La Russia: seconda tra le economie in via di sviluppo, lo dice Bloomberg. Putin: obiettivo diventare tra i primi cinque Paesi del mondo per PIL. Sbocchi commerciali in Russia, anche per le piccole imprese italiane diviene una priorità assoluta.

La Russia: seconda tra le economie in via di sviluppo, lo dice Bloomberg. Putin: obiettivo diventare tra i primi cinque Paesi del mondo per PIL. Sbocchi commerciali in Russia, anche per le piccole imprese italiane diviene una priorità assoluta.

La Russia si è classificata seconda nella classifica delle economie in via di sviluppo secondo Bloomberg, davanti a Cina e Corea del Sud. I compilatori del rating hanno confrontato 20 paesi in termini di crescita del PIL nel 2018, rating del debito sovrano, riserve valutarie, nonché lo stato del mercato azionario.
Putin sull’economia russa: concentrare risorse per più importanti aree di sviluppo
L’obiettivo per diventare tra i primi cinque Paesi del mondo per Prodotto Interno Lordo è fattibile, ma serve un cambio di marcia nell’economia. Tutte le risorse disponibili dovrebbero essere concentrate sulle aree più importanti dello sviluppo della Russia, il governo ci sta lavorando, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin.
Rafforzerà l’economia russa anche l’apertura della nuova rotta artica per lo spostamento delle merci cambierà sicuramente il commercio globale, mettendo in crisi lo snodo simbolo nella storia dell’economia marittima: il Canale di Suez. Mentre a Mosca, il Presidente Vladimir Putin ha firmato la nuova legge federale con cui affida il controllo delle rotte artiche al Gruppo statale Rosatom, Suez ha registrato il passaggio di grandi navi container. (A. Carruezzo su Il Nautilus)
A Saipem contratto da 1,1 miliardi di euro in Russia per il gas liquefatto (scrive il Sole 24 ore) – Non solo una ricca commessa per Saipem, ma un accordo che con l’appoggio del Governo italiano – e nonostante il rischio di nuove sanzioni americane – ritaglia un ruolo di primo piano per le nostre imprese nello sviluppo delle risorse di gas in Russia.
E mentre la presenza di aziende italiane si rafforza sempre più in Russia, insieme all’interesse per realizzare partnership con imprese russe da parte degli imprenditori italiani, la necessità di operare nel mercato russo e trovare sbocchi commerciali per un prossimo futuro anche per le piccole imprese italiane diviene la priorità assoluta: si tratta per la piccola impresa di opzionarsi un’area di mercato in sviluppo, vicina e affine, che consenta di “ossigenare” i sempre più magri fatturati interni, essendo necessario lavorare in prospettiva e non più solo nell’immediato.
Ormai è stato appurato che le sanzioni non hanno ottenuto l’esito sperato, è certo che la Russia nonostante tutto, anche se fra alti e bassi, è in grado di proseguire nel proprio sviluppo e molti sono ormai gli oppositori alle sanzioni imposte dagli USA e UE con l’unico scopo di fiaccare l’economi russa ( scopo ormai dichiarato fallito). Si tratta ora di andare oltre e considerare il mercato russo e la Russia un partner strategico indispensabile per le economie vicine ma soprattutto per l’Italia, nazione che a sofferto e soffre per le sanzioni e l’idiozia politica e scellerata dei vari politici di turno.
Ci aspettiamo che il nuovo governo italiano mantenga il punto più volte sostenuto pubblicamente di essere contrario alle sanzioni e lavorare perché le sanzioni alla Russia divengano un brutto ricordo del passato. (ndr)


Bruxelles mantiene relazioni molto strette con Mosca, ma lo nasconde. una politica di “ puntellamento” economico per “stare con la moglie (USA) ma andare con l’amante”…vedendo il debito USA che cresce 36 volte più rapidamente del PIL

Secondo il ministero degli Esteri britannico, i ministri degli Esteri in Lussemburgo approveranno il “regime di sanzioni proposto dalla Gran Bretagna e Francia dopo gli attacchi in Siria e Salisbury”. (nessuno ha mai provato che la Russia sia coinvolta…un po’ come per le altre inesistenti armi dei tempi di Saddam) E Mosca in periodo di sanzioni dell’Occidente ha stipulato più contratti con le capitali europee. Mentre Bruxelles mantiene relazioni molto strette con Mosca, ma lo nasconde.
Si potrebbe pensare ad una politica di “ puntellamento” economico per “stare con la moglie (USA) ma andare con l’amante” vedendo il debito USA che cresce 36 volte più rapidamente del PIL e sale sempre più in alto, e i chiari segnali di una profonda crisi che sta vivendo la società statunitense – dice l’economista Jeffrey Sachs.
Mosca in periodo di sanzioni dell’Occidente ha stipulato più contratti con le capitali europee e le città, ha detto il vice dirigente della capitale, del dipartimento di economia e relazioni internazionali Igor Tkach.
“Durante le più dure sanzioni nei due, tre anni di questo periodo, il maggior numero di accordi di cooperazione “città-città” lo abbiamo firmato proprio in questo momento. Il primo accordo era con Roma, poi con Vienna, Berlino, Parigi, Milano. Un gran numero di città hanno firmato con noi un accordo in tempo di sanzioni, questo isolamento fino ad oggi non si è sentito” ha detto.
Il rapporto della Federazione russa e dei paesi occidentali si è deteriorato a causa della situazione in Ucraina, dove nel 2014 si è verificato un colpo di Stato, e per la Crimea, che è stata riunita alla Federazione russa dopo un referendum. I paesi occidentali hanno accusato la Russia di ingerenza negli affari dell’Ucraina e hanno introdotto sanzioni. Mosca ha adottato misure di ritorsione, ripetutamente respinto le accuse e ha dichiarato che parlare la lingua delle sanzioni è controproducente.
Nonostante ciò Bruxelles mantiene relazioni molto strette con Mosca, ma lo nasconde. Così si è espresso nel corso di un’intervista il ministro degli Esteri ungherese con il giornale Der Standard. Il ministro ha detto che l’Unione Europea è attivamente impegnata negli affari con la Russia, ma le autorità europee preferiscono nascondere questi rapporti d’affari.
Il grande business continua, tuttavia, ai cittadini europei preferiscono mostrare solo conflitti mediatici, nascondendo le relazioni commerciali esistenti. “Gli europei occidentali sostengono con la Russia un rapporto più stretto dell’Ungheria, l’unica differenza è che essi cercano di nascondere il grande business con litigi superficiali” ha dichiarato il capo della diplomazia ungherese, aggiungendo che è stato molto sorpreso, quando alla Settimana dell’energia nella capitale russa ” al tavolo di Putin” ha visto i dirigenti delle quattro maggiori compagnie energetiche occidentali. (in parte estratto da Spunik)
Debito Usa a $21mila miliardi, cresce 36 volte più rapidamente del Pil
Un numero enorme, più grande della dimensione di tutta l’economia degli Stati Uniti. Ma ciò che colpisce è più che altro la velocità con cui sta crescendo l’indebitamento a stelle e strisce.
Una situazione al limite come avvertono gli analisti che si riflette sulla qualità di vita degli stessi americani.
“Gli Stati Uniti ottengono scarsi risultati in termini di misure sociali: l’aspettativa di vita è diminuita, le disuguaglianze sono aumentate e la fiducia nel governo è diminuita”.
Così il famoso economista Jeffrey Sachs secondo cui nonostante “l’economia con le misure tradizionali sta facendo bene”, ma vi sono segnali chiari di una profonda crisi che sta vivendo la società statunitense.
Le tendenze non sono buone e la posizione comparativa degli Stati Uniti rispetto ad altri paesi ad alto reddito è a dir poco allarmante.
Sachs mette in evidenza tre malattie correlate che devono essere affrontate: l’obesità, l’abuso di sostanze (in particolare la crisi degli oppiacei ossia le massicce prescrizioni da parte dei dottori di farmaci e anti dolorifici a base di oppio – potentissimi, più della morfina – che hanno creato un esercito di drogati negli Stati Uniti e incrementato il numero di suicidi) e la depressione”.
Debito Usa record: ecco chi sono i creditori
Il debito federale Usa ha raggiunto il record di 21,21 mila miliardi di dollari alla fine di giugno, mostrando una crescita del 6,9% rispetto allo stesso periodo di un anno prima. Ma nelle mani di chi è concentrato in misura maggiore il debito Usa?
Da un’analisi pubblicata da MarketWatch, che riporta dati del Tesoro Usa, la fetta piú grossa, pari circa al 70%, è posseduto da investitori domestici, tra cui la Federal Reserve.
Mentre il 30% è nelle mani di stranieri per una somma complessiva pari a 6,21 mila miliardi di debito. In questo spicchio, a dominare sono le due prime potenze asiatiche, Cina e Giappone, ma nella lista spiccano anche paradisi fiscali o presunti tali, come le Isole Cayman.
Nello specifico, il debito Usa detenuto da creditori esteri è concentrato nella casse di cinesi e giapponesi che, nonostante abbiano ridotto negli ultimi tre anni la loro esposizione, possiedono circa mille miliardi di debito a testa. Seguono a ruota Brasile e Irlanda (300 miliardi di dollari circa), tallonate da Regno Unito, Svizzera e Lussemburgo. (da finanzaonline)


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