Gas USA in Europa a prezzi esagerati rispetto a quello russo……..

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Gas USA in Europa a prezzi esagerati rispetto a quello russo……..

Qual’è l’imbecillità che spinge ad acquistare il gas americano ad un prezzo molto più alto di quello della Russia? Gli USA cercano di minare in qualche modo l’economia Russa grazie alla russofobia scatenata ad hoc ma non ci riescono….possiamo ben capire quali siano gli interessi americani per la supremazia energetica, e anche nello scatenare conflitti in ogni dove sia per il controllo delle fonti energetiche, per l’influenza politica e per la vendita delle armi. Non capiamo però perché nazioni europee abbiano interesse ad acquisire il gas a costi molto alti….passi l’Ucraina che, dato il conflitto con la Russia, si possa rifornire diversamente ” tanto paga l’Europa” ( e Trump ha annunciato l’invio di nuove armi al governo fascista ucraino) ma che la Polonia prenda il gas dagli USA è sintomo d’imbecillità cronica…..ma che paghi in qualche modo l’Europa anche in questo caso?

Tatiana Santi ( da Sputnik Italia)

i Stati Uniti si affacciano al mercato energetico del Vecchio Continente per esportare gas liquefatto, cercando così di scalzare la Russia che, da primo fornitore assoluto, assicura ben il 35% del fabbisogno europeo. Guerra del gas, ma in Europa la Russia batte gli USA.

Tirano venti da guerra fredda fra Washington e Mosca, che si scontrano in tema energetico sul campo di battaglia europeo. Dall’anno scorso gli Stati Uniti hanno dato il via all’export di gas liquefatto e adesso mirano alle forniture verso il Vecchio Continente. A giugno è arrivata in Polonia la prima nave che trasportava gas americano.

Stando ai numeri però il gas russo è estremamente più conveniente, visti gli elevati costi del trasporto e della rigassificazione del gas liquefatto d’oltreoceano. L’establishment americano inoltre intende mettere in discussione il primato russo nelle forniture di gas attraverso le sanzioni che colpiscono il progetto Nord Stream 2, danneggiando così anche gli interessi europei.In prospettiva futura quale sarà l’importanza del gas russo per l’Europa? Qual è il peso geopolitico dell’energia? Sputnik Italia ne ha parlato con Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società indipendente di ricerca sull’energia e l’ambiente.

— Davide Tabarelli, l’ostilità Russia-Stati Uniti si gioca anche sul gas e il terreno di scontro è l’Europa?

— Il campo politico più importante di sempre nello scontro fra Stati Uniti e Russia non è certo l’Alaska, dove si è negoziato e sono stati trovati degli accordi in passato, ma l’Europa. L’Europa è il campo dove ci sono i maggiori interessi, la ricchezza, la cultura, la storia ma si tratta anche di energia. La principale fonte di entrata di denaro, di valuta pregiata della Russia è il gas esportato verso l’Europa. La Russia è un Paese europeo, nonostante si estenda verso l’Asia, di fatto è in Europa che l’economia russa ruota.

— Le sanzioni americane contro la Russia minano i rapporti fra Mosca e l’Europa, è finito nel mirino il progetto del Nord Stream 2. Le sanzioni americane penalizzano anche le aziende europee. A pagare quindi è anche l’Italia?

— Certo, l’Italia esporta molti manufatti di metalmeccanica, beni della sfera alimentare e del lusso verso la Russia. Le società italiane, l’Eni, la Saipem, la Bonatti ed altre sono coinvolte nei grandi progetti come il Nord Stream. Ricordiamoci che c’è anche il South Stream e il Turkish Stream, si tratta di una sconfitta dell’Italia sotto il profilo strategico ed energetico di cui si parla poco. Anni fa si parlava del South Stream come di una soluzione per bypassare l’Ucraina, ma anche per rafforzare i legami con la Russia, oggi è un progetto abbandonato. È un peccato innanzitutto per le imprese, ma anche per la sicurezza del sistema Italia e quello europeo.Il Nord Stream è un progetto già realizzato per 50 miliardi di metri cubi, il raddoppio del gasdotto lo ritengo utile, però è sempre lanciato a nord. Sarebbe stato molto più positivo se si fosse realizzato anche il South Stream, che doveva passare attraverso il Mar Nero e arrivare sulle coste europee. Il progetto non è stato realizzato per varie ragioni ed è un peccato. Quando ci sono dei peggioramenti nella politica e nelle relazioni internazionali è sempre un problema di mancati investimenti e di importanti danni economici.

— Gli Stati Uniti vogliono isolare la Russia dall’Europa fornendo il proprio gas liquefatto, ma tuttora la maggior parte del gas che viene importato in Europa è comunque russo, no?

— Noi consumiamo circa 450 miliardi di metri cubi, il 25% del gas viene dalla Russia, quasi la metà delle nostre importazioni, questo accade da venti anni. La sicurezza delle forniture è stata garantita nonostante esista una guerra in Ucraina. Nonostante le sanzioni e queste difficoltà la Russia è il principale fornitore per una ragione molto semplice: la Russia è Europa, per vicinanza fisica è ovvio che sia il principale fornitore. Fra


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il nodo di fondo è la NATO e il tentativo di sottrarre Kiev all’influenza storica della Russia.

 (Estratto da Sputnik Italia)

 Sanzioni su sanzioni, dallo scoppio della crisi ucraina il rapporto fra l’Occidente e la Russia ha rappresentato un crescendo di tensioni fino allo stallo attuale delle relazioni. È in gioco una partita complessa dagli esiti ancora tutti da vedere. Gli sbagli dell’Occidente e il ruolo dell’Italia.

 I rapporti fra gli Stati Uniti e l’Europa da una parte e la Russia dall’altra hanno preso una brutta piega e la politica internazionale di oggi è gestita, verrebbe da dire, a suon di sanzioni. Qual è il punto cruciale della crisi nei rapporti con la Russia e quale ruolo potrebbe avere l’Italia nel dialogo con Mosca?

 “Non è possibile pensare che l’Ucraina entri nella NATO. Se risolviamo questo problema, risolveremo tutto il resto. Piaccia o meno, è così”. Secondo il parere dell’Ambasciatore d’Italia a Mosca Cesare Maria Ragaglini, espresso in un’intervista al Corriere della Sera, il nodo di fondo è la NATO e il tentativo di sottrarre Kiev all’influenza storica della Russia. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento in merito Daniele Lazzeri, chairman del think tank Il Nodo di Gordio.

 Adesso la situazione è in stallo, se andiamo a vedere gli accordi di Minsk, disattesi da entrambe le parti, capiamo che questi rappresentano l’ennesimo fallimento della diplomazia europea, sempre più debole e legata alle iniziative dei singoli Stati membri, in particolare la Germania di Angela Merkel e la Francia di Macron.

 — L’Ambasciatore nell’intervista parla del fattore NATO, che definisce cruciale nella crisi nata in Ucraina e sviluppatasi fra l’Occidente e la Russia. Secondo Ragaglini togliere l’Ucraina dalla sfera di influenza russa sia stato un errore. Che ne pensa di quest’aspetto, di cui fra l’altro non si tiene mai conto nel dibattito in Occidente?

 — Il fatto di aver accelerato il tentativo prima da parte dell’Alleanza Atlantica, successivamente dell’Unione europea di sottrarre l’Ucraina dal suo naturale bacino di rapporti commerciali e politici con la Russia ha determinato una risposta forte da parte di Mosca.

 — “Il nostro canale con Mosca è sempre rimasto aperto anche ai massimi livelli” ha sottolineato l’Ambasciatore nell’intervista. Effettivamente possiamo dire che l’Italia si è maggiormente distinta dagli altri Paesi europei per la sua apertura verso Mosca? Possiamo definire i rapporti italo-russi speciali e privilegiati?

 — La Russia è indiscutibilmente un grande Paese e uno storico partner strategico per l’Italia. Le svolte degli ultimi anni hanno imposto una battuta d’arresto sia alle relazioni commerciali sia a quelle diplomatiche fra i nostri Paesi. L’Italia chiaramente tiene aperti tutti i canali diplomatici per superare questo difficile momento di impasse che vede tutta la comunità internazionale preoccupata per gli sviluppi futuri delle relazioni politiche con Mosca.

 L’Italia in questo senso potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel tentare di ricucire gli strappi seguiti alla complessa situazione in Ucraina ed in Crimea. Magari l’Italia potrebbe cercare di ridurre il peso eccessivo che in questi anni si è dato alle preoccupazioni degli Stati come la Polonia per esempio, che francamente non credo debba temere più l’aggressività della Russia. L’Europa in definitiva non può essere a trazione baltica, c’è bisogno di più condivisione delle scelte europee per cercare di ricostruire il filo del dialogo con Mosca, soprattutto in questo frangente in cui è evidente l’allontanamento di Washington dal Vecchio Continente.

 — Secondo il parere dell’Ambasciatore le sanzioni storicamente non sempre hanno raggiunto gli obiettivi prefissati. Il caso delle sanzioni antirusse è emblematico, perché, come sappiamo, hanno danneggiato i Paesi che le hanno imposte, in primis l’Italia. Gli Stati Uniti hanno appena firmato un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia. Possiamo dire che le sanzioni danneggiano tutti minando i rapporti fra l’Europa, la Russia e gli Stati Uniti?

 — Gli esiti delle sanzioni nei confronti di Mosca sono sotto gli occhi di tutti. In particolare l’Italia sta soffrendo un brutto colpo in alcuni settori strategici dell’esportazione come l’agroalimentare, ma anche della sfera tecnologica. Nel contempo la Germania si muove per il raddoppio del Nord Stream, che dalla Russia giungerà nell’Europa settentrionale, tutto ciò in barba alle sanzioni. Non è un caso che il presidente americano Donald Trump abbia stigmatizzato questo fatto. Lo stesso Trump però è sotto scacco da parte dell’establishment americano, nonostante la sua riluttanza al rinnovo delle sanzioni contro Mosca, si è dovuto piegare al volere del congresso e ha approvato il rafforzamento delle misure restrittive antirusse.

 Non possiamo che auspicare una distensione dei rapporti con Mosca, che potrebbe essere la svolta definitiva per creare quel grande territorio eurasiatico dal Portogallo fino a Vladivostok.

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