Russiagate: il COLPO della BANDA CLINTON/OBAMA andato a vuoto. Russiagate: ovvero la più sfacciata e pericolosa bufala. Grazie al premio Nobel per la Pace (Obama) i sistemi d’arma utilizzabili solo in uno scontro con la Russia hanno continuato a fatturare miliardi di dollari.

Russiagate: il COLPO della BANDA CLINTON/OBAMA andato a vuoto.

Russiagate: il COLPO della BANDA CLINTON/OBAMA andato a vuoto. Russiagate: ovvero la più sfacciata e pericolosa bufala. Grazie al premio Nobel per la Pace (Obama) i sistemi d’arma utilizzabili solo in uno scontro con la Russia hanno continuato a fatturare miliardi di dollari.

Russiagate: ovvero la più sfacciata e pericolosa bufala imbastita, messa in piedi e sostenuta dai cosiddetti “liberal” americani per giustificare la sconfitta di Hillary Clinton
I grandi complessi militari industriali, grazie al Premio Nobel per la Pace Obama, avevano incassato importanti commesse sfornando sistemi d’arma utilizzabili solo in uno scontro con la Russia hanno continuato a fatturare miliardi di dollari.

Il procuratore Robert Mueller sancisce che i sospetti di collusione tra Donald Trump e il Cremlino erano infondati. Ma dimostra anche come i Democratici non abbiano esitato a imbastire una pericolosa “fake news” accusando la Russia senza motivo e mettendo a rischio la distensione internazionale.
Nel clima di sospetto creato con l’ausilio di importanti media come “New York Times”, “Washington Post” e Cnn le promesse elettorali di Donald Trump, pronto ad avviare un dialogo con il Cremlino ed alleviare la tensione tra grandi potenze instauratasi durante la presidenza Obama sono state spacciate per una prova della collusione. E così i grandi complessi militari industriali che grazie al Premio Nobel per la Pace Obama avevano incassato importanti commesse sfornando sistemi d’arma utilizzabili solo in uno scontro con la Russia hanno continuato a fatturare miliardi di dollari. E a garantire lauti finanziamenti al partito democratico. Così l’escalation della tensione manifestatasi con il cambio di regime in Ucraina e il conflitto siriano – entrambi sostenuti dall’amministrazione Obama – si è intensificata raggiungendo punte drammatiche. La conclusione dell’inchiesta ci svela dunque un’altra drammatica verità. ( estratto da Sputnik di Gian Micalessin giornalista e reporter di guerra)

Possiamo dirlo, ora? Il Russiagate era solo una trappola di Obama a Trump
Le conclusioni del rapport del procuratore speciale Robert Mueller smontano, dopo due anni di indagini, la teoria di chi pensava che The Donald fosse stato eletto grazie a Putin. Una teoria farlocca, orchestrata dall’ex presidente.
Erano tutte sciocchezze. Scemenze. Balle. Il Russiagate è ed è sempre stato una grande bufala per gonzi. Lo dico con un certo orgoglio. Quegli articoli per Linkiesta li avevo scritti io ed è con una certa ilarità che vedo le mie convinzioni confermate dal rapporto del procuratore speciale Robert Mueller, che ha appena messo il sigillo a due anni di indagini su Trump e i suoi presunti legami con Mosca. Le conclusioni di Mueller sono state anticipate da una lettera che il ministro della Giustizia, William Barr, ha indirizzato al Congresso. Lettera che dice: non è stata trovata alcuna prova del fatto che la campagna elettorale di Donald Trump sia stata in alcun modo condotta d’intesa con la Russia. Nessuna cospirazione, nessun complotto. ( estratto da Linkiesta)


Interessanti considerazioni sulla politica USA e UE…

Mai visto prima:

Berlino e Vienna hanno criticato le nuove sanzioni americane alla Russia. Insieme, i due ministri degli esteri, stentoreamente, ufficialmente, hanno minacciato addirittura contro-sanzioni a danno degli Stati Uniti. ( Estratto da EC Planet l’altra informazione Fonte: maurizioblondet.it )

 Il motivo è presto detto: che le nuove sanzioni – emanate dal Senato Usa – colpiscono direttamente gli interessi germanici. Precisamente, impongono multe, ammende e sanzioni alle aziende che partecipano alla costruzione, o al finanziamento, del Nord Stream 2, il gasdotto che porta il gas russo alla Germania e passa in fondo al Baltico, lasciando fuori Polonia e Ucraina, i nuovi alleati dell’America.

 Le ditte minacciate di ritorsione sono la tedesca BASF ed EON, la austriaca OMV, inoltre la Shell, la francese Engie. Niente sanzioni!, hanno detto i due ministri degli esteri di lingua tedesca, uniti in un nuovo Anscluss dei bottegai.

 Beninteso, invece l’Italia deve continuare ad obbedire alle sanzioni contro la Russia decretate da Berlino (scusate, dalla UE) per favorire i golpisti di Kiev. Infatti, nello steso comunicato in cui si oppongono fieramente alle sanzioni americane a Mosca, i due ministri Sigmar Gabriel e Christian Kern ribadiscono che “è importante per l’Europa e gli Stati Uniti formare un fronte unito sulla questione dell’Ucraina”, dove secondo la Ue sono i russi ad armare i separatisti del Donbass, e Putin va punito perché s’è ripreso la Crimea.

 Quindi noi italiani non possiamo più vendere il gorgonzola e le cravatte di Armani ai moscoviti, ma i tedeschi possono costruire coi russi un gasdotto da miliardi di dollari, che farà della Germania un hub delle forniture in tutta Europa.

 Fantastica la dichiarazione di Angela Merkel, dettata attraverso il suo portavoce: “Gli interessi economici e la questione delle sanzioni non vanno mescolati”: frase di cui non sappiamo se apprezzare di più la malafede o la demenzialità.

 Ovviamente, la Commissione cosiddetta Europea s’è subito allineata al nuovo e inedito anti-americanismo merkeliano, mantenendo beninteso l’anti-putinismo basale: “È importante garantire l’unità dei partner nelle sanzioni, dunque che nuove misure nei partner internazionali siano coordinate per assicurare il loro impatto a livello internazionale”. Non vorremmo che al governo italiano, dopo aver applicato le sanzioni alla Russia al costo di 9 miliardi l’anno per la nostra economia, venga richiesto di infliggere sanzioni anche all’America, con altri miliardi di danni ai nostri esportatori. Perché siamo sicuri che Gentiloni, come sempre, obbedirebbe.

 È il destino manifesto, Angela

Quante interessanti considerazioni implica quest’alzata tedesca. Decenni di sforzi per negare il destino manifesto che vuole l’integrazione fra Russia ed Europa, di impedirne e ostacolarne i progressi inventandosi casus belli, provocazioni e ostilità idiote fino all’orlo della guerra guerreggiata; ed ecco un grido del cuore che sale dalla strozza germanica: “No alle sanzioni che ci colpiscono economicamente, noi!”. Il gruppo Merkel è giunto ad accusare il Senato Usa di voler sostituire la Russia come nostro fornitore energetico, vendendoci il gas naturale liquefatto che l’America produce e che fatica a trovare acquirenti. Insomma han difeso Mosca contro il gas liquido di Washington. Se non è destino manifesto questo…solo che è dubbio come ciò si coniughi col mantenimento delle sanzioni sul Gorgonzola. Ma non cercate la logica a Berlino. Berlino è l’imperio. Ciò che è bene per l’Anscluss è bene per l’Italia.

 Demenzialità, paranoia e schizofrenia, beninteso, sono largamente presenti anche nel Senato americano e nelle sue motivazioni per giustificare sanzioni più dure, che sono praticamente un atto di guerra. Nuovi colpi all’industria energetica russa, nuove punizioni contro personalità russe che il Senato dichiara “corrotte”, o “implicate nelle gravi violazioni dei diritti dell’uomo” (senti chi parla), o perché forniscono armi ad Assad; poi, in un crescendo wagneriano, “nuove sanzioni in settori-chiave dell’economia russa, compresi il settore minerario, i trasporti marittimi e le ferrovie”; inoltre dare “assistenza per rinforzare le istituzioni democratiche e contro la disinformazione nei paesi dell’Europa centrale e orientale che sono vulnerabili all’aggressione e all’ingerenza russa”.

 In pieno delirio di esaltazione, il senatorer McCain ha vaneggiato: “Da troppo tempo il messaggio che è stato inviato a Vladimir Putin è stato che la Russia poteva invadere i suoi vicini, minacciare gli alleati dell’America, intensificare i suoi cyber-attacchi e ingerirsi nelle elezioni estere senza troppe ripercussioni. Finché la Russia non pagherà il prezzo delle sue azioni, le sue attività di destabilizzazione continueranno”.

 

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Le nuove sanzioni USA rafforzeranno la Russia

Le nuove sanzioni americane rafforzerà la posizione del presidente russo, Vladimir Putin, lo scrive il giornalista di Der Spiegel Benjamin Bidder.

Il fatto stesso che “le sanzioni non sono state accordate con i tradizionali alleati USA e non hanno tenuto conto dei loro interessi” è allarmante. “Infatti il progetto legge di 70 pagine è a tutti gli effetti una guerra economica con la Russia” sottolinea il giornalista. “Il progetto si propone di punire quelle compagnie che hanno relazioni commerciali o hanno un ruolo nella costruzione e nell’utilizzo dei gasdotti russi”. Questo non danneggia soltanto gli export delle compagnie russe nel settore energetico in Europa, ma toccherà anche numerose compagnie europee.

Le sanzioni americane “vogliono mettere la Russia in ginocchio da un punto di vista economico” scrive Bidder, “ma la gente a Washington che ha approvato il progetto non comprende il meccanismo della politica russa”. “Se ai russi sembra che la pressione estera sul loro paese aumenta, essi si stringono intorno al loro presidente”.

Nei primi 10 anni di Putin alla presidenza in Russia, il PIL è aumentato di otto volte, e nelle città per la prima volta ha iniziato a formarsi la classe media” ha detto Bidder.

(ndr. non sembra proprio che le sanzioni abbiano un effetto debilitante per i Russi e ormai molte aree economiche europee e in particolare gli italiani sono stanchi delle imposizioni di oltre oceano, alleati si ma ebeti no! Visto anche che non è certo della Russia la responsabilità di quello che sta accadendo ma è un chiaro disegno di egemonia economica delle lobbies USA a cui lo stesso TRUMP si è dovuto piegare)

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