Mosca risponderà alle sanzioni che la UE ha imposto dopo i fatti nello Stretto di Kerch…Nella blacklist di Kiev anche noti artisti Italiani, e in precedenza politici italiani……Per costruire la Russia ci vogliono le macchine italiane, in un cantiere su tre macchinari italiani….Rivista americana riconosce la vittoria della Russia nella guerra di sanzioni…

Mosca risponderà alle sanzioni che la UE ha imposto dopo i fatti nello Stretto di Kerch…Nella blacklist di Kiev anche noti artisti Italiani, e in precedenza politici italiani

Mosca risponderà alle sanzioni che la UE ha imposto dopo i fatti nello Stretto di Kerch…Nella blacklist di Kiev anche noti artisti Italiani, e in precedenza politici italiani……Per costruire la Russia ci vogliono le macchine italiane, in un cantiere su tre macchinari italiani….Rivista americana riconosce la vittoria della Russia nella guerra di sanzioni…

Mosca non lascerà senza risposta le sanzioni che la UE ha imposto dopo l’incidente nello Stretto di Kerch. E Kiev iscrive nella blacklist anche noti artisti Italiani, come ha fatto in precedenza con vari politici italiani in visita in Crimea: e l’Unione Europea fa finta di non vedere come Kiev tratta cittadini europei e in particolare Italiani.
Un pretesto per inserire altri cittadini russi nella blacklist
“La “colpa” delle nostre guardie di frontiera sta solo nel fatto che, con le loro azioni risolute, hanno fermato una violenta provocazione organizzata dalle autorità di Kiev nella zona dello Stretto di Kerch”, si legge nel comunicato del Ministero degli esteri Russo.
E sottolinea anche che le accuse secondo cui la Russia “ha violato il diritto internazionale” e “usato la forza irragionevolmente” non sono vere: le navi ucraine hanno violato le acque territoriali russe, che erano comunque acque territoriali russe già prima della riunificazione della Crimea con la Russia.
Le guardie di frontiera hanno reagito secondo le norme del diritto internazionale e della Costituzione e della legislazione russa.
Inoltre i marinai ucraini hanno successivamente ammesso pubblicamente la natura provocatoria dell’incidente organizzato con la loro partecipazione, ha aggiunto il dicastero diplomatico russo.
Mentre una rivista americana riconosce la vittoria della Russia nella guerra di sanzioni.
Judy Twigg, professoressa della Virginia Commonwealth University, ha sostenuto in un articolo della rivista conservatrice americana The National Interest che la Russia sta vincendo la guerra di sanzioni scatenata da USA e UE per gli eventi in Ucraina.
Secondo la professoressa, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dalla UE nel 2014 avrebbero dovuto punire la Russia per le presunte “azioni aggressive” contro l’Ucraina, ma al contrario le hanno regalato grandi benefici e stimolato la sua crescita economica.
A titolo di esempio la Twigg fa riferimento al settore agricolo russo che, grazie alle sanzioni economiche si è ripreso da una condizione di stagnazione.
La professoressa ricorda che Mosca è stato limitato l’accesso ai mercati dei capitali e ai prestiti a basso interesse e le sono state bloccate le importazioni di beni a duplice uso (civile e militare – ndr) e le forniture di tecnologie innovative. Allo stesso tempo la Russia ha introdotto contromisure, vietando l’importazione di prodotti agroalimentari dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Questa situazione si è trasformata in un “regalo” per l’agricoltura russa.
“Le sanzioni hanno dato l’opportunità alla Russia di ripristinare l’industria alimentare che era paralizzata. Molti investitori che in precedenza non avevano mostrato alcun interesse per l’agricoltura si sono improvvisamente interessati”, scrive la Twigg.
La professoressa aggiunge anche che il volume della produzione di grano e cereali in Russia ha già raddoppiato i consumi interni, rendendo così il Paese il principale fornitore sul mercato mondiale.
In conclusione la Twigg sottolinea che la Russia dispone di ampi territori ed oltre 200 milioni di ettari di terra inutilizzati, pertanto la sua agricoltura continuerà a svilupparsi attivamente e fungere da traino dello sviluppo di altri settori.
Pertanto, secondo la Twigg, è tempo che gli Stati Uniti e l’Europa prendano atto che le sanzioni portano solo benefici alla Russia e nella guerra delle sanzioni con l’Occidente la Russia si trova “alcuni passi in avanti”.
Per costruire la Russia (e ricostruire Palmira) ci vogliono le macchine italiane .
In Russia in un cantiere su tre vengono impiegati macchinari italiani. Adesso la partnership si rafforza e la Russia ha chiesto aiuto alle imprese italiane della lavorazione marmo per la ricostruzione del sito archeologico di Palmira, in Siria.
Dodici aziende coinvolte, la maggior rappresentanza straniera (a fronte delle quattro aziende tedesche, una spagnola e nessuna francese) ed un padiglione incentrato sul made in Italy fotografano la presenza italiana a BATIMAT Russia, evento capofila nel settore dei materiali e delle tecnologie per l’edilizia e la costruzione in Russia.
Del resto i dati diffusi dall’Agenzia delle dogane russe confermano che per i costruttori italiani la Russia rappresenta uno dei principali mercati di riferimento: nel 2018 l’Italia è stata il secondo fornitore straniero nel settore di macchine per la lavorazione marmo, con una quota di mercato del 30.6 % ed un volume d’affari pari a 16 milioni di euro. (Estratto da Sputnik)


Senatori americani hanno riconosciuto l’Ucraina come un problema ingestibile per gli Stati Uniti: è un “problema ingestibile” per gli Stati Uniti e l’Unione europea. (Lo riporta iz.ru e lo scrive International Policy Digest)

I senatori statunitensi hanno criticato la politica delle autorità ucraine in un incontro con i rappresentanti di diverse organizzazioni pubbliche ucraine, scrive International Policy Digest: I politici americani hanno ribadito che l’Ucraina si sta trasformando in una sfida ingestibile per gli Stati Uniti e l’Unione europea. È noto che le istituzioni finanziarie internazionali stanno compiendo sforzi seri per stabilizzare l’economia dell’Ucraina e riversare miliardi di dollari USA in essa. Tuttavia, la vertiginosa corruzione e le spese improduttive per la guerra in Donbass fanno sembrare gli sforzi della comunità internazionale uno spreco. Invece della prevista crescita del PIL interno, gli ultimi anni hanno visto il suo costante declino, dal momento che gli ucraini istruiti stanno fuggendo dal proprio paese – persino per cercare rifugio economico in altre economie instabili del terzo mondo.
Secondo i membri del Congresso, l’Ucraina è un “problema ingestibile” per gli Stati Uniti e l’Unione europea, dal momento che il livello di aggressività del paese e il numero di cittadini radicalizzati sono in aumento.
Quindi i parlamentari hanno richiamato l’attenzione sulla stupefacente corruzione e sulle spese improduttive del conflitto nel Donbas, che annullano gli sforzi delle istituzioni finanziarie internazionali.
Inoltre, i senatori hanno accusato il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko di utilizzare le forze dell’ordine per svolgere repressione politica e perseguire i loro avversari. Questa persecuzione è condotta usando mezzi utilitaristici contro lo stato di diritto. I tribunali, che sono controllati da questi politici e oligarchi e, non sono veramente indipendenti, spesso rendono verdetti che promuovono l’agenda che è motivata dagli sforzi per eliminare gli oppositori politici piuttosto che promuovere interessi di giustizia o benessere del popolo ucraino.
Il 5 gennaio, si è appreso che il reddito dichiarato di Poroshenko è aumentato di 82 volte nel 2018 . Il più grande reddito del leader ucraino è stato erogato dalla società Rothschild Trust.
Ancora una volta, invece delle vendette politiche, l’Ucraina dovrebbe concentrarsi sulla riconciliazione nazionale, fermare la guerra nel Donbass, ripristinare l’economia e far uscire il paese dalla sua crisi economica. Oggi l’Ucraina è alleata sia degli Stati Uniti che dell’UE, ma è anche uno stato fallito in guerra con la Russia e con se stesso.


CRIMEA FEDERAZIONE RUSSA – REAZIONE DOPO LE COSTANTI PROVOCAZIONI DELL’UCRAINA.

CRIMEA FEDERAZIONE RUSSA
Mosca considera le azioni delle autorità di Kiev “terrorismo marittimo”. Vogliono creare una situazione di conflitto nella regione. perché Poroshenko ha ordinato di violare i confini della Russia?
Dopo le varie e ripetute provocazioni di Poroshenko, una fra tutte, il sequestro di un peschereccio russo, il Nord, con a bordo dieci marinai russi, il cui capitano rischia fino a cinque anni di prigione per “aver visitato la Crimea”.
Le autorità di Kiev devono rispettare rigorosamente le leggi russe e le norme internazionali di navigazione al largo delle coste della Crimea e nello stretto di Kerch.
Il vice-presidente del Parlamento di Crimea Efim Fix ha promesso che le azioni delle navi della marina ucraina non rimarranno senza risposta. “Saranno prese misure adeguate per non permettere a questi personaggi di continuare a credere che a loro tutto è permesso, perché li supportano gli Stati Uniti e i paesi europei”, ha detto Fix. Le autorità di Kiev devono rispettare rigorosamente le leggi russe e le norme internazionali di navigazione al largo delle coste della Crimea e nello stretto di Kerch
Mosca considera le azioni delle autorità di Kiev “terrorismo marittimo” e, in risposta, ha rafforzato il confine nella sua parte sul Mar d’Azov. Poi il Servizio nazionale della frontiera dell’Ucraina ha accusato Mosca di “rigida politica di detenzione e di ispezione delle navi”. La gestione di frontiera del servizio di sicurezza federale della Crimea, a sua volta ha affermato che svolge controlli pienamente conformi al diritto internazionale marittimo e non ha ricevuto reclami da parte degli armatori. Il Ministero degli Esteri ucraino ha riconosciuto che le guardie di frontiera russe non violano i protocolli durante l’ispezione.
“Certamente, questo avviene tutto su suo ordine diretto (di Poroshenko). Queste cose non vengono fatte senza un ordine”, ha detto Martynov., notando che le azioni dell’Ucraina sono un’ovvia provocazione che viola la legge del mare. Ha aggiunto che, a giudicare dalle pericolose manovre nelle acque territoriali russe e dalle provocazioni alla Russia, questo è stato un evento ben pianificato. Secondo Martynov, Washington non ha ancora deciso su chi sostenere come presidente dell’Ucraina dopo le elezioni, e Poroshenko con le sue azioni spera di dimostrare il suo valore a Washington.
(estratto da Sputnik)
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sono sanzioni unicamente dettate da ragioni economiche, i diritti umani non c’entrano assolutamente niente. Quando nel nome del business si arriva a rinfocolare guerre….. i problemi si risolvono al tavolo, non coi carri armati sui confini…se qualcuno giocherà a riportare fumi di guerra in questo continente, giocherà a portare inimicizia ancor maggiore tra Italia e Russia in me e nel governo italiano avrà il primo avversario costi quello che costi”.

La conferenza “Italia-Russia prospettive di cooperazione economica industriale e commerciale” tenutasi il 17 ottobre a Mosca è stato un evento di grande importanza per tutta l’imprenditoria italiana presente in Russia.
La partecipazione dell’ospite d’onore, il vice-premier, ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha lanciato un segnale inequivocabile: il governo italiano è presente e ha estremamente a cuore la sorte degli imprenditori italiani che dall’introduzione delle sanzioni contro la Russia stanno particolarmente soffrendo su questo mercato.
La sala della conferenza era gremita di partecipanti, non solo italiani ma anche molti russi. La presenza di Matteo Salvini ha sicuramente catalizzato l’interesse e la partecipazione all’evento.
L’ennesimo viaggio, quello di Matteo Salvini, che non solo consolida i buoni rapporti politici esistenti tra Russia e Italia, ma soprattutto che evidenzia il grande interesse del vice-premier verso una delle questioni più spinose dell’economia italiana: le grandi perdite dovute alle sanzioni decise dall’Unione Europea verso la Russia. Sanzioni definite dallo stesso Matteo Salvini “una follia economica, sociale e culturale”. Non solo, ricollegandosi alla questione, il vice-premier ha elogiato gli imprenditori italiani e russi, come anche gli studenti italiani e russi, che stanno resistendo in questi anni di sanzioni definendoli “portatori di pace”.
Matteo Salvini numeri alla mano ha inoltre quantificato la perdita economica dovuta alle sanzioni: “I dati sono incredibili: 20 miliardi di fatturato perso, 12 milioni di euro al giorno… l’Italia ha perso fette di mercato, altri paesi europei hanno guadagnato fette di mercato”, quest’ultima battuta, riferita agli “amici francesi”.
“Ho letto con orrore l’ipotesi di una guerra di religione all’interno della chiesa ortodossa tra Russia e Ucraina in queste settimane. La storia insegna che le guerre di religione non portano mai a niente di utile. Quando il potere politico sottomette un’autorità religiosa per interessi che nulla hanno a che fare con la fede, io sono estremamente preoccupato. È incredibile come sui media italiani non arrivi quasi nulla di questo, quando si strumentalizza Dio per interessi di geopolitica”.
Davanti al luttuoso evento che ha colpito la Crimea nella stessa giornata Salvini ha espresso il suo sincero personale cordoglio come “ministro, vice-presidente del consiglio” anche come papà.
Ha concluso il suo intervento tornando sulla delicata questione dello scisma religioso in Ucraina: “I miei colleghi spesso si riempiono la bocca di parole come pace, missioni di pace, diritti umani. Ma sono sanzioni unicamente dettate da ragioni economiche, i diritti umani non c’entrano assolutamente niente. Mi sembra evidente. Quando nel nome del business si arriva a rinfocolare guerre di religione. Ci sono 12.00 chiese dell’ortodossia russa in Ucraina. Ci sono progetti di legge depositati in Ucraina per l’esproprio dei beni di queste chiese, si temono assalti ai monasteri.. E lo dico, non a chi è qui dentro che è portatore di pace e di dialogo ma a chi è fuori e sta soffiando sul fuoco. State molto attenti! Io mi prendo l’impegno come vice-presidente del consiglio, se qualcuno giocherà a riportare fumi di guerra in questo continente, giocherà a portare inimicizia ancor maggiore tra Italia e Russia in me e nel governo italiano avrà il primo avversario costi quello che costi”.
(Tratto da Sputnik)


La differenza fra un grande Statista e….…. Dimostrata dal Presidente Putin rispondendo ad alcune domande a Sochi nell’ambito del XIV Forum di Discussione Internazionale “Valdai Club

Al termine della sessione plenaria, il presidente Putin non ha rivelato se si candiderà alle presidenziali del 2018, oppure no, ma incalzato dalle parole del moderatore, ha evaso la risposta raccontando una barzelletta:

“Un oligarca caduto in disgrazia dice a sua moglie: “Cara, purtroppo dobbiamo vendere la nostra Mercedes e comprare una Lada. Va bene, caro. Dovremo anche lasciare la nostra villa e trasferirci in appartamento. Va bene, caro. Ma cara, tu mi amerai ancora? Si, ti amerò molto. E mi mancherai. Molto.

Alla domanda su quale consiglio darebbe Putin a Trump affinché quest’ultimo possa esercitare con successo le sue funzioni ed essere un buon capo di stato, il presidente russo ha risposto così:

“Ritengo questa domanda scorretta. Trump è stato eletto dal popolo americano ed almeno per questo motivo bisogna portargli rispetto. Anche se non siamo d’accordo con qualcuna delle sue posizioni. All’interno del paese nei confronti di Trump c’è una mancanza di rispetto e questa è una disdicevole componente negativa del sistema politico americano. Si può discutere, ma non si può mancare di rispetto e non tanto a lui personalmente, quanto alle persone che lo hanno votato.”

Presidente Putin, secondo lei quali sono gli errori che hanno portato a questo stallo nelle relazioni tra Russia e Occidente?

“Il nostro errore è che ci siamo fidati di voi. Il vostro è che ne avete abusato scambiandolo per debolezza.”

Presidente Putin, negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un’aumento della tensione da parte della NATO, che è parecchio attiva nei paesi baltici ed in Polonia. Come commenta questa situazione?

“Noi analizziamo la situazione e conosciamo ogni azione. Con questa domanda mi ha dato un’ottima chance per dire “Faremo questo, faremo quello”, ma la verità è che non ce n’è bisogno. Che si esercitino pure. Noi non siamo preoccupati. La situazione è sotto controllo.”

La chiusura dei confini tra Russia e le repubbliche nell’est dell’Ucraina significherebbe una carneficina

“La chiusura dei confini tra la Russia e le Repubbliche di Donetsk e Lugansk porterebbe alla carneficina e la Russia non lo permetterà mai. Finchè non saranno risolte le questioni relative al riconoscimento di uno status speciale a questi territori ed all’approvazione della legge sull’amnistia, la chiusura dei confini tra la Russia e le repubbliche non riconosciute porterà ad una situazione come quella di Srebrenica: ci sarà una carneficina. Noi questo non possiamo permetterlo”.

Putin sulla situazione in Ucraina

“La situazione in Ucraina è degradata al limite. La polizia utilizza i gas contro i manifestanti. In queste condizioni è impossibile ipotizzare che Poroshenko si impegni a rispettare gli accordi di Minsk. La Russia è pronta a ritornare al dialogo con l’Ucraina e non abbiamo bisogno di nessun conflitto ai nostri confini. Anche l’Europa è interessata alla risoluzione della situazione in Ucraina. Merkel e Macron se ne occupano, ma occorre fare pressione non solo sulla Russia, ma anche su Kiev, affinché faccia qualcosa.

USADA invita ad escludere completamente la Russia dalle Olimpiadi del 2018. Le Olimpiadi in Corea del Sud sono in pericolo? La Russia vi parteciperà?

“Spero di no, che non siano in pericolo. Per quanto riguarda la partecipazione russa, come abbiamo visto anche il Comitato Olimpico Internazionale è sottoposto a delle pressioni esterne e noi sappiamo che riceve dei segnali dagli sponsor americani. Qualcuno vuole che la Russia non vi partecipi, o lo faccia sotto bandiera neutrale. In entrambi i casi si tratta di un umiliazione e se quel qualcuno pensa che con queste minacce si possa influire sulla campagna elettorale in Russia, sappia che l’effetto sarà il contrario ed il Movimento Olimpico subirà un grave danno.”

Quale ruolo può esercitare la Russia nella crisi con la Corea del Nord?

“Di mediatore. Già in passato abbiamo presentato diversi progetti congiunti tra Corea del Nord e Corea del Sud. Bisogna lavorare ed abbandonare la retorica bellica, fare un salto oltre le proprie ambizioni. All’epoca si raggiunse l’accordo sullo stop al programma nucleare nordcoreano, ma poco dopo l’America, temendo che la Corea del Nord potesse fare molto di più, ha imposto nuove limitazioni. Così anche la Corea del Nord è uscita ed ha ripreso il programma di sviluppo del nucleare. Se allora si riuscì a trovare un accordo, anche oggi ce la si può fare.”

Presidente Putin, quali obiettivi dovrà perseguire il presidente russo che verrà eletto il prossimo anno per il mandato 2018-2024?

“Rendere la Russia flessibile per quanto riguarda i modi di gestione e di sviluppo dell’economia. Dobbiamo completare il nostro sistema politico e l’ammodernamento delle Forze Armate.”

Il prossimo presidente russo potrà essere una donna?   “Qui da noi tutto è possibile!”

E’ stato chiesto  al presidente Putin di commentare gli attacchi che i due media russi hanno subito negli USA e all’accusa di aver esercitato un’ “influenza sulla campagna elettorale” americana.

“Innanzitutto dobbiamo tenere presente che i nostri media hanno una potenza neanche lontanamente paragonabile a quella dei media americani e britannici. Noi non abbiamo mezzi di comunicazione mondiale. Questo è un monopolio che appartiene al mondo anglosassone.

In democrazia esiste soltanto un modo — democratico — per contrastare quello che non piace: esprimere la propria opinione e farlo così bene, brillantemente e con talento così che gli altri credano nella vostra opinione. Tutto il resto, dai tentativi di fare pressione sui giornalisti alle manovre di ostruzionismo o minacce di chiusura, è fuori dalla democrazia.

Tutto il mondo sa come i media anglosassoni esercitano direttamente delle influenze processi politici interni nei paesi del mondo. Ogni tanto vedo quello che passa RT e vedo che vi lavorano con precisione e senza paura, persone di vari paesi, compresi americani, tedeschi e altri. Persone di talento, di cui ammiro l’abilità e la convinzione nell’esprimere i propri punti di vista. Mi tolgo il cappello davanti a come lo fanno. Proprio questo è la base del successo di RT e Sputnik. Ed è proprio quello che non piace agli altri.”

Kosovo e Catalogna: doppi standard

“Quando la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia ha sentenziato che l’indipendenza del Kosovo del 2008 non ha violato il diritto internazionale, di fatto ha aperto un vaso di Pandora. Noi speriamo che il problema si risolva nell’ambito degli istituti giuridici spagnoli”.

  Putin sul Trattato INF

“La Russia ha equilibrato la situazione con gli USA riguardo alla quantità di missili nucleari a corto e medio raggio. Se a qualcuno venisse voglia di uscire dal Trattato INF (Sulle forze nucleari a medio raggio) la nostra risposta sarà immediata e speculare.”

Putin sull’equilibrio geopolitico mondiale ed il rischio di un ritorno agli anni ’50:

“La Russia non ritorna agli anni ’50, sono gli altri che cercano di riportarla a quell’epoca”.

Putin: la Russia crede al disarmo nucleare.  “La Russia vuole il disarmo nucleare?  Si.   La Russia ambisce a questo obiettivo?  La risposta è altrettanto positiva.”

Putin sul ruolo dell’ONU

“L’ONU deve rimanere il centro del sistema diplomatico internazionale: non ci sono alternative. Le riforme sono necessarie, ma devono essere graduali, evolutive e sostenute da ampio consenso. I principi di base delle Nazioni Unite vanno conservati.”

Il presidente russo Vladimir Putin ha ripercorso le tappe della cooperazione russo-americana nell’ambito della sicurezza e degli accordi sulla riduzione dell’arsenale nucleare:

“Gli USA non adempiono ai propri obblighi sull’ eliminazione delle armi di distruzione di massa. La Russia ha pienamente eseguito tutti gli obblighi che si è assunta sull’eliminazione del plutonio, mentre gli USA non hanno fatto lo stesso con i propri: gli USA si comportano in maniera “viscida”.

Secondo il presidente russo Vladimir Putin, l’equilibrio nel mondo viene spesso violato e le contraddizioni diventano sempre più pericolose e sfociano in conflitti:

“Gli interessi dei vari paesi non corrispondono su tutti i temi. E’ normale, è sempre stato così. Ma quando i propri interessi vengono perseguiti ad ogni costo, le contraddizioni diventano imprevedibili e pericolosi e portano a violenti conflitti. Le vecchie “ricette” per risolvere i conflitti nel mondo non funzionano nelle condizioni del mondo moderno, mentre le nuove ancora non sono state trovate.”

Putin sulla situazione in Catalogna:

I paesi dell’Unione Europea hanno provocato da soli la crescita degli umori separatisti in Europa. Prima hanno sostenuto il Kosovo ed ora ne pagano le conseguenze, come nel caso della Catalogna:

“L’Europa doveva pensarci prima, quando sono iniziati diversi processi simili. Ad esempio, assecondando la volontà del padrone oltreoceano, ha sostenuto a gran voce l’indipendenza del Kosovo. Poi però quando nello stesso modo i cittadini della Crimea hanno fatto la loro scelta, non andava più bene. Ne consegue che esistono indipendentisti buoni e separatisti cattivi”

  Putin sulla Corea del Nord:

“La Russia condanna gli esperimenti nucleari della Corea del Nord, ma rimane ferma nella sua posizione: tutte le decisioni vanno prese nell’ambito delle norme ONU. Non serve minacciare l’uso della forza, mostrare il pugno duro, abbassarsi al livello della polemica da strada: non bisogna dimenticare che la Corea del Nord è un paese sovrano. In questo modo non si riesce a risolvere nessuna crisi. Serve solo il dialogo. Tutti i nodi più difficili del mondo, Libia, Siria, Corea del Nord ed anche Ucraina si devono sciogliere, non distruggere.

  Putin sulla situazione in Siria:

“Alcuni nostri colleghi vogliono che il caos nella regione diventi permanente ed a qualcuno di loro sembra che questo caos si possa governare. La Russia in Siria agisce nell’ambito del diritto internazionale ed ascolta tutte le posizioni delle parti in causa.”

(Estratto da Sputnik)

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PREOCCUPAZIONE PER IL VINO ITALIANO TAROCCATO PORTATO IN RUSSIA DA UCRAINA E MOLDAVIA, DUE ASPIRANTI ALL’EUROPA. Un danno incalcolabile per il Made in Italy.

 IN Russia il vino italiano è molto apprezzato ma c’è il rischio è che venga screditato da importazioni di vini taroccati provenienti da Ucraina e Moldavia, due aree fuori controllo lo scrive Tatiana Santi su Sputnik Italia.

 Il vino italiano, apprezzato e amato in tutto il mondo, purtroppo in alcuni Paesi viene imitato e taroccato, provocando così un danno enorme al Made in Italy. Nel mirino l’Asti Spumante e il Prosecco, è boom di vini italiani contraffatti in Ucraina e in Moldavia.   Milioni di bottiglie false prodotte e vendute in Ucraina e in Moldavia che imitano i vini italiani. Inoltre nelle bottiglie false spesso non vi è traccia di vino, ma di una miscela a base di zucchero e gas.

A infrangere le regole e a colpire il Made in Italy paradossalmente sono due Paesi, l’Ucraina e la Moldavia, che sperano di entrare nell’Unione Europea. ….. Non dimentichiamoci che questi Paesi ricevono annualmente decine e decine di milioni di euro dalla Comunità Europea per i loro interventi.

 ( GRAZIE EUROPA! AL DANNO DELLE SANZIONI ANCHE LA BEFFA. NON POSSIAMO ESPORTARE SALUMI E FORMAGGI, MENTRE IL VINO ITALIANO – RIMASTO FUORI DALLE SANZIONI PERCHE’ LA RUSSIA HA VOLUTO BENE ALL’ITALIA – SARA’ TAROCCATO. ndr)

 A lanciare l’allarme sono i consorzi di produzione, preoccupati per un mercato della contraffazione in continua crescita e l’eurodeputato Alberto Cirio, recatosi recentemente in Moldavia per affrontare il problema con le autorità locali. Quali misure verranno adottate in merito?

 Sputnik Italia ne ha parlato direttamente con Alberto Cirio, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento UE, presidente della Commissione per l’integrazione economica di Euronest (Assemblea permanente che cura i rapporti fra l’UE e l’Europa orientale).

— Onorevole Alberto Cirio, in Ucraina sono state registrare milioni di bottiglie taroccate di Asti, stesso problema anche in Moldavia. Si tratta di dati impressionanti oltre che di un danno al Made in Italy. Ce ne può parlare?

— Si tratta di un problema molto serio che non va sottovalutato perché in Moldavia e in Ucraina delle fantomatiche società commercializzano vini con nome italiano, usando nomi che richiamo località italiane. Ad esempio producono e vendono un prodotto con il nome “Astin” invece di Asti, oppure un vino venduto in Moldavia si chiama “Alb” senza la —a- finale. Vengono quindi utilizzati nomi evocativi dell’Asti o del Prosecco, ovvero sia i principali brand italiani.

 Tutti i mercati ovviamente sono importanti, il nostro timore però è che queste aziende portino il vino italiano falso in Russia, un mercato che per noi è estremamente importante e significativo. Il mercato che il vino, in particolare l’Asti, ha in Russia può decidere le sorti dell’Asti.

 — Nelle bottiglie contraffatte in Ucraina e in Moldavia fra l’altro spesso non c’è nemmeno vino, ma una miscela che non c’entra niente con il frutto dell’uva. I consumatori associano un prodotto scadente all’Italia. Il danno all’immagine del Made in Italy non è quantificabile alla fine?

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Gas USA in Europa a prezzi esagerati rispetto a quello russo……..

Qual’è l’imbecillità che spinge ad acquistare il gas americano ad un prezzo molto più alto di quello della Russia? Gli USA cercano di minare in qualche modo l’economia Russa grazie alla russofobia scatenata ad hoc ma non ci riescono….possiamo ben capire quali siano gli interessi americani per la supremazia energetica, e anche nello scatenare conflitti in ogni dove sia per il controllo delle fonti energetiche, per l’influenza politica e per la vendita delle armi. Non capiamo però perché nazioni europee abbiano interesse ad acquisire il gas a costi molto alti….passi l’Ucraina che, dato il conflitto con la Russia, si possa rifornire diversamente ” tanto paga l’Europa” ( e Trump ha annunciato l’invio di nuove armi al governo fascista ucraino) ma che la Polonia prenda il gas dagli USA è sintomo d’imbecillità cronica…..ma che paghi in qualche modo l’Europa anche in questo caso?

Tatiana Santi ( da Sputnik Italia)

i Stati Uniti si affacciano al mercato energetico del Vecchio Continente per esportare gas liquefatto, cercando così di scalzare la Russia che, da primo fornitore assoluto, assicura ben il 35% del fabbisogno europeo. Guerra del gas, ma in Europa la Russia batte gli USA.

Tirano venti da guerra fredda fra Washington e Mosca, che si scontrano in tema energetico sul campo di battaglia europeo. Dall’anno scorso gli Stati Uniti hanno dato il via all’export di gas liquefatto e adesso mirano alle forniture verso il Vecchio Continente. A giugno è arrivata in Polonia la prima nave che trasportava gas americano.

Stando ai numeri però il gas russo è estremamente più conveniente, visti gli elevati costi del trasporto e della rigassificazione del gas liquefatto d’oltreoceano. L’establishment americano inoltre intende mettere in discussione il primato russo nelle forniture di gas attraverso le sanzioni che colpiscono il progetto Nord Stream 2, danneggiando così anche gli interessi europei.In prospettiva futura quale sarà l’importanza del gas russo per l’Europa? Qual è il peso geopolitico dell’energia? Sputnik Italia ne ha parlato con Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società indipendente di ricerca sull’energia e l’ambiente.

— Davide Tabarelli, l’ostilità Russia-Stati Uniti si gioca anche sul gas e il terreno di scontro è l’Europa?

— Il campo politico più importante di sempre nello scontro fra Stati Uniti e Russia non è certo l’Alaska, dove si è negoziato e sono stati trovati degli accordi in passato, ma l’Europa. L’Europa è il campo dove ci sono i maggiori interessi, la ricchezza, la cultura, la storia ma si tratta anche di energia. La principale fonte di entrata di denaro, di valuta pregiata della Russia è il gas esportato verso l’Europa. La Russia è un Paese europeo, nonostante si estenda verso l’Asia, di fatto è in Europa che l’economia russa ruota.

— Le sanzioni americane contro la Russia minano i rapporti fra Mosca e l’Europa, è finito nel mirino il progetto del Nord Stream 2. Le sanzioni americane penalizzano anche le aziende europee. A pagare quindi è anche l’Italia?

— Certo, l’Italia esporta molti manufatti di metalmeccanica, beni della sfera alimentare e del lusso verso la Russia. Le società italiane, l’Eni, la Saipem, la Bonatti ed altre sono coinvolte nei grandi progetti come il Nord Stream. Ricordiamoci che c’è anche il South Stream e il Turkish Stream, si tratta di una sconfitta dell’Italia sotto il profilo strategico ed energetico di cui si parla poco. Anni fa si parlava del South Stream come di una soluzione per bypassare l’Ucraina, ma anche per rafforzare i legami con la Russia, oggi è un progetto abbandonato. È un peccato innanzitutto per le imprese, ma anche per la sicurezza del sistema Italia e quello europeo.Il Nord Stream è un progetto già realizzato per 50 miliardi di metri cubi, il raddoppio del gasdotto lo ritengo utile, però è sempre lanciato a nord. Sarebbe stato molto più positivo se si fosse realizzato anche il South Stream, che doveva passare attraverso il Mar Nero e arrivare sulle coste europee. Il progetto non è stato realizzato per varie ragioni ed è un peccato. Quando ci sono dei peggioramenti nella politica e nelle relazioni internazionali è sempre un problema di mancati investimenti e di importanti danni economici.

— Gli Stati Uniti vogliono isolare la Russia dall’Europa fornendo il proprio gas liquefatto, ma tuttora la maggior parte del gas che viene importato in Europa è comunque russo, no?

— Noi consumiamo circa 450 miliardi di metri cubi, il 25% del gas viene dalla Russia, quasi la metà delle nostre importazioni, questo accade da venti anni. La sicurezza delle forniture è stata garantita nonostante esista una guerra in Ucraina. Nonostante le sanzioni e queste difficoltà la Russia è il principale fornitore per una ragione molto semplice: la Russia è Europa, per vicinanza fisica è ovvio che sia il principale fornitore. Fra


Crimea alla madreoatria Russa

Dal 2014 la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare ( 97,32% a favore) alla madrepatria Russa. Tanto per ricordare come sono andate le cose.

Si e il tutto dopo: il colpo di Stato organizzato dalla CIA a Kiev che ha portato al potere un governo che rappresenta oligarchi ed estremisti. Tra i suoi membri vi sono diversi capi nazisti che il governo legittimo ucraino venne rovesciato…..
www.voltairenet.org/article182477.html

La Crimea il 19 febbraio 1954 venne donata dal leader sovietico Nikita Chruščёv, di origine etnica ucraina, alla RSS Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia.

La decisione del leader sovietico Nikita Chruščёv del 1954 è stata permanentemente osteggiata da gran parte della popolazione di origine russa ed è stata in passato causa di tensioni tra Russia e Ucraina. 

Con la sconfitta elettorale delle forze politiche nazionaliste più radicali in Ucraina, la tensione si è poi lentamente allentata.

Dopo il collasso dell’Unione Sovietica del dicembre 1991, la Crimea proclamò l’autogoverno il 5 maggio 1992, ma in seguito accettò di rimanere all’interno dell’Ucraina come repubblica autonoma.

 L’importante città di Sebastopoli, base navale storica della flotta del Mar Nero, si trova all’interno della repubblica, ma ha goduto di uno statuto di municipalità speciale in Ucraina.

Dal 2014  la Crimea è tornata legittimamente e per sovranità popolare alla madrepatria Russa.

 Lombardia, Veneto e Liguria le prime regioni italiane che hanno riconoscono  ufficialmente la Crimea.

Referendum sull’autodeterminazione della Crimea del 2014

Il referendum sull’autodeterminazione della Crimea del 2014 è stato un referendum sull’autodeterminazione della penisola che comprende la Repubblica autonoma di Crimea e la città di Sebastopoli,  che si tenne il 16 marzo 2014.

Il referendum fu preceduto il 4 marzo 2014 dalla richiesta del parlamento della Crimea, approvata con 78 voti su 81, che la repubblica – se fosse divenuta indipendente – potesse entrare a far parte della Federazione russa.
Inoltre, l’11 marzo 2014 la repubblica dichiarò unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina.
Al referendum furono ammessi a votare tutti i maggiorenni in possesso della cittadinanza ucraina residenti in Crimea e i cittadini russi ivi presenti e in possesso del permesso di soggiorno nella penisola.
Al referendum furono presenti 70 osservatori internazionali da 23 paesi; di questi, 54 erano provenienti da paesi dell’Unione Europea e includevano membri del parlamento europeo e dei parlamenti nazionali dei singoli paesi.
Il quesito referendario:

  1. Sei a favore del ricongiungimento della Crimea con la Russia come soggetto federale della Federazione Russa?
  2. Sei a favore del ripristino della Costituzione del 1992 e dello status della Crimea come parte dell’Ucraina?

L’affluenza fu di 1 548 197 votanti su 1 839 466 aventi diritto, pari all’84,2%. Il quorum di validità del referendum, fissato al 50%, fu dunque superato.

Risultato: 97,32% a favore del ricongiungimento con la Russia

Il trattato prevede:

  1. L’unione della Repubblica di Crimea nella Federazione Russa in accordo con la costituzione della Federazione Russa.
  2. La Repubblica di Crimea è integrata nella Federazione Russa come repubblica federata, mentre Sebastopoli è integrata nella Federazione come città federale.
  3. La Federazione Russa protegge tutte le popolazioni della Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli e garantisce l’uso della loro lingua madre.
  4. Il russo, l’ucraino ed il tataro di Crimea sono le lingue ufficiali della Repubblica di Crimea.
  5. Vengono mantenuti i confini della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli.
  6. Il confine tra la Repubblica di Crimea e l’Ucraina diventa confine internazionale tra Russia e Ucraina.
  7. I confini marittimi nel mar Nero e nel mar d’Azov sono basati sui trattati internazionali stipulati dalla Federazione Russa.
  8. I cittadini ucraini e apolidi residenti nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli il giorno di annessione come entità della Federazione ottengono la cittadinanza russa.
  9. I cittadini russi in servizio di leva nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli rimarranno in servizio fino al 2016.
  10. Le elezioni nella Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli si svolgeranno la seconda domenica di settembre 2015, fino a quel momento le attuali autorità di governo si occuperanno delle funzioni amministrative.
  11. Le leggi della Federazione Russa sono in vigore dal giorno della firma del trattato in Repubblica di Crimea e nella città autonoma di Sebastopoli.
  12. Le leggi della Repubblica di Crimea e della città autonoma di Sebastopoli in contraddizione con le leggi russe sono abolite.

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il nodo di fondo è la NATO e il tentativo di sottrarre Kiev all’influenza storica della Russia.

 (Estratto da Sputnik Italia)

 Sanzioni su sanzioni, dallo scoppio della crisi ucraina il rapporto fra l’Occidente e la Russia ha rappresentato un crescendo di tensioni fino allo stallo attuale delle relazioni. È in gioco una partita complessa dagli esiti ancora tutti da vedere. Gli sbagli dell’Occidente e il ruolo dell’Italia.

 I rapporti fra gli Stati Uniti e l’Europa da una parte e la Russia dall’altra hanno preso una brutta piega e la politica internazionale di oggi è gestita, verrebbe da dire, a suon di sanzioni. Qual è il punto cruciale della crisi nei rapporti con la Russia e quale ruolo potrebbe avere l’Italia nel dialogo con Mosca?

 “Non è possibile pensare che l’Ucraina entri nella NATO. Se risolviamo questo problema, risolveremo tutto il resto. Piaccia o meno, è così”. Secondo il parere dell’Ambasciatore d’Italia a Mosca Cesare Maria Ragaglini, espresso in un’intervista al Corriere della Sera, il nodo di fondo è la NATO e il tentativo di sottrarre Kiev all’influenza storica della Russia. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento in merito Daniele Lazzeri, chairman del think tank Il Nodo di Gordio.

 Adesso la situazione è in stallo, se andiamo a vedere gli accordi di Minsk, disattesi da entrambe le parti, capiamo che questi rappresentano l’ennesimo fallimento della diplomazia europea, sempre più debole e legata alle iniziative dei singoli Stati membri, in particolare la Germania di Angela Merkel e la Francia di Macron.

 — L’Ambasciatore nell’intervista parla del fattore NATO, che definisce cruciale nella crisi nata in Ucraina e sviluppatasi fra l’Occidente e la Russia. Secondo Ragaglini togliere l’Ucraina dalla sfera di influenza russa sia stato un errore. Che ne pensa di quest’aspetto, di cui fra l’altro non si tiene mai conto nel dibattito in Occidente?

 — Il fatto di aver accelerato il tentativo prima da parte dell’Alleanza Atlantica, successivamente dell’Unione europea di sottrarre l’Ucraina dal suo naturale bacino di rapporti commerciali e politici con la Russia ha determinato una risposta forte da parte di Mosca.

 — “Il nostro canale con Mosca è sempre rimasto aperto anche ai massimi livelli” ha sottolineato l’Ambasciatore nell’intervista. Effettivamente possiamo dire che l’Italia si è maggiormente distinta dagli altri Paesi europei per la sua apertura verso Mosca? Possiamo definire i rapporti italo-russi speciali e privilegiati?

 — La Russia è indiscutibilmente un grande Paese e uno storico partner strategico per l’Italia. Le svolte degli ultimi anni hanno imposto una battuta d’arresto sia alle relazioni commerciali sia a quelle diplomatiche fra i nostri Paesi. L’Italia chiaramente tiene aperti tutti i canali diplomatici per superare questo difficile momento di impasse che vede tutta la comunità internazionale preoccupata per gli sviluppi futuri delle relazioni politiche con Mosca.

 L’Italia in questo senso potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel tentare di ricucire gli strappi seguiti alla complessa situazione in Ucraina ed in Crimea. Magari l’Italia potrebbe cercare di ridurre il peso eccessivo che in questi anni si è dato alle preoccupazioni degli Stati come la Polonia per esempio, che francamente non credo debba temere più l’aggressività della Russia. L’Europa in definitiva non può essere a trazione baltica, c’è bisogno di più condivisione delle scelte europee per cercare di ricostruire il filo del dialogo con Mosca, soprattutto in questo frangente in cui è evidente l’allontanamento di Washington dal Vecchio Continente.

 — Secondo il parere dell’Ambasciatore le sanzioni storicamente non sempre hanno raggiunto gli obiettivi prefissati. Il caso delle sanzioni antirusse è emblematico, perché, come sappiamo, hanno danneggiato i Paesi che le hanno imposte, in primis l’Italia. Gli Stati Uniti hanno appena firmato un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia. Possiamo dire che le sanzioni danneggiano tutti minando i rapporti fra l’Europa, la Russia e gli Stati Uniti?

 — Gli esiti delle sanzioni nei confronti di Mosca sono sotto gli occhi di tutti. In particolare l’Italia sta soffrendo un brutto colpo in alcuni settori strategici dell’esportazione come l’agroalimentare, ma anche della sfera tecnologica. Nel contempo la Germania si muove per il raddoppio del Nord Stream, che dalla Russia giungerà nell’Europa settentrionale, tutto ciò in barba alle sanzioni. Non è un caso che il presidente americano Donald Trump abbia stigmatizzato questo fatto. Lo stesso Trump però è sotto scacco da parte dell’establishment americano, nonostante la sua riluttanza al rinnovo delle sanzioni contro Mosca, si è dovuto piegare al volere del congresso e ha approvato il rafforzamento delle misure restrittive antirusse.

 Non possiamo che auspicare una distensione dei rapporti con Mosca, che potrebbe essere la svolta definitiva per creare quel grande territorio eurasiatico dal Portogallo fino a Vladivostok.

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