La fine della globalizzazione sarà un miracolo economico per la Russia – Oggi non è il più forte a sopravvivere, ma l’adattabile e la Russia in questo è in testa.

La fine della globalizzazione sarà un miracolo economico per la Russia

La fine della globalizzazione sarà un miracolo economico per la Russia – Oggi non è il più forte a sopravvivere, ma l’adattabile e la Russia in questo è in testa.

Interessante analisi dell’analista economico Aleksandr Kuptsikevich.

Un miracolo economico per la Russia.

Le aziende statunitensi e dell’UE sono già (nonostante la recessione) pronte a spendere centinaia di miliardi di dollari per escludere la Cina dalla filiera produttiva e limitare la cooperazione economica con il “Celeste Impero”.

La pandemia di coronavirus, che ha interrotto i legami economici e i canali di fornitura internazionali, ha sollevato la questione della localizzazione della produzione.

Aleksandr Kuptsikevich, analista di una società di investimento, ha parlato di come la tendenza descritta di “de-globalizzazione” influenzerà la Russia.

In un’era di cambiamento, non è il più forte a sopravvivere, ma l’adattabile.

A questo proposito, l’economia russa è sempre stata in testa, al contrario di quella cinese o americana, che si sono concentrate sul “andare oltre” se stesse.

In altre parole, il processo opposto alla globalizzazione, ovvero la localizzazione delle industrie nazionali, darà un colpo irreparabile alla Cina.

In questo senso, la Cina, che ha sconfitto più efficacemente il coronavirus, uscirà con le maggiori perdite a causa delle “complicazioni” della nuova malattia, perché sarà difficile per uno Stato focalizzato sui mercati esteri e sui consumatori adattarsi.

Come sottolinea l’esperto, l’inizio dell’era della de-globalizzazione e della localizzazione della produzione, con il ripristino delle filiere nazionali di prodotti e componenti, sarà un vero miracolo economico per la Federazione Russa.

I paesi più grandi del mondo avranno bisogno di un vero boom delle infrastrutture, che, a sua volta, richiederà quantità colossali di energia.

La domanda alimenterà i prezzi delle materie prime, il che alla fine porterà a un aumento delle vendite di gas, petrolio e carbone russi.

Inoltre, richiederà quasi un oceano di metalli e macchine utensili pesanti, di cui dispone anche la Federazione Russa. Tuttavia, in questo caso particolare, troverà ancora più difficile competere con noti fornitori “occidentali”

In ogni caso Mosca ha la possibilità, dato il giusto corso politico, di ottenere una seria spinta economica, conclude l’analista.

Estratto da ХОРОШИЕ НОВОСТИ РОССИИ.


La Russia si è classificata al nono posto tra i 10 Paesi europei più attraenti per gli investitori globali –

La Russia si è classificata tra i 10 Paesi più attraenti per gli investitori globali. – La Russia è nel gruppo dei cinque Paesi leader globali – Rafforzamento della moneta russa già entro la fine del 2020.

Secondo gli analisti l’egemonia degli Stati Uniti sta per finire –

Oltre alla Russia tra i nuovi Paesi-leader globali vi sono anche la Cina e l’India –

La Russia si è classificata al nono posto tra i 10 Paesi europei più attraenti per gli investitori globali –

Nel 2020 la pandemia influenzerà l’afflusso di investimenti diretti esteri nell’economia russa, ma l’impatto non sarà significativo.

Nei prossimi anni la crescita annua del Pil russo dovrà superare nettamente la media mondiale, la speranza di vita non dovrà essere inferiore a 78 anni, mentre il numero delle persone che vivono al di sotto del livello della povertà dovrà essere ridotto di almeno due volte.

La Russia  è stata inclusa dagli analisti russi e internazionali nel gruppo dei cinque Paesi leader globali del futuro mondo.

Gli Stati Uniti, al contrario, non deterranno più il titolo di potenza mondiale, ma saranno altri Stati a contendersi il posto di leader.

Lo ha affermato l’analista politico Dmitrij Zhuravlev, direttore dell’Centro di ricerca russo per i problemi regionali.

“Quando ci riferiamo agli Stati Uniti come leader assoluto, ricordiamo che sono diventati un egemone mondiale solo nel 1991, ovvero dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Ma ora quest’epoca è finita”, ha sottolineato Zhuravlev.  Secondo l’esperto, oltre alla Russia, vi sono ora tra i leader Cina e India. Tuttavia, al momento la Russia occupa solo il quarto posto nella lista.

Nonostante le attuali difficoltà economiche legate alla pandemia di COVID-19, nel 2019 la Russia si è classificata al nono posto tra i 10 Paesi europei più attraenti per gli investitori globali.

Come nei quattro anni precedenti, il settore principale per gli investitori esteri in Russia è stato quello agroalimentare (41 progetti).

Ovviamente, il successo dell’industria alimentare è garantito in primis dalle produzioni legate alla politica di sostituzione delle importazioni.

Germania, USA e Paesi Bassi investono maggiormente nel settore agricolo.

Il secondo posto è invariabilmente occupato dalla produzione di macchinari e attrezzature, In questo caso i leader degli investimenti sono Germania, USA e Finlandia.

Si prevede che nel 2020 la pandemia influenzerà l’afflusso di investimenti diretti esteri nell’economia russa, ma l’impatto non sarà significativo.

La politica economica perseguita dalle autorità russe negli ultimi anni ha permesso di affrontare “in buona forma” la crisi associata alla diffusione del coronavirus, ha dichiarato il Rappresentante permanente della Banca Mondiale in Russia, Renaud Seligmann, durante un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa RIA Novosti.

“Riteniamo che le politiche macroeconomiche e fiscali delle autorità negli ultimi anni abbiano permesso alla Russia di affrontare questa crisi in buona forma in termini di livello di debito verso il PIL (circa il 14%), riserve esterne, ammontare del Fondo nazionale per il Welfare, tasso di cambio fluttuante.

La Russia ha affrontato la crisi meglio di molti Paesi con economie simili”, ha dichiarato Seligmann.

La Banca Mondiale ritiene che la ripresa economica della Russia dal coronavirus avrà luogo nella seconda metà del 2020. Secondo Apurva Sanghi, capo economista per la Russia presso la Banca Mondiale.

Dopo una serie di cali in primavera, entro la fine del 2020 il rublo russo dovrebbe rafforzarsi fino a un livello di 60-62 rubli per dollaro. Lo ha affermato il presidente del maggiore gruppo bancario russo “Sberbank”,  Gherman Gref, giunto a questa conclusione basandosi sulle previsioni degli analisti, secondo i quali il prezzo del petrolio salirà a 60 dollari al barile entro la fine dell’anno.

( Estratto dall’editoriale di Russia 24 – Banca Intesa San Paolo)         www.consultpartners.org

 

 


Ria Novosti del 19 marzo pubblica un articolo molto interessante con una intervista all’accademico Viktor Maleev, consigliere presso l'Istituto centrale di ricerca di epidemiologia di Rospotrebnadzo.

Coronavirus intervista all’accademico Viktor Maleev

Ria Novosti del 19 marzo: interessante con intervista all’accademico Viktor Maleev, consigliere presso l’Istituto centrale di ricerca di epidemiologia di Rospotrebnadzo.

Come viene trattato COVID-19 negli ospedali di Mosca?

Un nuovo coronavirus può essere artificiale?

Possiamo aspettarci che il COVID possa scomparire durante l’estate?

Qual è il motivo delle misure preventive introdotte a Mosca, nonostante il contagio sia limitato?
Misure restrittive sono state introdotte a Mosca in relazione alla pandemia di COVID-19:

gli scolari studieranno a distanza da lunedì, e molti adulti saranno trasferiti al lavoro a distanza. L’accademico Viktor Maleev, consigliere del direttore della ricerca presso l’Istituto centrale di ricerca di epidemiologia di Rospotrebnadzor, l’accademico Victor Maleev, ha riferito a RIA Novosti su come viene rilevato un nuovo coronavirus, come viene trattato e perché è necessaria la quarantena leggera.

– Secondo gli ultimi dati, in Russia ci sono solo 199 persone infette dal
Perché mettere in quarantena se il numero ufficiale di pazienti è piccolo?

– Per non essere più malato. Non abbiamo una quarantena completa, si tratta di misure restrittive. Se il numero di nuovi casi aumenta, le misure dovranno essere rafforzate. Non gli sarà permesso di uscire di casa, la produzione inizierà, tutto si congelerà. Pertanto, ora stanno cercando di fare di tutto per impedire che ciò accada.

Sfortunatamente, mentre il numero di casi sta crescendo. Un paio di giorni fa, abbiamo avuto tre o quattro nuovi pazienti, e ieri 30 contemporaneamente. In questo momento stiamo parlando, e poi entro la mattina questo numero raddoppierà. Pertanto, dobbiamo agire in anticipo. Forse nel prossimo futuro ci sarà un esito letale.

– Come viene trattato COVID-19 negli ospedali di Mosca?

– Utilizziamo specifici farmaci antivirali. Ci sono istruzioni su come trattare il coronavirus. È vero, sono temporanei, perché vengono periodicamente rivisti alla luce di nuovi dati sull’infezione. Abbiamo ancora poca esperienza, utilizziamo, tra le altre cose, gli sviluppi realizzati in Cina. Ora ho la settima versione dei manuali cinesi che hanno usato.

Utilizziamo anche farmaci che si sono dimostrati efficaci nel trattamento della SARS perché questi virus sono simili al 90 percento. E assicurati di dare ai pazienti farmaci fortificanti. Quindi, se le persone con molte malattie croniche concomitanti, come problemi cardiaci, si ammalano, rafforziamo il cuore in modo che il corpo possa far fronte all’infezione.

– Un nuovo coronavirus può essere artificiale?

– No Affinché un nuovo virus emerga, il suo prototipo non deve solo mutare (una o due piccole differenze nel genoma), è necessaria una transizione qualitativa. In altre parole, le differenze tra l’RNA del nuovo virus e il suo precursore dovrebbero essere significative e dovrebbero essercene molte.

È impossibile farlo artificialmente. Solo la natura può farlo. Non abbiamo ancora studiato a fondo tutte le sue capacità: perché può creare nuovi virus, dove li nasconde.

È noto che le infezioni hanno cicli: insorgono, poi scompaiono e dopo un po’ compaiono di nuovo. E il momento del ritorno, se non è un’infezione stagionale, è difficile da prevedere.

Diciamo che la SARS è stata scoperta nel 2002 all’incirca nello stesso periodo del nuovo coronavirus: a novembre.
E nell’estate del 2003 era scomparso.

Possiamo aspettarci che accada la stessa cosa con il nuovo coronavirus che con la SARS: scomparirà?”

– E chi lo sa? È impossibile prevedere. Così come è impossibile prevedere se diventerà stagionale. Dopotutto, ce l’abbiamo in una stagione finora. Dobbiamo vedere cosa accadrà l’anno prossimo e quindi trarre delle conclusioni.
Nel frattempo, non sappiamo nemmeno cosa diventerà dopo qualche tempo.

– Possiamo avere, in Russia, la stessa situazione con coronavirus come in Italia?

“Non è mai successa.” E dobbiamo fare di tutto per evitarlo in futuro.

Questo è il motivo delle misure preventive che vengono ora introdotte a Mosca. Sfortunatamente, le persone non possono sempre valutare l’entità della minaccia. Pertanto, ad alcuni punti, il governo è costretto ad agire con forza.

Quindi, ovviamente, può essere criticato, anche se, a mio avviso, in questo caso c’è qualcosa da lodare. Tuttavia, la Russia è uno dei pochi paesi che è riuscito a lungo, nonostante il confine con la Cina, a non far entrare una nuova infezione nel suo territorio.

Sai, mi chiedono spesso: perché siamo così pochi infettati se la Cina è letteralmente a portata di mano. Rispondo: nelle nostre regioni frontaliere la densità di popolazione è bassa rispetto alla parte europea della Russia. Ora il numero principale di pazienti è ancora a Mosca. E in Estremo Oriente e in Siberia non ci sono semplicemente megalopoli così grandi.

A Vladivostok e Khabarovsk non esiste un singolo caso. Tutti i pazienti identificati nelle regioni – diciamo, a Nižnij Novgorod, Tjumen – tornarono dall’estero e volarono in transito attraverso Mosca.

“Quanto velocemente vengono eseguiti i test del coronavirus in questo momento?”

“Da quattro a otto ore.” – Ora abbiamo ovunque sistemi di test per il coronavirus.

Prima di tutto, questa analisi viene eseguita su coloro che sono tornati dall’estero e sulle persone con cui hanno contattato, anche se non presentano sintomi di infezione da coronavirus.

– Dimmi, come specialista in malattie infettive, le persone che hanno contatti con gli infetti devono essere sanzionate per aver violato la quarantena?
“Certo, perché stanno infettando gli altri”….. queste persone creano problemi alla società, il che significa che devono essere ritenute responsabili. Se non li puniamo, continueranno ad agire e non saremo in grado di porre fine all’epidemia.

Vedete, è difficile per noi ora prevedere la diffusione di una nuova infezione, perché molti altri casi di coronavirus verranno portati in Russia al cento per cento.

Ora abbiamo 1800 turisti in Montenegro. I russi sono in Spagna, Italia, Germania – paesi in cui la situazione epidemiologica è difficile. E questo è un grande potenziale di infezione per il nostro paese.

Al momento, abbiamo solo dieci casi di trasmissione locale di coronavirus, quando le persone erano in contatto con coloro che venivano dall’estero. E li abbiamo tutti presi.
Inoltre, tutto dipende dalla coscienza delle persone che ora torneranno.
Se osservano l’autoisolamento, si rivolgono ai medici in tempo, chiamano la hotline, se il resto non si fa prendere dal panico sulla base del coronavirus, allora affronteremo l’epidemia. Ora molto dipende da noi.


Al fine di garantire la sicurezza dello stato, proteggere la salute pubblica e prevenire la diffusione dell’infezione in Russia, nonché in relazione al peggioramento della situazione epidemiologica in Italia, Germania, Spagna e Francia, Mosca ha deciso di limitare temporaneamente il trasporto di passeggeri dal territorio da e verso Italia, Germania, Spagna, Francia.

Ecco perché la Russia “sembra quasi” (ndr) immune dal coronavirus. – Coronavirus, in Russia 28 casi accertati: 26 provenivano dall’Italia, 2 dalla Cina. Mosca chiude tutte le frontiere.

Ad oggi i casi di Covid-19 riportati da quando il contagio si è diffuso sono 20, (aggiornati ad oggi 28) e di questi solo tre hanno avuto bisogno di ricovero ospedaliero. Praticamente un’isola felice, anzi, un continente felice date le dimensioni del Paese. Scrive Il Giornale.

La Russia da quando è cominciata l’esplosione della malattia in Cina, ha messo in atto tutta una serie di provvedimenti via via più stringenti ma immediatamente efficaci e soprattutto tempestivi.

Da subito, a partire dal 31 gennaio, i viaggi d’affari delle compagnie russe in Cina sono stati temporaneamente sospesi, mentre parallelamente venivano diffusi i primi avvertimenti rivolti a cambiare le abitudini dei cittadini.

Il 2 febbraio vengono sospesi i collegamenti ferroviari con la Cina compresa la tratta Mosca-Pechino mentre il 3 si prende la decisione di bloccare temporaneamente tutti i viaggiatori ivi provenienti.

Il 6 il Cremlino emana una disposizione per cominciare a registrare la temperatura corporea delle persone che prendono parte ad eventi pubblici mentre

il 20 comincia il divieto di ingresso sul territorio della Federazione per tutti i cittadini cinesi e parallelamente vengono istituite delle zone di quarantena per i viaggiatori entrati prima dell’inizio della chiusura della frontiera con la Cina.

Il 27 febbraio i viaggi turistici in Italia, Iran e Corea del Sud vengono sospesi mentre il 28 Mosca sospende i visti di ingresso per i cittadini iraniani. Parallelamente a tutti i viaggiatori provenienti dai suddetti Paesi viene impedito l’ingresso in Russia.

Il 2 marzo nelle scuole dell’area di Mosca viene vietato di tenere corsi di nuoto per prevenire la possibile diffusione del contagio, mentre il 3 nella metropolitana della capitale cominciano i controlli casuali delle temperatura corporea dei passeggeri.

Il 4 marzo viene deciso di interrompere le esportazioni di mascherine, guanti, bendaggi e tute protettive, mentre il 5 l’International Economic Forum di S.Pietroburgo viene cancellato. Via via le maggiori compagnie aeree – Aeroflot e Pobeda – sospendono i collegamenti con i Paesi maggiormente colpiti dal virus.

Il 6 Mosca estende l’obbligo di quarantena per chiunque arrivi da Spagna, Francia, Italia, Germania oltre che dalla Cina, Iran e Corea del Sud. Il 10 l’autorità nazionale per i consumatori raccomanda di effettuare i propri acquisti evitando l’ora di punta e di non prendere i mezzi pubblici o frequentare i grandi centri commerciali.

L’11 marzo viene varato un decreto che vieta gli eventi pubblici con più di 5mila spettatori sino al 10 aprile. Tale provvedimenti comprende manifestazioni sportive, di intrattenimento, pubbliche o altri eventi di massa. (Estratto da InsideOver – Il Giornale)

A partire dal 13 marzo saranno sospesi i voli dall’Italia verso la Russia e verrà temporaneamente sospeso il rilascio dei visti turistici per i cittadini italiani. Nelle ultime 24 ore in Russia sono stati registrati 8 nuovi casi di infezione da coronavirus: 6 pazienti a Mosca, 2 nella regione di Mosca.

Tutti i contagiati avevano visitato l’Italia nelle ultime due settimane e al momento sono ricoverati. È stata determinata la cerchia di persone con cui hanno avuto contattati sul territorio della Federazione Russa e sono in corso lavori per sottoporre queste persone a controllo medico. Nella Federazione Russa sono stati registrati finora 28 casi di infezione da nuovo coronavirus.

Di questi 25 sono cittadini russi tornati dall’Italia, 2 cittadini cinesi, 1 cittadino italiano. I due cittadini cinesi e un cittadino russo sono stati dimessi dopo la guarigione.

Al fine di garantire la sicurezza dello stato, proteggere la salute pubblica e prevenire la diffusione dell’infezione in Russia, nonché in relazione al peggioramento della situazione epidemiologica in Italia, Germania, Spagna e Francia, Mosca ha deciso di limitare temporaneamente il trasporto di passeggeri dal territorio da e verso Italia, Germania, Spagna, Francia.

L’unico volo che continuerà a collegare Italia e Russia sarà Mosca – Roma – Mosca, oltre ai voli charter per il rimpatrio dei cittadini russi. Inoltre verrà introdotto un divieto temporaneo di rilascio di visti ai cittadini della Repubblica italiana, ad eccezione di quelli per affari, umanitari e diplomatici. Entrambe le disposizioni entreranno in vigore alla mezzanotte del 13 marzo.


Negli ultimi anni, la Russia sta utilizzando oro, yuan, euro e altre valute per ridurre la quota di dollari nelle sue riserve internazionali da 500 miliardi di dollari, liberandosi di denaro e titoli del tesoro e firmando accordi con i principali partner commerciali come Cina e India in valute locali.

L’economia globale rischia un’altra “Grande Depressione”. – I governi occidentali hanno accumulato troppi debiti negli ultimi dieci anni – Mosca può sentirsi sicura, rispetto ad altre grandi economie europee.

La scorsa settimana, l’FMI ha lanciato un severo avvertimento sull’economia globale e, mentre la maggior parte dei grandi stati occidentali sono vulnerabili a una nuova crisi, la Russia ha preparato le sue difese.

Il presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI) Kristalina Georgieva la scorsa settimana ha fatto un preoccupante avvertimento: l’economia globale rischia un’altra “Grande Depressione”.

Come ha riportato il Guardian, Georgieva ha fatto questo annuncio durante un discorso al Peterson Institute of International Economics a Washington, sostenendo che l’attuale economia è paragonabile ai “ruggenti anni ’20” culminati nel grande crisi economica del 1929, rivelando che una tendenza simile è già in atto.

L’annuncio è passato in sordina in molti media mainstream, mentre le parole di Georgieva non sono rimaste inascoltate da Mosca, perché il suo avvertimento conferma ciò che gli esperti russi affermano da anni: una grave crisi finanziaria occidentale è imminente. E, secondo Mosca, il tracollo del 2008 sembrerà una passeggiata rispetto alla crisi che ci aspetta, riporta il Guardian.

Le ragioni sono semplici, secondo gli addetti ai lavori in Russia: i governi occidentali hanno accumulato troppi debiti negli ultimi dieci anni e c’è una serie di bolle speculative preoccupanti nel sistema. Tra queste ci sono quelle dei titoli statunitensi, proprietà tedesche e britanniche e le valutazioni sovradimensionate delle società tecnologiche, in particolare le startup che difficilmente riusciranno a rientrare nei loro costi. Aumenta la forza lavoro che invecchia, il ristagno dei salari, i costi della vita aumentano e le industrie tradizionali spariscono a causa dell’innovazione IT: questi sono tutti gli ingredienti necessari per una crisi senza pari.

Come sottolinea l’esperto russo Kirill Shamiev, “in ambito accademico molte persone sono state piuttosto chiare su una grave recessione dal 2016-2017,” e la Russia “è in una posizione più favorevole ora rispetto al 2007-2008, è meno dipendente dai mercati occidentali”.

Un altro motivo per cui Mosca può sentirsi relativamente sicura, rispetto ad altre grandi economie europee, è la sua massiccia riserva di liquidità e asset. Da gennaio 2015, il Cremlino ha aumentato le riserve del suo fondo di emergenza da $ 376 a $ 557 miliardi, nonostante la profonda recessione e la conseguente scarsa crescita economica. In effetti, le riserve sono ora più grandi di prima della crisi ucraina del 2014, e non lontano dalla situazione precedente alla crisi del 2008, un momento in cui i prezzi del petrolio erano alle stelle.

La dipendenza dalle esportazioni di greggio si è rivelata pericolosa per l’economia russa, con il rublo in forte calo nel 2014, quando i prezzi sono crollati. Desideroso di evitare un avvenimento simile, il governo ha introdotto una “regola fiscale” in cui vengono incassati i ricavi delle vendite di petrolio oltre $ 40 al barile, anziché utilizzati per le spese quotidiane.

Ciò che è interessante è anche la diversificazione delle riserve. Un decennio si trattava quasi esclusivamente di dollari statunitensi, ma ora l’oro rappresenta circa un quinto del totale, il che significa che oltre 100 miliardi di dollari sono attualmente legati al metallo prezioso. Alcuni suggeriscono che la grande attenzione per l’oro, che di solito aumenta di valore durante una crisi, potrebbe far parte dei preparativi per un eventuale nuovo sistema monetario.

Sotto la spinta della de-dollarizzazione le riserve auree della Russia continuano a crescere in risposta all’aggressività delle sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha confermato che la politica economica della Russia include la “graduale de-dollarizzazione dell’economia” a causa di quello che ha definito un “uso sempre più aggressivo di sanzioni finanziarie da parte dell’amministrazione statunitense” e “l’abuso definitivo” del dollaro come valuta di riserva mondiale da parte di Washington.

Il volume totale delle riserve auree della Russia si sta avvicinando a quello dell’Italia (2.452 tonnellate) e alla Francia (2.436 tonnellate).

Secondo il World Gold Council, le banche centrali hanno acquistato circa 547,5 tonnellate di oro nei primi tre trimestri del 2019, con un totale degli acquisti pari al 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Russia ha rappresentato il 20% di questi acquisti.

Grazie alle sue vaste ricchezze di riserve d’oro non sfruttate, la Russia è in grado di produrre praticamente tutto l’oro che finisce nelle sue casse interne, con la Banca Centrale che acquista quasi la metà del totale di lingotti prodotti.

Negli ultimi anni, la Russia sta utilizzando oro, yuan, euro e altre valute per ridurre la quota di dollari nelle sue riserve internazionali da 500 miliardi di dollari, liberandosi di denaro e titoli del tesoro e firmando accordi con i principali partner commerciali come Cina e India in valute locali.

Durante l’ultimo vertice, i Paesi BRICS hanno sostenuto l’idea di introdurre un sistema di pagamento unico, alternativo allo SWIFT, per implementare ulteriormente i pagamenti in valuta nazionale.

Il peso dei BRICS nel commercio mondiale è aumentato in maniera significativo. Nel corso di 15 anni il volume delle transazioni societarie nei Paesi dell’associazione è aumentato di 15 volte, passando da 26,5 miliardi di dollari a 388 miliardi di dollari. I BRICS rappresentano oltre il 17% del volume del commercio internazionale e più del 20% degli investimenti diretti esteri globali. Allo stesso tempo, la quota dei pagamenti in dollari tra questi Paesi è diminuita. Come riferito da Kirill Dmitriev, direttore del RDIF (Russian Direct Investment Fund), in Russia la quota del dollaro nei pagamenti commerciali verso l’estero è scesa dal 92% al 50% in 5 anni, mentre quella del rublo è salita dal 3% al 14%.

Alla luce di questo, i BRICS stanno pensando di introdurre un proprio sistema di pagamento, alternativo allo SWIFT, per effettuare i pagamenti nelle valute nazionali. L’attuale approccio con cui sono effettuati i pagamenti commerciali con l’estero tramite SWIFT preoccupa molti: dal momento che lo SWIFT è controllato dagli Stati Uniti, il sistema può essere utilizzato come strumento di pressione politica. ( Estratti da Sputnik)

 


Addio al dollaro? Giappone e Cina si sbarazzano dei Buoni del Tesoro Usa

Russia, Cina e India starebbero pensando a diverse formule per soppiantare il meccanismo di pagamento interbancario americano SWIFT. Addio al dollaro? Giappone e Cina si sbarazzano dei Buoni del Tesoro Usa. Spiraglio di libertà: UE si stacca dalla dipendenza finanziaria dagli USA

La Russia, la Cina e l’India starebbero lavorando per creare un alternativa al meccanismo di pagamento interbancario americano SWIFT al fine di semplificare le relazioni commerciali tra paesi sui quali sono applicate sanzioni da parte degli Stati Uniti d’America.

A riportarlo è il quotidiano Economic Times, il quale rivela che l’ipotesi più accreditata è che i meccanismi di pagamento russo e cinese si fondano mentre l’India, che non è ancora dotata di uno strumento proprio, potrebbe in futuro collegare la propria rete alla piattaforma creata da Mosca.

Nel corso della conferenza dei paesi BRICS, di scena in Brasile dal 12 al 14 novembre, è stato annunciato che la Nuova Banca di Sviluppo aprirà una filiale anche in Russia, a Mosca.

Nel corso del secondo giorno della conferenza congiunta dei paesi BRICS a Brasilia, è stato firmato il documento che porterà all’apertura di una filiale della Nuova Banca di Sviluppo in Russia (New Development Bank), nella capitale Mosca.

Addio al dollaro? Giappone e Cina si sbarazzano dei Buoni del Tesoro Usa

Negli ultimi anni almeno due Paesi hanno iniziato a ridurre significativamente i loro investimenti nelle attività denominate in dollari, ovvero nel debito pubblico americano: la Russia ha venduto quasi tutti i Buoni del Tesoro, mentre la Cina ha notevolmente ridotto la quota in portafoglio di questi strumenti.

Secondo i dati ufficiali, i due maggiori detentori di titoli del Tesoro USA, il Giappone e la Cina, hanno venduto una parte significativa del debito pubblico americano nel corso degli ultimi mesi.

A seguito di un graduale aumento della quantità di Buoni del Tesoro in suo possesso fino ad agosto 2019, il Giappone aveva conquistato il primo posto nella lista dei detentori stranieri del debito pubblico americano superando la Cina, che a lungo aveva occupato la prima posizione. Ma a settembre Tokyo si è liberata dal portafoglio di 28,9 miliardi di dollari di titoli, per un arrivando a detenere complessivamente 1,174 trilioni di dollari.

Spiraglio di libertà: UE si stacca dalla dipendenza finanziaria dagli USA

Venti banche europee, inclusa buona parte delle banche francesi e la tedesca Deutsche Bank, hanno elaborato un sistema unico di pagamenti che sostituirà i circuiti statunitensi Visa e Mastercard.

Formalmente l’Unione europea conduce una politica economico-finanziaria indipendente, ma in realtà molto di ciò che accade a Bruxelles è determinato dagli umori del Capitol Hill. Analoga è la situazione anche in altre nazioni che effettuano pagamenti in dollari nell’ambito del commercio estero.  (Estratti da Sputnik)


il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale.

Saxo Bank: ….il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale….

  • egemonia e del tasso di cambio falsato del dollaro ne risentono i Paesi in via di sviluppo
  • la dipendenza dai finanziamenti in dollari opprime la crescita dell’economia mondiale
  • è difficile contare su una normalizzazione dell’economia globale.
  • un dollaro più forte e una liquidità insufficiente opprimeranno la crescita economica mondiale e porteranno de facto alla deflazione
  • il sistema finanziario globale in dollari potrebbe non sopravvivere

Il rapporto di analisi pubblicato dalla nota banca di investimenti Saxo Bank sembra quasi un buon libro giallo sebbene nel suo titolo contenga già il nome del colpevole: il dollaro americano viene dichiarato il principale criminale del sistema finanziario mondiale.

Il titolo del rapporto, Killer Dollar, è di per sé eloquente, ma in questo caso è rilevante non solo la connotazione negativa dell’impatto che l’egemonia del dollaro ha sul sistema finanziario mondiale, ma anche la previsione secondo la quale il mondo è giunto a un punto in cui solamente la svalutazione della valuta americana potrebbe ritardare di un po’ (ma di certo non scongiurare) una grave crisi a livello mondiale. I bassissimi tassi di interesse hanno già dimostrato di essere inefficaci e, per guadagnare altro tempo, gli Stati Uniti dovranno sacrificare proprio il loro forte dollaro.

“Quando si scriverà la storia di questi anni, il 2019 verrà ricordato molto probabilmente come l’inizio della fine del maggiore esperimento monetario di tutta la storia: sarà l’anno che avrà dato avvio alla recessione a livello mondiale nonostante i più bassi tassi di interessi reali e nominali della storia. Le politiche monetarie e creditizie hanno raggiunto la fine di un lungo percorso e questa fine si è rivelata insoddisfacente”, scrive Steen Jakobsen, chief economist presso Saxo Bank.

Il rapporto Dollar Killer ricorda molto l’intervento di un pubblico ministero dato che al suo interno vengono elencati i numerosi “crimini a sfondo economico” legati alla valuta americana e al suo tasso di cambio artificialmente pompato. Stando a Jakobsen e ai suoi colleghi, per via dell’egemonia e del tasso di cambio falsato del dollaro ne risentono i Paesi in via di sviluppo (ovvero, tutto il mondo salvo i Paesi occidentali), e la dipendenza dai finanziamenti in dollari opprime la crescita dell’economia mondiale nel complesso (questo riguarda anche i Paesi occidentali che non utilizzano il dollaro come valuta nazionale). Inoltre, alla luce del deficit di liquidità in dollari (venutasi a creare principalmente per via dei provvedimenti attuati dalle autorità statunitensi) è difficile contare su una normalizzazione dell’economia globale. Stando agli esperti della Saxo Bank, ulteriori problemi sono generati dal fatto che “un dollaro più forte e una liquidità insufficiente (ovvero l’accessibilità ai finanziamenti in dollari, NdA) opprimeranno la crescita economica mondiale e porteranno de facto alla deflazione nonostante gli sforzi delle banche centrali volti a ridurre i tassi di interesse”.

Si potrebbe pensare che un dollaro forte sia favorevole agli USA tanto che nei circoli della finanza si ripete scherzosamente che “l’economia mondiale è come un ospedale: fino ad oggi tutti hanno sofferto di cancro, mentre l’America ha avuto solo l’influenza. L’America starà sempre bene”. Il problema di questa teoria è che gli USA (nonostante tutta la retorica dell’autosufficienza dell’economia americana) non sono una zona isolata del mondo: infatti, una crisi in Unione europea o nel Sud-Est asiatico innescherebbe inevitabilmente una reazione a catena oltreoceano. Inoltre, questa volta è elevata la probabilità che a soffrire per la crisi gli USA saranno i primi o comunque lo faranno insieme a tutti gli altri.

La presenza negli USA di sintomi di problemi economici imminenti non è una valutazione fatta solo da Saxo Bank o da una faziosa “propaganda russa”, ma una mera constatazione resa nota anche dal canale televisivo preferito da Donald Trump, Fox News: “Una serie di dati economici negativi registrati questa settimana negli USA ha alimentato grandi timori. La recessione incombe e ha inviato un segnale inequivocabile a Wall Street: il periodo di crescita record sta cominciando a rallentare. Su questo ora non abbiamo più dubbi”, ha dichiarato Peter Earl, collaboratore dell’Istituto americano di studi economici. Martedì i produttori americani hanno registrato il crollo più grande degli ultimi 10 anni: un segnale che solitamente precede la recessione. A settembre l’indice ISM è sceso fino a 47,8: si tratta del secondo mese consecutivo di ribasso”.

Alla luce di ciò si può ipotizzare che l’economista di Saxo Bank abbia ragione quando suggerisce che nel novero degli strumenti disponibili per sostenere l’economia mondiale ne sia rimasto solo uno, il deprezzamento del dollaro.

Da notare che gli esperti bancari europei sostengono quello che abbiamo scritto anche noi: nell’élite politica americana si sta creando una linea comune sulla necessità di una tempestiva svalutazione del dollaro. Questo permetterà di alleviare il peso debitorio dell’economia americana, ridurre gli oneri sociali sul bilancio (calcolando tali oneri in riferimento al potere d’acquisto di quei dollari che vengono corrisposti sotto forma di sussidi e altre forme di aiuti sociali), imporre limitazioni alle importazioni cinesi, giapponesi ed europee, nonché stimolare le esportazioni nazionali.

Il principale sostenitore del deprezzamento del dollaro è Donald Trump e, come giustamente osservano i relatori del rapporto Dollar Killer, sebbene non sia ancora riuscito a gestire la resistenza opposta dalla Fed, Trump dispone di altri metodi da adottare per raggiungere il suo obiettivo: “Quando, e non se, Trump perderà la pazienza nei confronti di Powell (il presidente della Fed), si appellerà al Gold Reserve Act del 1934 che conferisce alla Casa Bianca ampi poteri per l’attuazione di interventi valutari e per la vendita di dollari volta all’acquisto di valuta straniera”.

La questione del deprezzamento del dollaro è prioritaria non solo per Trump, ma anche per i suoi avversari politici come Elizabeth Warren, la candidata principale del Partito Democratico alle presidenziali. Warren propone persino di introdurre una tassa sull’acquisto di obbligazioni statunitensi e di altri strumenti finanziari in dollari: questo porterebbe inevitabilmente alla svalutazione del dollaro. Proposte analoghe figurano anche nel progetto di legge denominato Baldwin-Hawley Bill fra i sostenitori del quale vi sono sia democratici sia repubblicani.

Gli esperti della Saxo Bank avvertono che, anche se si decida per la svalutazione e la si metta in pratica, è poco probabile che le sue conseguenze portino vantaggi agli USA a lungo termine: “Un dollaro più debole potrebbe rappresentare un vantaggio per noi per un po’ di tempo, ma l’indebolimento della valuta non costituisce un provvedimento strutturale. Stati Uniti, state attenti con le vostre decisioni!”

Bisogna spiegare questo ammonimento: Washington deve fare attenzione alle decisioni che prende per due motivi.

Primo motivo: altri Paesi, come gli Stati membri dell’UE e la Cina, risponderanno alla svalutazione con la svalutazione di modo da salvaguardare la competitività dei propri prodotti e servizi sul mercato globale.

Secondo motivo (più importante): il sistema finanziario globale in dollari potrebbe non sopravvivere ai tentativi di Washington di risolvere tutti i problemi deprezzando la propria valuta. Ciò significa che l’egemonia del dollaro potrebbe terminare e anche nel peggiore dei modi per gli USA.   (Sputnik Economia 10.10.2019)

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L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Russia: Per la prima volta dal 2014, le riserve di liquidità hanno superato il debito del paese. – L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Russia: Per la prima volta dal 2014, le riserve di liquidità hanno superato il debito del paese.

L’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

Il debito pubblico netto del paese è sceso ora sotto lo zero.

L’impegno della Russia per l’indipendenza, sia politica che economica, sembra aver spinto il paese in una fase nuova.

In risposta alle sanzioni occidentali e al crollo dei prezzi del petrolio, le autorità hanno intrapreso la strada dell’accumulo di riserve per garantire la stabilità finanziaria.

Come risultato di questa rigorosa disciplina sul debito, il debito pubblico netto del paese è sceso ora sotto lo zero, riporta RBC Daily.

Le statistiche ufficiali rivelano quindi che il Cremlino, in caso di necessità, potrebbe ripagare facilmente tutti i suoi debiti. In data 1° agosto, il debito totale del paese (il debito interno ed estero dello Stato) era pari a 16,2 trilioni di rubli (248 miliardi di dollari), ovvero il 15% del PIL: meno dell’importo dei contanti presenti nei depositi della Russia nella Banca centrale e nelle banche commerciali (17,6 trilioni di rubli, 269 miliardi di dollari), ovvero il 16,2% del PIL.

Un debito inferiore rispetto a quello degli USA e della Cina

Questi numeri non includono il debito commerciale ma, anche se fosse tenuto in considerazione, l’economia russa risulterebbe migliore di quella… del resto del mondo!

A fronte della crisi finanziaria globale del 2008, molte economie mondiali hanno dovuto prendere in prestito ingenti somme per evitare la recessione e, secondo il FMI, le economie più indebitate del mondo sono anche le più ricche.

Nel 2017, il debito globale totale ha raggiunto il massimo storico di 184 trilioni di dollari (225% del PIL mondiale) o, in termini pro capite, 86.000 dollari di debito pro capite sul pianeta. I primi tre mutuatari nel mondo – Stati Uniti (256% del PIL), Cina (254% del PIL) e Giappone (395% del PIL) – hanno rappresentato più della metà del debito globale, superando la loro quota di produzione globale. (estratto da Russia Beyond – it.rbth.com/economia/83322-perch%C3%A9-la-russia-ha-ridotto)

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Rublo in crescita grazie agli stranieri.

Rublo in crescita grazie agli stranieri. – Ci si defila dal dollaro USA. Russia e Cina firmano accordo per le transazioni in valuta nazionale. – Anche l’India sta valutando la possibilità di utilizzare l’euro. – Il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva, grazie alle sanzioni.

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche.

La Russia e la Cina hanno concluso un accordo sulle transazioni in valuta nazionale. Lo riferiscono i media russi, citando la lettera del viceministro delle finanze Sergey Storchak al presidente della commissione parlamentare per i mercati finanziari Anatoly Aksakov.   L’intesa è stata siglata lo scorso 5 giugno dal ministro delle finanze russo, Anton Siluanov, e il presidente della Banca popolare cinese Yi Gan.

Questo documento serve a gettare le basi per un nuovo meccanismo che sostituisca i sistemi interbancari SWIFT e CHIPS.   Secondo Aksakov, per aumentare il volume delle transazioni in valuta nazionale è necessario creare un mercato per il rublo e gli strumenti finanziari necessari a tutelare i rischi derivanti dalle fluttuazioni del tasso di cambio per i principali beni di scambio.

Anche l’India sta valutando la possibilità di utilizzare l’euro e non dollari per i pagamenti dei contratti nel settore della difesa con la Russia.

La valuta russa si sta rafforzando grazie all’alto livello di domanda tra gli stranieri e questo trend diventerà stabile se non ci saranno nuove sanzioni.

Il rublo sta crescendo e continuerà a farlo se non saranno imposte nuove sanzioni. Lo ha detto a Sputnik l’esperto finanziario Evgenij Pundrovskij, vice direttore del reparto degli investimenti dell’agenzia di consulting UFG Wealth Management.

“La notevole domanda di rublo è creata dai non residenti: nell’attesa che si abbassino i tassi, comprano OFZ (le obbligazioni di prestito federale), abbassandone il tasso d’interesse, e comprano i rubli nel libero mercato. Questo è un trend a lungo termine, probabilmente persisterà. Quindi non è il caso di aspettarsi un nuovo processo di indebolimento del rublo senza significativi shock nella politica esterna”, ha detto l’esperto.

Il tasso di cambio questa settimana ha confermato il massimo livello del rublo rispetto al dollaro, che dura già da molti mesi. Il dollaro martedì era venduto per 62,6 rubli, l’euro per meno di 71,3 rubli.

Il dollaro sta perdendo il suo stato di principale valuta di riserva e la cosa più paradossale è che sono le stesse autorità americane a provocarlo, scrive l’esperto finanziario James McCormack, secondo il quale alla base dell’indebolimento del dollaro c’è la politica estera di Washington.

È possibile perdere anche un privilegio di entità colossale. Sussiste una serie di fattori che indicano che con il tempo il dollaro statunitense rischia di perdere il suo stato di leader tra le valute di riserva mondiali, scrive in un articolo per CNDC James McCormack, esperto dell’agenzia internazionale di valutazione del credito Fitch Ratings. ( estratti da Sputnik)

Secondo l’esperto le principali cause del dominio persistente del dollaro si spiega con “l’inerzia e l’assenza di un’alternativa reale”. Tuttavia né il primo, né il secondo motivo possono dare una speranza stabile alle autorità statunitensi in una prospettiva a lungo termine.

Le iniziative di Washington più evidenti nel minare al futuro della valuta americana sono le sanzioni economiche, che in un modo o nell’altro toccano più di 20 paesi e di fatto possono ostacolare lo svolgimento dei conti in dollari.

La stessa cosa riguarda la politica protezionistica delle autorità americane che porta interi flussi commerciali ad allontanarsi dagli Stati Uniti e può portare gli altri paesi a fare business senza utilizzare il dollaro, spiega l’economica.

La politica estera americana ha già allontanato dal dollaro Iran e Russia, ma non si ferma qui: anche la Cina e i paesi della zona euro promuovono attivamente le proprie monete come valute di riserva o di transazione.

Se la tendenza a passare dal dollaro alle altre valute e dalle valute all’oro si manterrà, il dollaro continuerà a perdere il proprio stato di principale valuta di riserva.  ( Estratti da Sputnik)

 


Noi non abbiamo litigato con nessuno”, commenta Putin la situazione con Occidente….

Noi non abbiamo litigato con nessuno”, commenta Putin la situazione con Occidente….Putin: non esiste al mondo un’economia puramente di mercato…..Il programma per contrastare le sanzioni vale 9 miliardi di euro….“Per prima cosa, cosa vuol dire fare la pace? Noi non abbiamo litigato con nessuno. E non vogliamo litigare con nessuno”, ha detto il presidente…..Lo scopo dei progetti nazionali è costruire nuovi binari per l’economia e la qualità della vita…

“Difficilmente in futuro l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti della Russia cambierà in modo cardinale”, ha detto, aggiungendo: “Se ci arrendiamo completamente e sputiamo sui nostri interessi nazionali fondamentali ci saranno dei cambiamenti? Forse ci saranno dei segnali esterni, ma niente cambierà in modo cardinale”.

Il presidente ha fatto l’esempio dell’opposizione degli Stati Uniti rispetto alla Cina che “non ha niente a che fare con la Crimea e Donbass”. “Sono le stesse sanzioni”, ha detto Putin commentando la politica dei dazi operata dagli USA rispetto alla Cina.

 “Non esiste un’economica o puramente di mercato o puramente amministrativa. Mentre l’economia mista esiste in tutto il mondo. Non appena iniziano dei malfunzionamenti nell’economia, dei problemi, ecco che cresce il ruolo dello stato. Non appena le riserve crescono, non appena la situazione si calma, subito lo stato esce dall’economia”, ha detto Putin.

“Abbiamo il programma cosiddetto di compensazione delle importazioni da 667 miliardi di rubli ( 9 miliardi di euro). Ci ha fatto sviluppare anche quelle sfere dove prima non avevamo competenze”, ha detto Putin.

“Per raggiungere il massimo risultato per la nostra gente, per i nostri cittadini, per lo sviluppo dell’economia, abbiamo organizzato i lavori nell’ambito dei cosiddetti progetti nazionali. Lo scopo finale di questi eventi è di mettere l’economia su nuovi binari, renderla un’economia ad alta tecnologia, aumentare la produttività del lavoro e in questo modo alzare la qualità della vita dei nostri cittadini, garantire la sicurezza del nostro paese in una perspettiva storica duratura”, ha detto Putin.

 


“La più grande delegazione di quest’anno è stata quella cinese, con 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone

Importanti accordi economici sono stati firmati all’ Economic Forum di San Pietroburgo. Le maggiori delegazioni presenti sono state quella cinese e quella statunitense. Firmati accordi per circa 48miliardi di dollari con tedeschi, francesi, Stati Uniti, Cina, Giappone e altre nazioni europee.

L’edizione 2019 dello Spief, che si è tenuta a San Pietroburgo dal 6 all’8 di giugno, ha visto una grande partecipazione e cifre record per quanto riguarda i contratti

Dal 6 all’8 giugno, la “capitale settentrionale” della Russia ha ospitato il Forum economico di San Pietroburgo, uno dei principali eventi aziendali che si svolgono ogni anno in Russia. Secondo gli organizzatori, questa volta oltre 19 mila persone provenienti da 145 Paesi hanno partecipato all’evento, tra cui 1.300 funzionari di alto livello e sette capi di Stato.

“La più grande delegazione di quest’anno è stata quella cinese, con 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone

C’erano anche delegazioni da Francia, Giappone, Germania, Svizzera e Regno Unito.

Nel complesso, il forum ha visto ben 650 accordi firmati per 3,1 bilioni di rubli (47,81 miliardi $), il che è “una cifra record”, secondo Kobjakov. ( Russia Beyond)


forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell'Europa.

Putin: gli USA con l’avvento di concorrenti forti sono passati dal libero scambio alle sanzioni. – Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa. – Putin ha offerto all’Europa l’annullamento dell’embargo alimentare russo. – aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia. – Germania e Russia concordata una più stretta collaborazione

Putin: gli USA con l’avvento di concorrenti forti sono passati dal libero scambio alle sanzioni.

Al forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa. 

In cambio dell’abolizione delle sanzioni, Putin ha offerto all’Europa l’annullamento dell’embargo alimentare russo.

Nonostante le sanzioni, le aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia. La Germania e la Russia hanno nuovamente concordato un documento comune su una più stretta cooperazione economica.

Gli Stati Uniti, la principale economia mondiale, che hanno sempre promosso le idee del libero scambio, di fronte all’emergere di rivali forti sono passati alla tattica delle sanzioni. Lo ha affermato oggi il presidente russo Vladimir Putin durante il forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019.

“La principale economia del mondo – e per un certo numero di indicatori gli Stati Uniti rimangono esattamente questo – ha sempre promosso le idee del libero scambio, la democrazia nell’arena economica internazionale. Ma oggi vediamo che hanno adottato un’altra pratica: appena sono apparsi dei concorrenti forti, che acquisiscono costantemente forza, sembra che tali strumenti siano inaccettabili per loro, e introducono sanzioni, scatenano guerre tariffarie “, ha detto Putin.

Egli ha notato che questo approccio crea danni significativi. Citando i dati delle istituzioni finanziarie internazionali, Putin ha affermato che se le sanzioni continueranno ad aumentare a ritmo costante, entro il 2022 si avrà un calo della crescita del PIL globale del 2% e il commercio mondiale diminuirà del 17%.

“Noi, ovviamente, siamo contrari a questa evoluzione degli eventi”, ha sottolineato il presidente.

Putin ha ricordato che durante la crisi economica globale del 2008-2009, il calo della crescita del PIL globale si è attestato al 2%, mentre la crescita degli scambi è diminuita del 10%.

la Russia può fare a meno dell’Europa ?

Al forum economico internazionale di San Pietroburgo SPIEF 2019, il presidente russo Vladimir Putin ha dimostrato che la Russia può fare a meno dell’Europa e che può far diventare la Cina il suo principale partner straniero. Ne parla oggi il quotidiano tedesco Die Welt.

L’invito da parte di Putin al presidente cinese Xi Jinping al SPIEF 2019, osserva il quotidiano tedesco , sembrerebbe essere l’inizio di una particolare competizione tra Europa e Cina per il ruolo di più importante partner commerciale della Russia.

“Lo spettacolo cinese di Putin sembra un ricatto per l’Occidente. Ovviamente, vogliono dimostrare che la Russia può fare a meno dell’Europa”, afferma Die Welt.

Vladimir Putin ha incontrato giovedì Xi Jinping e il giorno successivo hanno entrambi preso parte al forum, di fronte a migliaia di rappresentanti economici nazionali e internazionali. Sullo sfondo delle relazioni in stallo con l’UE, Putin ha dichiarato senza ambiguità la sua posizione.

Innanzitutto, spera che, dopo le elezioni europee, qualcosa cambierà nelle relazioni tra UE e Russia, soprattutto per quanto riguarda le sanzioni: in cambio della loro abolizione, Putin ha offerto l’annullamento dell’embargo alimentare russo.

Le sanzioni complicano le transazioni con l’Occidente. Da quando sono stati introdotte, cinque anni fa, hanno colpito duramente il fatturato commerciale russo con l’Europa, mentre gli scambi tra Russia e Cina hanno raggiunto livelli da record. Se le sanzioni occidentali hanno fatto avvicinare ulteriormente la Russia alla Cina, questa si è avvicinata alla Russia dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti.

Nonostante le sanzioni, le aziende tedesche hanno investito oltre 3 miliardi di euro in Russia, e questa è la cifra massima dall’inizio della crisi finanziaria del 2008-2009. Ma per le attività congiunte sono necessari strumenti complessi che ogni paese sta cercando di organizzare autonomamente. Pertanto, per la prima volta da diversi anni, la Germania e la Russia hanno nuovamente concordato un documento comune su una più stretta cooperazione economica.

Tuttavia, a differenza dei cinesi, gli europei devono ancora mostrare moderazione, perché sulla loro testa pende la spada di Damocle delle sanzioni. La Russia non è affatto felice dei rapporti danneggiati con l’Europa. (Estratti da: Sputnik; Die Welt )


Il caos creato dalle inutili sanzioni e dazi USA- Dopo la Russia a rifuggire le obbligazioni di stato USA è la Turchia, come già Giappone, Cina e anche Messico, l’India e Taiwan – E se la Cina continuasse a vendere i titoli USA?

Dopo la Russia a rifuggire le obbligazioni di stato USA è la Turchia. Dopo che Washington ha provocato nel Paese il crollo della valuta nazionale, Ankara ha venduto questi titoli per quasi 4 miliardi di dollari.
Al momento tutta l’attenzione è rivolta alla Cina: qui, infatti, i danni derivanti dalla guerra commerciale avviata dalla Casa Bianca sono di centinaia di miliardi. Pechino possiede un’arma potente: un pacchetto di obbligazioni di stato americane del valore di 1,2 trilioni di dollari.
Se la Cina cominciasse a svenderle, la Casa Bianca non sarebbe in grado di prendere in prestito fondi per la stabilizzazione del proprio budget. Sputnik vi spiega perché sempre meno Paesi intendono fare credito agli USA e cosa succederà se la Cina ridurrà anche solo parzialmente i propri investimenti nel debito americano.
Le sanzioni di aprile e le minacce di escludere la Russia dal sistema internazionale dei pagamenti e di limitare le operazioni con il debito pubblico russo hanno spinto la Banca centrale russa a prendere posizioni decise.
Tra aprile e maggio la Russia ha venduto l’85% del proprio portafoglio di obbligazioni di stato USA: la Banca centrale ha ridotto gli investimenti in treasuries a soli 15 miliardi di dollari quando all’inizio dell’anno superavano i 100 miliardi.
Parallelamente gli USA hanno colpito la Turchia. Dopo che Ankara si è rifiutata di liberare Andrew Brunson, l’americano sospettato di spionaggio, Washington ha raddoppiato i dazi doganali su prodotti turchi in alluminio e acciaio. In seguito a tali dazi, in pochi giorni il cambio della lira turca è crollato di più del 25%. Da gennaio la valuta turca si è deprezzata del 40%.
“Il crollo del cambio della lira è senza dubbio un attacco mirato e premeditato inferto dal maggiore attore finanziario al mondo”, ha osservato il ministro delle Finanze turco Berat Albayrak.
La Banca centrale turca ha dichiarato l’adozione di misure straordinarie che permetterebbero di garantire liquidità al settore finanziario. A tal fine la Banca centrale attingerà circa 10,5 miliardi di dollari dalle riserve.
Inoltre, Ankara sta sistematicamente riducendo gli investimenti nelle obbligazioni di stato USA.
Svendita generalizzata: In tal modo, la Russia e la Turchia non sono più fra gli Stati che detengono la maggior parte del debito americano. Anche altre nazioni hanno optato per disfarsi di questi titoli.
Quello che appare come una tendenza generalizzata era evidente già nel primo semestre dell’anno. Ad aprile il numero di obbligazioni di stato USA nei portafogli dei creditori esteri si è ridotto fino a 6,17 trilioni di dollari.
Si sono disfatti dei treasuries anche il Messico, l’India e Taiwan. Il secondo creditore degli USA per importanza, il Giappone, ha ridotto al minimo i propri investimenti.
Infine, la Cina, leader tra i creditori americani (1,18 trilioni di dollari), ha ridotto il suo pacchetto obbligazionario.
Attenzione alla Cina
Gli osservatori non escludono che Pechino continuerà a disfarsi di questi titoli. Ma questa sarà un’altra storia. Nelle mani di Pechino vi è quasi il 20% del debito americano detenuto da stranieri.
Qualunque operazione che coinvolga volumi più o meno importanti di treasuries può essere pericolosa per il sistema finanziario USA e per il cambio del dollaro.
La guerra commerciale tra Pechino e Washington sta prendendo piede. I dazi reciproci entrati in vigore il 23 agosto rendono difficili i rapporti bilaterali e potrebbero provocare ingenti danni al commercio internazionale. In questa situazione è più probabile che la Cina sfrutti questa sua grande arma.
Se la pazienza di Pechino finisse e i cinesi decidessero di vendere parte dei titoli di debito americani, il loro valore crollerebbe e il rendimento subirebbe un’impennata. Questo renderebbe automaticamente i prestiti per le imprese e per i consumatori americani molto più cari e andrebbe a minare la crescita economica. L’emissione di titoli sarebbe allora per il governo americano un’operazione sempre più costosa.
“L’economia comincia ad essere in subbuglio a causa degli alti tassi di interesse, il che porta a un rallentamento generale”, osserva Jeff Mills, stratega finanziario presso la PNC Financial Services Group.
Per colpire l’economia americana a Pechino basterebbe ridurre di poco i propri investimenti in treasuries. A giudicare dai crescenti rendimenti dei titoli con scadenza decennale, in Cina stanno già cominciando a sfruttare questa leva.
( tratto da Sputnik)