La Russia si è classificata tra i 10 Paesi più attraenti per gli investitori globali. – La Russia è nel gruppo dei cinque Paesi leader globali – Rafforzamento della moneta russa già entro la fine del 2020.

La Russia si è classificata al nono posto tra i 10 Paesi europei più attraenti per gli investitori globali –

La Russia si è classificata tra i 10 Paesi più attraenti per gli investitori globali. – La Russia è nel gruppo dei cinque Paesi leader globali – Rafforzamento della moneta russa già entro la fine del 2020.

Secondo gli analisti l’egemonia degli Stati Uniti sta per finire –

Oltre alla Russia tra i nuovi Paesi-leader globali vi sono anche la Cina e l’India –

La Russia si è classificata al nono posto tra i 10 Paesi europei più attraenti per gli investitori globali –

Nel 2020 la pandemia influenzerà l’afflusso di investimenti diretti esteri nell’economia russa, ma l’impatto non sarà significativo.

Nei prossimi anni la crescita annua del Pil russo dovrà superare nettamente la media mondiale, la speranza di vita non dovrà essere inferiore a 78 anni, mentre il numero delle persone che vivono al di sotto del livello della povertà dovrà essere ridotto di almeno due volte.

La Russia  è stata inclusa dagli analisti russi e internazionali nel gruppo dei cinque Paesi leader globali del futuro mondo.

Gli Stati Uniti, al contrario, non deterranno più il titolo di potenza mondiale, ma saranno altri Stati a contendersi il posto di leader.

Lo ha affermato l’analista politico Dmitrij Zhuravlev, direttore dell’Centro di ricerca russo per i problemi regionali.

“Quando ci riferiamo agli Stati Uniti come leader assoluto, ricordiamo che sono diventati un egemone mondiale solo nel 1991, ovvero dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Ma ora quest’epoca è finita”, ha sottolineato Zhuravlev.  Secondo l’esperto, oltre alla Russia, vi sono ora tra i leader Cina e India. Tuttavia, al momento la Russia occupa solo il quarto posto nella lista.

Nonostante le attuali difficoltà economiche legate alla pandemia di COVID-19, nel 2019 la Russia si è classificata al nono posto tra i 10 Paesi europei più attraenti per gli investitori globali.

Come nei quattro anni precedenti, il settore principale per gli investitori esteri in Russia è stato quello agroalimentare (41 progetti).

Ovviamente, il successo dell’industria alimentare è garantito in primis dalle produzioni legate alla politica di sostituzione delle importazioni.

Germania, USA e Paesi Bassi investono maggiormente nel settore agricolo.

Il secondo posto è invariabilmente occupato dalla produzione di macchinari e attrezzature, In questo caso i leader degli investimenti sono Germania, USA e Finlandia.

Si prevede che nel 2020 la pandemia influenzerà l’afflusso di investimenti diretti esteri nell’economia russa, ma l’impatto non sarà significativo.

La politica economica perseguita dalle autorità russe negli ultimi anni ha permesso di affrontare “in buona forma” la crisi associata alla diffusione del coronavirus, ha dichiarato il Rappresentante permanente della Banca Mondiale in Russia, Renaud Seligmann, durante un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa RIA Novosti.

“Riteniamo che le politiche macroeconomiche e fiscali delle autorità negli ultimi anni abbiano permesso alla Russia di affrontare questa crisi in buona forma in termini di livello di debito verso il PIL (circa il 14%), riserve esterne, ammontare del Fondo nazionale per il Welfare, tasso di cambio fluttuante.

La Russia ha affrontato la crisi meglio di molti Paesi con economie simili”, ha dichiarato Seligmann.

La Banca Mondiale ritiene che la ripresa economica della Russia dal coronavirus avrà luogo nella seconda metà del 2020. Secondo Apurva Sanghi, capo economista per la Russia presso la Banca Mondiale.

Dopo una serie di cali in primavera, entro la fine del 2020 il rublo russo dovrebbe rafforzarsi fino a un livello di 60-62 rubli per dollaro. Lo ha affermato il presidente del maggiore gruppo bancario russo “Sberbank”,  Gherman Gref, giunto a questa conclusione basandosi sulle previsioni degli analisti, secondo i quali il prezzo del petrolio salirà a 60 dollari al barile entro la fine dell’anno.

( Estratto dall’editoriale di Russia 24 – Banca Intesa San Paolo)         www.consultpartners.org

 

 


La Russia ha notevoli riserve internazionali, è più preparata alla pandemia rispetto a qualsiasi altro Paese al mondo

La Russia ha notevoli riserve internazionali – Meglio di ogni altro Paese al mondo

La Russia ha notevoli riserve internazionali,  è più preparata alla pandemia rispetto a qualsiasi altro Paese al mondo. 

L’economia russa è abituata agli shock dovuti alle costanti sanzioni economiche, commerciali e finanziarie da parte dell’Occidente.

Il quotidiano americano The New York Times ha scritto a chiare lettere, che la Russia  “è entrata nella crisi globale con enormi riserve finanziarie e le sue grandi aziende sono praticamente prive di debiti”,  in quanto,  per via delle sanzioni, il Cremlino non ha accettato prestiti dall’estero, e “la Russia stessa è autosufficiente, avendo imparato a provvedere a se stessa in maniera ottimale durante le sanzioni e l’embargo”.

Coronavirus-  previsioni sullo sviluppo dell’economia e dei mercati finanziari della Russia:  la crescita del Pil russo del 2,3% nel periodo gennaio-febbraio ha garantito un certo margine di sicurezza per le previsioni relative all’intero anno 2020 – Il declino dell’economia russa alla fine dell’anno sarà assai moderato e nell’ordine dell’1-2%,  mentre il prossimo anno ci si può già attendere una crescita anche in termini annui –

La rivista “Forbes” indica  Banca Intesa Russia tra le 15 banche più stabili e sicure del Paese.  ( estratti da Russia 24 –  Banca Intesa)

www.russiaaffari.blog     www.mercatorusso.org

 


Mentre la Banca Mondiale lancia l’allarme sul debito dei Paesi emergenti la Russia “dorme sonni tranquilli”

Financial Times: l’economia russa corre…. Con il debito/PIL che in Russia si aggira attorno al 15%, a fronte di una media europea dell’80%, rimane l’area di mercato più stabile per imprese e investitori.

Mentre la Banca Mondiale lancia l’allarme sul debito dei Paesi emergenti la Russia “dorme sonni tranquilli”

A dispetto dell’introduzione da parte dei Paesi occidentali, USA in testa, di un gran numero di misure restrittive a partire dal 2014, la situazione dell’economia russa non avrebbe fatto altro che migliorare e diventare più stabile in questo arco temporale.

Ad affermarlo è il Financial Times, il quale afferma che i ritmi di crescita del PIL russo sono diventati molto stabili rispetto al passato, portando ad alcuni imponenti risultati come la creazione di un fondo sovrano del valore complessivo di oltre 124 miliardi di dollari.

A contribuire al raggiungimento di tale obiettivo è stata in primo luogo la grande capacità di adattamento degli imprenditori russi, i quali sono riusciti a “trovare nuovi mercati” per quanto riguarda l’export e a reperire “alternative interne” in materia di import.

Di fondamentale importanza è stata poi anche l’indirizzo dal governo di Mosca dato alla politica economica, la quale si è tradotta in tre punti fondamentali. Politica fiscale, energetica e crescita del mercato interno.

In primo luogo, il FT ha rilevato l’applicazione di una politica fiscale, definita “prudente”, la quale ha permesso alla Russia di tagliare la spesa pubblica e, soprattutto, “ha costretto le banche a mettere a posto i conti”.

Tale fatto ha quindi consentito al governo di investire decine di miliardi di dollari in programmi atti a stimolare la creazione di alternative interne agli articoli di importazione, rendendo possibile, ad esempio l’introduzione del divieto di importazione di prodotti alimentari di provenienza europea.

Infine, viene sottolineato come il Paese abbia saputo reinvestire in maniera decisamente intelligente i ricavi provenienti dal settore energetico, facendoli confluire nel fondo sovrano del Paese.

Tra i maggiori risultati raggiunti dalla Russia, il Financial Times sottolinea il dato relativo al rapporto tra debito e PIL, che in Russia si aggira attorno al 15%, a fronte di una media europea dell’80% (secondo le ultime stime in Italia il rapporto debito-PIL ha raggiunto il 135%, ndr).

Ancora una volta suona l’allarme debito. Questa volta riguarda i paesi emergenti e in via di sviluppo. (Estratto da un articolo di di Paolo Raimondi)

Secondo il rapporto della Banca Mondiale, “Global wave of debt” (L’onda globale del debito), pubblicato a dicembre, il debito pubblico e privato di questi paesi a fine 2018 ha raggiunto il record di 55mila miliardi di dollari. Dal 2010 il loro rapporto debito/pil è aumentato del 54% fino a raggiungere il 168%.

La pericolosità della bolla debitoria è aggravata dai rilevanti cambiamenti realizzati rispetto al passato. Non si tratta solo di debito pubblico e di quello estero ma anche di debito privato, in particolare delle imprese.

La crescita del debito aggregato è stata favorita, se non sollecitata, dalla politica del tasso d’interesse zero della Federal Reserve, della Bce e delle altre banche centrali. Anche la liquidità dei quantiative easing, non utilizzata in investimenti nei settori dell’economia reale dei paesi industrializzati, è spesso confluita verso le economie emergenti in cerca di rendimenti maggiori.

Quando il denaro non costa più, si avallano anche le propensioni a rischi elevati e al cosiddetto azzardo morale, che nel medio periodo minano le fondamenta di qualsiasi sistema economico.

Adesso un improvviso choc globale, quale l’aumento dei tassi d’interesse o dei premi per il rischio di mercato, potrebbe generare un pericoloso stress finanziario difficilmente sostenibile. Si ricordi che, in merito al debito, la Banca Mondiale afferma che “è la dose che può diventare veleno”.

Inoltre, si ritiene che il debito non sia un male in sé, se è usato per promuovere lo sviluppo di lungo termine. Se finisce, invece, in varie operazioni non produttive o addirittura speculative, allora diventa non sostenibile.

Certamente i governi dei paesi emergenti hanno molte responsabilità. Essi, però, seguono i modelli dei paesi occidentali, degli Stati Uniti in primis, che di solito dettano le loro condizioni da applicare all’economia e alla finanza. (Estratto da Sputnik)

Anche WSI ( Wall Street Italia ) scirve: l’allarme debito arriva dalla Banca mondiale. Nel suo rapporto semestrale sulle prospettive economiche globali (GEP), pubblicato ieri, l’organizzazione con sede a Washington, ha dichiarato che negli ultimi 50 anni ci sono state quattro ondate di accumulo di debito. Le prime tre sono state identificate tra il 1970-1989, 1990-2001 e 2002-2009. E che l’attuale, iniziata nel 2010, è frutto dell’impennata dei prestiti, cresciuti ai ritmi più alti dagli anni ’70.

La World Bank ha quindi esortato i governi e le banche centrali a riconoscere che tassi di interesse, ai minimi storici, potrebbero non essere sufficienti a compensare un altro tracollo finanziario diffuso.

“I bassi tassi di interesse globali forniscono solo una protezione precaria contro le crisi finanziarie”, afferma Ayhan Kose, della Banca mondiale, aggiungendo che: “La storia dei picchi del debito mostra che il finale è quasi sempre infelice.