L’economia russa resiste alla crisi. Maxi piano per la ripresa economica. Il rublo si rafforza…

L’economia russa resiste alla crisi, causata dal coronavirus, e si prepara a ripartire

L’economia russa resiste alla crisi. Maxi piano per la ripresa economica. Il rublo si rafforza…

L’economia russa resiste alla crisi  da coronavirus e riparte.

Dopo il drammatico calo del mese di aprile nel maggio 2020 la recessione ha rallentato il passo.

Aumentano le spese dei russi: a maggio 2020 lo scontrino medio per gli acquisti di beni di prima necessità nei supermercati  è cresciuto del 15% rispetto all’anno scorso –

A maggio, tra le  categorie di beni di consumo la Russia ha registrato un’impennata della domanda di materiali da riparazione e da costruzione, e di attrezzature sportive  per il work-out casalingo.

Nel periodo giugno-luglio, ci sarà un aumento significativo del fatturato per abbigliamento, calzature e accessori.

Maxi piano per la ripresa economica in Russia.

l governo della Russia ha presentato un maxi piano per la ripresa economica del Paese.

Il programma è suddiviso in nove sezioni e comprende circa 500 attività.

L’obiettivo principale del programma è quello di aumentare i redditi reali della popolazione, ridurre la disoccupazione.

Oltre a garantire una crescita economica sostenibile tramite tecnologie moderne e di nuove opportunità nel mercato del lavoro.

Il rublo  si rafforza e sfida  il tandem dollaro-euro.

l rublo nonostante tutto si sta rafforzando rispetto al dollaro e all’euro.

Dopo una serie di drammatici cali in marzo,  la moneta russa si è rafforzata nel mese di giugno scendendo a quota 68,3 rubli per dollaro e a 76,6 per euro.

La pandemia non riesce a ostacolare la cooperazione  tra l’Italia e la Russia

Fondazione “RK-Investizii” e Banca Intesa Russia, l’istituto leader per i finanziamenti delle piccole e medie imprese in Russia, svilupperanno in maniera congiunta dei progetti regionali –

Banca Intesa Russia tra le prime ha aderito al programma del Governo di Mosca che prevede l’erogazione dei crediti agevolati alle Pmi.

(Fonte Banca Intesa Russia 24)

 


Negli ultimi anni, la Russia sta utilizzando oro, yuan, euro e altre valute per ridurre la quota di dollari nelle sue riserve internazionali da 500 miliardi di dollari, liberandosi di denaro e titoli del tesoro e firmando accordi con i principali partner commerciali come Cina e India in valute locali.

L’economia globale rischia un’altra “Grande Depressione”. – I governi occidentali hanno accumulato troppi debiti negli ultimi dieci anni – Mosca può sentirsi sicura, rispetto ad altre grandi economie europee.

La scorsa settimana, l’FMI ha lanciato un severo avvertimento sull’economia globale e, mentre la maggior parte dei grandi stati occidentali sono vulnerabili a una nuova crisi, la Russia ha preparato le sue difese.

Il presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI) Kristalina Georgieva la scorsa settimana ha fatto un preoccupante avvertimento: l’economia globale rischia un’altra “Grande Depressione”.

Come ha riportato il Guardian, Georgieva ha fatto questo annuncio durante un discorso al Peterson Institute of International Economics a Washington, sostenendo che l’attuale economia è paragonabile ai “ruggenti anni ’20” culminati nel grande crisi economica del 1929, rivelando che una tendenza simile è già in atto.

L’annuncio è passato in sordina in molti media mainstream, mentre le parole di Georgieva non sono rimaste inascoltate da Mosca, perché il suo avvertimento conferma ciò che gli esperti russi affermano da anni: una grave crisi finanziaria occidentale è imminente. E, secondo Mosca, il tracollo del 2008 sembrerà una passeggiata rispetto alla crisi che ci aspetta, riporta il Guardian.

Le ragioni sono semplici, secondo gli addetti ai lavori in Russia: i governi occidentali hanno accumulato troppi debiti negli ultimi dieci anni e c’è una serie di bolle speculative preoccupanti nel sistema. Tra queste ci sono quelle dei titoli statunitensi, proprietà tedesche e britanniche e le valutazioni sovradimensionate delle società tecnologiche, in particolare le startup che difficilmente riusciranno a rientrare nei loro costi. Aumenta la forza lavoro che invecchia, il ristagno dei salari, i costi della vita aumentano e le industrie tradizionali spariscono a causa dell’innovazione IT: questi sono tutti gli ingredienti necessari per una crisi senza pari.

Come sottolinea l’esperto russo Kirill Shamiev, “in ambito accademico molte persone sono state piuttosto chiare su una grave recessione dal 2016-2017,” e la Russia “è in una posizione più favorevole ora rispetto al 2007-2008, è meno dipendente dai mercati occidentali”.

Un altro motivo per cui Mosca può sentirsi relativamente sicura, rispetto ad altre grandi economie europee, è la sua massiccia riserva di liquidità e asset. Da gennaio 2015, il Cremlino ha aumentato le riserve del suo fondo di emergenza da $ 376 a $ 557 miliardi, nonostante la profonda recessione e la conseguente scarsa crescita economica. In effetti, le riserve sono ora più grandi di prima della crisi ucraina del 2014, e non lontano dalla situazione precedente alla crisi del 2008, un momento in cui i prezzi del petrolio erano alle stelle.

La dipendenza dalle esportazioni di greggio si è rivelata pericolosa per l’economia russa, con il rublo in forte calo nel 2014, quando i prezzi sono crollati. Desideroso di evitare un avvenimento simile, il governo ha introdotto una “regola fiscale” in cui vengono incassati i ricavi delle vendite di petrolio oltre $ 40 al barile, anziché utilizzati per le spese quotidiane.

Ciò che è interessante è anche la diversificazione delle riserve. Un decennio si trattava quasi esclusivamente di dollari statunitensi, ma ora l’oro rappresenta circa un quinto del totale, il che significa che oltre 100 miliardi di dollari sono attualmente legati al metallo prezioso. Alcuni suggeriscono che la grande attenzione per l’oro, che di solito aumenta di valore durante una crisi, potrebbe far parte dei preparativi per un eventuale nuovo sistema monetario.

Sotto la spinta della de-dollarizzazione le riserve auree della Russia continuano a crescere in risposta all’aggressività delle sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha confermato che la politica economica della Russia include la “graduale de-dollarizzazione dell’economia” a causa di quello che ha definito un “uso sempre più aggressivo di sanzioni finanziarie da parte dell’amministrazione statunitense” e “l’abuso definitivo” del dollaro come valuta di riserva mondiale da parte di Washington.

Il volume totale delle riserve auree della Russia si sta avvicinando a quello dell’Italia (2.452 tonnellate) e alla Francia (2.436 tonnellate).

Secondo il World Gold Council, le banche centrali hanno acquistato circa 547,5 tonnellate di oro nei primi tre trimestri del 2019, con un totale degli acquisti pari al 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Russia ha rappresentato il 20% di questi acquisti.

Grazie alle sue vaste ricchezze di riserve d’oro non sfruttate, la Russia è in grado di produrre praticamente tutto l’oro che finisce nelle sue casse interne, con la Banca Centrale che acquista quasi la metà del totale di lingotti prodotti.

Negli ultimi anni, la Russia sta utilizzando oro, yuan, euro e altre valute per ridurre la quota di dollari nelle sue riserve internazionali da 500 miliardi di dollari, liberandosi di denaro e titoli del tesoro e firmando accordi con i principali partner commerciali come Cina e India in valute locali.

Durante l’ultimo vertice, i Paesi BRICS hanno sostenuto l’idea di introdurre un sistema di pagamento unico, alternativo allo SWIFT, per implementare ulteriormente i pagamenti in valuta nazionale.

Il peso dei BRICS nel commercio mondiale è aumentato in maniera significativo. Nel corso di 15 anni il volume delle transazioni societarie nei Paesi dell’associazione è aumentato di 15 volte, passando da 26,5 miliardi di dollari a 388 miliardi di dollari. I BRICS rappresentano oltre il 17% del volume del commercio internazionale e più del 20% degli investimenti diretti esteri globali. Allo stesso tempo, la quota dei pagamenti in dollari tra questi Paesi è diminuita. Come riferito da Kirill Dmitriev, direttore del RDIF (Russian Direct Investment Fund), in Russia la quota del dollaro nei pagamenti commerciali verso l’estero è scesa dal 92% al 50% in 5 anni, mentre quella del rublo è salita dal 3% al 14%.

Alla luce di questo, i BRICS stanno pensando di introdurre un proprio sistema di pagamento, alternativo allo SWIFT, per effettuare i pagamenti nelle valute nazionali. L’attuale approccio con cui sono effettuati i pagamenti commerciali con l’estero tramite SWIFT preoccupa molti: dal momento che lo SWIFT è controllato dagli Stati Uniti, il sistema può essere utilizzato come strumento di pressione politica. ( Estratti da Sputnik)

 


La Russia punta a diventare una meta ambita per gli investitori globali.

La Russia punta a diventare una meta ambita per gli investitori globali. – Per il presidente di Banca Intesa: “La Russia dev’essere una delle priorità per il business italiano”

Per il presidente, Vladimir Putin, la stabilità economica e finanziaria della Russia rappresenta “un’ottima garanzia per gli investitori esteri” – Il Cremlino lancia un nuovo programma per ottenere entro il 2024 delle sostanziali promozioni nel rating “Doing Business” della Banca Mondiale –

Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa: “La Russia dev’essere una delle priorità per il business italiano” – Sesto seminario italo-russo a Torino, organizzato dall’Associazione “Conoscere Eurasia”: Torino è motore dell’export regionale verso la Russia e argina la contrazione delle esportazioni piemontesi.

Negli ultimi anni la Russia ha raggiunto un alto livello di stabilità economica e finanziaria. Il Cremlino è costantemente impegnato nel miglioramento dei meccanismi di salvaguardia e promozione degli investimenti esteri. Tutti questi fattori garantiscono la tutela dei capitali investiti in Russia. Lo ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin, durante un recente incontro con i rappresentanti del mondo imprenditoriale tedesco.

“Tutti sono stanchi di calcolare le perdite derivanti dalle sanzioni. La Russia fa parte della grande famiglia europea. Ci siamo sempre comportati in modo molto regolare e stabile nei confronti dei nostri partner economici. Non usiamo mai alcuna leva economica per risolvere questioni politiche. E voglio assicurarvi che ciò rimarrà invariato anche in futuro”, ha dichiarato il presidente Putin, rivolgendosi agli investitori esteri.

Intanto il dibattito governativo relativo all’“Accordo sulla promozione e la salvaguardia degli investimenti” nel complesso è concluso. Alla Duma di Stato, la Camera bassa del Parlamento russo, è stato presentato un pacchetto di progetti di legge basato sulle proposte del ministero delle Finanze: al fine di attirare nuovi grandi investitori dall’estero, le autorità russe stanno puntando sul netto miglioramento delle condizioni economiche e finanziarie per le imprese che hanno preso la decisione strategica di lavorare in Russia.

Negli ultimi anni in Russia sono state create aree di sviluppo avanzato e sono stati stipulati contratti di investimento regionali e specializzati. La disposizione chiave dell’Accordo sulla promozione e la salvaguardia degli investimenti è la cosiddetta “clausola di stabilizzazione”, che tutela gli investitori da eventuali costi aggiuntivi, associati, ad esempio, all’innalzamento dei requisiti sulla qualità dei beni, alla riduzione delle quote, all’introduzione di sanzioni e persino ad una decisione delle autorità, se, ad esempio, dovesse comportare dei ritardi per l’avvio del progetto.

Tale accordo potrà essere stipulato per 6, 12 e 18 anni. Sarà di 6 anni per progetti con propri investimenti fino a 3 miliardi di rubli. Di 12 anni per progetti che superano il costo di tre miliardi di rubli e di 18 anni per i progetti con propri investimenti superiori a 10 miliardi di rubli. Inoltre, la società dovrà avere almeno 100 dipendenti e il suo capitale autorizzato dovrà superare i 50 milioni di rubli oppure il fatturato dovrà essere superiore a 800 milioni di rubli. Il disegno di legge non prevede una gara d’appalto, il progetto sarà sottoposto solo ad un audit finanziario, la cui procedura sarà definita da un ulteriore decreto governativo.

Inoltre, il ministero dello Sviluppo Economico ha creato un nuovo programma per semplificare le procedure amministrative a cui devono far fronte le imprese e che comprende anche alcune misure volte, in particolare, ad innalzare entro il 2024 la posizione della Russia nel rating “Doing Business” della Banca Mondiale.

Complessivamente, il programma “Trasformazione del clima imprenditoriale” preparato dal ministero dello Sviluppo Economico definisce sedici direzioni principali, tra cui l’edilizia urbana, la regolamentazione doganale, lo sviluppo delle esportazioni, l’ecologia e altro ancora. In questo modo il governo russo prevede di adempiere ad un altro compito prefissato da Putin: aumentare entro il 2024 la quota degli investimenti nell’economia fino al 25%, ovvero di circa 4 punti percentuali.

La versione aggiornata del piano comprende misure relative ai cinque nuovi settori presi in considerazione dalla Banca Mondiale, come ad esempio la registrazione accelerata degli immobili, il collegamento rapido alla rete elettrica e l’ottenimento dei permessi di costruzione. Quest’anno, gli ultimi due indicatori sono gli unici grazie a cui la Russia ha migliorato la propria posizione nel rating “Doing Business”: si è infatti classificata al 7° posto per quanto riguarda l’accesso alle reti elettriche di cinque linee, mentre in termini di ottenimento dei permessi di costruzione è passata dal 48° al 26° posto. Per quanto riguarda la registrazione delle proprietà, il paese ha mantenuto finora il suo 12° posto.

In base al nuovo piano, per quanto concerne la registrazione della proprietà, la Russia dovrebbe avanzare di quattro posizioni in una sola volta, fino all’ottavo posto. Saranno notevolmente ridotti i tempi di registrazione per passare a forme standard di contratti elettronici per tutti i tipi di transazioni immobiliari e si darà l’autorizzazione a registrare i diritti di proprietà immediatamente dopo la messa in servizio degli impianti.

Il numero di procedure per l’ottenimento dei permessi di costruzione dovrebbe essere ridotto da 15 a 13 e il tempo necessario per la loro esecuzione dovrebbe passare da 194 a 136 giorni. Se tale obiettivo sarà raggiunto, il costo delle procedure amministrative per la costruzione di un piccolo impianto di produzione ammonterà all’1,1% del suo valore. Infine va notato che il Cremlino prevede di passare entro il 2024 dall’attuale 50° al 30° posto per quanto riguarda i criteri di tassazione. Nel dicembre del 2020, il ministero dello Sviluppo Economico intende far introdurre dal governo una legge che eviti alle società non quotate in borsa di effettuare la revisione obbligatoria dei bilanci annuali a seconda della decisione dell’Assemblea generale degli azionisti. E nel marzo 2020, verrà inoltrata una relazione con la proposta di svolgere le assemblee generali degli azionisti in formato online. Oltre alle misure relative al rating “Doing Business”, il ministero dello Sviluppo Economico ha aggiunto più di un centinaio di nuove misure al piano per stimolare la crescita degli investimenti. La maggior parte di esse è già in corso di attuazione e riguarda la riforma del sistema russo di controllo e di supervisione.

La Russia ascolta attentamente i suggerimenti degli investitori riguardo alle possibilità di migliorare il clima finanziario ed economico nel Paese. Il Cremlino di recente ha lanciato alcuni importanti programmi d’investimento e in questo contesto “lo sviluppo della cooperazione con la Russia deve diventare una delle priorità per le aziende italiane”. ( Tratto da Russia 24 di Banca Intesa)


Economia, Russa sorpasserà la Germania nel 2020

Economia, Russa sorpasserà la Germania nel 2020 – Migliorano le stime sull’inflazione e sul tasso di cambio del rublo per il secondo semestre del 2019 – In Russia inflazione a tasso 0 nel mese di giugno – Made with Italy”: produzione in loco con elevati standard di eccellenza.

Nel futuro prossimo delle maggiori economie mondiali non c’è soltanto l’imminente sorpasso della Cina ai danni degli Stati Uniti . Lo stesso report sulle previsioni della banca britannica Standard Chartered, infatti, anticipa un altro sorpasso: quello che vedrebbe la Russia superare la Germania al quinto posto fra le maggiori economie globali (in termini di Pil corretti con i cambi a parità di potere d’acqisto – PPP). Un sorpasso, anche questo, che sarebbe dietro l’angolo: è previsto nel 2020. (Estratto da wallstreetitalia di Alberto Battaglia )

Migliorano le stime sull’inflazione e sul tasso di cambio del rublo per il secondo semestre del 2019

La più grande banca russa ha rivisto in meglio le sue previsioni di inflazione, e ritiene che il rublo si rafforzerà ancora di più nella seconda metà dell’anno – Lo scenario più probabile per lo sviluppo dell’economia russa è un proseguimento della crescita.

Per gli esperti di Sberbank Investment Research, divisione analitica di Sberbank CIB, così come per molti altri, è stata una sorpresa vedere che, per la prima volta nella storia economica moderna, nel mese di giugno si è registrata un’inflazione mensile pari a zero. Questo risultato ha comportato un calo dell’inflazione annua fino al 4,7%. ( estratto da Russia 24 Intesasanpaolo Il Sole 24ore)

Negli ultimi anni la politica economica russa ha intrapreso una strada che direttamente o indirettamente è legata alla questione delle sanzioni incrociate con l’Occidente.

In particolare, Mosca ha lanciato un piano di sostituzione delle importazioni, il cosiddetto “Import Substitution Plan”, con l’obiettivo di ridurre le importazioni del 50% entro il 2020 e sostituire nel tempo i beni provenienti dall’estero con prodotti sul territorio russo. Questa scelta ha spinto le aziende italiane fortemente colpite dalle sanzioni e interessate a mantenere la loro presenza nell’area di passare dal “Made in Italy” al “Made with Italy” che in sostanza significa rafforzare la produzione in loco conservando elevati standard di eccellenza. ( estratto da Sputnik)

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una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale. – Gli investitori stranieri continuano a disfarsi delle obbligazioni di Stato USA. – Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove che il Dollaro potrebbe essere alla fine della sua era. – Fra le varie concause i paesi sanzionati dagli Usa che è un elenco è sempre più lungo.

“Il dollaro statunitense è stato la valuta di riserva dominante del mondo per quasi un secolo”, ha scritto uno degli economisti della banca statunitense, Craig Cohen, in un rapporto all’inizio di questo mese. “Tuttavia, noi crediamo che il dollaro potrebbe perdere il suo stato di principale valuta internazionale

Ma una svendita ancora più massiccia ha interessato il mercato azionario: gli investitori stranieri hanno ridotto al minimo storico i propri investimenti nei titoli delle società americane.

Già qualche tempo fa la Russia era considerata uno dei maggiori investitori in obbligazioni di Stato USA. Nel 2010 gli investimenti della Banca centrale russa in treasuries superavano i 176 miliardi di dollari. Ma per via delle pressioni esercitate da Washington sotto forma di sanzioni Mosca a partire dal 2014 ha gradualmente rimosso fondi dal suo portafoglio di investimenti americani. E nella primavera del 2018, dopo l’ennesima ondata di sanzioni, la Banca di Russia ha condotto una massiccia svendita di treasuries dimezzando bruscamente il suo portafoglio da 96,05 miliardi a 48,724 miliardi di dollari.

All’inizio di quest’anno sono rimasti solamente 14 miliardi di dollari di titoli di Stato americani nelle tasche della Banca centrale russa. A maggio, secondo le statistiche del Ministero USA delle Finanze, la Russia ha ridotto la sua quota a 12 miliardi di dollari.

Con i fondi ricavati dalla vendita di titoli americani la Banca centrale russa sta comprando oro come garanzia contro i rischi monetari e sanzionatori. Negli ultimi 10 anni la quota di oro nelle riserve internazionali russe è quasi decuplicata. Al momento la Banca detiene 2190 tonnellate di questo metallo prezioso per un totale di circa 90 miliardi di dollari. È un record nella storia post-sovietica. L’imprevedibilità dell’amministrazione Trump, l’appetito sfrenato della Fed (la Riserva Federale USA) per il credito e l’instabilità geopolitica rendono l’oro un bene di gran lunga più attrattivo rispetto ai titoli di Stato USA.

In generale, aumenta la sfiducia nei confronti dell’economia americana: il debito pubblico USA ha già superato i 22 trilioni di dollari ed è chiaro a tutti che il Tesoro ha ormai perso il controllo sulla situazione. Per questo, anche gli alleati di Washington stanno abbandonando i beni in dollari. Infatti, la Gran Bretagna ad aprile ha ridotto il proprio portafoglio di treasuries di 16,3 miliardi di dollari.

“Il dollaro statunintense è stato la valuta di riserva dominante del mondo per quasi un secolo”, ha scritto uno degli economisti della banca statunitense, Craig Cohen, in un rapporto all’inizio di questo mese. “Tuttavia, noi crediamo che il dollaro potrebbe perdere il suo stato di principale valuta internazionale (cosa che comporterebbe il suo deprezzamento nel medio termine) a causa di ragioni strutturali e cicliche”.

JP Morgan: è la fine del dollaro e del suo dominio mondiale

A minare il dominio del biglietto verde sarebbe il crescente potere nel mercato internazionale delle economie asiatiche. Il centro economico globale è pronto a trasferirsi in Asia. L’ingresso della Cina nel club dei giganti economici è uno dei fattori di questo trasferimento, ma non è l’unico.

L’intera area asiatica, che comprende la porzione di mondo tra Russia, Turchia e Arabia Saudita sino a Giappone e Nuova Zelanda, vanta i 3/4 della crescita economica globale e più del 50% del PIL mondiale. I crescenti rapporti di scambio all’interno di questa zona aumenteranno il numero delle transazioni che non avverranno in dollari.

L’aumento delle transazioni internazionali in altre valute provocherà un’erosione del valore del dollaro come moneta internazionale e porrà le basi per la sua sostituzione, afferma Cohen. La centralizzazione dell’economia nei mercati asiatici porterà al tramonto del dominio degli USA e del dollaro statunitense, mentre i paesi e le monete asiatiche avranno un maggior potere. ( Estratto da Sputnik)

Anche Colin Lloyd ha fornito una serie di prove pratiche sul fatto che il Dollaro potrebbe davvero essere giunto alla fine della sua era. Gli indici che supportano questa ipotesi sarebbero oramai più di uno. A provare la possibile fine del Dollaro Usa come valuta di riferimento sono anzitutto le prime mosse del presidente americano Trump. Già nei primi mesi del suo soggiono alla Casa Bianca, il leader repubblicano aveva subito sconfessato l’accordo di partenariato transpacifico, un’intesa che coinvolgeva ben 12 nazioni tra cui Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Trump motivò la sua mossa citando il fatto che tutti questi paesi dovevano oramai tanto agli Usa e per gli Stati Uniti non era più possibile andare avanti così.

Il leader americano forse non si attendeva che gli 11 paesi orfani degli Usa avrebbero firmato un nuovo accordo di partenariato senza gli Usa e migliore di quello che era in vigore quando vi erano gli americani.

Il risultato finale della controffensiva degli 11 paesi è stato il seguente: rafforzamento dei vantaggi per la Cina e una perdita di mercati per le esportazioni americane.

Ci sono poi anche i paesi sanzionati dagli Usa e anche qui l’elenco è sempre più lungo e include Russia, Birmania, Costa d’Avorio, Cuba, Iran, Corea del Nord, Venezuela, Siria, Liberia, Sudan, Bielorussia, Zimbabwe, Iraq e Congo.

Insomma sembra chiaro che ci sono tantissimi motivi per cui la supremazia del Dollaro Usa potrebbe presto cessare. ( estratto da Borsainside 25/7/19)