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La Russia ha notevoli riserve internazionali, è più preparata alla pandemia rispetto a qualsiasi altro Paese al mondo

La Russia ha notevoli riserve internazionali – Meglio di ogni altro Paese al mondo

La Russia ha notevoli riserve internazionali,  è più preparata alla pandemia rispetto a qualsiasi altro Paese al mondo. 

L’economia russa è abituata agli shock dovuti alle costanti sanzioni economiche, commerciali e finanziarie da parte dell’Occidente.

Il quotidiano americano The New York Times ha scritto a chiare lettere, che la Russia  “è entrata nella crisi globale con enormi riserve finanziarie e le sue grandi aziende sono praticamente prive di debiti”,  in quanto,  per via delle sanzioni, il Cremlino non ha accettato prestiti dall’estero, e “la Russia stessa è autosufficiente, avendo imparato a provvedere a se stessa in maniera ottimale durante le sanzioni e l’embargo”.

Coronavirus-  previsioni sullo sviluppo dell’economia e dei mercati finanziari della Russia:  la crescita del Pil russo del 2,3% nel periodo gennaio-febbraio ha garantito un certo margine di sicurezza per le previsioni relative all’intero anno 2020 – Il declino dell’economia russa alla fine dell’anno sarà assai moderato e nell’ordine dell’1-2%,  mentre il prossimo anno ci si può già attendere una crescita anche in termini annui –

La rivista “Forbes” indica  Banca Intesa Russia tra le 15 banche più stabili e sicure del Paese.  ( estratti da Russia 24 –  Banca Intesa)

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• Aumenta il ruolo strategico del mercato russo, dice Banca Intesa.

• Nonostante il deterioramento dell’economia globale la Russia è in grado di mantenere la stabilità economica a lungo termine di tempo. • Aumenta il ruolo strategico del mercato russo, dice Banca Intesa.

L’economia della Russia sta per affrontare una situazione di emergenza a causa della pandemia del coronavirus e del crollo del prezzo del greggio sui mercati internazionali.

Secondo il ministro  delle Finanze della Russia, Anton Siluanov, l’emergenza del coronavirus e molto più pericolosa per il Paese rispetto al calo delle quotazioni petrolifere. “Sono i due fattori molto pericolosi, ma la pandemia del coronavirus richiede più attenzione da parte dell’esecutivo perché incide in maniera molto negativa su interi settori strategici dell’economia nazionale”.

Ciononostante la Russia è in grado di mantenere la stabilità economica a lungo termine di tempo. Lo ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin, durante un recente incontro al Cremlino con i ministri del nuovo governo di Mikhail Mishustin.

“La Russia, così come il Fondo nazionale per la previdenza sociale, sono in grado di mantenere la stabilità nonostante il deterioramento della situazione economica mondiale”, ha sottolineato il leader del Cremlino.

Particolare attenzione durante l’incontro è stata rivolta alla situazione dei mercati globali delle materie prime sullo sfondo della diffusione del coronavirus COVID-2019 nel mondo.

“Le nostre riserve, tra cui il Fondo nazionale per la previdenza sociale, sono sufficienti a garantire una situazione stabile, nonché l’esecuzione di tutti gli obblighi di bilancio e sociali, nonostante un possibile deterioramento dell’economia globale”, ha detto il presidente russo.

Come ha precisato Putin, le riserve internazionali della Banca Centrale russa ammontano ora a circa 563 miliardi di dollari, mentre il volume del Fondo nazionale per la previdenza sociale supera i 124 miliardi.

“Per quanto riguarda l’impatto dell’epidemia sull’economia globale, dobbiamo monitorare la situazione molto da vicino e decidere rapidamente come rispondere a ciò che sta accadendo sui mercati mondiali”, ha aggiunto Putin.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha declassato le previsioni di crescita del Pil per i Paesi del G20.

Ma gli esperti internazionali ritengono che la crescita del Pil della Russia nel 2020 sarà dell’1,2%.

In questa difficile situazione, “il ruolo strategico del mercato russo non fa che aumentare. È necessario garantire la competitività delle imprese italiane in questo mercato, che svolge un ruolo importante anche per l’accesso ai mercati di tutta la Grande Eurasia”.

Lo ha dichiarato il 20 febbraio scorso il presidente di Banca Intesa Russia, fondatore e presidente dell’Associazione “Conoscere Eurasia”, Antonio Fallico, in occasione dell’Ottavo seminario italo-russo a Milano, incentrato sui problemi dell’interazione tra Russia e Italia nei settori dell’economia, dell’industria e della finanza. (Estratto da Russia 24 di Banca Intesa)



Ria Novosti del 19 marzo pubblica un articolo molto interessante con una intervista all’accademico Viktor Maleev, consigliere presso l'Istituto centrale di ricerca di epidemiologia di Rospotrebnadzo.

Coronavirus intervista all’accademico Viktor Maleev

Ria Novosti del 19 marzo: interessante con intervista all’accademico Viktor Maleev, consigliere presso l’Istituto centrale di ricerca di epidemiologia di Rospotrebnadzo.

Come viene trattato COVID-19 negli ospedali di Mosca?

Un nuovo coronavirus può essere artificiale?

Possiamo aspettarci che il COVID possa scomparire durante l’estate?

Qual è il motivo delle misure preventive introdotte a Mosca, nonostante il contagio sia limitato?
Misure restrittive sono state introdotte a Mosca in relazione alla pandemia di COVID-19:

gli scolari studieranno a distanza da lunedì, e molti adulti saranno trasferiti al lavoro a distanza. L’accademico Viktor Maleev, consigliere del direttore della ricerca presso l’Istituto centrale di ricerca di epidemiologia di Rospotrebnadzor, l’accademico Victor Maleev, ha riferito a RIA Novosti su come viene rilevato un nuovo coronavirus, come viene trattato e perché è necessaria la quarantena leggera.

– Secondo gli ultimi dati, in Russia ci sono solo 199 persone infette dal
Perché mettere in quarantena se il numero ufficiale di pazienti è piccolo?

– Per non essere più malato. Non abbiamo una quarantena completa, si tratta di misure restrittive. Se il numero di nuovi casi aumenta, le misure dovranno essere rafforzate. Non gli sarà permesso di uscire di casa, la produzione inizierà, tutto si congelerà. Pertanto, ora stanno cercando di fare di tutto per impedire che ciò accada.

Sfortunatamente, mentre il numero di casi sta crescendo. Un paio di giorni fa, abbiamo avuto tre o quattro nuovi pazienti, e ieri 30 contemporaneamente. In questo momento stiamo parlando, e poi entro la mattina questo numero raddoppierà. Pertanto, dobbiamo agire in anticipo. Forse nel prossimo futuro ci sarà un esito letale.

– Come viene trattato COVID-19 negli ospedali di Mosca?

– Utilizziamo specifici farmaci antivirali. Ci sono istruzioni su come trattare il coronavirus. È vero, sono temporanei, perché vengono periodicamente rivisti alla luce di nuovi dati sull’infezione. Abbiamo ancora poca esperienza, utilizziamo, tra le altre cose, gli sviluppi realizzati in Cina. Ora ho la settima versione dei manuali cinesi che hanno usato.

Utilizziamo anche farmaci che si sono dimostrati efficaci nel trattamento della SARS perché questi virus sono simili al 90 percento. E assicurati di dare ai pazienti farmaci fortificanti. Quindi, se le persone con molte malattie croniche concomitanti, come problemi cardiaci, si ammalano, rafforziamo il cuore in modo che il corpo possa far fronte all’infezione.

– Un nuovo coronavirus può essere artificiale?

– No Affinché un nuovo virus emerga, il suo prototipo non deve solo mutare (una o due piccole differenze nel genoma), è necessaria una transizione qualitativa. In altre parole, le differenze tra l’RNA del nuovo virus e il suo precursore dovrebbero essere significative e dovrebbero essercene molte.

È impossibile farlo artificialmente. Solo la natura può farlo. Non abbiamo ancora studiato a fondo tutte le sue capacità: perché può creare nuovi virus, dove li nasconde.

È noto che le infezioni hanno cicli: insorgono, poi scompaiono e dopo un po’ compaiono di nuovo. E il momento del ritorno, se non è un’infezione stagionale, è difficile da prevedere.

Diciamo che la SARS è stata scoperta nel 2002 all’incirca nello stesso periodo del nuovo coronavirus: a novembre.
E nell’estate del 2003 era scomparso.

Possiamo aspettarci che accada la stessa cosa con il nuovo coronavirus che con la SARS: scomparirà?”

– E chi lo sa? È impossibile prevedere. Così come è impossibile prevedere se diventerà stagionale. Dopotutto, ce l’abbiamo in una stagione finora. Dobbiamo vedere cosa accadrà l’anno prossimo e quindi trarre delle conclusioni.
Nel frattempo, non sappiamo nemmeno cosa diventerà dopo qualche tempo.

– Possiamo avere, in Russia, la stessa situazione con coronavirus come in Italia?

“Non è mai successa.” E dobbiamo fare di tutto per evitarlo in futuro.

Questo è il motivo delle misure preventive che vengono ora introdotte a Mosca. Sfortunatamente, le persone non possono sempre valutare l’entità della minaccia. Pertanto, ad alcuni punti, il governo è costretto ad agire con forza.

Quindi, ovviamente, può essere criticato, anche se, a mio avviso, in questo caso c’è qualcosa da lodare. Tuttavia, la Russia è uno dei pochi paesi che è riuscito a lungo, nonostante il confine con la Cina, a non far entrare una nuova infezione nel suo territorio.

Sai, mi chiedono spesso: perché siamo così pochi infettati se la Cina è letteralmente a portata di mano. Rispondo: nelle nostre regioni frontaliere la densità di popolazione è bassa rispetto alla parte europea della Russia. Ora il numero principale di pazienti è ancora a Mosca. E in Estremo Oriente e in Siberia non ci sono semplicemente megalopoli così grandi.

A Vladivostok e Khabarovsk non esiste un singolo caso. Tutti i pazienti identificati nelle regioni – diciamo, a Nižnij Novgorod, Tjumen – tornarono dall’estero e volarono in transito attraverso Mosca.

“Quanto velocemente vengono eseguiti i test del coronavirus in questo momento?”

“Da quattro a otto ore.” – Ora abbiamo ovunque sistemi di test per il coronavirus.

Prima di tutto, questa analisi viene eseguita su coloro che sono tornati dall’estero e sulle persone con cui hanno contattato, anche se non presentano sintomi di infezione da coronavirus.

– Dimmi, come specialista in malattie infettive, le persone che hanno contatti con gli infetti devono essere sanzionate per aver violato la quarantena?
“Certo, perché stanno infettando gli altri”….. queste persone creano problemi alla società, il che significa che devono essere ritenute responsabili. Se non li puniamo, continueranno ad agire e non saremo in grado di porre fine all’epidemia.

Vedete, è difficile per noi ora prevedere la diffusione di una nuova infezione, perché molti altri casi di coronavirus verranno portati in Russia al cento per cento.

Ora abbiamo 1800 turisti in Montenegro. I russi sono in Spagna, Italia, Germania – paesi in cui la situazione epidemiologica è difficile. E questo è un grande potenziale di infezione per il nostro paese.

Al momento, abbiamo solo dieci casi di trasmissione locale di coronavirus, quando le persone erano in contatto con coloro che venivano dall’estero. E li abbiamo tutti presi.
Inoltre, tutto dipende dalla coscienza delle persone che ora torneranno.
Se osservano l’autoisolamento, si rivolgono ai medici in tempo, chiamano la hotline, se il resto non si fa prendere dal panico sulla base del coronavirus, allora affronteremo l’epidemia. Ora molto dipende da noi.


Al fine di garantire la sicurezza dello stato, proteggere la salute pubblica e prevenire la diffusione dell’infezione in Russia, nonché in relazione al peggioramento della situazione epidemiologica in Italia, Germania, Spagna e Francia, Mosca ha deciso di limitare temporaneamente il trasporto di passeggeri dal territorio da e verso Italia, Germania, Spagna, Francia.

Ecco perché la Russia “sembra quasi” (ndr) immune dal coronavirus. – Coronavirus, in Russia 28 casi accertati: 26 provenivano dall’Italia, 2 dalla Cina. Mosca chiude tutte le frontiere.

Ad oggi i casi di Covid-19 riportati da quando il contagio si è diffuso sono 20, (aggiornati ad oggi 28) e di questi solo tre hanno avuto bisogno di ricovero ospedaliero. Praticamente un’isola felice, anzi, un continente felice date le dimensioni del Paese. Scrive Il Giornale.

La Russia da quando è cominciata l’esplosione della malattia in Cina, ha messo in atto tutta una serie di provvedimenti via via più stringenti ma immediatamente efficaci e soprattutto tempestivi.

Da subito, a partire dal 31 gennaio, i viaggi d’affari delle compagnie russe in Cina sono stati temporaneamente sospesi, mentre parallelamente venivano diffusi i primi avvertimenti rivolti a cambiare le abitudini dei cittadini.

Il 2 febbraio vengono sospesi i collegamenti ferroviari con la Cina compresa la tratta Mosca-Pechino mentre il 3 si prende la decisione di bloccare temporaneamente tutti i viaggiatori ivi provenienti.

Il 6 il Cremlino emana una disposizione per cominciare a registrare la temperatura corporea delle persone che prendono parte ad eventi pubblici mentre

il 20 comincia il divieto di ingresso sul territorio della Federazione per tutti i cittadini cinesi e parallelamente vengono istituite delle zone di quarantena per i viaggiatori entrati prima dell’inizio della chiusura della frontiera con la Cina.

Il 27 febbraio i viaggi turistici in Italia, Iran e Corea del Sud vengono sospesi mentre il 28 Mosca sospende i visti di ingresso per i cittadini iraniani. Parallelamente a tutti i viaggiatori provenienti dai suddetti Paesi viene impedito l’ingresso in Russia.

Il 2 marzo nelle scuole dell’area di Mosca viene vietato di tenere corsi di nuoto per prevenire la possibile diffusione del contagio, mentre il 3 nella metropolitana della capitale cominciano i controlli casuali delle temperatura corporea dei passeggeri.

Il 4 marzo viene deciso di interrompere le esportazioni di mascherine, guanti, bendaggi e tute protettive, mentre il 5 l’International Economic Forum di S.Pietroburgo viene cancellato. Via via le maggiori compagnie aeree – Aeroflot e Pobeda – sospendono i collegamenti con i Paesi maggiormente colpiti dal virus.

Il 6 Mosca estende l’obbligo di quarantena per chiunque arrivi da Spagna, Francia, Italia, Germania oltre che dalla Cina, Iran e Corea del Sud. Il 10 l’autorità nazionale per i consumatori raccomanda di effettuare i propri acquisti evitando l’ora di punta e di non prendere i mezzi pubblici o frequentare i grandi centri commerciali.

L’11 marzo viene varato un decreto che vieta gli eventi pubblici con più di 5mila spettatori sino al 10 aprile. Tale provvedimenti comprende manifestazioni sportive, di intrattenimento, pubbliche o altri eventi di massa. (Estratto da InsideOver – Il Giornale)

A partire dal 13 marzo saranno sospesi i voli dall’Italia verso la Russia e verrà temporaneamente sospeso il rilascio dei visti turistici per i cittadini italiani. Nelle ultime 24 ore in Russia sono stati registrati 8 nuovi casi di infezione da coronavirus: 6 pazienti a Mosca, 2 nella regione di Mosca.

Tutti i contagiati avevano visitato l’Italia nelle ultime due settimane e al momento sono ricoverati. È stata determinata la cerchia di persone con cui hanno avuto contattati sul territorio della Federazione Russa e sono in corso lavori per sottoporre queste persone a controllo medico. Nella Federazione Russa sono stati registrati finora 28 casi di infezione da nuovo coronavirus.

Di questi 25 sono cittadini russi tornati dall’Italia, 2 cittadini cinesi, 1 cittadino italiano. I due cittadini cinesi e un cittadino russo sono stati dimessi dopo la guarigione.

Al fine di garantire la sicurezza dello stato, proteggere la salute pubblica e prevenire la diffusione dell’infezione in Russia, nonché in relazione al peggioramento della situazione epidemiologica in Italia, Germania, Spagna e Francia, Mosca ha deciso di limitare temporaneamente il trasporto di passeggeri dal territorio da e verso Italia, Germania, Spagna, Francia.

L’unico volo che continuerà a collegare Italia e Russia sarà Mosca – Roma – Mosca, oltre ai voli charter per il rimpatrio dei cittadini russi. Inoltre verrà introdotto un divieto temporaneo di rilascio di visti ai cittadini della Repubblica italiana, ad eccezione di quelli per affari, umanitari e diplomatici. Entrambe le disposizioni entreranno in vigore alla mezzanotte del 13 marzo.


Le piccole italiane imprese nel mercato russo

Russia: un “mercato” dove l’imprenditoria Italiana potrà far fronte alle criticità internazionali. – Se hai mai pensato a fare business in Russia/Eurasia ora è il momento di provare

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Noi siamo imprenditori come lo sono i titolari delle imprese italiane che si rivolgono a noi per il mercato russo e parliamo quindi la stessa lingua concreta, quella della ricerca di opportunità di mercato, di fatturati e di reddito.

Non proponiamo le solite “missioni”, approcci e ricerche inutili, interventi spot, servizi temporanei, azioni a distanza.

Le piccole italiane imprese nel mercato russo:

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Consulenti & Partners è la sede delle aziende italiane che vogliono proporsi e fare business in Russia e nel mercato Eurasia con in loco una stabile organizzazione in autsorcing.
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Siamo anche la fiduciaria di varie aziende italiane che hanno voluto attivare una propria società giuridica russa domiciliandola presso la sua sede, di cui ne cura l’amministrazione, la direzione e il controllo.

Consulenti & Partners dispone al proprio interno di ogni competenza con specialisti che si occupano direttamente di:

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Gli altri nostri servizi in Russia

Le sanzioni alla Russia si stanno rivelando un boomerang per gli USA, lo dice il vice presidente NFTC- – Il Cremlino proseguirà la realizzazione dei programmi di sostituzione delle importazioni. – Molti produttori italiani, hanno avviato la produzione in Russia

Le sanzioni alla Russia si stanno rivelando un boomerang per gli USA, lo dice il vice presidente NFTC-  –   Il Cremlino proseguirà la realizzazione dei programmi di sostituzione delle importazioni. – Molti produttori italiani, hanno avviato la produzione in Russia

Secondo gli economisti americani, i continui inasprimenti delle sanzioni americane alla Russia, stanno portando più danni collaterali che reali vantaggi agli USA.

Le misure restrittive imposte dagli Stati Uniti d’America alla Russia non stanno sortendo gli effetti sperati e, anzi, alcune stanno portando degli effetti collaterali piuttosto significativi per l’economia a stelle e strisce.

Ad affermarlo è Richard Sawaya, vice presidente del National Foreign Trade Council americano, dalle colonne della rivista The Hill.

Come spiegato da Sawaya, andando a colpire decine di progetti in tutto il mondo, legati alla produzione di energia, gli effetti di tali sanzioni si ripercuotono anche sull’economia USA, andandola a danneggiare con un effetto domino che va a colpire le piccole e le medie imprese americane:

“Il DASKA impone alle compagnie americane di ritirarsi da tutti i progetti energetici in cui ci sia almeno un’entità giuridica russa che abbia anche solo una quota di minoranza. Al mondo esistono circa 150 progetti di questo tipo, riguardanti oltre 50 Paesi. Tali progetti danno da lavorare a migliaia di persone e giocano un ruolo importante nella catena dell’approvvigionamento energetico nel mercato globale degli idrocarburi. Qualunque interruzione alle operazioni in atto all’estero porteranno ad un effetto domino e danneggeranno molte piccole e medie imprese americane”, sottolinea l’economista.

Inoltre, fatto non meno importante e che non riguarda unicamente il comparto dell’energia: l’impossibilità di effettuare transazioni con il Fondo sovrano russo, anch’essa prevista dal DASKA, potrebbe creare serie difficoltà per tutte quelle aziende statunitensi che già oggi operano in sinergia con delle aziende russe.

“Sebbene sia stata concepita per andare a colpire l’economia della Russia, in realtà questa misura va a limitare le compagnie americane, tutto a vantaggio dei loro competitor non americani (leggasi cinesi)”, avverte Sawaya, sottolineando che “circa 3000 aziende USA che attualmente operano in delle joint venture con compagnie russe potrebbero trovarsi nella posizione di doverle abbandonare o essere costrette a chiudere”, avverte Sawaya.

In precedenza l’economista aveva messo in evidenza come le sanzioni americane creino tensioni nei rapporti tra l’UE, dove esse non sono ben viste in tutti i Paesi, e gli Stati Uniti. (Estratto da Sputnik)

Il Cremlino proseguirà la realizzazione dei programmi di sostituzione delle importazioni ( Estratto da Banca Intesa Russia 24)

Il Governo della Russia ha proposto di estendere la realizzazione dei programmi di sostituzione delle importazioni fino al 2024 – Il programma di sostituzione delle importazioni ha avuto i suoi effetti maggiori nell’industria agroalimentare e soprattutto in quella metalmeccanica – Molti prodotti emessi nell’ambito dei programmi di sostituzione delle importazioni hanno un elevato potenziale di esportazione – Il Cremlino ha lanciato un nuovo programma, volto a sostenere le aziende che esportano prodotti e servizi.

Dall’inizio del programma di sostituzione delle importazioni, sono stati prodotti quasi mille tipi di articoli che in precedenza venivano acquistati interamente all’estero. Il volume totale degli investimenti attratti dalle imprese è pari a circa 2.000 miliardi di rubli.

Molti prodotti emessi nell’ambito dei programmi di sostituzione delle importazioni hanno un elevato potenziale di esportazione. Questi includono sistemi radar per aeroporti internazionali, pannelli solari di nuova generazione, cavi sommersi ad olio e sistemi di pompaggio.

Alcuni progetti sono stati fin dall’inizio focalizzati sui mercati esteri. Questi includono la produzione di zaffiro artificiale di altissima qualità, fibra ottica e sistemi di irrigazione a goccia per il settore agricolo.

Nell’ambito del processo di sostituzione delle importazioni, molti produttori europei, soprattutto italiani, hanno avviato la produzione di beni industriali, di consumo e alimentari direttamente in Russia.


Mentre la Banca Mondiale lancia l’allarme sul debito dei Paesi emergenti la Russia “dorme sonni tranquilli”

Financial Times: l’economia russa corre…. Con il debito/PIL che in Russia si aggira attorno al 15%, a fronte di una media europea dell’80%, rimane l’area di mercato più stabile per imprese e investitori.

Mentre la Banca Mondiale lancia l’allarme sul debito dei Paesi emergenti la Russia “dorme sonni tranquilli”

A dispetto dell’introduzione da parte dei Paesi occidentali, USA in testa, di un gran numero di misure restrittive a partire dal 2014, la situazione dell’economia russa non avrebbe fatto altro che migliorare e diventare più stabile in questo arco temporale.

Ad affermarlo è il Financial Times, il quale afferma che i ritmi di crescita del PIL russo sono diventati molto stabili rispetto al passato, portando ad alcuni imponenti risultati come la creazione di un fondo sovrano del valore complessivo di oltre 124 miliardi di dollari.

A contribuire al raggiungimento di tale obiettivo è stata in primo luogo la grande capacità di adattamento degli imprenditori russi, i quali sono riusciti a “trovare nuovi mercati” per quanto riguarda l’export e a reperire “alternative interne” in materia di import.

Di fondamentale importanza è stata poi anche l’indirizzo dal governo di Mosca dato alla politica economica, la quale si è tradotta in tre punti fondamentali. Politica fiscale, energetica e crescita del mercato interno.

In primo luogo, il FT ha rilevato l’applicazione di una politica fiscale, definita “prudente”, la quale ha permesso alla Russia di tagliare la spesa pubblica e, soprattutto, “ha costretto le banche a mettere a posto i conti”.

Tale fatto ha quindi consentito al governo di investire decine di miliardi di dollari in programmi atti a stimolare la creazione di alternative interne agli articoli di importazione, rendendo possibile, ad esempio l’introduzione del divieto di importazione di prodotti alimentari di provenienza europea.

Infine, viene sottolineato come il Paese abbia saputo reinvestire in maniera decisamente intelligente i ricavi provenienti dal settore energetico, facendoli confluire nel fondo sovrano del Paese.

Tra i maggiori risultati raggiunti dalla Russia, il Financial Times sottolinea il dato relativo al rapporto tra debito e PIL, che in Russia si aggira attorno al 15%, a fronte di una media europea dell’80% (secondo le ultime stime in Italia il rapporto debito-PIL ha raggiunto il 135%, ndr).

Ancora una volta suona l’allarme debito. Questa volta riguarda i paesi emergenti e in via di sviluppo. (Estratto da un articolo di di Paolo Raimondi)

Secondo il rapporto della Banca Mondiale, “Global wave of debt” (L’onda globale del debito), pubblicato a dicembre, il debito pubblico e privato di questi paesi a fine 2018 ha raggiunto il record di 55mila miliardi di dollari. Dal 2010 il loro rapporto debito/pil è aumentato del 54% fino a raggiungere il 168%.

La pericolosità della bolla debitoria è aggravata dai rilevanti cambiamenti realizzati rispetto al passato. Non si tratta solo di debito pubblico e di quello estero ma anche di debito privato, in particolare delle imprese.

La crescita del debito aggregato è stata favorita, se non sollecitata, dalla politica del tasso d’interesse zero della Federal Reserve, della Bce e delle altre banche centrali. Anche la liquidità dei quantiative easing, non utilizzata in investimenti nei settori dell’economia reale dei paesi industrializzati, è spesso confluita verso le economie emergenti in cerca di rendimenti maggiori.

Quando il denaro non costa più, si avallano anche le propensioni a rischi elevati e al cosiddetto azzardo morale, che nel medio periodo minano le fondamenta di qualsiasi sistema economico.

Adesso un improvviso choc globale, quale l’aumento dei tassi d’interesse o dei premi per il rischio di mercato, potrebbe generare un pericoloso stress finanziario difficilmente sostenibile. Si ricordi che, in merito al debito, la Banca Mondiale afferma che “è la dose che può diventare veleno”.

Inoltre, si ritiene che il debito non sia un male in sé, se è usato per promuovere lo sviluppo di lungo termine. Se finisce, invece, in varie operazioni non produttive o addirittura speculative, allora diventa non sostenibile.

Certamente i governi dei paesi emergenti hanno molte responsabilità. Essi, però, seguono i modelli dei paesi occidentali, degli Stati Uniti in primis, che di solito dettano le loro condizioni da applicare all’economia e alla finanza. (Estratto da Sputnik)

Anche WSI ( Wall Street Italia ) scirve: l’allarme debito arriva dalla Banca mondiale. Nel suo rapporto semestrale sulle prospettive economiche globali (GEP), pubblicato ieri, l’organizzazione con sede a Washington, ha dichiarato che negli ultimi 50 anni ci sono state quattro ondate di accumulo di debito. Le prime tre sono state identificate tra il 1970-1989, 1990-2001 e 2002-2009. E che l’attuale, iniziata nel 2010, è frutto dell’impennata dei prestiti, cresciuti ai ritmi più alti dagli anni ’70.

La World Bank ha quindi esortato i governi e le banche centrali a riconoscere che tassi di interesse, ai minimi storici, potrebbero non essere sufficienti a compensare un altro tracollo finanziario diffuso.

“I bassi tassi di interesse globali forniscono solo una protezione precaria contro le crisi finanziarie”, afferma Ayhan Kose, della Banca mondiale, aggiungendo che: “La storia dei picchi del debito mostra che il finale è quasi sempre infelice.


La Russia "è in una posizione più favorevole ora rispetto al 2007-2008, è meno dipendente dai mercati occidentali".

La Russia apre agli imprenditori … Italiani – E l’economia globale rischia un’altra “Grande Crisi” ma Mosca può sentirsi sicura – La Russia è un’area di “mercato” dove l’impresa Italiana potrà far fronte ai problemi di criticità internazionale.

Il presidente della Russia, Vladimir Putin: “Tra le priorità dell’agenda legislativa per il prossimo anno vorrei citare il miglioramento del clima imprenditoriale” – Il Cremlino farà tutto il necessario per “far sentire gli imprenditori esteri il più possibile a loro agio sul mercato russo” – Molti recenti studi degli economisti russi dimostrano che gli investimenti esteri sono una delle fonti più importanti del cosiddetto “denaro intelligente” –

Il concetto del “made with Italy”, più volte proposto dal presidente di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, alle imprese russe e italiane aiuta ad accelerare la realizzazione del programma statale di sostituzione dei prodotti d’importazione con gli analoghi prodotti sul territorio russo.

Lo ha sottolineato più volte il presidente di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, che diversi anni fa aveva proposto alle imprese russe e italiane il rivoluzionario concetto di “made with Italy”.

Il “made with Italy” – ha sottolineato il professor Fallico ai margini del Forum economico eurasiatico di Verona – è il nuovo pilastro per il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra l’Italia e la Russia e ciò implica una diversa visione di collaborazione economica che sembra già essere recepita”.

Infatti nell’ambito dello sviluppo della cooperazione bilaterale, la Russia e l’Italia lanceranno un marchio congiunto “made with Italy”. Lo ha annunciato Elena Panina, membro della Commissione per gli affari internazionali della Duma di Stato (la Camera bassa del Parlamento), durante un recente incontro del Comitato russo-italiano degli imprenditori della Camera del commercio e dell’industria russa. (estratto da Russia 24 Banca Intesa)

E l’economia globale rischia un’altra “Grande Crisi”, Mosca può sentirsi sicura, rispetto ad altre grandi economie europee.

La Russia “è in una posizione più favorevole ora rispetto al 2007-2008, è meno dipendente dai mercati occidentali”.

Un altro motivo per cui Mosca può sentirsi relativamente sicura, rispetto ad altre grandi economie europee, è la sua massiccia riserva di liquidità e asset. Da gennaio 2015, il Cremlino ha aumentato le riserve del suo fondo di emergenza da $ 376 a $ 557 miliardi, nonostante la profonda recessione e la conseguente scarsa crescita economica. In effetti, le riserve sono ora più grandi di prima della crisi ucraina del 2014, e non lontano dalla situazione precedente alla crisi del 2008, un momento in cui i prezzi del petrolio erano alle stelle.

La dipendenza dalle esportazioni di greggio si è rivelata pericolosa per l’economia russa, con il rublo in forte calo nel 2014, quando i prezzi sono crollati. Desideroso di evitare un avvenimento simile, il governo ha introdotto una “regola fiscale” in cui vengono incassati i ricavi delle vendite di petrolio oltre $ 40 al barile, anziché utilizzati per le spese quotidiane.

Ciò che è interessante è anche la diversificazione delle riserve. Un decennio si trattava quasi esclusivamente di dollari statunitensi, ma ora l’oro rappresenta circa un quinto del totale, il che significa che oltre 100 miliardi di dollari sono attualmente legati al metallo prezioso. Alcuni suggeriscono che la grande attenzione per l’oro, che di solito aumenta di valore durante una crisi, potrebbe far parte dei preparativi per un eventuale nuovo sistema monetario.

Sotto la spinta della de-dollarizzazione le riserve auree della Russia continuano a crescere in risposta all’aggressività delle sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Le riserve di liquidità hanno superato il debito del paese. Perché è così importante?

L’impegno della Russia per l’indipendenza, sia politica che economica, sembra aver spinto il paese in una fase nuova. In risposta alle sanzioni occidentali e al crollo dei prezzi del petrolio, le autorità hanno intrapreso la strada dell’accumulo di riserve per garantire la stabilità finanziaria. Come risultato di questa rigorosa disciplina sul debito, il debito pubblico netto del paese è sceso ora sotto lo zero, riporta RBC Daily.

Il debito interno ed estero dello Stato è di circa 248 miliardi di dollari, ovvero il 15% del PIL: meno dell’importo dei contanti presenti nei depositi della Russia nella Banca centrale e nelle banche commerciali (17,6 trilioni di rubli, 269 miliardi di dollari), ovvero il 16,2% del PIL. Le statistiche ufficiali rivelano quindi che il Cremlino, in caso di necessità, potrebbe ripagare facilmente tutti i suoi debiti.

 


Negli ultimi anni, la Russia sta utilizzando oro, yuan, euro e altre valute per ridurre la quota di dollari nelle sue riserve internazionali da 500 miliardi di dollari, liberandosi di denaro e titoli del tesoro e firmando accordi con i principali partner commerciali come Cina e India in valute locali.

L’economia globale rischia un’altra “Grande Depressione”. – I governi occidentali hanno accumulato troppi debiti negli ultimi dieci anni – Mosca può sentirsi sicura, rispetto ad altre grandi economie europee.

La scorsa settimana, l’FMI ha lanciato un severo avvertimento sull’economia globale e, mentre la maggior parte dei grandi stati occidentali sono vulnerabili a una nuova crisi, la Russia ha preparato le sue difese.

Il presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI) Kristalina Georgieva la scorsa settimana ha fatto un preoccupante avvertimento: l’economia globale rischia un’altra “Grande Depressione”.

Come ha riportato il Guardian, Georgieva ha fatto questo annuncio durante un discorso al Peterson Institute of International Economics a Washington, sostenendo che l’attuale economia è paragonabile ai “ruggenti anni ’20” culminati nel grande crisi economica del 1929, rivelando che una tendenza simile è già in atto.

L’annuncio è passato in sordina in molti media mainstream, mentre le parole di Georgieva non sono rimaste inascoltate da Mosca, perché il suo avvertimento conferma ciò che gli esperti russi affermano da anni: una grave crisi finanziaria occidentale è imminente. E, secondo Mosca, il tracollo del 2008 sembrerà una passeggiata rispetto alla crisi che ci aspetta, riporta il Guardian.

Le ragioni sono semplici, secondo gli addetti ai lavori in Russia: i governi occidentali hanno accumulato troppi debiti negli ultimi dieci anni e c’è una serie di bolle speculative preoccupanti nel sistema. Tra queste ci sono quelle dei titoli statunitensi, proprietà tedesche e britanniche e le valutazioni sovradimensionate delle società tecnologiche, in particolare le startup che difficilmente riusciranno a rientrare nei loro costi. Aumenta la forza lavoro che invecchia, il ristagno dei salari, i costi della vita aumentano e le industrie tradizionali spariscono a causa dell’innovazione IT: questi sono tutti gli ingredienti necessari per una crisi senza pari.

Come sottolinea l’esperto russo Kirill Shamiev, “in ambito accademico molte persone sono state piuttosto chiare su una grave recessione dal 2016-2017,” e la Russia “è in una posizione più favorevole ora rispetto al 2007-2008, è meno dipendente dai mercati occidentali”.

Un altro motivo per cui Mosca può sentirsi relativamente sicura, rispetto ad altre grandi economie europee, è la sua massiccia riserva di liquidità e asset. Da gennaio 2015, il Cremlino ha aumentato le riserve del suo fondo di emergenza da $ 376 a $ 557 miliardi, nonostante la profonda recessione e la conseguente scarsa crescita economica. In effetti, le riserve sono ora più grandi di prima della crisi ucraina del 2014, e non lontano dalla situazione precedente alla crisi del 2008, un momento in cui i prezzi del petrolio erano alle stelle.

La dipendenza dalle esportazioni di greggio si è rivelata pericolosa per l’economia russa, con il rublo in forte calo nel 2014, quando i prezzi sono crollati. Desideroso di evitare un avvenimento simile, il governo ha introdotto una “regola fiscale” in cui vengono incassati i ricavi delle vendite di petrolio oltre $ 40 al barile, anziché utilizzati per le spese quotidiane.

Ciò che è interessante è anche la diversificazione delle riserve. Un decennio si trattava quasi esclusivamente di dollari statunitensi, ma ora l’oro rappresenta circa un quinto del totale, il che significa che oltre 100 miliardi di dollari sono attualmente legati al metallo prezioso. Alcuni suggeriscono che la grande attenzione per l’oro, che di solito aumenta di valore durante una crisi, potrebbe far parte dei preparativi per un eventuale nuovo sistema monetario.

Sotto la spinta della de-dollarizzazione le riserve auree della Russia continuano a crescere in risposta all’aggressività delle sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha confermato che la politica economica della Russia include la “graduale de-dollarizzazione dell’economia” a causa di quello che ha definito un “uso sempre più aggressivo di sanzioni finanziarie da parte dell’amministrazione statunitense” e “l’abuso definitivo” del dollaro come valuta di riserva mondiale da parte di Washington.

Il volume totale delle riserve auree della Russia si sta avvicinando a quello dell’Italia (2.452 tonnellate) e alla Francia (2.436 tonnellate).

Secondo il World Gold Council, le banche centrali hanno acquistato circa 547,5 tonnellate di oro nei primi tre trimestri del 2019, con un totale degli acquisti pari al 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Russia ha rappresentato il 20% di questi acquisti.

Grazie alle sue vaste ricchezze di riserve d’oro non sfruttate, la Russia è in grado di produrre praticamente tutto l’oro che finisce nelle sue casse interne, con la Banca Centrale che acquista quasi la metà del totale di lingotti prodotti.

Negli ultimi anni, la Russia sta utilizzando oro, yuan, euro e altre valute per ridurre la quota di dollari nelle sue riserve internazionali da 500 miliardi di dollari, liberandosi di denaro e titoli del tesoro e firmando accordi con i principali partner commerciali come Cina e India in valute locali.

Durante l’ultimo vertice, i Paesi BRICS hanno sostenuto l’idea di introdurre un sistema di pagamento unico, alternativo allo SWIFT, per implementare ulteriormente i pagamenti in valuta nazionale.

Il peso dei BRICS nel commercio mondiale è aumentato in maniera significativo. Nel corso di 15 anni il volume delle transazioni societarie nei Paesi dell’associazione è aumentato di 15 volte, passando da 26,5 miliardi di dollari a 388 miliardi di dollari. I BRICS rappresentano oltre il 17% del volume del commercio internazionale e più del 20% degli investimenti diretti esteri globali. Allo stesso tempo, la quota dei pagamenti in dollari tra questi Paesi è diminuita. Come riferito da Kirill Dmitriev, direttore del RDIF (Russian Direct Investment Fund), in Russia la quota del dollaro nei pagamenti commerciali verso l’estero è scesa dal 92% al 50% in 5 anni, mentre quella del rublo è salita dal 3% al 14%.

Alla luce di questo, i BRICS stanno pensando di introdurre un proprio sistema di pagamento, alternativo allo SWIFT, per effettuare i pagamenti nelle valute nazionali. L’attuale approccio con cui sono effettuati i pagamenti commerciali con l’estero tramite SWIFT preoccupa molti: dal momento che lo SWIFT è controllato dagli Stati Uniti, il sistema può essere utilizzato come strumento di pressione politica. ( Estratti da Sputnik)

 


Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno fatto schizzare alle stesse i prezzi dell'oro e del petrolio, cosa che va a favore della posizione della Russia.

La politica estera dell’amministrazione Trump ha nuovamente reso alla Russia un grande servizio. Dal vertice tra la Merkel e Putin: un nuovo rapporto tra l’Europa e la Russia.

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno fatto schizzare alle stesse i prezzi dell’oro e del petrolio, cosa che va a favore della posizione della Russia.

A causa dell’aggravarsi della situazione in Medio Oriente, i prezzi dell’oro e del petrolio sono saliti alle stelle. L’aumento della tensione nella regione potrebbe farli incrementare ancora di più. Tutto questo va a vantaggio della Russia: la quota di oro nelle sue riserve auree è da record e gli utili dalle vendite di petrolio riempiono regolarmente il bilancio.

Secondo le previsioni di Saxo Bank, nel 2020 l’oro nero salirà di prezzo a $ 90 al barile. La banca cita un accordo per ridurre la produzione di OPEC + e una diminuzione della produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti.

Per quanto riguarda l’oro normale, quindi, come ritengono gli analisti, qui la crescita non sarà meno impressionante. Dall’autunno, le quotazioni dei metalli preziosi sono state ai massimi . E questo è un buon regalo per la Russia, che ha aumentato la quota di oro nelle sue riserve auree a un record del 18,6%.

Nuovo rapporto tra l’Europa e la Russia

Il vertice tra la Cancelliera e Vladimir Putin oltre a portare verso la Conferenza di Berlino sulla Libia apre la strada a un nuovo rapporto tra l’Europa e la Russia e taglia i ponti con un America sempre più lontana da Berlino.

L’unica a non capirlo è l’Italia di Giuseppe Conte e del governo giallo-rosso che dopo aver perso la Libia rischia la marginalità anche nei rapporti con Mosca.

Quando il saggio indica la luna Giuseppe Conte guarda il dito. E’ successo pochi giorni fa. Mentre Vladimir Putin blindava i giochi libici concordando con l’omologo turco Erdogan un cessate il fuoco che apre la strada alla Conferenza di Berlino il nostro Presidente del Consiglio faceva di tutto per ignorarlo. E invece di dialogare con Mosca seguendo l’esempio di Angela Merkel si incaponiva in inutili e controproducenti consultazioni con il premier di Tripoli Fayez Al Serraj e il generale Haftar.

Oltre a capire poco di quanto si muoveva nel contesto libico Conte e il governo italiano non hanno colto neppure il senso dell’autentica rivoluzione politico diplomatica innescata dal vertice di sabato scorso al Cremlino tra la Merkel e il presidente russo. Quell’incontro, dettato solo in parte dalla necessità di coordinarsi con la Russia per far partire la Conferenza di Berlino sulla Libia, è in verità il segnale di una rivoluzione politico diplomatica che cambia gli scenari imposti dalla crisi di Ucraina e Crimea del 2014, riavvicina Berlino e Mosca e apre la strada a più fruttuose relazione tra Russia e tutta l’Unione Europea.

Per capire la potenzialità del vertice Merkel-Putin bastavano gli argomenti all’ordine del giorno. Argomenti che spaziano dalla crisi libica a quella iraniana passando per gli scottanti capitoli del gasdotto “North Stream 2” e dei negoziati sull’Ucraina. Su tutti i quattro quadranti la Merkel sta accantonando la collaborazione con gli Stati Uniti nel nome di un nuovo “ordine mondiale” concordato con la Russia di Vladimir Putin. ( Estratti da Sputnik)


La Russia punta a diventare una meta ambita per gli investitori globali.

La Russia punta a diventare una meta ambita per gli investitori globali. – Per il presidente di Banca Intesa: “La Russia dev’essere una delle priorità per il business italiano”

Per il presidente, Vladimir Putin, la stabilità economica e finanziaria della Russia rappresenta “un’ottima garanzia per gli investitori esteri” – Il Cremlino lancia un nuovo programma per ottenere entro il 2024 delle sostanziali promozioni nel rating “Doing Business” della Banca Mondiale –

Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa: “La Russia dev’essere una delle priorità per il business italiano” – Sesto seminario italo-russo a Torino, organizzato dall’Associazione “Conoscere Eurasia”: Torino è motore dell’export regionale verso la Russia e argina la contrazione delle esportazioni piemontesi.

Negli ultimi anni la Russia ha raggiunto un alto livello di stabilità economica e finanziaria. Il Cremlino è costantemente impegnato nel miglioramento dei meccanismi di salvaguardia e promozione degli investimenti esteri. Tutti questi fattori garantiscono la tutela dei capitali investiti in Russia. Lo ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin, durante un recente incontro con i rappresentanti del mondo imprenditoriale tedesco.

“Tutti sono stanchi di calcolare le perdite derivanti dalle sanzioni. La Russia fa parte della grande famiglia europea. Ci siamo sempre comportati in modo molto regolare e stabile nei confronti dei nostri partner economici. Non usiamo mai alcuna leva economica per risolvere questioni politiche. E voglio assicurarvi che ciò rimarrà invariato anche in futuro”, ha dichiarato il presidente Putin, rivolgendosi agli investitori esteri.

Intanto il dibattito governativo relativo all’“Accordo sulla promozione e la salvaguardia degli investimenti” nel complesso è concluso. Alla Duma di Stato, la Camera bassa del Parlamento russo, è stato presentato un pacchetto di progetti di legge basato sulle proposte del ministero delle Finanze: al fine di attirare nuovi grandi investitori dall’estero, le autorità russe stanno puntando sul netto miglioramento delle condizioni economiche e finanziarie per le imprese che hanno preso la decisione strategica di lavorare in Russia.

Negli ultimi anni in Russia sono state create aree di sviluppo avanzato e sono stati stipulati contratti di investimento regionali e specializzati. La disposizione chiave dell’Accordo sulla promozione e la salvaguardia degli investimenti è la cosiddetta “clausola di stabilizzazione”, che tutela gli investitori da eventuali costi aggiuntivi, associati, ad esempio, all’innalzamento dei requisiti sulla qualità dei beni, alla riduzione delle quote, all’introduzione di sanzioni e persino ad una decisione delle autorità, se, ad esempio, dovesse comportare dei ritardi per l’avvio del progetto.

Tale accordo potrà essere stipulato per 6, 12 e 18 anni. Sarà di 6 anni per progetti con propri investimenti fino a 3 miliardi di rubli. Di 12 anni per progetti che superano il costo di tre miliardi di rubli e di 18 anni per i progetti con propri investimenti superiori a 10 miliardi di rubli. Inoltre, la società dovrà avere almeno 100 dipendenti e il suo capitale autorizzato dovrà superare i 50 milioni di rubli oppure il fatturato dovrà essere superiore a 800 milioni di rubli. Il disegno di legge non prevede una gara d’appalto, il progetto sarà sottoposto solo ad un audit finanziario, la cui procedura sarà definita da un ulteriore decreto governativo.

Inoltre, il ministero dello Sviluppo Economico ha creato un nuovo programma per semplificare le procedure amministrative a cui devono far fronte le imprese e che comprende anche alcune misure volte, in particolare, ad innalzare entro il 2024 la posizione della Russia nel rating “Doing Business” della Banca Mondiale.

Complessivamente, il programma “Trasformazione del clima imprenditoriale” preparato dal ministero dello Sviluppo Economico definisce sedici direzioni principali, tra cui l’edilizia urbana, la regolamentazione doganale, lo sviluppo delle esportazioni, l’ecologia e altro ancora. In questo modo il governo russo prevede di adempiere ad un altro compito prefissato da Putin: aumentare entro il 2024 la quota degli investimenti nell’economia fino al 25%, ovvero di circa 4 punti percentuali.

La versione aggiornata del piano comprende misure relative ai cinque nuovi settori presi in considerazione dalla Banca Mondiale, come ad esempio la registrazione accelerata degli immobili, il collegamento rapido alla rete elettrica e l’ottenimento dei permessi di costruzione. Quest’anno, gli ultimi due indicatori sono gli unici grazie a cui la Russia ha migliorato la propria posizione nel rating “Doing Business”: si è infatti classificata al 7° posto per quanto riguarda l’accesso alle reti elettriche di cinque linee, mentre in termini di ottenimento dei permessi di costruzione è passata dal 48° al 26° posto. Per quanto riguarda la registrazione delle proprietà, il paese ha mantenuto finora il suo 12° posto.

In base al nuovo piano, per quanto concerne la registrazione della proprietà, la Russia dovrebbe avanzare di quattro posizioni in una sola volta, fino all’ottavo posto. Saranno notevolmente ridotti i tempi di registrazione per passare a forme standard di contratti elettronici per tutti i tipi di transazioni immobiliari e si darà l’autorizzazione a registrare i diritti di proprietà immediatamente dopo la messa in servizio degli impianti.

Il numero di procedure per l’ottenimento dei permessi di costruzione dovrebbe essere ridotto da 15 a 13 e il tempo necessario per la loro esecuzione dovrebbe passare da 194 a 136 giorni. Se tale obiettivo sarà raggiunto, il costo delle procedure amministrative per la costruzione di un piccolo impianto di produzione ammonterà all’1,1% del suo valore. Infine va notato che il Cremlino prevede di passare entro il 2024 dall’attuale 50° al 30° posto per quanto riguarda i criteri di tassazione. Nel dicembre del 2020, il ministero dello Sviluppo Economico intende far introdurre dal governo una legge che eviti alle società non quotate in borsa di effettuare la revisione obbligatoria dei bilanci annuali a seconda della decisione dell’Assemblea generale degli azionisti. E nel marzo 2020, verrà inoltrata una relazione con la proposta di svolgere le assemblee generali degli azionisti in formato online. Oltre alle misure relative al rating “Doing Business”, il ministero dello Sviluppo Economico ha aggiunto più di un centinaio di nuove misure al piano per stimolare la crescita degli investimenti. La maggior parte di esse è già in corso di attuazione e riguarda la riforma del sistema russo di controllo e di supervisione.

La Russia ascolta attentamente i suggerimenti degli investitori riguardo alle possibilità di migliorare il clima finanziario ed economico nel Paese. Il Cremlino di recente ha lanciato alcuni importanti programmi d’investimento e in questo contesto “lo sviluppo della cooperazione con la Russia deve diventare una delle priorità per le aziende italiane”. ( Tratto da Russia 24 di Banca Intesa)


Per il vostro business nel mercato russo una proposta unica nel suo genere

Per il vostro business nel mercato russo/Eurasia una proposta unica nel suo genere

La nostra organizzazione offre l’unico reale e pratico supporto, tramite il nostro esclusivo servizio d’introduzione nel mercato dell’area russa, studiato a misura e a basso impatto economico.  Alla portata anche della più piccola impresa.

La nostra partnership per il mercato dell’area russa prevede una prova d’introduzione di 18 mesi durante i quali noi saremo il vostro ufficio di Mosca, promuoveremo la vostra azienda, vi presenteremo ai vostri potenziali clienti in tutta la Federazione Russa e gli altri mercati Eurasia.

Gestiremo le vendite e il vostro sviluppo in tutta l’area Russa e nazioni limitrofe.

Gestiremo ordini, transazioni, ogni fase amministrativa, trasporti, sdoganamenti, certificazione, garanzie, post vendita, problem solving, ecc.

Una grande opportunità per dare visibilità alla vostra impresa nell’entità statale più vasta al mondo. Una concreta possibilità di sviluppo del vostro business.

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Noi siamo imprenditori come lo sono i titolari delle imprese italiane che si rivolgono a noi per il mercato russo e parliamo quindi la stessa lingua concreta,  quella della ricerca di opportunità di mercato, di fatturati e di reddito. 
Noi non proponiamo le solite “missioni”, approcci e ricerche inutili, interventi spot, servizi temporanei, azioni a distanza.

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Addio al dollaro? Giappone e Cina si sbarazzano dei Buoni del Tesoro Usa

Russia, Cina e India starebbero pensando a diverse formule per soppiantare il meccanismo di pagamento interbancario americano SWIFT. Addio al dollaro? Giappone e Cina si sbarazzano dei Buoni del Tesoro Usa. Spiraglio di libertà: UE si stacca dalla dipendenza finanziaria dagli USA

La Russia, la Cina e l’India starebbero lavorando per creare un alternativa al meccanismo di pagamento interbancario americano SWIFT al fine di semplificare le relazioni commerciali tra paesi sui quali sono applicate sanzioni da parte degli Stati Uniti d’America.

A riportarlo è il quotidiano Economic Times, il quale rivela che l’ipotesi più accreditata è che i meccanismi di pagamento russo e cinese si fondano mentre l’India, che non è ancora dotata di uno strumento proprio, potrebbe in futuro collegare la propria rete alla piattaforma creata da Mosca.

Nel corso della conferenza dei paesi BRICS, di scena in Brasile dal 12 al 14 novembre, è stato annunciato che la Nuova Banca di Sviluppo aprirà una filiale anche in Russia, a Mosca.

Nel corso del secondo giorno della conferenza congiunta dei paesi BRICS a Brasilia, è stato firmato il documento che porterà all’apertura di una filiale della Nuova Banca di Sviluppo in Russia (New Development Bank), nella capitale Mosca.

Addio al dollaro? Giappone e Cina si sbarazzano dei Buoni del Tesoro Usa

Negli ultimi anni almeno due Paesi hanno iniziato a ridurre significativamente i loro investimenti nelle attività denominate in dollari, ovvero nel debito pubblico americano: la Russia ha venduto quasi tutti i Buoni del Tesoro, mentre la Cina ha notevolmente ridotto la quota in portafoglio di questi strumenti.

Secondo i dati ufficiali, i due maggiori detentori di titoli del Tesoro USA, il Giappone e la Cina, hanno venduto una parte significativa del debito pubblico americano nel corso degli ultimi mesi.

A seguito di un graduale aumento della quantità di Buoni del Tesoro in suo possesso fino ad agosto 2019, il Giappone aveva conquistato il primo posto nella lista dei detentori stranieri del debito pubblico americano superando la Cina, che a lungo aveva occupato la prima posizione. Ma a settembre Tokyo si è liberata dal portafoglio di 28,9 miliardi di dollari di titoli, per un arrivando a detenere complessivamente 1,174 trilioni di dollari.

Spiraglio di libertà: UE si stacca dalla dipendenza finanziaria dagli USA

Venti banche europee, inclusa buona parte delle banche francesi e la tedesca Deutsche Bank, hanno elaborato un sistema unico di pagamenti che sostituirà i circuiti statunitensi Visa e Mastercard.

Formalmente l’Unione europea conduce una politica economico-finanziaria indipendente, ma in realtà molto di ciò che accade a Bruxelles è determinato dagli umori del Capitol Hill. Analoga è la situazione anche in altre nazioni che effettuano pagamenti in dollari nell’ambito del commercio estero.  (Estratti da Sputnik)


• Imprese italiane la via di scampo potrebbe essere operare a tutto campo nel Mercato Russo- Eurasia. Le micro, piccole e medie imprese italiane non dovrebbero indugiare oltre…

• Esperto americano: ha parlato di quella che secondo lui potrebbe essere “la madre di tutte le bolle” economiche. – • Imprese italiane la via di scampo potrebbe essere operare a tutto campo nel Mercato Russo- Eurasia. Le micro, piccole e medie imprese italiane non dovrebbero indugiare oltre…• FMI, Banca Mondiale e…. rischio recessione mondiale….

  • Esperto americano: ha parlato di quella che secondo lui potrebbe essere “la madre di tutte le bolle” economiche.
  • FMI, Banca Mondiale e…. la Conferenza su Commercio e Sviluppo dell’ONU : rischio recessione mondiale nel 2020.
  • Imprese italiane la via di scampo potrebbe essere operare a tutto campo nel Mercato Russo- Eurasia. Le micro, piccole e medie imprese italiane non dovrebbero indugiare oltre…

Non molto rosee, per usare un eufemismo, le previsioni di Joe Zidle, capo stratega agli investimenti della Blackstone di New York. Zidle spiega che ogni ciclo economico termina con un eccesso di debito sovrano ma questa volta il debito sovrano in eccesso potrebbe essere “la madre di tutte le bolle”.

Lo stratega afferma che elementi come il fallimento nel mercato dei pronti contro termine, il debito a rendimento negativo, i premi a termine fortemente negativi, i conflitti commerciali in tutto il mondo e il crollo della produzione, appaiano erroneamente come tutti non correlati in questo momento.

“Verso la fine di ogni ciclo economico, spesso riceviamo avvisi che sembrano non essere correlati tra loro”, afferma “ed è solo con il senno di poi che ci rendiamo conto che invece non erano affatto casuali”.

​Gli investitori lo hanno visto durante il periodo precedente e successivo a quello della bolla immobiliare, “e lo siamo vedendo ora”.

La “madre di tutte le bolle” nel mercato del debito sovrano è il catalizzatore che probabilmente scatenerà la prossima recessione, secondo Zidle. Per essere ancora più precisi ed espliciti questi si aspetta che l’esplosione della bolla si verifichi tra la metà del 2020 e la fine del 2021.

“Sono diventato più ribassista sulle attuali prospettive economiche. Non mi aspetto una recessione tra sei mesi, ma non credo che sarà lontana più di altri due anni o giù di lì… credo comunque che l’eccesso di debito sovrano potrebbe essere la madre di tutte le bolle”.

Il 2020 potrebbe essere l’anno di una nuova crisi economica mondiale, di dimensioni maggiori alla precedente. Ecco i quattro paesi più a rischio.

Non solo il FMI, ma anche altri organismi come la Banca Mondiale e la Conferenza su Commercio e Sviluppo dell’ONU, hanno avvisato sul rischio recessione mondiale nel 2020. L’incertezza sui mercati, il rischio Brexit, la politica dei dazi di Trump che prima ha provocato la guerra commerciale con la Cina e adesso ha messo in crisi il commercio con l’Europa, così come la crisi dell’industria automobilistica tedesca, rallentano le performance dei mercati e, con questi, la crescita.

Mentre la grande crisi del 2008 era scoppiata negli Usa, a causa dei mutui subprime, e poi era stata trasferita in Europa, adesso il cuore della crisi sarà proprio il vecchio continente. E non saranno i paesi più poveri, quelli che subiranno maggiori sofferenze, ma i più industrializzati. Per questa ragione la recessione potrebbe provocare una crisi strutturale più profonda di quella che ha colpito i paesi dell’eurozona a inizio del secondo decennio del nuovo millennio.

Ecco quali saranno i quattro paesi che rischiano una flessione del PIL: Germania, Messico, Italia e Gran Bretagna.

Germania :  In base a quanto riferito dalla Bundensbank, la Germania entrerà in recessione tecnica se anche nel terzo trimestre del 2019 subirà una crescita negativa. E in effetti, proprio una lieve flessione con una caduta del PIL dello 0,1% è prevista confermarsi per il terzo trimestre, secondo le stime dell’Istituto di Investigazione Economica di Monaco. A incidere negativamente sulla performance economica di Berlino è la crisi del settore automobilistico tedesco, che si reggeva sulle esportazioni, crollate a causa della crisi di domanda internazionale dovuta al rallentamento dei mercati.

Messico:  Il Messico è uno dei paesi con il PIL più alto dell’America Latina e allo stesso tempo, una delle poche nazioni industrializzate nel continente. Tuttavia, a causa delle tensioni con la Casa Bianca, dovute dalle politiche sull’immigrazione, adesso rischia di fronteggiare una recessione. A causa dei tentennamenti sulla firma del trattato commerciale T-Mec, tra Messico Usa e Canada, la crescita zero del paese potrebbe convertirsi in una crescita negativa.

Italia:  L’Italia è stato uno dei paesi con la peggiore performance economica dell’UE, nell’ultimo anno, a causa di una crescita prossima allo zero. Il Paese cresce a un tasso dello 0,3% all’anno. Nell’ultimo trimestre il PIL è aumentato di 0.1 punti.   A peggiorare la situazione dell’economia italiana ci si mettono ora anche i dazi sull’export imposti da Donald Trump il mese scorso, che penalizzano le eccellenze made in Italy. Tariffe sino al 25% del valore di 7,5 miliardi di dollari, che danneggiano produttori di formaggi, vino, olio e pasta e che potrebbero azzerare l’export con gli USA.

Gran Bretagna:  Anche la crescita della GB è stata prossima allo zero. Nonostante tassi di crescita tra lo 0.2 e lo 0.5% allontanino dalla recessione tecnica, l’economia britannica ha subito le ripercussioni delle tensioni con Bruxelles e dell’incertezza Brexit. Questi fattori hanno ravvisato il pericolo recessione e crisi economica in uno delle più forti economie europee e del mondo. (Estratti da Sputnik)

Le micro, piccole e medie imprese italiane non dovrebbero indugiare oltre nel cercare una “ via di scampo”, dovrebbero attivarsi immediatamente per operare nell’area di mercato che, certamente, sarà la meno colpita dalla probabile nuova crisi internazionale.

Made in Italy, Made with Italy, partnership, produzioni delocalizzate, piccoli e grandi investimenti, in Russia/Eurasia, questa la migliore prospettiva per l’imprenditore accorto e previdente che abbia lo scopo di non rimanere completamente invischiato nella nuova “bolla economica”, che gli esperti giudicano la “ madre di tutte le bolle economiche”

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Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%.

Mentre Washington minaccia Mosca con nuove sanzioni, gli investitori americani stanno acquistando in massa azioni delle società russe. Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%. In Russia l’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

In Russia l’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

Stando alle stime della Borsa di Mosca, più di metà di tutti gli investimenti stranieri effettuati nel mercato finanziario è imputabile a Wall Street. Sputnik vi spiega per quale ragione gli investitori statunitensi non abbiano paura di andare contro i rischi di natura politica.

Per la prima volta dal 2012 la quota di investimenti statunitensi nei titoli di Stato federali russi ha raggiunto il 51%. Si confronti: nei fondi di investimento europei la quota si attesta a solo il 26%.

“Le sanzioni introdotte ai danni delle maggiori società russe e l’ininterrotta propaganda antirussa posta in essere dai media americani non sono riuscite a far desistere gli investitori statunitensi dall’investire miliardi sul mercato azionario moscovita”, constata Forbes. Oggi gli investitori statunitensi detengono azioni russe per un totale pari a 79,3 miliardi di dollari, ossia il 58% in più rispetto al 2015.

In particolare, una delle più antiche società statunitensi di gestione, la Allianz Global Investors, ha comunicato di aver incrementato il peso dei titoli di Stato russi nel proprio.

Come si può spiegare una tale attività degli investitori americani? Gli esperti sostengono che gli investitori statunitensi siano sempre stati i primi in termini di investimenti nelle società dei Paesi in via di sviluppo.

Ma la cosa più importante è che questi titoli garantiscono un rendimento impossibile da ottenere sui mercati americani. Stando alle stime dell’ETF VanEck Russia, dall’inizio dell’anno il valore medio delle azioni russe nei portafogli dei fondi ha subito un aumento del 23,4%, mentre l’indice S&P 500 solo del 19,9% e l’indice dei mercati in via di sviluppo iShares MSCI (EEM) dell’8,45%.

Negli ultimi 5 anni la Russia ha garantito agli investitori un rendimento medio di 7 punti percentuali annui. Fra i Paesi con un mercato in via di sviluppo solamente la Cina ha saputo fare meglio.

“Di norma, gli investitori istituzionali, acquistando asset dei Paesi in via di sviluppo, sono interessati in primis al rendimento del loro investimento e in secundis alla profittabilità dell’attività e dai ritmi di crescita economica. Gli asset russi dal punto di vista del rapporto tra rischio e rendimento sono altamente attrattivi. Persino investendo in azioni blue chip è possibile ottenere sia un elevato rendimento a fronte delle operazioni di Borsa sia elevati rendimenti dai dividendi”, spiega Milchakova vicedirettrice del Dipartimento di analisi di Alpari.

Un’altra conclusione a favore di azioni e obbligazioni russe è di natura macroeconomica. L’inflazione scende, la produzione industriale e le vendite al dettaglio aumentano, il settore bancario è nel complesso stabile.

Mosca controlla in maniera rigida le spese: il rapporto debito/PIL è di circa il 20%, mentre 124,14 miliardi di dollari (circa il 7% del PIL) sono depositati nel Fondo per il benessere nazionale. Altri fondi sono quelli depositati nelle riserve internazionali della Banca di Russia (537,2 miliardi al 18 ottobre 2019).   (Estratto da Sputnik)


“Le imprese lombarde generano circa il 28% dell’export italiano e, in media, il 45% del loro fatturato deriva dal rapporto commerciale con l'estero.

Le imprese lombarde mantengono forte la propensione all’internazionalizzazione, ed il fatturato realizzato all’estero, compreso anche quello delle micro e piccole imprese, copre il 45% del totale. La Russia è il primo paese target per il biennio 2020-2022.

L’export resta la forma privilegiata di presenza nei mercati esteri per le imprese internazionali lombarde, ma la filiera lombarda per prossimità, qualità e diversità delle competenze resta strategica. Nel biennio 2017-2019 i principali mercati sono stati Germania, Francia e Spagna mentre per il prossimo ciclo, 2020-2022 i rimi Paesi target sono Russia, Germania e Stati Uniti.

E’ questa in sintesi la fotografia che emerge dall’edizione 2019 del rapporto ‘Le imprese lombarde nelle catene globali del valore’ realizzato da Confindustria Lombardia, in collaborazione con Sace Simest e ISPI, con il coordinamento scientifico del Centro Studi di Assolombarda ed il coinvolgimento delle altre Associazioni territoriali socie.

“Le imprese lombarde generano circa il 28% dell’export italiano e, in media, il 45% del loro fatturato deriva dal rapporto commerciale con l’estero.

Dal rapporto, però, emerge anche la contenuta presenza diretta delle nostre aziende sui mercati esteri con proprie strutture commerciali o di produzione. Lavorare per colmare questo gap rappresenta un’opportunità per continuare a migliorare la vocazione internazionale del sistema lombardo”. – ha commentato Enrico Cereda, Vicepresidente di Assolombarda con delega a Internazionalizzazione ed Europa

Guardando alla geografia dei dati presenti nel rapporto, emerge come l’Unione Europea resti l’area principale di destinazione delle vendite, mentre la Cina è il primo paese di delocalizzazione delle sedi produttive. Per il biennio 2020-22 sono Russia, USA e Germania i principali Paesi target ed Assolombarda individua nella ricerca di partner esteri e nella creazione di maggiori opportunità di incontri B2B i servizi di maggiore interesse richiesti dalle imprese associate. ( estratto da Sputnik)

Dalla indagine per l’internazionalizzazione di Assolombarda si rileva un elevato interesse per il mercato russo:

  • la tendenza delle piccole imprese a investire in modo deciso in pochi Paesi concentrando così i propri sforzi. Attualmente le grandi imprese servono in media 36 Paesi, le medie 30, le piccole 17 e le micro 9.
  • rivestono un peso importante Cina e Russia.
  • Tra le geografie di interesse per lo sviluppo di rapporti futuri emerge in cima alla classifica la Russia – un Paese che già nell’edizione 2017 compariva come il primo desiderata delle imprese. Il fatto che lo si ritrovi ancora nel 2019 appena al nono posto nella classifica per vendite, e assente dalla top10 per sedi commerciali e sede produttive, suggerisce come il notevole interesse delle imprese per quel mercato si scontri con difficoltà operative di accesso.
  • Il fatturato all’estero incide per il 45% del totale, dal 38% delle micro e 41% delle piccole imprese al 51% delle medie, al 58% delle grandi e mostra una tendenza positiva nel tempo.   www.consultpartners.org

Africa-Russia: verso delle partnership alla pari

Putin: Basta sfruttare l’Africa – ONG spesso bande di bucanieri con lauti stipendi e finto umanitarismo

Putin: noi e l’Africa partner alla pari…noi vogliamo fare 50 e 50.

Nell’ambito del vertice Russia-Africa svoltosi qualche giorno fa a Sochi, Putin ha spiegato ai capi di stato africani (tutti e cinquantatre presenti) quello che è il suo progetto economico per l’Africa. Questo progetto è stato ieri riassunto brevemente da Oleg Ozerov, capo del dipartimento africano del Ministero degli Esteri russo: “Gli occidentali traggono profitti di 42 mld. di $ l’ anno in Africa, e ne lasciano solo 9, noi vogliamo fare 50-50.” In buona sostanza è l’offerta che faceva Enrico Mattei agli africani e per la quale è stato fatto fuori.

Ora, noi possiamo continuare a credere di fare del bene perchè “aiutiamo” l’Africa con le Ong, ovvero quelle che troppo spesso sono bande di bucanieri che traggono lauti stipendi dai fondi della cooperazione internazionale degli stati lasciando agli africani le briciole (qualche pozzo d’acqua, qualche ambulatorio e poco altro).

E dall’altro lato alimentano una tratta di salariati ipersfruttati da impiegare in Europa: il tutto ammantato di finto umanitarismo. Io rimango della mia, l’Africa non ha bisogno di carità pelosa e interessata. Semplicemente gli vanno pagate equamente le proprie materie prime e bisogna smetterla di derubarli. Il resto si risolve da sé . ( Estratto da L’Antidiplomatico di G. Masala)

Africa-Russia: verso delle partnership alla pari

La Russia però, pur promettendo investimenti importanti, non si posiziona come un paese salvatore, ma come un partner commerciale alla pari. Per il viceministro russo dell’energia Pavel Sorokin, anche Mosca ha bisogno dell’Africa: “Fondamentalmente si tratta di equa cooperazione fra le due parti. Ci dà la possibilità di trovare nuove tecnologie e di condividerle.

I risultati delle nostre imprese mostrano che noi condividiamo la nostra tecnologia, che siamo pronti a condividere la cultura, ad accogliere la cultura dei nostri partner e a crescere insieme. Perché siamo entrambi sulla strada della crescita e questo significa che dobbiamo cooperare a vantaggio di ciascuna di queste parti”. (Estrato da Euronews)

 


il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale.

Saxo Bank: ….il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale….

  • egemonia e del tasso di cambio falsato del dollaro ne risentono i Paesi in via di sviluppo
  • la dipendenza dai finanziamenti in dollari opprime la crescita dell’economia mondiale
  • è difficile contare su una normalizzazione dell’economia globale.
  • un dollaro più forte e una liquidità insufficiente opprimeranno la crescita economica mondiale e porteranno de facto alla deflazione
  • il sistema finanziario globale in dollari potrebbe non sopravvivere

Il rapporto di analisi pubblicato dalla nota banca di investimenti Saxo Bank sembra quasi un buon libro giallo sebbene nel suo titolo contenga già il nome del colpevole: il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale.

Il titolo del rapporto, Killer Dollar, è di per sé eloquente, ma in questo caso è rilevante non solo la connotazione negativa dell’impatto che l’egemonia del dollaro ha sul sistema finanziario mondiale, ma anche la previsione secondo la quale il mondo è giunto a un punto in cui solamente la svalutazione della valuta americana potrebbe ritardare di un po’ (ma di certo non scongiurare) una grave crisi a livello mondiale. I bassissimi tassi di interesse hanno già dimostrato di essere inefficaci e, per guadagnare altro tempo, gli Stati Uniti dovranno sacrificare proprio il loro forte dollaro.

“Quando si scriverà la storia di questi anni, il 2019 verrà ricordato molto probabilmente come l’inizio della fine del maggiore esperimento monetario di tutta la storia: sarà l’anno che avrà dato avvio alla recessione a livello mondiale nonostante i più bassi tassi di interessi reali e nominali della storia. Le politiche monetarie e creditizie hanno raggiunto la fine di un lungo percorso e questa fine si è rivelata insoddisfacente”, scrive Steen Jakobsen, chief economist presso Saxo Bank.

Il rapporto Dollar Killer ricorda molto l’intervento di un pubblico ministero dato che al suo interno vengono elencati i numerosi “crimini a sfondo economico” legati alla valuta americana e al suo tasso di cambio artificialmente pompato. Stando a Jakobsen e ai suoi colleghi, per via dell’egemonia e del tasso di cambio falsato del dollaro ne risentono i Paesi in via di sviluppo (ovvero, tutto il mondo salvo i Paesi occidentali), e la dipendenza dai finanziamenti in dollari opprime la crescita dell’economia mondiale nel complesso (questo riguarda anche i Paesi occidentali che non utilizzano il dollaro come valuta nazionale). Inoltre, alla luce del deficit di liquidità in dollari (venutasi a creare principalmente per via dei provvedimenti attuati dalle autorità statunitensi) è difficile contare su una normalizzazione dell’economia globale. Stando agli esperti della Saxo Bank, ulteriori problemi sono generati dal fatto che “un dollaro più forte e una liquidità insufficiente (ovvero l’accessibilità ai finanziamenti in dollari, NdA) opprimeranno la crescita economica mondiale e porteranno de facto alla deflazione nonostante gli sforzi delle banche centrali volti a ridurre i tassi di interesse”.

Si potrebbe pensare che un dollaro forte sia favorevole agli USA tanto che nei circoli della finanza si ripete scherzosamente che “l’economia mondiale è come un ospedale: fino ad oggi tutti hanno sofferto di cancro, mentre l’America ha avuto solo l’influenza. L’America starà sempre bene”. Il problema di questa teoria è che gli USA (nonostante tutta la retorica dell’autosufficienza dell’economia americana) non sono una zona isolata del mondo: infatti, una crisi in Unione europea o nel Sud-Est asiatico innescherebbe inevitabilmente una reazione a catena oltreoceano. Inoltre, questa volta è elevata la probabilità che a soffrire per la crisi gli USA saranno i primi o comunque lo faranno insieme a tutti gli altri.

La presenza negli USA di sintomi di problemi economici imminenti non è una valutazione fatta solo da Saxo Bank o da una faziosa “propaganda russa”, ma una mera constatazione resa nota anche dal canale televisivo preferito da Donald Trump, Fox News: “Una serie di dati economici negativi registrati questa settimana negli USA ha alimentato grandi timori. La recessione incombe e ha inviato un segnale inequivocabile a Wall Street: il periodo di crescita record sta cominciando a rallentare. Su questo ora non abbiamo più dubbi”, ha dichiarato Peter Earl, collaboratore dell’Istituto americano di studi economici. Martedì i produttori americani hanno registrato il crollo più grande degli ultimi 10 anni: un segnale che solitamente precede la recessione. A settembre l’indice ISM è sceso fino a 47,8: si tratta del secondo mese consecutivo di ribasso”.

Alla luce di ciò si può ipotizzare che l’economista di Saxo Bank abbia ragione quando suggerisce che nel novero degli strumenti disponibili per sostenere l’economia mondiale ne sia rimasto solo uno, il deprezzamento del dollaro.

Da notare che gli esperti bancari europei sostengono quello che abbiamo scritto anche noi: nell’élite politica americana si sta creando una linea comune sulla necessità di una tempestiva svalutazione del dollaro. Questo permetterà di alleviare il peso debitorio dell’economia americana, ridurre gli oneri sociali sul bilancio (calcolando tali oneri in riferimento al potere d’acquisto di quei dollari che vengono corrisposti sotto forma di sussidi e altre forme di aiuti sociali), imporre limitazioni alle importazioni cinesi, giapponesi ed europee, nonché stimolare le esportazioni nazionali.

Il principale sostenitore del deprezzamento del dollaro è Donald Trump e, come giustamente osservano i relatori del rapporto Dollar Killer, sebbene non sia ancora riuscito a gestire la resistenza opposta dalla Fed, Trump dispone di altri metodi da adottare per raggiungere il suo obiettivo: “Quando, e non se, Trump perderà la pazienza nei confronti di Powell (il presidente della Fed), si appellerà al Gold Reserve Act del 1934 che conferisce alla Casa Bianca ampi poteri per l’attuazione di interventi valutari e per la vendita di dollari volta all’acquisto di valuta straniera”.

La questione del deprezzamento del dollaro è prioritaria non solo per Trump, ma anche per i suoi avversari politici come Elizabeth Warren, la candidata principale del Partito Democratico alle presidenziali. Warren propone persino di introdurre una tassa sull’acquisto di obbligazioni statunitensi e di altri strumenti finanziari in dollari: questo porterebbe inevitabilmente alla svalutazione del dollaro. Proposte analoghe figurano anche nel progetto di legge denominato Baldwin-Hawley Bill fra i sostenitori del quale vi sono sia democratici sia repubblicani.

Gli esperti della Saxo Bank avvertono che, anche se si decida per la svalutazione e la si metta in pratica, è poco probabile che le sue conseguenze portino vantaggi agli USA a lungo termine: “Un dollaro più debole potrebbe rappresentare un vantaggio per noi per un po’ di tempo, ma l’indebolimento della valuta non costituisce un provvedimento strutturale. Stati Uniti, state attenti con le vostre decisioni!”

Bisogna spiegare questo ammonimento: Washington deve fare attenzione alle decisioni che prende per due motivi.

Primo motivo: altri Paesi, come gli Stati membri dell’UE e la Cina, risponderanno alla svalutazione con la svalutazione di modo da salvaguardare la competitività dei propri prodotti e servizi sul mercato globale.

Secondo motivo (più importante): il sistema finanziario globale in dollari potrebbe non sopravvivere ai tentativi di Washington di risolvere tutti i problemi deprezzando la propria valuta. Ciò significa che l’egemonia del dollaro potrebbe terminare e anche nel peggiore dei modi per gli USA.   (Sputnik Economia 10.10.2019)

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mercato Eurasia, CEE

Anche le piccole imprese italiane possono permettersi una partnership per il mercato russo/Eurasia

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Il Cremlino: fino al 2024 la situazione economica della Russia sarà stabile

Il Cremlino: fino al 2024 la situazione economica della Russia sarà stabile – Banca Intesa Russia prosegue la politica di investimenti nei territori strategici della Russia

Il Cremlino: fino al 2024 la situazione economica della Russia sarà stabile

Le stime ufficiali di crescita del Pil russo nei prossimi cinque anni oscilleranno intorno al 3% all’anno – La previsione di inflazione per il 2019-2020 è stata rivista al ribasso al 3,8% annuo –

Intanto Mosca ha leggermente modificato la stima del tasso di cambio medio annuo del rublo per il 2019 (da 65,1 a 65,4 rubli/dollaro), e per il 2020 (da 64,9 a 65,7 rubli/dollaro) –

Banca Intesa Russia prosegue la politica di investimenti nei territori strategici della Russia: il 5 settembre scorso a Vladivostok Banca Intesa Russia e la Corporazione per lo sviluppo dell’Estremo Oriente hanno firmato un accordo di cooperazione.

l governo russo ha presentato una nuova previsione di sviluppo economico per il periodo 2019-2024. Secondo le dichiarazioni di Maksim Oreshkin, ministro russo dello Sviluppo Economico, il Cremlino ha lasciato invariate le previsioni di crescita del Pil russo all’1,3% per il 2019, mentre la previsione per il 2020 è stata ridotta dal 2,0% all’1,7%.

Allo stesso tempo, il Ministero dello Sviluppo Economico ha mantenuto la previsione di crescita del Pil al 3,1% per il 2021, al 3,2% per il 2022 e al 3,3% annuo per il biennio 2023-2024.

Anche la previsione di crescita relativa alla produzione industriale per il 2019 è rimasta invariata (+2,3%), mentre la previsione per il 2020 è stata leggermente ridotta dal 2,6% al 2,4%. Per il 2021, la previsione di crescita della produzione industriale è stata approvata al 2,7% (precedentemente era del 2,9%). La previsione per il 2022 è rimasta invariata al 2,9% e per il 2023 la previsione è stata ridotta dal 3,1% al 3,0%. Anche per il 2024 la previsione è stata ridotta dal 3,2% al 3,1%.

“Dopo un rallentamento della crescita economica nella prima metà del 2019, quando il tasso di crescita è stato dello 0,7%, il governo russo ritiene che il tasso di crescita del Pil nella seconda metà di quest’anno raggiungerà un livello dell’1,5-2,0% annuo grazie a una graduale attenuazione delle condizioni monetarie e del credito”, ha dichiarato il ministro Oreshkin durante un incontro con i corrispondenti russi ed esteri.

“Nel periodo 2021-2024 si prevede un’accelerazione del tasso di crescita del Pil pari a circa il 3% annuo, grazie a una maggiore crescita degli investimenti in immobilizzazioni, a un aumento della competitività dell’economia russa e alla vendita di capitali economici esteri.

Banca Intesa Russia si trova ormai tradizionalmente in vetta alle classifiche dei maggiori investitori dei progetti strategici in tutto il territorio russo: dal Mar Baltico all’Oceano Pacifico. E il 5 settembre scorso il presidente di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, e il direttore generale ad interim della Corporazione per lo sviluppo dell’Estremo Oriente, Aslan Kanukoev, hanno firmato a Vladivostok un accordo di cooperazione.  (estratto da Russia 24 – Banca intesa)

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L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Russia: Per la prima volta dal 2014, le riserve di liquidità hanno superato il debito del paese. – L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Russia: Per la prima volta dal 2014, le riserve di liquidità hanno superato il debito del paese.

L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Il debito pubblico netto del paese è sceso ora sotto lo zero.

L’impegno della Russia per l’indipendenza, sia politica che economica, sembra aver spinto il paese in una fase nuova.

In risposta alle sanzioni occidentali e al crollo dei prezzi del petrolio, le autorità hanno intrapreso la strada dell’accumulo di riserve per garantire la stabilità finanziaria.

Come risultato di questa rigorosa disciplina sul debito, il debito pubblico netto del paese è sceso ora sotto lo zero, riporta RBC Daily.

Le statistiche ufficiali rivelano quindi che il Cremlino, in caso di necessità, potrebbe ripagare facilmente tutti i suoi debiti. In data 1° agosto, il debito totale del paese (il debito interno ed estero dello Stato) era pari a 16,2 trilioni di rubli (248 miliardi di dollari), ovvero il 15% del PIL: meno dell’importo dei contanti presenti nei depositi della Russia nella Banca centrale e nelle banche commerciali (17,6 trilioni di rubli, 269 miliardi di dollari), ovvero il 16,2% del PIL.

Un debito inferiore rispetto a quello degli USA e della Cina

Questi numeri non includono il debito commerciale ma, anche se fosse tenuto in considerazione, l’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

A fronte della crisi finanziaria globale del 2008, molte economie mondiali hanno dovuto prendere in prestito ingenti somme per evitare la recessione e, secondo il FMI, le economie più indebitate del mondo sono anche le più ricche.

Nel 2017, il debito globale totale ha raggiunto il massimo storico di 184 trilioni di dollari (225% del PIL mondiale) o, in termini pro capite, 86.000 dollari di debito pro capite sul pianeta. I primi tre mutuatari nel mondo – Stati Uniti (256% del PIL), Cina (254% del PIL) e Giappone (395% del PIL) – hanno rappresentato più della metà del debito globale, superando la loro quota di produzione globale. (estratto da Russia Beyond – it.rbth.com/economia/83322-perch%C3%A9-la-russia-ha-ridotto)

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IL PRESIDENTE PUTINHA INAUGURATO IL QUINTO FORUM ECONOMICO ORIENTALE.

IL PRESIDENTE PUTINHA INAUGURATO IL QUINTO FORUM ECONOMICO ORIENTALE. L’ITALIA PARTECIPA AL FORUM ECONOMICO DI VLADIVOSTOK PER SOSTENERE LE PMI. BANCA INTESA PARTECIPERA’ AI PROGETTI INFRASTRUTTURALI DELLA FEDERAZIONE RUSSA.

La filiale russa del grande istituto bancario italiano Intesa Sanpaolo S.p.A. sta valutando assieme a un’azienda russa la possibilità di partecipare a progetti infrastrutturali nella Federazione Russa.
Banca Intesa, filiale russa appartenente al gruppo Intesa Sanpaolo, è pronta a partecipare alla costruzione di strade in Russia, ha dichiarato a Sputnik al Forum Economico Orientale il presidente del Consiglio di Amministrazione di Banca Intesa Russia Antonio Fallico. Ha dichiarato che “ora stiamo lavorando attivamente con le ferrovie russe”. “Stiamo iniziando a lavorare attivamente con Avtodor a livello federale, ma dobbiamo lavorare con le società di progetto nella dimensione locale”, ha aggiunto Fallico.
“Secondo Avtodor, l’accordo coinvolge la società statale italiana ANAS; siamo pronti a impegnarci in progetti per la costruzione di autostrade in Russia, ovviamente, ciò è dovuto al fatto che le società italiane partecipano a questi progetti. Ma siamo pronti a farlo anche senza di loro” ha detto Fallico.
Ha aggiunto che altre aree d’interesse per la banca sono legate alle infrastrutture: ferrovie, autostrade. “La cosa principale è occuparsi della produzione”, ha concluso Fallico.
L’Italia spera che le iniziative comuni di Mosca e Roma per sostenere le piccole e medie imprese facilitino l’arrivo di nuove imprese congiunte russo-italiane in Estremo Oriente. Lo ha detto l’ambasciatore italiano presso la Federazione russa Pasquale Terracciano, intervenendo in una sessione del dialogo commerciale Russia-Europa al Forum economico orientale.
“Le grandi aziende italiane, ad esempio Enel, stanno già lavorando in Russia. Il presidente della Camera di commercio russo-italiana è anche amministratore delegato dell’azienda Mikro Kapital. Quindi prestiamo attenzione anche allo sviluppo delle piccole e medie imprese” – ha affermato il diplomatico. “Abbiamo sviluppato con la Russia relazioni molto strette, ma vorremmo anche vedere la creazione attiva di piccole e medie imprese congiunte russo-italiane.
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Economia, Russa sorpasserà la Germania nel 2020

Economia, Russa sorpasserà la Germania nel 2020 – Migliorano le stime sull’inflazione e sul tasso di cambio del rublo per il secondo semestre del 2019 – In Russia inflazione a tasso 0 nel mese di giugno – Made with Italy”: produzione in loco con elevati standard di eccellenza.

Nel futuro prossimo delle maggiori economie mondiali non c’è soltanto l’imminente sorpasso della Cina ai danni degli Stati Uniti . Lo stesso report sulle previsioni della banca britannica Standard Chartered, infatti, anticipa un altro sorpasso: quello che vedrebbe la Russia superare la Germania al quinto posto fra le maggiori economie globali (in termini di Pil corretti con i cambi a parità di potere d’acqisto – PPP). Un sorpasso, anche questo, che sarebbe dietro l’angolo: è previsto nel 2020. (Estratto da wallstreetitalia di Alberto Battaglia )

Migliorano le stime sull’inflazione e sul tasso di cambio del rublo per il secondo semestre del 2019

La più grande banca russa ha rivisto in meglio le sue previsioni di inflazione, e ritiene che il rublo si rafforzerà ancora di più nella seconda metà dell’anno – Lo scenario più probabile per lo sviluppo dell’economia russa è un proseguimento della crescita.

Per gli esperti di Sberbank Investment Research, divisione analitica di Sberbank CIB, così come per molti altri, è stata una sorpresa vedere che, per la prima volta nella storia economica moderna, nel mese di giugno si è registrata un’inflazione mensile pari a zero. Questo risultato ha comportato un calo dell’inflazione annua fino al 4,7%. ( estratto da Russia 24 Intesasanpaolo Il Sole 24ore)

Negli ultimi anni la politica economica russa ha intrapreso una strada che direttamente o indirettamente è legata alla questione delle sanzioni incrociate con l’Occidente.

In particolare, Mosca ha lanciato un piano di sostituzione delle importazioni, il cosiddetto “Import Substitution Plan”, con l’obiettivo di ridurre le importazioni del 50% entro il 2020 e sostituire nel tempo i beni provenienti dall’estero con prodotti sul territorio russo. Questa scelta ha spinto le aziende italiane fortemente colpite dalle sanzioni e interessate a mantenere la loro presenza nell’area di passare dal “Made in Italy” al “Made with Italy” che in sostanza significa rafforzare la produzione in loco conservando elevati standard di eccellenza. ( estratto da Sputnik)

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una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale. – Gli investitori stranieri continuano a disfarsi delle obbligazioni di Stato USA. – Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove che il Dollaro potrebbe essere alla fine della sua era. – Fra le varie concause i paesi sanzionati dagli Usa che è un elenco è sempre più lungo.

“Il dollaro statunitense è stato la valuta di riserva dominante del mondo per quasi un secolo”, ha scritto uno degli economisti della banca statunitense, Craig Cohen, in un rapporto all’inizio di questo mese. “Tuttavia, noi crediamo che il dollaro potrebbe perdere il suo stato di principale valuta internazionale

Ma una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

Già qualche tempo fa la Russia era considerata uno dei maggiori investitori in obbligazioni di Stato USA. Nel 2010 gli investimenti della Banca centrale russa in treasuries superavano i 176 miliardi di dollari. Ma per via delle pressioni esercitate da Washington sotto forma di sanzioni Mosca a partire dal 2014 ha gradualmente rimosso fondi dal suo portafoglio di investimenti americani. E nella primavera del 2018, dopo l’ennesima ondata di sanzioni, la Banca di Russia ha condotto una massiccia svendita di treasuries dimezzando bruscamente il suo portafoglio da 96,05 miliardi a 48,724 miliardi di dollari.

All’inizio di quest’anno sono rimasti solamente 14 miliardi di dollari di titoli di Stato americani nelle tasche della Banca centrale russa. A maggio, secondo le statistiche del Ministero USA delle Finanze, la Russia ha ridotto la sua quota a 12 miliardi di dollari.

Con i fondi ricavati dalla vendita di titoli americani la Banca centrale russa sta comprando oro come garanzia contro i rischi monetari e sanzionatori. Negli ultimi 10 anni la quota di oro nelle riserve internazionali russe è quasi decuplicata. Al momento la Banca detiene 2190 tonnellate di questo metallo prezioso per un totale di circa 90 miliardi di dollari. È un record nella storia post-sovietica. L’imprevedibilità dell’amministrazione Trump, l’appetito sfrenato della Fed (la Riserva Federale USA) per il credito e l’instabilità geopolitica rendono l’oro un bene di gran lunga più attrattivo rispetto ai titoli di Stato USA.

In generale, aumenta la sfiducia nei confronti dell’economia americana: il debito pubblico USA ha già superato i 22 trilioni di dollari ed è chiaro a tutti che il Tesoro ha ormai perso il controllo sulla situazione. Per questo, anche gli alleati di Washington stanno abbandonando i beni in dollari. Infatti, la Gran Bretagna ad aprile ha ridotto il proprio portafoglio di treasuries di 16,3 miliardi di dollari.

“Il dollaro statunintense è stato la valuta di riserva dominante del mondo per quasi un secolo”, ha scritto uno degli economisti della banca statunitense, Craig Cohen, in un rapporto all’inizio di questo mese. “Tuttavia, noi crediamo che il dollaro potrebbe perdere il suo stato di principale valuta internazionale (cosa che comporterebbe il suo deprezzamento nel medio termine) a causa di ragioni strutturali e cicliche”.

JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale

A minare il dominio del biglietto verde sarebbe il crescente potere nel mercato internazionale delle economie asiatiche. Il centro economico globale è pronto a trasferirsi in Asia. L’ingresso della Cina nel club dei giganti economici è uno dei fattori di questo trasferimento, ma non è l’unico.

L’intera area asiatica, che comprende la porzione di mondo tra Russia, Turchia e Arabia Saudita sino a Giappone e Nuova Zelanda, vanta i 3/4 della crescita economica globale e più del 50% del PIL mondiale. I crescenti rapporti di scambio all’interno di questa zona aumenteranno il numero delle transazioni che non avverranno in dollari.

L’aumento delle transazioni internazionali in altre valute provocherà un’erosione del valore del dollaro come moneta internazionale e porrà le basi per la sua sostituzione, afferma Cohen. La centralizzazione dell’economia nei mercati asiatici porterà al tramonto del dominio degli USA e del dollaro statunitense, mentre i paesi e le monete asiatiche avranno un maggior potere. ( Estratto da Sputnik)

Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove pratiche sul fatto che il Dollaro potrebbe davvero essere giunto alla fine della sua era. Gli indici che supportano questa ipotesi sarebbero oramai più di uno. A provare la possibile fine del Dollaro Usa come valuta di riferimento sono anzitutto le prime mosse del presidente americano Trump. Già nei primi mesi del suo soggiono alla Casa Bianca, il leader repubblicano aveva subito sconfessato l’accordo di partenariato transpacifico, un’intesa che coinvolgeva ben 12 nazioni tra cui Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Trump motivò la sua mossa citando il fatto che tutti questi paesi dovevano oramai tanto agli Usa e per gli Stati Uniti non era più possibile andare avanti così.

Il leader americano forse non si attendeva che gli 11 paesi orfani degli Usa avrebbero firmato un nuovo accordo di partenariato senza gli Usa e migliore di quello che era in vigore quando vi erano gli americani.

Il risultato finale della controffensiva degli 11 paesi è stato il seguente: rafforzamento dei vantaggi per la Cina e una perdita di mercati per le esportazioni americane.

Ci sono poi anche i paesi sanzionati dagli Usa e anche qui l’elenco è sempre più lungo e include Russia, Birmania, Costa d’Avorio, Cuba, Iran, Corea del Nord, Venezuela, Siria, Liberia, Sudan, Bielorussia, Zimbabwe, Iraq e Congo.

Insomma sembra chiaro che ci sono tantissimi motivi per cui la supremazia del Dollaro Usa potrebbe presto cessare. ( estratto da Borsainside 25/7/19)


Alla fine questo Russiagate all'amatriciana è sostanzialmente un boomerang

Caso Lega-Russia: faccendieri da quattro soldi. Russiagate all’amatriciana, ovvero il nuovo gossip estivo.

I tre italiani (tutti indagati) sono: 1) Gianluca Meranda, 49 anni, un vero avvocato di sedicenti affari internazionali, in difficoltà con gli affari personali (sfrattato dallo studio per morosità come ha scritto La Verità) che dice di rappresentare la banca anglo-tedesca; 2) Francesco

Vannucci, 62, ex bancario e sindacalista in pensione che si è riciclato con risultati altalenanti, a livello provinciale, come sedicente esperto (anzi: advisor) di finanza; 3)

Gianluca Savoini, 55 anni, folgorato sulla via di Mosca, selfie made man con Putin in sottofondo, legatissimo a Matteo Salvini e ancor di più a Claudio D’Amico, il geometra ex deputato nello staff del vice premier come esperto di strategie internazionali.

«Euro-IB è una Banca d’Investimenti e Corporate Finance — dice il sito — Il nostro management ha alle spalle un’esperienza con banche internazionali». Il loro bilancio è però desolatamente striminzito, non certificato, in perdita, con un capitale sociale di 241 mila sterline e Lloyds Bank ha in pegno una parte del patrimonio a fronte di un piccolo prestito erogato il 13 maggio scorso. Pochi affari e tre uffici: Londra, Francoforte e Roma. Dove a Roma? Nello studio (ex dopo lo sfratto) di Meranda. Il telefono è lo stesso.

Che cosa colpisce di questo quadro? Il livello (anzi: lo standing). La posta in gioco (e le cifre) suggerirebbero la presenza di negoziatori di ben altra caratura, per quanto spregiudicati, e di professionisti della finanza altrettanto qualificati e disinvolti. Invece sembrano faccendieri da quattro soldi. (estratto dal corriere della sera del 20 luglio 2019)

Il caso Savoini è diventato, come prevedibile, un nuovo mezzo per stigmatizzare le relazioni politiche della Lega con la Russia e per screditare le politiche del governo. Le dichiarazioni di Salvini contro le sanzioni alla Russia e la politica di amicizia fra i due Stati sono infatti mal viste da una parte della politica e del mainstream italiano appiattiti su una visione a priori antirussa.

A pagare lo scotto di una politica di amicizia fra i due Paesi sono stati, come noto, anche Berlusconi e Prodi, accusati nell’occasione di essere troppo vicini alla Russia e quindi di allontanarsi dal ferreo atlantismo propugnato dai loro detrattori.

Alla fine questo Russiagate all’amatriciana è sostanzialmente un boomerang che si rivolgerà contro quelli che oggi lo cavalcano strumentalmente per ribadire la propria fedeltà incondizionata alla NATO. (Estratto da Sputnik da un articolo di Tatiana Santi)


Vipinitalia espone e promuove le aziende italiane che operano in partnership con la sede di Mosca di Consulenti & Partners

VIPINITALIA: la vetrina delle aziende gestite in Russia da Consulenti & Partners

Consulenti & Partners Sede delle aziende Italiane a Mosca
 
Vipinitalia espone e promuove le aziende italiane che operano in partnership con la sede di Mosca di Consulenti & Partners, gruppo che dal 2003 è presente nel mercato Russo/Eurasia a supporto degli imprenditori italiani  nel loro inserimento e sviluppo nel mercato.
Oggi Consulenti & Partners  è diventato il partner più qualificato e privilegiato, della piccola impresa italiana, per il business nel mercato di Eurasia, UEE, Unione Economica Eurasiatica di cui fanno parte ad oggi Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan.
 
Con la ormai sperimentata formula della partnership, Consulenti & Partners agisce di fatto come sede a Mosca delle imprese italiane che vogliono operare in questa vasta area di mercato.
 
Come sede/ufficio della stessa azienda italiana, Consulenti & Partners, opera commercialmente come se fosse l’azienda stessa sul posto, assumendosi la gestione completa di ogni “fattore” di mercato: presentazione, promozione e trattativa, trasporti e sdoganamenti, amministrazione, garanzie, post vendita e problem solving.
 
Consulenti & Partners dispone al proprio interno di ogni competenza con specialisti che si occupano direttamente di: trasporti e sdoganamenti, certificazioni, transazioni valutarie, gestioni commerciali, gestioni amministrative, marketing, garanzie, problem solving, apertura e domiciliazioni societarie, e………….. molto altro ancora.
 
La direzione generale  di Consulenti & Partners è italiana con ultradecennale esperienza nella dirigenza d’impresa e del mercato russo, e la direzione operativa e amministrativa di collaboratori russi che parlano italiano, consentono alla sede di Mosca di Consulenti & Partners di agire come farebbe lo stesso imprenditore italiano nel suo mercato.
Consulenti & Partners è già sede giuridica di varie imprese italiane che ci hanno incaricato di aprire, attivare, gestire e amministrare una loro società a Mosca.
 
Le imprese italiane con la partnership di Consulenti & Partners offrono così all’interlocutore di questa area di mercato un rapporto diretto, senza intermediazioni, con la possibilità di operare nella lingua locale, con specialisti locali, offrendo reali garanzie in area e non a distanza, con la possibilità di risoluzione immediata di qualsiasi problematica ed esigenza, e con un supporto costante nelle relazioni commerciali, contrattuali e personali.
 
Le imprese italiane dispongono così, in questa area di mercato, di un proprio ufficio, gestito in autsorcing, da una direzione italiana sul posto che risponde e opera per la stessa impresa italiana, con project manager interni che si occupano dell’azienda e della presentazione del prodotto lavorando direttamente dagli uffici della sede di Mosca di Consulenti & Partners.
 
Si creano così rapporti diretti fra imprese italiane e interlocutori di questo mercato, senza ulteriori passaggi costosi, senza costose intermediazioni, completamente assistiti in lingua locale, con tutte le garanzie offerte in area, senza le difficoltà della distanza internazionale.
 
Rapporti che consentono di ottenere le migliori condizioni di mercato, i migliori trattamenti contrattuali, un’ ottima regolamentazione e controllo del mercato per il rispetto di esclusive di area, un veloce ed efficace problem solving, una particolare cura della clientela.
 
Le imprese italiane interessate alla partnership con Consulenti & Partners vengono accettate solo dopo verifiche di affidabilità e sopralluoghi in azienda per accertarne il prodotto e la produzione, verifica del target di clientela servita, visionare le proposta commerciali per il mercato casalingo e quello estero.
 
Le aziende vengono contrattualizzate dopo queste verifiche e sottoscrivono una clausola che le impegna ad offrire nel mercato dell’Area Russa il miglior prezzo alle migliori condizioni possibili.    www.consultpartners.org

Rublo in crescita grazie agli stranieri.

Rublo in crescita grazie agli stranieri. – Ci si defila dal dollaro USA. Russia e Cina firmano accordo per le transazioni in valuta nazionale. – Anche l’India sta valutando la possibilità di utilizzare l’euro. – Il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva, grazie alle sanzioni.

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche.

La Russia e la Cina hanno concluso un accordo sulle transazioni in valuta nazionale. Lo riferiscono i media russi, citando la lettera del viceministro delle finanze Sergey Storchak al presidente della commissione parlamentare per i mercati finanziari Anatoly Aksakov.   L’intesa è stata siglata lo scorso 5 giugno dal ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, e il presidente della Banca popolare cinese Yi Gan.

Questo documento serve a gettare le basi per un nuovo meccanismo che sostituisca i sistemi interbancari SWIFT e CHIPS.   Secondo Aksakov, per aumentare il volume delle transazioni in valuta nazionale è necessario creare un mercato per il rublo e gli strumenti finanziari necessari a tutelare i rischi derivanti dalle fluttuazioni del tasso di cambio per i principali beni di scambio.

Anche l’India sta valutando la possibilità di utilizzare l’euro e non dollari per i pagamenti dei contratti nel settore della difesa con la Russia.

La valuta russa si sta rafforzando grazie all’alto livello di domanda tra gli stranieri e questo trend diventerà stabile se non ci saranno nuove sanzioni.

Il rublo sta crescendo e continuerà a farlo se non saranno imposte nuove sanzioni. Lo ha detto a Sputnik l’esperto finanziario Evgenij Pundrovskij, vice direttore del reparto degli investimenti dell’agenzia di consulting UFG Wealth Management.

“La notevole domanda di rublo è creata dai non residenti: nell’attesa che si abbassino i tassi, comprano OFZ (le obbligazioni di prestito federale), abbassandone il tasso d’interesse, e comprano i rubli nel libero mercato. Questo è un trend a lungo termine, probabilmente persisterà. Quindi non è il caso di aspettarsi un nuovo processo di indebolimento del rublo senza significativi shock nella politica esterna”, ha detto l’esperto.

Il tasso di cambio questa settimana ha confermato il massimo livello del rublo rispetto al dollaro, che dura già da molti mesi. Il dollaro martedì era venduto per 62,6 rubli, l’euro per meno di 71,3 rubli.

Il dollaro sta perdendo il suo stato di principale valuta di riserva e la cosa più paradossale è che sono le stesse autorità americane a provocarlo, scrive l’esperto finanziario James McCormack, secondo il quale alla base dell’indebolimento del dollaro c’è la politica estera di Washington.

È possibile perdere anche un privilegio di entità colossale. Sussiste una serie di fattori che indicano che con il tempo il dollaro statunitense rischia di perdere il suo stato di leader tra le valute di riserva mondiali, scrive in un articolo per CNDC James McCormack, esperto dell’agenzia internazionale di valutazione del credito Fitch Ratings. ( estratti da Sputnik)

Secondo l’esperto le principali cause del dominio persistente del dollaro si spiega con “l’inerzia e l’assenza di un’alternativa reale”. Tuttavia né il primo, né il secondo motivo possono dare una speranza stabile alle autorità statunitensi in una prospettiva a lungo termine.

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche, che in un modo o nell’altro toccano più di 20 paesi e di fatto possono ostacolare lo svolgimento dei conti in dollari.

La stessa cosa riguarda la politica protezionistica delle autorità americane che porta interi flussi commerciali ad allontanarsi dagli Stati Uniti e può portare gli altri paesi a fare business senza utilizzare il dollaro, spiega l’economica.

La politica estera americana ha già allontanato dal dollaro Iran e Russia, ma non si ferma qui: anche la Cina e i paesi della zona euro promuovono attivamente le proprie monete come valute di riserva o di transazione.

Se la tendenza a passare dal dollaro alle altre valute e dalle valute all’oro si manterrà, il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva.  ( Estratti da Sputnik)

 


• Macchine utensili, cresce l'export italiano in Russia.

• Macchine utensili, cresce l’export italiano in Russia. – In atto in Russia la modernizzazione del sistema produttivo e infrastrutturale. – A Mosca il primo “Forum Italo Russo sulle Macchine Utensili”

L’Italia si conferma secondo fornitore europeo di macchine utensili in Russia: cresce l’export e crescono anche le sinergie extraproduttive, con due protocolli d’intesta firmati da UCIMU e Politecnico di Milano.

L’ “industria delle industrie” italiana continua a guardare alla Russia con interesse. Nel 2018 le esportazioni italiane di macchine verso la Federazione Russa sono cresciute del 17,7% rispetto al 2017.

Per questo motivo, ICE Mosca e UCIMU – Sistemi per Produrre hanno organizzato a Mosca il primo “Forum Italo Russo sulle Macchine Utensili”: un’occasione di confronto diretto per gli imprenditori del settore, in cui stabilire nuovi contatti e rinforzare quelli già esistenti.

ATTRAZIONE RECIPROCA

Il mercato russo vive un momento di svolta, grazie all’impulso dato dal governo alla modernizzazione del sistema produttivo ed infrastrutturale del paese, nell’ambito del piano dei “progetti d’interesse nazionale”. Nella prima parte dell’anno in corso il valore delle importazioni italiane verso la Russia ha raggiunto una quota di mercato del 16,4%.

“Siamo al terzo posto dopo Germania e Giappone.

Siamo conosciuti in tutto il mondo per l’alto livello tecnologico, gli alti standard produttivi, le capacità di personalizzare il prodotto in base alle esigenze del cliente, e di formare il cliente.

Negli ultimi anni grazie ai provvedimenti del nostro governo tutte le snotre aziende hanno investito in digiitalizzazione, interconnessione, controllo e assitenza remota, sensorizzazione: tutte le nostre macchine utensili di nuova generazione hanno questi elementi tecnologici.

La Russia per noi è un mercato estremamente importante e siamo sicuri che la nostra tecnologia è importante per le aziende russe. Il mercato russo è il 7° mercato di sbocco per le aziende di macchine utensili italiane. L’Italia rappresenta il secondo fornitore europeo di macchine utensili in Russia, ma si può fare di più.” – ha detto Massimo Carboniero, presidente di UCIMU- Sistemi per Produrre.  (Estratto da Sputnik 27/6/2019)

 


Noi non abbiamo litigato con nessuno”, commenta Putin la situazione con Occidente….

Noi non abbiamo litigato con nessuno”, commenta Putin la situazione con Occidente….Putin: non esiste al mondo un’economia puramente di mercato…..Il programma per contrastare le sanzioni vale 9 miliardi di euro….“Per prima cosa, cosa vuol dire fare la pace? Noi non abbiamo litigato con nessuno. E non vogliamo litigare con nessuno”, ha detto il presidente…..Lo scopo dei progetti nazionali è costruire nuovi binari per l’economia e la qualità della vita…

“Difficilmente in futuro l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti della Russia cambierà in modo cardinale”, ha detto, aggiungendo: “Se ci arrendiamo completamente e sputiamo sui nostri interessi nazionali fondamentali ci saranno dei cambiamenti? Forse ci saranno dei segnali esterni, ma niente cambierà in modo cardinale”.

Il presidente ha fatto l’esempio dell’opposizione degli Stati Uniti rispetto alla Cina che “non ha niente a che fare con la Crimea e Donbass”. “Sono le stesse sanzioni”, ha detto Putin commentando la politica dei dazi operata dagli USA rispetto alla Cina.

 “Non esiste un’economica o puramente di mercato o puramente amministrativa. Mentre l’economia mista esiste in tutto il mondo. Non appena iniziano dei malfunzionamenti nell’economia, dei problemi, ecco che cresce il ruolo dello stato. Non appena le riserve crescono, non appena la situazione si calma, subito lo stato esce dall’economia”, ha detto Putin.

“Abbiamo il programma cosiddetto di compensazione delle importazioni da 667 miliardi di rubli ( 9 miliardi di euro). Ci ha fatto sviluppare anche quelle sfere dove prima non avevamo competenze”, ha detto Putin.

“Per raggiungere il massimo risultato per la nostra gente, per i nostri cittadini, per lo sviluppo dell’economia, abbiamo organizzato i lavori nell’ambito dei cosiddetti progetti nazionali. Lo scopo finale di questi eventi è di mettere l’economia su nuovi binari, renderla un’economia ad alta tecnologia, aumentare la produttività del lavoro e in questo modo alzare la qualità della vita dei nostri cittadini, garantire la sicurezza del nostro paese in una perspettiva storica duratura”, ha detto Putin.

 


“La più grande delegazione di quest’anno è stata quella cinese, con 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone

Importanti accordi economici sono stati firmati all’ Economic Forum di San Pietroburgo. Le maggiori delegazioni presenti sono state quella cinese e quella statunitense. Firmati accordi per circa 48miliardi di dollari con tedeschi, francesi, Stati Uniti, Cina, Giappone e altre nazioni europee.

L’edizione 2019 dello Spief, che si è tenuta a San Pietroburgo dal 6 all’8 di giugno, ha visto una grande partecipazione e cifre record per quanto riguarda i contratti

Dal 6 all’8 giugno, la “capitale settentrionale” della Russia ha ospitato il Forum economico di San Pietroburgo, uno dei principali eventi aziendali che si svolgono ogni anno in Russia. Secondo gli organizzatori, questa volta oltre 19 mila persone provenienti da 145 Paesi hanno partecipato all’evento, tra cui 1.300 funzionari di alto livello e sette capi di Stato.

“La più grande delegazione di quest’anno è stata quella cinese, con 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone

C’erano anche delegazioni da Francia, Giappone, Germania, Svizzera e Regno Unito.

Nel complesso, il forum ha visto ben 650 accordi firmati per 3,1 bilioni di rubli (47,81 miliardi $), il che è “una cifra record”, secondo Kobjakov. ( Russia Beyond)


forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell'Europa.

Putin: gli USA con l’avvento di concorrenti forti sono passati dal libero scambio alle sanzioni. – Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa. – Putin ha offerto all’Europa l’annullamento dell’embargo alimentare russo. – aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia. – Germania e Russia concordata una più stretta collaborazione

Putin: gli USA con l’avvento di concorrenti forti sono passati dal libero scambio alle sanzioni.

Al forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa. 

In cambio dell’abolizione delle sanzioni, Putin ha offerto all’Europa l’annullamento dell’embargo alimentare russo.

Nonostante le sanzioni, le aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia. La Germania e la Russia hanno nuovamente concordato un documento comune su una più stretta cooperazione economica.

Gli Stati Uniti, la principale economia mondiale, che hanno sempre promosso le idee del libero scambio, di fronte all’emergere di rivali forti sono passati alla tattica delle sanzioni. Lo ha affermato oggi il presidente russo Vladimir Putin durante il forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019.

“La principale economia del mondo – e per un certo numero di indicatori gli Stati Uniti rimangono esattamente questo – ha sempre promosso le idee del libero scambio, la democrazia nell’arena economica internazionale. Ma oggi vediamo che hanno adottato un’altra pratica: appena sono apparsi dei concorrenti forti, che acquisiscono costantemente forza, sembra che tali strumenti siano inaccettabili per loro, e introducono sanzioni, scatenano guerre tariffarie “, ha detto Putin.

Egli ha notato che questo approccio crea danni significativi. Citando i dati delle istituzioni finanziarie internazionali, Putin ha affermato che se le sanzioni continueranno ad aumentare a ritmo costante, entro il 2022 si avrà un calo della crescita del PIL globale del 2% e il commercio mondiale diminuirà del 17%.

“Noi, ovviamente, siamo contrari a questa evoluzione degli eventi”, ha sottolineato il presidente.

Putin ha ricordato che durante la crisi economica globale del 2008-2009, il calo della crescita del PIL globale si è attestato al 2%, mentre la crescita degli scambi è diminuita del 10%.

la Russia può fare a meno dell’Europa ?

Al forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa e che può far diventare la Cina il suo principale partner straniero. Ne parla oggi il quotidiano tedesco Die Welt.

L’invito da parte di Putin al presidente cinese Xi Jinping al SPIEF 2019, osserva il quotidiano tedesco , sembrerebbe essere l’inizio di una particolare competizione tra Europa e Cina per il ruolo di più importante partner commerciale della Russia.

“Lo spettacolo cinese di Putin sembra un ricatto per l’Occidente. Ovviamente, vogliono dimostrare che la Russia può fare a meno dell’Europa”, afferma Die Welt.

Vladimir Putin ha incontrato giovedì Xi Jinping e il giorno successivo hanno entrambi preso parte al forum, di fronte a migliaia di rappresentanti economici nazionali e internazionali. Sullo sfondo delle relazioni in stallo con l’UE, Putin ha dichiarato senza ambiguità la sua posizione.

Innanzitutto, spera che, dopo le elezioni europee, qualcosa cambierà nelle relazioni tra UE e Russia, soprattutto per quanto riguarda le sanzioni: in cambio della loro abolizione, Putin ha offerto l’annullamento dell’embargo alimentare russo.

Le sanzioni complicano le transazioni con l’Occidente. Da quando sono stati introdotte, cinque anni fa, hanno colpito duramente il fatturato commerciale russo con l’Europa, mentre gli scambi tra Russia e Cina hanno raggiunto livelli da record. Se le sanzioni occidentali hanno fatto avvicinare ulteriormente la Russia alla Cina, questa si è avvicinata alla Russia dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti.

Nonostante le sanzioni, le aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia, e questa è la cifra massima dall’inizio della crisi finanziaria del 2008-2009. Ma per le attività congiunte sono necessari strumenti complessi che ogni paese sta cercando di organizzare autonomamente. Pertanto, per la prima volta da diversi anni, la Germania e la Russia hanno nuovamente concordato un documento comune su una più stretta cooperazione economica.

Tuttavia, a differenza dei cinesi, gli europei devono ancora mostrare moderazione, perché sulla loro testa pende la spada di Damocle delle sanzioni. La Russia non è affatto felice dei rapporti danneggiati con l’Europa. (Estratti da: Sputnik; Die Welt )


Le banche centrali sono tra i maggiori acquirenti di oro.

la fiducia calante negli USA porta le banche centrali del mondo a comprare oro – Acquisto oro da parte della Russia è un “brutto segno” per il mondo – Daily Express – Russia è leader mondiale per acquisti di oro nel 2019

La fiducia calante negli USA porta le banche centrali del mondo a comprare oro –

Acquisto oro da parte della Russia è un “brutto segno” per il mondo – Daily Express –

Russia è leader mondiale per acquisti di oro nel 2019

Di recente, i governi di tutto il mondo hanno partecipato a una “corsa all’acquisto di oro”. Questi paesi hanno una buona ragione per farlo, e questo motivo è direttamente legato all’anticipazione dell’inevitabile fine dell’egemonia statunitense.

Le banche centrali sono tra i maggiori acquirenti di oro.

Finora nel 2019, hanno acquistato 145,5 tonnellate di oro, che è più di un quarto di un anno che le banche centrali hanno acquistato nei sei anni precedenti. Per dirla chiaramente, questa cifra rappresenta un aumento del 68% rispetto all’anno precedente. Lo scorso anno le banche centrali hanno aumentato le proprie riserve di 651,5 tonnellate rispetto alle 375 tonnellate del 2017. Si tratta, secondo le stime, del più grande acquisto netto di oro dal 1967.

La cosa più interessante, tuttavia, è che la classe di paesi che troviamo si sta avviando ad accaparrarsi sempre più oro, molti dei quali sono considerati avversari di Washington.

Come sempre, la Russia è il più grande acquirente di oro.

Nel primo trimestre del 2019, gli acquisti di oro della Russia hanno raggiunto livelli record, il che è un “brutto segno” per il mondo, riporta il quotidiano Daily Express in riferimento al capo del dipartimento di ricerca della società di brokeraggio internazionale BullionVault, Adrian Ash.

“I massicci acquisti di oro da parte dei governi o dalle banche centrali avviene raramente per un motivo positivo per il mondo e per la società” cita le parole di Adrian Ash il daily Express.

Si osserva che Mosca, comprando oro, cerca di ridurre la sua dipendenza dal dollaro USA in caso di espansione delle sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Al secondo posto c’è la banca centrale della Cina, che sta anche cercando di differenziare le sue attività, muovendosi verso l’abbandono del dollaro USA sullo sfondo di rapporti tesi con Washington.

Turchia, Kazakistan, Ecuador, Qatar e Colombia sono anche tra i più attivi compratori d’oro all’inizio del 2019. ( Fonte Sputnik)


le piccole imprese italiane che provano ad inserirsi e fare business in Russia

Banca Mondiale segnala crescita economica da record in Russia. – La Russia è entrata nella top ten dei paesi europei “di investimento” – Molte le piccole imprese italiane che ci “provano” in Russia. – Il 2020 sarà proclamato Anno dell’imprenditorialità in Russia.

  • Nel report della Banca Mondiale “Perspettive dell’economia mondiale: crescita delle tensioni, calo degli investimenti”. E segnala una crescita dell’economia russa da record nel 2018.

Secondo il report l’anno scorso la Russia ha raggiunto il record degli ultimi 6 anni, con una crescita economica del 2,3%.

La crescita è stata immune a fattori negativi come il rafforzamento delle sanzioni e la pressione del mercato finanziario mondiale.

  • La Russia è entrata nei primi 10 paesi che guidano il numero di progetti di investimenti esteri diretti (IED) in Europa. A proposito di questo giornale “Izvestia” con riferimento alla società di audit e studio “Studio di attrattività degli investimenti dei paesi europei” EY.

Come notato , entro la fine del 2018, la Russia si è classificata al nono posto nella classifica e gli investitori stranieri hanno investito in 211 progetti russi.

La maggior parte di tutti i progetti di investimento diretti in Russia sono stati ricevuti da società americane e da società provenienti da Germania, Cina e Francia.

Il leader era il settore agroalimentare (32 progetti), seguito dalla produzione di macchinari e attrezzature (29 progetti), prodotti chimici (19 progetti), plastica (21 progetti).

  • E sono un buon numero le piccole imprese italiane che provano ad inserirsi e fare business in Russia con l’intenzione anche di attivare società proprie e partnership con imprese e distributori russi.

Sembra che le piccole aziende italiane abbiano maggiore vivacità di quelle più dimensionate, e a differenza di queste ultime hanno smesso di piangersi addosso e si sono rimboccate le maniche alla ricerca di nuovi sbocchi.

La Russia e la EAEC sembrano essere i mercati più appetibili per questi piccoli ma determinati imprenditori che producono nei settori più disparati: macchinari per alimenti, impianti, accessori, componentistica meccanica, macchinari e componenti elettrici, Pet Food, imballaggi speciali, integratori, ecc., hanno intrapreso il loro cammino verso un’area di mercato, Russia-Eurasia, vicina e in sviluppo, grazie anche al supporto di una delle più consolidate società di consulenza con presenza ultradecennale a Mosca, che permette loro di approcciare il mercato con una proposta a basso impatto economico.

  • L’anno dell’imprenditorialità in Russia si terrà nel 2020 nell’ambito del progetto nazionale “Piccole e medie imprese e sostegno alle singole iniziative”. Il presidente russo, Vladimir Putin, che sostiene sempre attivamente lo sviluppo di iniziative imprenditoriali private nel Paese, firmerà a breve il decreto “L’anno dell’imprenditorialità nella Federazione Russa”.

Secondo il Cremlino, “questo evento permetterà di svolgere un lavoro sistematico per promuovere l’imprenditorialità e dare impulso alla promozione attiva delle imprese sui mercati esteri. “Il popolo russo non vuole più sentire da noi delle promesse astratte, la gente non vuole più ascoltare programmi e progetti, né ammirare i grafici che accompagnano tutti questi documenti. La gente esige dei risultati concreti, e subito.

(Estratti da: Sputnik; Banca Intesa; russiaaffari.blog; C&P)

 


I francesi sono stanchi dell’isteria anti russa e l'Ucraina ha riconosciuto la dipendenza economica dalla Russia.

USA diventano il terzo fornitore del mercato russo – I francesi sono stanchi dell’isteria anti russa – l’Ucraina ha riconosciuto la dipendenza economica dalla Russia.

In calo a Marzo di questo anno l’export della UE verso la Russia, invece aumenta di quasi il 40% quello degli USA verso la Russia, gli USA diventano il terzo fornitore del mercato russo. (Fonte TDM Dogane Russe – Elaborazione ICE Mosca – Maggio 2019

I francesi sono stanchi dell’isteria anti russa e l’Ucraina ha riconosciuto la dipendenza economica dalla Russia.

Il deputato del partito della National Union, José Evrar, crede che la Francia debba abolire “l’isteria anti-russa”. Ha inviato l’appello al Ministro degli affari esteri Jean-Yves Le Drian.

E la squadra del nuovo presidente dell’Ucraina, Vladimir Zelensky, comprende che il paese non può interrompere completamente le relazioni economiche con la Russia.

Lo ha affermato il rappresentante del capo della piazza nel gabinetto Andrei Gerus.

Ad esempio, nel settore dell’energia, la percentuale di forniture dalla Federazione Russa è elevata. Ha anche aggiunto che anche quando il paese riceve prodotti petroliferi dalla Bielorussia, sono ancora fatti con il petrolio russo.

“Viviamo in un mondo globale, ed è irrealistico e impossibile fermare simultaneamente le relazioni economiche”,

– ha detto Gerus sul canale TV NewsOne.

Osserva che ci sono prodotti ucraini in Russia, il che rende il suo stato “più forte”.

Dopotutto, gli ucraini ricevono guadagni dall’esportazione, quindi non si tratta di una cessazione completa degli scambi.

“Se prendiamo decisioni, comprese quelle economiche, dobbiamo prima di tutto pensare se ci spareremo a una gamba”, ha concluso Gerus.

Nel 2015, l’Ucraina ha adottato un documento sull’abolizione della zona di libero scambio all’interno della CSI, introducendo un embargo su un certo numero di merci provenienti dalla Russia. L’elenco di questi prodotti è aumentato. Mosca ha anche risposto con un divieto all’importazione di prodotti, rilevando che lo avrebbe rimosso non appena Kiev avesse fatto il primo passo.   (fonte utro.ru)

 


Opportunità per le imprese italiane in Russia. Investimenti russi nelle infrastrtture

Aeroporti, strade, ospedali: dalla Russia 380 miliardi d’investimenti: una grande opportunità per l’Italia. Sono i cosiddetti “Progetti Nazionali”, un piano strategico di sviluppo delle infrastrutture nelle regioni, che apre interessanti possibilità anche per le imprese italiane.

il presidente di Confindustria Russia Ernesto Ferlenghi, che nel suo intervento alla conferenza “Il Segreto del Successo, lo sviluppo dei progetti italiani in Russia” organizzata in occasione delle Giornate Italiane nell’aula magna della Facoltà di studi internazionali e gestione regionale dell’Accademia di Economia Nazionale e Servizio statale presso la Presidenza della Federazione Russa, ha illustrato lo stato dell’arte per il business italiano in Russia.

Intervistato in esclusiva da Sputnik Italia, Ferlenghi focalizza l’attenzione sulle sfide, quali la crescita della Cina come partner commerciale russo, e le prospettive concrete, quali il passaggio per le aziende italiane dall’export di prodotti finiti a quello di tecnologie, che apre la possibilità di creare joint ventures e localizzare la produzione sul territorio russo.

Nella sua presentazione ha citato i seguenti dati: dall’applicazione delle sanzioni, le esportazioni verso la Russia per l’Italia sono calate del 26%, per la Francia del 31%, per la Germania del 32%. La continuità che hanno avuto le imprese italiane ad essere presenti sul mercato russo non si è riscontrata tra i francesi ed i tedeschi?

Questo è vero. Abbiamo perso leggermente meno di altri concorrenti diretti, ma è anche vero però che la Germania e la Francia pur perdendo leggermente di più nelle esportazioni dirette dai loro paesi verso la Russia, hanno guadagnato molto in termini di quote di mercato, perché hanno deciso di localizzare ancora prima di quello che hanno fatto le aziende italiane. Hanno creato molte joint-venture e si sono posizionati come diretti competitor nostri.

Qual’ è la grande possibilità che hanno le imprese italiane in Russia?

Noi abbiamo un 93% di piccole e medie imprese italiane, a fronte di un 23% di piccole e medie imprese russe, quindi quel capitale di crescita e di integrazione, in termini anche di riallineamento tra questo 93 e questo 23 crea ancora aspettative di spazio di crescita. Io rimangono un pò più pessimista su questo e cioè penso che il modello italiano, rispetto ad un modello prettamente esportativo verso la Russia, deve comprendere bene che le opportunità sono un elemento che deriva da una capacità di valutazione ed analisi del mercato, cioè dedicare grandi energie ed investimenti per identificare le opportunità che ci sono e saperle cogliere.

A che cosa fa riferimento?

Mi riferisco ai cosiddetti “Progetti d’importanza nazionale” individuati dalla Federazione Russa, che valgono 380 miliardi di dollari d’investimento. Oggi bisogna riuscire a capire bene in termini reali e concreti di progetti, dove sono queste opportunità. Di cosa si tratta: ospedali, aeroporti, porti, impianti di trattamento gas, olio. Solo a fronte di questo grande livello di analisi noi riusciremo come sistema paese a proporre delle soluzioni. Ciò che fanno i tedeschi. Dobbiamo abbandonare il modello dell’esportazione: non è più attuale. Quello della localizzazione lo è dopo aver fatto un’analisi delle opportunità e di come la concorrenza si sta muovendo. Senza sapere quanto costa l’acquisto di materie prime locali, la tassazione o come la concorrenza francese e tedesca si muove e che prezzo farà, non possiamo pensare di diventare competitivi.  (Estratto da Sputnik)


Il consigliere della Regione Veneto Stefano Valdegamberi: l’Italia in Crimea a causa delle sanzioni ha le mani legate.

l’Italia in Crimea a causa delle sanzioni ha le mani legate..….Sono sanzioni ingiuste, irrazionali….Tante chiacchiere e pochi fatti…….

Il consigliere della Regione Veneto Stefano Valdegamberi: l’Italia in Crimea a causa delle sanzioni ha le mani legate.

Sono sanzioni ingiuste, irrazionali….

Prima dicevano: quando cambierà il governo italiano toglieremo le sanzioni, ora dicono quando cambierà il governo europeo.. questa questione viene sempre rimandata in avanti.

Tante chiacchiere e pochi fatti a livello di impegni ben precisi che sono stati presi e non vengono mantenuti.

(ndr) Vero caro consigliere Valdegamberi ma è altrettanto vero che le strade per la cooperazione ci sono e si possono percorrere…..se c’è volontà imprenditoriale del fare…..

perché se aspettate che i politicanti italiani risolvano la questione nonostante i vari proclami…e una maglietta con la scritta ” no alle sanzioni” stiamo freschi!!

 

– Innanzitutto vedo che la situazione sta migliorando a vista d’occhio, di anno in anno: oltre al nuovo e moderno aeroporto si Simferopoli, anche strade nuove, infrastrutture, rinnovo dell’edilizia abitativa.

La regione è in crescita, in sviluppo; e lo si vede dai numerosi cantieri aperti e dalle gru di costruzione.

Questo, nonostante le sanzioni che rendono difficilissima la possibilità, sul posto, sia di cooperazione, sia d’investimento, che di presenza di operatori stranieri.

– Ho visto cantine nuove, stanno sviluppando il settore della produzione vinicola, in aeroporto ad esempio c’era un’esposizione di vini locali di qualità.

So che ci sono ingenti investimenti nella realizzazione di grandi vigneti. Ovviamente c’è molto interesse da parte delle aziende italiane e venete a cooperare, noi siamo leader mondiali in questo settore, ma finché applichiamo le sanzioni alla Crimea, sono limitate le possibilità d’investimento e di business dei nostri imprenditori italiani ed anche europei.

Sono sanzioni ingiuste, irrazionali che non solo danneggiano la Crimea, ma danneggiano anche noi nella misura in cui i nostri imprenditori non riescono ad agganciarsi a questi business, per lavorare e per svilupparli assieme ai russi.

Ho ricevuto richieste nel settore della nautica per la città di Sebastopoli: costruzione di Yacht, imbarcazioni.

Sto lavorando alla partnership tra imprese italiane e imprese locali: collaborazioni tecniche e di supporto, manutenzione meccanica, allestimento d’interni per imbarcazioni d’elite, rimessaggio…

L’esperienza italiana, il nostro know-how in questo settore sono molto graditi, apprezzati, ma tutto dovrebbe essere fatto di nascosto e questo è assurdo; potremmo creare lavoro, dare anche impulso all’economia italiana.

L’Italia in Crimea potrebbe giocare un ruolo importante non solo nel settore enologico e nautico ma anche nel turismo, e nell’agricoltura in generale, ma a causa delle sanzioni ha le mani legate.

Nessuno ufficialmente può avere rapporti economici e commerciali con la Crimea.

Il governo attuale come scritto nel suo programma di governo aveva promesso di togliere queste sanzioni, ma per ben due volte sono state rinnovate, quindi anche noi (italiani) siamo complici non solo di questi danni economici, ma anche della violazione dei diritti umani dei cittadini della Crimea, che nemmeno riescono ad ottenere i visti per uscire dal loro Paese, sono reclusi nel loro Paese.

Prima dicevano: quando cambierà il governo italiano toglieremo le sanzioni, ora dicono quando cambierà il governo europeo.. questa questione viene sempre rimandata in avanti.

Alla fine mi sembra: tante chiacchiere e pochi fatti a livello di impegni ben precisi che sono stati presi e non vengono mantenuti. Ogni volta c’è una scusante: prima doveva cambiare il governo italiano, poi quello europee e poi?

Dovrà forse cambiare la NATO? l’universo?.. e poi saremo ancora qua discutere se levare le sanzioni. ( estratto da un’intervista di Sputnik al consigliere della regione Veneto Stefano Valdegamberi )

(ndr) Tutto molto vero caro consigliere Valdegamberi ma è altrettanto vero che le strade per la cooperazione ci sono e si possono percorrere con società giuridiche russe costituite da italiani a Mosca, che poi possono lavorare con le imprese di Crimea……perché se aspettate che i politicanti italiani risolvano la questione nonostante i vari proclami…e una maglietta con la scritta ” no alle sanzioni” stiamo freschi!!

Non è questione di un volo più lungo o più corto, o di conti correnti e cellulari…. ma di volontà imprenditoriale del fare: se c’è le strade si trovano e gli ostacoli si superano…forse fra i tanti discorsi e giuste indignazioni ciò che è carente in Italia è la vera imprenditorialità: molti imprenditori attendono che sia lo Stato a muoversi, con supporti economici, creando fondi per l’imprenditoria, missioni, finanziamenti, fondi perduti, bandi, ecc. ( che spesso non finiscono proprio nel supportare l’internazionalizzazione)….essere imprenditori significa intraprendere, fare e rischiare….forse se i molti imprenditori si muovessero prima della politica anche la politica sarebbe costretta a fare qualcosa, non crede?

 


Internazionalizzazione

Consulenti & Partners – referenze: quasi 20 anni di esperienza nel mercato russo, da 17 anni di costante presenza con la sua sede a Mosca

Consulenti & Partners è in assoluto l’unica organizzazione strutturata e completamente autonoma e operativa nel mercato dell’area russa,  con 17 anni di costante presenza, con sede e organizzazioni proprie a Mosca e con all’interno ogni competenza in materia di:

  • trasporti e dogane ( noi siamo broker doganali),
  • gestione amministrative e societarie ( abbiamo i nostri commercialisti interni)
  • marketing ( ufficio marketing all’interno)
  • gestione e vendite  con  direzione commerciale ( dirigenti italiani e russi)
  • contrattualistica legale russa
  • bancarie ( siamo autorizzati a transare pagamenti in Rubli per pagamenti internazionali)
  • e molto altro ancora.

  In questi anni: 

  • Un migliaio di aziende/prodotti/servizi/affari, presentati/proposti/inseriti nel mercato dell’area Russa. 
  • fatturati stimati per oltre 900 milioni, diretti e indiretti.
  • Le nostre banche di riferimento:  Sberbank di Mosca, VTB24 di Mosca,  Banca Migros  Svizzera.

La nostra organizzazione non garantisce e non può garantire il successo di un progetto da noi curato e assistito, in assoluto la nostra organizzazione non promette risultati, il risultato è una variabile indipendente dalla nostra volontà e operatività, ancorché il nostro lavoro sia fatto a regola d’arte e ben targetizzato.

 Le variabili che influiscono sul successo o meno sono riferite sempre all’azienda proponente, alla sua serietà, alla capacità commerciale, alle sue capacità contrattuali e competitività. 

 Di fatto un risultato certo e inequivocabile c’è ed è la capillare e vasta presentazione al target di mercato d’interesse dell’azienda, l’acquisizione da parte del proponente di un’ampia visibilità e notorietà nel mercato che prima non aveva, e un cospicuo bacino di potenziali interessati con i quali interfacciarsi anche direttamente.

Il tutto con un rischio da parte dell’impresa praticamente inesistente, visto che l’investimento vero e proprio è a carico della nostra organizzazione: garanzia del nostro massimo impegno nel ricercare risultati apprezzabili.

REFERENZE



Italia sarebbe il Paese europeo più visitato dai russi.

La sfida importante ed entusiasmante è attualmente quella di promuovere l’imprenditoria italiana sotto il marchio “Made with Italy”. Italia sarebbe il Paese europeo più visitato dai russi. L’Italia è tra i primi e più attivi investitori nell’oblast di Mosca, che crea il maggior numero di posti di lavoro.

La sfida importante ed entusiasmante è attualmente quella di promuovere l’imprenditoria italiana sotto il marchio “Made with Italy”: Lo ha dichiarato l’ambasciatore italiano in Russia, Pasquale Terracciano, in apertura del forum organizzato in occasione della missione imprenditoriale italo-russa nella regione di Voronezh.
“Ci troviamo di fronte a una sfida difficile e allo stesso tempo avvincente. Come ampliare l’offerta d’Italia su un mercato le cui potenzialità restano in prospettiva elevatissime.
A mio avviso la direttrice principale, per rispondere alla costante e crescente domanda d’Italia è privilegiare gli investimenti italiani nel paese, nell’ambito del ‘Made with Italy’, la possibilità di creare nuove joint venture promuovendo le forniture di macchinari che da sempre hanno una parte preponderante nell’export italiano e l’avvio di nuove produzioni in loco, dove le capacità italiane e russe si possano combinare creando sinergie efficaci”, ha dichiarato Terracciano.

Italia sarebbe il Paese europeo più visitato dai russi: La posizione dell’Italia nel mercato turistico russo è solidissima. Si tratta infatti di una destinazione gettonata nel corso di tutto l’anno, i turisti partono per l’Italia d’estate, d’inverno a sciare, ma anche in primavera ed in autunno. L’Italia offre le più diverse tipologie di turismo: le spiagge, le vacanze benessere, lo shopping, la montagna, lo sport e tantissimo altro”, riassume così i motivi per cui vale la pena andare in Italia Dimitri Danilenko, redattore capo del portale turistico Turdom.ru.

L’Italia è tra i primi e più attivi investitori nell’oblast di Mosca, che crea il maggior numero di posti di lavoro: L’amministrazione dell’oblast di Mosca organizzerà un tour della regione per gli imprenditori italiani per presentare loro l’infrastruttura di investimento… Durante il viaggio, saranno visitate zone economiche esclusive, poli industriali e parchi tecnologici, nonché un’escursione del sito del futuro agglomerato di produzione di formaggi nel distretto urbano di Dmitrovsky, per il quale i produttori italiani hanno mostrato interesse”, riferisce una nota ufficiale.
Nell’oblast di Mosca sono registrate più di cinquanta imprese a partecipazione italiana appartenenti al settore alimentare e alla produzione di materiali da costruzione. Inoltre, il fatturato del commercio estero della regione con l’Italia è in costante crescita. ( estratti da Sputnik)


La crescita economica in Russia

La Russia cresce malgrado le sanzioni – Un rublo troppo forte può preoccupare il Cremlino

La crescita economica del Paese inizierà ad accelerare nella seconda metà dell’anno – Nel gennaio 2019 l’utile incassato dalle banche russe è stato 3,7 volte in più rispetto all’anno precedente.
Il corso della moneta russa sfida le previsioni pessimistiche di analisti occidentali

La crescita economica in Russia “è in previsione, e la situazione è sotto controllo da parte del governo”. Lo ha dichiarato un portavoce ufficiale della Banca Centrale russa. Dopo un certo rallentamento nel primo trimestre del 2019, la crescita economica inizierà ad accelerare nella seconda metà dell’anno, ha dichiarato il vicepresidente della Banca Centrale, Ksenia Judaeva. “Ci sono tutti i motivi per credere che nella seconda metà del 2019, quando le nuove misure fiscali cominceranno a funzionare, la crescita economica riprenderà ad accelerare”, afferma Judaeva.
La situazione inflazionistica è influenzata favorevolmente dal tasso di cambio del rublo, che si è rafforzato all’inizio dell’anno.
All’inizio del 2019, un segnale positivo arriva anche dal sistema bancario russo. Nel gennaio 2019 l’utile delle banche russe ammontava a 264 miliardi di rubli, ovvero 3,7 volte in più rispetto all’anno precedente.
A favore di una continua stabilizzazione dell’economia russa interviene anche il calo dei fondi esportati nelle zone offshore. … “rispetto al 2016, la somma di denaro esportata dalla Russia verso società offshore si è dimezzata”.
Il corso della moneta russa sfida le previsioni pessimistiche di analisti occidentali – La Banca centrale e il ministero delle Finanze continuano a rastrellare i dollari sul mercato valutario interno della Russia – Fino al 7 di aprile il ministero delle Finanze russo investirà ogni giorno 15,5 miliardi di rubli in acquisto di valuta pregiata –
Tra i fattori positivi che contribuiscono al rafforzamento del tasso di cambio del rublo ci sono il calo della dipendenza della Russia dai capitali esteri. ( estratto da Russia 24 –Banca Intesa)


Russiagate: il COLPO della BANDA CLINTON/OBAMA andato a vuoto.

Russiagate: il COLPO della BANDA CLINTON/OBAMA andato a vuoto. Russiagate: ovvero la più sfacciata e pericolosa bufala. Grazie al premio Nobel per la Pace (Obama) i sistemi d’arma utilizzabili solo in uno scontro con la Russia hanno continuato a fatturare miliardi di dollari.

Russiagate: ovvero la più sfacciata e pericolosa bufala imbastita, messa in piedi e sostenuta dai cosiddetti “liberal” americani per giustificare la sconfitta di Hillary Clinton
I grandi complessi militari industriali, grazie al Premio Nobel per la Pace Obama, avevano incassato importanti commesse sfornando sistemi d’arma utilizzabili solo in uno scontro con la Russia hanno continuato a fatturare miliardi di dollari.

Il procuratore Robert Mueller sancisce che i sospetti di collusione tra Donald Trump e il Cremlino erano infondati. Ma dimostra anche come i Democratici non abbiano esitato a imbastire una pericolosa “fake news” accusando la Russia senza motivo e mettendo a rischio la distensione internazionale.
Nel clima di sospetto creato con l’ausilio di importanti media come “New York Times”, “Washington Post” e Cnn le promesse elettorali di Donald Trump, pronto ad avviare un dialogo con il Cremlino ed alleviare la tensione tra grandi potenze instauratasi durante la presidenza Obama sono state spacciate per una prova della collusione. E così i grandi complessi militari industriali che grazie al Premio Nobel per la Pace Obama avevano incassato importanti commesse sfornando sistemi d’arma utilizzabili solo in uno scontro con la Russia hanno continuato a fatturare miliardi di dollari. E a garantire lauti finanziamenti al partito democratico. Così l’escalation della tensione manifestatasi con il cambio di regime in Ucraina e il conflitto siriano – entrambi sostenuti dall’amministrazione Obama – si è intensificata raggiungendo punte drammatiche. La conclusione dell’inchiesta ci svela dunque un’altra drammatica verità. ( estratto da Sputnik di Gian Micalessin giornalista e reporter di guerra)

Possiamo dirlo, ora? Il Russiagate era solo una trappola di Obama a Trump
Le conclusioni del rapport del procuratore speciale Robert Mueller smontano, dopo due anni di indagini, la teoria di chi pensava che The Donald fosse stato eletto grazie a Putin. Una teoria farlocca, orchestrata dall’ex presidente.
Erano tutte sciocchezze. Scemenze. Balle. Il Russiagate è ed è sempre stato una grande bufala per gonzi. Lo dico con un certo orgoglio. Quegli articoli per Linkiesta li avevo scritti io ed è con una certa ilarità che vedo le mie convinzioni confermate dal rapporto del procuratore speciale Robert Mueller, che ha appena messo il sigillo a due anni di indagini su Trump e i suoi presunti legami con Mosca. Le conclusioni di Mueller sono state anticipate da una lettera che il ministro della Giustizia, William Barr, ha indirizzato al Congresso. Lettera che dice: non è stata trovata alcuna prova del fatto che la campagna elettorale di Donald Trump sia stata in alcun modo condotta d’intesa con la Russia. Nessuna cospirazione, nessun complotto. ( estratto da Linkiesta)


Mosca risponderà alle sanzioni che la UE ha imposto dopo i fatti nello Stretto di Kerch…Nella blacklist di Kiev anche noti artisti Italiani, e in precedenza politici italiani

Mosca risponderà alle sanzioni che la UE ha imposto dopo i fatti nello Stretto di Kerch…Nella blacklist di Kiev anche noti artisti Italiani, e in precedenza politici italiani……Per costruire la Russia ci vogliono le macchine italiane, in un cantiere su tre macchinari italiani….Rivista americana riconosce la vittoria della Russia nella guerra di sanzioni…

Mosca non lascerà senza risposta le sanzioni che la UE ha imposto dopo l’incidente nello Stretto di Kerch. E Kiev iscrive nella blacklist anche noti artisti Italiani, come ha fatto in precedenza con vari politici italiani in visita in Crimea: e l’Unione Europea fa finta di non vedere come Kiev tratta cittadini europei e in particolare Italiani.
Un pretesto per inserire altri cittadini russi nella blacklist
“La “colpa” delle nostre guardie di frontiera sta solo nel fatto che, con le loro azioni risolute, hanno fermato una violenta provocazione organizzata dalle autorità di Kiev nella zona dello Stretto di Kerch”, si legge nel comunicato del Ministero degli esteri Russo.
E sottolinea anche che le accuse secondo cui la Russia “ha violato il diritto internazionale” e “usato la forza irragionevolmente” non sono vere: le navi ucraine hanno violato le acque territoriali russe, che erano comunque acque territoriali russe già prima della riunificazione della Crimea con la Russia.
Le guardie di frontiera hanno reagito secondo le norme del diritto internazionale e della Costituzione e della legislazione russa.
Inoltre i marinai ucraini hanno successivamente ammesso pubblicamente la natura provocatoria dell’incidente organizzato con la loro partecipazione, ha aggiunto il dicastero diplomatico russo.
Mentre una rivista americana riconosce la vittoria della Russia nella guerra di sanzioni.
Judy Twigg, professoressa della Virginia Commonwealth University, ha sostenuto in un articolo della rivista conservatrice americana The National Interest che la Russia sta vincendo la guerra di sanzioni scatenata da USA e UE per gli eventi in Ucraina.
Secondo la professoressa, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dalla UE nel 2014 avrebbero dovuto punire la Russia per le presunte “azioni aggressive” contro l’Ucraina, ma al contrario le hanno regalato grandi benefici e stimolato la sua crescita economica.
A titolo di esempio la Twigg fa riferimento al settore agricolo russo che, grazie alle sanzioni economiche si è ripreso da una condizione di stagnazione.
La professoressa ricorda che Mosca è stato limitato l’accesso ai mercati dei capitali e ai prestiti a basso interesse e le sono state bloccate le importazioni di beni a duplice uso (civile e militare – ndr) e le forniture di tecnologie innovative. Allo stesso tempo la Russia ha introdotto contromisure, vietando l’importazione di prodotti agroalimentari dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Questa situazione si è trasformata in un “regalo” per l’agricoltura russa.
“Le sanzioni hanno dato l’opportunità alla Russia di ripristinare l’industria alimentare che era paralizzata. Molti investitori che in precedenza non avevano mostrato alcun interesse per l’agricoltura si sono improvvisamente interessati”, scrive la Twigg.
La professoressa aggiunge anche che il volume della produzione di grano e cereali in Russia ha già raddoppiato i consumi interni, rendendo così il Paese il principale fornitore sul mercato mondiale.
In conclusione la Twigg sottolinea che la Russia dispone di ampi territori ed oltre 200 milioni di ettari di terra inutilizzati, pertanto la sua agricoltura continuerà a svilupparsi attivamente e fungere da traino dello sviluppo di altri settori.
Pertanto, secondo la Twigg, è tempo che gli Stati Uniti e l’Europa prendano atto che le sanzioni portano solo benefici alla Russia e nella guerra delle sanzioni con l’Occidente la Russia si trova “alcuni passi in avanti”.
Per costruire la Russia (e ricostruire Palmira) ci vogliono le macchine italiane .
In Russia in un cantiere su tre vengono impiegati macchinari italiani. Adesso la partnership si rafforza e la Russia ha chiesto aiuto alle imprese italiane della lavorazione marmo per la ricostruzione del sito archeologico di Palmira, in Siria.
Dodici aziende coinvolte, la maggior rappresentanza straniera (a fronte delle quattro aziende tedesche, una spagnola e nessuna francese) ed un padiglione incentrato sul made in Italy fotografano la presenza italiana a BATIMAT Russia, evento capofila nel settore dei materiali e delle tecnologie per l’edilizia e la costruzione in Russia.
Del resto i dati diffusi dall’Agenzia delle dogane russe confermano che per i costruttori italiani la Russia rappresenta uno dei principali mercati di riferimento: nel 2018 l’Italia è stata il secondo fornitore straniero nel settore di macchine per la lavorazione marmo, con una quota di mercato del 30.6 % ed un volume d’affari pari a 16 milioni di euro. (Estratto da Sputnik)


Mercato Eurasia gestito da l vostro ufficio di Mosca

Consulenti & Partners Sede delle aziende Italiane a Mosca – Consulenti & Partners cambia aspetto e si adatta alle esigenze delle imprese e alla continua evoluzione del mercato dell’Area Russa.

Consulenti & Partners Sede delle aziende Italiane a Mosca
Consulenti & Partners cambia aspetto e si adatta alle esigenze delle imprese e alla continua evoluzione del mercato dell’Area Russa.

Diviene così il partner più qualificato e privilegiato per il business nel mercato di Eurasia, UEE, Unione Economica Eurasiatica di cui fanno parte ad oggi Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan.

Con la ormai sperimentata formula della partnership, Consulenti & Partners agisce e di fatto diviene la sede a Mosca delle imprese italiane che vogliono operare in questa vasta area di mercato.

La proposta di Consulenti & Partners prevede una formula a basso impatto economico per l’azienda italiana, così da poter permettere anche alle piccole imprese di provare ad intraprendere il mercato russo con il minimo impegno economico e praticamente a rischio zero.

Una prova d’introduzione nel mercato che, data la vastità territoriale e le differenti caratteristiche delle varie aree, non può essere inferiore ai 18 mesi, durante la quale ogni costo di marketing, presentazione e gestione è a carico di Consulenti & Partners.

La gestione completa di ogni “fattore” di mercato dalla promozione alla trattativa, trasporti e sdoganamenti, amministrazione, garanzie, post vendita e problem solving sarà trattata direttamente dagli specialisti interni di Consulenti & Partners.

Lo sviluppo e la gestione del mercato nella fase successiva alla prova di 18 mesi, nel caso di successo e trend positivo.

Consulenti & Partners è in grado di agire, di essere, e di fatto lo è, l’ufficio di Mosca di ogni azienda italiana che decide di aderire alla partnership.
La direzione generale italiana con ultradecennale esperienza nella dirigenza d’impresa e del mercato russo, la direzione operativa e amministrativa di collaboratori russi che parlano italiano, consentono alla sede di Mosca di Consulenti & Partners di agire come farebbe lo stesso imprenditore italiano nel suo mercato.
Un rapporto fra imprenditori con la stessa esigenza, creare fatturato, fare business.

Consulenti & Partners è già sede giuridica di imprenditori che ci hanno incaricato di aprire, attivare, gestire e amministrare una loro società a Mosca.
Consulenti & Partners è in grado di operare per la costituzione di società giuridiche russe, start-up di aziende produttive e commerciali, partnership ai vari livelli, gestioni amministrativi e contabili.
Il problem solving è una prerogativa di Consulenti & Partners.


Il presidente Vladimir Putin: "Le riserve per una crescita economica sono ben lungi dall’essere esaurite”

“Contro le famose sanzioni alla Russia ci battiamo e ci batteremo, non perché siamo filorussi o filoamericani, ma perché siamo filoitaliani”. il Pil della Russia è aumentato ancora del 2,3% – Nonostante le sanzioni antirusse, la Russia non cadrà nell’isolazionismo e non ostacolerà la cooperazione economica internazionale

L’Agenzia statistica russa (Rosstat) ha riassunto i risultati dello sviluppo economico del Paese nel 2018. La crescita del Pil in Russia l’anno scorso è stata del 2,3%, un risultato superiore alle stime del Ministero dello Sviluppo Economico e della Banca Centrale Russa. Una cifra record dal 2012, anno in cui l’economia era cresciuta del 3,7 per cento.

“Secondo le prime stime, il PIL della Russia nel 2018 avrebbe raggiunto, a prezzi correnti, 103.626,6 miliardi di rubli. La crescita del volume fisico del PIL rispetto al 2017 è stata del 2,3%”, ha dichiarato il portavoce di Rosstat.

Nel 2013 e nel 2014 l’economia è cresciuta rispettivamente dell’1,8% e dello 0,7%. Alla fine del 2015 è stato registrato un calo del 2,5%. Nel 2016 e nel 2017, l’economia russa ha ripreso a crescere: il PIL è cresciuto rispettivamente dello 0,3% e dell’1,6 per cento.

A fine gennaio, il Ministero dello Sviluppo Economico ha migliorato la stima della crescita del PIL portandola dall’1,8% al 2%, grazie soprattutto a una crescita nel settore delle costruzioni. La Banca Centrale ha previsto una crescita del PIL pari all’1,5-2 per cento.
Secondo Rosstat, nel 2018 il prodotto interno lordo del settore delle costruzioni è cresciuto del 4,7%. Solo nel settore finanziario e assicurativo (6,3%), e in quello alberghiero e della ristorazione (6,1%), sono stati registrati tassi di crescita più elevati.

Secondo il presidente russo, Vladimir Putin, le riserve per una crescita economica “sono ben lungi dall’essere esaurite”. Le aziende russe devono “rafforzare le loro posizioni sui mercati nazionali e globali”, e per fare ciò “è necessario rimuovere quanto ostacola il miglioramento del clima imprenditoriale nel Paese”, ha dichiarato Putin.

“Naturalmente, i progetti nazionali dovrebbero diventare un incentivo per le imprese russe, per il rapido sviluppo di tecnologie avanzate e per la produzione di nuovi beni e servizi, affinché le nostre aziende possano rafforzare le loro posizioni non solo sul mercato nazionale, ma anche su quello globale, e partecipare attivamente alle catene mondiali di produzione”, ha aggiunto Putin durante un intervento al Forum “Business Russia”. Secondo il presidente russo, “dovremmo concentrarci su alcune aree critiche, e il primo passo è una conseguente rimozione delle barriere. La qualità del nostro clima imprenditoriale dovrebbe essere commisurata alla portata delle sfide che la Russia deve affrontare”, ha aggiunto.

Il ruolo delle imprese nello sviluppo della Russia è grande, e sono proprio gli imprenditori a creare posti di lavoro, e a garantire così il reddito dei cittadini. “Quanto più dinamiche e forti sono le imprese, sia nei settori tradizionali, sia in quelli emergenti”, ha sottolineato Putin, “tanto più sostenibile sarà la crescita economica della Russia. Ed è necessario, prima di tutto, che il Paese si arricchisca, che la sua prosperità e qualità della vita migliorino”.

A questo proposito, il sostegno statale al commercio è uno dei compiti più importanti nel contesto delle sanzioni antirusse e di altre restrizioni esterne, tenendo presente che dietro lo schermo della politica si nasconde l’eliminazione dei rivali e la ridistribuzione dei mercati.
“Contro le famose sanzioni alla Russia ci battiamo e ci batteremo, non perché siamo filorussi o filoamericani, ma perché siamo filoitaliani”. Lo ha detto il vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio in occasione dell’inaugurazione del Micam, il Salone internazionale delle calzature promosso da Assocalzaturifici a Fiera Milano. Secondo Di Maio “se ci sono imprese che stanno avendo enormi danni dalle sanzioni contro la Russia è giusto che si riveda lo strumento, non il principio”.

Anche per il presidente dell’Associazione “Conoscere Eurasia” e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, “oggi più che mai la Russia è un Paese e un mercato di sbocco strategico per l’economia italiana. La flessione dell’export made in Italy registrata nel 2018 è il segnale di un problema non imputabile esclusivamente alle sanzioni e a quei settori circoscritti soggetti alle restrizioni commerciali. La stabilità del più grande Paese eurasiatico non è in discussione.
Serve tornare a intercettare la domanda russa e, nel contempo, riconsiderare il ruolo di ponte della Russia verso l’Eurasia e la Cina”.

Nonostante le sanzioni antirusse, la Russia non cadrà nell’isolazionismo e non ostacolerà la cooperazione economica internazionale, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin. “Vorrei sottolineare che naturalmente non abbiamo intenzione di cadere nell’isolazionismo, né di costruire barriere che ostacolino la cooperazione economica internazionale. Comprendiamo perfettamente che questo di per sé frenerebbe lo sviluppo del Paese”, ha dichiarato Putin durante un incontro con i rappresentanti della comunità imprenditoriale russa. Il presidente ha osservato che la Russia, insieme ai suoi partner, è aperta, in primo luogo, agli scambi commerciali, tecnologici e di investimento, nonché alla cooperazione.

La risposta alle restrizioni esterne dell’Occidente dovrebbe essere quella di aumentare la competitività globale dell’economia russa. “Dobbiamo accelerare seriamente il ritmo dello sviluppo industriale, rafforzare la nostra base scientifica e tecnologica, favorire la localizzazione della produzione e la conquista di nuovi mercati da parte delle imprese russe, non solo in Russia, ma anche all’estero”, ha sottolineato Putin. (Estratto da Russia 24 – Banca Intesa)


mercato Eurasia, CEE

Consulenti & Partners cambia aspetto e si adatta alle esigenze delle imprese e alla continua evoluzione del mercato dell’Area Russa.

Consulenti & Partners cambia aspetto e si adatta alle esigenze delle imprese a alla continua evoluzione del mercato dell’Area Russa.
Diviene così il partner più qualificato e privilegiato per il business nel mercato di Eurasia, UEE, Unione Economica Eurasiatica di cui fanno parte ad oggi Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan.
Con la ormai sperimentata formula della partnership, Consulenti & Partners agisce e di fatto diviene la sede a Mosca delle imprese italiane che vogliono operare in questa vasta area di mercato.
La proposta di Consulenti & Partners prevede una formula a basso impatto economico per l’azienda italiana, così da poter permettere anche alle piccole imprese di provare ad intraprendere il mercato russo con il minimo impegno economico e praticamente a rischio zero.

Una prova d’introduzione nel mercato che, data la vastità territoriale e le differenti caretteristiche delle varie aree, non può essere inferiore ai 18 mesi, durante la quale ogni costo di marketing, presentazione e gestione è a carico di Consulenti & Partners.
La gestione completa di ogni “fattore” di mercato dalla promozione alla trattativa, trasporti e sdoganamenti, amministrazione, garanzie, post vendita e problem solving sarà trattata direttamente dagli specialisti interni di Consulenti & Partners.
Lo sviluppo e la gestione del mercato nella fase succesiva alla prova di 18 mesi, nel caso di successo e trend positivo.
Consulenti & Partners è in grado di agire, di essere, e di fatto lo è, l’ufficio di Mosca di ogni azienda italiana che decida di aderire alla partnership.
La direzione generale italiana con ultradecennale esperienza nella dirigenza d’impresa e del mercato russo, la direzione operativa e amministrativa di collaboratori interni russi che parlano anche italiano, project manager e sviluppatori di mercato, consentono alla sede di Mosca di Consulenti & Partners di agire come farebbe lo stesso imprenditore italiano nel suo mercato: un rapporto fra imprenditori con la stessa esigenza, creare fatturato, fare business.

Consulenti & Partners è già sede giuridica di imprenditori che ci hanno incaricato di aprire, attivare, gestire e amministrare una loro società a Mosca.
Consulenti & Partners è in grado di operare per la costituzione di società giuridiche russe, start-up di aziende produttive e commerciali, partnership ai vari livelli, gestioni amministrativie e contabili.
Il problem solving è una prerogativa di Consulenti & Partners.


Russia,Bielorussia,Kazakistan,Tajikistan,Kyrgystan

Eurasia strategica per l’export Made in Italy. – Sanzioni motivate da pressioni politiche esterne. – Tedeschi: “l´embargo è solo per voi italiani”. – UE condizionata dalla NATO. – Putin: noi ci fidiamo del governo italiano.

Quando vennero enunciate le prime sanzioni e l´Europa voltò le spalle alla Russia, questa realizzò un´alleanza intergovernativa ed un´unione politica e commerciale con altri Paesi dell´Est e del Far East, all´interno dei quali potesse essere sviluppato un mercato di libero scambio.

Bisogna considerare il fatto che la Federazione Russa è completamente autonoma dal punto di vista energetico, che soddisfa il proprio fabbisogno interno all´83% con fonti rinnovabili (in primis idroelettriche) e che incanalerà ora il grande surplus petrolifero verso i ricchi mercati del Far East, assetati di energia, per prima la Cina.

Il problema, quindi, rimane europeo, fortemente condizionato dalle esigenze della NATO, la quale, per esistere e perdurare, deve assolutamente disporre di un nemico da poter combattere.

Ecco allora la nascita di tre alleanze eurasiatiche: SCO, BRICS e Commissione Economica Eurasiatica.

La SCO-Shanghai Cooperation Organization, raggruppava inizialmente cinque Stati: la Federazione Russa, la Cina, il Kazakhstan, il Kyrgyzstan e il Tajikistan, ai quali si sono successivamente associati l´Uzbekistan, l´India e il Pakistan, per un totale di circa 3 miliardi e duecento milioni di abitanti, quindi circa la metà della popolazione mondiale.

Da ciò si può ben comprendere che tutte le imprese insediate nei paesi SCO, potrebbero non aver più bisogno di esportare in Occidente, in quanto il loro mercato è enorme e potrebbe benissimo essere in grado di saturare la loro produzione.

Un´altra associazione tra Paesi non integrati con l´Unione Europea è quella contraddistinta mediante l´acronimo BRICS, che deriva dalle iniziali dei paesi fondatori: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.
Si tratta di cinque economie emergenti ed a forte crescita, con un PIL. Anche in questo caso i paesi aderenti rappresentano circa la metà della popolazione mondiale e si sono impegnati per un libero scambio, svincolato dalla supremazia del dollaro quale valuta di riferimento, annunciando anche la volontà di adottare una nuova valuta di riserva globale, che dovrebbe essere “diversificata, stabile e prevedibile”

Tutto ciò premesso si tratta ora di comprendere quanto la cecità del nostro governo impedisca di fatto alle aziende italiane di cooperare con quelle della Federazione Russa e dei Paesi aderenti ad Eurasia e ciò a causa di embarghi e sanzioni, motivati da aleatorie pressioni politiche esterne.

– E quanto anche il governo attuale faccia veramente nonostante i vari e ripetuti “proclami” in disaccordo con le sanzioni, per mettere fine a questa inutile, ingiusta e “masochista” adesione forzata al “dictat” di oltre oceano – Nonostante il presidente russo Vladimir Putin non avesse nascosto, a suo tempo, la propria ammirazione per la svolta italiana: “Sappiamo che l’economia italiana ha delle basi molto solide, noi ci fidiamo di tutto quanto sta facendo il governo italiano e siamo sicuri che i problemi saranno risolti”. ( ndr)

– “I rapporti politici italo-russi sono eccellenti, ma…non si può essere contrari alle sanzioni e poi applicarle. Certamente ci vuole lealtà nei confronti dell’Ue ma la lealtà si può manifestare anche esprimendo dissenso, prima o poi”.
“Mentre l’Unione economica eurasiatica è un processo non breve ma in evoluzione, nell’Ue si assiste a un processo di disgregazione determinato da uno sviluppo economico disomogeneo. L’Eurasia è una possibilità per mitigare queste difficoltà, ma a oggi non ne approfittiamo… ( dichiarazione del presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico)

Per finire, desidero solo ricordare l´incontro avuto presso una grande compagnia russa con gli esponenti di una multinazionale tedesca.
Alla mia domanda su come facessero a vendere in Russia, viste le sanzioni e le limitazioni, mi stato risposto con il loro inconfondibile accento teutonico “l´embargo è solo per voi italiani”.

(Prof. Franco C. Grossi Esperto della Federazione Russa al Ministero della Scienza a Mosca – estratto dal Giornale Diplomatico)


Putin all'Assemblea federale

Presidente Putin davanti all’Assemblea Federale: La Russia non dislocherà missili ai confini con l’Europa, gli USA contino la distanza e la velocità dei nostri missili. Putin invita l’Europa a ripristinare relazioni normali. Putin: “Le riserve della Russia superano il debito esterno” Infrastrutture: importanti investimenti per aeroporti e ferrovie. “Più figli, meno tasse”- e lo stato pagherà i mutui per le famiglie numerose – Dimezzata la povertà in Russia.

(La relazione del presidente di fronte all’Assemblea Federale è una prassi prevista dalla Costituzione della Federazione Russa: nel suo intervento il presidente illustra la situazione del paese ed i principali vettori di sviluppo della politica interna ed internazionale – L’Assemblea Federale è l’organo del potere legislativo della Federazione Russa e comprende le due camere del parlamento, la Duma di Stato, simile alla camera dei deputati, ed il Consiglio federale, simile al senato)
Riguardo all’uscita degli USA dal trattato INF Putin ha dichiarato:
“Negli ultimi anni verso la Russia gli USA hanno avviato una politica che non si può definire “amichevole”, caratterizzata da azioni anti russe e interessi negati, sanzioni che violano il diritto internazionale, e atti che distruggono tutta la base giuridica delle relazioni mondiali, faticosamente formulata negli ultimi decenni. La Russia viene presentata come una minaccia globale. Non è vero. La Russia non minaccia nessuno, tutte le nostre misure hanno un carattere difensivo. Noi non siamo interessati allo scontro.
I nostri partner non vedono a che velocità cambia il mondo. Difficilmente questo coincide con gli interessi degli USA. Molti dei loro politici sono ossessionati dall’ idea della loro superiorità sul resto del mondo. E’ un loro diritto pensare come vogliono, ma sanno contare? Allora che contino la velocità delle nostre armi e la distanza da loro, prima di compiere altri passi ostili nei confronti della Russia.”
La Russia non dislocherà missili ai confini con l’Europa, ma se gli USA lo faranno, questo metterà a rischio la sicurezza della Russia – ha dichiarato il presidente Putin:
“Alcuni di questi missili possono volare verso Mosca in 20 minuti, questo è una minaccia per la Russia e noi reagiremo in maniera speculare”
Putin invita l’Europa a ripristinare relazioni normali
“Speriamo che da parte dell’Unione Europea ci sia un cambio di rotta e vengano ripristinate relazioni normali: i cittadini di questi paesi, ed anche la comunità imprenditoriale lo vogliono: è nei nostri interessi reciproci”
Putin: cooperazione con Cina è un modello
“Il nostro modello di cooperazione con la Cina è un esempio: continueremo a lavorare per l’integrazione del progetto cinese della Grande via della Seta con l’ Unione Economica Euorasiatica. Guardiamo con fiducia anche alla collaborazione con l’India”

“Il nuovo missile Avangard come il primo Sputnik”
“La concorrenza mondiale si sposta sul terreno della scienza e dell’innovazione ” – ha detto il presidente Putin, che ha paragonato il progetto del sistema Avangard al lancio del primo satellite Sputnik nello spazio: “è importante applicare in campo civile le innovazioni acquisite in ambito militare”
Putin: “Semplificare i visti per i turisti stranieri”
Il presidente Putin nel suo discorso ha ricordato l’esperienza positiva dei Mondiali di Calcio, che hanno contribuito ad incrementare l’interesse dei turisti stranieri verso la Russia ed ha incaricato il governo di lavorare per la creazione di un sistema di emissione di visti elettronici per i turisti stranieri.
Infrastrutture: nel 2019 aprirà l’alta velocità Mosca – San Pietroburgo
“Lo sviluppo delle infrastrutture è cruciale per la Russia, siamo il paese con il territorio più esteso al mondo: lo sviluppo delle infrastrutture rinforza l’architettura dello stato, supporta la crescita dell’economia: nel 2019 verrà aperto al traffico ferroviario il ponte della Crimea, e verrà inaugurata la nuova linea ferroviaria ad altra velocità tra Mosca e San Pietroburgo. Da qui al 2021 verranno ampliati 60 aeroporti.” – ha detto il presidente Putin
L’agricoltura traina l’export russo
“Un indicatore molto importante della crescita del business è la crescita dell’export – ha detto Putin – un esempio è l’agricoltura: nel 2018 l’export di grano ha toccato la quota record di 44 milioni di tonnellate”.

Putin: “Le riserve della Russia superano il debito esterno”
Venendo alle misure economiche, il presidente Putin ha sottolineato che per la prima volta nella storia, le riserve della Russia superano il debito verso l’estero.
Un milione per gli insegnanti che vanno in campagna
In un altro passaggio del suo discorso il presidente Putin ha rimarcato il miglioramento generale del livello d’istruzione in Russia ed ha proposto di lanciare anche in questa sfera un progetto già implementato nella sanità: gli insegnanti che decideranno di andare a lavorare nelle scuole dei piccoli centri abitati in campagna riceveranno un incentivo di 1 milione di rubli (15 mila euro circa).
Un altro tasto dolente su cui ha posto l’attenzione il presidente Putin è quello dell’attenzione per l’ecologia e lo smaltimento dei rifiuti, rimproverando gli amministratori locali:
“Molte discariche sono stracolme, eppure sorgono dei quartieri residenziali vicino ad esse. Chi ha dato le documentazioni per costruire? Far finta di nulla non risolve il problema”.
Un’altra proposta di Putin a tutela del cittadino
“Non si può strozzare il cittadino. E’ necessario realizzare una dilazione dei pagamenti per quei cittadini che a causa di imprevisti (gravi malattie, perdita del lavoro) non possono pagare le ipoteche”.
Dimezzata la povertà in Russia
“La soluzione della crisi demografica va di pari passo con il superamento della povertà” – specifica Putin – “Nel 2000 40 milioni di persone in Russia vivevano sotto la soglia di povertà, ora sono 19 milioni. Ma restano troppi, troppi.”
Lo stato pagherà i mutui per le famiglie numerose
Putin ha poi elencato tutta una serie di misure in sostegno della famiglia, tra cui un finanziamento diretto per il pagamento del mutuo sulla prima casa per tutte le famiglie numerose (3 o più figli).
Putin sottolinea l’importanza della politica demografica: “Più figli, meno tasse”
Il presidente Putin ha rimarcato l’importanza per la Russia del problema demografico: “La Russia è entrata in un periodo difficile dal punto di vista demografico. Il tasso di natalità è in calo”.
Putin ha poi elencato una serie di manovre concrete in sostegno alle famiglie, compresa la riduzione progressiva delle imposte:
“Fare figli non deve provocare per le famiglie una riduzione del reddito, ne deve portarle alla povertà. Dobbiamo ripensare il carico tributario sulle famiglie secondo un principio molto semplice: più figli, meno tasse.”
Putin si rivolge ai deputati, invitandoli a lavorare
“La gente non si fa ingannare. Per la gente è importante vedere cosa è stato fatto e come questo migliora la loro vita, non prima o poi, ma subito.”


Crimea investitori e imprenditori investono in Crimea

La Repubblica di Crimea un polo d’interesse strategico per gli imprenditori. Le società straniere investono in Crimea.

Le società straniere investono in Crimea.
In Crimea la situazione economica è propizia.
Previsto anche l’arrivo di una delegazione britannica di circa 15 tra politici, esperti e imprenditori.

In occasione del Forum russo di investimenti a Sochi la ministra delle finanze della Repubblica di Crimea, Irina Kiviko, ha descritto al corrispondente di Sputnik il clima favorevole agli investimenti di cui gode la penisola.
— Oggi stiamo per firmare accordi di investimento con alcuni importanti investitori per grandi cifre di denaro. Un investitore dispone di 5 miliardi di rubli, un altro di 1,2 miliardi e un altro ancora di 1 miliardo. Dunque, c’è interesse per la Crimea.
E quest’interesse aumenta. Gli investitori sono pronti a costruire i loro stabilimenti da noi e a creare posti di lavoro. La situazione è propizia. E noi aiutiamo gli investitori che investono in Crimea.

— Ci sono società straniere che investono in Crimea nonostante la situazione internazionale?
— Sì, e sono molte. Ci chiedono, però, di non rivelare i loro nomi. E noi ci atteniamo a questa richiesta. Ciononostante sia le importazioni sia le importazioni crescono. E le società straniere vengono in Crimea e molte di loro sono europee.
Vi sono anche società italiane.

Dunque, nonostante le sanzioni, gli imprenditori ritengono che in Crimea la situazione economica sia propizia: abbiamo una zona libera di scambio, condizioni preferenziali importanti e questo attira gli investitori.
Siamo contenti di accoglierli tutti. E per questo firmiamo gli accordi.

— Quali sono i maggiori progetti al momento in Crimea?

— Abbiamo molti progetti attivi nei settori dei trasporti, dell’agricoltura, del turismo, dell’industria alimentare e dei centri commerciali. I soldi vengono investiti in più comparti e non solamente in uno.
— Cosa riguarda l’investimento di 5 miliardi che Lei ha menzionato?
– L’investimento riguarda la costruzione di uno stabilimento per la lavorazione dell’alluminio che ospiterà anche un centro di formazione.

Per la prima volta dal 2014 la Crimea verrà visitata da una delegazione britannica, ha dichiarato il premier della repubblica Sergey Aksenov.
il gruppo prenderà parte al V Forum economico internazionale Yalta.
Aksenov ha sottolineato che la penisola ha un enorme potenziale d’investimento e questo è chiaro agli imprenditori stranieri che vogliono stabilire relazioni commerciali con la regione. ( Estratti da Sputnik)


Putin investe molti miliardi di dollari per rissovare gli aeroporti

• L’Italia aiuterà la Russia a cancellare i danni delle sanzioni sul GNL. Gli italiani che investono in Russia avranno solo profitti.

• L’Italia aiuterà la Russia a cancellare i danni delle sanzioni sul GNL. Gli italiani che investono in Russia avranno solo profitti.
• Mentre un’altra azienda Italiana illumina gli aeroporti russi: la Russia sta investendo 6 miliardi di dollari per modernizzare gli aeroporti.
• Ma le sanzioni antirusse sono uno strumento di concorrenza sleale, ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo Alexander Pankin.

L’azienda italiana Tenaris, insieme a lla Severstal, aprirà un impianto per la produzione di tubi per l’industria petrolifera e del gas a Surgut.
Paolo Rocca, CEO di Tenaris, ha spiegato che, in piena attività, la joint venture prevede di coprire il 15-20% del mercato russo dei tubi per gasdotti e oleodotti.
“Gli investimenti nella produzione in Russia da parte dei partner italiani sono un passo positivo, soprattutto perché non ci sono restrizioni in materia: le sanzioni statunitensi hanno incluso singoli imprenditori nel settore dei tubi in Russia, ma non sono state applicate alle aziende. Quindi gli italiani non devono temere di investire in Russia: ne avranno solo profitti. Molte aziende europee lavorano con i partner russi seguendo questo principio”, ha detto Yushkov, esperto della Fondazione nazionale per la sicurezza energetica Igor Yushkov.
“L’intenzione della leadership russa di voler localizzare la produzione in Russia è pienamente giustificata dalle restrizioni statunitensi. E in questo caso l’Italia sta aiutando la Russia ad annullare i possibili danni all’industria del GNL, che potrebbero sorgere in futuro a causa delle sanzioni”, osserva l’esperto.
E un’azienda italiana illumina gli aeroporti russi: da Mosca a Vladivostok le luci di OCEM azienda bolognese, sono la prima cosa che vedono i passeggeri che atterrano e l’ultima quelli che decollano. Luci accese anche sulle nuove opportunità di business, perché la Russia sta investendo 6 miliardi di dollari per modernizzare 42 aeroporti.
E tutto nonostante il fatto che: le sanzioni antirusse degli Stati Uniti sono uno strumento di concorrenza sleale e sono finalizzate per cacciare dai mercati non solo la Russia, ma anche i Paesi europei, ha dichiarato a Sputnik il vice ministro degli Esteri russo Alexander Pankin.
“Sono uno degli strumenti di concorrenza ingiusta e per dirla più direttamente sleale che gli americani usano per spostare nei mercati non solo noi, ma anche i partner europei”, ha detto Pankin. “La concorrenza tra Paesi o gruppi di Paesi è in generale qualcosa di normale, ma i metodi sono sleali”, ha aggiunto.


Il partner giusto per il mercato russo/Eurasia