ed economico più importante della Germania con un fatturato di 165 miliardi di euro. La Francia è al secondo posto con 167 miliardi di dollari. Al primo posto si trova la Cina con 170 miliardi di dollari. Bisogna inoltre tener conto che sono gli Stati Uniti a dettare le regole al mondo finanziario. Pertanto, l’introduzione di eventuali restrizioni finanziarie da parte degli Stati Uniti nei confronti di un paese può significare la negazione delle transazioni con il dollaro.

Tuttavia, nonostante la nuova legge americana, una parte significativa del business tedesco rimarrà in Russia. Almeno, durante un sondaggio condotto tra imprenditori tedeschi che lavorano in Russia, tre quarti degli intervistati hanno risposto in questo modo. Il 15% intende perfino espandere la propria attività in Russia. E, naturalmente, tutte queste persone vorrebbero sentire da Vladimir Putin non tanto discorsi su come la Russia si stia confrontando con l’America, ma discorsi su specifici provvedimenti per migliorare il clima degli investimenti nel paese, inclusi quelli stranieri. Poiché è proprio la creazione di un clima favorevole agli investimenti a rappresentare il colpo principale contro le sanzioni anti-russe.

 

 

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CRIMEA, OTTIMA OPPORTUNITA’ PER GLI IMPRENDITORI ITALIANI, PICCOLI E GRANDI. La testimonianza di un piccolo imprenditore italiano.

( Estratto da Sputnik)

La Crimea è in forte crescita e può rappresentare la possibilità di ripartire da capo, rimettersi in gioco. Dalle tasse ad un mercato vasto come quello russo, sono tante le opportunità per creare un business, l’avventura del “gelataio di Crimea” ne è una conferma. Crimea, un’occasione per gli imprenditori italiani.

A Sebastopoli da “Piacere” si può assaporare un vero gelato artigianale italiano con un assortimento di ben 42 gusti, un prodotto eccezionale proprio perché realizzato secondo le antiche tradizioni e con prodotti italiani, compreso il pistacchio.

L’avventura di Roberto Lelli, imprenditore nel mondo del gelato, iniziata 8 anni fa rappresenta al meglio la chance che offre la penisola russa agli artigiani italiani. “Di opportunità ce ne sono tantissime anche perché la Crimea sta crescendo a velocità ipersonica” ha sottolineato nell’intervista a Sputnik Italia il “gelataio di Crimea” Roberto Lelli.

— Roberto, da quanto tempo vivi e lavori in Crimea?

— Io mi occupo di gelato italiano, sono venuto in Crimea 8 anni fa. All’inizio ero tecnologo, ma avevo il sogno di aprire una mia gelateria all’estero. Sono venuto qui nel 2007 a dare un’occhiata e mi è piaciuto. Mi sono liberato dagli impegni che avevo in Italia e sono venuto nel maggio 2009 a Sebastopoli, dove abbiamo aperto la prima gelateria della città.

I primi tempi non c’è stato un grande boom, perché la gente era abituata a gusti diversi, il nostro gelato di qualità ci ha messo un po’ad entrare nell’abitudine delle persone. Abbiamo portato questa grande novità in Crimea: il gelato artigianale italiano. Dopo 8 anni posso dire che nella mia gelateria “Piacere” ho 42 gusti, creati con prodotti italiani, sicuramente il più vasto assortimento che si può trovare in tutta la Russia. Mi vanto molto di questo aspetto.

— Quindi produci vero gelato italiano. Quali materie prime utilizzi?

— Produciamo vero gelato italiano. Quando c’è stato il cambio dalla Crimea ucraina a quella russa, sono cambiate anche le persone che forniscono i prodotti. Ora i fornitori ufficiali dalla Russia importano prodotti che non sono sotto le sanzioni e riesco a fare un ottimo prodotto. Riesco a portare anche il pistacchio 100%. Ai miei clienti do i prodotti delle migliori marche. Il latte e lo zucchero ovviamente li prendiamo qui. Otteniamo in finale un ottimo prodotto.

Ora mi conoscono come “il gelataio di Crimea”. Stiamo portando avanti il discorso della qualità dei prodotti, ho esposto, come si fa in Italia, la lista degli ingredienti che utilizziamo per dare maggiori informazioni alla gente. Qui, come in tutte le parti del mondo probabilmente, sfruttano l’immagine italiana e il marchio del Made in Italy anche su prodotti di bassa qualità. Siamo però sulla strada giusta e la gente capirà che noi  italiani siamo i migliori nel settore del mangiare.

— Come ti trovi con i russi?

— Molto bene, specialmente a Sebastopoli la gente che conosco è molto brava e buona. Tutti sono molto interessati all’Italia e all’italianità. Se sanno due parole in italiano cercano sempre di dirtele. Loro vedono gli italiani di qui come delle persone che rappresentano l’Italia. Sinceramente io molto spesso mi sento come un piccolo ambasciatore. Gli abitanti locali non hanno contatti con molti italiani, quindi tu sei l’italiano, vedono in te l’italianità.

— Secondo te la Crimea che cosa può offrire agli imprenditori italiani?

— Seguo da vicino queste vicende, partecipo al Forum internazionale di Yalta ad esempio. Io personalmente vedo un grande sviluppo della Crimea, perché quando era ucraina era lasciata un po’a sé stessa. In realtà ci sono tantissime opportunità, perché tranne qualche prodotto o tecnologia che possono essere commercializzati qui ci sarebbero tantissime possibilità non solo per grandi aziende, ma anche per piccoli artigiani che vorrebbero cambiare vita. Chi vuole ripartire da capo potrebbe portare qui delle novità, perché ce n’è bisogno.

Io dico sempre agli italiani che sanno produrre qualcosa di venire in Crimea. Partendo dalle imposte fiscali arrivando ad un mercato che poi potrebbe diffondersi verso il resto del mercato russo, qui ci sono tutte le possibilità. In realtà per le grandi imprese e multinazionali magari ci sarebbero più difficoltà per via delle sanzioni, per i piccoli business è più facile a mio avviso.

Di opportunità ce ne sono tantissime anche perché la Crimea sta crescendo a velocità ipersonica, considerando che ci sarà anche il ponte di Kerch a fine dicembre 2018. Chi volesse venire qui avrà molti benefici. Le porte sono aperte per tutti, soprattutto per chi vuole rimettersi in discussione. C’è l’ostacolo della lingua, ma con la volontà le possiamo superare.

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Sanzioni, Business, Interessi: il balletto dell’ipocrisia europea.

 Il volume delle esportazioni dall’UE alla Russia è diminuito di 30 miliardi di euro dopo l’introduzione delle sanzioni. Ne parla il quotidiano tedesco Die Welt.

Secondo un’indagine commissionata dal Parlamento europeo all’istituto austriaco Wifo, specializzato nella ricerca economica, le sanzioni europee contro la Russia sono costate all’Unione Europea 30 miliardi di euro.

“Il fardello più pesante — 11,1 miliardi di euro in negativo — grava sulle spalle della Germania. Tocca poi a Polonia, Gran Bretagna e Francia”, afferma la pubblicazione.

La situazione cambia se si considerano le percentuali sul totale delle esportazioni europee. Per esempio, Cipro ha perso un terzo delle sue esportazioni verso la Russia. Le sanzioni hanno altresì danneggiato la Grecia (meno 23%) e la Croazia (21%). La Germania ha ridotto le sue esportazioni del 13,4% rispetto al livello pre-sanzioni.

“Questi risultati sorprendono anche perché l’idea di mettere in difficoltà la Russia con l’aiuto delle sanzioni sembra non aver funzionato. Dopo qualche problema all’inizio, l’economia russa si sta riprendendo. Bloomberg stima che quest’anno e l’anno prossimo l’economia può crescere dell’1,7%”, sottolinea l’articolo.

La pubblicazione spiega che, in generale,la Russia ha notevolmente ridotto la sua dipendenza dall’Occidente. La Banca centrale russa, piuttosto che fare affidamento esclusivamente sul dollaro, ha iniziato a comprare anche l’oro.

Molto presto il paese potrà tornare nella lista degli stati con una valutazione positiva degli investimenti.

“Mosca riceverà presto un rating positivo: è solo una questione di tempo… Gli investitori sono già pronti a prestare denaro alla Russia. In estate, quando la relazione tra Mosca e Washington hanno toccato il fondo, Mosca si è assicurata 3 miliardi di dollari sui mercati finanziari”, rileva la pubblicazione, notando che nei mercati finanziari le sanzioni è come se non esistessero.

il presidente russo Vladimir Putin il 12 ottobre a Sochi incontrerà la comunità imprenditoriale della Germania, tra cui i rappresentanti di Siemens e Nord Stream. Lo ha reso noto l’assistente del presidente Yuri Ushakov.

“Il 12 ottobre a Sochi si terrà una riunione molto importante del nostro Presidente con i rappresentanti dei circoli d’affari tedeschi. Questo incontro è stato organizzato su iniziativa della Commissione economico orientale tedesco. Il presidente terrà anzitutto un discorso di apertura, seguirà quindi una discussione aperta”, ha detto Ushakov.

Egli ha aggiunto che alla riunione prenderanno parte venti rappresentanti delle grandi imprese tedesche presenti sul mercato russo, tra cui Linde, Bauer, Knauf, Siemens, Metro, Schaeffler, Wolffkran e Nord Stream.

Secondo Ushakov, la maggior parte della riunione sarà presieduta dai presidenti dei consigli d’amministrazione delle società tedesche. Siemens sarà rappresentato da Klaus Helmrich, membro del consiglio d’amministrazione.

Nel contempo poi  Mosca sta preparando una riunione dei ministri dell’Economia russa e francese, che si terrà a dicembre in Russia.

Lo ha detto ai giornalisti il vice ministro degli Esteri Aleksey Meshkov.  “A metà dicembre — ha spiegato — si terrà il cosiddetto CEFIC (consiglio russo-francese per questioni economiche, finanziarie, industriali e commerciali): questa è la nostra istituzione intergovernativa. Da parte nostra ci saranno il ministro dello Sviluppo Economico Maxim Oreshkin e il ministro dell’Economia”.

E ancora nonostante la deviazione del gasdotto per aggirare le acque danesi…… come affermato dal  direttore tecnico della società di costruzioni “Nord Stream 2 AG” Sergey Serdyukov ha parlato di un percorso alternativo per la costruzione del gasdotto. Lo segnala il giornale economico russo Vedomosti.

Il nuovo percorso aggirerà la Danimarca, in quanto le autorità danesi sono intenzionate a vietare la costruzione dell’infrastruttura nelle loro acque territoriali. Serdyukov ha affermato che il nuovo percorso del gasdotto non cambia praticamente la lunghezza del progetto originale. “La distanza non importa. Su una lunghezza complessiva di 1.200 chilometri, a chi può interessare una deviazione di qualche chilometro?”

Inoltre il direttore di Nord Stream 2 AG ha dichiarato che i principali appaltatori per la costruzione di Nord Stream 2 sono sicuri di partecipare al progetto, nonostante le sanzioni statunitensi imposte ad agosto.

A settembre il governo danese aveva proposto un decreto per bloccare la costruzione di Nord Stream-2 nel proprio territorio “per motivi di sicurezza e di opportunità di politica estera”.

“Nord Stream-2” è un gasdotto che unirà la Russia e la Germania passando sotto il Mar Baltico. Contro la sua attuazione si sono schierati alcuni Paesi dell’Europa orientale, l’Ucraina e gli Stati Uniti.

Ndr. Forse data l’ipocrisia generale non sarebbe meglio uscire “ufficialmente” dalle sanzioni USA contro la Russia visto che nessuno le vuole e che del “partner Russia” non se ne può fare a meno…. pena l’impoverimento di tutta l’Europa?

(estratto da alcuni articoli di Sputnik)

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La Russia è riuscita a superare gli anni di crisi senza subire grandi perdite economiche, scrive il settimanale tedesco Focus..e OGGI E’ IL COMPLEANNO DEL PRESIDENTE PUTIN.

La Russia è riuscita a superare gli anni di crisi senza subire grandi perdite economiche, scrive il settimanale tedesco Focus (lo riporta sputnik in un suo articolo di oggi )

La Russia ha affrontato bene la svalutazione del rublo, la caduta dei prezzi del petrolio e le sanzioni occidentali ed ora si trova in fase di crescita, attirando investitori da tutto il mondo, scrive Ronald Schneider.

 Il presidente russo Vladimir Putin, da tanto tempo non aveva l’occasione di rallegrarsi, ritiene l’autore dell’articolo Ronald Schneider. Secondo il giornalista, la condizione dell’economia russa non va male come si prevedeva …(o si sperava!! )

 Nel 2017 la crescita dell’economia russa segnerebbe +1,6%, continua l’articolo. Per la diminuzione del costo del denaro, così come la crescita attesa delle quotazioni del petrolio, la Russia è stata inclusa nell’elenco dei mercati più attraenti per gli investitori tra i Paesi in via di sviluppo.

 Grazie ad una prudente politica finanziaria, il Cremlino è riuscito a superare gli anni della crisi senza grandi perdite, continua Schneider. La Russia ha affrontato bene le misure economiche afflittive occidentali. In gran parte è dovuto alle grandi riserve valutarie accumulate negli anni precedenti di boom, si osserva nell’articolo.

 Tuttavia più che le sanzioni la Russia ha sofferto di più per la caduta dei prezzi del petrolio. Ciononostante la svalutazione del rublo è riuscita ad aumentare l’attrattiva delle esportazioni dei prodotti russi.

Sullo sfondo delle previsioni positive dell’inflazione e del rafforzamento della moneta russa di quest’anno, la Banca Centrale ha già abbassato il costo del denaro quattro volte. In prospettiva la Banca di Russia prevede di abbassare ulteriormente i tassi di interesse, andando così ad influenzare positivamente la crescita economica nazionale.

Il debito estero della Russia è molto basso e non desta preoccupazione…( e perché mai dovrebbe? Visto che quello USA è il più alto al mondo!).

 Nonostante tutto ciò che è stato architettato per affossare l’economia russa la realtà è che è in netta ripresa, nel quadro generale di una Nazione con grandi capacità economiche, con un minimo debito pubblico e con un governo che ha dimostrato grandi capacità di gestire le criticità.

Mentre con invidiabile pacatezza il Presidente Putin afferma (lo ha fatto in occasione della cerimonia di presentazione delle credenziali dei nuovi ambasciatori di 20 Paesi) che:

  “Noi consideriamo l’Unione Europea come un vicino importante e un partner economico chiave… Confermiamo l’importanza di costruire contatti stabili tra l’Unione Economica Eurasiatica e l’Unione Europea, anche nell’interesse di creare nel lungo termine uno spazio economico e umano comune dall’Atlantico al Pacifico”

 E in questa ottima prospettiva oggi il Presidente Vladimir Putin festeggia il suo compleanno: AUGURI SIGNOR PRESIDENTE.

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RUSSIA, PER ASTI IL PRIMO MERCATO MONDIALE…MA CON SERIE PREOCCUPAZIONI PER LE CONTRAFFAZIONI DI UCRAINA E MOLDAVIA

L’Asti, una delle eccellenze italiane più apprezzate al mondo, è vittima delle contraffazioni in continuo aumento in Ucraina e in Moldavia, che oltre le perdite economiche danneggiano l’immagine del re delle bollicine. Ora si teme per il mercato russo, strategico e fondamentale per l’Asti docg.

Si tratta di numeri impressionanti, in Ucraina e in Moldavia vengono prodotte e vendute milioni di bottiglie di Asti falso, recando un danno immisurabile al nome della pregiata denominazione. La paura dei produttori è che le bottiglie taroccate intacchino la Russia, che a partire dalla fine del 2013 rappresenta per l’Asti il primo mercato mondiale.

Nonostante la crisi sorta in seguito alla guerra economica delle sanzioni, che hanno colpito il sistema di distribuzione russo, i consumatori russi non hanno perso interesse per l’Asti e hanno continuato a comprare il pregiato vino italiano. Quali misure verranno adottate per combattere la contraffazione in Ucraina e in Moldavia? Quale prospettiva ha l’Asti docg in Russia? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio dell’Asti.

— Direttore Bosticco, ci parli del problema della contraffazione dell’Asti Docg rilevata in Ucraina e in Moldavia.

— Sono cifre in continua crescita esponenziale. I dati certi che le posso dare sono ricavati dal rilevamento della società Nielsen. Vengono presi i codici EAN di tutti i prodotti alimentari che passano alle casse dei supermercati. La società ha un enorme banca dati che rielabora per vedere i trend di mercato a livello di categorie di prodotti o a livello di singoli brand privati.

Noi come Consorzio utilizziamo la Nielsen per avere un monitoraggio dell’andamento dei consumi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania, in Italia e nelle dodici metropoli più importanti della Russia. Utilizziamo gli studi di questa società anche per ricerche su tutti i codici EAN che hanno come descrizione nell’indicazione la parola “Asti”, “Astri” o simili. In questo modo estraiamo migliaia di codici, li riclassifichiamo e riusciamo a capire quali sono gli “Asti” originali e quelli che invece sono prodotti in Ucraina o in Moldavia.

— Quali sono i dati e le cifre a vostra disposizione sui vini contraffatti in questi due Paesi?

— In Ucraina un’azienda produce ad Odessa più etichette di Asti falso, imitando anche la grafica di Cinzano, Martini e Rossi e di Canti. Da tre anni a questa parte abbiamo individuato l’azienda e abbiamo avviato un’azione legale nei loro confronti all’autorità garante antitrust ucraina. Non abbiamo ottenuto alcun risultato.

Nel 2014 si trattava di poche centinaia di migliaia di bottiglie. Nel 2015 il dato solo del campione rilevato da Nielsen, che sarà il 60% dei supermercati, era di 1 milione di bottiglie false contro 700 mila bottiglie autentiche. Il prezzo medio di queste bottiglie era di 2 euro e 70 per quello falso e di 10 e 70 per quello vero. Nel 2016 il falso è aumentato a 2 milioni e mezzo, venduto a 2 euro e 50, quello vero è sceso a 500 mila bottiglie con un prezzo sotto i 7 euro.

Il dato Nielsen deve essere almeno raddoppiato, perché c’è tutto il mondo degli acquisti tramite grossisti, importatori che vendono al canale tradizionale come i bar e i ristoranti, questo canale vale almeno la metà di quello dei supermercati. Se 2 milioni e mezzo sono stati venduti nei supermercati, raddoppiando la cifra parliamo di almeno 5 milioni di bottiglie solo in Ucraina.

— Quali sono le perdite registrate dall’Asti per via delle contraffazioni? Esiste già una stima?

— Un dato certo è che da 700 mila bottiglie siamo scesi a 500 mila, abbiamo perso il 50%, non è tanto la perdita di volumi che ci preoccupa, ma la confusione che si crea nei confronti del consumatore fra due prodotti che si posizionano a prezzi così distanti al supermercato e tutti e due si chiamano Asti. Chi compra e beve l’Asti prodotto ad Odessa difficilmente si sposterà su un prodotto più caro per la qualità scadente e non rappresentativa della denominazione dell’Asti falso.

In Moldavia invece ci sono almeno due aziende, una si chiama Bulgari Wine, che non solo imita il nome Asti, ma copia interamente l’etichetta di Canti e riporta il marchio privato Canti. È una copia identica della bottiglia originale. Si tratta di concorrenza illegale che rovina l’immagine della nostra denominazione.

…………

— I russi adorano l’Asti. Qual è l’importanza oggi del mercato russo per la vostra produzione?

— A fine 2013 la Russia è diventata per l’Asti il primo mercato mondiale. Dalla stessa vigna noi possiamo ottenere sia l’Asti Spumante sia il Moscato d’Asti. Facciamo circa 55 milioni di bottiglie di Asti e 32 milioni di Moscato d’Asti. Eravamo a 100 milioni contro questi 87 che le ho detto, perché abbiamo subito nel 2014 un forte calo di esportazioni proprio nel mercato russo a seguito non direttamente dell’embargo, ma per la crisi finanziaria che ha toccato in seguito la Russia. Molti importatori e distributori russi sono falliti, così come molti istituti bancari.

Questa situazione non ha allontanato i consumatori dall’Asti, la caduta delle esportazioni non corrispondeva con la diminuzione dell’acquisto nei supermercati. I russi continuavano a comprare l’Asti. Nel 2013 il mercato russo era il primo mercato di volumi rappresentando 15 milioni di bottiglie, era inoltre il mercato a più alta redditività per noi, una bottiglia era venduta fra i 15 e i 20 euro. Con la situazione attuale siamo scesi a 5 milioni di bottiglie, la crisi russa ci è costata 10 milioni di bottiglie, tantissimo, ma non perché il consumatore si è rivolto ad altri prodotti, semplicemente per la difficoltà del sistema distributivo.

— Qual è l’auspicio per quanto riguarda il mercato russo in futuro?

— Il mercato russo riveste un’importanza strategica e fondamentale. Stiamo avendo i primi segnali di ripresa in questo inizio 2017. C’è una ripresa nelle esportazioni, segno che la situazione sta migliorando. Dobbiamo stare attenti che i moldavi e gli ucraini, i quali falsificano a casa loro l’Asti, non vadano ad intaccare anche il mercato russo, che per noi è sempre stato il mercato più importante sia in termini di volume sia in termini di valore.

Estratto da un articolo su Sputnik Italia.

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Moda in Russia: mercato in ripresa ma cambiato rispetto al passato e al quale le imprese italiane non riescono ancora ad adeguarsi.

Il sole 24 ore scrive del CPM Moscow che si è concluso in questi giorni, con le opinioni di alcuni espositori. E noi di Modaitaly.ru aggiungiamo che………..

Il termometro della ripresa non è solo nei numeri dell’export di moda italiana verso la Russia, o nel sentiment delle aziende tricolori che tornano a vedere a Milano e Firenze i buyer con i rubli in tasca.

È anche nella fiera più importante dell’Est Europa, Collection premiere Moscow (Cpm), frequentata perlopiù da compratori in arrivo dalla Russia e dalle ex repubbliche sovietiche, il che può voler dire fare 10- 12 ore di aereo.

È da quella fiera, che si è chiusa nei giorni scorsi all’Expocentre di Mosca e che ha ospitato le collezioni moda di 134 marchi italiani (sui 1.000 presenti da 25 Paesi), che arriva il giudizio più affidabile sulla ripresa in atto: piano piano, dicono le aziende di moda italiane, il mercato russo sta tornando alla normalità (si veda l’articolo qui sopra). L’Italia è rimasta il primo partner commerciale della Russia per abbigliamento e maglieria, ma il sacrificio in termini di vendite per le aziende è stato grosso, e si è concentrato nei segmenti donna e bambino (anche perchè l’uomo valeva poco, circa il 10% del business).

Un sacrificio che si vuol cancellare in fretta, anche grazie ai 22.600 visitatori registrati al Cpm, record assoluto nella storia della fiera. Basta pensare che due anni fa, nel febbraio 2015 punto più basso della crisi, i visitatori erano stati 16.100.

«Se il rublo resta sui livelli attuali, tra 55 e 65, possiamo sperare – afferma Marco Landi, titolare della storica azienda empolese Landi, produttore di capispalla uomo e donna, 5 milioni di fatturato 2016 per il 70% all’export e al suo quinto anno al Cpm – quando ho cominciato a venire a questa fiera il cambio era a 40, poi con la crisi ha toccato quota 100. Oggi i russi sono più attenti al prezzo, e relativamente interessati al fatto che un’azienda è sul mercato da 70 anni con un prodotto artigianale di qualità. Ma resto convinto che questo sia un mercato dalle grandi potenzialità, che ha “fame” di abbigliamento e che, proprio perché ha le dimensioni di un continente, può dare grandi risultati».

Alle potenzialità credono le quattro aziende napoletane – Laboratori Italiani (total look uomo), Giangi (camiceria), Caridei (guanti) e Rubino (capispalla in pelle) – che per la prima volta hanno partecipato al Cpm, portando a casa ordini e aspettative. «Abbiamo deciso di fare squadra con l’idea di far vedere che la qualità sartoriale napoletana non è appannaggio solo dei grandi marchi», spiega Giulio Cacciapuoti, titolare di Laboratori Italiani, dal padiglione del Cpm Italian Fashion organizzato da Ente Moda

Italia, che ha accolto gran parte delle aziende italiane, e che, ancora una volta, è stato il più visitato della fiera.  «Il cambio d’approccio, dopo la crisi, si vede nell’attenzione ai prezzi – spiega Luca Carbone, direttore commerciale della pistoiese Cinelli- Studio, specializzata in capispalla donna – e nell’assenza dei buyer ucraini.

Sui pagamenti occorre una svolta: in molti casi i compratori lasciano il deposito ma poi non saldano e non ritirano i prodotti».

Gli ordini corposi, seguiti da consegne esigue, sono la spina nel fianco anche di Ivo Basetti, titolare dell’omonima azienda aretina di pellicce donna, 2 milioni di ricavi per il 50% esteri, al Cpm da 15 anni: «Ho cambiato quattro agenti – dice – e poi ho deciso di fare da solo: negli ultimi anni le vendite si sono più che dimezzate, ora speriamo nella ripresa». ( Estratto dal Sole 24 Ore  del 3 marzo 2017 )

E noi di Modaitaly.ru aggiungiamo che è molto vero che  gli ordinativi in fiera, fatti sull’onda dell’impulso emozionale non vengono poi, perlopiù, perfezionati ma questo è un problema sempre esistito con i russi, ordini annullati, anticipi non versati e quantitativi ridotti successivamente anche in maniera sostanziale, tutto questo dovuto soprattutto alla logica del programmato  che vede passare mesi tra l’ordine la consegna, inoltre ordinativi scritti su documenti non legali per la  Russia non vincolano minimamente il compratore che, in virtù poi delle proprie disponibilità, sempre più spesso legate ai flussi di cassa, si sente in diritto di annullare o ridimensionare l’ordine iniziale.

Ma come era stato già scritto in un nostro precedente blog (www.russiaaffari.blog):   c’è anche da considerare che le collezioni programmate e quindi gli ordini programmati non hanno più la valenza di una volta, gli operatori lavorano con programmato al 50% ( forse anche meno ) mentre si avvalgono per l’altro 50% di acquisizioni a pronto –magazzino o pronto-programmato, problematica che rende il mercato leggermente più complesso da gestire per coloro che non operano nel pronto.

Inoltre è sempre necessario affidarsi a partner -showroom o distribuzioni- in grado di gestire in proprio il programmato come pronto da offrire al retail, il che richiede tempistiche di introduzione nel mercato più lunghe con risultati iniziali spesso insoddisfacenti.

Proprio per questo è impensabile che il mercato risponda immediatamente alla sollecitazione delle collezioni, specialmente per le nuove aziende che si presentano per la prima volta o per coloro che sono da poco presenti, i tempi di attesa non sono più quelli dei “ bei tempi”, il mercato è da fare con scienza e coscienza, con costanza e pazienza.

Ecco che c’è da stare attenti nel ricercare la collaborazione di un agente così come inteso in Italia, tale figura è praticamente inesistente è fuori luogo, e quand’anche vi fosse la perdita di tempo sarebbe notevole se la figura non viene supportata da  adeguati investimenti.  Per vendere in Russia serve promuovere a livello di marketing, call-center dedicati, con decine di migliaia di contatti diretti e indiretti, con showroom espositivi adeguati e non con collezioni in “valigia ad apertura programmata”.  Poi serve assistenza per trasporti e sdoganamenti la dove il cliente lo richieda e serve dedicare alla promozione delle collezioni 350 giorni all’anno costantemente e non solo per il periodo di campagna. Servono strutture adeguate, personale e risorse non improvvisati, con pluriennale esperienza sul campo. Ed è proprio questo che le aziende italiane non riescono a comprendere bene pensando che la fiera sia sufficiente a fare mercato e che la figura di un qualunque collaboratore improvvisato a basso costo o a costo zero sia la soluzione.

È quasi inevitabile che i primi approcci al mercato sia rivelino un flop e la tentazione dell’imprenditore è di “fuggire” ma ciò è dovuto alla realtà della maggior parte dei mercati e alle aspettative fuori luogo dell’ azienda italiana che dovrebbero persistere e rimanere presente sul mercato e non fuggire al primo flop, deve adeguare le proprie aspettative alla realtà di questo mercato come lo deve fare per ogni altro mercato in questa era di globalizzazione, costanza e proposta sono le caratteristiche necessarie per realizzare un nuovo mercato, oltre a duttilità e capacità di adeguamento alle variabili richieste, tenendo sempre ben presente che il “costo zero” non esiste e che se un mercato è considerato strategico qualche  impegno economico lo si deve affrontare.

Non è più il tempo del “ mordi e fuggi”, delle collaborazioni che ( furbescamente ) cambiano spesso con lo scopo di acquisire clientela da l’uno o l’altro showroom, dei budget ricercati ad ogni costo ed espressi senza storicità, di vendere direttamente bypassando il partner locale, delle vendite” in contante”, delle strane gestioni e alchimie del “nero o grigio” o altre ormai improbabili opzioni di questo mercato.

E’ il tempo di agire seriamente e senza “fronzoli” nel mercato che certamente diverrà il mercato più importante e il più vicino alla realtà italiana, nell’entità statale più vasta al mondo e con prospettive per i prossimi 30 anni e oltre per le imprese italiane, un’area che nutre grande simpatia per l’Italia e gli italiani anche se tradita dall’adesione alle sanzioni che, almeno l’Italia poteva e doveva evitare.

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La Russia sta ripristinando il ritmo della crescita economica. Lo ha dichiarato oggi il presidente russo Vladimir Putin nel corso del vertice BRICS.

( Estratto da Sputnik Italia )

“Stiamo ripristinando i tassi di crescita economica. Non sono uguali a quelli dell’India o della Cina, ma dopo la recessione registriamo la crescita economica ad oltre il 2%”, ha affermato il presidente.

“Abbiamo raggiunto un ribasso record dell’inflazione per la Russia”, ha dichiarato Putin. “Ora è del 3,5%, entro la fine dell’anno ci aspettiamo il 3,7-3,8%”, ha detto.

Allo stesso tempo, il presidente Putin ha osservato che “l’approfondimento della cooperazione economica con i paesi BRICS, la Russia lo sta attuando oggi in condizioni di superamento dei fenomeni di crisi nella nostra economia”.

Putin ha aggiunto che in Russia sono in crescita gli investimenti nei capitali, sta aumentando il fatturato soprattutto nel settore petrolifero e del gas (25% nel primo semestre), la disoccupazione è in calo (circa il 5%), la crescita della produzione industriale e agricola.

“Il nostro lavoro congiunto sull’integrazione degli sforzi delle nostre economie nel fornire non solo la crescita economica, ma anche il benessere dei nostri cittadini è un fattore importante nel nostro sviluppo comune. E questo ci deve incoraggiare a rafforzare la cooperazione”, ha sottolineato Putin.

I Brics dicono sì all’idea della Russia per fondare propria agenzia di rating

La Russia prende atto della comprensione dei rappresentanti dei Paesi Brics sulla necessità di creare un’agenzia di rating indipendente del gruppo, ha detto a RIA Novosti il presidente della Camera di Commercio della Federazione Russa Sergey Katyrin a margine del forum di business dei Brics.

“Abbiamo parlato molto seriamente dell’agenzia di rating dei Brics, un argomento rilevante per ogni Paese in generale e per la banca dei Brics, perché anche loro cercano di ottenere rating seri per lavorare”, ha dichiarato Katyrin.

Secondo Katyrin, “la necessità di fondare questa agenzia è stata messa in evidenza sin dall’inizio da noi, noi stiamo cercando di promuovere l’idea”. “C’è movimento e comprensione… Siamo andati in avanti abbastanza bene su questo tema”, ha aggiunto.

“Se nella fase iniziale, ci chiedevano perché serve, ora già capiscono che al momento attuale la politica prevale sugli indicatori oggettivi, non solo per le singole banche o società, ma anche nei rating sovrani dei Paesi”, — ha concluso il presidente della Camera di Commercio russa.

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PREOCCUPAZIONE PER IL VINO ITALIANO TAROCCATO PORTATO IN RUSSIA DA UCRAINA E MOLDAVIA, DUE ASPIRANTI ALL’EUROPA. Un danno incalcolabile per il Made in Italy.

 IN Russia il vino italiano è molto apprezzato ma c’è il rischio è che venga screditato da importazioni di vini taroccati provenienti da Ucraina e Moldavia, due aree fuori controllo lo scrive Tatiana Santi su Sputnik Italia.

 Il vino italiano, apprezzato e amato in tutto il mondo, purtroppo in alcuni Paesi viene imitato e taroccato, provocando così un danno enorme al Made in Italy. Nel mirino l’Asti Spumante e il Prosecco, è boom di vini italiani contraffatti in Ucraina e in Moldavia.   Milioni di bottiglie false prodotte e vendute in Ucraina e in Moldavia che imitano i vini italiani. Inoltre nelle bottiglie false spesso non vi è traccia di vino, ma di una miscela a base di zucchero e gas.

A infrangere le regole e a colpire il Made in Italy paradossalmente sono due Paesi, l’Ucraina e la Moldavia, che sperano di entrare nell’Unione Europea. ….. Non dimentichiamoci che questi Paesi ricevono annualmente decine e decine di milioni di euro dalla Comunità Europea per i loro interventi.

 ( GRAZIE EUROPA! AL DANNO DELLE SANZIONI ANCHE LA BEFFA. NON POSSIAMO ESPORTARE SALUMI E FORMAGGI, MENTRE IL VINO ITALIANO – RIMASTO FUORI DALLE SANZIONI PERCHE’ LA RUSSIA HA VOLUTO BENE ALL’ITALIA – SARA’ TAROCCATO. ndr)

 A lanciare l’allarme sono i consorzi di produzione, preoccupati per un mercato della contraffazione in continua crescita e l’eurodeputato Alberto Cirio, recatosi recentemente in Moldavia per affrontare il problema con le autorità locali. Quali misure verranno adottate in merito?

 Sputnik Italia ne ha parlato direttamente con Alberto Cirio, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento UE, presidente della Commissione per l’integrazione economica di Euronest (Assemblea permanente che cura i rapporti fra l’UE e l’Europa orientale).

— Onorevole Alberto Cirio, in Ucraina sono state registrare milioni di bottiglie taroccate di Asti, stesso problema anche in Moldavia. Si tratta di dati impressionanti oltre che di un danno al Made in Italy. Ce ne può parlare?

— Si tratta di un problema molto serio che non va sottovalutato perché in Moldavia e in Ucraina delle fantomatiche società commercializzano vini con nome italiano, usando nomi che richiamo località italiane. Ad esempio producono e vendono un prodotto con il nome “Astin” invece di Asti, oppure un vino venduto in Moldavia si chiama “Alb” senza la —a- finale. Vengono quindi utilizzati nomi evocativi dell’Asti o del Prosecco, ovvero sia i principali brand italiani.

 Tutti i mercati ovviamente sono importanti, il nostro timore però è che queste aziende portino il vino italiano falso in Russia, un mercato che per noi è estremamente importante e significativo. Il mercato che il vino, in particolare l’Asti, ha in Russia può decidere le sorti dell’Asti.

 — Nelle bottiglie contraffatte in Ucraina e in Moldavia fra l’altro spesso non c’è nemmeno vino, ma una miscela che non c’entra niente con il frutto dell’uva. I consumatori associano un prodotto scadente all’Italia. Il danno all’immagine del Made in Italy non è quantificabile alla fine?

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SANZIONI E PRESSIONI ECONOMICHE NON SERVONO. IL BUSINESS INNANZITUTTO

LE SANZIONI NON SERVONO

“Nonostante le pressioni e le sanzioni esterne, stretti vincoli sul capitale e sulla componente tecnologica, la nostra economia si è generalmente adattata alle nuove realtà e ha cominciato a crescere. Le tendenze positive nell’economia dovrebbero essere sostenute e rafforzate”, ha detto Medvedev durante una riunione sulle previsioni macroeconomiche. Secondo ciò che ha dichiarato il primo ministro russo Dmitry Medvedev

E questo noi e altri operatori stranieri presenti nel mercato russo lo abbiamo già rilevato, un dato confermato anche dall’ICE che mette in evidenza che le importazioni italiane verso la Russia sono aumentate e stanno aumentando sensibilmente, e questo nonostante le sanzioni che penalizzano notevolmente il settore agroalimentare italiano ( bontà dell’imbecillità dei “politicanti” italiani) Infatti le sanzioni imposte alla Russia sono state una vera opportunità per attivare produzioni interne o vitalizzare rapporti con altre aree produttive al di fuori delle nazioni sanzionatorie.

Che le sanzioni non siano mai servite e non servano è un dato di fatto ormai appurato e la Corea del Nord ne è la prova più immediata e attuale.

La Russia non ha mai chiesto la cancellazione delle sanzioni che gli sono state imposte e non ha intenzione di richiederla, come afferma Anatoly Antonov, il nuovo ambasciatore russo negli Stati Uniti: “La Russia non ha mai chiesto di cancellare le sanzioni e non lo farà. Ma è evidente che si tratta dell’ostilità verso il nostro paese”. Di fatto dalla fine del 2016, dopo sette trimestri negativi il PIL russo ha cominciato a crescere di nuovo, scrive Capiatl Economics, in base ai dati del servizio federale di statistica russo, nel secondo trimestre di quest’anno gli indicatori economici sono aumentati del 2,5% rispetto al passato. È il più grande salto dal terzo trimestre del 2012, evidenzia la testata.

Secondo gli analisti, questi dati suggeriscono che la situazione economica è stata riportata alla normalità. “La crescita è fortemente aumentata nell’edilizia e nell’industria”, affermano gli esperti di Capital Economics. Anche nel commercio sono state osservate tendenze positive. La diminuzione della produttività economica si osserva solo nel settore agricolo.

Ma gli USA continuano a violare il diritto internazionale e insistono con sanzioni assurde a destra e a manca come se il “mondo” fosse una loro esclusiva area d’interesse economico calpestando il diritto di ogni altra nazione imponendo le loro volontà ad ogni costo, pena la ritorsione contro chi “non ci sta”.

Questa volta però anno scatenato le proteste di Berlino e Vienna che hanno criticato le nuove sanzioni americane alla Russia. Insieme, i due ministri degli esteri, stentoreamente, ufficialmente, hanno minacciato addirittura contro-sanzioni a danno degli Stati Uniti, scrive Maurizio Blondet e il motivo di tutto questo è che le nuove sanzioni colpiscono direttamente gli interessi germanici e precisamente, impongono multe, ammende e sanzioni alle aziende che partecipano alla costruzione, o al finanziamento, del Nord Stream 2, il gasdotto che porta il gas russo alla Germania e passa in fondo al Baltico, lasciando fuori Polonia e Ucraina, i nuovi alleati dell’America.

Invece l’Italia deve continuare ad obbedire alle sanzioni contro la Russia decretate da Berlino (scusate, dalla UE continua M. Blondet) per favorire i golpisti di Kiev. Infatti, nello steso comunicato in cui si oppongono fieramente alle sanzioni americane a Mosca, i due ministri Sigmar Gabriel e Christian Kern ribadiscono che “è importante per l’Europa e gli Stati Uniti formare un fronte unito sulla questione dell’Ucraina”, dove secondo la Ue sono i russi ad armare i separatisti del Donbass, e Putin va punito perché s’è ripreso la Crimea. Quindi noi italiani non possiamo più vendere il gorgonzola ( tutti i prodotti agroalimentari e latticini n.d.r.) ai moscoviti, ma i tedeschi possono costruire coi russi un gasdotto da miliardi di dollari, che farà della Germania un hub delle forniture in tutta Europa, scrive Blondet.

Ma, comunque sia e nonostante tutto l’economia russa cresce, la Russia si è adattata alle sanzioni degli Stati Uniti e il sistema finanziario russo non ne subisce l’impatto, lo dice l’analista capo della società di rating russa ACRA Natalia Porokhova.   “Le sanzioni contro l’economia russa sono in vigore da ormai 3 anni e ogni nuova espansione di queste misure impatta sempre di meno la stabilità finanziaria dell’economia russa, in quanto c’è stato un adattamento sostanziale alle sanzioni”, — ha dichiarato la Porokhova a RIA Novosti.

Contro le sanzioni alla Russia hanno protestato le regioni del nord Italia, ( e anche la tedesca Sassonia) vari politici, imprenditori e anche banche come il presidente di banca intesa che ha detto: stop alle sanzioni alla Russia, perché “non servono a niente”, se non a regalare importanti quote di mercato e lauti guadagni a Cina, Sud Africa e Corea del Sud.

Nonostante tutti dicano che le sanzioni non servono si continua ad aderire ma sotto sotto poi gli affari, quelli importanti, importanti soprattutto per Germania e Francia, si continuano a fare visto che: entro l’anno BP British Petroleum e Rosneft chiuderanno l’accordo per fornitura di gas russo, MERCEDES BENZ APRE UNA NUOVA FABBRICA IN RUSSIA nel parco industriale “Esilovo”.

Che le sanzioni non hanno provocato degli effetti negativi sui contratti di Rosoboronexport: I contratti dell’agenzia statale Rosoboronexport non hanno avuto effetti negativi a causa delle sanzioni occidentali. Lo ha detto ai giornalisti il direttore generale, Alexander Mikheev, durante il salone internazionale dell’aviazione e dello spazio MAKS.

E al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF-2017): In 3 giorni sono stati concordati e firmati 386 memorandum, accordi e contratti relativi alla collaborazione in diversi settori economici, per un totale di 2.000 mld di rubli, ovvero oltre 31 miliardi di euro.

Ma anche: La russa Rosneft e l’italiana Eni inizieranno le trivellazioni congiunte nel mar Nero. Lo ha riferito il capo di Rosneft, Igor Sechin. e alla passata conferenza stampa di Paolo Gentiloni e Vladimir Putin a Sochi, Gentiloni ha definito “proficue” e “ottime” le relazioni che intercorrono tra Roma e Mosca, notando negli ultimi mesi una significativa crescita nelle relazioni economico-commerciali tra i due paesi.

E poi: I Russi ritornano a fare i turisti in Europa, grazie al rafforzamento del rublo e al mercato interno più stabile.Grazie al rublo diventato più forte e stabile che in passato i turisti russi hanno ripreso a viaggiare verso i Paesi europei, scrive Die Welt.

E Il Parlamento tedesco aveva già sostenuto che il progetto infrastrutturale “Nord Stream-2”, la costruzione della parte sottomarina del gasdotto, non debba essere soggetta alle normative dell’Unione Europea, ha riferito il presidente della commissione su Economia e Energia Peter Ramsauer (Csu).

E comunque: Circa 500 aziende italiane che lavorano in Russia hanno mantenuto una presenza nel paese nonostante le sanzioni Ue contro la Russia. È quanto si legge in una nota presidenziale dopo la visita del presidente Sergio Mattarella nella quale si aggiunge che la cooperazione continua sia nell’industria sia nel settore della ricerca e sviluppo.

Certo è che la Russia è la Nazione meno indebitata al mondo ( meno del 20% sul PIL in diminuzione – gli Stati Uniti detengono il più alto livello di debito mentre l’Italia è sesta più indebitata)

E poi sembra che la Russia sia diventata una calamita per gli investimenti. Le statistiche dimostrano una significativa crescita dell’interesse degli investitori stranieri verso la Russia. Lo riporta Forbes in un articolo di Kenneth Rapoza. Secondo una ricerca dell’istituto americano Emerging Portfolio Fund Research Global sulla situazione annuale del capitale, a gennaio 2017 la Russia ha sorpassato gli altri mercati emergenti per volume di investimenti, piazzandosi davanti a Cina, India, Brasile e Messico.

E allora di cosa stiamo parlando? Tutta questa storia per mettere uno o due navi da guerra USA nel mar nero o arricchire la solita lobby delle armi e ottenere influenze territoriali sobillando “golpisti” e facinorosi?     Ma di cosa stiamo parlando? Il business è business e della Russia nessuno può farne a meno, questa è l’unica realtà, tutto il resto è solo ipocrisia.

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A fine mese la Fiera della moda a Mosca CPM Moscow – Com’è cambiato il mercato della moda in Russia – Ci aspettiamo il “no alle sanzioni contro la Russia” dai partecipanti e dagli organizzatori.

A fine mese la Fiera della moda a Mosca CPM Moscow – Com’è cambiato il mercato della moda in Russia – Ci aspettiamo il “no alle sanzioni contro la Russia” dai partecipanti e dagli organizzatori.

 La moda Italiana sarà protagonista della prossima edizione del CPM Moscow che si aprirà a fine agosto, il padiglione italiano curato con successo da EMI ( Ente Moda Italia ) sarà molto più nutrito che nelle precedenti edizioni e vedrà esposte 124 aziende italiane contro le 94 dello scorso settembre.

Il padiglione italiano sarà quindi molto più nutrito e tra le collezioni esposte si vedranno le nuove proposte che si affacciano per la prima volta sul mercato russo e saranno queste ( lo speriamo perché è necessario vedere qualcosa di nuovo e adatto all’attuale mercato) le vere protagoniste della 29esima edizione di CPM Collection Première Moscow, il principale salone moda della Russia e dell’Europa dell’Est, in programma dal 30 agosto al 2 settembre 2017 Expocentr di Mosca, con grande merito della stessa EMI che è da sempre impegnata nella selezione e valorizzazione delle aziende italiane del settore.

 Che il made in Italy sia molto apprezzato in Russia è un dato di fatto, in particolare nella moda l’Italia è sempre stata uno dei primi fornitori della Russia, anche se con alti e bassi dovuti alle vicende politiche che tutti conosciamo atte a screditare e limitare la Russia nello scenario internazionale, cosa alla quale i russi ormai hanno fatto l’abitudine e superato “riadattando” la propria economia e approfittando delle limitazioni imposte per creare vere e proprie opportunità di sviluppo interno.  

 L’economia Russa oggi è in ripresa e non dimentichiamo che il debito della Russia è uno dei più bassi al mondo, quindi le prospettive sono buone e illimitate nel tempo.

Anche i dati di Sistema Moda Italia sull’export italiano verso la Russia da gennaio ad aprile 2017 hanno fatto registrare risultati in crescita a doppia cifra (+17,5% in quantità di prodotto moda esportato, +13% in termini di valore economico, ha detto Claudio Marenzi, presidente di Ente Moda Italia. “Le nostre aziende sono fiduciose e stanno tornando a investire con forza sul mercato russo, sempre più convinte di quanto questo sia importante per le loro vendite e per il prodotto Made in Italy nel suo complesso”.

 “C’è una realistica presa d’atto che la situazione russa sia in ripresa”, ha detto anche Alberto Scaccioni, amministratore delegato di Ente Moda Italia. “Arrivano dati e segnali evidenti sia dai risultati dell’export del tessile-abbigliamento italiano sul mercato russo – la Russia, che era calata del -30% nel 2015, ha assistito nel corso del 2016 a un progressivo recupero fino a tornare in aumento del +7,3%, per un totale di quasi 950 milioni di euro di vendite………….

 Ciò non significa che le difficoltà siano tutte scomparse, il mercato è cambiato e si è adeguato alle nuove esigenze di un pubblico più accorto e consapevole, ci si è dovuti adeguare anche alle richieste di produzioni di fascia media contro una strana logica di mercato che identificava la Russia come un mercato elitario, luxury, di fascia sempre molto alta, griffato o di alta artigianalità.

Non è più così se mai lo è stata almeno con tale enfasi, frutto più di una falsata immagine, diffusa in particolare nelle imprese italiane del settore, che vedevano nella Russia una facile opportunità di altrettanto facili super-profitti.

Griffe e marchi conosciuti l’hanno fatta da padroni nei tempi d’oro dell’”apertura al mondo” di questo enorme mercato, dove le proposte top italiane erano viste come status symbol dagli stessi operatori e dove i compratori con possibilità economiche adeguate erano una nicchia, per contro anche molti consumatori senza tali possibilità economiche trovavano le risorse in una economia sommersa spinti proprio dalla necessità di ottenere uno status sociale offerto dal marchio e dal made in Italy, cosi come nelle automobili si prediligevano Mercedes e BMW, nella moda la ricerca era nel made in Italy e nella griffe/marchio.

 Un exploit economico che si è manifestato dal 2000 al 2007 grazie a finanziamenti e prestiti che le banche erogavano con molta facilità ai consumatori, potenzialmente garantiti dai loro siti abitativi che in ampia misura la popolazione deteneva in proprietà o comproprietà.

In questo periodo si è visto un enorme proliferarsi di centri commerciali, aperture di miriadi di negozi proprio nel settore moda che nonostante gli onerosi impegni economici, per gli altissimi affitti e i costi gestionali, riuscivano ad alimentare un mercato che essenzialmente si basava non sulle reali possibilità del consumatore bensì sulle sue capacità d’indebitarsi.

Poi è arrivata la crisi generalizzata partita ( come sempre ) dagli Stati Uniti che ha contratto i flussi finanziari e i debiti dovevano essere coperti o ripianati. Il potere d’acquisto non era più lo stesso e le proposte italiane di livello medio-fine e fine perdevano presa nel mercato, spiazzando i produttori italiani in ogni segmento del mercato i quali, non essendo preparati e per nulla previdenti, si sono ritrovati in serie problematiche.

 Il settore dell’abbigliamento ha visto chiudere la maggior parte degli showroom e delle distribuzioni in Russia, il numero dei visitatori fieristici si contraeva sempre di più e la ricerca degli operatori commerciali si orientava verso produzioni più economiche ancorché se ne prediligesse il made in Italy.

Le aziende italiane poco propense ad abbassare non tanto la qualità ma il livello di profitto sul quale avevano fatto affidamento fino ad allora nel mercato russo, non si sono adeguate, e molti hanno abbandonato, altri si riproponevano con produzioni meno ridondanti ma non adeguavano sufficientemente il prezzo alla proposta: si riscontravano anomalie quali i listini italiani più bassi del 30% e oltre rispetto a quelli proposti in Russia, cosi come si rilevavano doppie sigle di prezzo anche per quei compratori russi che arrivavano in Italia per acquisire direttamente i prodotti ma ( poveri loro! ) a prezzi molto superiori a quelli proposti nel mercato interno dagli stessi produttori. Insomma si continuava a ritenere che i russi potessero spendere molto di più degli italiani e “furbescamente” i prezzi per i russi venivano aumentati notevolmente rispetto a quelli proposti agli operatori nazionali.

 Successivamente si è aggiunta la crisi del Rublo, dovuta alle “manovre” USA per accaparrarsi il controllo del mercato mondiale energetico (gli USA sono i più indebitati al mondo e con una economia costantemente falsata) che con le sanzioni hanno determinato una ulteriore contrazione del mercato russo e un conseguente ridimensionamento dei consumi interni: un’altra delusione per le aziende italiane che hanno preferito “scappare” dal mercato russo anziché e ancora adeguarsi con produzioni alla portata.

Molte aziende italiane che si erano affidate al mercato russo, contando esclusivamente sugli alti profitti ( il giochino era finito ), si sono trovate in condizioni critiche e molte altre hanno chiuso, così come hanno chiuso molti operatori del mercato in Russia: negozianti, la stragrande maggioranza degli showroom, le distribuzioni e gli stocchisti.

 Pochissimi gli operatori seri rimasti, solo quelli molto seri, storici e strutturati hanno continuato ad operare anche se in perdita, confidando nella capacità della Russia di far ripartire la propria economia: e così è stato. Oggi i segnali sono molto positivi e i fattori inizialmente negativi si sono rivelati vere e proprie opportunità per l’economia interna russa che è riuscita a ricreare ricchezza producendo ciò che prima acquisivano dall’esterno.

 Il settore della moda in Russia è cambiato sensibilmente, perlomeno il più vasto mercato, richiede produzioni di media qualità ad un costo adeguato, senza differenze fra listini casalinghi e quelli proposti in Russia, i russi viaggiano molto specialmente in Italia e guardando le vetrine desumono i prezzi all’origine con un semplice calcolo. Gli operatori russi del settore moda sono molto più qualificati e accorti di un tempo, conoscono le materie prime e il rapporto prezzo qualità, oltreché il valore effettivo e attualizzato di un made in Italy non sempre realmente tale o comunque come un tempo.

Il mercato richiede che le aziende italiane propongano il prodotto italiano, quello per gli italiani e non un prodotto per i russi, un pret-à- porter quotidiano, total look nei quali scegliere abbinamenti già coordinati, tessuti naturali e una qualità media e anche medio-bassa, visto la capacità di acquisto generalizzata in queste aree, però proposte con tutta la creatività e il gusto dello stilismo italiano. Fascia di mercato che l’imprenditoria italiana dovrebbe fare di tutto per accaparrarsi, dato che la fascia bassa non ci compete e che ormai è appannaggio della Cina.

 C’è anche da considerare che le collezioni programmate e quindi gli ordini programmati non hanno più la valenza di una volta, gli operatori lavorano con programmato al 50% mentre si avvalgono per l’altro 50% di acquisizioni a pronto –magazzino o pronto-programmato, problematica che rende il mercato leggermente più complesso da gestire per coloro che non operano nel pronto.

Inoltre è sempre necessario affidarsi a partner -showroom o distribuzioni- in grado di gestire in proprio il programmato come pronto da offrire al retail, il che richiede tempistiche di introduzione nel mercato più lunghe con risultati iniziali spesso insoddisfacenti.

Proprio per questo è impensabile che il mercato risponda immediatamente alla sollecitazione delle collezioni, specialmente per le nuove aziende che si presentano per la prima volta o per coloro che sono da poco presenti, i tempi di attesa non sono più quelli dei “ bei tempi”, il mercato è da fare con scienza e coscienza, con costanza e pazienza.

 Ecco che c’è da stare attenti nel ricercare la collaborazione di un agente così come inteso in Italia, tale figura è praticamente inesistente è fuori luogo, e quand’anche vi fosse la perdita di tempo sarebbe notevole. Per vendere in Russia serve promuovere a livello di marketing, call-center dedicati, con decine di migliaia di contatti diretti e indiretti, con showroom espositivi adeguati e non con collezioni in “valigia ad apertura programmata”.

Serve assistenza per trasporti e sdoganamenti la dove il cliente lo richieda e serve dedicare alla promozione delle collezioni 350 giorni all’anno costantemente e non solo per il periodo di campagna. Servono strutture adeguate, personale e risorse non improvvisati, con pluriennale esperienza sul campo.

 

Quindi l’azienda italiana deve rimanere presente sul mercato e non fuggire al primo flop, deve adeguare le proprie aspettative alla realtà di questo mercato come lo deve fare per ogni altro mercato in questa era di globalizzazione, costanza e proposta sono le caratteristiche necessarie per realizzare un nuovo mercato, oltre a duttilità e capacità di adeguamento alle variabili richieste, tenendo sempre ben presente che il “costo zero” non esiste e che se un mercato è considerato strategico qualche piccolo impegno economico lo si deve affrontare.

Non è più il tempo del “ mordi e fuggi”, delle collaborazioni che cambiano spesso con lo scopo di acquisire clientela da l’uno o l’altro showroom, dei budget ricercati ed espressi senza storicità, di vendere direttamente bypassando il partner locale, delle vendite” in contante”, delle strane gestioni e alchimie del “nero o grigio” o altre ormai improbabili opzioni di questo mercato.

 E’ il tempo di agire seriamente e senza “fronzoli” nel mercato che certamente diverrà il mercato più importante e il più vicino alla realtà italiana, nell’entità statale più vasta al mondo e con prospettive per i prossimi 30 anni e oltre per le imprese italiane, un’area che nutre grande simpatia per l’Italia e gli italiani anche se tradita dall’adesione alle sanzioni che, almeno l’Italia poteva e doveva evitare.

 Ci aspetteremmo che i partecipanti italiani del CPM, la stessa EMI, manifesti pubblicamente il “NO ALLE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA” con un cartello esposto in ogni stand per richiamare l’attenzione dei politici italiani e per solidarietà verso la Russia su provvedimenti ingiusti che la volontà popolare italiana non vuole ma ai quali l’Italia si è adeguata supinamente.

 Buon lavoro a tutte le imprese italiane presenti al CPM.

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Gas USA in Europa a prezzi esagerati rispetto a quello russo……..

Qual’è l’imbecillità che spinge ad acquistare il gas americano ad un prezzo molto più alto di quello della Russia? Gli USA cercano di minare in qualche modo l’economia Russa grazie alla russofobia scatenata ad hoc ma non ci riescono….possiamo ben capire quali siano gli interessi americani per la supremazia energetica, e anche nello scatenare conflitti in ogni dove sia per il controllo delle fonti energetiche, per l’influenza politica e per la vendita delle armi. Non capiamo però perché nazioni europee abbiano interesse ad acquisire il gas a costi molto alti….passi l’Ucraina che, dato il conflitto con la Russia, si possa rifornire diversamente ” tanto paga l’Europa” ( e Trump ha annunciato l’invio di nuove armi al governo fascista ucraino) ma che la Polonia prenda il gas dagli USA è sintomo d’imbecillità cronica…..ma che paghi in qualche modo l’Europa anche in questo caso?

Tatiana Santi ( da Sputnik Italia)

i Stati Uniti si affacciano al mercato energetico del Vecchio Continente per esportare gas liquefatto, cercando così di scalzare la Russia che, da primo fornitore assoluto, assicura ben il 35% del fabbisogno europeo. Guerra del gas, ma in Europa la Russia batte gli USA.

Tirano venti da guerra fredda fra Washington e Mosca, che si scontrano in tema energetico sul campo di battaglia europeo. Dall’anno scorso gli Stati Uniti hanno dato il via all’export di gas liquefatto e adesso mirano alle forniture verso il Vecchio Continente. A giugno è arrivata in Polonia la prima nave che trasportava gas americano.

Stando ai numeri però il gas russo è estremamente più conveniente, visti gli elevati costi del trasporto e della rigassificazione del gas liquefatto d’oltreoceano. L’establishment americano inoltre intende mettere in discussione il primato russo nelle forniture di gas attraverso le sanzioni che colpiscono il progetto Nord Stream 2, danneggiando così anche gli interessi europei.In prospettiva futura quale sarà l’importanza del gas russo per l’Europa? Qual è il peso geopolitico dell’energia? Sputnik Italia ne ha parlato con Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società indipendente di ricerca sull’energia e l’ambiente.

— Davide Tabarelli, l’ostilità Russia-Stati Uniti si gioca anche sul gas e il terreno di scontro è l’Europa?

— Il campo politico più importante di sempre nello scontro fra Stati Uniti e Russia non è certo l’Alaska, dove si è negoziato e sono stati trovati degli accordi in passato, ma l’Europa. L’Europa è il campo dove ci sono i maggiori interessi, la ricchezza, la cultura, la storia ma si tratta anche di energia. La principale fonte di entrata di denaro, di valuta pregiata della Russia è il gas esportato verso l’Europa. La Russia è un Paese europeo, nonostante si estenda verso l’Asia, di fatto è in Europa che l’economia russa ruota.

— Le sanzioni americane contro la Russia minano i rapporti fra Mosca e l’Europa, è finito nel mirino il progetto del Nord Stream 2. Le sanzioni americane penalizzano anche le aziende europee. A pagare quindi è anche l’Italia?

— Certo, l’Italia esporta molti manufatti di metalmeccanica, beni della sfera alimentare e del lusso verso la Russia. Le società italiane, l’Eni, la Saipem, la Bonatti ed altre sono coinvolte nei grandi progetti come il Nord Stream. Ricordiamoci che c’è anche il South Stream e il Turkish Stream, si tratta di una sconfitta dell’Italia sotto il profilo strategico ed energetico di cui si parla poco. Anni fa si parlava del South Stream come di una soluzione per bypassare l’Ucraina, ma anche per rafforzare i legami con la Russia, oggi è un progetto abbandonato. È un peccato innanzitutto per le imprese, ma anche per la sicurezza del sistema Italia e quello europeo.Il Nord Stream è un progetto già realizzato per 50 miliardi di metri cubi, il raddoppio del gasdotto lo ritengo utile, però è sempre lanciato a nord. Sarebbe stato molto più positivo se si fosse realizzato anche il South Stream, che doveva passare attraverso il Mar Nero e arrivare sulle coste europee. Il progetto non è stato realizzato per varie ragioni ed è un peccato. Quando ci sono dei peggioramenti nella politica e nelle relazioni internazionali è sempre un problema di mancati investimenti e di importanti danni economici.

— Gli Stati Uniti vogliono isolare la Russia dall’Europa fornendo il proprio gas liquefatto, ma tuttora la maggior parte del gas che viene importato in Europa è comunque russo, no?

— Noi consumiamo circa 450 miliardi di metri cubi, il 25% del gas viene dalla Russia, quasi la metà delle nostre importazioni, questo accade da venti anni. La sicurezza delle forniture è stata garantita nonostante esista una guerra in Ucraina. Nonostante le sanzioni e queste difficoltà la Russia è il principale fornitore per una ragione molto semplice: la Russia è Europa, per vicinanza fisica è ovvio che sia il principale fornitore. Fra


Cresce l'economia in Russsia

Economia russa in crescita, nonostante le sanzioni. (Frankfurter Allgemeine Zeitung)

 Le sanzioni e i bassi prezzi del petrolio non influiscono sulla crescita dell’economia russa, nota il Frankfurter Allgemeine Zeitung. Nel secondo trimestre di quest’anno gli indicatori economici sono aumentati del 2,5% rispetto ai dati dell’anno precedente.

 Dalla fine del 2016, dopo sette trimestri negativi il PIL russo ha cominciato a crescere di nuovo, scrive il giornale.

In base ai dati del servizio federale di statistica russo, nel secondo trimestre di quest’anno gli indicatori economici sono aumentati del 2,5% rispetto al passato. È il più grande salto dal terzo trimestre del 2012, evidenzia la testata.

Secondo gli analisti, questi dati suggeriscono che la situazione economica è stata riportata alla normalità.

 “La crescita è fortemente aumentata nell’edilizia e nell’industria”, affermano gli esperti di Capital Economics. Anche nel commercio sono state osservate tendenze positive. La diminuzione della produttività economica si osserva solo nel settore agricolo.

 

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L’economia russa si è adattata alle sanzioni degli Stati Uniti e il sistema finanziario russo non ne subisce l’impatto

L’economia russa si è adattata alle sanzioni degli Stati Uniti e il sistema finanziario russo non ne subisce l’impatto, lo dice l’analista capo della società di rating russa ACRA Natalia Porokhova.

 “Le sanzioni contro l’economia russa sono in vigore da ormai 3 anni e ogni nuova espansione di queste misure impatta sempre di meno la stabilità finanziaria dell’economia russa, in quanto c’è stato un adattamento sostanziale alle sanzioni”, — ha dichiarato la Porokhova a RIA Novosti.

Inoltre l’analista ha osservato che “le nuove misure e sanzioni possono seriamente complicare la realizzazione di progetti in Europa, per questo motivo l’Unione Europea si è opposta all’appesantimento delle sanzioni contro il settore energetico russo e proprio oggi si svolgerà una riunione ad hoc su questo tema a Bruxelles.”

 Ma il presidente della Commissione europea annuncia che l’Unione europea è pronta a “agire in modo appropriato” se i suoi interessi non verranno sufficientemente presi in considerazione nella nuova legge statunitense sulle sanzioni anti-Russia. I

l presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker: Il disegno di legge americano — ha sottolineato Juncker — potrebbe avere effetti collaterali unilaterali imprevisti, che influenzano gli interessi della sicurezza energetica UE e per questo motivo la Commissione ha concluso che se le nostre preoccupazioni non verranno prese sufficientemente in considerazione, siamo pronti ad agire in modo appropriato entro pochi giorni. America first — ha concluso — non vuol dire che gli interessi dell’Europa arrivino per ultimi. La Commissione continuerà a seguire da vicino il processo legislativo in corso negli Stati Uniti e la successiva attuazione del disegno di legge e agirà rapidamente se e quando necessario”…

 Anche la Germania in disaccordo: l’obiettivo delle misure punitive contro Mosca non dovrebbe essere l’industria europea, ha dichiarato in una conferenza stampa la vice portavoce del governo tedesco Ulrike Demmer. “Crediamo che lo scopo delle sanzioni degli Stati Uniti non debba essere l’industria europea…. — ha detto la Demmer.

 E i nemici del progetto “Nord Stream-2” ritengono che le nuove sanzioni di Washington contro Mosca siano controproducenti, scrive il Washington Post: “Con la politica contro “Nord Stream-2″ stanno facendo più nemici di quanti ne hanno bisogno, — ha dichiarato al Washington Post George Zachmann, esperto di energia del centro belga Bruegel. — Infatti se non uccideranno il progetto lo rafforzeranno solo.”

 Mentre i “ politicanti italiani “ ( compreso le associazioni che dovrebbero rappresentare le imprese ) non si esprimono, nonostante sia ormai accertato che gli stessi italiani ( popolo ) non siano d’accordo sulle sanzioni alla Russia e molti rappresentati di vari consigli regionali si siano espressi pubblicamente in tal senso………certamente il business dell’immigrazione è più importante degli interessi delle PMI italiane visto che anche le “sciagure” contribuiscono a “manipolare” il PIL e a foraggiare tutte le “bande di Arruffoni” inetti e insaziabili, dediti ad imbrogliarsi a vicenda, corrotti e corruttori al tempo stesso che spadroneggiano nel panorama italiano.

 Fortunatamente vi sono ancora moltissimi imprenditori seri che ritengono la Russia un partner strategico e una grande opportunità per i loro affari e si muovono verso questo enorme mercato per allacciare rapporti e intraprendono azioni manifestatamente contrarie alle politiche scellerate del governo italiano: e questo dovrebbe essere direttamente proporzionale alla rielezione di quei politici e partiti che hanno aderito e aderiscono supinamente a scelte imposte dagli interessi di economie lobbistiche d’oltreoceano, ed evidentemente anche interessi personali.

 Ma nonostante tutto l’economia della Federazione Russa, secondo le previsioni, si sta ben assestando — afferma nel documento, il cui testo è stato pubblicato sul sito del FMI: le previsioni per la crescita del PIL in Russia sono ancora in crescita: +1,4% nel 2017 e nel 2018. Inoltre in Russia e in alcuni Paesi emergenti l’inflazione è prevista in calo.

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Interessanti considerazioni sulla politica USA e UE…

Mai visto prima:

Berlino e Vienna hanno criticato le nuove sanzioni americane alla Russia. Insieme, i due ministri degli esteri, stentoreamente, ufficialmente, hanno minacciato addirittura contro-sanzioni a danno degli Stati Uniti. ( Estratto da EC Planet l’altra informazione Fonte: maurizioblondet.it )

 Il motivo è presto detto: che le nuove sanzioni – emanate dal Senato Usa – colpiscono direttamente gli interessi germanici. Precisamente, impongono multe, ammende e sanzioni alle aziende che partecipano alla costruzione, o al finanziamento, del Nord Stream 2, il gasdotto che porta il gas russo alla Germania e passa in fondo al Baltico, lasciando fuori Polonia e Ucraina, i nuovi alleati dell’America.

 Le ditte minacciate di ritorsione sono la tedesca BASF ed EON, la austriaca OMV, inoltre la Shell, la francese Engie. Niente sanzioni!, hanno detto i due ministri degli esteri di lingua tedesca, uniti in un nuovo Anscluss dei bottegai.

 Beninteso, invece l’Italia deve continuare ad obbedire alle sanzioni contro la Russia decretate da Berlino (scusate, dalla UE) per favorire i golpisti di Kiev. Infatti, nello steso comunicato in cui si oppongono fieramente alle sanzioni americane a Mosca, i due ministri Sigmar Gabriel e Christian Kern ribadiscono che “è importante per l’Europa e gli Stati Uniti formare un fronte unito sulla questione dell’Ucraina”, dove secondo la Ue sono i russi ad armare i separatisti del Donbass, e Putin va punito perché s’è ripreso la Crimea.

 Quindi noi italiani non possiamo più vendere il gorgonzola e le cravatte di Armani ai moscoviti, ma i tedeschi possono costruire coi russi un gasdotto da miliardi di dollari, che farà della Germania un hub delle forniture in tutta Europa.

 Fantastica la dichiarazione di Angela Merkel, dettata attraverso il suo portavoce: “Gli interessi economici e la questione delle sanzioni non vanno mescolati”: frase di cui non sappiamo se apprezzare di più la malafede o la demenzialità.

 Ovviamente, la Commissione cosiddetta Europea s’è subito allineata al nuovo e inedito anti-americanismo merkeliano, mantenendo beninteso l’anti-putinismo basale: “È importante garantire l’unità dei partner nelle sanzioni, dunque che nuove misure nei partner internazionali siano coordinate per assicurare il loro impatto a livello internazionale”. Non vorremmo che al governo italiano, dopo aver applicato le sanzioni alla Russia al costo di 9 miliardi l’anno per la nostra economia, venga richiesto di infliggere sanzioni anche all’America, con altri miliardi di danni ai nostri esportatori. Perché siamo sicuri che Gentiloni, come sempre, obbedirebbe.

 È il destino manifesto, Angela

Quante interessanti considerazioni implica quest’alzata tedesca. Decenni di sforzi per negare il destino manifesto che vuole l’integrazione fra Russia ed Europa, di impedirne e ostacolarne i progressi inventandosi casus belli, provocazioni e ostilità idiote fino all’orlo della guerra guerreggiata; ed ecco un grido del cuore che sale dalla strozza germanica: “No alle sanzioni che ci colpiscono economicamente, noi!”. Il gruppo Merkel è giunto ad accusare il Senato Usa di voler sostituire la Russia come nostro fornitore energetico, vendendoci il gas naturale liquefatto che l’America produce e che fatica a trovare acquirenti. Insomma han difeso Mosca contro il gas liquido di Washington. Se non è destino manifesto questo…solo che è dubbio come ciò si coniughi col mantenimento delle sanzioni sul Gorgonzola. Ma non cercate la logica a Berlino. Berlino è l’imperio. Ciò che è bene per l’Anscluss è bene per l’Italia.

 Demenzialità, paranoia e schizofrenia, beninteso, sono largamente presenti anche nel Senato americano e nelle sue motivazioni per giustificare sanzioni più dure, che sono praticamente un atto di guerra. Nuovi colpi all’industria energetica russa, nuove punizioni contro personalità russe che il Senato dichiara “corrotte”, o “implicate nelle gravi violazioni dei diritti dell’uomo” (senti chi parla), o perché forniscono armi ad Assad; poi, in un crescendo wagneriano, “nuove sanzioni in settori-chiave dell’economia russa, compresi il settore minerario, i trasporti marittimi e le ferrovie”; inoltre dare “assistenza per rinforzare le istituzioni democratiche e contro la disinformazione nei paesi dell’Europa centrale e orientale che sono vulnerabili all’aggressione e all’ingerenza russa”.

 In pieno delirio di esaltazione, il senatorer McCain ha vaneggiato: “Da troppo tempo il messaggio che è stato inviato a Vladimir Putin è stato che la Russia poteva invadere i suoi vicini, minacciare gli alleati dell’America, intensificare i suoi cyber-attacchi e ingerirsi nelle elezioni estere senza troppe ripercussioni. Finché la Russia non pagherà il prezzo delle sue azioni, le sue attività di destabilizzazione continueranno”.

 

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Unione Europea chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati: le sanzioni alla Russia sono un danno inestimabile in particolare per le piccole imprese. E la Russia cresce nonostante tutto.

 

Secondo il Financial Times, Bruxelles intende esigere da Washington “una dichiarazione pubblica o scritta” secondo cui le nuove sanzioni ( contro la Russia ) non toccheranno gli interessi europei. Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha chiesto di discutere con urgenza la possibile risposta di Bruxelles in caso di introduzione di nuove sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia, scrive il Financial Times.
Un’altra opzione menzionata nel documento della Commissione Europea suggerisce l’opportunità di non riconoscere valide le sanzioni americane nel territorio della UE.

Mentre  nel rapporto “World Economic Outlook” (“Prospettive di sviluppo dell’economia mondiale”) il Fondo Monetario Internazionale ha confermato la tendenza alla ripresa dell’economia russa.

Le previsioni per la crescita del PIL in Russia sono rimaste invariate rispetto a quelle dello scorso aprile: +1,4% nel 2017 e nel 2018. Inoltre in Russia e in alcuni Paesi emergenti l’inflazione è prevista in calo.

In generale gli autori del rapporto rilevano la crescita del ritmo della ripresa economica e della produzione nel mondo.

Secondo le previsioni del FMI, il PIL mondiale nel 2017 crescerà del 3,5% nel 2018 del 3,6%.

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…e il business prosegue….…gli affari sono affari e della Russia nessuno ne può fare a meno.

  • Entro l’anno BP British Petroleum e Rosneft chiuderanno l’accordo per fornitura di gas russo: British Petroleum (BP) e la russa Rosneft firmeranno un accordo sulle consegne del gas dalla Federazione Russa all’Europa con volumi di fornitura annuale fino a 20 miliardi di metri cubi. Lo ha annunciato il direttore generale di British Petroleum Robert Dudley. “L’accordo ci sarà quest’anno: il volume di approvvigionamento è impostato fino a 20 miliardi di metri cubi……… ha dichiarato a margine del World Petroleum Congress a Istanbul.

 

  • MERCEDES BENZ APRE UNA NUOVA FABBRICA IN RUSSIA: La cerimonia della posa della prima pietra delle fondamenta della fabbrica Mercedes-Benz nel parco industriale “Esilovo”, nel quartiere Solnechnogorsk della regione di Mosca. L’impianto della Daimler verrà avviato già nel 2019, con una capacità produttiva di più di 20.000 automobili di quattro modelli diversi. La compagnia è già passata da tempo alla produzione locale in Russia
  • Le sanzioni non hanno provocato degli effetti negativi sui contratti di Rosoboronexport: I contratti dell’agenzia statale Rosoboronexport non hanno avuto effetti negativi a causa delle sanzioni occidentali. Lo ha detto ai giornalisti il direttore generale, Alexander Mikheev, durante il salone internazionale dell’aviazione e dello spazio MAKS.
  • E al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF-2017): In 3 giorni sono stati concordati e firmati 386 memorandum, accordi e contratti relativi alla collaborazione in diversi settori economici, per un totale di 2.000 mld di rubli, ovvero oltre 31 mld di euro.
  • Ma anche: La russa Rosneft e l’italiana Eni inizieranno le trivellazioni congiunte nel mar Nero durante la seconda metà dell’estate. Lo ha riferito il capo di Rosneft, Igor Sechin.
  • Mentre alla passata conferenza stampa di Paolo Gentiloni e Vladimir Putin a Sochi, Gentiloni ha definito “proficue” e “ottime” le relazioni che intercorrono tra Roma e Mosca, notando negli ultimi mesi una significativa crescita nelle relazioni economico-commerciali tra i due paesi.
  • E poi: I Russi ritornano a fare i turisti in Europa, grazie al rafforzamento del rublo e al mercato interno più stabile.Grazie al rublo diventato più forte e stabile che in passato i turisti russi hanno ripreso a viaggiare verso i Paesi europei, scrive Die Welt.
  • E Il Parlamento tedesco aveva già sostenuto che il progetto infrastrutturale “Nord Stream-2”, la costruzione della parte sottomarina del gasdotto, non debba essere soggetta alle normative dell’Unione Europea, ha riferito il presidente della commissione su Economia e Energia Peter Ramsauer (Csu).
  • E comunque: Circa 500 aziende italiane che lavorano in Russia hanno mantenuto una presenza nel paese nonostante le sanzioni Ue contro la Russia. È quanto si legge in una nota presidenziale dopo la visita del presidente Sergio Mattarella nella quale si aggiunge che la cooperazione continua sia nell’industria sia nel settore della ricerca e sviluppo.
  • Certo è che la Russia è la Nazione meno indebitata al mondo ( meno del 20% sul PIL in diminuzione – gli Stati Uniti detengono il più alto livello di debito mentre l’Italia è sesta)
  • E poi la Russia è diventata una calamita per gli investimenti. Le statistiche dimostrano una significativa crescita dell’interesse degli investitori stranieri verso la Russia. Lo riporta Forbes in un articolo di Kenneth Rapoza. Secondo una ricerca dell’istituto americano Emerging Portfolio Fund Research Global sulla situazione annuale del capitale, a gennaio 2017 la Russia ha sorpassato gli altri mercati emergenti per volume di investimenti, piazzandosi davanti a Cina, India, Brasile e Messico.
  • ….e molto altro ancora.

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RUSSIA – ITALIA SENSIBILE AUMENTO DELLE IMPORTAZIONI DI PRODOTTI ITALIANI IN RUSSIA

Nel primo quadrimestre di questo anno c’è stato un sensibile aumento dell’export delle aziende italiane in Russia in quasi tutti i settori con esclusione dei mezzi di trasporto dove si rileva una contrazione.

Meccanica in generale, semilavorati vari, moda e accessori moda, arredamento ed edilizia, chimica e farmaceutica, piante e floricoltura queste le aree di maggior rilievo.

 Sono però ancora poche le aziende italiane che ritengono il mercato russo come strategico e questo è un grande errore visto che stiamo parlando dell’entità statale più vasta al mondo e di un’area di mercato ancora più vasta se consideriamo le nazioni ad influenza russa, la Bielorussia è una di queste e anche in questa area di mercato l’importazione italiana è in fase d’incremento.

 Le imprese Italiane hanno a portata di mano una grande opportunità per ripristinare, attivare, quindi consolidare i rapporti di affari fra imprenditori Italiani e Russi, rapporti che prima della cosiddetta “crisi” vedevano l’Italia come partner privilegiato della Russia, posizione che deve essere riconquistata ad ogni costo dalle imprese italiane per consolidare i loro fatturati e la loro presenza nel mercato più vicino con il maggiore trend di sviluppo per decine di anni avvenire.

Soprattutto un mercato, quello russo, dove il Made in Italy, e oggi anche le partnership e delocalizzazioni italiane, sono molto apprezzate, richieste e ambite, così come l’Italia resta una delle aree turistiche preferite dai Russi.  

Un mercato da affrontare con serietà, costanza e pazienza e che offrirà nel tempo le migliori soddisfazioni imprenditoriali.

 Da Il Sole 24ore di giugno 2017

……..In molti casi, come per Cina, Giappone, Corea del Sud e Canada, i progressi delle vendite continentali sono a doppia cifra, anche se la sorpresa più gradita del 2017 è certamente la ripresa prepotente visibile in Russia.

Tra gennaio ed aprile l’export europeo verso Mosca è infatti lievitato del 23%, arrivando a quota 26,6 miliardi di euro. Scatto che riporta la Russia al quarto posto (alle spalle di Stati Uniti, Cina e Svizzera) tra i maggiori mercati di sbocco dell’intera Unione.     Il Sole 24 Ore

 

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Internazionalizzazione in Russia delle piccole e micro imprese italiane.

L’area  di  riferimento:

La Federazione Russa è l’entità statale più vasta al mondo, più i Paesi membri CSI: Armenia – Azerbaigian – Bielorussia – Kazakistan- Kirghistan – Moldavia –  Tagikistan – Uzbekistan – Turkmenistan. Una tra le più vaste aree di mercato, in pieno sviluppo, al mondo. Un’area di mercato attaccata all’Europa e molto vicina all’Italia.

Una tra le più vaste aree di mercato, in pieno sviluppo, al mondo.  Un’area di mercato in continuo sviluppo per i prossimi 30 anni per vendere, dislocare, attivare un proprio ufficio, investire. 

Un mercato ricettivo con tassazioni minime e start up veloci.

La più vasta area di mercato con altissimo margine di successo per le piccole imprese. 

La più importante opportunità di sviluppo per i fatturati delle piccole  imprese italiane.

Un’area d’investimento sicura e redditizia anche per  piccoli investitori privati.

Una zona molto vicina all’Europa e all’Italia con particolare attrazione per il Made in Italy, per l’Italia e con grande affinità verso gli italiani.

Un’area molto conveniente dove dislocare le produzione e aprire una propria attività e fare affari.


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